Connettiti con Renovato 21

Immigrazione

Le stazioni ferroviarie tedesche sono oramai no-go zone

Pubblicato

il

Le statistiche dimostrano in modo inequivocabile che l’ondata di violenza in Germania è da anni associata all’immigrazione di massa, e le stazioni ferroviarie stanno diventando un emblematico esempio di questa deriva allarmante.

 

Nel 2024, i reati violenti alla stazione centrale di Berlino sono triplicati rispetto al 2019, l’ultimo anno pre-pandemia; a Colonia, l’incremento è stato del 70% nello stesso lasso di tempo, come riportato dal quotidiano Welt. Si tratta di due sole città, ma il fenomeno è diffuso in tutto il Paese.

 

«Guardate una stazione principale, a Duisburg, ad Amburgo, a Francoforte: degrado, spacciatori, giovani maschi, perlopiù con background migratorio, provenienti soprattutto dall’Europa orientale o da contesti arabo-musulmani. Questo è legato anche all’immigrazione irregolare, come si osserva nelle nostre città e nei mercati», ha dichiarato Jens Spahn, capogruppo della CDU al Bundestag, in un’intervista al tabloide Bild. Ironia della sorte, il suo partito è tra i principali artefici della profonda trasformazione demografica e della crisi criminale tedesca.

Sostieni Renovatio 21

Mentre la sinistra esalta il trasporto pubblico come pilastro della lotta al clima, la verità è che usarlo diventa sempre più rischioso.

 

Dati della polizia indicano che i reati violenti nelle stazioni sono saliti da 25.640 nel 2023 a 27.160 nel 2024. Le donne sono particolarmente esposte: i delitti sessuali sono passati da 1.898 a 2.262 casi, e i danni alla proprietà da 30.961 a 32.671. All’inizio del 2024, si è appreso che gli stranieri commettono il 59% dei reati sessuali su treni e stazioni, con i casi gravi raddoppiati dal 2019.

 

Il deputato AfD Martin Hess ha ammonito: «Le stazioni, un tempo spazi di mobilità e incontri sereni, si stanno trasformando in zone franche». E ha aggiunto: «Negli ambiti della criminalità, gli stranieri sono sovrarappresentati tra i sospettati».

 

Anche in regioni con bassa presenza straniera, come la Sassonia, l’impatto è devastante. Qui la criminalità nelle stazioni è esplosa in un anno solo, con dati freschi pubblicati di recente.

 

Il deputato AfD Matthias Rentzsch ha commentato: «L’impennata dei reati (totale 11.065 nella prima metà del 2025) nelle stazioni sassoni è allarmante. Praticamente ogni categoria – dal patrimonio al vandalismo, ai violenti – segna aumenti record: +42% per i reati violenti, +15% per quelli sessuali, +87% per i casi con armi. In singole stazioni, i picchi sono estremi: Dresda +24,6%, Lipsia +57,2%, Bischofswerda +100%. Chemnitz guida con +212,5%».

 

Rentzsch evidenzia che «l’immigrazione di massa incontrollata, pilotata da CDU/CSU e SPD, sta producendo effetti chiari: quasi il 50% dei crimini nelle stazioni sassoni è commesso da stranieri, con una quota sproporzionata in violenze, furti, reati sessuali e legati alla droga». In Sassonia, dove gli stranieri sono solo l’8% della popolazione (più un 5% di tedeschi con origini migratorie), generano metà dei reati nelle stazioni.

 

Il governo elude il tema delle espulsioni di massa, puntando su sorveglianza capillare. Di fronte all’escalation di violenze intorno alle stazioni, il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) promette interventi, malgrado i sindacati di polizia denunciano «condizioni intollerabili».

 

I coltelli sono sempre più frequenti: i reati con armi da fuoco sono saliti da 589 a 808 in un anno, e i danni alla proprietà da 16.786 a 17.595. Welt nota che «gli stranieri sono sovrarappresentati in tutti i gruppi criminali». I sindacati definiscono le stazioni «fuochi criminali» nazionali.

 

Lo spazio pubblico si sta chiudendo ai tedeschi, con giovani immigrati e discendenti che dominano questi luoghi vitali, come già accade in piscine e mercatini natalizi. La risposta? Più telecamere, con intelligenza artificiale e presidi polizieschi massicci.

Aiuta Renovatio 21

Secondo il quotidiano Die Welt, «molte stazioni ora usano telecamere supportate da IA per rilevare anomalie in tempo reale, aiutando i soccorsi a valutare situazioni. A Monaco, 200 telecamere contribuiscono alla de-escalation». Dobrindt annuncia ampliamenti: «La tecnologia ha triplicato gli identificati sospetti negli ultimi anni».

 

Sorprendentemente, pur identificando più sospetti, la criminalità sale. Probabilmente per pene blande o assenti, e mancata espulsione dei catturati. Il governo ammette di non perseguire deportazioni di massa, ma di rafforzare «controllo e sorveglianza» sulla popolazione importata.

 

«Controllo, sorveglianza, forze d’intervento motivate: questo è il nostro modello contro la criminalità e per una sicurezza crescente in Germania», ha concluso Dobrindt.

 

Le no-go zones sono un fenomeno che interessa tutta Europa, da Londra (Finsbury Park) al Belgio (Moleenbeek), a ovviamente le banlieue francesi, ad intere aree delle città svedesi dove alle donne le autorità consigliano di non mettere i tacchi per scappare più velocemente. No-go zones vi sarebbero anche in Italia, dove si parla molto di San Siro a Milano e dove abbiamo visto la rivolta etnica di Corvetto pochi mesi fa. La dimostrazione del concetto, nella sua estensione mobile e temporanea, l’abbiamo vista tre anni fa con l’invasione di Peschiera del Garda da parte di giovani immigrati, contro cui nemmeno i celerini hanno potuto nulla.

 

Come già scritto da Renovatio 21, le no-go zone sono – se mai ce n’era ulteriore bisogno – la dimostrazione fisica della negazione Costituzione, la nel suo articolo 16 prevede la libera circolazione dei cittadini su tutto il suolo nazionale.

 

Le no-go zones sono un ingrediente necessario all’instaurazione dell’anarco-tirannia come sistema politico che dominerà l’Europa e l’Occidente..

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di C.Southorn via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Continua a leggere

Immigrazione

Dieci milioni di immigrati vivono in Ispagna. Il ministro goscista: «spero nella teoria della sostituzione»

Pubblicato

il

Da

Nel Regno di Spagna più di 10 milioni di persone sono nate all’estero. Nonostante la crescita di un’ala destra, il governo del Regno ha intensificato ulteriormente le sue politiche favorevoli ai migranti. Lo riportano statistiche governative appena diffuse   Su una popolazione complessiva di 49,5 milioni di abitanti, oltre 10 milioni sono nati fuori dalla Spagna, come riportato dai dati pubblicati giovedì dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE) spagnolo. Negli ultimi dieci anni la popolazione spagnola nata all’estero è quasi raddoppiata, mentre quella autoctona è diminuita di oltre 1 milione di unità a causa dei bassi tassi di natalità e dell’emigrazione.   I marocchini rappresentano il gruppo di immigrati più consistente, con 1,17 milioni di residenti in Spagna, seguiti da colombiani e venezuelani, rispettivamente con 980.000 e 690.000 persone; solo nell’ultimo anno sono giunti 144.600 colombiani, 94.000 venezuelani e 96.300 marocchini.

Aiuta Renovatio 21

In parallelo all’aumento dei flussi migratori, il partito Vox ha conosciuto un forte incremento di consensi, passando dal 2% nei sondaggi del 2018 all’attuale 18% secondo un dato aggregato elaborato da Politico. Vox detiene attualmente 33 seggi su 350 nel parlamento nazionale, ma ha raddoppiato i suoi seggi alle elezioni regionali in Estremadura a dicembre e in Aragona domenica.   Vox promuove l’espulsione di tutti gli immigrati irregolari e un inasprimento delle normative su immigrazione e cittadinanza. Lo scorso anno il partito ha diffuso un manifesto economico e abitativo in cui chiedeva la «reimmigrazione» degli immigrati legali incapaci di integrarsi nella società spagnola e la «deportazione di massa» di oltre un milione di immigrati irregolari ai quali il governo di sinistra spagnolo ha riconosciuto uno status legale.   Il governo non ha dato segni di voler cambiare direzione. Il mese scorso il primo ministro Pedro Sanchez ha annunciato la regolarizzazione di oltre mezzo milione di immigrati irregolari presenti in Spagna. La decisione è stata criticata dalla destra e ha suscitato perplessità anche tra i funzionari dell’UE a Bruxelles, i quali hanno avvertito che tale misura avrebbe di fatto garantito a questi migranti la libera circolazione nell’area Schengen, proprio mentre l’Unione Europea cerca di contenere gli ingressi.   Sanchez ha difeso la propria scelta in un editoriale sul New York Times, sostenendo che «l’Occidente ha bisogno dei migranti» per sostenere le proprie economie e che gli spagnoli hanno il «dovere morale» di trasformarsi in una «società accogliente e tollerante» nei confronti dei nuovi arrivati.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’eurodeputata Irene Montero, il cui partito Podemos fa parte della coalizione di governo con i socialisti di Sanchez, è andata ancora più avanti. «Spero nella “teoria della sostituzione”», ha dichiarato il mese scorso davanti a una folla di sostenitori. «Spero che possiamo ripulire questo Paese da fascisti e razzisti con i migranti».   Mercoledì il governo svizzero ha annunciato un approccio diverso alla crescente popolazione immigrata del Paese, decidendo di indire un referendum per stabilire se limitare la popolazione totale a 10 milioni. La proposta è stata avanzata dall’Unione Democratica di Centro (UDC), partito di destra, che denuncia un’«esplosione demografica» responsabile dell’aumento dei prezzi delle case, della pressione sui servizi pubblici e del generale peggioramento del tenore di vita.   Se la popolazione attuale di 9,1 milioni dovesse avvicinarsi ai 10 milioni, l’UDC propone il divieto di nuovi ingressi, inclusi i richiedenti asilo e i familiari dei residenti stranieri.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine generata artifizialmente
     
Continua a leggere

Immigrazione

La Gran Bretagna «colonizzata dagli immigrati»: parla l’industriale padrone del Manchester United

Pubblicato

il

Da

Il magnate britannico dell’industria chimica Jim Ratcliffe ha attribuito le difficoltà economiche della Gran Bretagna al forte aumento dell’immigrazione, sostenendo che il Paese «è colonizzato dagli immigrati». Le sue dichiarazioni hanno provocato le critiche del primo ministro Keir Starmer.

 

In un’intervista concessa mercoledì a Sky News, il 73enne fondatore e amministratore delegato del gruppo chimico INEOS, nonché comproprietario del Manchester United, ha dichiarato: «Non si può avere un’economia con 9 milioni di persone che percepiscono sussidi e un’enorme quantità di immigrati in arrivo».

 

«Il Regno Unito è davvero colonizzato dagli immigrati, non è vero? La popolazione era di 58 milioni nel 2020, ora è di 70 milioni. Sono 12 milioni di persone in più», ha aggiunto Ratcliffe.

 

Sostieni Renovatio 21

I dati ufficiali indicano tuttavia che la popolazione del Paese aveva già superato i 58 milioni nel 1995 e aveva raggiunto i 66 milioni nel 2020. Il premier Starmer ha chiesto a Ratcliffe di scusarsi per i suoi commenti, definiti «offensivi e sbagliati», e ha difeso la Gran Bretagna come «un Paese orgoglioso, tollerante e diversificato».

 

Il Ratcliffe, settima persona più ricca della Gran Bretagna con un patrimonio stimato in 17,05 miliardi di sterline (circa 19,5 miliardi di euro), ha acquisito una partecipazione nel Manchester United nel febbraio 2024 e nel 2021 ha donato 100 milioni di sterline all’Università di Oxford per istituire un centro di ricerca sulle resistenze antimicrobiche.

 

Sostenitore della Brexit, oggi è residente fiscale a Monaco. In passato ha descritto l’immigrazione di massa come un peso per i servizi sociali. Sebbene abbia appoggiato Starmer alle elezioni del 2024, ha espresso apprezzamento anche per Nigel Farage, leader del partito anti-immigrazione Reform UK, che sta registrando una crescente popolarità tra gli elettori.

 

La linea pro-immigrazione del governo Starmer ha recentemente subito un contraccolpo. Il videogioco narrativo finanziato dallo Stato intitolato Pathways, pensato per prevenire la radicalizzazione tra gli adolescenti, ha finito per suscitare empatia verso la sua antagonista: una ragazza dark dai capelli viola, anti-immigrazione, di nome Amelia. I detrattori hanno criticato il progetto sostenendo che non si limita a scoraggiare le proteste contro l’immigrazione, ma mette in guardia anche dall’indagare sugli effetti dell’immigrazione stessa, un’attività che considerano un legittimo esercizio di cittadinanza attiva.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine generata artifizialmente

Continua a leggere

Immigrazione

Svezia anti-maranza: repressione dei sicari minorenni

Pubblicato

il

Da

Il governo svedese ha annunciato l’intenzione di ridurre l’età minima della responsabilità penale da 15 a 13 anni, con l’obiettivo di contrastare il crescente fenomeno dell’impiego di minori da parte delle gang per eseguire reati gravi.   Le misure, presentate ufficialmente questa settimana, intendono affrontare il problema della cosiddetta «violenza come servizio» (VaaS), pratica attraverso cui la criminalità organizzata recluta adolescenti per compiere aggressioni, attentati e omicidi su commissione. Attualmente, in Svezia, i minori sotto i 15 anni non possono essere incarcerati e vengono affidati ai servizi sociali anche in caso di gravi reati.   Nelle comunicazioni ufficiali non c’è, ovviamente, indicazione sulla natura etnica degli adolescenti interessati, tuttavia ci sentiamo di considerarla come un’ulteriore ordinanza anti-maranza attuata con discrezione in giro per l’Europa.   Come riportato da Renovatio 21, cosiddetti «lockdown maranza» si stanno registrando presso municipalità in Francia ma anche – con la maschera di «lockdown adolescenziali» anche in Italia.

Aiuta Renovatio 21

Il ministro della Giustizia svedese Gunnar Strömmer ha dichiarato durante una conferenza stampa che lo scorso anno 52 persone sotto i 15 anni sono finite sotto procedimento per omicidio o pianificazione di omicidio. Ha sottolineato che, nonostante il calo generale dei reati giovanili, i crimini violenti commessi da minorenni sono in netto aumento.   Secondo il governo, la proposta rappresenta un equilibrio tra la tutela della sicurezza pubblica, un maggiore ristoro per le vittime e la possibilità di sottrarre i giovani alla spirale criminale.   La modifica sarebbe temporanea: entrerebbe in vigore a luglio e avrebbe una durata di cinque anni, con la possibilità di riportare l’età minima a 15 anni al termine del periodo. In caso di approvazione, i minori di età compresa tra i 13 e i 15 anni continuerebbero a ricevere pene detentive più miti rispetto agli adulti. Tra gli oppositori figurano i funzionari del sistema penitenziario svedese e l’organizzazione per i diritti dei minori BRIS, che considerano il provvedimento controproducente: ritengono che aumenterebbe il tasso di recidiva e spingerebbe le gang a reclutare bambini ancora più piccoli.   Il governo di centrodestra guidato dal primo ministro Ulf Kristersson è salito al potere nel 2022 promettendo di porre fine alle guerre tra bande, che talvolta colpiscono anche innocenti passanti. I ministri subiscono forti pressioni dal partito anti-immigrazione Democratici Svedesi, che sostiene l’esecutivo in parlamento senza farne parte. Le prossime elezioni generali in Svezia sono previste per settembre.   Lo scorso aprile la Svezia ha promosso la creazione di una task force di polizia coordinata da Europol contro le reti VaaS. Ne fanno parte, oltre alla Svezia, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Paesi Bassi e Norvegia.   Come riportato da Renovatio 21, era emerso mesi fa il caso di «Uberkills», un servizio basato su Telegram dove si poteva «acquistare» in Francia violenze ed omicidi, anche senza passare dal Dark Web.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
 
Continua a leggere

Più popolari