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Epidemie

La Svizzera non pubblica nemmeno i dati completi sui contagi

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C’era una volta il mito della precisione Svizzera. Nella grande lotta ai contagi, domenica 28 novembre la Confederazione Elvetica ha votato per mantenere e ampliare le restrizioni anti-COVID.

 

Piacerebbe sapere su quale base statistica i cittadini elvetici abbiano scelto che cosa votare, visto che i dati sui contagi per stato vaccinale non sono consultabili.

 

Più volte su Renovatio 21 abbiamo commentato i dati dei singoli governi per verificare l’efficacia dei vaccini.

 

Piacerebbe sapere su quale base statistica i cittadini elvetici abbiano scelto che cosa votare, visto che i dati sui contagi per stato vaccinale non sono consultabili

Abbiamo visto che in Italia i dati raccolti contengono vizi logici (bias) poiché non dichiarano quanti tamponi vengono fatti rispettivamente dai diversi gruppi (vaccinati e non vaccinati).

 

In tal modo è possibile raccontare che i vaccinati si contagiano  genericamente «molto meno». Quante volte in TV sentiamo ripetere a vanvera la frase “«i vaccinati si contagiano molto meno»?

 

Abbiamo poi visto i dati inglesi, che non riportano direttamente le percentuali dei diversi gruppi nelle tabelle. Ma, quando andiamo ad inserire le percentuali, vediamo che i vaccinati si contagiano il doppio dei non vaccinati – il 200%!

 

Ce ne sarebbe quanto basta per dimostrare che il green pass (in versione super, normale o 2G) non solo non serve a nulla, ma è addirittura peggiorativo in vista del contenimento dei contagi: dato che la popolazione vaccinata viene considerata «immune», quando invece non lo è nemmeno lontanamente.

 

Il green pass (in versione super, normale o 2G) non solo non serve a nulla, ma è addirittura peggiorativo in vista del contenimento dei contagi: dato che la popolazione vaccinata viene considerata «immune», quando invece non lo è nemmeno lontanamente

Se aggiungiamo che, comunque, anche un anziano vaccinato rimane protetto dai sintomi gravi soltanto del 50%, si spiega come mai questa pandemia sembri infinita.

 

Stanno svuotando il mare con un colapasta.

 

Ebbene, per adesso, il campione nella raccolta dati sul contagio pare essere la Svizzera: non pubblica nemmeno i dati sui contagi divisi per stato vaccinale tra «vaccinati» e «non-vaccinati».

 

Nel report ufficiale si trova un’inutile classificazione tra vaccinati con 2 dosi e vaccinati con 1 dose. Mica male per il mito della precisione svizzera. Dopo il segreto bancario, abbiamo il segreto del contagio.

 

Dopo il segreto bancario, abbiamo il segreto del contagio

Infatti nei report periodici elvetici di questo dato non c’è traccia. Evidentemente i dati sui contagi divisi tra vaccinati e non vaccinati in Svizzera sono considerati poco importanti per capire l’andamento della situazione pandemica e l’efficacia dei «vaccini».

 

Molto più interessante dividere i contagi tra “maschi” e “femmine”. L’emergenza in Svizzera, insomma, sembra essere  più una lotta tra scapoli e ammogliati.

 

Si spiega così l’idea demenziale contenuta nelle nuove misure annunciate il 3 dicembre dalla Confederazione Elvetica: l’introduzione di un sistema 2G (solo vaccinati e guariti) facoltativo. Una specie di ultra-green pass creativo. Scrive 20 minuti.

 

«Per tutte le strutture pubbliche soggette all’obbligo del certificato e tutte le manifestazioni al chiuso e all’aperto è inoltre prevista la possibilità di limitare l’accesso alle persone vaccinate e guarite (il cosiddetto dispositivo 2G, dal tedesco geimpft e genesen) e di rinunciare all’obbligo della mascherina. Questa misura è stata pensata anche per le discoteche, dove è difficile immaginabile di consumare restando seduti a un tavolo». 

 

In Svizzera una struttura pubblica potrà a sua discrezione ammettere solo persone vaccinate o guarite (sistema 2G), e permettere loro di non portare la mascherina

Avete letto bene. In Svizzera una struttura pubblica potrà a sua discrezione ammettere solo persone vaccinate o guarite (sistema 2G), e permettere loro di non portare la mascherina. La misura – dicono – è stata pensata tra l’altro proprio per dare una mano alle discoteche.

 

Ora, immaginate un trentenne svizzero vaccinato che vada in discoteca senza mascherina e poi si rechi a trovare la nonna.

 

Noi sappiamo, ad esempio, dai dati inglesi che un ottantenne vaccinato rimane al 15 % vulnerabile alla morte se contrae il COVID: 1 su 6 muore comunque. Dai dati italiani – forse più attendibili su questo punto – risulta essere realisticamente 1 su 30.

 

In ogni caso, i nonni svizzeri (seppur vaccinati) avranno un lungo inverno davanti a loro. I nipoti devono ballare in discoteca.
E per fare ballare gli svizzeri è chiaro che devono continuare a ballare anche le statistiche.

 

«Gli svizzeri sono un popolo che si alza presto, ma si sveglia tardi»

Si sa che gli svizzeri sono un popolo abituato ad informarsi costantemente per i numerosi referendum; se solo avessero davanti delle tabelle ben fatte, sarebbero probabilmente uno dei pochi popoli che si accorgerebbe di essere gabbato con misure sanitarie inutili.

 

Quindi – ecco spiegato – le tabelle sui contagi è meglio non fargliele leggere proprio. Così non se ne accorgono.


Viene in mente la battuta del politico svizzero Willi Ritschard:  «gli svizzeri sono un popolo che si alza presto, ma si sveglia tardi».

 

 

Gian Battista Airaghi

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Epidemie

La polio è tornata?

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La poliomelite è tornata, a partire dalla capitale (im)morale del mondo, Nuova York

 

Facendo riferimento al caso di un adulto nell’area metropolitana neoeboracena che è stato infettato dal virus della poliomielite e ha subito una paralisi a giugno, il commissario per la salute dello Stato di New York Mary Bassett ha avvertito in un comunicato del 4 agosto che «sulla base di precedenti focolai di poliomielite, i newyorkesi dovrebbe sapere che per ogni caso di poliomielite paralitica osservato, potrebbero esserci centinaia di altre persone infette».

 

Oltre al COVID e al vaiuolo delle scimmie, ecco quindi che torna l’antico nemico dell’uomo: la polio

 

«Insieme alle ultime scoperte sulle acque reflue, il Dipartimento sta trattando il singolo caso di poliomielite solo come la punta dell’iceberg con una diffusione potenziale molto maggiore. Man mano che impariamo di più, quello che sappiamo è chiaro: il pericolo della poliomielite è presente a New York oggi. Dobbiamo affrontare questo momento assicurandoci che gli adulti, comprese le persone in gravidanza, e i bambini piccoli di 2 mesi di età siano in regola con la loro immunizzazione, la protezione sicura contro questo virus debilitante di cui ogni newyorkese ha bisogno».

 

In pratica: è tornata la polio, vaccinatevi. E vaccinate soprattutto i neonati e le «persone in gravidanze», che vorrebbe dire donne, ma per le legge orwelliane del mondo genderizzato non si possono più chiamare così. Nel mondo in cui vive chi ci comanda, gli uomini possono rimanere incinti, e la polio è tornata.

 

Il problema quindi sembra essere il basso tasso di vaccinazione nelle contee colpite.

 

Al 1 agosto 2022, la contea di Rockland aveva un tasso di vaccinazione antipolio del 60,34% e la contea di Orange del 58,68%, rispetto alla media statale del 78,96% dei bambini che hanno ricevuto 3 vaccinazioni antipolio prima del secondo compleanno.

 

«Questa circolazione senza precedenti della poliomielite nella nostra comunità da una malattia devastante che è stata sradicata dagli Stati Uniti nel 1979 deve essere fermata. Tutti i bambini e gli adulti non vaccinati dovrebbero ricevere immediatamente una prima immunizzazione contro la poliomielite. Il Dipartimento della salute della contea di Rockland è qui per aiutare i residenti a ricevere le vaccinazioni» ha detto il commissario del Dipartimento della salute della contea di Rockland, la dott.ssa Patricia Schnabel Ruppert.

 

Le autorità, insomma, sono ripartite con una campagna di vaccinazione universale per un morbo che, ci avevano detto, grazie ai vaccini era stato eradicato…

 

La polio, ricordiamo, è la chiave di volta di tutta la politica vaccinale del XX secolo. È grazie ai vaccini Salk e Sabin che la sierizzazione universale è stata imposta al mondo intero, blocco comunista compreso, creando la narrativa del vaccino farmaco benigno e miracoloso.

 

Come noto, la vaccinazione antipolio, a causa di cellule di reni di scimmia macaco rhesus contenuti nel preparato, trasmise il virus delle scimmie SV40 possibilmente a miliardi di persone. SV40 è un virus acquiescente nei primati, ma che nell’uomo invece si attiva. Alcuni scienziati ritengono che l’SV40 sia cancerogeno possa essere correlato con l’aumento del cancro nella seconda metà del Novecento.

 

 La storia dell’ascesa del vaccino polio (e quindi, dell’intero edificio della politica vaccinale mondiale) è controversa e, secondo alcuni, criminale.

 

Come riportato 4 anni fa da Renovatio 21, è emerso come il vaccino antipolio potrebbe aver provocato in India 490 mila casi di paralisi.

 

Le autorità mediche, compresa la stessa OMS, hanno ammesso che negli ultimi anni i focolai di polio scoppiati in Africa abbiano origine non dal virus «selvaggio», ma da quello dei vaccini: in pratica, sono state le campagne di vaccinazione – finanziate da Bill Gates – a far tornare la poliomelite in Africa.

 

Un mese fa il governo britannico ha messo che un nuovo focolaio di poliomelite è stato «probabilmenente» causato dal vaccino.


 

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Epidemie

Il vaiolo delle scimmie è ora un’emergenza nazionale in USA

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

L’amministrazione Biden ha dichiarato l’epidemia di vaiolo delle scimmie un’emergenza sanitaria nazionale, a seguito di New York e delle Nazioni Unite . Ci sono stati quasi 7.000 casi negli Stati Uniti.

 

«Questo è un forte tentativo di cercare di elevare il messaggio più in alto di quanto non sia stato», ha detto a STAT Tom Inglesby, della Johns Hopkins University. Ha detto che molti medici non avevano familiarità con il vaiolo delle scimmie e non sapevano come testarlo.

 

«Le persone devono cercarlo, conoscerlo e fare test».

 

Circa il 98% dei casi riguarda uomini omosessuali e bisessuali. C’è un numero crescente di casi di donne e bambini, ma la maggior parte di questi sono contatti familiari o partner sessuali di casi confermati.

 

Secondo un rapporto su The Hill:

 

«L’annuncio arriva in mezzo a intense critiche secondo cui l’amministrazione Biden non ha riconosciuto la gravità dell’epidemia, portando a carenze di dosi di vaccino e test diagnostici anche se la domanda è aumentata vertiginosamente».

 

«La Nazione ha già acquistato gran parte della fornitura globale di Jynneos, l’unico vaccino contro il vaiolo delle scimmie autorizzato negli Stati Uniti, ma gran parte di esso è conservato congelato in una sostanza sfusa. Deve essere sottoposto a un processo chiamato “riempimento e finitura” per mettere il vaccino in fiale utilizzabili da spedire e quindi somministrare».

«Alcuni esperti di salute pubblica temono che gli Stati Uniti abbiano perso l’opportunità di contenere e persino eliminare il virus».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

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Epidemie

Torna la mascherina per i bambini a scuola: basterà un raffreddore

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Il 5 agosto l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato le «Indicazioni strategiche ad interim per preparedness e readiness ai fini di mitigazione delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico (anno scolastico 2022 -2023)».

 

Si tratta di un documento «messo a punto da Iss, con i ministeri della Salute e dell’Istruzione e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome» a cui guardare se vogliamo avere una risposta alla domanda fondamentale che via via pressa sempre di più: i nostri figli dovranno portare la mascherina a scuola?

 

La risposta è: dipende.

 

Si tratta infatti di «misure standard di prevenzione per l’inizio dell’anno scolastico che tengono conto del quadro attuale, dall’altro, ulteriori interventi da modulare progressivamente in base alla valutazione del rischio e al possibile cambiamento del quadro epidemiologico».

 

In pratica, di un «doppio livello», dove con l’aggravarsi dell’epidemia percepita nel Paese si implementeranno varie restrizioni, tra cui le «mascherine chirurgiche, o FFP2, in posizione statica e/o dinamica».

 

Insomma, la porta al mascheramento dei bambini è ancora aperta, così come quella al «distanziamento di almeno 1 m», «somministrazione dei pasti nelle mense con turnazione», «consumo delle merende al banco» etc.

 

Questo, dicevamo, come «misure ulteriori, da implementare singolarmente o in combinazione».

 

Nelle «Misure di prevenzione di base attive al momento della ripresa scolastica», invece, abbiamo l’«utilizzo di dispositivi di protezione respiratoria (FFP2) per personale scolastico e alunni che sono a rischio di sviluppare forme severe di COVID-19». Ammettiamo di non capire bene cosa significhi: stanno forse parlando dei bambini non vaccinati?

 

Nelle misure base spicca anche il ruolo di una non meglio precisata «etichetta respiratoria». Si tratta di un’espressione nuovissima, inedita, ancorché grottesca (il «galateo del respirare»?), la cui piena significazione, pure qui, ci sfugge.

 

Il bambino, viene scritto, non può stare a scuola con «sintomatologia compatibile con COVID-19, quale, a titolo esemplificativo: sintomi respiratori acuti come tosse e raffreddore con difficoltà respiratoria, vomito (episodi ripetuti accompagnati da malessere), diarrea (tre o più scariche con feci semiliquide o liquide), perdita del gusto, perdita dell’olfatto, cefalea intensa».

 

Tuttavia, forse sempre nello spirito dell’avveniristica «etichetta respiratoria», veniamo informati che se i sintomi sono deboli, si potrà andare in classe, purché mascherati con la chirurgica o la FFP2.

 

«Gli studenti con sintomi respiratori di lieve entità ed in buone condizioni generali che non presentano febbre, frequentano in presenza, prevedendo l’utilizzo di mascherine chirurgiche/FFP2 fino a risoluzione dei sintomi, igiene delle mani, etichetta respiratoria» scrive il testo.

 

Quindi: basterà il banale raffreddore, e vostro figlio dovrà vedersi ridotto l’ossigeno dalla nuova «etichetta respiratoria».

 

Basterà un naso che cola, ed ecco che il diritto allo studio sarà subordinato alla museruola di Stato, benché dimostrata essere inutile e nociva per il bambino.

 

«La scuola rappresenta uno dei setting in cui la circolazione di un virus a caratteristiche pandemiche richiede particolare attenzione» dice l’introduzione del documento, che non tiene conto della valanga di studi che attestano il contrario, ad esempio quelle fatte avere al ministero dalla Salute da associazioni come la Rete Nazionale Scuola in Presenza, che ha raccolto tutta la letteratura con le evidenze scientifiche internazionali sull’argomento.

 

A vincere nelle direttive di Stato è l’idea, costante e strisciante, del bambino come untore. È quello che scriveva, in quel 2019 pre-pandemico, il campione del vaccinismo social Roberto Burioni: «I figli sono gioie, felicità, etc, ma anche maligni amplificatori biologici che si infettano con virus per loro quasi innocui, li replicano potenziandoli logaritmicamente e infine li trasmettono con atroci conseguenze per l’organismo di un adulto».

 

Soprattutto, il ministero pare non aver nemmeno lontanamente contezza della quantità di materiale riguardo alla dannosità delle mascherine per i bambini.

 

Lo ha dimostrato, ad esempio, una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista medica JAMA.

 

Ne ha parlato, ad esempio, l’Agenzia Tedesca per la difesa dei consumatori, dopo test su una quindicina di modelli.

 

Ha preso in considerazione la questione almeno un governo, quello irlandese, che l’anno scorso si è espresso contro le mascherine per i piccoli studenti.

 

Racconti più o meno aneddotici di malattie infantili causate dalle mascherine erano partiti già due anni fa.

 

Studi sulle microplastiche inalate indossando le mascherine, da adulti e bambini, stanno uscendo in questi mesi.

 

Inoltre, non possiamo dimenticare la quantità di danni allo sviluppo mentale dei bambini che il mascheramento globale e le altre restrizioni sembrano aver cagionato: bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni, bambini che non riconoscono i volti, logopedisti intasati, e miriadi di casi di quello che oramai chiamano «ritardo da COVID»

 

Quella delle mascherine sui bambini, ha scritto il dottor Robert Malone, è «una follia di massa che deve cessare».

 

Liberiamo i bambini dalle mascherine.

 

Intanto, Renovatio 21 ha sottotitolato un video che può aiutarvi a capire quanto la protezione delle mascherine sia efficace e necessaria.

 

 

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