Nucleare
Paesi scandinavi potrebbero ospitare armi nucleari
La Svezia e la Danimarca potrebbero ospitare armi nucleari della NATO, hanno dichiarato funzionari di entrambi i Paesi.
La cosiddetta «minaccia russa» ha intensificato i dibattiti in Europa occidentale riguardo all’ampliamento della deterrenza nucleare. Mosca ha definito queste preoccupazioni come «sciocchezze».
L’UE ha destinato 800 miliardi di euro al suo piano ReArm Europe, mentre i membri della NATO si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del PIL.
Intervenendo venerdì alla radio SR, il ministro della Difesa svedese Pål Jonson ha affermato di essere favorevole a un ruolo più ampio della deterrenza nucleare, sebbene la Svezia sia entrata nella NATO solo nel marzo 2024.
«Se dovesse scoppiare una guerra, prenderemmo naturalmente in considerazione qualsiasi opzione che possa garantire la sopravvivenza e la sicurezza della Svezia», ha dichiarato. La Svezia è stata tra i primi firmatari del Trattato di non proliferazione nucleare del 1968, ma non possiede una legge nazionale che vieti espressamente tali armi.
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Il mese scorso, il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha rivelato che Stoccolma stava già discutendo di deterrenza nucleare con due potenze nucleari: Francia e Gran Bretagna. Parigi, in particolare, si è mostrata molto disponibile a valutare proposte, aveva aggiunto all’epoca. Al momento, i missili nucleari britannici sono tutti dispiegati su sottomarini.
Anche il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen ha affermato all’inizio di questa settimana di essere «aperto a discutere di tutto» quando gli è stato chiesto se la Danimarca fosse disposta a ospitare armi nucleari o a contribuire finanziariamente a progetti in materia.
In precedenza, anche l’Estonia aveva manifestato un interesse simile e il presidente polacco Karol Nawrocki aveva ipotizzato che la Polonia potesse sviluppare un proprio programma nucleare – Varsavia, che discute della collocazione di testata nucleari nel suo territorio da anni, ha reiterato anche in questi giorni la sua richiesta di armi atomiche. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato a metà febbraio, durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, di aver affrontato il tema della deterrenza nucleare a livello UE con il presidente francese Emmanuel Macron.
La Russia ha ribadito più volte di non costituire una minaccia per alcun Paese europeo. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha inoltre precisato la scorsa settimana che Mosca sarebbe costretta a puntare le proprie armi nucleari contro i Paesi che ospitassero armi nucleari dirette contro la Russia, commentando in tal senso la disponibilità espressa da Tallinn ad accogliere il dispiegamento di tali armi sul proprio territorio.
Come riportato da Renovatio 21, la settimana scorsa l’ambasciatore russo a Londra Andrej Kelin ha dichiarato tuttavia che l’«ombrello nucleare» britannico non proteggerà l’Europa.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Cina
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Militaria
Mosca adotterà tutte le misure necessarie contro le testate nucleari in Lituania. Truppe estoni muovono verso il confine
Interrogato sulle recenti mosse della Lituania per autorizzare il dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio, al confine con la Russia, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha avvertito oggi che le azioni lituane «non possono essere percepite se non come un passo verso un’escalation delle tensioni, così come non può esserlo il dispiegamento di armi nucleari in un paese confinante. Lo riporta l’agenzia stampa governativa russa TASS.
«Nessuno di questi sviluppi contribuirà alla stabilità e alla prevedibilità nel continente europeo. Al contrario, con nostro rammarico, segneranno un’ulteriore e significativa escalation delle tensioni. Quanto alla Russia, naturalmente, Mosca sarà costretta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la propria sicurezza» ha detto il portavoce. Le parole di Peskov fanno eco a quelle già rilasciate dal presidente Putin e da altri alti funzionari russi in risposta a una serie di provocazioni contro il Paese, tra cui quella su Kaliningrad.
Nell’ambito della spinta occidentale a posizionare missili nucleari lungo tutto il confine occidentale della Russia, la Lituania sta modificando la propria Costituzione per assecondare questa provocazione. Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha superato a larga maggioranza la seconda delle tre votazioni necessarie per abolire la disposizione costituzionale (articolo 137) che vieta il dispiegamento di armi nucleari e di basi militari straniere sul territorio nazionale.
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Il voto è stato di 106 a 18, al primo turno il risultato era stato di 99 a 13. Per entrare in vigore, la legge dovrà essere approvata definitivamente dal Seimas il 12 gennaio 2027 con almeno 94 voti favorevoli. Il presidente del parlamento, Juozas Olekas, ha dichiarato: «L’abolizione del divieto di dispiegamento di armi nucleari elimina le restrizioni legali in materia di sicurezza che differivano da quelle in vigore in altri paesi dell’UE e della NATO».
Il governo spinge inoltre per la creazione di una base militare statunitense. Oggi il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius ha aggiunto che pagherà Washington per la costruzione di una base militare nel Paese. Su Facebook ha pubblicato l’idea proposta a Washington: «Questa è una garanzia di deterrenza e sicurezza di fondamentale importanza. I nostri partner devono solo prendere la decisione politica di stazionare permanentemente le truppe, e la Lituania è pronta a coprire i costi».
Movimenti inquietanti si stanno registrando anche in un ulteriore Paese baltico. Come riportato da Renovatio 21, l’Estonia si sta aggiungendo al tentativo di accerchiamento strategico della Russia.
«L’Estonia sposta le truppe più vicino alla Russia in un’offensiva di “difesa attiva”», ha riportato il Financial Times il 5 ottobre, aggiungendo che «lo Stato baltico si prepara a condurre attacchi in profondità nel territorio del suo vicino in caso di attacco». «Difesa attiva» significa «spostare le unità di combattimento principali da Tapa, nel Nord dell’Estonia, a Johvi, a 50 chilometri dal confine con la regione di Leningrado», ha spiegato il quotidiano russo in lingua inglese Moscow Times, noto per le posizioni anti-Cremlino. «Il Paese sta anche acquisendo droni e missili balistici in grado di colpire fino a 300 chilometri all’interno del territorio russo».
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha minimizzato la questione nel briefing quotidiano con la stampa. «Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il nostro Ministero della Difesa e gli altri servizi competenti possiedano le informazioni necessarie per monitorare e valutare adeguatamente la situazione lungo i nostri confini».
Tutto ciò va ben oltre al Baltico e si inserisce però in un’offensiva su vasta scala dell’UE volta ad accerchiare la Russia a Ovest, dispiegando capacità di attacco, comprese armi nucleari della NATO, dalla Finlandia a Nord fino alla Polonia e alla Romania a Sud.
Questa strategia provocatoria include anche l’ipotesi di strangolare e persino di conquistare l’exclave russa di Kaliningrad, il che ha suscitato i più gravi avvertimenti da parte dei vertici della Federazione Russa, che pure di difendere la città hanno fatto capire di essere pronti alla guerra atomica.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Cina
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