Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

L’Europa è governata da fanatici, dice il colonnello dell’Intelligence svizzero che ha lavorato con ONU e NATO

Pubblicato

il

L’ex colonnello di stato maggiore svizzero Jacques Baud, già membro dell’Intelligence della Confederazione Elvetica che ha lavorato con NATO e ONU, lancia l’allarme su un’Europa oramai governata in modo totalmente irrazionale, facendo il caso preciso del governo tedesco.

 

Il 3 marzo 2024 il colonnello Baud ha rilasciato alla rivista tedesca Overton Magazin un’intervista di 45 minuti sulla crisi ucraina con già all’attivo decine di migliaia di visualizzazioni in pochi giorni.

 

Il Baud stima che dall’inizio della guerra, due anni fa, siano morti 50.000 soldati russi, mentre dalla parte ucraina ne siano morti 500.000: dieci volte di più, una proporzione che, se vera, sarebbe davvero raccapricciante – specie se riferita alle recenti dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj che ha asserito che i soldati ucraini deceduti sarebbero 18.000.

Sostieni Renovatio 21

Il colonnello elvetico ha offerto una visione disperante dell’élite politica occidentale: «Il problema è che in Occidente è difficile distinguere tra pensiero politico e razzismo (…) L’odio che la gente nutriva per i sovietici durante la seconda guerra mondiale si è trasformato in odio per i russi» ha detto, sottolineando di essere stato tra coloro che hanno combattuto la Guerra Fredda: «Nella Guerra Fredda, non stavamo combattendo i russi, ma i sovietici; il problema non era la Russia, ma il comunismo!»

 

La maggior parte dei rifugiati ucraini non era fuggita in Occidente, ma in Russia; l’Ucraina potrebbe rimanere quindi presto a corto di soldati, ha spiegato, come riporta EIRN.

 

Inoltre, l’Occidente non ha definito uno scopo di guerra chiaro e raggiungibile, a parte quello di indebolire la Russia, riducendo l’obiettivo a un’azione senza scopo, motivo per cui non si ottengono nuove reclute. È inoltre chiaro da tempo, dice, che l’obiettivo di Putin non è l’occupazione dell’Ucraina, e tanto meno la restaurazione dell’impero sovietico. Tuttavia, la narrativa occidentale deve esagerare i presunti obiettivi bellici russi, inclusa la cosiddetta minaccia nucleare, per convincere ulteriormente i cittadini occidentali della necessità di fornire armi e sostegno finanziario all’Ucraina.

 

 

L’intervista di Tucker Carlson a Putin dello scorso 9 febbraio ha fatto emergere due nuovi aspetti interessanti: il ritiro delle truppe russe dall’area di Kiev nel marzo 2022 non è avvenuto solo su richiesta di Zelens’kyj, ma anche su richiesta di Francia e Germania; e l’obiettivo bellico della denazificazione non è stato incluso nel catalogo dei negoziati solo da Putin, ma anche dallo stesso Zelens’kyj.

 

Verso la fine dell’intervista, il colonnello Baud affronta l’irrazionalità dei governi occidentali, in particolare della Germania: «considero il governo tedesco dei fanatici, degli estremisti!» e «tecnicamente parlando, il governo tedesco (compreso il ministro degli Esteri) agisce come una dittatura».

 

Ciò lo porta alla conclusione: «la mia analisi su come viene gestita la Germania: è totalmente irrazionale, non ha alcun senso!»

 

Renovatio 21 ha tradotto e ripubblicato due anni fa l’attenta analisi che il colonnello svizzero fece riguardo ad origini ed avvio del conflitto ucraino.

 

Renovatio 21 in precedenza aveva pubblicato un articolo che riassumeva le tesi di Baud («Il genocidio sostenuto dal governo di Kiev nel Donbass ha scatenato la guerra in Ucraina: parla un ex analista NATO»)

Aiuta Renovatio 21

Jacques Baud, è un ex colonnello di stato maggiore, ex membro dell’intelligence strategica svizzera, specialista nei Paesi dell’Europa orientale. È stato addestrato nei servizi di Intelligence americani e britannici.

 

Il colonnello è stato a capo della dottrina per le operazioni di pace delle Nazioni Unite. Esperto delle Nazioni Unite per lo stato di diritto e le istituzioni di sicurezza, ha progettato e guidato il primo servizio di Intelligence multidimensionale delle Nazioni Unite in Sudan.

 

Ha lavorato per l’Unione Africana ed è stato responsabile della lotta alla proliferazione delle armi leggere presso la NATO per 5 anni. È stato impegnato in discussioni con i massimi funzionari dell’esercito e dell’Intelligence russa subito dopo la caduta dell’URSS. All’interno della NATO, ha seguito la crisi ucraina del 2014, poi ha partecipato a programmi di assistenza all’Ucraina.

 

È autore di diversi libri su Intelligence, guerra e terrorismo, e in particolare Le Détournement edito da SIGEST, Gouverner par les fake news, L’affaire Navalny, pubblicato da Max Milò.

 

Il suo libro più recente Poutine, maître du jeu? («Putin, padrone del gioco?»), edito da Max Milo, è stato pubblicato il 16 marzo 2022.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

Continua a leggere

Geopolitica

Trump minaccia il leader groenlandese: «vi sarà un grosso problema per lui»

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sminuito il primo ministro della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen definendolo una persona che «non conosce nemmeno», minacciandolo di un «grosso problema» dopo che Nielsen ha riaffermato con fermezza l’impegno dell’isola verso la Danimarca piuttosto che verso gli Stati Uniti.   Come riportato da Renovatio 21, mesi fa il Nielsen aveva criticato la «retorica da superpotenza» di Trump definendola «inaccettabile» e «offensiva». «Basta con le fantasie di annessione», aveva scritto su Facebook.
Lo scontro sulle ambizioni di Trump di acquisire l’isola artica strategica ha raggiunto un nuovo livello di tensione durante una conferenza stampa congiunta tenutasi martedì a Copenaghen, in cui il primo ministro danese Mette Frederiksen e Nielsen hanno presentato un fronte compatto.   «Se dovessimo scegliere tra gli Stati Uniti e la Danimarca, qui e ora, sceglieremmo la Danimarca. Sceglieremmo la NATO. Sceglieremmo il Regno di Danimarca. Sceglieremmo l’UE», ha dichiarato Nielsen, che probabilmente ignora il fatto che la NATO è sostenuta primariamente dagli USA.   Queste affermazioni, pronunciate alla vigilia di colloqui di alto livello a Washington tra funzionari danesi e groenlandesi, il vicepresidente statunitense JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, hanno provocato una reazione veemente da parte di Trump.

Iscriviti al canale Telegram

«Questo è un loro problema», ha risposto Trump ai giornalisti alla Joint Base Andrews. «Non sono d’accordo con loro. Non so chi sia, non so nulla di lui, ma questo sarà un grosso problema per lui».   Trump ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti debbano controllare la Groenlandia per impedire il predominio cinese o russo, un’affermazione contestata non solo da Mosca e Pechino, ma anche da funzionari locali. «In un modo o nell’altro, avremo la Groenlandia», ha ribadito domenica.   La minaccia si inserisce nel contesto di un’iniziativa legislativa promossa dal deputato della Florida Randy Fine, che ha presentato il Greenland Annexation and Statehood Act, un disegno di legge che autorizzerebbe il presidente a intraprendere «qualsiasi misura necessaria» per acquisire il territorio. I funzionari danesi hanno respinto categoricamente tale premessa, con l’ambasciatore Jesper Moller Sorensen che ha chiarito «in modo esaustivo» a Fine come la Groenlandia faccia parte integrante della Danimarca.   Sebbene Copenaghen abbia manifestato apertura a un approfondimento della cooperazione in materia di sicurezza con gli Stati Uniti nell’ambito della NATO, insiste sul principio che il futuro dell’isola spetti alla sua popolazione, la quale nel 2008 ha votato per preservare lo status di autonomia all’interno del Regno di Danimarca.   Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha evitato di commentare direttamente la controversia, limitandosi a sottolineare che il suo ruolo è garantire la sicurezza nella regione artica.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di European Parliament via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International 
Continua a leggere

Geopolitica

Gli Stati Uniti avvertono gli americani di «lasciare l’Iran ora»

Pubblicato

il

Da

Il dipartimento di Stato statunitense ha diramato un’allerta di sicurezza urgente, ordinando a tutti i cittadini americani presenti in Iran di lasciare immediatamente il Paese, senza attendersi alcun supporto da parte di Washington.

 

La Repubblica Islamica è scossa da disordini su scala nazionale dalla fine di dicembre, con violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine che hanno causato numerose vittime. Teheran ha reagito imponendo drastiche restrizioni, tra cui il blocco delle reti mobili e di internet, per contrastare quella che definisce una violenza orchestrata e alimentata da potenze straniere.

 

«Lasciate l’Iran ora», ha intimato lunedì l’Ambasciata Virtuale degli Stati Uniti a Teheran. L’avviso esorta i cittadini a valutare personalmente i rischi e a organizzare autonomamente la partenza, poiché «il governo degli Stati Uniti non può garantire la vostra sicurezza se decidete di lasciare il Paese».

 

«I cittadini statunitensi corrono un rischio significativo di essere interrogati, arrestati e detenuti in Iran», si legge nell’allerta, che sottolinea come il mero possesso di un passaporto americano possa rappresentare un motivo sufficiente per la detenzione. Viene inoltre raccomandato ai cittadini con doppia cittadinanza di uscire dall’Iran utilizzando esclusivamente il passaporto iraniano.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’avviso consiglia inoltre a chi non sia in grado di partire di «trovare un luogo sicuro all’interno della propria abitazione o di un altro edificio protetto» e di fare scorte di cibo, acqua, medicinali e altri beni di prima necessità.

 

Le tensioni tra Teheran, Washington e Gerusalemme restano altissime dall’estate del 2025, quando Stati Uniti e Israele hanno condotto attacchi congiunti contro siti nucleari iraniani chiave. Il presidente americano Donald Trump ha sostenuto che tali operazioni abbiano impedito lo sviluppo di un’arma nucleare, accusa che Teheran ha sempre respinto con forza.

 

La scorsa settimana Trump ha dichiarato che la sua amministrazione sta esaminando «alcune opzioni molto forti», includendo possibili attacchi aerei tra le «tante opzioni sul tavolo».

 

In risposta, funzionari iraniani hanno ribadito che, in caso di nuovo intervento statunitense, basi militari e personale americano e israeliano diventerebbero «obiettivi legittimi».

 

Teheran afferma inoltre di possedere prove dell’infiltrazione di agenti stranieri, tra cui presunti elementi del Mossad, operanti per seminare caos e fornire a Washington un pretesto per un’ulteriore escalation militare.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine diPawel Ryszawa via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported

Continua a leggere

Geopolitica

Trump: le difese della Groenlandia sono «due slitte trainate da cani»

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato domenica che le difese della Groenlandia da parte della Danimarca consistono in «due slitte trainate da cani», rilanciando la sua pressione affinché il paese europeo membro della NATO ceda la sovranità sull’isola artica.   Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha sostenuto che Russia o Cina potrebbero impossessarsi in qualsiasi momento del territorio danese.   «La Groenlandia, in pratica, ha una difesa a due slitte trainate da cani», ha detto. «Nel frattempo, ci sono cacciatorpediniere e sottomarini russi, e cacciatorpediniere e sottomarini cinesi ovunque. Non permetteremo che ciò accada».   Fin dal XIX secolo, vari esponenti statunitensi hanno sostenuto che l’isola artica – già sede di una base militare americana – dovesse passare sotto controllo statunitense, sotto gli auspici della Dottrina Monroe e di quello che è chiamato il «Destino manifesto» degli Stati Uniti d’America.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Dopo che Trump ha rinnovato, all’inizio del suo secondo mandato, l’interesse ad acquisire la Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale, Copenaghen ha annunciato il rafforzamento delle proprie difese, con l’aggiunta di pattuglie con slitte trainate da cani e l’acquisto di altre due navi di ispezione artica per integrare la flotta groenlandese, composta finora da quattro unità.   I media dell’epoca riferivano di 12 unità di cani da slitta. Il territorio autonomo danese è in gran parte coperto da ghiaccio, con insediamenti e infrastrutture concentrati prevalentemente lungo le coste.   Le nazioni nordiche hanno smentito le affermazioni di Trump sulle presunte minacce russe e cinesi alla Groenlandia, sottolineando che negli ultimi anni non è stata rilevata alcuna attività militare significativa nella regione, come riportato domenica dal Financial Times.   «Non è vero che cinesi e russi siano lì. Ho visto i servizi segreti. Non ci sono navi, né sottomarini», ha dichiarato al giornale un alto diplomatico europeo.   All’inizio di questo mese, l’esercito statunitense ha condotto un raid in Venezuela per catturare il presidente Nicolas Maduro. Secondo funzionari dell’amministrazione Trump, l’operazione mirava in parte a consolidare l’egemonia di Washington nell’emisfero occidentale e a contrastare l’influenza russa e cinese in Sud America.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Bjoertvedt via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Continua a leggere

Più popolari