Immigrazione
La realtà dietro all’ultimo omicidio di Perugia
Il mese scorso, un ragazzo di origini albanesi proveniente dalle Marche è stato ucciso da una coltellata mentre si trovava a Perugia con degli amici per passare una serata nella zona universitaria. La lite, con un altro gruppo di giovani, è scoppiata per futili motivi.
La nottata in discoteca era ormai finita e da uno sfottò calcistico è partita la scintilla che ha innescato le ire di ragazzi di origini nordafricane residenti in Italia con tanto di cittadinanza.
Stando a quanto scritto dall’ANSA, «in base a quanto accertato dalla squadra mobile di Perugia, un diciottenne recentemente finito in carcere per l’aggravamento del divieto di dimora in Perugia a cui era sottoposto per un altro episodio, si era fatto raggiungere dalla fidanzata per prendere un coltello custodito nella vettura. L’aveva quindi brandito verso l’altro gruppo per poi buttarlo a terra. Nel frattempo, in un’altra parte del parcheggio, c’erano state altre colluttazioni. Dalle indagini è emerso che il ventunenne di Perugia, dopo aver raccolto il coltello lanciato a terra dall’amico e con un secondo nell’altra mano, si sarebbe scagliato contro il giovane di Fabriano, colpito con un unico fendente al torace. Quindi la fuga, per poi disfarsi del coltello utilizzato nell’aggressione (non ancora ritrovato) e di alcuni indumenti».
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Questo «omicidio universitario» non può non riportare alla mente il delitto Meredith Kercher del 2007, consumatosi fra studenti, che segnò uno spartiacque per la città di Perugia, con lo sgretolamento di quell’eden edonistico di una nightlife universitaria da far invidia alla migliore movida spagnola. Da quel momento la città fu messa sotto i riflettori per l’emergere di una strabordante e dilagante violenza – in particolar modo nella zona del centro storico – fino ad allora soffocata e tenuta come la polvere sotto il tappeto, ma poi deflagrata sotto la lente d’ingrandimento dei media.
Ciò sdegnò i perugini che fino ad allora hanno voluto credere che tutto andasse bene. Su Renovatio 21 abbiamo recentemente avuto occasione di parlare di tale delitto con due interviste all’ex magistrato Giuliano Mignini che seguì tutta l’irrisolta vicenda.
Le problematiche legate a una microcriminalità sempre più diffusa – dati alla mano – sono da attribuire per una sostanziosa percentuale ad immigrati o di immigrati di seconda generazione. Nel centro storico del capoluogo umbro qualche mese fa c’è stata un’aggressione pubblica in un negozio di kebab da parte di quattro stranieri, tre albanesi e un greco, protagonisti di quello che pare sia stata una vera e propria spedizione punitiva come spiega la cronista Francesca Marruco su un giornale locale: «col volto parzialmente coperto dai cappucci delle felpe, entrano correndo armati di bastoni e mazze».
In questi giorni, sempre nella stessa zona, un altro fatto di sangue ha sporcato il salotto buono perugino come apprendiamo dalle cronache: «Un uomo è stato soccorso sulla scalinata del Duomo, all’ingresso principale verso piazza Danti, gravemente ferito da una coltellata alla schiena. A trovarlo a terra, intorno alle 5 di mattina, sono stati alcuni addetti della sicurezza privata. Sono stati loro a richiedere l’intervento della polizia, che ha richiesto la presenza del personale medico del 118. Si tratta di un tunisino, di 33 anni, con precedenti di polizia». «Dalle prime testimonianze raccolte, la coltellata sarebbe arrivata al culmine di una lite con due uomini di nazionalità marocchina, per ragioni ancora da chiarire» scrive La Nazione.
Fatti di questo genere sono parte dell’ordinario e oramai non fanno quasi più notizia nemmeno quando si palesano nelle zone residenziali e storiche delle nostre città, dove famiglie, turisti, studenti e cittadini vivono godendo le bellezze architettoniche delle nostre città d’arte.
La settimana scorsa un gruppetto di «maranza» ha gettato da un soprappassaggio pedonale un carrello della spesa su una delle vie più trafficate nei pressi della stazione ferroviaria sfiorando per pura casualità le autovetture che in quell’ora del giorno transitano freneticamente su quella che è un’arteria importante del traffico cittadino.
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Rammento un altro fatto di sangue che al tempo risultò prodromico per la caduta della maggioranza politica di sinistra che non aveva mai perso le amministrative nel capoluogo umbro. Era il maggio 2012. Una notte di inseguimenti e violenze nel centro storico di Perugia tra bande di stranieri, dopo che un nordafricano fu accoltellato quasi a morte. La sospetta morte scatenò le ire dei connazionali che iniziarono una serie di spedizioni punitive nei locali dell’acropoli per cercare i rivali. Si scatenò una guerriglia contro le forze dell’ordine in pieno stile far west.
«L’8 maggio 2012 il centro storico di Perugia fu teatro di una vera e propria guerriglia “tra bande” di albanesi contro tunisini, che si sfidarono a colpi di spranghe e bottigliate. La violenza aggressione degenerò, ci furono danneggiamenti alle macchine delle forze dell’ordine e vetrine dei negozi spaccati. Negli scontri fu accoltellato un tunisino che poi si è salvato dopo una lunga degenza in ospedale. Forse un regolamento dei conti tra bande di stranieri, legati al mondo della droga», come riportato da PerugiaToday.
Ricordo che i giorni appresso furono schierati carabinieri e polizia in ogni angolo per cercare di re-immettere sicurezza ai cittadini che si sentivano impauriti e smarriti. La conseguente caduta della sinistra portò alla vittoria di un sindaco di centro destra, Andrea Romizi, che con la sua giunta, quantomeno sotto il profilo della sicurezza, cercò di attuare misure atte a mitigare una situazione che di lì a poco avrebbe potuto degenerare ulteriormente, anche se poi atti vandalici commessi da immigrati ce ne sono stati lo stesso.
Al tempo Perugia fu etichettata come Gotham City, scatenando una canea social tragicomica, dove le varie fazioni politiche hanno scritto tutto e il contrario di tutto sui propri profili Facebook, enfatizzando alcuni fatti e portandoseli a loro favore a seconda delle necessità. È la solita «politica dei social network», che straparla, litiga, dibatte, urla, ma che poi di fatto, all’atto pratico, ben poco può o vuole fare in merito, stretta tra un groviglio legislativo pachidermico e uno spirito di politicamente corretto quanto mai pervasivo.
Rammento inoltre che colloquiando con un poliziotto in servizio nelle nostre regioni del nord est, parlando con dei suoi colleghi in maniera serena e informale, disse candidamente che «le lame le tirano fuori solo gli immigrati, quasi mai gli italiani». Segno evidente che vi potrebbe essere un’attitudine alla violenza più spiccata tra quelli che sono i cosiddetti italiani di seconda generazione.
Visto il trend odierno è bene ricordare che nel maggio scorso la zona della stazione ferroviaria di Perugia è diventata zona rossa – terminologia di covidica memoria – per cercare di arginare la delinquenza e sopperire alle mancanze in tema di sicurezza della nuova giunta comunale di sinistra.
Ci sarebbe da chiedersi come mai ci sia un incremento di violenza e criminalità proprio con il cambio di amministrazione locale. È difficile, a mio avviso, trovare una spiegazione logica, precisa e circostanziata. Può essere una semplice coincidenza, oppure una percezione da parte di alcuni criminali di poter essere meno controllati? Questo, in tutta onestà, non lo so.
Di certo c’è che la precedente amministrazione di centro destra ha concretamente fatto qualcosa per contenere questo tipo di reati – come detto non sempre riuscendoci – ma è altresì vero che ha comunque applicato una politica di superficie, non andando alla radice vera del problema legato alla immigrazione incontrollata, ma cercando di lustrare una facciata che tutto sommato ha distolto il cittadino, per un certo lasso di tempo, da questa criticità. Ora il problema ecco che torna a galla. Non spetta di certo alle amministrazioni locali estirpare in toto questi problemi, bensì sarebbe compito dello Stato che evidentemente esso stesso gioca e si muove in una superficie senza poter o voler scavare in profondità.
Dopo le «zone rosse» perugine ci possiamo aspettare il «lockdown maranza», già applicato in Francia, o il «lockdown adolescenziale» in salsa calabra atto a mitigare i cittadini esasperati dagli schiamazzi notturni, dalle ubriacature moleste e dalle violenze di queste bande di minori apparentemente fuori controllo, spesso anche sotto l’effetto di stupefacenti.
L’anno passato a Milano è scoppiata una rivolta etnica, ma praticamente nessuno la volle chiamare così, praticamente solo Renovatio 21. Né iniziare a pensare che il punto di non ritorno della banlieue francese è finalmente arrivato – e con esso, le no-go zone immigrate all’interno delle nostre città. Si tratta di un dato di rilevanza storica non solo per la «capitale morale», ma per l’Italia tutta. Milano, si dice, anticipa ciò che succede nel resto del Paese. Senza dimenticare i fatti di Peschiera del Garda: una cittadina messa sotto assedio da una moltitudine di giovani africani.
Tanto per cercare di essere più precisi e circostanziati è bene riportare alcuni dati ufficiali su tali questioni. Apprendiamo dal sito ufficiale del Ministero dell’Interno (dati relativi al 2022) del che i crimini commessi da stranieri, leggendo il tutto macro dimensionalmente e depurato da qualsiasi retorica qualunquista, rappresenta una criticità da non sottovalutare viste le percentuali: «La popolazione straniera residente nel 2022 sul territorio nazionale rappresenta circa l’8,5% del totale.
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Analizzando i dati relativi all’azione di contrasto effettuata sul territorio nazionale dalle Forze di polizia, nel 2022 si rilevano 271.026 segnalazioni nei confronti di stranieri ritenuti responsabili di attività illecite, pari al 34,1% del totale delle persone denunciate ed arrestate; il dato risulta in lieve aumento, sia in valori assoluti che in termini di incidenza, rispetto a quello del 2021, allorquando le segnalazioni erano state 264.864, pari al 31,9% del totale. Significativo è risultato il coinvolgimento di stranieri in attività delittuose di natura predatoria.
In particolare: furti, le segnalazioni riferite agli stranieri denunciati e/o arrestati nel 2022 (41.462) rappresentano, per tale fattispecie, il 45,48% del totale; rapine, le segnalazioni riferite a stranieri denunciati e/o arrestati nel 2022 (9.256) rappresentano, per tale delitto, il 47,31% del totale». Vedasi anche il sito del Ministero della Giustizia che ci dice quanti detenuti italiani e stranieri sono al sicuro nelle patrie galere.
Alla luce dei fatti e dei dati, si evince un quadro ben chiaro: questa «criminalità extracomunitaria» è un macro problema e sta diventando una vera e propria emergenza sociale che andrebbe trattata come tale. In primis dovremmo pretendere un dibattito sano, costruttivo, non fazioso sul tema e non occluso dalla cappa di politically correct che pervade anche questa tematica.
È compito delle istituzioni, ma anche dei giornalisti che troppo spesso mistificano i fatti di cronaca omettendo furbescamente le identità dei criminali in nome di una inclusività e di un neo linguaggio di stile orwelliano. In verità, la stampa non lo può dire, almeno non nei titoli – per il solito effetto della Carta di Roma, (il testo deontologico imposto ai giornalisti che prevede limiti di cronaca riguardo alle cose degli immigrati) – tanto che in tali articoli bisogna leggere fra le righe: le proteste e le violenze spesso sono perpetrate da ragazzi nordafricani di secondo o financo terza generazione.
Senza entrare nel campo ampio del problema dei flussi migratori, ci accontenteremmo semplicemente di più trasparenza e correttezza, per evitare il dilagare dell’anarco-tirannia in ciabatte.
Francesco Rondolini
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Immagine di Roberto Andreani via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic; immagine tagliata
Immigrazione
Si scopre che i «minori migranti» sono in realtà degli adulti
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Immigrazione
L’immigrazione in Germania è costata in un anno 40 miliardi
Secondo quanto riportato dai nuovi dati del «rapporto sui costi dei rifugiati» del Ministero federale delle Finanze tedesco, i migranti sono costati ai contribuenti tedeschi – solo a livello federale – 24,8 miliardi di euro nel 2025. Tuttavia, la cifra reale è ben più alta. Lo riporta Remix News.
I 24,8 miliardi di euro rappresentano la spesa esclusivamente federale. Il costo nazionale effettivo dell’immigrazione per la Germania, nel suo complesso, è pari a quei 24,8 miliardi di euro, più gli ingenti miliardi che i singoli Länder e i comuni hanno dovuto attingere dalle proprie entrate fiscali locali per coprire i deficit causati dall’immigrazione di massa.
Die Welt osserva che la cifra totale è effettivamente molto più alta, poiché non include gli stati e i comuni locali, ma non fornisce questi dati aggregati.
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Tuttavia, gli anni precedenti indicano che questa cifra si aggira tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Ciò significa che è probabile che il totale superi di gran lunga i 40 miliardi di euro, ma, come negli anni passati, potrebbe addirittura arrivare a 50 miliardi di euro.
I costi totali coprono diverse aree, tra cui il contributo del governo federale per l’accoglienza dei rifugiati e i costi di integrazione sostenuti da stati e comuni. Una questione controversa riguarda l’ammontare esatto dei fondi che il governo federale trasferisce a stati e comuni, i quali sostengono che non siano sufficienti a coprire tutte le loro spese.
In sostanza, il governo federale eroga un importo forfettario di 7.500 euro per ogni domanda iniziale di asilo, stanziato tramite una modifica della ripartizione dell’IVA. Questo anticipo ha raggiunto 1,25 miliardi di euro nel 2025. Inoltre, il rapporto ipotizza che il governo federale vanti un credito di rimborso da parte degli stati pari a 250 milioni di euro per il 2025. Tuttavia, ciò copre solo una frazione dei costi. Gli stati indicano che i costi totali nel settore della fuga e della migrazione sono significativamente superiori alle risorse IVA a loro disposizione sulla base dell’aliquota forfettaria.
Naturalmente, tutte queste spese coprono solo aree specifiche come alloggi, sussidi sociali diretti e corsi di integrazione. Il costo reale è comunque di gran lunga superiore ai 40-50 miliardi di euro.
I costi, ad esempio, non coprono le spese associate alla consistente popolazione carceraria straniera. Non coprono nemmeno la necessità di un notevole incremento delle forze di polizia e degli sforzi antiterrorismo. Esistono inoltre delle «zone grigie» che generano altre tasse occulte a carico dei tedeschi, causate dall’immigrazione di massa. Ad esempio, l’immigrazione di massa ha portato a un aumento vertiginoso dei prezzi delle case, a un incremento del traffico stradale, al sovraffollamento degli ospedali e a tempi di attesa più lunghi per le cure mediche.
A causa dell’immigrazione di massa, i tedeschi ora pagano addirittura premi assicurativi sanitari più elevati.
Il presidente dell’Associazione nazionale delle casse di previdenza sanitaria (GKV-Spitzenverband) ha ripetutamente criticato il governo federale per aver creato un enorme deficit multimiliardario che li costringe ad aumentare i premi, concentrando la sua critica principalmente sulle «prestazioni non assicurative». Si tratta di sussidi di assistenza sociale, previsti dalla legge, erogati a coloro che non hanno versato i contributi previdenziali regolari. Tra questi rientrano i disoccupati di lunga durata e i rifugiati.
Al loro arrivo in Germania, i richiedenti asilo non sono iscritti al sistema sanitario pubblico. In base alla legge sulle prestazioni per i richiedenti asilo, le loro spese sanitarie sono coperte, con i comuni e gli uffici sociali statali che si fanno carico del pagamento delle fatture.
Le difficoltà finanziarie iniziano una volta approvata la domanda di asilo di un migrante, oppure se questi si trova nel paese da 36 mesi senza una decisione definitiva. A questo punto, il migrante passa al sistema di assistenza sociale standard, noto come «denaro di cittadinanza».
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Una volta che beneficiano dell’assistenza sociale, vengono pienamente integrati nel sistema sanitario pubblico. È qui che, secondo la GKV-Spitzenverband, i conti non tornano: il governo paga solo 108 euro a persona al mese per i beneficiari dell’assistenza sociale, la maggior parte dei quali sono migranti o persone con un background migratorio, quando l’assistenza costa in realtà tra i 300 e i 350 euro al mese.
Ciò ha comportato un deficit di diversi miliardi di euro, che secondo le compagnie assicurative dovrà ora essere scaricato sui cittadini tedeschi che effettivamente pagano la loro assicurazione sanitaria.
In breve, i tedeschi sono messi alle strette da ogni lato a causa dell’immigrazione di massa e, nonostante le affermazioni secondo cui sarebbero gli stranieri a pagare le pensioni della popolazione anziana tedesca, ciò è chiaramente irrealistico. Al contrario, ci si potrebbe aspettare che gli anziani tedeschi lavorino ancora più a lungo, con un forte movimento all’interno del governo volto ad innalzare l’età pensionabile a 73 anni.
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Immigrazione
Elon Musk si offre di finanziare la causa contro la polizia britannica per il ragazzo inglese ucciso dall’immigrato sikh
This poor boy was running away from someone who stabbed him & stole his phone, but the police in the UK attacked him instead of his murderer! https://t.co/SwnHHYec1d
— Elon Musk (@elonmusk) May 20, 2026
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In un altro post, Musk ha scritto: «Inconcepibile. Sono felice di finanziare una causa per omicidio colposo contro queste disgustose scuse di forze dell’ordine. Devono assolutamente essere licenziati.»Has any action been taken against the police officers who handcuffed this boy and made him bleed to death in the street?
Who are they? https://t.co/EkfCZcFNYD — Elon Musk (@elonmusk) May 20, 2026
Nowak, studente del primo anno di contabilità e finanza all’Università di Southampton e originario dell’Essex, stava rientrando a casa dopo una serata con i compagni della squadra di calcio universitaria quando è stato aggredito. Secondo l’accusa, Digwa lo ha colpito quattro volte dopo che Nowak aveva tentato di fuggire. All’arrivo della polizia, le immagini della bodycam mostrano Nowak appoggiato a un muro, sorretto dal padre di Digwa. Quest’ultimo ha detto agli agenti: «Continua a cadere, quindi sto solo cercando di tenerlo su». Nowak ripeteva continuamente «Non riesco a respirare» e affermava di essere stato accoltellato. Invece di fornire immediato soccorso medico, gli agenti hanno ammanettato il ragazzo sanguinante e lo hanno arrestato per sospetta aggressione, basandosi sulle accuse della famiglia di Digwa secondo cui Nowak li avrebbe insultati con epiteti razzisti. Un agente ha risposto alle sue disperate suppliche rispondendo: «Non credo proprio, amico». Henry ha perso conoscenza e è morto, annegato nel suo stesso sangue. Il fratello di Digwa ha dichiarato all’operatore del servizio di emergenza: «siamo appena stati aggrediti a sfondo razziale da una persona bianca… Ha aggredito fisicamente mio fratello. Siamo Sikh, indossiamo il turbante, e lui ha aggredito mio fratello». I video mostrati alla giuria riprendono Digwa e il fratello mentre accusano Nowak di un attacco razziale. Nowak ha negato. Si sente Digwa affermare: «Nessuno ti ha accoltellato, fratello, sei in piedi. Sei ubriaco». Il padre di Digwa ha aggiunto: «sta fingendo, un minuto fa stava parlando con voi. Ora sta cercando di alzarsi e andarsene».Unconscionable.
I am happy to fund a wrongful death lawsuit against these disgusting excuses for law enforcement. They damn well better have been fired. — Elon Musk (@elonmusk) May 20, 2026
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