Geopolitica
L’ala armata di Hamas pubblica un nuovo video sugli ostaggi
Le Brigate Al-Qassam, il braccio armato del gruppo palestinese Hamas, hanno rilasciato un video che mostra Alon Ohel, uno dei numerosi ostaggi ancora trattenuti a Gaza dall’ottobre 2023. Israele prosegue la sua offensiva militare nell’enclave, dopo aver recentemente colpito i negoziatori di Hamas in Qatar.
Nel video diffuso lunedì, Ohel, 24 anni, critica il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, mentre in sottofondo appare un discorso televisivo del leader. L’ostaggio rivolge anche un appello alla sua famiglia e a Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente, affinché facciano pressione sul governo israeliano.
A inizio mese, Ohel, che possiede anche la cittadinanza serba e tedesca, era apparso in un altro video di Hamas, incentrato principalmente su un altro ostaggio, Guy Gilboa-Dalal, diffuso in occasione del 700° giorno del conflitto.
Il 7 ottobre 2023, i militanti palestinesi hanno rapito oltre 250 persone durante un’incursione nel sud di Israele. Si stima che 48 ostaggi siano ancora a Gaza, sebbene l’esercito israeliano ritenga che circa la metà potrebbe essere già deceduta.
Prisoner Alon Ohel
Due to Netanyahu’s stubborness, he has been held captive in Gaza City for more than 700 days pic.twitter.com/Zebb4y9L9u— Free Palestine Together For Palestine🇺🇦🇵🇸 (@InaNobumaru) September 23, 2025
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In risposta all’incursione che ha causato oltre 1.200 morti, Israele ha lanciato un’ampia campagna militare per annientare Hamas. Secondo le autorità sanitarie di Gaza, il numero delle vittime nell’enclave ha superato le 65.300, ma alcuni osservatori ritengono che il bilancio reale possa essere molto più alto, poiché numerosi corpi potrebbero essere sepolti sotto le macerie dei bombardamenti israeliani.
All’inizio del mese, l’aviazione israeliana ha colpito una località a Doha, in Qatar, dove, secondo quanto riferito, si stavano riunendo importanti leader politici di Hamas per discutere una proposta di cessate il fuoco appoggiata dagli Stati Uniti.
L’esercito israeliano sta ora intensificando gli sforzi per prendere il controllo totale di Gaza City, minacciando di distruggerla se Hamas non si arrenderà. I critici accusano la strategia dello Stato degli ebrei di mirare a rendere Gaza invivibile, con l’intento di compiere una pulizia etnica della sua popolazione.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
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Geopolitica
Il governo israeliano triplica la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti
«Israele sta perdendo consensi negli Stati Uniti e sta investendo decine di milioni di dollari nel tentativo di cambiare la situazione». Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
La spesa del governo israeliano per riconquistare i sostenitori repubblicani cristiani è ora tre volte superiore al budget iniziale e supera i 40 milioni di dollari. Nell’ambito della campagna è stata creata una rete di siti di propaganda anti-palestinesi e filo-israeliani, presentati come neutrali, per influenzare i risultati dei motori di ricerca e dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Nonostante questi sforzi, Haaretz rileva che il sostegno a Israele tra la destra americana è ulteriormente peggiorato, soprattutto tra i giovani repubblicani dopo la guerra contro l’Iran.
Secondo un sondaggio Pew Research Center, il 41% dei repubblicani e il 57% dei giovani sotto i 50 anni hanno un’opinione negativa di Israele. Complessivamente, circa il 60% degli americani vede Israele in modo negativo.
L’obiettivo attuale della propaganda è difendere la guerra contro l’Iran, «svelando la verità sull’Iran» e negando che Israele abbia trascinato gli Stati Uniti nel conflitto.
Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro ha esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.
Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, Tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.
Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.
Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisivi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale.
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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraverso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.
Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico. [
Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.
Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.
La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.
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Immagine di Ted Eytan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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