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Essere genitori

«In autunno vaccino anche ai bambini» dice Locatelli del CTS

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La vaccinazione mRNA dei bambini comincia a prendere corpo.

 

Franco Locatelli, direttore del dipartimento di oncoematologia, terapia cellulare, terapie geniche e trapianto emopoietico dell’ospedale Bambino Gesù di Roma nonché medico che fa da coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico lo ha dichiarato in un’intervista al quotidiano romano Il Messaggero:

 

«Vaccinando i bambini eviteremo focolai anche nelle scuole elementari e dunque il ricorso alla didattica a distanza. Limiteremo la circolazione del virus e la possibilità che contagino genitori e nonni. Sia la società pediatrica italiana, sia quella americana sono favorevoli alla vaccinazione dei bambini».

 

È vero, lo hanno annunciato ieri gli stessi pediatri con il loro ente corporativo.

 

 

Il programma è quindi esposto con estrema chiarezza: da come parla il membro del fantomatico CTS – il direttorio tecno-sanitario che pare guidare il Paese a dispetto della politica e dei voti – pare non ci sia nemmeno da discutere.

 

«Vaccinando i bambini eviteremo focolai anche nelle scuole elementari e dunque il ricorso alla didattica a distanza. Limiteremo la circolazione del virus e la possibilità che contagino genitori e nonni. Sia la società pediatrica italiana, sia quella americana sono favorevoli alla vaccinazione dei bambini»

Locatelli ha provveduto a ricordare che i vaccini di «Pfizer e Moderna sono vicini all’autorizzazione per i più piccoli, gli under 12». Non sappiamo bene cosa intenda per autorizzazione, forse per l’immissione nel mercato ad uso di emergenza? Sta parlando dell’autorizzazione americana o europea?

 

Non importa molto, perché il destino immunitario dei nostri bambini, ci fa capire il luminare, è segnato: «io ritengo che sia necessario vaccinare anche i più piccoli».

 

«Mi faccia ricordare che in Italia, da inizio pandemia, sono morti 28 pazienti di età pediatrica. E di questi 13 avevano meno di 10 anni. Così distribuiti: 4 sotto i 3 anni, 4 dai 3 ai 5 anni, 5 dai 6 ai 10 anni».

 

Capito? Numeri da vertigine: ci chiediamo perché a questo punto non ce li ha chiamati per nome, così ci convincevamo definitivamente. Ah, sì, quella cosa, la privacy… ogni tanto ce ne dimentichiamo. Del resto siamo, come diceva un altro suo meno titolato collega, dei somari.

 

Tuttavia, saremo dei somari che insegnano ai propri figli, visto che se ci ricatteranno con l’obbligo della puntura mRNA per entrare in classe, in classe non ci andranno, e decine, centinaia di migliaia di famiglie opteranno per l’homeschooling, così da rafforzare l’idea di una società divisa e retta sull’apartheid biotica.

 

Il dottor Locatelli del CTS «io ritengo che sia necessario vaccinare anche i più piccoli»

Sapevamo sin dal principio che sarebbe andata così, che avrebbero messo le mani sui bambini, nonostante mesi fa l’OMS dicesse che «non dovrebbero essere vaccinati per il momento».

 

Del resto, in tutta Italia, in questi sabati di protesta, uno dei canti più gettonati – già sentiti da noi che eravamo a fare lo scorso anno la battaglia sugli affidi – era proprio «giù-le-mani-dai-bambini». I due temi – potestà della famiglia naturale e vaccino – non sono separati, visto che anche ad altissimi livelli si parla di allontanare i bambini dai genitori se questi rifiutano la siringa genetica.

 

In Australia, pare che dalle parole si sia passati ai fatti.

 

Renovatio 21 da mesi riporta il push di Pfizer e Moderna per gli esperimenti vaccinali su bambini di età inferiore a 12 anni. Johnson & Johnson quattro mesi fa già preparava i test su neonati e donne incinte.

 

Abbiamo riportato pure, con Children’s Health Defense di Robert F. Kennedy jr., come ogni indagine sui rischi dei vaccini COVID ai bambini venga censurata.

 

Vogliamo ricordare la lettera di non più di due mesi fa scritta da 40 medici ai responsabili della politica del farmaco britannica: vaccinare i bambini per il COVID è «irresponsabile, non etico e non necessario».

 

Vogliamo ricordare il dottore ebreo americano Vladimir Zev Zelenko, tra i primi inventori di protocolli di cura basati sull’idrossiclorochina: l’obbligo vaccinale per i bimbi è «un crimine contro l’umanità».

Vogliamo ricordare il dottor Louis Fouché, anestesista e specialista in rianimazione in uno dei quattro maggiori ospedali di Marsiglia, quando disse che il vaccino, «uno strumento terapeutico come un altro, non una religione», doveva essere rifiutato nel caso dei bambini, che «non sono né vettori né trasmettitori».

 

Vogliamo ricordare il dottore ebreo americano Vladimir Zev Zelenko, tra i primi inventori di protocolli di cura basati sull’idrossiclorochina: l’obbligo vaccinale per i bimbi è «un crimine contro l’umanità».

 

Già, «crimine contro l’umanità».

 

Se avesse ragione lo Zelenko, come sarebbero da definire coloro che prendono per i nostri bambini una simile decisione?

 

Epidemie

Torna la mascherina per i bambini a scuola: basterà un raffreddore

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Il 5 agosto l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato le «Indicazioni strategiche ad interim per preparedness e readiness ai fini di mitigazione delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico (anno scolastico 2022 -2023)».

 

Si tratta di un documento «messo a punto da Iss, con i ministeri della Salute e dell’Istruzione e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome» a cui guardare se vogliamo avere una risposta alla domanda fondamentale che via via pressa sempre di più: i nostri figli dovranno portare la mascherina a scuola?

 

La risposta è: dipende.

 

Si tratta infatti di «misure standard di prevenzione per l’inizio dell’anno scolastico che tengono conto del quadro attuale, dall’altro, ulteriori interventi da modulare progressivamente in base alla valutazione del rischio e al possibile cambiamento del quadro epidemiologico».

 

In pratica, di un «doppio livello», dove con l’aggravarsi dell’epidemia percepita nel Paese si implementeranno varie restrizioni, tra cui le «mascherine chirurgiche, o FFP2, in posizione statica e/o dinamica».

 

Insomma, la porta al mascheramento dei bambini è ancora aperta, così come quella al «distanziamento di almeno 1 m», «somministrazione dei pasti nelle mense con turnazione», «consumo delle merende al banco» etc.

 

Questo, dicevamo, come «misure ulteriori, da implementare singolarmente o in combinazione».

 

Nelle «Misure di prevenzione di base attive al momento della ripresa scolastica», invece, abbiamo l’«utilizzo di dispositivi di protezione respiratoria (FFP2) per personale scolastico e alunni che sono a rischio di sviluppare forme severe di COVID-19». Ammettiamo di non capire bene cosa significhi: stanno forse parlando dei bambini non vaccinati?

 

Nelle misure base spicca anche il ruolo di una non meglio precisata «etichetta respiratoria». Si tratta di un’espressione nuovissima, inedita, ancorché grottesca (il «galateo del respirare»?), la cui piena significazione, pure qui, ci sfugge.

 

Il bambino, viene scritto, non può stare a scuola con «sintomatologia compatibile con COVID-19, quale, a titolo esemplificativo: sintomi respiratori acuti come tosse e raffreddore con difficoltà respiratoria, vomito (episodi ripetuti accompagnati da malessere), diarrea (tre o più scariche con feci semiliquide o liquide), perdita del gusto, perdita dell’olfatto, cefalea intensa».

 

Tuttavia, forse sempre nello spirito dell’avveniristica «etichetta respiratoria», veniamo informati che se i sintomi sono deboli, si potrà andare in classe, purché mascherati con la chirurgica o la FFP2.

 

«Gli studenti con sintomi respiratori di lieve entità ed in buone condizioni generali che non presentano febbre, frequentano in presenza, prevedendo l’utilizzo di mascherine chirurgiche/FFP2 fino a risoluzione dei sintomi, igiene delle mani, etichetta respiratoria» scrive il testo.

 

Quindi: basterà il banale raffreddore, e vostro figlio dovrà vedersi ridotto l’ossigeno dalla nuova «etichetta respiratoria».

 

Basterà un naso che cola, ed ecco che il diritto allo studio sarà subordinato alla museruola di Stato, benché dimostrata essere inutile e nociva per il bambino.

 

«La scuola rappresenta uno dei setting in cui la circolazione di un virus a caratteristiche pandemiche richiede particolare attenzione» dice l’introduzione del documento, che non tiene conto della valanga di studi che attestano il contrario, ad esempio quelle fatte avere al ministero dalla Salute da associazioni come la Rete Nazionale Scuola in Presenza, che ha raccolto tutta la letteratura con le evidenze scientifiche internazionali sull’argomento.

 

A vincere nelle direttive di Stato è l’idea, costante e strisciante, del bambino come untore. È quello che scriveva, in quel 2019 pre-pandemico, il campione del vaccinismo social Roberto Burioni: «I figli sono gioie, felicità, etc, ma anche maligni amplificatori biologici che si infettano con virus per loro quasi innocui, li replicano potenziandoli logaritmicamente e infine li trasmettono con atroci conseguenze per l’organismo di un adulto».

 

Soprattutto, il ministero pare non aver nemmeno lontanamente contezza della quantità di materiale riguardo alla dannosità delle mascherine per i bambini.

 

Lo ha dimostrato, ad esempio, una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista medica JAMA.

 

Ne ha parlato, ad esempio, l’Agenzia Tedesca per la difesa dei consumatori, dopo test su una quindicina di modelli.

 

Ha preso in considerazione la questione almeno un governo, quello irlandese, che l’anno scorso si è espresso contro le mascherine per i piccoli studenti.

 

Racconti più o meno aneddotici di malattie infantili causate dalle mascherine erano partiti già due anni fa.

 

Studi sulle microplastiche inalate indossando le mascherine, da adulti e bambini, stanno uscendo in questi mesi.

 

Inoltre, non possiamo dimenticare la quantità di danni allo sviluppo mentale dei bambini che il mascheramento globale e le altre restrizioni sembrano aver cagionato: bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni, bambini che non riconoscono i volti, logopedisti intasati, e miriadi di casi di quello che oramai chiamano «ritardo da COVID»

 

Quella delle mascherine sui bambini, ha scritto il dottor Robert Malone, è «una follia di massa che deve cessare».

 

Liberiamo i bambini dalle mascherine.

 

Intanto, Renovatio 21 ha sottotitolato un video che può aiutarvi a capire quanto la protezione delle mascherine sia efficace e necessaria.

 

 

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Essere genitori

Hanno ammazzato anche Archie: lo Stato utilitarista uccide il ragazzo «nel suo miglior interesse».

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Archie Battersbee, 12 anni, è morto ieri alle 12.15, ora del meridiano di Greenwich, al London Royal Hospital.

 

È morto soffocato: alle 10 le macchine che gli consentivano di respirare sono state spente, come da decisione dei medici e della magistratura britannica – con l’aggiunta della pilatesca Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, il cui pronunciamento era atteso con fiducia, ma che invece non si è opposta per «non interferire» con la giustizia di Albione.

 

A nulla sono valsi i ricorsi legali della famiglia, l’eco della protesta per mantenere in vita il figlio che ha varcato i confini nazionali. Non è mancata, al solito, l’offerta di spostare il bambino in Italia. Come era successo per Alfie, abbiamo visto quanto serve.

 

Tutti i gradi della magistratura parruccona hanno decretato che non era la famiglia a poter decidere se tenere vivo il bambino (concetto di per sé aberrante, ci rendiamo conto), ma i medici, che hanno agito nel suo «best interest».

 

Lo hanno ammazzato nel suo «miglior interesse». Lo hanno trucidato a suo vantaggio. Uccidere un bambino per «tutelarlo» Questa è l’irrazionalità assassina a cui è arrivato il mondo moderno, che si nutre oramai di oscene contraddizioni che provocano ondate di morte.

 

Il bambino era stato trovato privo di sensi nella sua casa del Sussex  lo scorso 7 aprile. Il lettore può notare, quindi, come i tempi nei quali si svolgono questo tipo di fenomeni – famiglie di comatosi contro medici e magistratura – si stiano accorciando. Non è escluso che a breve vedremo processi eutanatici per direttissima: vere e proprie sentenze di morte, comminate nel giro di poche ore.

 

Ricordiamo che erano stati i medici a chiedere alla magistratura di giudicare se fosse giusto proseguire a tener vivo il ragazzino con la ventilazione artificiale. I dottori infatti erano certi che il bambino non avesse possibilità di guarire.

 

Sappiamo cosa ha ucciso Archie. Non sono solo i medici e i giudici. È ciò che li contiene, li giustifica, li aizza nel loro lavoro di morte.

 

È lo Stato utilitarista. Per la filosofia utilitarista – che nasce proprio a Londra nel Settecento con l’inquietante filosofo Jeremy Bentham – il più debole può essere sacrificato al più forte, qualora quest’ultimo tragga dal sacrificio del primo un grande godimento. È la teoria per cui una minoranza della società è giusto che vada schiacciata a vantaggio del «piacere» (Bentham parla proprio di questo, con calcoli matematici) della maggioranza.  Chi ricorda i discorsi su vaccini, green pass e lockdown può capire di cosa stiamo parlando – perché l’utilitarismo è oramai il sistema operativo di ogni Stato moderno, che odia l’umanità e vuole umiliarla e ridurla.

 

Il più debole sacrificato al più forte. Il minore al maggiore. Tale sistema era perfetto per l’impero genocida che sterminava irlandesi e indiani, con carestie programmate, portandone vie le risorse, per il maggior godimento della società londinese.

 

Ecco quindi che l’utilitarismo diventa eugenetica, e chiama all’assassinio massivo degli stessi bambini britannici (Charlie, Alfie, Archie…): le loro vite sono divenute quelle che nella Germania di Hitler – grande discepolo delle teorie antropologiche angloamericane – veniva chiamata lebensunwerten leben, «vita indegna di essere vissuta».

 

Lo Stato utilitarista è quindi lo Stato della Necrocultura. L’utilitarismo è in fondo solo una elaborazione della Cultura della Morte.

 

Quindi, lo Stato utilitarista neonazista ha ucciso un altro bambino, sì: ma ne ammazza decine di migliaia ogni giorno con aborti, riproduzione in provetta, espianto di organi.

 

Perché è grazie agli orrori permessi dalla Necrocultura che lo Stato moderno può nutrirsi e prosperare.

 

 

 

 

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Essere genitori

Il 43% dei genitori «sicuramente» non vaccinerà i bambini piccoli per il COVID

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Secondo i risultati del sondaggio pubblicati martedì, il 43% dei genitori statunitensi di bambini sotto i 5 anni «sicuramente non» daranno al proprio bambino un vaccino contro il COVID-19 a causa delle preoccupazioni che il vaccino rappresenti un rischio maggiore per i bambini rispetto al virus.

 

Il sondaggio , pubblicato dalla Kaiser Family Foundation, ha rilevato che il 27% dei genitori ha affermato che avrebbe «aspettato e visto», mentre un altro 13% ha affermato che avrebbe vaccinato i propri figli solo se richiesto per la scuola o l’assistenza all’infanzia.

 

Anche i genitori vaccinati contro il COVID-19 hanno affermato che non avrebbero concesso il permesso ai loro figli più piccoli di vaccinarsi.

 

Alla domanda sul motivo per cui non vaccinano «subito» il loro bambino idoneo al di sotto dei 5 anni, i genitori hanno citato «preoccupazioni per la novità del vaccino e per la mancanza di test o ricerche sufficienti, preoccupazioni per gli effetti collaterali e preoccupazioni per la sicurezza generale dei vaccini».

 

 

Megan Redshaw

 

 

© 29 luglio 2022, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

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