Droni
La Francia dice di aver sventato un attacco pianificato alle Olimpiadi. Il Mossad: attenzione al terrorismo durante i Giochi
Gerald Darmanin ha dichiarato in un comunicato che i membri della Direzione generale della sicurezza interna hanno arrestato il 22 maggio un ragazzo ceceno di 18 anni con l’accusa di essere dietro un piano di attacco agli eventi calcistici che si terranno nella città di Saint-Etienne, a Sud-Ovest di Lione. Lo riporta l’agenzia stampa Associated Press.
L’uomo stava preparando un attacco contro lo stadio Geoffroy-Guichard della città di Saint-Etienne, che ospiterà diverse partite di calcio durante i Giochi estivi. L’attacco pianificato avrebbe preso di mira gli spettatori e le forze di polizia, si legge nel comunicato. Il sospettato voleva attaccare gli eventi olimpici «per morire e diventare un martire», si legge anche nel comunicato citato da AP.
Il quotidiano israeliano Jerusalem Post ha citato gli avvertimenti del Mossad, il servizio segreto dello Stato Ebraico, riguardo ai Giochi Olimpici.
Il Mossad, poco sorprendentemente, punta il dito verso l’Iran che, dice, «sta aumentando il suo sostegno al terrorismo in Europa attraverso gruppi criminali per procura nei 60 giorni che precedono le Olimpiadi di Parigi».
«In particolare vengono sottolineate le attività di due gruppi criminali, FOXTROT e RUMBA, che sarebbero “direttamente responsabili di un’attività violenta e della promozione del terrorismo in Svezia e in tutta Europa” e che riceverebbero fondi e indicazioni direttamente dall’Iran».
Il Mossad avrebbe inoltre accusato l’Iran dell’attacco con granate contro l’ambasciata israeliana in Belgio lo scorso fine settimana e degli spari vicino all’ambasciata in Svezia il 17 maggio.
Come riportato da Renovatio 21, il presidente Macron ha chiesto per Parigi una «tregua olimpica» dei conflitti durante i Giochi.
Nel frattempo si è appreso che il sistema antiterrorismo di Parigi scambia i condizionatori per droni – questi ultimi sono il vero incubo per la sicurezza per ogni Stato ed ogni manifestazione, in questo momento. Il potenziale stragista dei droni è ben visibile dai video arrivati in questi due anni dal fronte ucraino.
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Droni
Drone ucraino esplode in Turchia
Un drone d’attacco ucraino carico di esplosivo si è schiantato contro un albero ed è esploso in una zona rurale della costa turca del Mar Nero, secondo quanto riportato dai media locali. Non si segnalano vittime né danni ingenti.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa IHA, citando le prime analisi tecniche, il drone, che trasportava 5 kg di esplosivo, è precipitato mercoledì nella provincia di Trebisonda, nel nord-est della Turchia, a circa 100 km dal confine con la Georgia.
Gli investigatori inviati sul posto hanno stabilito che il drone era di origine ucraina, si legge nel servizio, che aggiunge che i residenti locali hanno vissuto un breve momento di panico prima che le autorità mettessero in sicurezza l’area.
L’incidente di Trebisonda è l’ultimo di una serie di schianti di droni avvenuti lungo la costa turca del Mar Nero nelle ultime settimane. Secondo quanto riportato dai giornali locali, due droni sono precipitati in rapida successione tra il 23 e il 24 giugno. Uno di questi, un drone ad ala fissa del peso stimato di circa 200 kg, si è schiantato in un noccioleto nel villaggio di Kuskayasi, nella provincia di Kastamonu, prendendo fuoco all’impatto e spargendo detriti nel cortile di un’abitazione vicina.
All’epoca, il proprietario del frutteto dichiarò che lui e la sua famiglia «se la sono cavata per un pelo: se il drone si fosse spinto 10 metri più in là, la nostra casa sarebbe sparita».
Ukraine has attacked its sixth NATO country in a row: a drone with 5 kg of explosives flew into the Turkish province of Trabzon, crashed into a tree and exploded, according to Sabah.
Previously, Ukrainian drones exploded in Romania, Lithuania, Latvia, and Estonia. And even… pic.twitter.com/6CsTbQNuDD
— S p r i n t e r (@SprinterPress) July 1, 2026
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Nello stesso periodo, un altro presunto drone è stato trovato nella provincia di Samsun e, il 14 giugno, un drone carico di esplosivo è precipitato su una spiaggia nella provincia di Bartin. La spiaggia è stata successivamente evacuata e le squadre di artificieri hanno effettuato una detonazione controllata.
Le autorità turche non hanno ancora commentato gli incidenti, ma a fine marzo Ankara ha dichiarato di monitorare attentamente i rischi posti dai droni nel Mar Nero, aggiungendo di mantenere «contatti con le parti interessate per impedire che la guerra si estenda al Mar Nero e per prevenire un’ulteriore escalation». Anche l’Ucraina si è astenuta dal commentare gli atterraggi di emergenza.
Nelle ultime settimane Kiev ha intensificato gli attacchi con droni a lungo raggio contro la Russia, molti dei quali mirati alle infrastrutture critiche e ai terminal petroliferi. Numerosi droni ucraini – che spesso rappresentano un pericolo letale per i civili – hanno deviato dalla loro rotta e sono precipitati nel territorio dei paesi NATO.
L’Ucraina si è scusata per gli incidenti, ma non ha dato alcuna indicazione di voler ridurre la sua campagna di droni. La maggior parte dei governi dei Paesi colpiti si è astenuta dal condannare formalmente Kiev, attribuendo invece la responsabilità degli incidenti alla guerra elettronica russa.
La Turchia gioca un ruolo cruciale nella difesa dell’Ucraina attraverso la fornitura di droni militari, un asse strategico consolidato ben prima del conflitto su vasta scala del 2022. Il simbolo di questa cooperazione è il drone tattico Bayraktar TB2, velivolo a lungo raggio ed elevata autonomia.
Questi droni sono prodotti dalla compagnia turca Baykar Defense, il cui direttore tecnico è Selçuk Bayraktar, ingegnere aeronautico e genero del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, di cui ha sposato la figlia Sümeyye. I legami tra Kiev e l’azienda si sono progressivamente stretti: oltre alla vendita diretta di droni pronti all’uso, i due Paesi hanno avviato una profonda cooperazione industriale che prevede la costruzione di uno stabilimento produttivo di droni Baykar direttamente sul suolo ucraino e l’integrazione di motori di fabbricazione ucraina sui modelli turchi più avanzati, come il drone bimotore Akinci.
Nonostante la forte rilevanza militare di queste forniture, Ankara mantiene una complessa posizione diplomatica ed diplomatica «equidistante». Da un lato supporta attivamente la sicurezza di Kiev, dall’altro preserva i canali di dialogo e i rapporti commerciali con Mosca, posizionandosi spesso come mediatore geopolitico.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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