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Immigrazione

Austria, vietato l’uso dell’hijab per le ragazze sotto i 14 anni

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Il governo austriaco annuncia che a partire dall’anno scolastico 2026 verrà posto un veto legale all’uso dell’hijab e di altri veli islamici nelle scuole pubbliche e private per le ragazze di età inferiore ai 14 anni, accompagnato da sanzioni pecuniarie per i genitori.

 

Il progetto non è nuovo. Già nel 2019, il 15 maggio, il parlamento aveva approvato un disegno di legge proposto dalla coalizione di governo che vietava l’uso del velo islamico nelle scuole primarie. Tuttavia, a seguito di un reclamo da parte dei genitori, la Corte costituzionale austriaca aveva stabilito che la legge era discriminatoria. In precedenza, in Austria era stata approvata una legge contro l’uso del velo integrale nei luoghi pubblici, entrata in vigore il 1° ottobre 2017.

 

Il 21 novembre 2025, il governo austriaco ha deciso di rilanciare il disegno di legge respinto dalla Corte Costituzionale. Tale legge vieterebbe l’uso dell’hijab e di altri veli islamici, incluso il burqa, a tutte le ragazze di età inferiore ai 14 anni nelle scuole del Paese. Questa misura, applicabile sia alle scuole pubbliche che a quelle private, entrerebbe in vigore all’inizio dell’anno scolastico 2026.

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Presentata dal ministro per l’Integrazione, Claudia Plakolm, questa misura include anche multe per i genitori in caso di recidiva. Nonostante la sentenza della Corte Costituzionale del 2019, la coalizione di governo ritiene di disporre ora di un quadro giuridico più solido, giustificando la proposta con il crescente numero di giovani studenti musulmani nelle scuole austriache.

 

Secondo il governo, l’obiettivo principale di questa legge è quello di fungere da «protezione per le ragazze, al fine di garantire il loro sviluppo indipendente». La norma si presenta quindi come uno strumento volto a impedire che pressioni culturali o religiose influenzino la vita scolastica delle ragazze minorenni.

 

La legge prevede multe fino a 800 euro per i genitori che non rispettano il divieto. Le autorità hanno chiarito che si tratta di sanzioni pecuniarie applicabili in caso di inosservanza ripetuta o deliberata.

 

Prima che la legge entri in vigore, il governo condurrà una campagna informativa rivolta alle famiglie e alle comunità scolastiche per spiegare la portata del divieto e le ragioni alla base di questa decisione legislativa.

 

Sebbene la legge si concentri specificamente sulla tutela delle ragazze di età inferiore ai 14 anni, questa misura si inserisce anche nel dibattito europeo sul ruolo della religione e delle espressioni culturali nelle scuole.

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L’FPÖ ritiene che la misura sia insufficiente.

Il Partito della Libertà (FPÖ), principale gruppo parlamentare con il 28,8% dei voti, chiede un divieto generale di indossare il velo in tutte le scuole, ritenendo insufficiente il piano del governo di coalizione di limitare tale divieto alle ragazze di età inferiore ai 14 anni.

 

In un comunicato stampa diffuso giovedì, il partito di opposizione ha inoltre esortato i parlamentari ad approvare una legge che vieti l’Islam politico e ha chiesto l’immediata cessazione dell’immigrazione illegale di massa.

 

«Il velo è un simbolo dell’Islam politico, dell’oppressione e del paternalismo delle donne e pertanto non ha posto nelle nostre scuole. In primo luogo, questa nuova ondata di immigrazione di massa deve essere fermata immediatamente e, in secondo luogo, l’Islam politico deve essere chiaramente vietato per legge», ha affermato il partito.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immigrazione

Tra i migranti marocchini giunti in Spagna c’erano anche terroristi islamici: rapporto

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Terroristi islamici avrebbero approfittato del disordinato afflusso di immigrati clandestini marocchini in Spagna per introdursi nel Paese. Lo riportano varie testate.   Euronews riferisce, citando El Español e altri giornali, che ufficiali del Commissariato Generale per l’Informazione (CGI) della Polizia Nazionale e del Quartier Generale dell’Intelligence della Guardia Civile (JIGC) hanno individuato, nelle immagini di sorveglianza dei migranti, una serie di «individui che erano stati precedentemente arrestati, condannati e successivamente deportati in Marocco per reati legati al terrorismo jihadista».   Ciò conferma le valutazioni degli esperti secondo cui le attività jihadiste tendono a diventare meno centralizzate, facilitando lo sfruttamento di situazioni come questa.   Ufficialmente il governo cerca di sdrammatizzare: il ministero dell’Interno ha dichiarato: «non abbiamo mai confermato tali notizie. Le forze di sicurezza spagnole svolgono un lavoro continuo di monitoraggio e contrasto al terrorismo jihadista in tutto il Paese, non solo a Ceuta. Il pubblico spagnolo e gli abitanti di Ceuta possono essere certi che gli arrivi del 30 luglio non rappresentano una minaccia per la sicurezza pubblica».

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Non si tratta di una novità, ma di una tremenda realtà sottaciuta dalla stampa e dalla politica immigrazionista: con gli immigrati arrivano attivamente anche terroristi già programmati per uccidere gli europei.   È il caso dei terroristi del Bataclan, dove nel 2015 operativi dell’ISIS hanno finto di essere profughi per sbarcare in Grecia e muoversi verso il centro Europa con documenti falsi.   La grande porta del jihadismo immigrato in Europa è, ovviamente, l’isola di Lampedusa.   L’attentato ai mercatini di Natale di Berlino del dicembre 2016 è stato compiuto da Anis Amri, un cittadino tunisino che era arrivato in Europa sbarcando a Lampedusa nel 2011, dove si era finto minore registrandosi con generalità false prima di radicalizzarsi durante la detenzione in un carcere italiano.   Un altro caso emblematico di infiltrazione è l’attentato del 29 ottobre 2020 all’interno della cattedrale di Nizza, perpetrato da Brahim Aouissaoui, un ventunenne tunisino sbarcato a Lampedusa circa un mese prima e giunto in Francia in modo irregolare poco prima di colpire.

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Immigrazione

Sacerdote invoca la «Reconquista» del Marocco dopo l’ondata di migranti islamici in Spagna

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Padre Javier Aizpun, un sacerdote dell’arcidiocesi di Pamplona e Tudela, è diventato virale negli ultimi giorni dopo aver invocato una «Reconquista» del Marocco al cattolicesimo in risposta all’afflusso di decine di migliaia di migranti in Spagna la scorsa settimana. Lo riporta LifeSite.

 

Secondo diverse testate giornalistiche spagnole, Aizpun, canonico della cattedrale di Pamplona, in una serie di post sui social media, poi cancellati, pubblicati in seguito all’afflusso di circa 50.000-60.000 migranti provenienti dal confine marocchino e diretti verso il piccolo territorio spagnolo di Ceuta la scorsa settimana, aveva chiesto l’intercessione della Madonna d’Africa, patrona della città, per promuovere la «Reconquista» del Marocco al cattolicesimo.

 

Il sacerdote ha inoltre chiesto che tutti i «colonizzatori arabi» vengano espulsi dalla regione settentrionale del Paese africano, chiamata «Mauretania Tingitana» dagli antichi romani, e che si rivendichi l’originaria «Hispania romana».

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«Che la Madonna d’Africa, patrona di Ceuta, spinga alla riconquista del Marocco e alla sua conversione al cristianesimo», scrisse il sacerdote in uno dei post ora cancellati. «Portiamo a termine ciò che la regina Isabella la Cattolica ha lasciato incompiuto».

 

«Dobbiamo riconquistare la Mauritania Tingitana ed espellere tutti i colonizzatori arabi. Lasciamo che rimangano solo i berberi (autoctoni)», ha scritto in un altro post.

 

«L’Hispania romana… la Spagna originaria… la Spagna che dobbiamo riconquistare. Che gli invasori arabi della nostra Mauritania Tingitana tornino nella penisola arabica – da dove non avrebbero mai dovuto andarsene – e ci restituiscano la nostra terra», ha aggiunto.

 

La Reconquista è il periodo storico durato circa 800 anni in cui i regni cristiani della penisola iberica combatterono per scacciare i governanti musulmani (Mori) e riprendere il controllo del territorio.

 

Il processo della riconquista per la ricristianizzazione della Spagna iniziò nel 718 con la battaglia di Covadonga, guidata dal nobile Pelagio, pochi anni dopo l’invasione islamica della penisola. Nel corso dei secoli, i regni di Leon, Castiglia, Aragona, Navarra e Portogallo unirono le forze e avanzarono progressivamente verso Sud. La svolta decisiva avvenne nel 1212 con la battaglia di Las Navas de Tolosa, che distrusse l’egemonia musulmana. La Reconquista si concluse ufficialmente il 2 gennaio 1492, quando i Re Cattolici Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia conquistarono il Regno di Granada, l’ultimo avamposto islamico.

 

Dopo la devastante ondata migratoria della scorsa settimana, l’arcivescovo Luis Argüello, presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, ha criticato aspramente il recente afflusso di immigrati clandestini in territorio spagnolo, definendolo parte di una strategia delle «potenze globali» in cui i migranti vengono «sfruttati a fini di profitto e potere».

 

«La biopolitica è fondamentale per l’attuale potere globale. La vita viene manipolata e le persone – i loro sogni, la fame, la sessualità e i dati – vengono sfruttate in nome del profitto e del potere», ha scritto  monsignor Argüello domenica su X.

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Negli ultimi giorni è riemerso sui social media un estratto di un precedente intervento del vescovo Athanasius Schneider sull’«invasione» di migranti islamici in Europa, che a suo dire starebbero distruggendo il patrimonio cristiano del Paese, accompagnato da filmati dell’ondata migratoria della scorsa settimana.

 


«Ora stiamo assistendo a un’invasione. Non si tratta di rifugiati, no, questa è un’invasione dell’islamizzazione di massa dell’Europa», ha affermato il vescovo in un breve video. «E quindi questo è un piano politico globale dei potenti del mondo: distruggere l’Europa culturalmente e religiosamente, e in definitiva distruggere il cristianesimo in Europa».

 

 

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Immigrazione

Mons. Viganò: l’invasione programmata dell’Occidente apostata è un piano diabolico di sostituzione etnica

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X l’invasione migratoria materializzatasi nell’exclave spagnola di Ceuta in questi giorni, delineando la natura metapolitica e spirituale della catastrofe in corso.   «L’invasione programmata dell’Occidente apostata non è un fenomeno spontaneo, ma un piano diabolico di sostituzione etnica, di distruzione deliberata del tessuto sociale e di provocazione di disordini e guerra civile» scrive monsignore. «Popoli senza fede, senza radici e senza identità vengono immersi in masse di stranieri che non condividono né la Fede, né la cultura, né la legge naturale, allo scopo di spezzare ogni coesione e di rendere impossibile ogni resistenza».   «Così si compie la maledizione che Dio aveva già pronunciato contro il Suo popolo disobbediente: “Lo straniero che è in mezzo a te salirà sempre più in alto sopra di te e tu scenderai sempre più in basso. Egli ti presterà e tu non gli presterai; egli sarà la testa e tu la coda” (Dt 28, 43-44)».  

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«La Gerarchia sinodale, apostata e traditrice, non soltanto tace, ma è parte attiva di questo disegno infernale» tuona l’arcivescovo. «Con le sue parole di accoglienza incondizionata, con i suoi documenti che negano il primato della Fede e della civiltà cristiana, con il suo silenzio complice di fronte alla cancellazione del Cristianesimo dalle famiglie e dalla società, essa collabora alla rovina di ciò che resta della Cristianità».   «Questa non è carità: è complicità. Non è misericordia: è tradimento» conclude il prelato.   «Chi ha orecchi per intendere, intenda. E chi vuole salvare la propria anima e la propria terra, torni a Dio e alla Sua Legge, prima che sia troppo tardi».   Monsignor Viganò altre volte si era scagliato contro l’immigrazione da lui definita «ingegneria sociale del globalismo». In uno scritto del 2023 l’ex nunzio apostolico negli USA delineava la natura religioso del fenomeno migratorio.   «L’invasione di immigrati clandestini è voluta dall’élite globalista con due scopi: il primo è la sostituzione etnica nelle nazioni al fine di cancellarne l’identità, le tradizioni e la fede. Il secondo è alimentare il racket dei negrieri e delle organizzazioni pseudoassistenziali che lucrano sul fenomeno migratorio (tanto laiche quanto ecclesiastiche)».   «La prova della strumentalità di questa invasione sta nel fatto che la maggioranza dei clandestini è di religione islamica o indù, e che provengono da regioni in cui non ci sono conflitti» continua il prelato.   «Viceversa, non vi è praticamente nessun corridoio umanitario per accogliere i profughi di stati in cui vi è la guerra civile e in cui i Cristiani sono perseguitati. Se infatti l’Europa accogliesse rifugiati Cristiani, rafforzerebbe la loro presenza e non creerebbe alcun conflitto sociale, mentre vuole ottenere lo scopo diametralmente opposto».

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A ottobre dello scorso anno Sua Eccellenza scrisse un puntuale commento riguardo al fenomeno delle migrazioni di massa e alla loro storia. Secondo Viganò, i migranti irregolari di oggi sono «usati come contingenti di assalto per l’islamizzazione dell’Occidente cristiano, e in particolare delle Nazioni cattoliche, contro le quali non a caso si scatena la sostituzione etnica e la propaganda di morte e sterilità dell’ideologia woke. O sfruttati per alimentare il turpe mercato della prostituzione (anche minorile), della criminalità e della predazione degli organi. O trattati come merce umana, da cui trarre profitto col business dell’accoglienza (generosamente sponsorizzata, fino a pochi mesi fa, da USAID e da altre agenzie governative a scopo eversivo)»   Come ripetuto da Renovatio 21, è sempre più impossibile non vedere come si tratti, ictu oculi, di una strategia di sostituzione della popolazione occidentale: da un punto di vista etnico così come financo da un punto di vista religioso.   Il fondatore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco ha trattato in modo approfondito questo tema durante una conferenza a Rimini di qualche anno fa.  

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