Nucleare
La Russia appronta il poligono nucleare nell’Artico
Il poligono nucleare russo di Novaja Zemlja nell’Artico è pronto a riprendere i test atomici in qualsiasi momento, ha affermato il comandante della struttura, l’ammiraglio Andrey Sinitsyn.
Il sito di Novaja Zemlja, che si trova sull’omonima isola nell’Oceano Artico, un tempo era uno dei principali poligoni di test nucleari dell’Unione Sovietica. L’ultima detonazione della Russia è avvenuta nel 1990, ma da allora ha mantenuto una moratoria sui test nucleari.
Nonostante il poligono non sia stato utilizzato per lo scopo previsto per 34 anni, la sua infrastruttura è stata mantenuta e rimane «pronta a riprendere le attività di test su vasta scala», ha detto Sinitsyn al quotidiano Rossijskaja Gazeta ieri.
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«È completamente pronto. Il laboratorio e la base di prova sono pronti. Il personale è pronto. Se riceviamo l’ordine, possiamo iniziare i test in qualsiasi momento», ha detto.
Se al contingente di Novaya Zemlya verrà ordinato di riprendere i test nucleari, questo compito «sarà portato a termine entro la scadenza», ha aggiunto il comandante.
Il sito potrebbe essere situato lontano dalla linea del fronte tra Russia e Ucraina ed è fuori dalla portata dei missili più avanzati forniti a Kiev dai suoi sostenitori occidentali, ma ha comunque un «sistema di sicurezza completo» che gli consentirà di respingere qualsiasi possibile attacco, ha sottolineato il Sinitsyn.
«Abbiamo postazioni di sorveglianza aerea e gruppi mobili di soppressione UAV in servizio ogni giorno. Per proteggere le strutture vengono utilizzati vari sistemi di guerra elettronica. Siamo costantemente pronti a respingere tutti i tipi di minacce, compresi i tentativi di incursione di gruppi di sabotaggio e ricognizione sull’isola», ha affermato.
Il 30 ottobre del 1961, nel golfo Mitjushicha, fu fatto esplodere il più potente ordigno nucleare mai costruito, la cosiddetta Bomba Zar, una bomba all’idrogeno della potenza di 50 megatoni. L’ultimo ordigno nucleare è stato testato in Novaja Zemlja il 24 ottobre 1960.
La scorsa settimana, un parlamentare del partito al governo Russia Unita, Andrey Kolesnik, ha suggerito che un’azione di Mosca volta a revocare la moratoria sui test nucleari potrebbe fungere da campanello d’allarme per i politici occidentali, che hanno dimenticato il pericolo rappresentato da tali armi e continuano ad aumentare le tensioni con la Russia.
«Dobbiamo effettuare un’esplosione nucleare da qualche parte, in qualche campo di prova. I test nucleari sono attualmente vietati, ma forse la gente dovrebbe vedere a cosa porta tutto questo in realtà», ha spiegato Kolesnik.
A marzo, il presidente russo Vladimir Putin aveva detto che gli Stati Uniti stanno considerando la possibilità di riprendere i test nucleari poiché alcuni esperti ritengono che le simulazioni al computer siano insufficienti per i nuovi tipi di testate. Se gli americani lo facessero, la Russia potrebbe rispondere eseguendo test nucleari propri, aveva avvertito.
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Putin ha dichiarato il potenziamento dell’arsenale atomico russo.
Come riportato da Renovatio 21, gli USA due mesi fa hanno approvato un nuovo programma di missili intercontintentali a testata nucleare nonostante l’aumento dei costi.
Due settimane fa Mosca si era espressa contro le «innovazioni destabilizzanti» della dottrina nucleare USA. A fine primavera un generale russo, Vladimir Kulishkov, aveva dichiarato che la NATO si sta addestrando per un attacco nucleare nel territorio della Russia.
Il Cremlino ha ribadito di star riconsiderando la propria dottrina nucleare alla luce degli eventi, asserendo che la politica nucleare americana è «profondamente ostile». Il vice ministro degli Esteri Sergej Rjabkov ha affermato che è impossibile tenere colloqui sulle armi strategiche finché l’Occidente conduce una guerra contro la Russia ed è motivato da un’estrema russofobia.
Nel frattempo, il Nord Corea cinque mesi fa ha iniziato test sulla tecnologia di «innesco nucleare». L’arsenale atomico che cresce di più, tuttavia, è quello della Repubblica Popolare Cinese.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia.
Nucleare
Gli USA potrebbero lanciare un attacco nucleare contro l’Iran in caso di stallo
Joe Kent, former National Security Advisor says Trump administration is close to using nuclear weapons on Iran. He says the Trump administration doesn’t want to dedicate US troops to a ground invasion (similar to Japan during WWII) so nuclear weapons are their only remaining… pic.twitter.com/oihWdJdIeL
— Shadow of Ezra (@ShadowofEzra) August 28, 2026
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Nucleare
Varsavia vuole la deterrenza nucleare anche senza bombe
La Polonia ha inviato segnali contraddittori sul possibile dispiegamento di armi nucleari sul proprio territorio, in quello che appare un tentativo di godere dei benefici della deterrenza senza ospitare munizioni straniere.
Negli ultimi mesi una dozzina di membri europei della NATO, tra cui la Polonia, hanno espresso il desiderio di ospitare armi nucleari o di partecipare, in misura variabile, a iniziative di condivisione nucleare. Oltre alla condivisione nucleare già esistente nel blocco, che prevede l’ospitalità di munizioni statunitensi, la Francia ha proposto un programma incentrato sull’UE per mettere a disposizione le proprie armi ai Paesi disposti a partecipare.
La confusione è iniziata giovedì, quando il viceministro della Difesa polacco Pawel Zalewski sembrava aver escluso l’ipotesi di ospitare tali armamenti sul territorio nazionale.
Potrzebujemy realnego odstraszania, a nie chocholego tańca wokół broni jądrowej. Polski rząd właśnie uzyskał możliwość udziału w programie DCA, który jest wstępem do nuclear sharing. Ale to nie oznacza składowania broni nuklearnej w Polsce. To nie jest ani możliwe, ani pożądane https://t.co/BOrXzwxjdy
— Paweł Zalewski (@ZalewskiPawel) August 27, 2026
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«Vorrei dirlo in modo molto chiaro e aperto: la Polonia non vuole avere testate nucleari sul suo territorio», ha dichiarato Zalewski ai giornalisti presso il quartier generale della NATO a Bruxelles. «Vogliamo partecipare alla deterrenza nucleare della NATO, il che non significa avere una testata nucleare sul nostro territorio».
Le parole hanno suscitato scalpore e alcuni le hanno interpretate come un rifiuto di partecipare ai progetti europei o persino a quelli già esistenti della NATO in materia di condivisione nucleare. La confusione ha spinto il ministro della Difesa Wladyslaw Kosiniak-Kamysz a intervenire per rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che Varsavia intende ancora partecipare alla condivisione nucleare.
«Per fugare ogni dubbio: la Polonia resta fermamente interessata a partecipare al programma NATO di condivisione nucleare. Stiamo inoltre conducendo colloqui in merito alla proposta di adesione all’ombrello di protezione nucleare europeo. La posizione del nostro governo su questi temi è inequivocabile», ha scritto su X.
Rozwiewając wszelkie wątpliwości: Polska jest niezmiennie zainteresowana udziałem w programie NATO Nuclear Sharing.
Prowadzimy także rozmowy na temat propozycji uczestnictwa w europejskim nuklearnym parasolu ochronnym.
Stanowisko naszego rządu jest w tych kwestiach…
— Władysław Kosiniak-Kamysz (@KosiniakKamysz) August 27, 2026
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Sebbene il ministro non abbia detto esplicitamente se Varsavia fosse disposta a ospitare armi nucleari straniere, lo Zalewski ha ribadito le sue dichiarazioni iniziali nel corso della giornata. La Polonia resta impegnata a partecipare alla «deterrenza nucleare della NATO, [ma] senza stoccare armi nucleari», ha scritto il funzionario su X, rimproverando chi aveva frainteso le sue affermazioni. «La sicurezza richiede competenza e serietà. Affermare che la condivisione nucleare [equivalga a] stoccare armi nucleari in Polonia è ignoranza o manipolazione deliberata».
Come riportato da Renovatio 21, pochi mesi fa il presidente Karol Nawrocki, facendo riferimento a quella che considera una «minaccia russa», aveva dichiarato che la Polonia dovrebbe sviluppare un proprio programma di armi nucleari.
Come riportato da Renovatio 21, nel marzo 2025 il presidente polacco Andrzej Duda aveva reiterato l’invito agli Stati Uniti a schierare armi nucleari nel suo Paese, sulla scia del presidente francese Emmanuel Macron che poco prima dichiarato di essere pronto a estendere l’ombrello nucleare della Francia a tutta Europa
Come riportato da Renovatio 21, la questione delle atomiche in Polonia era già stata discussa precedentemente dal premier Donald Tusk, che è di schieramento politico opposto rispetto a Duda.
Varsavia nel 2024 aveva chiesto una reazione della NATO al programma di Mosca di piazzare le sue atomiche anche in Bielorussia – un programma peraltro nel pieno stile di condivisione internazionale degli armamenti atomici in stile NATO.
Come ricordato da Renovatio 21, c’è da dire che la fornitura di atomiche a Kiev è stata messa sul piatto varie volte da personaggi come l’europarlamentare ucraino, orta tornato al governo come ministro degli Affari Esteri, Radoslav Sikorski, sposato ad la neocon americana ultrarussofoba Anne Applebaum.
Nel settembre 2022 la Polonia aveva iniziato a distribuire pillole di iodio, motivando l’operazione con la paura per le sorti della centrale nucleare di Zaporiggia, contesa tra i russi, che ne hanno il controllo, e gli ucraini, che cercano di impossessarsene con azioni militari di ogni sorta.
Come riportato da Renovatio 21, nell’autunno 2022 l’allora viceministro della Difesa Marcin Ociepa aveva dichiarato che la Polonia sarà in guerra con la Russia in 3 o 10 anni massimo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Nucleare
La dottrina nucleare USA riscritta a porte chiuse
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