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Le elezioni presidenziali nella Repubblica Araba Siriana

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21

 

 

 

Le elezioni presidenziali siriane sono state una celebrazione della vittoria contro le aggressioni straniere. Una conferma dell’autorità di Bashar al-Assad, non tanto per le idee politiche, ma per il coraggio e la tenacia come capo di guerra. I perdenti di questa guerra, gli Occidentali, continuano a non accettarlo, perciò considerano anche queste ultime elezioni non valide, quindi mai avvenute. Si ostinano a considerare la classe dirigente siriana un’accolita di aguzzini che non vuole riconoscere i propri crimini.

 

 

Nella Repubblica Araba Siriana si sono appena svolte le elezioni presidenziali, a dispetto dell’ostilità degli Occidentali, che insistono a volere smembrare il Paese, nell’intento di rovesciarlo e instaurare un governo di transizione, sull’esempio di quanto accadde alla fine della seconda guerra mondiale con la Germania e il Giappone (1). Secondo gli osservatori internazionali, designati dai Paesi che hanno un’ambasciata in Siria, il voto si è svolto correttamente. Bashar al-Assad ha ottenuto la rielezione per un quarto mandato con un imponente numero di voti.

 

Sono fatti che meritano alcune spiegazioni. La sostanza di questo articolo avrebbe potuto essere scritta nel 2014, all’indomani delle precedenti elezioni presidenziali. Gli Occidentali non hanno cambiato posizione su nulla, nonostante la sconfitta militare.

Gli Occidentali non hanno cambiato posizione su nulla, nonostante la sconfitta militare.

 

 

Il contesto

Nel 2010, ossia prima della guerra, la Repubblica Araba Siriana era uno Stato in forte sviluppo demografico ed economico. Il suo presidente era il capo di Stato arabo più popolare nel Paese e nella regione. Si spostava con la moglie in qualunque località della Siria senza scorta. In Occidente era considerato un esempio positivo di semplicità e modernità.

 

Quando, in base a false informazioni, le Nazioni Unite autorizzarono gli Occidentali a intervenire in Libia, la rete televisiva del Qatar, Al-Jazeera, per mesi esortò invano i telespettatori siriani a sollevarsi contro il partito Baas.

 

Dopo la caduta della Jamahiriya Araba Libica sotto le bombe della NATO, in Siria gruppi armati distrussero i simboli dello Stato e attaccarono civili. Come già in Libia, anche in Siria nelle strade si rinvennero corpi smembrati. Alla fine, su incitazione di Al-Jazeera, di Al-Arabiya e dei Fratelli Mussulmani, i siriani cominciarono a manifestare contro Bashar al-Assad, non per una ragione precisa, ma solo perché che non era «un vero mussulmano», ma un «infedele alauita». Mai fu rivendicato il diritto alla democrazia, un concetto che gli islamisti aborrono.

 

Le Nazioni Unite trasferirono in Turchia, come «rifugiati», soldati armati del Gruppo dei Combattenti Islamici in Libia (GCIL) − issato al potere a Tripoli dalla NATO − che in seguito fonderanno l’Esercito Siriano Libero

Ciononostante, cominciarono a nascere altre manifestazioni, organizzate dal PNSS (Partito Nazionalista Sociale Siriano), che denunciavano l’organizzazione amministrativa e il ruolo illecito dei servizi segreti. Le Nazioni Unite trasferirono in Turchia, come «rifugiati», soldati armati del Gruppo dei Combattenti Islamici in Libia (GCIL) − issato al potere a Tripoli dalla NATO − che in seguito fonderanno l’Esercito Siriano Libero (2).

 

Ebbe così inizio la “guerra civile”, accompagnata dal coro dei dirigenti occidentali che scandivano «Bashar deve andarsene» (non «Democrazia!»).

 

Per due anni la popolazione siriana dovette confrontarsi con due versioni dei fatti. Da un lato i media siriani, che denunciavano un attacco esterno ma non davano conto delle manifestazioni contro l’organizzazione statale; dall’altro i media arabi che annunciavano l’imminente caduta del «regime» e l’instaurazione di un governo della Confraternita dei Fratelli Mussulmani. Di fatto, soltanto una piccola parte della popolazione sosteneva quest’organizzazione segreta. I disordini facevano più vittime fra la polizia e l’esercito che tra la popolazione civile. Gradatamente i siriani si resero conto che, quali che fossero i torti della loro Repubblica, era questa a proteggerli, non certo gli jihadisti.

Gradatamente i siriani si resero conto che, quali che fossero i torti della loro Repubblica, era questa a proteggerli, non certo gli jihadisti

 

Durante i tre anni di questa «guerra civile», gli jihadisti, armati e coordinati dalla NATO a partire da Izmir (Turchia), inquadrati da ufficiali turchi, francesi e britannici, occupavano le campagne, mentre l’Esercito Arabo Siriano difendeva la popolazione, radunatasi nelle città.

 

Su richiesta della Siria, nel 2014 intervenne l’aviazione russa per bombardare le installazioni sotterranee costruite dagli jihadisti. L’Esercito Arabo Siriano poté così cominciare a riconquistare il proprio territorio. Sempre nel 2014, la NATO favorì la trasformazione di un gruppo jihadista iracheno, che assunse il nome di Daesh, Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (3). In un anno, gli jihadisti stranieri che combattevano contro la Repubblica Araba Siriana divennero oltre 250 mila: assurdo continuare a chiamare questo conflitto «guerra civile».

 

Nel 2014 la Repubblica Araba Siriana istituì il ministero per la Riconciliazione, guidato dal leader del PNSS, Ali Haïdar. Nei successivi sette anni di guerra la Repubblica si adoperò per amnistiare i siriani che avevano collaborato con gli invasori e per reintegrarli nella società.

In un anno, gli jihadisti stranieri che combattevano contro la Repubblica Araba Siriana divennero oltre 250 mila: assurdo continuare a chiamare questo conflitto «guerra civile»

 

Oggi il Paese è diviso in quattro parti: la parte essenziale controllata dal governo di Damasco; a nord-ovest il governatorato di Idlib − ove sono raggruppati gli jihadisti − protetto dall’esercito d’occupazione turco; a nord-est la zona d’occupazione dell’esercito statunitense e delle milizie kurde; infine a sud l’altopiano del Golan, che Israele, con atto unilaterale, si annesse prima della guerra.

 

 

La posizione delle potenze straniere

Secondo il diritto internazionale, la presenza in Siria di Russia e Iran è legale; invece Israele, Turchia e Stati Uniti ne occupano illecitamente parti di territorio.

 

Gli Stati Uniti, che avevano radunato la più grande coalizione militare della storia − paradossalmente denominata «Amici della Siria» − non sono riusciti a mantenere coesi i Paesi aderenti, che progressivamente hanno riacquistato autonomia e ricominciato a perseguire obiettivi propri:

Secondo il diritto internazionale, la presenza in Siria di Russia e Iran è legale; invece Israele, Turchia e Stati Uniti ne occupano illecitamente parti di territorio

 

  • Il Pentagono voleva distruggere lo Stato siriano, conformemente alla dottrina Rumsfeld/Cebrowski (4).

 

  • La Turchia sperava di annettere territori ottomani perduti, definiti dal “giuramento nazionale” del 1920 (5).

 

  • Il Regno Unito cercava di ristabilire gli interessi imperiali.

 

  • La Francia desiderava ripristinare il mandato affidatole nel 1922 dalla Società delle Nazioni (6).

Dopo dieci anni di guerra, in cui hanno parlato le armi, è ora evidente che il popolo siriano vuole mantenere la Repubblica e che quest’ultima è entrata nell’orbita della Russia. Gli Occidentali non riusciranno, nel breve e medio termine, a plasmare il Paese a proprio piacimento

 

 

Dopo dieci anni di guerra, in cui hanno parlato le armi, è ora evidente che il popolo siriano vuole mantenere la Repubblica e che quest’ultima è entrata nell’orbita della Russia. Gli Occidentali non riusciranno, nel breve e medio termine, a plasmare il Paese a proprio piacimento. Era lecito aspettarsi che le potenze occidentali prendessero atto della sconfitta e cambiassero atteggiamento mentale. Nient’affatto. In politica, come nella scienza, le dottrine non spariscono perché sconfitte o smentite, ma solo quando sparisce la generazione che le sostiene.

 

Gli Occidentali insistono perciò a diffondere false notizie e ad accusare il presidente al-Assad, nonché la Repubblica, di essere dei carnefici, proprio come il III Reich definiva Charles De Gaulle un servo degli ebrei e degli inglesi, a capo d’una banda di mercenari e seviziatori.

 

Appena prima delle elezioni siriane, Washington e Bruxelles hanno concordato una posizione comune: lo scrutinio non può essere legittimo perché contrario alla risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

 

Ebbene, questo testo (7), adottato sei anni fa, non cita mai le elezioni presidenziali. Stabilisce invece che il futuro della Siria spetta unicamente ai siriani e conferma la legittimità della lotta della Repubblica contro i gruppi jihadisti. Si dà il caso che alla risoluzione siano seguite in Svizzera, e poi parallelamente in Russia, trattative tra le parti in causa siriane. Le delegazioni avevano convenuto di riformare la Costituzione, ma non vi sono riuscite. I Collaboratori della NATO (gli «oppositori») hanno progressivamente deposto le armi, sicché oggi non ci sono delegati titolati a portare avanti i negoziati.

Era lecito aspettarsi che le potenze occidentali prendessero atto della sconfitta e cambiassero atteggiamento mentale. Nient’affatto. In politica, come nella scienza, le dottrine non spariscono perché sconfitte o smentite, ma solo quando sparisce la generazione che le sostiene

 

 

I rifugiati siriani

Nel 2010 vivevano in Siria 20 milioni di cittadini siriani, nonché 2 milioni di rifugiati palestinesi e iracheni. Nel 2011 la Turchia ha costruito alla frontiera siriana nuovi quartieri e ha sollecitato i siriani a stabilirvisi, in attesa del ripristino della pace nel loro Paese. Ankara stava soltanto mettendo in atto una tattica della NATO (8): sottrarre popolazione civile alla Siria.

 

In seguito, la Turchia ha fatto una selezione fra i rifugiati, utilizzando i sunniti nelle fabbriche e spedendo gli altri in Europa. Nel medesimo tempo molti altri siriani hanno lasciato il Paese per sfuggire alla guerra, rifugiandosi in Libano e Giordania. I dati dell’UNHCR dicono che oggi i rifugiati siriani all’estero sono 5,4 milioni.

 

Considerato il disordine che regna in Siria, è impossibile stabilire con precisione il numero dei morti causati dalla guerra: i siriani uccisi sarebbero 400 mila, forse più, gli jihadisti stranieri almeno 100 mila. Non si conosce nemmeno il numero e la nazionalità degli abitanti dei territori sotto controllo turco e statunitense. Durante la guerra gli Occidentali hanno diffuso cifre assurde: si è parlato di un milione di «democratici» nella Ghuta orientale, ma alla caduta di questa vi si trovavano soltanto 140 mila persone (90 mila siriani e 50 mila stranieri). Il dato di 3 milioni di persone che si trovano nelle zone occupate, fornito dagli Occidentali, non è probabilmente più affidabile.

I siriani uccisi sarebbero 400 mila, forse più, gli jihadisti stranieri almeno 100 mila. Non si conosce nemmeno il numero e la nazionalità degli abitanti dei territori sotto controllo turco e statunitense

 

In ogni caso, la Repubblica Araba Siriana calcola che i cittadini siriani attuali sono 18,1 milioni. Ma molte persone non hanno dato segno di vita alle autorità siriane, forse vivono ancora come rifugiati all’estero.

 

Gli Occidentali, che si sono dimenticati della tattica demografica da loro messa in atto e sono intossicati dalla propaganda, sono persuasi che i rifugiati abbiano lasciato la Siria per sfuggire alla «dittatura». Tuttavia, all’ambasciata del Libano, in occasione del voto per le presidenziali si sono viste incredibili manifestazioni di esultanza per la vittoria contro gli aggressori stranieri, nonché di fedeltà alla Repubblica. Scene analoghe si svolsero durante le elezioni del 2014.

 

La stragrande maggioranza dei rifugiati siriani ha ripetutamente proclamato di aver fuggito gli jihadisti, non il «regime».

 

 

La stragrande maggioranza dei rifugiati siriani ha ripetutamente proclamato di aver fuggito gli jihadisti, non il «regime»

La candidatura di Bashar al-Assad

Al contrario di quanto comunemente si crede, Bashar al-Assad non ha ereditato la presidenza. Del resto non era destinato alla politica: viveva a Londra dal 1992, dove faceva l’oculista. Dedito ai pazienti, si rifiutò sempre di aprire uno studio per ricchi e continuò a lavorare in ospedale, al servizio di tutti.ù

 

Alla morte del fratello Bassel, accettò tuttavia di rientrare in Siria ed entrò in un’accademia militare. Nel 1998 il padre, il presidente Hafez al-Assad, lo mise a capo della Società Informatica Siriana e poi gli affidò missioni diplomatiche. Quando Hafez morì, Bashar non era designato alla successione.

 

Tuttavia, a fronte del periodo d’incertezza che aveva investito il Paese, su pressione del partito unico dell’epoca, il Baas, Bashar al-Assad accettò la presidenza della Repubblica; una decisione ratificata dal popolo non con elezioni, ma attraverso un referendum.

 

Diventato presidente, al-Assad s’impegnò nella liberalizzazione e modernizzazione del Paese, comportandosi né meglio né peggio dei dirigenti occidentali. Ma nel 2011, quando gli Occidentali gli offrirono privilegi in cambio dell’allontanamento, il presidente non si piegò ma si ribellò. La famiglia Assad (che in arabo significa «Leone») è nota per il senso del dovere e il controllo della paura.

Il voto non poteva essere che un plebiscito: il ringraziamento della Nazione all’uomo che l’ha salvata. Ha votato il 76,64% degli iscritti a votare e il 95,1% ha scelto Bashar al-Assad. Un numero di consensi molto superiore al 2014

 

E Bashar al-Assad, sino a questo momento personaggio di basso profilo, si rivelerà un dirigente eccezionale, passando, come Charles De Gaulle, dallo status di uomo ordinario a quello di liberatore del Paese.

 

 

Le elezioni presidenziali del 2021

La legislazione siriana ha stabilito che soltanto i cittadini rimasti in Siria negli ultimi dieci anni, ossia durante la guerra, hanno il diritto di candidarsi. Un modo per delegittimare coloro che sono andati a vendersi agli Occidentali. E così i candidati alle elezioni presidenziali del 2021 sono stati soltanto tre. Tutti hanno avuto modo di mettere in luce i problemi sociali causati dalla guerra e di dibattere su come risolverli.

 

Ma il voto non poteva essere che un plebiscito: il ringraziamento della Nazione all’uomo che l’ha salvata. Ha votato il 76,64% degli iscritti a votare e il 95,1% ha scelto Bashar al-Assad. Un numero di consensi molto superiore al 2014.

 

La folla ha celebrato ovunque la vittoria: la vittoria alle elezioni presidenziali e la vittoria contro gli invasori.

La folla ha celebrato ovunque la vittoria: la vittoria alle elezioni presidenziali e la vittoria contro gli invasori.

 

Gli Occidentali non l’ammettono. Sono ossessionati dai crimini da loro stessi commessi e che tentano di mascherare: la maggior parte delle abitazioni, intere città, non sono che mucchi di macerie; 1,5 milioni di siriani sono handicappati e almeno 400 mila sono morti.

 

 

Thierry Meyssan

Thierry Meyssan ha vissuto dal 2011 al 2020 a fianco dei siriani, sotto le bombe della NATO e d’Israele, sotto gli attacchi di Al Qaeda e di Daesh. Ha scritto un libro autorevole, Sotto i nostri occhi, dedicato alla strategia degli Occidentali in Medio Oriente e, in particolare, alla guerra contro la Siria.

NOTE

1) «La Germania e l’ONU contro la Siria», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Al-Watan (Siria) , Rete Voltaire, 28 gennaio 2016.

2) «L’esercito libero siriano è comandato dal governatore militare di Tripoli», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 19 dicembre 2011.

3) «I Fratelli Mussulmani come ausiliari del Pentagono», di Thierry Meyssan, Traduzione Alice Zanzottera, Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 5 luglio 2019.

4) «La dottrina Rumsfeld/Cebrowski», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 25 maggio 2021.

5) « Serment national turc», Réseau Voltaire, 28 gennaio 1920.

6) «Il faut envoyer l’ONU pour pacifier la Syrie», intervista di Valéry Giscard d’Estaing con Henri Vernet e Jannick Alimi, Le Parisien, 27 septembre 2015. «Perché la Francia vuole rovesciare la Repubblica araba siriana?», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 12 ottobre 2015.

7) « Résolution 2254 (Plan de paix pour la Syrie)», Réseau Voltaire, 18 décembre 2015.

8) «Strategic Engineered Migration as a Weapon of War», Kelly M. Greenhill, Civil War Journal, Volume 10, Issue 1, July 2008. «Understanding the Coercive Power of Mass Migrations»,  in Weapons of Mass Migration: Forced Displacement, Coercion and Foreign Policy, Kelly M. Greenhill, Ithaca, 2010. «Migration as a Coercive Weapon: New Evidence from the Middle East», in Coercion : The Power to Hurt in International Politics, Kelly M. Greenhill, Oxford University Press, 2018.

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Geopolitica

Smotrich: Trump appoggia il furto di terre da parte di Israele in Cisgiordania

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L’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania procede con il pieno appoggio degli Stati Uniti, ha dichiarato la settimana scorsa al Jerusalem Post il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, illustrando la sua campagna per affermare la sovranità sull’intera area in coincidenza con il 78° anniversario dell’indipendenza del Paese.

 

In passato, nei tentativi di Israele di consolidare il controllo in Cisgiordania, gli Stati Uniti avevano insistito sul mantenimento della stabilità nella regione, precisando che il presidente Donald Trump non sosteneva un’annessione completa. Lo Smotrich ha invece sottolineato che Israele beneficia di «pieno coordinamento e pieno sostegno da parte del governo e dell’attuale amministrazione statunitense per tutto ciò che riguarda la costruzione, la regolamentazione e la sicurezza in Cisgiordania».

 

Il ministro di estrema destra guida l’Amministrazione degli insediamenti, organismo del ministero della Difesa creato nel 2023 che si occupa delle questioni relative agli insediamenti in Cisgiordania e favorisce la realizzazione di alloggi e abitazioni nella zona. Le sue posizioni a favore dell’annessione della Cisgiordania provocano regolarmente forti condanne internazionali e critiche per il danno provocato alla reputazione globale di Israele.

 

In un’intervista al giornale gerosolomitano, lo Smotrich ha elogiato il coordinamento del Paese con Trump, affermando che tutte le azioni intraprese in Cisgiordania sono state coordinate con il presidente, insieme al segretario di Stato americano Marco Rubio e all’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, noto cristiano sionista.

 

Lo Smotrich ha osservato che, sebbene Trump non avesse ancora appoggiato l’applicazione della sovranità israeliana su tutte le parti della Cisgiordania, sperava che «avremmo avuto successo anche in questo». «Anche durante la precedente amministrazione abbiamo fatto delle cose, ma certamente in quella attuale riceviamo un grande sostegno, un appoggio completo», ha detto il ministro sionista.

 

Il leader del partito sionista religioso israeliano afferma che Netanyahu appoggia l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Interrogato sul sostegno del primo ministro al suo operato di ampliamento degli insediamenti, Smotrich ha risposto: «Credete che potrei fare qualcosa senza Netanyahu?». Tutto è stato approvato tramite decisioni del gabinetto e del governo, in pieno coordinamento con lui, ha aggiunto.

 

«Questa è la politica del nostro governo. La guido io, ma ho il pieno appoggio di tutti», ha spiegato. «La Giudea e la Samaria sono innanzitutto parte del popolo ebraico e dello Stato di Israele, e sono fondamentali per la nostra sicurezza».

 

Secondo gli accordi di Oslo degli anni Novanta tra Israele e l’Autorità Palestinese, la Cisgiordania è stata suddivisa in tre zone: A, B e C, con l’area C sottoposta al pieno controllo israeliano. I circa 500.000 coloni israeliani risiedono principalmente nell’Area C e la maggior parte degli insediamenti è ritenuta legale secondo la legge israeliana, essendo stata realizzata su terreni statali in seguito a decisioni governative.

 

La richiesta di sovranità israeliana sull’intera Cisgiordania, avanzata da ministri di destra, ha attirato dure critiche e condanne da parte di leader di vari Paesi nel mondo. Dall’inizio del mandato dell’attuale governo nel 2022, oltre 51.000 unità abitative hanno ricevuto l’approvazione per il deposito cauzionale e l’autorizzazione definitiva in Cisgiordania, secondo i dati forniti dall’ufficio di Smotrich alla fine del 2025.

 

Interrogato sulle reazioni internazionali e sui danni alla reputazione del Paese derivanti dall’espansione degli insediamenti, Smotrich ha sostenuto che oggigiorno le condanne sono «molte meno numerose». «Stiamo creando insediamenti e questi vengono sostenuti. In passato, anche la costruzione di 50 unità abitative avrebbe portato all’esproprio. Oggi è molto diverso».

 

Smotrich nell’intervista ha sostenuto che i Paesi contrari agli insediamenti in Cisgiordania «di solito condannano anche le guerre di Israele contro Hamas a Gaza, contro Hezbollah in Libano e contro l’Iran». «E ci sono paesi, soprattutto in Europa, che sono stati influenzati dall’islamismo. I loro leader attaccano politicamente Israele e si schierano dalla parte sbagliata della storia, dalla parte dell’asse sciita», ha affermato.

 

«Non è una novità che i Paesi, a volte, per ragioni di politica interna, scelgano di schierarsi dalla parte del male anziché del bene».

I palestinesi di Gaza e della Cisgiordania fanno parte dell’«asse del male» iraniano. «La Giudea e la Samaria sono proprio come Gaza, e Hezbollah in Libano è proprio come l’Iran. Stiamo lottando per il nostro diritto a vivere», ha proseguito Smotrich. «Alla vigilia del Giorno dell’Indipendenza, lottiamo per il diritto di vivere come Stato Ebraico sovrano nella nostra patria storica».

 

«Purtroppo ci sono Paesi che scelgono la parte sbagliata, ma grazie a Dio gli Stati Uniti, guidati dal presidente Trump, stanno percorrendo un cammino di giustizia e moralità e sono al fianco di Israele in questa lotta esistenziale», ha aggiunto.

 

Interrogato sull’aumento della violenza estremista ebraica contro i palestinesi della Cisgiordania, che ha provocato attacchi violenti e atti di vandalismo, Smotrich ha risposto che «la campagna sulla violenza dei coloni è una delle più grandi campagne false che esistano». «La popolazione dei coloni è una delle meno violente», ha insistito, precisando che chi commette «violenza da parte dei coloni» rappresenta solo una piccola parte degli abitanti della Cisgiordania.

 

«In ogni società esistono piccoli casi marginali di violenza, a Tel Aviv, Ra’anana, Gerusalemme, New York, Manhattan, Florida. Esiste ovunque», ha affermato. «La popolazione dei coloni è rispettosa della legge, responsabile e disciplinata; una popolazione che ha vissuto sotto il terrore per molti anni e che continua a reagire con moderazione merita un riconoscimento».

 

Lo Smotrich ha quindi dichiarato che Israele affronta qualsiasi episodio di violenza attraverso la polizia e i tribunali, «come fa ogni Stato democratico». «Ma c’è una campagna che prende casi marginali e li gonfia per delegittimare Israele nel suo complesso», ha affermato.

 

Il ministro ha rilasciato l’intervista al quotidiano gerosolomitano dopo la ricostruzione dell’insediamento di Sa-Nur in Cisgiordania, avvenuta domenica, oltre vent’anni dopo il suo sgombero nell’ambito del piano di disimpegno israeliano. Più di una dozzina di famiglie vi si sono già stabilite. Alla cerimonia di reinsediamento hanno partecipato il Ministro della Difesa Israel Katz, membri del governo e attivisti locali di origine coloniale.

 

«Le famiglie sono già lì e molto presto, con l’aiuto di Dio, porteremo anche altri insediamenti», ha detto Smotrich a proposito di Sa-Nur. «Stiamo fondando numerosi insediamenti, stabilendo principi e costruendo infrastrutture. Oltre al fatto che questa è la nostra terra e che abbiamo diritti storici, nazionali e biblici su di essa, si tratta anche della zona cuscinetto di sicurezza di Israele».

 

Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich promuove la conquista della Striscia di Gaza. Nel maggio 2025 Smotrich è intervenuto su Canale 12 TV dichiarando che Israele occuperà completamente la Striscia di Gaza, dicendo praticamente agli israeliani che dovrebbero dimenticare gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas.

 

Durante la recente cerimonia di Sa-Nur, Smotrich ha dichiarato di aver chiesto a Netanyahu di ordinare alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di prepararsi immediatamente alla conquista completa della Striscia di Gaza e di stabilire anche insediamenti israeliani nella zona: «abbiamo bisogno di confini più ampi a Gaza, in Libano e in Siria. Dobbiamo avere confini difendibili; le linee del 1967 non lo sono; non tengono conto della topografia o della geografia».

 

«Negli ultimi due anni e mezzo siamo diventati ancora più forti», ha affermato. «Ringraziamo Dio e ricordiamo coloro che hanno pagato il prezzo più alto per la nostra indipendenza. Ringraziamo anche coloro che sono stati al fianco di Israele dal suo riconoscimento alle Nazioni Unite fino ad oggi».

 

«Per 78 anni abbiamo lottato per la nostra esistenza, crescendo, sviluppandoci e diventando una potenza regionale in ambito tecnologico, economico, della difesa, accademico e culturale. Continuiamo a rafforzare Israele spiritualmente, moralmente, economicamente e militarmente».

 

Smotrich ha affermato di battersi per la sovranità «in collaborazione con tutti coloro che stanno dalla parte del bene e, grazie a Dio, l’attuale amministrazione statunitense è tra i maggiori sostenitori di questo principio».

 

Oramai tutti riconoscono che si tratta del governo più estremista della Storia di Israele, sostenuto da sionisti religiosi e secolaristi, con tinte messianiche che interesserebbero lo stesso Netanyahu. Sullo sfondo, sempre più distintamente, l’idea del «Grande Israele», dove lo Stato degli ebrei si estende in tutta la regione.

 

In un documentario prodotto dal canale televisivo franco-tedesco Arte, intitolato Israele: estremisti al potere, lo Smotrich chiede a Israele di espandere i suoi confini fino a Damasco durante un’intervista filmata, dove afferma che Israele dovrebbe «espandersi poco a poco» e, a quanto si dice, dovrebbe incorporare parte o tutta l’attuale Giordania, Libano, Egitto, Siria, Iraq e Arabia Saudita. «È scritto che il futuro di Gerusalemme è espandersi fino a Damasco», ha affermato.

 


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Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva già citato il concetto in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».

 

Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».

 

Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».

 

Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.

 

Come riportato da Renovatio 21, un mese fa lo Smotrich aveva chiesto l’annessione del Libano meridionale.

 

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Geopolitica

Londra chiude l’unità che monitorava i crimini di guerra israeliani

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Il ministero degli Esteri britannico ha chiuso un’unità speciale incaricata di registrare le violazioni del diritto internazionale commesse da Israele nella Striscia di Gaza. Lo riporta il Guardian.   La chiusura è avvenuta nonostante il ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper avesse dichiarato in un discorso all’inizio di aprile che il sostegno al diritto internazionale è un «valore britannico fondamentale» e che sarebbe stato al centro dell’attenzione del ministero sotto la sua guida.   La cessazione delle attività della cellula di diritto internazionale umanitario (DIU) comporterà anche il taglio dei finanziamenti per il Progetto di monitoraggio dei conflitti e della sicurezza gestito dal Centro per la resilienza dell’informazione (CIR), ha affermato il Guardian in un articolo pubblicato giovedì.   Secondo quanto riportato, i funzionari britannici sono stati avvertiti che, a causa di ciò, il ministero degli Esteri perderà l’accesso a un database di 26.000 violazioni verificate commesse da Israele, compilato dal Conflict and Security Monitoring Project.

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Il database, che ricostruisce gli incidenti avvenuti dopo l’inizio degli attacchi dello Stato degli ebrei contro Gaza in risposta alla sanguinosa incursione di Hamas nell’ottobre 2023, è considerato il più grande archivio al mondo di questo tipo di informazioni, ha affermato il giornale. Tra le altre cose, è stato utilizzato dalle autorità di Londra per decidere se sospendere o meno le licenze di controllo delle esportazioni di armi verso Israele, ha aggiunto.   La chiusura dell’IHL sembra essere dovuta alla decisione del governo britannico di ridurre il budget per gli aiuti esteri allo 0,3% del PIL, ha osservato il Guardian.   Katie Fallon, responsabile delle attività di sensibilizzazione presso la Campaign Against Arms Trade, ha dichiarato al giornale che il blocco delle forniture di armi mirava a garantire che il governo britannico potesse «nascondere violazioni e crimini inimmaginabili commessi contro le persone più vulnerabili nei conflitti e sostenere le vendite di armi a qualsiasi costo».   Durante il conflitto a Gaza, il Regno Unito ha sospeso circa 30 delle sue 350 licenze di esportazione di armi verso Israele, citando un «chiaro rischio» di violazioni del diritto internazionale. Tuttavia, i dati doganali dell’Autorità fiscale israeliana dello scorso ottobre suggerivano che Gerusalemme Ovest avesse importato munizioni di fabbricazione britannica per un valore di quasi 1 milione di sterline (1,3 milioni di dollari) nei primi nove mesi del 2025, una quantità più che doppia rispetto a quella fornita nei tre anni precedenti.  

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Edi Rama dice che l’UE ha commesso un «grave errore strategico» nei confronti della Russia

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L’Unione Europea ha commesso un «grave errore strategico» interrompendo ogni comunicazione con la Russia dopo l’escalation del conflitto in Ucraina, ha dichiarato il primo ministro albanese Edi Rama a Politico in un’intervista pubblicata venerdì.

 

L’euroblocco ha intensificato la pressione sanzionatoria e interrotto i rapporti diplomatici con Mosca nel 2022, intervenendo per sostenere Kiev con centinaia di miliardi di dollari in aiuti finanziari e militari.

 

«L’Europa deve sempre, sempre, sempre parlare con tutti», ha dichiarato Rama a Politico al Forum economico di Delfi, in Grecia, sostenendo che l’UE si è data la zappa sui piedi quando ha «tagliato ogni canale di comunicazione con la Russia».

 

«Più rimandiamo, meno voce in capitolo avremo alla fine, perché la Russia – comunque finisca questa guerra – non se ne andrà», ha affermato, aggiungendo di essere schietto perché il suo Paese non «dipende dalla Russia».

 

Diversi leader dell’UE, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro belga Bart De Wever e il cancelliere austriaco Christian Stocker, hanno recentemente fatto aperture per riprendere i rapporti con Mosca. Alcuni hanno espresso preoccupazione per il fatto che l’Europa occidentale venga messa da parte nei colloqui di pace trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, avviati lo scorso anno a seguito delle pressioni di Washington.

 

Tuttavia, tre cicli di negoziati non hanno finora dato frutti, con l’Ucraina che ha respinto le principali richieste russe. Sia Mosca che Kiev hanno ammesso che i colloqui sono di fatto congelati a causa dell’impegno di Washington nella guerra contro l’Iran.

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Come riportato da Renovatio 21il Rama è di fatto un uomo di Soros, con cui ha collaborato molto direttamente negli anni passati.

 

Di fatto, Rama – le cui scene di amicizia privata con il premier italiano Giorgia Meloni sono state fatte pubbliche qualche estate fa – è stato nel direttivo della celebre Open Society Foundations, l’ente «filantrocapitalista» del discusso finanziere speculatore internazionale George Soros. Il premier albanese era anche uno degli invitati all’esclusivissima festa per il terzo matrimonio di Soros nel 2013, la cui lista degli invitati era praticamente una mappa dei personaggi mondialisti ficcati nella politica di ogni Paese possibile – più Bono Vox, ovviamente.

 

I rapporti con il mondo del Partito Democratico USA nemico di Trump sono stati in passato rosei: nel maggio 2021, il segretario di Stato americano Antony Blinken (nella foto proprio col Rama, nel febbraio 2024) aveva annunciato una serie di sanzioni nei confronti del grande rivale di Rama, Sali Berisha, per «atti corrotti» che «hanno minato la democrazia in Albania». Il linguaggio qui è assai riconoscibile.

 

Rama è noto per il videomessaggio in italiano impeccabile con cui annunziava al nostro popolo che avrebbe mandato nell’Italia dei primi mesi di COVID nel 2020 un gruppo di medici albanesi. Come ricordano le cronache, non finì bene: i dottori inviati generosamente da Tirana furono trovati ubriachi a fare festa in hotel dalle forze dell’ordine, un piccolo incidente nel percorso della guarigione del Paese dal morbo cinese.

 

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