Gender
La sanità britannica non prescriverà più bloccanti della pubertà ai bambini
In una svolta annunciata da molti mesi, Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) cesserà di fornire farmaci che bloccano la pubertà ai bambini nelle cliniche della cosiddetta «identità di genere», ha annunciato martedì. Il governo conservatore del Regno Unito ha accolto con favore la «decisione storica».
La decisione è stata riportata da diversi media britannici ed è arrivata dopo una consultazione pubblica e un’indagine durata quattro anni sulle attività del Gender Identity Development Service (GIDS) del NHS, gestito dal controverso Tavistock and Portman NHS Trust a Londra.
Alla clinica Tavistock è stato ordinato di chiudere nel 2022 dopo che gli investigatori avevano concluso che i suoi medici stavano «affrettando» i bambini – alcuni di appena sette anni – a procedure sperimentali di cambio di sesso.
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I farmaci che bloccano la pubertà impediscono al corpo di subire i tipici cambiamenti fisici che si verificano durante la pubertà. Nei ragazzi limitano la crescita del pene e dei testicoli e prevengono lo sviluppo dei peli sul viso; nelle ragazze rallentano lo sviluppo del seno e prevengono le mestruazioni. I pazienti che assumono bloccanti della pubertà spesso seguono questo trattamento con una terapia ormonale intersessuale nel tentativo di cambiare sesso.
Mentre i sostenitori di questi farmaci sostengono che i cambiamenti sono reversibili, i bloccanti della pubertà sono stati collegati a ossa fragili e genitali malformati nei pazienti, a volte molto tempo dopo l’interruzione del trattamento. Una sentenza del tribunale nel 2020 ha vietato la prescrizione di questi farmaci ai bambini sotto i 16 anni, ma la sentenza è stata annullata con un’altra sentenza l’anno successivo.
Come riportato da Renovatio 21, la multinazionale dell’aborto Planned Parenthood ha prodotto cartoni animati che promuovono il loro uso.
Puberty blocker ad put out by Planned Parenthood, which tells children that they can get puberty blockers to “put their puberty on hold” pic.twitter.com/yjHXpevEMk
— Idoctrination Exposed (@EITC_Official) October 3, 2022
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Una delle sostanze bloccanti talvolta utilizzate, il Lupron, è la medesima che in molti Paesi viene inflitta a pedofili e stupratori condannati per produrre la cosiddetta castrazione chimica.
Il ministro della Sanità Maria Caulfield ha affermato che i governi hanno accolto con favore la «decisione storica» di martedì, aggiungendo che «la fine della prescrizione di routine di bloccanti della pubertà aiuterà a garantire che la cura sia basata su prove, opinioni cliniche di esperti e sia nel migliore interesse del bambino».
Dopo l’annuncio del Servizio Sanitario Nazionale, i bloccanti della pubertà verranno somministrati ai bambini solo nell’ambito di studi clinici.
Anche se la clinica Tavistock è destinata a chiudere, il servizio sanitario nazionale aprirà due nuove cliniche GIDS ad aprile, una a Londra e una a Liverpool. Circa 250 pazienti della clinica Tavistock verranno trasferiti nelle nuove strutture una volta aperte.
Il numero di bambini indirizzati al GIDS è salito alle stelle negli ultimi anni. Solo 100 bambini sono stati curati nei centri GIDS nel 2009-2010, un numero che è salito a 5.000 nel 2021-2022.
Come riportato da Renovatio 21, dopo l’eclatante caso di Kiera Bell in Gran Bretagna erano stati vietati gli ormoni bloccanti per la pubertà ai minori di 16 anni.
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Negli scorsi giorni il giornalista indipendente Michael Shellenberger ha portato alla luce conversazioni all’interno di una sigla di medicina transessualista che mostrerebbero un incredibile distacco dall’etica medica in chi poi opera bambini anche piccoli.
Anche la Francia sembra aver frenato sul transgenderismo.
La narrativa transessual-ormonale pediatrica, pare essere entrata sotto tiro perfino in Svezia.
In Italia 4 anni fa l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha dato il via libera all’inserimento della triptorelina – sostanza che inibisce lo sviluppo ormonale – nell’elenco dei medicinali erogabili ai bambini a carico del Servizio Sanitario Nazionale in presenza di una diagnosi di «disforia di genere», allo scopo di bloccare la pubertà e preparare la strada alla cosiddetta «riassegnazione del sesso» in via chirurgica.
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La donna più forte del mondo in realtà era un uomo
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Gender
La Corte UE ordina alla Polonia di riconoscere il matrimonio gay
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha stabilito martedì che la Polonia è obbligata a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati in altri Paesi membri, pur se tali unioni sono vietate dalla legge nazionale.
In una sentenza emessa martedì, la CGUE ha condannato Varsavia per aver violato il diritto comunitario nel rifiutare di trascrivere nel registro civile polacco il matrimonio contratto nel 2018 in Germania da due cittadini polacchi. Al rientro in Polonia, le autorità avevano respinto la loro istanza, motivandola con il divieto nazionale sulle unioni omosessuali.
La Polonia, a forte maggioranza cattolica, equipara i matrimoni civili e religiosi, ma esclude le coppie dello stesso sesso nonostante le reiterate sollecitazioni di Bruxelles. La Costituzione polacca, non diversamente da quella italiana, definisce il matrimonio come «unione tra uomo e donna».
La Corte ha ritenuto che tale rifiuto infranga le norme UE sulla libera circolazione e sul rispetto della vita privata e familiare. Concedere la trascrizione alle coppie eterosessuali ma negarla a quelle omosessuali configura discriminazione, si legge nel comunicato. I giudici hanno però precisato che gli Stati membri conservano la competenza esclusiva su autorizzazioni o divieti di nozze same-sex nel proprio ordinamento interno.
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La decisione vincolante è arrivata all’indomani delle critiche del presidente polacco Karol Nawrocki all’UE, accusata di «follia ideologica» e di spingere verso una centralizzazione eccessiva. Nawrocki ha ricordato che l’adesione all’Unione prometteva opportunità economiche e mobilità, non ingerenze nella politica interna o nelle norme familiari.
Eletto a giugno su una piattaforma di valori cattolici e sovranità nazionale rafforzata, Nawrocki ha annunciato il mese scorso che non apporrà la firma a leggi che minino lo status costituzionale del matrimonio.
Il governo di coalizione europeista del premier Donald Tusk ha depositato nell’ottobre 2024 un disegno di legge per introdurre unioni civili anche per coppie omosessuali, ma i lavori procedono a rilento per le resistenze del partner conservatore, il Partito Popolare Polacco (PSL), che ha espresso dubbi e ostacolato un’intesa definitiva.
Come riportato da Renovatio 21, la strada verso il matrimonio omofilo in Polonia è stata battuta persistentemente negli ultimi anni.
La Polonia è tra i cinque Stati UE che non riconoscono legalmente le relazioni omosessuate, unitamente a Bulgaria, Lituania, Romania e Slovacchia. Nel frattempo, un altro Paese che era dietro la Cortina di ferro sovietica, il Kazakistan, due settimane fa ha votato per vietare la «propaganda LGBT».
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la CGUE aveva stabilito che la Romania doveva accettare la nuova identità di genere di una donna che ha fatto la «transizione» e ora si considera un uomo.
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Immagine di Lan Pham via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
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Studio della Sanità USA conferma i pericoli dei farmaci transgender e degli interventi chirurgici sui minori
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