Politica
In Belgio lanciano il partito «TRUMP»
Un nuovo partito di destra, intitolato al presidente USA Donald Trump, è stato lanciato in Belgio, ha riferito lunedì l’outlet locale BRUZZ, citando il fondatore e presidente Salvatore Nicotra.
Il partito, ufficialmente denominato TRUMP – acronimo che in francese significa «Tous Réunis pour l’Union des Mouvements Populistes» (Tutti Riuniti per l’Unione dei Movimenti Populisti) – si presenta come erede del movimento Chez Nous, recentemente sciolto, e dell’ex Front National (FN) belga, partito francofono di destra che promuoveva politiche anti-immigrazione e nazionaliste prima di dissolversi nel 2012 per divisioni interne e scandali di corruzione.
L’ex presidente dell’FN Nicotra ha spiegato che intitolare il partito a Trump è stata una scelta deliberata. «Donald Trump è il simbolo del populismo. Mostra immediatamente per cosa ci battiamo», ha dichiarato.
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Il politico ha descritto TRUMP come un «partito populista di destra con una dimensione sociale», affermando che la piattaforma attinge circa il 40% dal Partito del Lavoro del Belgio (PTB), di sinistra, che sostiene uguaglianza sociale e salari più alti, e un altro 40% da Vlaams Belang, il maggiore partito di destra belga che chiede controlli più rigidi sull’immigrazione e l’indipendenza delle Fiandre di lingua olandese. A differenza di quest’ultimo, TRUMP rifiuta il separatismo fiammingo e promuove una visione unitaria del Belgio.
Il partito TRUMP intende partecipare alle elezioni federali ed europee del 2029 e potrebbe presentare candidati anche a livello regionale e comunale, ha dichiarato Nicotra. Tra gli altri fondatori, tutti ex membri dell’NF, figura Emanuele Licari, ex politico di Vlaams Belang espulso per aver apertamente glorificato il fascismo.
Il partito è stato presentato alla stampa il 7 novembre, con l’inaugurazione ufficiale prevista per il 30 novembre.
Come noto, Trump, secondo una proposta, potrebbe anche dare il suo nome ad un lago del Kosovo, l’Ujman, che potrebbe chiamarsi Lago Trump. Sebbene il primo ministro kosovaro dell’epoca, Avdullah Hoti, accolse la proposta, non ci fu un’adozione formale del nome.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Politica
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Politica
La Takaichi e il Jiminto stravincono le elezioni anticipate in Giappone
Il Jiminto, detto Partito Liberal Democratico (LDP) del Giappone, sotto la guida della premier Sanae Takaichi, ha conseguito una vittoria schiacciante alle elezioni anticipate per la Camera bassa tenutesi domenica.
Grazie al raggiungimento di una maggioranza di due terzi nella Camera dei Rappresentanti, in alleanza con i partner di coalizione, il leader del LDP si trova ora in una posizione nettamente più favorevole per spingere avanti un’agenda politica più assertiva.
Ferma sostenitrice di posizioni conservatrici, la Takaichi è diventata la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro del Giappone lo scorso ottobre. Ha da sempre promosso la revisione della Costituzione pacifista del Paese e il potenziamento delle capacità militari offensive giapponesi, insieme ad altre significative riforme. Takaichi ha convocato le elezioni anticipate di domenica proprio per sfruttare il suo alto gradimento popolare e ottenere un mandato rinnovato per realizzare «importanti cambiamenti politici».
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Secondo le proiezioni riportate dai media giapponesi, il Partito Liberal Democratico, insieme al suo alleato di coalizione Japan Innovation Party, dovrebbe ottenere almeno 310 seggi su 465 nella Camera dei Rappresentanti: si tratterebbe di una delle maggioranze più ampie nella storia del Giappone del dopoguerra.
Con questa solida maggioranza nella camera bassa, la coalizione di governo potrà superare le resistenze presenti nella camera alta, aprendo così la strada a una possibile revisione della Costituzione giapponese.
I precedenti leader del LDP avevano allineato il Giappone all’Occidente, imponendo sanzioni alla Russia in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022.
In risposta alla «chiara ostilità» manifestata da Tokyo, Mosca ha interrotto i negoziati di pace per porre formalmente fine alla Seconda Guerra Mondiale. Le due nazioni confinanti non hanno ancora firmato un trattato di pace e continuano a contendersi la sovranità sulle quattro isole più meridionali dell’arcipelago delle Curili.
Commentando le relazioni bilaterali con il Giappone il mese scorso, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha manifestato seria preoccupazione per la crescente militarizzazione di Tokyo e per l’impiego di armamenti statunitensi, sottolineando che tale traiettoria mina la stabilità e la sicurezza regionale.
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La Repubblica Popolare Cinese ha espresso reiterate inquietudini riguardo alla direzione intrapresa da Tokyo. Alla fine dello scorso anno, il ministero degli Esteri cinese ha condannato i tentativi delle «forze di destra giapponesi… di rimilitarizzare e riarmare il Giappone» e di «mettere in discussione l’ordine internazionale del dopoguerra».
In precedenza, la Takaichi aveva provocato forti reazioni da parte di Pechino dichiarando che il Giappone avrebbe potuto rispondere con la forza militare in caso di un tentativo cinese di conquistare Taiwano con mezzi armati.
Come riportato da Renoatio 21, un consigliere della Takaichi ha parlato due mesi fa del bisogno di armi atomiche del Giappone.
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Immagine di 内閣広報室|Cabinet Public Affairs Office via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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