Connettiti con Renovato 21

Bioetica

La pretesa eticità della vaccinazione obbligatoria COVID secondo l’OMS: parere del CIEB

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

 

Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina

Parere sul documento dell’OMS del 30 maggio 2022 concernente la pretesa eticità della vaccinazione obbligatoria anti-Covid

 

 

 

 

Mentre i media continuano a manipolare l’opinione pubblica alternando emergenze strategiche, climatiche e alimentari a presunte crisi sanitarie dai nomi sempre più fantasiosi (vaiolo delle scimmie, morbillo del tricheco), le organizzazioni internazionali che dovrebbero perseguire pace, benessere e prosperità non cessano di attentare alla sicurezza degli italiani nelle sue diverse declinazioni.

 

Con particolare riferimento all’ambito sanitario, oggetto della specifica competenza del CIEB, può qui ricordarsi la raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 7 dicembre 2018, intitolata al «rafforzamento della cooperazione nella lotta contro le malattie prevenibili da vaccino». (1)

 

La raccomandazione equipara qualsiasi malattia prevenibile mediante vaccino ai «grandi flagelli» e, muovendo da questa singolare premessa, invita gli Stati a elaborare e attuare piani di vaccinazione che comprendano non solo l’elaborazione di «informazioni elettroniche sullo stato vaccinale dei cittadini», ma anche «un approccio alla vaccinazione sull’intero arco della vita», nonché la possibilità «di investire nella ricerca nelle scienze comportamentali e … sui fattori determinanti dell’esitazione vaccinale in diversi sottogruppi della popolazione» (dove per «esitazione vaccinale» deve intendersi la sfiducia del pubblico verso i vaccini).

 

Adottata in tempi non sospetti allo scopo di preparare il terreno a quel «biopandemismo» che l’emergenza COVID ha in seguito ampiamente disvelato, e che il CIEB ha denunciato in un suo parere (2), la raccomandazione europea viene in rilievo anche per la tecnica da essa utilizzata, volta a legittimare decisioni politiche lesive di diritti e libertà individuali mediante «spinte gentili» ispirate ai principi dell’economia comportamentale e recepite in strumenti di soft law.

 

Questa tecnica è ora fatta propria anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) mediante il documento adottato il 30 maggio 2022 e intitolato «COVID-19 and mandatory vaccination: Ethical considerations» (3), documento che taluni circoli già presentano come una sorta di linea-guida inevitabilmente destinata a ispirare i futuri pronunciamenti etico-giuridici in materia, con particolare riferimento all’attesa sentenza della Consulta concernente la legittimità costituzionale dell’obbligo cosiddetto vaccinale.

 

Redatto con ogni evidenza sulla scorta dell’esperienza italiana degli ultimi due anni, oltreché a misura della normativa europea che ha autorizzato in via condizionata e provvisoria l’immissione in commercio dei cosiddetti vaccini anti-COVID, il documento dell’OMS appare tanto banale e fuorviante quanto inquietante: banale e fuorviante perché muove dal falso assunto che l’obbligo vaccinale persegue interessi generali alla stregua delle norme che in diversi Paesi impongono agli automobilisti di indossare la cintura di sicurezza o agli ipovedenti di guidare utilizzando lenti correttive, posto che indossare la cintura di sicurezza o gli occhiali da vista non comporta rischi significativi per la salute dei soggetti obbligati («in many parts of the world, people are required to wear seatbelts, motorists with poor visual acuity are required to wear corrective lenses»); inquietante perché giustifica l’introduzione dell’obbligo vaccinale nel caso in cui le «preoccupazioni» dei soggetti che scelgono di non vaccinarsi si rivelino d’ostacolo al completamento della campagna vaccinale, posto che siffatte preoccupazioni discendono legittimamente da dati sanitari oggettivi e rilevabili dalla letteratura scientifica e da database medici internazionali («If addressing such concerns is ineffective, and those concerns remain a barrier to the achievement of important objectives … a mandate may be considered necessary»).

 

Ma le criticità del documento dell’OMS non si fermano qui. Singolari appaiono infatti i passaggi del documento relativi:

 

  • alla pretesa correlazione tra i soggetti che possono, ma non vogliono, vaccinarsi e l’aumento del rischio di danni da COVID («if a substantial portion of individuals are able but unwilling to be vaccinated and this is likely to result in significant risks of COVID-19-related harms»), correlazione smentita da copiose evidenze scientifiche in grado di attestare che i cosiddetti vaccini attualmente in commercio non proteggono dal contagio delle varianti del virus SARS- CoV-2 in circolazione (4) e che, in ogni caso, l’efficacia di tali vaccini diminuisce rapidamente nel tempo (5);

 

  • al valore salvifico dei cosiddetti vaccini anti-COVID, ricostruito sulla base di studi clinici sempre più contestati e controversi e di una vigilanza attiva asserita, ma mai effettuata («Evidence generated from clinical trials and real-world use has demonstrated that authorized COVID-19 vaccines meet this condition of safety»), pur a fronte della inesistenza – riconosciuta dallo stesso documento – di evidenze scientifiche in grado di provare al di là di ogni ragionevole dubbio la capacità dei vaccini in questione di limitare la trasmissione del virus SARS-CoV-2 («authorized COVID-19 vaccines have been shown to be safe and highly effective in preventing severe disease, hospitalization and death, and there is some evidence that being vaccinated will make it less likely to become infected and pass the virus on to others»);

 

  • alla strumentalizzazione del principio di precauzione che, mediante una costruzione semantica fuorviante e ingannevole, viene arbitrariamente asservito all’obbligo vaccinale («while an obligation exists to ground decisions about vaccination mandates in the best available evidence, a lack of full certainty regarding the ineffectiveness of other measures should not necessarily preclude the use of vaccination mandates, if there is reason to believe they would be effective at averting significant harm»);

 

  • al tentativo di istituzionalizzare il controllo dell’informazione al fine di sopprimere il dissenso e l’autonomia individuale, bollati come comportamenti da governare e non come valori da alimentare in una società democratica e pluralista («There should, however, be strict scientific and prudential limits to appeals for accommodation or “conscientious objection”, especially when such accommodation might be used by individuals to ‘free ride’ the public health good of community protection» e ancora «Finally, it should be acknowledged that those opposed to the use of vaccination mandates may take advantage of social dissent even when the use of a mandate is ethically justified, which may impact social and community cohesion»);

 

  • al tentativo di sostituire con accordi di compensazione economica di natura forfettaria il ricorso alle garanzie giurisdizionali preposte all’accertamento delle responsabilità civili e penali eventualmente derivanti dai danni collegati o conseguenti alla vaccinazione obbligatoria («mandatory vaccination should be implemented with no-fault compensation schemes to address any vaccine-related harm that might occur. This is important because it would be unfair to require people to seek legal remedy from harm resulting from a mandatory intervention»).

 

Quest’ultimo passaggio in particolare, barattando la salute individuale col denaro, avalla una logica mercificatrice dei diritti e della dignità dell’essere umano che, da sola, basta a smentire la pretesa valenza «etica» del documento dell’OMS.

 

Evidentemente lo scopo del documento è un altro.

 

Come conferma la pervicacia con cui l’OMS si ostina ad ignorare uno dei principi basilari dell’epidemiologia, ossia che la vaccinazione durante una fase epidemica produce l’effetto di incrementare le varianti del virus, lo scopo del documento è quello di favorire l’applicazione elastica dell’obbligo vaccinale a future esigenze e/o emergenze politico-sanitarie, coerentemente con la vaghezza e la genericità delle affermazioni in esso contenute («Consequently, … considerations identified above are described generally so that they can be applied at any point in time and in any context»): ciò che potrebbe indurre taluni a ritenere maliziosamente che la volontà dell’OMS si indirizzi di fatto nel senso di favorire, e non di ostacolare, la diffusione del virus SARS-CoV-2.

 

Sulla scorta di quanto rilevato, il CIEB non può fare a meno di osservare che l’intero documento dell’OMS avrebbe potuto essere utilmente riassunto nella constatazione riportata a pag. 4 dello stesso, secondo cui «No vaccine is perfect».

 

Parafrasando la celebre battuta finale di una altrettanto celebre commedia hollywoodiana (6), una siffatta constatazione da una parte avrebbe contribuito a non esacerbare gli animi degli italiani che da più di due anni sopportano le restrizioni imposte in forza della cosiddetta emergenza sanitaria e, dall’altra, avrebbe offerto prova della residua onestà intellettuale di una organizzazione – quale è l’OMS – che beneficia largamente di finanziamenti erogati dagli stessi soggetti coinvolti nella progettazione, produzione, distribuzione e commercializzazione dei cosiddetti vaccini anti-COVID, nonché nel sostegno politico-mediatico fornito alla cosiddetta campagna vaccinale (7).

 

Così non è stato. Pertanto, il CIEB ritiene necessario sollecitare ancora una volta l’opinione pubblica a:

 

1) prendere coscienza della strategia pianificata da organizzazioni internazionali quali l’OMS e l’Unione europea, nonché dal Governo in carica, al fine di espropriare i cittadini dei loro diritti e delle loro libertà fondamentali mediante il ricorso sistematico a stati d’emergenza di natura diversa, secondo il metodo del biopandemismo;

 

2) valutare i mezzi più idonei per fronteggiare la deriva autoritaria in corso, tenuto anche conto della possibilità, da più parti ventilata, che le elezioni politiche previste per il 2023 vengano procrastinate sine die a causa del conflitto armato in cui il Governo sta trascinando il Paese.

 

 

CIEB

 

13 giugno 2022

 

NOTE

1) Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 28 dicembre 2018, n. C-446, pag. 1 e ss.

 

2) Cfr. il Parere (n. 7) sul ruolo della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 7 dicembre 2018 nel quadro della gestione dell’emergenza COVID.

 

3) Cfr. https://www.who.int/publications-detail-redirect/WHO-2019-nCoV-Policy-brief-Mandatory-vaccination-2022.1.

 

4) Cfr. D. W. Eyre et al., Effect of Covid-19 Vaccination on Transmission of Alpha and Delta Variants, in N. Engl. J. Med., 2022, 386, 744- 756 doi: 10.1056/NEJMoa2116597, nonché O.T. Ng., et al., Impact of Delta Variant and Vaccination on SARS-CoV-2 Secondary Attack Rate Among Household Close Contacts, in The Lancet Regional Health – Western Pacific, 2021, 17, 100299, doi.org/10.1016/j.lanwpc.2021.100299.

 

5) Cfr. N. Andrews et al., Covid-19 Vaccine Effectiveness against the Omicron (B.1.1.529) Variant, in N. Engl. J. Med., 2022, 386, 1532- 1546, doi: 10.1056/NEJMoa2119451, nonché S. Y. Tartof et al., Effectiveness of mRNA BNT162b2 COVID-19 vaccine up to 6 months in a large integrated health system in the USA: a retrospective cohort study, in Lancet, 2021, 398, 1407-1416.

 

6) Il riferimento è al film del 1959 Some Like It Hot (A qualcuno piace caldo) di Billy Wilder, con Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon.

 

7) Cfr. https://ilbolive.unipd.it/index.php/it/news/chi-finanzia-lorganizzazione-mondiale-sanita.

 

 

 

Il testo originale del Parere è pubblicato sul sito internet: www.ecsel.org/cieb

 

 

 

 

Continua a leggere

Bioetica

Negli ospedali olandesi verranno praticati aborti fino a 24 settimane invece di 22

Pubblicato

il

Da

Gli ospedali olandesi inizieranno a praticare aborti su richiesta fino alla 24ª settimana di gravidanza, rispetto al precedente limite di 22 settimane. Lo riporta LifeSite.

 

Sebbene la legge olandese sull’aborto consenta in linea di massima l’interruzione di gravidanza fino alla 24ª settimana (definita come l’età legale di «vitalità»), gli ospedali generalmente praticano aborti solo fino alla 22ª settimana, poiché i bambini nati a partire dalla 22ª settimana spesso sopravvivono grazie alle cure neonatali.

 

Il quotidiano olandese AD ha riportato che la Società olandese di ostetricia e ginecologia (NVOG) e gli ospedali hanno concordato un nuovo protocollo in base al quale gli ospedali praticheranno aborti su richiesta tra la 22ª e la 24ª settimana di gestazione, nonostante molti bambini siano in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero a quell’età gestazionale.

 

Come riporta Brussels Signal, la modifica è stata apportata per impedire alle donne di recarsi all’estero per abortire.

Sostieni Renovatio 21

Tra la 22ª e la 24ª settimana di gestazione, il feto è già altamente sviluppato, con un’altezza di circa 30 centimetri e un peso di circa 600 grammi. Il bambino non ancora nato possiede già impronte digitali uniche, un viso completamente formato ed è in grado di reagire a suoni, tatto e luce. Sebbene i bambini nati in questa fase siano ancora considerati molto prematuri, i tassi di sopravvivenza superano spesso il 60% nei paesi sviluppati dotati di moderne cure neonatali. In caso di aborto in questa fase, il feto viene spesso ucciso tramite un’iniezione letale.

 

Le associazioni pro-vita locali hanno criticato la decisione, affermando che il provvedimento amplia l’accesso all’aborto in fase avanzata di gravidanza, anche per i bambini sani, in una fase in cui molti feti sono in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero.

 

Nel 2024, nei Paesi Bassi sono stati praticati oltre 39.000 aborti. Secondo il ministero della Salute, 331 di questi sono stati eseguiti tra la 22ª e la 24ª settimana di gestazione.

 

Il Regno resta uno dei Paesi trainanti nel trend globale all’eutanatizzazione della popolazione, con le morti per pratiche eutanatiche che hanno superato il 5% dei decessi nel 2023.

 

Come riportato da Renovatio 21, il mese scirsi è emerso che per la prima volta, è stata praticata l’eutanasia su un bambino di età inferiore ai dodici anni.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Goleisureintl via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

Continua a leggere

Bioetica

La bambina risucchiata dal bocchettone della piscina e la morte cerebrale

Pubblicato

il

Da

Ci risiamo. Un’altra bambina, un’altra piscina e un’altra corsa disperata verso un reparto di terapia intensiva. E infine un altro titolo che, puntualmente, troviamo identico su tutti i giornali: «È morta la bambina risucchiata dal bocchettone della piscina».   Il lettore scorre una notizia di questo tipo e crede di aver capito tutto. Immagina una vittima che, dopo l’incidente, «non ce l’ha fatta». È la conclusione naturale della tragedia. Fine della storia.   E invece no. La prassi in questi casi è molto più complessa e nessun mezzo di informazione avverte la necessità di raccontarla.   Il paziente di questo tipo, infatti, non arriva in ospedale da cadavere: il cuore batte, il sangue circola e il suo organismo viene sostenuto dai medici che riescono a stabilizzarlo. Le condizioni sono molto critiche, ma si tratta tecnicamente di un paziente ricoverato in terapia intensiva, non un corpo senza vita consegnato all’obitorio.

Sostieni Renovatio 21

A un certo punto, però, al percorso terapeutico se ne affianca un altro: quello dell’accertamento della cosiddetta morte con criteri neurologici convenzionali. Dopo il periodo di osservazione previsto dalla legge, una commissione medica dichiara la morte dell paziente. Solo da quel momento diventa giuridicamente possibile procedere al prelievo degli organi, al quale i parenti, travolti dal dolore, acconsentono.   Tutto questo, però, nel racconto mediatico scompare; la notizia viene compressa in una formula tanto semplice quanto ingannevole: morti per l’incidente. Ma è davvero questo che è accaduto? Perché esiste una differenza enorme tra dire che una persona è morta in conseguenza di un annegamento o un incidente d’auto e dire che, dopo pochissimi giorni di terapia intensiva, una commissione medica ne ha accertato la morte secondo i criteri neurologici previsti dall’ordinamento italiano.   Non è un sofisma, è la differenza tra un evento naturale e un atto medico. Eppure, questa differenza viene sistematicamente cancellata dal linguaggio dell’informazione.   Si tratta di uno schema che si ripete con impressionante regolarità. Ogni volta che un bambino o un giovane arriva in ospedale dopo un arresto cardiaco rianimato, soprattutto quando il danno cerebrale appare importante, il percorso clinico segue ormai una sequenza ben nota: si stabilizza il paziente, si valutano le sue condizioni neurologiche e, qualora ne ricorrano i presupposti, si avvia il protocollo per l’accertamento della morte encefalica. Se quest’ultima viene confermata dai risultati di determinati test diagnostici, si apre immediatamente la possibilità della donazione degli organi.    Cos’è la morte cerebrale, quali sono i suoi presupposti scientifici, filosofici e antropologici? Chi decide quali siano le procedure volte a stabilire la morte di un paziente e sulla base di quali criteri? Esiste da parte della comunità scientifica un consenso unanime a riguardo? Ancora: perché affrettare le procedure di accertamento, invece di continuare a prendersi cura del paziente? La bambina, avrebbe potuto riprendersi se adeguatamente trattata?   A queste domande non si cerca mai di dare una risposta. Anzi, si lavora per occultarle, come se fossero dei dettagli irrilevanti, mentre invece rappresentano il cuore della questione. Si preferisce una narrazione rassicurante: la bambina è morta, i genitori hanno compiuto un gesto d’amore e la vita continua in altre persone bisognose di un trapianto. Chiuso il sipario.

Aiuta Renovatio 21

Tuttavia proprio questa banalizzazione della notizia dovrebbe insospettire, perché quando una questione bioetica di capitale importanza viene ridotta a poche formule ripetute identiche da tutti i mezzi di informazione, significa che il linguaggio ha già svolto il suo compito: non quello di descrivere la realtà, ma di interpretarla prima ancora che il lettore possa farsene un’idea.   Le parole non sono mai neutrali, il linguaggio è diventato il primo e più efficace strumento della necrocultura trapiantista: prima ancora dei protocolli, prima ancora delle leggi. Perché se si riesce a far coincidere, nell’immaginario collettivo, la dichiarazione di morte con la morte nel senso comune del termine, il problema è già risolto e nessuno sentirà più il bisogno di interrogarsi.   È forse proprio questa la trasformazione più inquietante: non si ridefinisce soltanto la morte, si ridefinisce l’uomo. E quando perfino le parole vengono accuratamente scelte per impedire che le persone comprendano ciò che realmente accade, allora il problema non riguarda più soltanto la bioetica.    Riguarda la verità.   Alfredo De Matteo  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Bioetica

Si fa largo l’idea delle sanzioni penali per le donne che abortiscono

Pubblicato

il

Da

Oltre 60 leader e personalità influenti del movimento pro-vita e conservatore auspicano l’introduzione di sanzioni penali per le donne che ricorrono all’aborto. Lo riporta LifeSite.

 

Il fenomeno mostra come la cosiddetta Finestra di Overton si stia muovendo in senso opposto a quanto visto nelle ultime decadi.

 

Guidata da Seth Gruber e dalla White Rose Resistance, la «Dichiarazione a sostegno della tutela dei diritti uguali» sostiene che la crescente diffusione dei farmaci abortivi chimici ha minato le leggi statali a tutela della vita. I firmatari, tra cui l’ex dipendente di Planned Parenthood convertita di attivista pro-life Abby Johnson, la nuotatrice attivista contro i trans nello sport femminile Riley Gaines, il commentatore di Turning Point USA Alex Clark e diversi pastori protestanti, sostengono che siano necessarie sanzioni penali per le donne che abortiscono al fine di fermare l’uccisione di bambini innocenti.

 

«La parità di trattamento richiede che chiunque tolga consapevolmente e volontariamente la vita a un bambino non ancora nato – compresi gli autori principali, i complici e i co-cospiratori – sia soggetto a responsabilità legale», dichiara la risoluzione. Allo stesso tempo, lascia spazio alla discrezionalità del pubblico ministero, affermando: «Le leggi giuste distinguono tra coloro che agiscono per ignoranza, paura o coercizione e coloro che agiscono con piena consapevolezza, volontà e intenzione».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La dichiarazione formula fermamente due risoluzioni:

 

«Affermiamo il principio di pari protezione per i nascituri, riconoscendo che le stesse leggi che proteggono le persone nate dalla violenza e dalla distruzione, o leggi che forniscono un grado di protezione sostanzialmente equivalente, devono proteggere anche i bambini non ancora nati; e che i legislatori dovrebbero eliminare le immunità legali che consentono che l’uccisione intenzionale dei bambini non ancora nati continui, e promulgare leggi che garantiscano una protezione piena e uguale, ai sensi della legge, dalla violenza e dalla distruzione, fin dal momento del concepimento».

 

Tra gli altri firmatari di spicco figurano altri nomi dell’attivismo pro-vita Mark Lee Dickson, fondatore di Sanctuary Cities for the Unborn; Trevor e Christen Pollo di Protect Life Michigan; e Catherine Short, fondatrice della Life Legal Defense Foundation.

 

Personalità influenti del mondo conservatore, tra cui Allie Beth Stuckey, Eric Metaxas, Kaitlin Bennet e Maison Dechamps (il cosiddetto «Spiderman pro-life», che si arrampica sui grattacieli per riportare attenzione sulla tragedia dell’aborto), hanno anch’esse appoggiato la dichiarazione.

 

Le richieste di penalizzare le donne che ricorrono all’aborto si inseriscono nel contesto di un nuovo rapporto della Society for Family Planning, secondo il quale nel 2025 si sono verificati circa 1,13 milioni di aborti. Di questi, circa 180.000 sarebbero stati praticati illegalmente in Stati con leggi anti-aborto, stando all’analisi della stessa organizzazione.

 

La dichiarazione ha suscitato l’interesse del New York Times, che l’ha contrapposta alla posizione prevalente tra i sostenitori del movimento pro-vita, secondo cui le donne non dovrebbero essere perseguite per aver abortito.

 

Il giornale neoeboraceno riportava che «un numero crescente di leader conservatori sta iniziando a sostenere che l’unico modo per impedire alle donne di interrompere la gravidanza potrebbe essere quello di arrestarle».

Sostieni Renovatio 21

Il quotidiano di Nuova York ha fatto notare che l’idea ha suscitato critiche da parte di alcuni direttori di centri per la gravidanza, i quali sostengono che le donne sarebbero meno propense a rivolgersi a loro per chiedere aiuto, per timore di essere perseguite penalmente. Anche i gestori delle cliniche che praticano l’aborto, ovviamente, si oppongono alle sanzioni, scrive il NYT.

 

Nel frattempo, due organizzazioni nazionali pro-vita mantengono la loro posizione contraria alle sanzioni. «Non sosteniamo alcuna legge che preveda sanzioni penali per le donne e le renda passibili della pena di morte», ha dichiarato al Times Kelsey Pritchard, direttrice della comunicazione di Susan B. Anthony Pro-Life America. «Nessuna legge statale pro-vita prevede questo e la situazione non cambierà, dato che nessuna di queste proposte di legge è mai stata approvata da un’assemblea legislativa statale».

 

«Il mio messaggio è “non ora”, ma non sto dicendo ‘mai’», ha dichiarato al NYT Kristan Hawkins, presidente di Students for Life of America.

 

Tuttavia, altri sono entusiasti dell’idea. «Sono incredibilmente orgoglioso di essere menzionato in questo articolo del NYT», ha scritto Alex Clark su X in risposta all’articolo. «Avanti tutta sulla criminalizzazione dell’aborto».

 

L’idea di sanzioni penali nei confronti delle donne che abortiscono costituiva, anche nel mondo pro-life, una pura bestemmia sino a pochi anni fa. Poi arrivò Donald Trump, che da candidato presidente, nel 2016, si lasciò sfuggire l’opzione. Alla domanda riguardante l’eventuale galera per le donne che abortiscono, The Donald rispose che alcuni nel Partito Repubblicano lo pensavano.

 

Iscriviti al canale Telegram

«Ci deve essere una qualche forma di punizione per le donne che abortiscono» aveva dichiarato in uno scambio di battute televisivo sul canale MSNBC. Gli stessi pro-life americani rimasero in larga parte scioccati, e molti – si era ancora nel periodo in cui si pensava impossibile una vittoria di Trump nella corsa alla Casa Bianca – non persero l’occasioni di attaccare il presidente che aveva mostrato di essere più pro-vita dei pro-vita.

 

In breve, il candidato presidente aveva dimostrato apertura alla faccenda. Secondo le dinamiche ideo-politiche descritte dal compianto sociologo statunitense Joseph P. Overton (1960-2003), si trattava del fondamentale passaggio dalla categoria dell’«impensabile» a quella del «radicale». La nuova spinta pare portare la criminalizzazione dell’aborto dal «radicale» all’«accettabile».

 

In pratica Trump aveva dimostrato, e con una certa disinvoltura, la possibilità di aprire la Finestra di Overton in senso contrario: a passare da essere impensabili ad essere leggi dello Stato non sono solo leggi contrarie alla vita (e quindi considerate nella società della Necrocultura come «progressiste»). Ogni sentimento politico, in realtà, può seguire il percorso verso la piena espressione sociale e legale.

 

È stata la Corte Suprema popolati di giudici scelti da Trump ad abbattere, nel 2022, la sentenza Roe v. Wade, che garantiva il feticidio come «diritto federale» da applicarsi in tutti gli Stati.

 

Non si capisce quindi come ciò si spieghi con le ultime dichiarazioni di Tucker Carlson, che in un podcast ha sostenuto come in privato Trump sia molto disturbato dai cristiani e dalla loro opposizione all’aborto.

 

Come riportato da Renovatio 21, la moglie Melania Trump durante la campagna elettorale si era dichiarata convintamente abortista, e qualcuno speculò sul fatto che dietro vi fosse una manovra per attrarre le elettrici deluse dai democratici.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Franciscans of the Immaculate via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

Continua a leggere

Più popolari