Geopolitica
L’Europa è governata da fanatici, dice il colonnello dell’Intelligence svizzero che ha lavorato con ONU e NATO
L’ex colonnello di stato maggiore svizzero Jacques Baud, già membro dell’Intelligence della Confederazione Elvetica che ha lavorato con NATO e ONU, lancia l’allarme su un’Europa oramai governata in modo totalmente irrazionale, facendo il caso preciso del governo tedesco.
Il 3 marzo 2024 il colonnello Baud ha rilasciato alla rivista tedesca Overton Magazin un’intervista di 45 minuti sulla crisi ucraina con già all’attivo decine di migliaia di visualizzazioni in pochi giorni.
Il Baud stima che dall’inizio della guerra, due anni fa, siano morti 50.000 soldati russi, mentre dalla parte ucraina ne siano morti 500.000: dieci volte di più, una proporzione che, se vera, sarebbe davvero raccapricciante – specie se riferita alle recenti dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj che ha asserito che i soldati ucraini deceduti sarebbero 18.000.
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Il colonnello elvetico ha offerto una visione disperante dell’élite politica occidentale: «Il problema è che in Occidente è difficile distinguere tra pensiero politico e razzismo (…) L’odio che la gente nutriva per i sovietici durante la seconda guerra mondiale si è trasformato in odio per i russi» ha detto, sottolineando di essere stato tra coloro che hanno combattuto la Guerra Fredda: «Nella Guerra Fredda, non stavamo combattendo i russi, ma i sovietici; il problema non era la Russia, ma il comunismo!»
La maggior parte dei rifugiati ucraini non era fuggita in Occidente, ma in Russia; l’Ucraina potrebbe rimanere quindi presto a corto di soldati, ha spiegato, come riporta EIRN.
Inoltre, l’Occidente non ha definito uno scopo di guerra chiaro e raggiungibile, a parte quello di indebolire la Russia, riducendo l’obiettivo a un’azione senza scopo, motivo per cui non si ottengono nuove reclute. È inoltre chiaro da tempo, dice, che l’obiettivo di Putin non è l’occupazione dell’Ucraina, e tanto meno la restaurazione dell’impero sovietico. Tuttavia, la narrativa occidentale deve esagerare i presunti obiettivi bellici russi, inclusa la cosiddetta minaccia nucleare, per convincere ulteriormente i cittadini occidentali della necessità di fornire armi e sostegno finanziario all’Ucraina.
L’intervista di Tucker Carlson a Putin dello scorso 9 febbraio ha fatto emergere due nuovi aspetti interessanti: il ritiro delle truppe russe dall’area di Kiev nel marzo 2022 non è avvenuto solo su richiesta di Zelens’kyj, ma anche su richiesta di Francia e Germania; e l’obiettivo bellico della denazificazione non è stato incluso nel catalogo dei negoziati solo da Putin, ma anche dallo stesso Zelens’kyj.
Verso la fine dell’intervista, il colonnello Baud affronta l’irrazionalità dei governi occidentali, in particolare della Germania: «considero il governo tedesco dei fanatici, degli estremisti!» e «tecnicamente parlando, il governo tedesco (compreso il ministro degli Esteri) agisce come una dittatura».
Ciò lo porta alla conclusione: «la mia analisi su come viene gestita la Germania: è totalmente irrazionale, non ha alcun senso!»
Renovatio 21 ha tradotto e ripubblicato due anni fa l’attenta analisi che il colonnello svizzero fece riguardo ad origini ed avvio del conflitto ucraino.
Renovatio 21 in precedenza aveva pubblicato un articolo che riassumeva le tesi di Baud («Il genocidio sostenuto dal governo di Kiev nel Donbass ha scatenato la guerra in Ucraina: parla un ex analista NATO»)
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Jacques Baud, è un ex colonnello di stato maggiore, ex membro dell’intelligence strategica svizzera, specialista nei Paesi dell’Europa orientale. È stato addestrato nei servizi di Intelligence americani e britannici.
Il colonnello è stato a capo della dottrina per le operazioni di pace delle Nazioni Unite. Esperto delle Nazioni Unite per lo stato di diritto e le istituzioni di sicurezza, ha progettato e guidato il primo servizio di Intelligence multidimensionale delle Nazioni Unite in Sudan.
Ha lavorato per l’Unione Africana ed è stato responsabile della lotta alla proliferazione delle armi leggere presso la NATO per 5 anni. È stato impegnato in discussioni con i massimi funzionari dell’esercito e dell’Intelligence russa subito dopo la caduta dell’URSS. All’interno della NATO, ha seguito la crisi ucraina del 2014, poi ha partecipato a programmi di assistenza all’Ucraina.
È autore di diversi libri su Intelligence, guerra e terrorismo, e in particolare Le Détournement edito da SIGEST, Gouverner par les fake news, L’affaire Navalny, pubblicato da Max Milò.
Il suo libro più recente Poutine, maître du jeu? («Putin, padrone del gioco?»), edito da Max Milo, è stato pubblicato il 16 marzo 2022.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Geopolitica
Rubio: Trump non ha ancora deciso se effettuare nuovi attacchi contro l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha ancora deciso se colpire nuovamente l’Iran, nonostante i colloqui di pace siano ancora in una fase di stallo, ha dichiarato sabato il segretario di Stato americano Marco Rubio.
«Possiamo raggiungere gli obiettivi militari se ci impegniamo», ha dichiarato Rubio ai giornalisti durante una conferenza stampa ad Atlanta, in Georgia, dove ospitava i ministri degli esteri del G20 per una riunione di due giorni.
Tuttavia, ha sottolineato che Trump «non ha preso una decisione» su ulteriori azioni militari, in un contesto di notizie secondo cui Washington potrebbe riprendere gli attacchi dopo le elezioni di metà mandato statunitensi di martedì.
«Non ho alcun annuncio da farvi oggi a riguardo, e non prendiamo la questione alla leggera», ha detto Rubio.
Il segretario ha accusato Teheran di prendere di mira «attivamente e apertamente» navi mercantili, ma ha sottolineato che Trump preferisce una soluzione diplomatica. Si è rifiutato di valutare lo stato di avanzamento dei negoziati o di fornire una tempistica per un possibile accordo.
«Non intendo descrivere i progressi di questi colloqui né le tempistiche previste, se non per dire che, qualora si giungesse a una soluzione diplomatica, saremmo aperti ad essa», ha affermato Rubio.
Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani tenevano colloqui con i mediatori del Qatar a Doha sabato, nel tentativo di prevenire una ripresa delle ostilità, ha riferito Reuters, citando una fonte a conoscenza delle discussioni.
L’incontro ha fatto seguito a oltre 12 ore di negoziati tra funzionari iraniani e qatariani a Teheran, venerdì. Secondo la fonte, gli sforzi diplomatici sono stati coordinati attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato sabato ad Al Jazeera che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance e ha descritto il tentativo di Washington di riaprire il dialogo come un «passo positivo».
«Il mio collaboratore si trova attualmente in Qatar per proseguire le consultazioni», ha dichiarato Araghchi, confermando la partecipazione di una delegazione iraniana agli sforzi di mediazione.
La lettera, presumibilmente inviata a un alto funzionario della sicurezza iraniana all’inizio di questa settimana, è stata interpretata come un tentativo di esplorare la possibilità di riavviare i negoziati. Trump, tuttavia, ne ha minimizzato l’importanza, affermando di aver autorizzato discussioni riguardanti la fornitura di materiale medico all’Iran.
Secondo Reuters, il Qatar ha proposto un piano di sette giorni che prevede misure reciproche di rafforzamento della fiducia tra Washington e Teheran in vista di negoziati di pace più ampi. I funzionari iraniani avrebbero ritenuto la proposta insoddisfacente.
Teheran ha invece proposto un proprio piano, che richiederebbe a Washington di revocare il blocco dei porti iraniani, sbloccare i beni congelati e approvare un accordo di navigazione sostenuto dall’Iran attraverso lo Stretto di Hormuz prima che la strategica via navigabile possa essere riaperta.
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha messo in guardia Washington e Israele dal lanciare ulteriori attacchi, ordinando alle forze armate del Paese di prepararsi a una risposta immediata.
In una dichiarazione pubblicata sabato dal suo ufficio, Khamenei ha richiesto la «massima deterrenza» attraverso la preparazione a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse nuovamente attaccato.
Trump, che insieme a Israele ha lanciato la campagna militare contro l’Iran a febbraio, ha ripetutamente suggerito che Washington potrebbe riprendere gli attacchi. Di recente ha affermato di stare valutando se «dare il colpo di grazia», alimentando le speculazioni su una ripresa delle azioni militari dopo le elezioni di metà mandato statunitensi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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