Gender
La donna più forte del mondo in realtà era un uomo
Jammie Booker, vincitrice del torneo «La donna più forte del mondo» 2025, è stata privata del titolo dopo che gli organizzatori hanno accertato che l’atleta di Philadelphia era nata maschio. La squalifica, l’ultima di una serie crescente di polemiche sui maschi biologici che gareggiano nelle categorie femminili, è arrivata a pochi giorni dalla competizione.
Il caso è esploso durante i Cerberus Strength Official Strongman Games in Texas lo scorso fine settimana, dove Booker ha dominato la categoria Women’s Open. Gli organizzatori hanno precisato di non essere stati informati in anticipo del background biologico dell’atleta e, a seguito di un’indagine urgente, l’hanno esclusa dalla classifica. «Abbiamo la responsabilità di garantire equità, assegnando gli atleti alle divisioni maschile o femminile in base al sesso alla nascita», si legge in un comunicato diffuso sui social da Official Strongman, che ha aggiornato i punteggi e incoronato la britannica Andrea Thompson come nuova campionessa.
La partecipazione di atlete transgender a competizioni sportive continua a generare dibattiti accesi. A luglio, il Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti (USOPC) ha vietato alle donne transgender di gareggiare nelle categorie femminili alle Olimpiadi, in linea con un ordine esecutivo del presidente Donald Trump che esclude le trans dalle squadre femminili e minaccia di tagliare i fondi alle istituzioni che lo violano.
Casi emblematici come quello della nuotatrice statunitense Lia Thomas e della sollevatrice neozelandese Laurel Hubbard hanno riacceso il confronto su eventuali vantaggi fisici persistenti per le atlete transgender rispetto alle donne biologiche, nonostante il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) abbia affermato nel 2021 che non si debba presumere un «vantaggio automatico» e abbia demandato le regole di idoneità alle singole federazioni sportive.
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La questione è tornata d’attualità alle Olimpiadi di Parigi 2024, quando la pugile algerina Imane Khelif – squalificata l’anno prima ai Mondiali per presunti motivi di genere – ha conquistato l’oro, spingendo l’ex presidente del CIO Thomas Bach a negare l’esistenza di un «sistema scientificamente solido» per distinguere uomini e donne nello sport.
Ora il CIO è orientato a escludere le donne transgender dalle categorie femminili alle prossime Olimpiadi, sulla base di una nuova politica di ammissibilità prevista per il 2026, come riportato dal Times all’inizio di novembre citando fonti interne. La revisione si fonda su una valutazione scientifica che conferma come i vantaggi acquisiti durante la pubertà maschile possano perdurare anche dopo trattamenti farmacologici per ridurre i livelli di testosterone.
Come riportato da Renovatio 21, l’ex presidente del CIO Thomas Bach sosteneva all’epoca che non esisteva «un sistema scientificamente solido» per distinguere tra uomini e donne nello sport.
Come riportato da Renovatio 21, il sollevamento pesi, come ogni altra disciplina (il nuoto, la maratona, il ciclismo, la BMX, l’hockey, il sollevamento pesi, il basket, il ju jitsu, etc.), era già stato colpito dal transessualismo sportivo. Lo è stato persino il biliardo in un’episodio noto, Alexandra Cunha, 49 anni, capitano della squadra nazionale femminile portoghese, si è ritirata dal torneo International Rules Pool Tour, incolpando i recenti cambiamenti alle regole da parte dell’autorità governativa dello sport, la World Eightball Pool Federation.
Come riportato da Renovatio 21, alle Olimpiadi di Tokyo vi fu il caso del sollevatore di pesi supermassimi transessuale Laurel Hubbard, 43 anni, che rappresentò la Nuova Zelanda a Giochi e riuscì, incredibilmente, a non vincere.
Due anni fa il pesista transessuale «Anne» Andres aveva stabilito il record nazionale durante un campionato durante il Campionato del Canada Occidentale 2023.
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Immagine screenshot da YouTube
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Migranti LGBT deportati da Trump in Paesi «ostili»
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Gli adolescenti americani stanno tornando eterosessuali: nuove statistiche
La quota di adolescenti americani che si definiscono omosessuali o bisessuali sarebbe in diminuzione, stando agli ultimi dati dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC). Lo riporta LifeSite.
Il CDC ha diffuso l’indagine biennale nazionale sui comportamenti a rischio tra i giovani, che «fornisce un’istantanea della salute e del benessere degli studenti delle scuole superiori negli Stati Uniti nel 2025 e dei cambiamenti avvenuti negli ultimi 2 e 10 anni» su alimentazione, attività fisica, sonno, comportamento online, salute mentale e rischio di suicidio.
Il rapporto evidenzia solo una parte delle questioni che il CDC giudica statisticamente significative. Jean Twenge, professoressa di psicologia alla San Diego State University, ha però esaminato i dati completi del sistema del CDC e ha rilevato che «gli adolescenti più giovani sono ora molto meno propensi a dichiararsi lesbiche, gay o bisessuali».
Il 16% dei ragazzi di 17-18 anni si è identificato come «LGB» (lesbiche, gay o bisessuali), la quota più alta tra i sottogruppi, ma in calo di due punti rispetto al 2023. Tutti i gruppi più giovani erano meno numerosi e hanno registrato flessioni più marcate: il calo maggiore riguarda i 14-15enni, passati dal 17% che si identificava come LGBT nel 2023 all’11% nel 2025.
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La Twenge, che in passato si era espressa in modo contrastante sulla validità di queste dichiarazioni, ha definito il risultato «sorprendente» e ha detto che «sembra davvero un crollo verticale», e che «apparentemente è dovuto quasi esclusivamente alle ragazze». Il cambiamento dipenderebbe in larga parte dal fatto che le ragazze hanno smesso di definirsi bisessuali: dal 26% delle ragazze del nono anno nel 2021 al 13% nel 2025.
L’aumento precedente rende il ribaltamento più netto. «Tra il 2015 e il 2021, il numero di ragazze in età scolare che si identificano come LGB è aumentato del 128%, mentre l’autoidentificazione come LGB dei ragazzi è quasi raddoppiata, con un aumento del 99% tra il 2015 e il 2023», osserva il Daily Caller. «Pertanto, le ragazze del primo anno delle superiori sono state il fattore principale nell’ultimo calo, con la percentuale di ragazze che si identificano come LGB quasi dimezzata, passando dal 30% nel 2021 al 17% nel 2025».
I dati indicano anche un calo dei sentimenti di tristezza o disperazione, dal 40% nel 2023 al 33% nel 2025, e dei problemi di salute mentale, dal 29% al 23%. Ancora più netto il ridimensionamento degli studenti che pianificavano il suicidio, dal 16% al 12%, e dei tentativi effettivi, dal 9% al 6%.
Twenge non ha indicato una possibile causa del mutamento nell’autoidentificazione sessuale. Altri vi hanno visto un’ulteriore prova che queste tendenze, tra giovani suggestionabili, dipendano almeno in parte da influenze culturali e non da un’attrazione sessuale innata e stabile. Una spiegazione possibile sarebbe il numero di ragazze adolescenti che negli ultimi anni hanno subìto le conseguenze dell’«adattamento» dei ragazzi biologici transgender negli sport, nei bagni e negli spogliatoi femminili.
Questi risultati arrivano mentre una reazione culturale diffusa alla difesa aggressiva dei diritti delle persone transgender da parte della lobby LGBT sembra essersi estesa a uno spostamento, minore ma percepibile, che si allontana sia da «LGB» sia da «T». A luglio un sondaggio Economist/YouGov ha rilevato per la seconda volta che il sostegno al «matrimonio» tra persone dello stesso sesso è sceso al 54%: resta una maggioranza, ma è molto al di sotto del 65% e oltre registrato in precedenza da Gallup.
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Fauci omaggiato dagli LGBT. Una volta gli attivisti gay lo chiamavano «assassino»
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