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L’autorità, la vera posta in gioco del Sinodo – prima parte

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Il recente episodio della destituzione da parte di Papa Francesco di Sua Eccellenza Monsignor Joseph E. Strickland, vescovo negli Usa, ci rivela la vera posta in gioco del Sinodo, la cui relazione di sintesi è stata pubblicata proprio il 28 ottobre. La questione è quella della corretta comprensione di quale dovrebbe essere l’autorità nella Chiesa.

 

Cosa verrà fuori dall’ultimo Sinodo? Bisognerà aspettare l’Esortazione post-sinodale che il Papa pubblicherà per poter rispondere davvero a questa domanda. In effetti, l’attuale Sinodo del 2023, la cui relazione di sintesi è stata pubblicata sabato 28 ottobre, non è ancora terminato, poiché dovrà svolgersi in due sessioni.

 

La relazione di sintesi riflette quindi solo riflessioni e proposte presentate in vista della seconda sessione, che si terrà nell’autunno del 2024. Il Papa è sempre libero di pubblicare nel frattempo ciò che vuole, ma resta il fatto che, per il momento non possiamo approfondire ulteriormente.

 

Ci sembra, però, che la vera posta in gioco del Sinodo ci sia stata resa chiaramente manifesta da un recente episodio: la destituzione da parte di Papa Francesco di Sua Eccellenza Monsignor Joseph E. Strickland, Vescovo di Tyler, nello Stato di Texas, negli Stati Uniti.

 

La questione è quella della corretta comprensione di quale dovrebbe essere l’autorità nella Chiesa.

 

Cos’è l’autorità?

La parola «autorità» deriva dal verbo latino «augere» che significa aumentare. Secondo l’etimologia, l’autorità designa la funzione di colui che è tenuto a dare un incremento a coloro che governa. Aumento della libertà. Rendere gli altri sempre più liberi è l’atto fondamentale e radicale che definisce l’autorità come tale.

 

E questa libertà, di cui l’autorità deve assicurare la promozione, è quella che i membri di una società devono sempre meglio esercitare tra loro, gli uni con gli altri, agendo secondo le esigenze della retta ragione, illuminati dalla fede, per raggiungere la perfezione alla quale Dio li chiama. Perfezione inscritta nel bene comune, che è la ragione della vita nella società e di cui è responsabile l’autorità.

 

L’autorità ti rende libero. Non si sostituisce alla libertà, ma le viene in aiuto, per facilitarne l’esercizio. Il Dottore angelico spiega bene questo punto, quando parla, in particolare, dell’autorità di chi insegna:

 

«Tra gli effetti che nascono da una causa esterna ce ne sono alcuni che derivano solo da questa causa; così la forma di una casa è prodotta unicamente dall’arte dell’architetto. Ma vi sono altri effetti che dipendono ora da una causa esterna, ora da una causa interna; così la salute è causata nel malato talvolta da un principio esterno, che è l’arte del medico, talvolta da un principio interno, come quando si è guariti dalla forza della natura».

 

«In tali effetti bisogna osservare due punti. Innanzitutto che l’arte imita la natura nel suo modo di agire; infatti la natura guarisce i malati alterando, digerendo o espellendo la materia che provoca la malattia; e così opera anche l’arte medica».

 

«Si deve poi osservare che il principio esterno, cioè l’arte, non agisce allo stesso modo dell’agente principale, ma come un ausiliario che sostiene questo agente principale (il principio interno) rafforzandolo e fornendogli gli strumenti e gli aiuti di cui la natura si serve per produrre i suoi effetti; Così il medico rafforza la natura e le fornisce gli alimenti e i rimedi con cui raggiunge il suo fine», S. Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I, 117, 1, corpus.

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Ed è anche così che l’autorità rafforza la libertà e le fornisce i mezzi e i rimedi necessari per esercitarsi correttamente. In questo modo, la legge decretata dall’autorità non ha altra ragion d’essere che quella di fornire i mezzi affinché la libertà umana si conformi alla legge di Dio, per raggiungere la perfezione dell’uomo. Come dice Papa Leone XIII, «la libertà consiste nel fatto che, con l’aiuto delle leggi civili, possiamo più facilmente vivere secondo le prescrizioni della legge eterna» (1).

 

Mons. Strickland non ha interpretato diversamente le cose e per questo ha inteso utilizzare anche la sua autorità episcopale, conferitagli nel 2012 da Papa Benedetto XVI, per donare ai suoi circa 120.000 diocesani la vera libertà dei figli di Dio. La vera libertà di conformarsi al vero Vangelo, con tutte le sue esigenze, comprese quelle della legge naturale.

 

Ciò lo ha portato a essere pubblicamente molto critico, come la maggioranza dei suoi colleghi americani, nei confronti dell’ultimo Sinodo. Come riportato da Jean-Marie Guénois, su Le Figaro dell’11 novembre, «mons. Strickland ha criticato una serie di decisioni che potrebbero istituire una forma di diaconato femminile, l’ordinazione al sacerdozio di uomini sposati, il controllo dei laici del potere episcopale e la benedizione delle coppie omosessuali, anche se quest’ultimo punto è stato più contestato del previsto, in ottobre».

 

Sempre secondo lo stesso giornalista, «nella sua lettera del 22 agosto 2023 indirizzata ai cattolici della sua diocesi nel nord-est del Texas, egli respinge punto per punto questi sviluppi, basandosi sull’insegnamento post-conciliare della Chiesa cattolica, con una conclusione che è dovuto costargli cara, dal momento che lasciava intendere che papa Francesco sarebbe stato scismatico:

 

«È deplorevole che coloro che non sono d’accordo con questi cambiamenti [previsti dal sinodo, ndr] siano etichettati come “scismatici”. (…) Ma restare fermi non significa cercare di uscire dalla Chiesa. Al contrario, sono coloro che vorrebbero proporre modifiche a ciò che non può essere cambiato secondo i comandamenti di Cristo, alla sua Chiesa, sono loro i veri scismatici».

 

Lo «scisma» in questione si basa su una falsa concezione dell’autorità nella Chiesa. Falsa concezione in cui l’autorità si pone al servizio dei capricci di una falsa libertà. Infatti, come ha ben osservato il teologo svizzero Charles Journet (2), libertà e autorità sono due nozioni correlative che verranno distorte parallelamente e simultaneamente.

 

«L’autorità – aggiunge – viene totalmente e radicalmente sovvertita quando accetta di sacrificare l’ordine dei fini alla volontà del numero, il diritto al fatto, l’obbligo al capriccio, il perfetto all’imperfetto, l’atto di il potere». (3)

 

L’autorità abusata di Papa Francesco paralizza la vera libertà dei figli di Dio perché tace invece di dichiarare forte e chiaro, come dovrebbe, che il male è male e l’errore è errore. Si mette al servizio della falsa libertà dei diritti umani scandalizzando con il suo ecumenismo, dando praticamente accesso alla comunione eucaristica ai divorziati risposati, rifiutando ogni discriminazione contro le persone LGBT.

 

E il Sinodo in definitiva non è che la cristallizzazione di questa falsa libertà, in quanto vuole essere l’erede e il continuatore del Concilio Vaticano II.

 

«Il Concilio Vaticano II – si legge nella relazione di sintesi – è stato, infatti, come un seme gettato nel campo del mondo e della Chiesa. […] Il Sinodo 2021–2024 continua a sfruttare l’energia di questo seme e a svilupparne il potenziale. […] In questo senso costituisce un vero atto di recezione successiva del Concilio, prolungandone l’ispirazione e rilanciandone la forza profetica per il mondo di oggi».

 

Forza profetica che ha voluto accogliere nella Chiesa le false idee scaturite dalla rivoluzione massonica, per realizzare «una riconciliazione ufficiale della Chiesa con il mondo quale era diventato dal 1789» (4). E va sempre più avanti nel cammino di questo aggiornamento.

 

Don Jean-Michel Gleize

Don Jean-Michel Gleize è professore di Apologetica, Ecclesiologia e Dogma al Seminario San Pio X di Econe. È il principale collaboratore del Courrier de Rome. Ha partecipato alle discussioni dottrinali tra Roma e la FSSPX tra il 2009 e il 2011.

 

NOTE

1) Leone XIII, Enciclica Libertas, 20 giugno 1888.

2) Charles Journet, L’Esprit du protestantisme en Suisse, Parigi, 1925.

3) Journal, ibidem, p. 156.

4) Joseph Ratzinger, Les Principes de la théologie catholique. Esquisse et matériaux, Téqui, 1982, p. 426-427.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

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Il rifiuto della liturgia tradizionale e della morale sono forme di «ateismo pratico» nella Chiesa: parla il Cardinale Sarah

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Il cardinale Robert Sarah , prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti a Roma, ha collegato il tentativo di soppressione e il rifiuto della Messa latina tradizionale all’interno della Chiesa al rifiuto della morale cattolica tradizionale e alla più ampia defezione dell’Europa dal cristianesimo in quello che chiamava «ateismo pratico».   I commenti sul tentativo di abbandonare l’antica liturgia della Chiesa all’interno del rito latino sono arrivati ​​in un discorso tenuto dal cardinale Sarah alla Catholic University of America (CUA) giovedì 14 giugno, in occasione di un evento dal titolo «An Evening with Robert Cardinal Sarah» sponsorizzato dal Napa Institute e dal Catholic Information Center di Washington.   Il cardinale guineano ha celebrato la Messa nella Basilica del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione prima del suo discorso ed è stato accolto da una standing ovation all’inizio e alla fine del suo intervento, scrive LifeSite.   Il discorso era intitolato «La risposta duratura della Chiesa cattolica all’ateismo pratico della nostra epoca». Nel discorso, il porporato africano ha lamentato il rifiuto di Dio che ha preso piede in gran parte dell’Occidente, soprattutto nell’Europa un tempo cristiana. Ha detto che questo rifiuto di Dio prende la forma non tanto di ateismo intellettuale ma di ateismo pratico per cui l’uomo moderno agisce come se Dio non esistesse o non avesse importanza.   Il cardinale Sarah denunciato in particolare il modo in cui questo ateismo pratico è entrato anche nella Chiesa, evidenziato nel rifiuto della morale cattolica tradizionale, della dottrina cattolica tradizionale e della forma tradizionale della liturgia cattolica.  

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«Tra le altre sue osservazioni sullo stato della Chiesa, l’ex prefetto della Congregazione per il Culto Divino, da tempo sostenitore della Messa latina tradizionale e del ritorno a un modo più riverente di celebrare la liturgia, ha affermato che il tentativo diffuso nella Chiesa latina di abbandonare il modo tradizionale di adorare Dio, di cui la Chiesa ha ritenuto opportuno avvalersi da secoli, è una forma di ateismo pratico in cui Dio non è più al centro del culto divino ma piuttosto della sensibilità dell’uomo moderno» scrive LSN. «Collegando questo rifiuto della liturgia tradizionale della Chiesa al rifiuto della teologia morale tradizionale della Chiesa, Sarah ha identificato entrambi come una sottile forma di ateismo, che secondo lui “non è un totale rifiuto di Dio, ma mette Dio da parte».   Facendo riferimento a Giovanni Paolo II sulle forme che può assumere l’ateismo pratico, Sarah ha dichiarato: «Lo vediamo nella Chiesa quando la sociologia o “esperienza vissuta” diventa il principio guida che modella il giudizio morale. Non è un rifiuto totale di Dio, ma lo mette da parte. Quante volte sentiamo da teologi, sacerdoti, religiosi e anche da alcuni vescovi o conferenze episcopali che dobbiamo adattare la nostra teologia morale a considerazioni esclusivamente umane?»   «Si tenta di ignorare, se non di respingere, l’approccio tradizionale alla teologia morale, come così ben definito dalla Veritatis Splendor  e dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Se lo facciamo, tutto diventa condizionato e soggettivo. Accogliere tutti significa ignorare la Scrittura, la Tradizione e il Magistero».   «Nessuno dei sostenitori di questo cambiamento di paradigma all’interno della Chiesa rifiuta Dio apertamente, ma trattano la Rivelazione come secondaria, o almeno su un piano di parità con l’esperienza e la scienza moderna. Ecco come funziona l’ateismo pratico. Non nega Dio ma funziona come se Dio non fosse centrale».   Sarah ha poi applicato una critica simile al rifiuto dell’antica liturgia della Chiesa. Senza nominare la Traditionis Custodes, ha tuttavia avvertito che dipingere le tradizioni liturgiche secolari della Chiesa come «pericolose» e concentrarsi sull’orizzontalità è un modo di mettere Dio da parte.   «Vediamo questo approccio non solo nella teologia morale ma anche nella liturgia. Le sacre tradizioni che hanno servito bene la Chiesa per centinaia di anni sono ora descritte come pericolose» ha continuato il cardinale. «Così tanta attenzione all’orizzontale spinge fuori quella verticale, come se Dio fosse un’esperienza piuttosto che una realtà ontologica».   Criticando la mentalità di considerare la tradizione come limitante piuttosto che liberatrice o perfezionatrice, Sarah ha radicato l’abbandono della tradizione nell’attenzione al momento presente inerente all’ateismo pratico.   «C’è una comprensione implicita da parte dei sostenitori dell’ateismo pratico secondo cui la fede in qualche modo limita la persona… Gli atei pratici vedono Dio e il suo ordine morale come un fattore limitante», ha detto. «La nostra felicità, secondo questo modo di pensare, sta nell’essere chi vogliamo essere, piuttosto che nel conformarci a Dio e al suo ordine».   «È tutto molto orientato all'”adesso”. Ciò che ha significato è ciò che parla al momento contemporaneo, separato dalla nostra storia individuale e aziendale. Questo è il motivo per cui le tradizioni della nostra fede possono essere così facilmente respinte. Secondo gli atei pratici, la tradizione vincola, non libera».   «Eppure è attraverso le nostre tradizioni che conosciamo più pienamente noi stessi. Non siamo esseri isolati non collegati al nostro passato. Il nostro passato è ciò che modella ciò che siamo oggi.   «La storia della salvezza ne è l’esempio supremo. La nostra fede riecheggia sempre alle nostre origini, da Adamo ed Eva, attraverso i regni dell’Antico Testamento, a Cristo come compimento dell’antica legge, all’avvento della Chiesa e allo sviluppo di tutto ciò che ci è stato donato da Cristo . Questo è ciò che siamo come popolo cristiano. Tutto è radicalmente connesso. Siamo un popolo che vive nel contesto di ciò per cui Dio ci ha creato, che è stato accolto più profondamente nel corso dei secoli ma è sempre connesso alla rivelazione di Cristo, che è lo stesso ieri e oggi. Perseguire la realizzazione abbassando lo sguardo sulle nostre esperienze, emozioni o desideri significa rifiutare chi siamo come creature di Dio, dotate di dignità sublime e create in definitiva per Lui».

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Il cardinale ha inoltre lamentato una sorta di «paganesimo» che, a suo dire, è entrato nella Chiesa e nei ranghi della gerarchia, avvertendo che «la vera crisi è la mancanza di fede all’interno della Chiesa».   Facendo riferimento a una conferenza del 1958 dell’allora Joseph Ratzinger – che secondo Sarah «suggerisce che la nostra situazione attuale ha radici molto più profonde della rivoluzione culturale degli anni Sessanta e Settanta» – il cardinale ha citato Ratzinger, che disse: «Questa cosiddetta Europa cristiana per quasi 400 anni è divenuto il luogo di nascita di un nuovo paganesimo, che cresce sempre più nel cuore della Chiesa e minaccia di minarla dal di dentro».   Ratizinger sostenne nella sua conferenza del 1958 che la Chiesa «non è più, come era una volta, una Chiesa composta da pagani che sono diventati cristiani, ma una Chiesa di pagani che ancora si dicono cristiani ma in realtà sono diventati pagani. Il paganesimo risiede oggi nella Chiesa stessa (I nuovi pagani e la Chiesa, 1958)», scrive Ratzinger.   Sarah ha sottolineato che, per quanto «dura» fosse la critica alla Chiesa com’era, Ratzinger fece i suoi commenti nel 1958. «Quindi la critica secondo cui esiste un ateismo pratico nella Chiesa non è nuova in questo momento», ha detto. Il religioso guineano ha sostenuto, tuttavia, che questo ateismo nella Chiesa è «più evidente ora» che nel 1958, e che «si manifesta con la perdita di una vita cristiana devota, o di un’evidente cultura cristiana, e sotto forma di dissenso pubblico, a volte anche da funzionari di alto rango o da istituzioni importanti».   «Quanti cattolici partecipano alla messa settimanale?» ha chiesto. «Quanti sono coinvolti nella chiesa locale? Quanti vivono come se Cristo esistesse, o come se Cristo si trovasse nel prossimo, o con la ferma convinzione che la Chiesa è il Corpo mistico di Cristo? Quanti sacerdoti celebrano la Santa Eucaristia come se fossero veramente  Alter Christus e, a maggior ragione, come se fossero  ipse Christus  – Cristo stesso? Quanti credono nella Presenza Reale di Gesù Cristo nella Santa Eucaristia?»   «La risposta è troppo pochi», ha lamentato. «Viviamo come se non avessimo bisogno della redenzione attraverso il sangue di Cristo. Questa è la realtà pratica per troppi nella Chiesa. La crisi non è tanto il mondo secolare e i suoi mali, ma la mancanza di fede all’interno della Chiesa».   All’inizio di gennaio, in una lunga  dichiarazione  pubblicata dal veterano vaticanista Sandro Magister, Sarah ha unito la sua voce a quella dei suoi colleghi vescovi africani nel respingere  l’appoggio del documento vaticano Fiducia Supplicans  alle «benedizioni» omosessuate.   Nella sua dichiarazione, il cardinale Sarah si è alleato con i vescovi e le conferenze episcopali africane che avevano fatto sapere il loro rifiuto della  Fiducia Supplicans.   Come riportato da Renovatio 21, il porporato si era detto «molto orgoglioso» dei vescovi africani per il rifiuto delle benedizioni gay di Bergoglio. Sarah l’anno scorso aveva tuonato anche riguardo al fatto che «nessuno può inventare un sacerdozio femminile».   Lo scorso dicembre celebrando la messa pontificale a Dakar (in Senegal), il cardinale  Sarah  si era espresso contro la «distorsione» della messa in Occidente e contro le celebrazioni troppo «africane».

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Svizzera, i cappuccini chiudono il convento di Olten fondato nel 1646

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I Cappuccini hanno chiuso definitivamente il loro convento di Olten, dopo 378 anni di presenza nel centro storico, il 10 giugno 2024. L’edificio è stato ceduto al Canton Soletta, che è il nuovo inquilino del luogo.

 

La partenza è stata inevitabile: gli ultimi sei cappuccini ancora presenti nel convento avevano tutti più di 80 anni. Sono partiti per altre comunità cappuccine svizzere: Wil (San Gallo), Svitto, Lucerna e Delémont (Giura).

 

La provincia svizzera conta ancora dieci monasteri, rileva cath.ch. Mentre nel 1962 riuniva 820 frati (compresi i novizi) ed è stata per qualche tempo la più grande dell’ordine dei cappuccini, nel 2006 contava solo 234 membri divisi in 24 istituti. Oggi ce ne sono meno di un centinaio.

 

L’ordine dei Cappuccini in Svizzera

L’ordine dei Cappuccini fu approvato nel 1528 da papa Clemente VII. Il suo scopo era riscoprire l’ideale francescano: rispetto della regola, povertà reale ed eremitismo, almeno all’inizio. Ben presto si diffuse in Svizzera dove i Cappuccini vollero ravvivare lo spirito francescano, messo a dura prova dalla Riforma. Il primo convento fu fondato vicino a Lugano nel 1535.

 

Dopo il Ticino, i Cappuccini si diffusero in tutta la Svizzera. Parteciparono attivamente alla Controriforma e si espansero dapprima nei cantoni della Svizzera tedesca, ma ben presto fondarono anche nella Svizzera francese: il convento di Saint-Maurice fu fondato nel 1610, e quello di Sion nel 1631.

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La voce del Dizionario storico della Svizzera ricorda che «l’Illuminismo, la Rivoluzione francese, la Mediazione [imposta da Napoleone, ndr] (vietava l’accoglienza dei novizi), il Sonderbund [guerra tra cantoni cattolici e cantoni protestanti. ndr] e il Kulturkampf provocarono alcune chiusure di conventi e una riduzione del numero (252 membri nel 1857)».

 

Ma la tendenza finì per invertirsi alla fine del XIX secolo, con nuove fondazioni o rifondazioni. I Cappuccini furono molto attivi nelle missioni interne e furono loro affidate anche delle missioni estere: nel 1921, la Santa Sede affidò loro la missione della Tanzania e delle Seychelles. Il convento di Olten era una base missionaria per l’Africa, l’Indonesia e il Sud America.

 

Per quanto riguarda il futuro del convento di Olten, che resta di proprietà dell’ordine, la città di Olten e il cantone di Soletta hanno firmato un contratto di affitto fino alla fine del 2026. Come spiega cath.ch: «la città può utilizzare i locali o subaffittarli e deve gestire gli edifici e i giardini». Il noleggio avviene «gratuitamente» secondo il cantone.

 

Ciò che le persecuzioni non erano riuscite a ottenere è stato purtroppo ottenuto dalla crisi generata dal Concilio Vaticano II. Anche se non si può dire che sia l’unica causa della perdita di vocazioni e della secolarizzazione della società, è certo che vi abbia contribuito in modo significativo.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

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Ennesimo tabernacolo rubato. Quanti casi così?

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Un prete cattolico spera che una ricompensa in denaro possa incentivare un ladro a restituire un tabernacolo dipinto in oro che contiene il Santissimo Sacramento.   Padre Ignacio Llorente della parrocchia di San Michele Arcangelo a Portland, Oregon, ha detto all’affiliato della CBS KOIN-6 che il filmato della telecamera di sicurezza ha ripreso un ladro che faceva irruzione nella chiesa dopo mezzanotte all’inizio di questo mese.   «Sono saliti attraverso le scale fino al campanile… e poi sono entrati in una specie di zona uffici», ha detto Llorente. «Alle 4 del mattino entrò nella nostra cappella e prese quello che nella fede cattolica viene chiamato il tabernacolo».   Il video della rapina suggerisce che l’uomo fosse afroamericano e che l’abbia rubato forse pensando che fosse oro puro.

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«Non mi interessa la bicicletta, né l’altoparlante, né le altre cose che sono state rubate, ma sì, recuperare il tabernacolo e, più precisamente, l’Ostia Santa che è dentro il tabernacolo», ha osservato Llorente.   La parrocchia San Michele ha affisso in tutta la zona volantini con una ricompensa di 1.000 dollari per la restituzione del tabernacolo e dell’ostia consacrata al suo interno. KOIN-6 afferma che la polizia ha effettuato un arresto, ma il sospettato è stato rilasciato.   Quella di San Michele non è l’unica chiesa cattolica della diocesi di Portland ad essere stata presa di mira negli ultimi mesi.   La sera prima della messa della domenica mattina del 28 aprile, le porte e il marciapiede di San Patrizio, nel nord-ovest di Portland, sono stati dipinti con vernice spray con il messaggio femminista ed abortista «Il mio corpo, la mia scelta».   Secondo quanto riferito, la chiesa è stata attaccata due volte in precedenza, una nel giugno 2021 e un’altra nel luglio 2021 durante un’ondata di criminalità perpetrata contro quattro chiese cattoliche a Portland nell’arco di sei settimane quell’estate.   Padre Llorente è stato parroco di San Patrizio dal 2012 al 2014. Nato in Ispagna, è membro della Saint John Society. Attualmente studia presso il Seminario del Sacro Cuore per la Licenza in Sacra Teologia.   CatholicVote.org ha riferito che ci sono stati oltre 400 attacchi contro chiese cattoliche negli Stati Uniti dal 2020 e che San Patrizio è stato il 252° da maggio 2022.   Il «Violence Tracker» di CatholicVote afferma che solo nel 2024 si sono verificati 27 attacchi e solo 25 la percentuale dei casi si conclude con un arresto.   Il sito web ha inoltre rilevato che i primi 10 stati con il maggior numero di attacchi contro le chiese cattoliche sono California (55), New York (46), Pennsylvania (25), Texas (22), Colorado (17), New Jersey (17), Ohio (16), Florida (16), Massachusetts (16) e Oregon (15).   Come riportato da Renovatio 21, nel quartiere di Brooklyn, Nuova York, un tabernacolo sparì dalla chiesa di Sant’Agostino nel maggio 2022.

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Il furto di tabernacoli, e le annesse profanazioni, è un fenomeno che interessa anche l’Italia.   Lo scorso mese a L’Aquila è stato ritrovato un antico tabernacolo rubato durante il grande terremoto che travolse gli Abruzzi nel 2009.   A gennaio ladri erano entrati in chiese a Portomaggiore, provincia di Ferrara, rubando anche le ostie.   A febbraio vi era stata una condanna per ricettazioni a seguito del caso di un tabernacolo rubato nella chiesa di San Lorenzo in Guinza di Mercatello sul Metauro, in provincia di Pesaro Urbino.   A marzo era stata profanata la chiesa di Santa Maria a Nives presso Bovalino Superiore, città metropolitana di Reggio Calabria, con le ostie sparse a terra per la Chiesa.   A inizio 2023 venne recuperato nel veronese un tabernacolo esempio di arte popolare lombarda di fine Ottocento.   A fine 2023 in una parrocchia venne trafugato il tabernacolo a Galatina, provincia di Lecce.   Maggio 2023, San Lorenzo a Parma: tabernacolo forzato ed ostie buttate a terra.   Nel 2022 a Cecina, provincia di Livorno, vi è stato la sparizione del tabernacolo della cappella dell’Ospedale.   Analogo furto sacrilego alla cappella dell’Ospedale di Maria di Avola, a Siracusa.   Nel 2020 è stato rubato il tabernacolo della chiesa di San Sebastiano a Brescia.   Nel 2017 venne portato via il tabernacolo della chiesa del Murialdo a Viterbo.   Stesso anno, identico furto presso l’Opera Salesiana di Corigliano Calabro, provincia di Cosenza   Stesso anno, pochi mesi dopo medesima situazione nella chiesa di San Vincenzo Ferrar di Trebisacce, sempre in provincia di Cosenza.

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Nel 2014 era stato restituito a Pedavena (provincia di Belluno) un tabernacolo rubato nella vicina Norcen nel maggio 1999.   Sempre nel 2014 era stato trafugato un tabernacolo dalla cappella di un oratorio di Milano.   Nel 2013 fu rubato il tabernacolo della chiesa di Sant’Ampelio a Bordighera, in provincia di Imperia.   Nel tardo 2020 vi fu la profanazione di un tabernacolo, con furto della pisside, a Irsina, in provincia di Matera.   Sempre nel materano, nel 2010 quattro minorenni furono denunciati per il furto di un tabernacolo.   Come riportato da Renovatio 21, due chiese francesi sono state profanate lo scorso mese.   Possiamo andare avanti per ore con la lista, ma prima o poi bisognerà rispondere alla domanda: come mai vandali, ladri e ricettatori sembrano concentrarsi proprio su tabernacolo?

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Immagine del tabernacolo nella Cattedrale di Sant’Olavo, Oslo   Immagine di Cnyborg via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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