Economia
La Ferrero sta per comprare i cereali Kellogg per 3 miliardi di dollari
Ferrero sta pianificando un’espansione in Nord America con l’acquisizione del conglomerato di cereali per la colazione WK Kellogg Co., notissima per la produzione dei famosi Corn Flakes. Lo riporta il Wall Street Journal.
Le azioni della WK Kellogg sono aumentate vertiginosamente nelle contrattazioni pre-mercato di oggi, in seguito alle notizie diffuse durante la notte secondo cui Ferrero International SA sarebbe vicina all’acquisizione della società in un accordo del valore di circa 3 miliardi di dollari. Il titolo è aumentato del 57% nelle contrattazioni pre-mercato in seguito alla notizia dell’accordo. La divisione cereali è in difficoltà sin dalla sua separazione da Kellogg Company, a causa del calo della domanda dovuto alla crescente concorrenza dei marchi del distributore.
L’accordo arriva mentre Kellogg ha tagliato le sue previsioni di vendita annuali a maggio, con l’amministratore delegato Gary Pilnick che ha messo in guardia da un «ambiente operativo difficile» in quanto i consumatori si stanno allontanando dagli alimenti zuccherati e si stanno orientando verso opzioni di cereali a marchio privato più economiche.
Anche i produttori di cereali sono stati oggetto di crescente attenzione per l’uso di coloranti alimentari artificiali. Gli analisti di Goldman Sachs hanno recentemente notato un crescente orientamento dei consumatori verso prodotti «salutari», trainato dal crescente slancio del trend MAHA («Make America Healthy Again», «Rendiamo di nuovo l’America sana»).
Come riportato da Renovatio 21, una serie di figure pubbliche in questi anni si sono scagliate, assieme al gruppo di Kennedy, contro gli ingredienti chimici nei cereali, spesso proibiti in altri Paesi (come i coloranti), arrivando ad annunciare un boicottaggio, come nel caso dell’attrice hollywoodiana, e madre, Eva Mendes.
«Ferrero si è impegnata a diversificare sia i suoi prodotti sia la sua distribuzione geografica, anche per riuscire a gestire l’impennata dei prezzi del cacao» ha scritto Bloomberg.
Come riportato da Renovatio 21, l’origine dei gustosi cereali che costituiscono la prima colazione per tante persone nel mondo è piuttosto particolare, e si intreccia con un grande flagello che ancora si abbatte sulla società americana e su alcune intoccabili minoranze anche in Italia: la circoncisione.
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John Harvey Kellogg (1852-1943) era un dottore nutrizionista americano, oltre che un imprenditore di successo e un gran cultore dell’eugenetica, con un pensiero fisso: quello della riduzione della masturbazione presso la popolazione maschile, per la quale arrivò a raccomandare, come rimedio a lungo termine, il taglio del prepuzio ai bambini.
Tuttavia, secondo quanto ricordato, anche i cereali da lui commerciati avevano in teoria lo stesso scopo: erano sostanze che riteneva «anafrodisiache» e che quindi andavano impiegate in massa per scoraggiare l’onanismo.
Il Kelloggo, che godeva di una certa influenza presso la società statunitense del tempo, era convinto sostenitore anche del vestirsi di bianco e dei clisteri, da praticare soprattutto se si erano assorbiti veleni come tè, caffè, cioccolato. L’inventore dei cereali inoltre scoraggiava il mescolarsi tra le razze: a fine carriera si dedicò alla creazione di una «Race Betterment Foundation, («Fondazione per il miglioramento della razza»), che propalava pure eugenetica razzista americana (registri genetici, sterilizzazioni delle «persone mentalmente difettose»), di quella che poi piacque assai allo Hitler, che – cosa poco nota – prese alcune leggi degli Stati americani come suo modello per la Germania nazionalsocialista.
Ciò detto, va sottolineata la bella reputazione di cui gode Ferrero, che mai in questi anni – a differenza di altri… – ha inviato in questi anni con la pubblicità messaggi anti-famiglia o anti-bambini.
E poi la Nutella, certo semel in anno o giù di lì, male non può fare – anzi, fa bene alla psiche sicuramente.
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Immagine di Famartin via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
L’Iran avverte: «petrolio per tutti o per nessuno»
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Economia
Boom di fallimenti in Germania
Secondo l’Istituto di ricerca economica di Halle (IWH), la Germania ha registrato il numero più alto di fallimenti aziendali degli ultimi vent’anni, con quasi 5.000 imprese che hanno presentato istanza di insolvenza nel secondo trimestre del 2026.
Secondo un rapporto pubblicato giovedì dall’istituto, nel periodo aprile-giugno sono state presentate 4.996 istanze di fallimento, con un aumento del 9% rispetto al trimestre precedente e il dato più alto per un secondo trimestre dal 2005.
L’aumento ha interessato quasi tutti i principali settori, tra cui l’edilizia, il settore immobiliare, il commercio, l’ospitalità e i servizi, con ripercussioni su circa 45.500 posti di lavoro.
Nel solo mese di giugno, 1.702 aziende hanno presentato istanza di fallimento, il 20% in più rispetto all’anno precedente e l’80% in più rispetto alla media mensile pre-pandemia.
Steffen Muller, responsabile della ricerca sulle insolvenze presso IWH, ha affermato che i fallimenti aziendali rimangono a un «livello eccezionalmente elevato».
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«La situazione rimane difficile: i fallimenti stanno colpendo l’economia in modo generalizzato. Molti settori e regioni ne risentono contemporaneamente», ha affermato, aggiungendo che l’istituto prevede che i fallimenti rimarranno al di sopra dei livelli dello scorso anno nel terzo trimestre.
La Germania, la maggiore economia dell’UE, ha dovuto affrontare una crescente pressione dovuta agli elevati costi energetici da quando ha gradualmente eliminato le importazioni di petrolio e gas dalla Russia in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022. La situazione è stata ulteriormente aggravata dal recente aumento dei prezzi del petrolio greggio, innescato dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha aumentato la pressione su questa potenza industriale.
L’economia tedesca si è contratta nel 2023 e nel 2024, registrando il primo calo annuale consecutivo in oltre due decenni, e si prevede che crescerà solo dello 0,5% quest’anno. I dati ufficiali mostrano che i fallimenti aziendali sono aumentati notevolmente negli ultimi anni, con un incremento di oltre il 22% sia nel 2023 che nel 2024.
La pressione è stata particolarmente forte nel settore manifatturiero, soprattutto in quello automobilistico. Giovedì i lavoratori della Volkswagen hanno organizzato proteste mentre l’azienda portava avanti un piano di ristrutturazione che, secondo alcune fonti, potrebbe eliminare fino a 100.000 posti di lavoro e chiudere stabilimenti in tutta la Germania.
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Immagine di Dietmar Rabich «Altoforno n. 2, Landschaftspark Duisburg-Nord a Duisburg, Renania Settentrionale-Vestfalia, Germania» via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 4.0
Economia
Energia, gli USA minacciano l’UE
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