Geopolitica
L’UE rimprovera Zelens’kyj per la minaccia a Orban
La Commissione Europea ha criticato il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj per aver minacciato il primo ministro ungherese Viktor Orban, definendo inaccettabili i suoi commenti.
All’inizio di questa settimana, il leader ucraino ha lanciato un avvertimento appena velato a Orban in merito al persistente rifiuto di Budapest di revocare il veto sui miliardi di prestiti garantiti dall’UE a Kiev.
Zelens’kyj aveva affermato che se «quella persona», che si ritiene essere Orban, non avesse firmato il pagamento, «daremo l’indirizzo di questa persona ai nostri ragazzi in modo che possano chiamarla e parlargli nella loro lingua». Il messaggio è arrivato nel bel mezzo di una controversia in corso sul blocco da parte dell’Ucraina di un oleodotto che trasporta petrolio russo in Ungheria.
«In particolare, per quanto riguarda i commenti del Ppesidente Zelens’kyj, come Commissione europea siamo molto chiari sul fatto che quel tipo di linguaggio non è accettabile», ha dichiarato venerdì il vice portavoce della Commissione, Olof Gill, durante una conferenza stampa. «Non devono esserci minacce contro gli Stati membri dell’UE».
Commentando le minacce, Orban ha dichiarato: «Romperemo il blocco petrolifero e nessuna minaccia alla mia vita mi impedirò di farlo». Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha affermato che il leader ucraino ha oltrepassato «tutti i limiti», sostenendo che l’intimidazione era una risposta al rifiuto di Budapest di «pagare il prezzo della guerra in Ucraina» attraverso costi energetici più elevati.
La controversia politica tra Budapest e Kiev si è inasprita a gennaio, quando l’Ucraina ha impedito che importanti forniture di petrolio russo raggiungessero l’Ungheria attraverso l’oleodotto Druzhba, che attraversa l’Ucraina, sostenendo che era stato danneggiato dagli attacchi russi – affermazioni respinte da Mosca. Ungheria e Slovacchia hanno accusato Kiev di aver intenzionalmente bloccato i flussi per motivi politici.
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Con l’intensificarsi delle tensioni tra Kiev e Budapest, le parti hanno fatto ricorso agli insulti personali. Zelens’kyj si è persino spinto a deridere l’importanza di Orban alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera a febbraio. Più tardi, nello stesso mese, Orban ha bloccato il previsto prestito di emergenza da 90 miliardi di euro raccolto dai membri dell’UE per Kiev.
Come riportato da Renovatio 21, Budapest ha sequestrato circa 80 milioni di dollari in contanti e altri 20 milioni di dollari in lingotti d’oro, che venivano trasportati in Ucraina attraverso l’Ungheria a bordo di furgoni blindati da una squadra ucraina guidata da un ex generale dei servizi segreti. Il sequestro ha spinto il ministro degli Esteri ucraino Andrej Sybiga ad accusare Budapest di sequestro di persona.
Mosca sostiene che il blocco da parte dell’Ucraina delle forniture di petrolio russo ai membri dell’UE attraverso il suo territorio equivale a un «ricatto energetico». Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha affermato che Kiev sta esercitando pressioni su Budapest interrompendo il transito del petrolio russo.
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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Trump minaccia di sequestrare i beni iraniani
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Geopolitica
La Casa Bianca: l’accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita dipende dal riconoscimento di Israele
Un patto nucleare storico tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrà essere concluso soltanto a condizione che Riad aderisca agli Accordi di Abramo e avvii relazioni diplomatiche con Israele, ha reso noto giovedì la Casa Bianca. L’intesa contempla l’impiego di tecnologia e know-how americani per supportare il Regno nello sviluppo di un programma nucleare a uso civile.
Il chiarimento ha rappresentato un mutamento rilevante rispetto alla comunicazione di mercoledì, che non conteneva alcun riferimento pubblico a un eventuale nesso tra l’accordo e la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele. Riad ha reiterato a più riprese che non riconoscerà Israele in assenza di progressi verso la costituzione di uno Stato palestinese.
«Questo accordo è subordinato a questa condizione, per quanto riguarda il presidente, quindi continueremo a dialogare con le nostre controparti saudite per finalizzare l’accordo e, si spera, vederli aderire agli Accordi di Abramo molto presto», ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
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Gli Accordi di Abramo consistono in una serie di intese mediate dagli Stati Uniti e avviate durante il primo mandato del presidente Donald Trump, con le quali sono state instaurate relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Stati arabi. Attualmente tra i firmatari figurano Israele, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan.
Secondo i termini dell’accordo, l’Arabia Saudita realizzerebbe reattori nucleari basati su tecnologia statunitense nell’ambito del proprio programma energetico civile. Tuttavia, stando a quanto riportato, l’intesa non impone a Riad l’adozione del Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che autorizza ispezioni più approfondite finalizzate a individuare attività nucleari non dichiarate.
Tale omissione ha generato allarme tra gli esperti di non proliferazione e i legislatori di Washington, i quali mettono in guardia dal rischio che l’Arabia Saudita possa liberamente arricchire l’uranio, una capacità potenzialmente utilizzabile in futuro per la produzione di armi nucleari e in grado di innescare una corsa agli armamenti a livello regionale. Il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva in passato dichiarato che l’Arabia Saudita avrebbe perseguito l’acquisizione di armi nucleari qualora l’Iran le avesse ottenute.
L’accordo, destinato a costituire il fondamento di un programma di energia nucleare multimiliardario che coinvolge imprese statunitensi, dovrà ancora essere sottoposto all’esame del Congresso prima di poter entrare in vigore.
Le possibilità che Riad entrasse negli Accordi di Abramo sembravano sfumate negli anni scorsi, quando il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dinanzi alla catastrofe gazana, aveva dichiarato che non potrà esserci alcuna normalizzazione delle relazioni tra Regno Saudita e Stato Ebraico senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente. I piani per l’accordo di pace erano quindi stati sospesi.
Mesi prima, all’altezza di un attacco di rappresaglia della Repubblica Islamica dell’Iran contro lo Stato Ebraico, si disse che alcuni droni iraniani diretti contro Israele furono abbattuti dai sauditi.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa si parlava di colloqui segreti tra il principe saudita Mohammed bin Salman e Netanyahu. Pochi mesi fa, dopo l’inizio della guerra di Gaza, l’Arabia Saudita ha dichiarato che ogni piano di accordo con Israele è sospeso.
Come riportato da Renovatio 21, secondo un sondaggio del 2024 il 96% dei sauditi si opponeva ai legami con Israele, mentre Hamas nel Regno cresceva in popolarità. L’indagine ha inoltre rilevato che l’87% dei sauditi riteneva che «Israele è così debole e diviso al suo interno che un giorno potrà essere sconfitto».
Al contempo, va ricordata la dichiarazione a Fox News del 2023 del principe Salmano per cui l’Arabia Saudita si doterà di armi atomiche se lo farà l’Iran.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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