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Immigrazione

Il terrorista di Liverpool non era cristiano, ma i media insistono

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I fatti sono noti: la settimana scorsa un attentatore suicida si è fatto esplodere con un ordigno fatto in casa fuori da un ospedale di maternità a Liverpool. La situazione è stata salvata dalla prontezza del tassista che lo stava portando, che lo ha chiuso dentro l’auto ed è fuggito.

 

Emad al-Swealmeen aveva precedentemente cambiato il suo nome in Enzo Almeni – si dice in onore di Enzo Ferrari.

 

I media inglesi e internazionali hanno descritto l’attentatore suicida liverpudliano come un «convertito cristiano» nonostante l’ammontare di prove che dimostrano come può aver finto la conversione per rafforzare la richiesta di asilo.

 

Il 32enne al-Swealmeen, un rifugiato nato in Iraq, stava progettando probabilmente una strage alla parata della domenica della memoria o forse il reparto maternità di un ospedale, un pensiero che riempie di orrore chiunque.

 

Tuttavia, subito dopo che la sua identità è stata resa pubblica, i media hanno riportato che Al Swealmeen non era un terrorista islamico ma in realtà un cristiano convertito.

Il Corriere della Sera: «Il kamikaze di Liverpool: siriano, convertito e battezzato». Siamo quindi dinanzi ad una nuova forma di terrorismo fondamentalista, il terrorismo battezzato?

 

In Gran Bretagna BBC News ha continuato per giorni a martellare sul concetto: facendo unire i puntini al lettore si sarebbe trattato chiaramente di un esempio di «terrorismo cristiano».

 

Anche in Italia funziona allo stesso modo. È lampante il titolo fatto una settimana fa dal Corriere della Sera: «Il kamikaze di Liverpool: siriano, convertito e battezzato». Siamo dinanzi ad una nuova forma di terrorismo fondamentalista, il terrorismo battezzato?

 

Parrebbe di sì: il Corriere lascia online un ulteriore articolo. Titolo «Gb: kamikaze Liverpool era un rifugiato convertito al cristianesimo». La possibile vera notizia, cioè che si possa trattare di un finto convertito – una prospettiva nuova e decisamente inquietante, che merita decisamente l’attenzione di un giornalista – non è esattamente al centro dell’attenzione.

 

Secondo quanto emerso, Emad Al-Swealmeen aveva iniziato a pianificare il suo attacco almeno otto mesi fa. Durante questo periodo, mentre stava costruendo la bomba, Al Swealmeen «è stato visto nella sua moschea locale ogni giorno durante il Ramadan ad aprile».

 

«Testate come la BBC stanno ancora amplificando il mito del “convertito cristiano” nonostante sia ormai ampiamente noto che un gran numero di musulmani ha frequentato corsi di 5 settimane alla Cattedrale di Liverpool non perché vogliono veramente convertirsi, ma perché aiuta a far accettare la loro richiesta di asilo»

Secondo il Telegraph, il terrorista «ha frequentato la moschea “tutto il giorno tutti i giorni” durante la festa religiosa ed è stato visto pregare con un compagno musulmano una settimana prima dell’attacco».

 

È stato speculato che Al-Swealmeen potesse avere come obbiettivo una vicina cattedrale dove si stava svolgendo una commemorazione: «che tipo di «convertito cristiano» prega in una moschea e poi cerca di farsi esplodere fuori da una cattedrale cristiana?» si chiede Summit News.

 

«Testate come la BBC stanno ancora amplificando il mito del “convertito cristiano” nonostante sia ormai ampiamente noto che un gran numero di musulmani ha frequentato corsi di 5 settimane alla Cattedrale di Liverpool non perché vogliono veramente convertirsi, ma perché aiuta a far accettare la loro richiesta di asilo».

 

Il Telegraph riporta le parole di Mohammad Eghtedarian, un vero convertito,  che racconta come ci siano innumerevoli persone che «abusano del sistema».

 

«Capisco che ci sono molti motivi contrastanti. Ci sono molte persone che abusano del sistema – non mi vergogno di dirlo», ha riconosciuto.

 

Ulteriormente interessante è il fatto che tutti i giornali abbiano parlato di «conversione al cristianesimo». «Cristianesimo», per un articolo, è una parola di sospetta indeterminatezza semantica.

 

Bisogna leggere fra le righe o trovare l’informazione sepolta in fondo agli articoli: il «cristianesimo» di cui si sta parlando è quello della Chiesa d’Inghilterra – cioè degli anglicani

Bisogna leggere fra le righe o trovare l’informazione sepolta in fondo agli articoli: il «cristianesimo» di cui si sta parlando è quello della Chiesa d’Inghilterra – cioè degli anglicani.

 

Come noto, la Chiesa anglicana, separata da quella cattolica da mezzo millennio, non è particolarmente nota per lo zelo dottrinale: oltre alle famose donne-vescovo, si sono avuti, dal vertice stesso della Chiesa, cioè l’arcivescovo di Canterbury, dubbi sull’esistenza di Dio, senza che la cosa fosse all’interno di uno sketch dei Monty Python.

 

Si apprende che la Chiesa anglicana – come quella cattolica – macina a pieno regime la materia dell’immigrazione.

 

Si apprende che la Chiesa anglicana – come quella cattolica – macina a pieno regime la materia dell’immigrazione

Cyril Ashton, un assistente vescovo di Liverpool, ha affermato che la cresima di Swealmeen nel 2017 è stata «una delle centinaia che ho condotto come vescovo, quindi non ho un ricordo specifico della persona».

 

Nel 2014 presso la cattedrale è stata istituita una speciale congregazione persiana – Sepas, che significa «ringraziamento» in lingua farsi – per i convertiti al «cristianesimo» iraniani, afghani, curdi e turchi. Nel 2017, più di 330 persone sono state battezzate e più di 200 cresimate.

 

Il caso di Enzo Al-Swealmeen apre un non piccolo interrogativo su questo centinaio di convertiti anglicani.

 

Non è la prima volta che ci provano: ricordiamo il massacro di Utoya, in Norvegia. Alcune testate si affrettarono a dire che il perpetratore, Anders Breivik, era «cristiano», nonostante la profusione di foto del tizio in grembiule massonico. Il mondo progressista – che era stato colpito mostruosamente con la strage di quasi 80 ragazzi del Partito Laburista Norvegese – si cullava nell’idea del primo «terrorista cristiano» attivo in Europa.

 

A proposito di terrorismo e Gran Bretagna, stiamo ancora aspettando di capire come si è radicalizzato Ali Harbi Ali, figlio del ricco patriziato somalo espatriato a Londra e assassino di Sir David Amess, deputato conservatore prolife e brexiter – e cattolico.

 

In America sono passati, con propaganda continua e grandi operazioni false-flag, dalla minaccia del «terrorismo islamico» a quella del «terrorismo domestico». In Europa ci faranno sciroppare il «terrorismo battezzato»?

Nei giorni successivi all’assassinio politico, Renovatio 21 si è chiesta se il processo di radicalizzazione del ragazzo sia passato per le reti degli islamisti somali al- Shabaab.

 

Il governo Conte bis (quello dei primi, enormi lockdown, stranamente amato dall’establishment e dai giornaloni) pagò un riscatto miliardario proprio ai terroristi islamici per liberare una «cooperante» alle prime armi, la quale, dopo essere stata fotografata in auto con un corpetto con strani simboli turchi, tornò in patria in abiti da donna musulmana – era finita per convertirsi all’Islam dei suoi rapitori.

 

Il giornale Libero scrisse che furono pagati ai terroristi afroislamisti almeno 40 milioni di euro.

 

Nel frattempo, tutti alla caccia del «terrorista cristiano».

 

In America sono passati, con propaganda continua e grandi operazioni false-flag, dalla minaccia del «terrorismo islamico» a quella del «terrorismo domestico».

 

In Europa ci faranno sciroppare il «terrorismo battezzato»?

 

 

 

 

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Immigrazione

Collasso del confine col Marocco: la Spagna schiera ben 60 soldati. Le reazioni all’invasione di Meloni e Von der Leyen

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La Spagna ha schierato solo 60 soldati nell’exclave nordafricana di Ceuta dopo che migliaia di migranti hanno travolto le forze di sicurezza e hanno varcato il confine dal Marocco, con altre 30.000 persone che, secondo le stime, si stanno riversando sulla frontiera.

 

Il ministero dell’Interno spagnolo ha dichiarato che il contingente militare era composto da tre plotoni di 20 soldati ciascuno, inviati a rinforzare la Guardia Civil dopo che gli ufficiali avevano ammesso che il confine era «totalmente collassato». Madrid ha inoltre inviato unità di polizia specializzate, portando il loro numero totale a circa 200, oltre a 30 agenti aggiuntivi della Guardia Civil.

 

Il piccolo dispiegamento militare è avvenuto dopo che il governo regionale di Ceuta aveva implorato Madrid di adottare misure «decisive», chiudere il confine e dichiarare lo stato di emergenza nazionale, avvertendo che la polizia locale, gli ospedali e le strutture di accoglienza per migranti erano al collasso.

 

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Il governo del primo ministro Pedro Sánchez ha respinto la richiesta di emergenza, sostenendo che la migrazione non rientra nelle disposizioni della legislazione in materia di calamità naturali, incidenti gravi e altre catastrofi nazionali.

 

Ai soldati è stato ordinato di supportare la Guardia Civil «nell’esercizio delle sue funzioni» e di svolgere qualsiasi ulteriore compito ritenuto necessario per mantenere la sicurezza. Tuttavia, Madrid non ha annunciato regole di ingaggio più ampie né ha conferito alle truppe un’autorità indipendente per sigillare la frontiera, detenere migranti o effettuare espulsioni. Il loro ruolo, definito pubblicamente, rimane quindi quello di supportare la polizia piuttosto che di assumere il controllo del confine.

 

Le immagini mostravano grandi gruppi di persone che nuotavano intorno alla diga frangiflutti di Tarajal usando dei gommoni, si arrampicavano sulle strutture di confine e si precipitavano attraverso un cancello aperto, mentre gli agenti, sopraffatti, cercavano di contenere la folla. Le forze marocchine hanno poi inviato rinforzi e utilizzato i cannoni ad acqua per disperdere la folla radunatasi vicino al valico di Bab Ceuta.

 

«La situazione è di assoluto caos», ha dichiarato all’AP Rachid Sbihi, capo locale della Guardia Civil. «Non è possibile fornire cifre precise, ma migliaia di migranti stanno attraversando il confine», ha aggiunto, precisando che la frontiera è «completamente collassata».

 

La televisione di stato spagnola ha inizialmente riportato che tra le 2.000 e le 3.000 persone avevano attraversato il confine, mentre l’emittente locale Ceuta al Día ha affermato che ne erano arrivate circa 20.000. Antena 3 ha citato fonti della Guardia Civil secondo le quali quasi 40.000 persone si erano riversate al confine, pur riconoscendo che la cifra era approssimativa. Altre migliaia di persone si stavano dirigendo verso il confine da Tangeri, Tetouan, Fez, Rabat, Casablanca e altre città marocchine.

 

Quattordici corpi sono stati recuperati dal mare intorno a Ceuta nell’arco di 24 ore, ma nessuna delle morti è stata attribuita a scontri con le forze di sicurezza spagnole o marocchine. Si ritiene che le vittime siano morte durante il tentativo di traversata via mare.

 

Sanchez e il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska visiteranno Ceuta venerdì. Spagna e Marocco hanno promesso un maggiore coordinamento e il rapido rimpatrio dei migranti entrati illegalmente, sebbene Madrid non abbia spiegato come tale promessa si concilierà con una recente sentenza della Corte Suprema che limita l’espulsione sommaria delle persone che arrivano via mare.

 

I fatti di Ceuta, dove l’invasione dell’Europa si materializza ictu oculi in maniera impressionante, ha scatenato la reazione del presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giorgia Meloni, denunciando il fatto come minaccia alla sicurezza dei confini europei e annunciando misure straordinarie, inclusa la valutazione/sospensione dello spazio Schengen con la Spagna.

 

 

«Le immagini che arrivano da Ceuta sono impressionanti e dimostrano, ancora una volta, che l’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei. Mi sono confrontata con il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’Italia non resterà a guardare» ha scritto la Meloni, assai criticata in patria per la mancanza di iniziative decise e concrete sull’immigrazione massiva.

 

«Stiamo convocando gli organismi preposti, e all’esito di queste riunioni siamo pronti a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna. Sull’immigrazione clandestina non arretreremo di un millimetro: difendere i confini, fermare i trafficanti di esseri umani e garantire rimpatri efficaci continuerà a essere la linea di questo Governo».

 

È arrivato, grottesco sino all’incomprensibile, anche il commento della presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, che ha definito le immagini «inaccettabili».

 


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«Le immagini provenienti da Ceuta sono inaccettabili. Non possiamo permettere a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole» scrive Ursula, che se la pensasse davvero così dovrebbe rimpatriare diecine di milioni di immigrati, che invece stanno impunemente sul nostro territorio delinquendo e recependo miliardi e miliardi di fondi pubblici in ogni Paese UE.

 

«Gli attraversamenti pericolosi devono cessare immediatamente. Le reti di contrabbando devono essere smantellate. E i rimpatri devono essere rapidi, come previsto dalle nostre regole. Ho incaricato due Commissari di contribuire al controllo della situazione. Magnus Brunner [il commissario europeo per gli Affari Interni e la Migrazione, ndr] sta già lavorando a stretto contatto con la Spagna ed è pronto a recarsi nei punti critici. Si impegnerà a fornire ulteriore supporto operativo alla Spagna, anche tramite Frontex. Dubravka Suica [il commissario europeo per il Mediterraneo, ndr] è in contatto con la sua controparte marocchina. Sono fiducioso che la nostra stretta collaborazione con il Marocco contribuirà a ottenere risultati concreti.»

 

Il commento arriva dopo che pochi giorni fa Brusselle ha respinto la petizione Save Europe Act, che chiedeva di fermare l’immigrazione extra-occidentale in Europa e di espellere i residenti extra-europei «non integrati», nonostante l’iniziativa fosse sostenuta da quasi 600.000 firmatari.

 

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Geopolitica

Le bande degli stupratori pakistani e oltre. Intervista video al direttore di Renovatio 21

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Il direttore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco è stato intervistato sulla questione delle grooming gang dalla trasmissione YouTube «Spunti di Riflessione» condotta dal giornalista Paolo Arigotti.   Nell’intervista è stato spiegato il fenomeno delle ghenghe degli stupratori pedofili pakistani che tormentano l’Inghilterra e il Galles analizzandone storia e morfologia, discutendo se si tratti di un fenomeno organico e decentrato o, per pura ipotesi, di qualcosa che ha una regia altrove.   Nel video si discute inoltre la posizione del Pakistan, Stato islamico terzomondiale e potenza atomica, negli equilibri sociali britannici e pure in quelli geopolitici mondiali.   Inoltre si è parlato della natura degli atti di violenza sessuale, e il ruolo sociomilitare degli stupri nei conflitti contemporanei, con similiarità di elementi tra i fatti britannici ed episodi rivoltanti usciti dalle cronache di Gaza.

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«Lo stupro non è solo la sottomissione di un membro del gruppo avversario, ma è anche il danno che fai all’intero insieme: una volta che hai stuprato ripetutamente sei andato ad interrompere il tessuto sociale contro cui combatti (…) rimandi in società un elemento grandemente traumatizzato» dichiara il direttore.   «Ciò fa parte di una tendenza sempre più chiara, vista anche in politica, che è quella della disumanizzazione dell’avversario (…) l’effetto politico militare della disumanizzazione del nemico è quello di rendere sacrificabile l’intero suo gruppo sociale».   «Questo non riguarda più solo temi militari ed etnici (…) la disumanizzazione dell’avversario riguardano la nostra società: se io ritengo che l’altro non è un essere umano, io posso eliminarlo. Se io ritengo – l’espressione tedesca è lebensunwertes leben – che un bambino anche alle ultime settimane di gravidanza non è davvero vivo perché non ancora nato, lo posso uccidere, eliminare, prima che nasca. Un vecchio che non è in grado di vivere da solo, può essere eliminato» sostiene il Dal Bosco.   «È una cultura, questa, che chiamo Necrocultura (Giovanni Paolo II la chiamava Cultura della Morte) che si  è impadronita del mondo moderno, si è impadronita del mondo. Per cui la svalutazione della vita umana e della sua dignità è visibile in guerra ma soprattutto in pace».   «Questa trasformazione della società in senso di morte sta succedendo. E le sue manifestazioni sono di tutti i tipi: criminali, militari, geopolitiche, bioetiche, politiche in senso stretto, sociali. Ovunque è visibile che la barriera della dignità umana sta cadendo o è già caduta in alcuni del caso del tutto».   «Ciò rende possibile non solo uccidere la gente, ma ancora prima sfruttarla, stuprarla, farla lavorare senza pagarla nulla. Finché ti servono. Finché non arrivano i robot» conclude il direttore di Renovatio 21.   «È un grande disegno in cui è visibile la volontà di rendere l’uomo sacrificabile. Che significa, essenzialmente, tornare ai sacrifici umani. A ciò che precedeva la civiltà cristiana, dove invece l’uomo è ad immagine di Dio, e Dio si fa uomo».  

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Immigrazione

L’invasione è incontrovertibile. Immagini da Ceuta

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Le immagini non mentono. Guardandole, non è possibile non definire come un’«invasione» il processo migratorio massivo che interessa l’Europa da decenni e che sembra accellerare in questi ultimi tempi.

 

La rete si è riempita di immagini e commenti riguardo alle migliaia di migranti nordafricani entrati nell’exclave spagnola di Ceuta provenendo dal vicino Marocco. Le autorità regionali hanno implorato il governo socialista spagnuolo di inviare l’esercito, tuttavia Madrid ha rifiutato.

 

All’inizio di questa settimana, gruppi di migranti hanno iniziato a nuotare intorno alla recinzione di confine che separa Ceuta dal Marocco, ma il flusso si è trasformato in un’ondata giovedì, quando un folto gruppo ha sopraffatto le guardie di frontiera e ha sfondato la recinzione, invadendo il territorio europeo.

 

Il capo del governo regionale di Ceuta ha stimato che fino a 2.000 persone fossero arrivate entro mezzogiorno di giovedì, sovraffollando i centri di accoglienza e creando «un’emergenza umanitaria e sociale». La maggior parte degli arrivati ​​sono giovani uomini, secondo quanto riportato dall’Associated Press. Noi aggiungiamo, secondo la nota espressione: giovani uomini in età militare.

 

E alcuni, come visibile in un video, mettendo il piede in terra europea urlano l’immancabile «Allahu Akbar».

 

 

 

 

 

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Alcuni in rete, sostengono, senza prove, che nella massa di Ceuta vi sarebbero anche criminali «graziati» dal re del Marocco Maometto VI, che ogni anno alla vigilia della festività nazionale della Giornata del Trono (30 luglio), libera una migliaiata di carcerati. Quattro giorni fa i condannati graziati sono stati 1.446. Non vi sono elementi per affermare la presenza di alcuni di essi nella fiumana umana di Ceuta, ma nemmeno per negarlo.

 

Va detto che un tempo la stampa di sinistra di lamentava dell’impenetrabilità di Ceuta, di fatto una porta per l’Europa molto più comoda rispetto a Lampedusa per gli immigrati del Continente Nero. Vi erano polemiche anche per i modi duri in cui gli agenti spagnoli respingevano i migranti arrivati al confine, fenomeno che suscitava invece il plauso in ambienti della destra italiana, che prendeva la Spagna, e l’Australia, come esempi di Paesi che sanno far rispettare i proprio confini. Con evidenza, anche per Ceuta quei tempi sono finiti per sempre.

 

Il sindaco di Ceuta, Juan Jesus Vivas, ha chiesto al governo spagnolo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale e di schierare agenti di polizia e soldati al confine. Il ministero dell’Interno spagnuolo, tuttavia, ha affermato di non considerare la migrazione un’emergenza.

 

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che all’inizio di quest’anno ha regolarizzato la posizione di 500.000 immigrati clandestini, ha offerto una risposta ambigua. «Stiamo mobilitando tutte le risorse necessarie… e preparando le misure necessarie per ripristinare la normalità il prima possibile», ha scritto sui social media. «Questo è il momento di costruire soluzioni, con responsabilità e cooperazione».

 

Chi accusa il Sanchez di essere complice nell’invasione, cioè della sostituzione etnica degli abitanti della Spagna, potrebbe non ricordare che in effetti gli spagnoli due anni fa lo presero a colpi di fango: si trattava della contestazione subita dal governo (e da re e regina) arrivati a Valenza dopo la catastrofica alluvione che aveva devastato l’area.

 

Come si ricorda, il Sanchez, davanti alla furia di quelli che probabilmente erano i suoi stessi elettori, fuggì. Non è insensato pensare che una riformulazione della popolazione quindi faccia proprio al caso delle élite oramai incapace di essere amate ed obbedite dai cittadini – così da lasciare l’oligarcato loro padrone libero nelle loro gozzoviglie più infami.

 

Era, del resto, scritto tutto nei piani del conte Riccardo Coudenove-Calergi.

 

Gli abitanti dei futuri Stati Uniti d’Europa, scriveva il conte nel suo testo-manifesto Praktische Idealismus Idealismo pratico»), «non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale (…) È necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere. L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità»

 

Sì: una nuova razza ibrida – il famoso «meticciato» ora tanto decantato dalla chiesa conciliare e dall’ebetudine goscista e centrosocialista diffusa – andava creata per essere più docile ad un progetto politico ulteriore. «Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale assenza di pregiudizi e ampiezza di orizzonti» scriveva Calergi (scriviamolo pure con la C: il palazzo della famiglia a Venezia, dove morì Riccardo Wagner e dove ora ha sede il casinò, si chiama Ca’ Vendramin Calergi).

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Il Piano Kalergi, basato sulla creazione del super-Stato europeo attraverso l’immigrazione di massa non solo si è realizzato per l’Europa, ma possiamo dire di averlo visto, negli anni di Biden, all’opera anche negli USA.

 

Guardando le immagini di Ceuta, il benpensante piddino sincero-democratico che ridacchiava della «Grande Sostituzione» o si irritava se sentiva parla di «invasione» deve mettersi a tacere. Ma andiamo pure oltre: chi non crede alla realizzazione del piano Kalergi, con una trasformazione radicale dell’Europa e della sua geografia umana, non può non essere in malafede.

 

I lettori di Renovatio 21 sanno pure quale è il primo effetto sociale che si sta caricando inesorabilmente nelle nostre città e nelle nostre esistenze: l’anarco-tirannia, un regime per cui l’immigrato criminale sarà libero di delinquere e terrorizzarvi, mentre lo Stato vi perseguiterà sino in capo al mondo per una multa o una cartella esattoriale da pagare – lo stesso Stato che poco fa, facendo entrare illegalmente africani a milioni, vi impediva di andare al bar senza il green pass.

 

La creazione di un ambiente selvaggio, con la distruzione della società cristiana e del suo ordine basato sul rispetto della vita umana, è insomma un programma oramai visibile in chiarezza. Un’operazione di cui gli immigrati, specie quando prettamente criminali, costituiscono una delle armi principali.

 

La domanda è essenzialmente una sola: fino a quando gli europei saranno disposti ad accettare una simile catastrofe?

 

Chi è davvero disposto a consegnare ai propri figli un Inferno fatto di violenza e prevaricazione, di ingiustizia e di orrore?

 

Il destino dell’Europa programmaticamente invasa dai suoi nemici (nella barbarie afroasiatica o nelle stanze dei bottoni di Brusselle) si gioca esclusivamenente nella risposta che noi stessi riusciremo a dare.

 

Roberto Dal Bosco

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