Pensiero
Il Tao di Bibbiano sul mondo
Una mattina mi sono svegliato. E sono rimasto scioccato. È successo un paio di settimane fa.
Titolo dell’ANSA: «Si disintegra l’accusa sugli affidi di Bibbiano». «Accusa disintegrata» scrive l’agenzia. «Dopo un’inchiesta che ha spaccato la politica, dopo tre anni di udienze e battaglie infuocate in aula tra Procura e difensori, il processo “Angeli e Demoni”, il cosiddetto caso Bibbiano sui presunti affidi illeciti, si riduce a tre condanne e con la pena sospesa».
La procura aveva chiesto fino a 15 anni per gli imputati. «Oltre cento i capi di imputazione per reati come frode processuale, depistaggio, maltrattamento su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione e peculato d’uso». Cade tutto «qualcosa per prescrizione, la maggior parte con assoluzioni». Nessuno va in galera: nel peggiore dei casi la condanna è a due anni, che è esattamente il limite della condizionale.
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L’ANSA incorpora subito la dichiarazione di Maria Elena Boschi. «Su Bibbiano ora servirebbe solo una cosa: le scuse di Giorgia Meloni. Cari Fratelli d’Italia: adesso sì, parlateci di Bibbiano. O non avete il coraggio di farlo?», è andata all’attacco la Boschi, mostrando la vecchia foto dell’attuale premier davanti al cartello stradale del paese e la scritta «Parlateci di Bibbiano».
È difficile ricordare che la Boschi sia ancora nell’agone politico, se ne rammentano più che altro gli articoli su Dagospia sul moroso attore (hanno figli? Non sappiamo), tuttavia ha ragione, in fondo: si tocca un punto importante, perché questa clamorosa assoluzione avviene proprio durante il regno, apparentemente sereno, di Giorgia Meloni. Dato non indifferente.
Lo shock per molti come noi che avevano seguito la vicenda rimane grande: «scioccare» etimologicamente viene dal francese choquer, che vuol dire «urtare, colpire» e noi che che ricordiamo tante cose non possiamo non rimanere colpiti. Trafitti. Noi che avevamo seguito il caso da quando sui grandi giornali nazionali era apparso il caso, con le parole della PM che scriveva nelle carte dell’inchiesta di «erinnica perseveranza la “causa” dell’abuso da dimostrarsi “ad ogni costo”».
Ci colpì l’aggettivo, «erinnica». Cioè, relativa alle Erinni, le furie degli antichi, dee ctonie della vendetta. Su questa parte metafisica, fatte di dee e di oscurità torneremo in fondo all’articolo.
Ammettiamo per il momento di non sapere rispondere alle tante domande che si affastellano davanti alle notizie dal tribunale. Facciamo degli esempi.
Quindi, la storia della bambina minacciata di essere lasciata sotto la pioggia, non era vera. Era finita su tutti i giornali, pure con l’audio. Oppure, se è vera, non ha conseguenze legali di nessun tipo?
In rete c’è ancora il video di TG2000, sapete, la TV dei vescovi italiani. Erano finiti pure sul TGR Emilia-Romagna. In realtà, crediamo che niente di quello raccontato sia veritiero, oppure che esso non ha ramificazioni istituzionali di sorta.
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L’anomalia di aumento di casi in Val d’Enza, che secondo il servizio qui sopra aveva allarmato le autorità, era quindi un puro caso? Oppure c’è davvero da quelle parti qualche problema nelle famiglie? Sembrerebbe così.
I racconti che parlavano di «ideologia LGBT» infiltrata nel sistema, con affidi alle coppie gay, erano quindi «menzogne per demolire le famiglie arcobaleno», come scrive ora il sito Gay punto it? Dobbiamo pensare di sì.
La notizia dell’affido ad un titolare di un sexy shop, di cui avevamo letto sul Corriere della Sera, che buttava lì accuse tremende? Nulla, neanche lì.
La questione dell’EDMR, la tecnica psicoterapica per i traumi con la «macchinetta dei ricordi» che fu ingiustamente scambiata per «elettroshock» con una fake news diffusa pure da un ministro della Repubblica (che poco dopo fece un governo con il Partito che accusava) è risolta? Dissero che l’uso dell’EMDR non «rientrerebbe nel protocollo», ma, apprendiamo, già un anno fa, leggiamo sull’indomito quotidiano dell’ipergarantismo Il Dubbio «una seduta con l’EMDR, semplicemente, non c’è mai stata».
L’episodio finito sulla stampa dei disegni dei bambini alterati dagli adulti? Sempre l’anno scorso era emerso come la grafologa della difesa «che ha usato tecniche moderne» abbia mostrato che «l’immagine è interamente attribuibile alla minore e non presenta alterazioni».
La storia, appresa anche quella dalla stampa, dei travestimenti da lupo era fasulla? Il costume che ci eravamo figurati in testa era davvero «un pupazzetto comprato all’Ikea», come abbiamo letto pure sul Dubbio? Parrebbe, a questo punto. Senza tanti dubbi.
Ma quindi: i bambini che sono tornati tutti nelle loro case… adesso a loro cosa accadrà?
Se ascoltiamo l’onda che si propaga da questa assoluzione multipla e colossale, non solo dobbiamo ritenerci scioccati, ma pure sciocchi.
Sì, stiamo stati degli sciocchi. L’etimo qui è diverso. «Sciocco», secondo il dizionario di Ottorino Pianigiani, deriva dal latino ex succus, usato con una sola «c» – ex sucus – da Quintiliano per descrivere il discorso di un oratore senza sostanza, senza succo. Siamo stati, come tanti altri anche sulla stampa mainstream, sciapi, insipidi, insipienti, insulsi. Rimaniamo colpiti perché scipiti: siamo scioccati perché sciocchi.
A questo punto è chiaro che un po’ di EDMR servirebbe a noi. Specie se ricordiamo tutte le famiglie che abbiamo all’epoca incontrato, le storie che abbiamo ascoltato, le lacrime che abbiamo veduto. La legge, tuttavia, non tiene conto di opinioni e di sentimenti, ci è detto. È così.
Va capito ora cosa succederà: l’esultanza è per il primo grado, ce ne sono altri due, ma bisogna capire se la Procura andrà avanti. Alberto Stasi è arrivato al terzo grado di giudizio, dove è stato condannato, dopo essere stato assolto nei due precedenti. Dopo un’assoluzione così netta, cento capi di imputazioni annichiliti, il sistema giudiziario mollerà il colpo?
Anche qui, riflettiamo sul fatto che ciò accade mentre è al governo Giorgia Meloni, che su Bibbiano si spese mediaticamente non poco, venendo perfino denunciata da un imputato, assieme a Salvini e all’allora candidata a governatrice dell’Emilia-Romagna Lucia Bergonzoni, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Noi, a dire il vero ci chiediamo con quale forza questa inchiesta sia partita, nella regione della monocrazia progressista. Qualcuno, anni fa, ci sussurrava di altre indagini a realtà gigantesche operanti sul medesimo territorio che erano rimaste frustrate, ma il nesso non lo abbiamo mai capito bene – le dinamiche interne alla magistratura possono essere, come dimostrano casi di questi anni, opache e indicibili.
Possiamo dire lo stesso anche di un altro caso che, sia pure di carattere lontanissimo, riguarda minorenni ed è ora rifinito sotto i riflettori: anche il presidente statunitense Donald Trump, con la sua fedele floridiana ministra della Giustizia Pam Bondi, sta dichiarando che nel caso di Epstein non c’è nulla da vedere. Circolare.
Qualcuno, a questo punto, ci fa notare: ma possibile che in tutti questi casi si accusano, si condannano, si assolvano gli adulti, ma dei bambini non importa nulla a nessuno? Già: sui giornali parlano avvocati e presidenti, ma di quello che sentono le supposte vittime non pare esserci traccia. Come stanno i bambini? Cosa succederà loro ora?
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Ci rimane poco da commentare. Anzi, vogliamo esprimerci riportando le parole di un’imputata in una chat intercettata finita sulla stampa. Pensieri che ci impressionarono un lustro fa, ma che ancora sono attualissimi, e di forza poetica ragguardevole.
«Fuori tutto si sta sgretolando per lasciare spazio alla nuova luce che dentro e fuori di noi già si intravede (…) Affinché tutto questo non crei problemi bisogna assolutamente andare a scuola di silenzio e di stand-by (…) permettete alla vostra terra interna di accogliere il fuoco della trasformazione nella calma più totale (…) Ho interrotto il mio silenzio perché mi sembrava giusto informarvi dell’ingresso della terra yin cosa che ho sempre fatto».
La suggestione è tanta. È qui evocato il Tao — yin e yang, luce e tenebra, forze che si combattono, si completano, formano la via delle cose, combinandosi, secondo alchimie cosmiche assolute e insindacabili. Impossibile non sentire la mistica poesia: terra, cielo, luna – trasformazione.
Cerchiamo lumi sull’argomento.
«Yang e yin sono forze opposte, ma anche complementari. Qualità yang hanno la luce e il sole, qualità yin l’ombra e la luna (…); le vette sono yang, le bassure sono yin (…); il puro è yang, l’abissale è yin (…)»; «è il predominio in lei dello yin a far tale la donna» si legge ne La metafisica del sesso di Julius Evola. Nello spiegare la cifra metafisica femminile, il barone tanto caro all’estrema destra – ma anche a tanti esoterici di sinistra (chiedete agli appassionati di yoga, e nemmeno solo a loro) – scriveva ripetutamente di «qualità yin, il demonico, l’abissale, il fascinoso».
Evola, lettore de Il Matriarcato di Bachofen, aveva ben presente le dinamiche metafisiche ed energetiche di un mondo senza più il potere del maschio, ossia di un umanità senza più il padre: «secondo il taoismo cinese, dal principio dello yin, come dalla tradizione egizia la personificazioni delle forze antisolari è prevalentemente femminile». E ancora: «la tendenzialità demonica del femminile va riconosciuta tanto in queste forme “infere” come nelle forme “celesti”, che esse stesse comportano un limite cosmico. La “donna”, se può dare la vita, sbarra, o tende a sbarrare, l’accesso a ciò che sta al di là della vita».
La suggestione aumenta: il potere oscuro della femmina, della dea non-solare. La Luna, l’ombra, l’abisso.
Sì, il Tao di Bibbiano è su tutti noi. Come la Luna, nella notte irradia il mondo intero.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Il Giappone di fronte alla legalizzazione della prostituzione
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Pensiero
Consacrazioni FSSPX, non «chi», ma «quanti»: il sogno di un fedele
Per il piccolo mondo antico tradizionista è di certo la notizia più clamorosa, ancorché attesa, che si possa immaginare: le nuove consacrazioni della Fraternità San Pio X sono la comunicazione che tanti – nel mondo, milioni – aspettavano, e da decadi.
Chi scrive è un fedele FSSPX, per cui addentro, anche felicemente, a questa vorticosa, irrinunciabile hype ecclesiastica. Nel giro lefebvrista ovviamente non si parla d’altro, e si è slatentizzata definitivamente la pratica del toto-vescovi, che veniva esercitata sottovoce negli scorsi anni, mentre ora è in ogni chiacchiera fuori dalle cappelle, ogni telefonata, e non voglio pensare cosa siano ora certi gruppi Whatsapp e Telegram, applicazioni da cui cerco di tenermi più alla larga possibile.
Sì, il toto-consacrazioni impazza, al punto che alla pratica possiamo dare pure il nome in lingua inglese («l’inglese è il greco moderno») di bishopping. Chiunque ora si dà alle gioie del bishopping, con bishoppatori di tutte le età, bishoppano le vecchie guardie che hanno conosciuto monsignor Lefebvre come i neoconvertiti, i giovani, quelli di passaggio – che, per fortuna non mancano mai: una realtà senza «portoghesi» è una realtà morta.
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Ebbene, con discrezione, senza esagerare, mi ci sono messo anche io. Ho sentito varie voci, tra fraternitologi e persone con ampie cognizioni della FSSPX, per verificare quello che penso, farmi un’idea, tracciare un’ipotesi più chiara. Ne sono uscito solo con una certezza: ho solo opinioni, congetture – e sogni. E forse vale la pena, per una volta, di concentrarsi su questi.
Con ordine: il primo fraternitologo che ho sentito ha, come tutti (come me), alzato le mani al cielo – non c’è modo di sapere nulla. Mi dice: dicono che non faranno un africano, anche se forse sarebbe il caso, e rimarrano in Europa. L’età sarà bassa, perché per fare il vescovo della Fraternità ci vuole un fisico bestiale, per resistere agli urti della chiesa moderna, cresimando bambini a quattro angoli del pianeta, dall’Alaska al Sudafrica, da Tokyo all’Amazzonia. Ne faranno, secondo lui, tre: cifra conservativa. Di lui mi fido sempre, ma qui?
E chi saranno i futuri prelati? Ecco che si fa qualche nome, questo qui che fa questo, quest’altro che fa quello.
Sento un’altra voce con profonda conoscenza della materia, che con profonda saggezza mi conferma che non c’è modo di sapere: lo sa solo chi ha deciso, cioè chi le nomine le ha fatte, e chi verrà consacrato (forse). Lui dice: non ne faranno più di quattro. Immagino che sia perché quattro è il numero di vescovi ordinati eroicamente nel 1988 dal fondatore. Ma può esserci certezza qui? No. Nemmeno della provenienza: ci sarà un francese, un americano… probabile, sì, ma in ultima analisi cosa ne sappiamo? Nessuna certezza!
Nel frattempo è arrivata Roma. «Proseguono i contatti tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede, la volontà è quella di evitare strappi o soluzioni unilaterali rispetto alle problematiche emerse» ha detto il direttore della Sala Stampa vaticana Matteo Bruni. Ad occhio non sanno nulla neanche loro, anzi sanno meno di noi: con evidenza non hanno idea di cosa fare, mentre noi sì, pregare e tripudiare, baciare gli anelli, ricevere e tramandare, persistere, esistere – combattere sempre, perché militia est vita hominis super terram (Gb 7,1)
Non sappiamo nemmeno se la lettera ricevuta dal Vaticano, quella che da quel che dice il superiore generale don Davide Pagliarani avrebbe cagionato la decisione a procedere autonomamente con le consacrazioni, sarà pubblicata. Qualcuno bisbiglia: non è che la letterina sia venuta fuori di punto in bianco, stile bigliettini a scelta binaria con crocetta che circolano in classe a fine-elementari-inizio-medie: «Ti vuoi mettere con me? □ SI □ NO»
Immaginiamo il livello di difficoltà, con la Curia che può dire: «no… anzi sì, ma tra un po’… anzi no, anzi uno… uno nel 2028… anzi no… anzi sì, uno nel 2030, scelto da noi… anzi uno scelto da noi, da fuori della Fraternità». Roma locuta, causa infinita.
E cioè, tutto quello che non è stato fatto per i comunisti cinesi. Perché, rammentiamolo pure noi, la situazione è paradossalmente la medesima della Chiesa patriottica, il fac-simile della Chiesa Cattolica creato dal Partito Comunista Cinese, con cui Roma ha pensato bene di fare accordi – i famigerati, catastrofici, accordi sino-vaticani – ottenendone per premio la repressione più tremenda dalla chiesa sotterranea, la distruzione di chiese, il rapimento di seminaristi e sacerdoti, torture ai religiosi, insomma una tragedia immane, bagnata da ondate continue di sangue di martire.
Il Partito Comunista Cinese ha nominato e consacrato, tra i tanti degli ultimi mesi di scandalo, il vescovo di Shanghai – non solo quelli di province impronunciabili dell’entroterra sinico, ma il vertice della diocesi della seconda città più importante del Dragone. E cosa ha fatto il Sacro Palazzo? Nulla. Spallucce. Pazienza.
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Ma scusate, non ci sarebbe la questione della… scomunica? Massì, la scomunica latae sententiae per chi ordina vescovi illecitamente, ma validamente: un vescovo ordinato da un vescovo è un vescovo, anche se satanista. Latae sententiae significa che la pena canonica arriva senza giudizi, esce subito quando l’azione è compiuta. Cioè, la scomunica va considerata all’atto stesso: quindi anche i prelati comunisti cinesi, pur ratificati a posteriori, sono da considerarsi scomunicati?
Per il diritto canonico alla pena latae sententiae si contrappone la pena ferendae sententiae: in questo caso la scomunica c’è solo nel momento in cui viene pubblicamente dichiarata dal Sacro Palazzo, come nel recente caso di mons. Viganò.
E quindi, alla fine, tutto questo si risolve in una grande questione di PR? Il problema, per alcuni, non è tanto quello di incorrere in una scomunica automatica, ma quello che lo dica la Sala Stampa vaticana. Non abbiamo solo l’esempio cinese: con le ordinazioni di monsignor Williamson non pare ci sia stata alcuna comunicazione mediatica di scomunica – creiamo un ulteriore neologismo: «scomunicazione» – da parte di Roma. La scomunica c’è comunque, ma bisogna evitare – dicono certuni – la scomunicazione.
A questo punto del labirinto capisco che devo mollare il principio di realtà: non c’è modo di sapere niente di niente nemmeno qui. E allora, se non posso contare sui ragionamenti, posso solo parlare di quello che sogno. Io non sogno «chi», ma «quanti».
Sogno che la Fraternità non faccia uno, due, tre, quattro vescovi: sogno che ne facciano dieci, venti. Sogno che facciano tanti americani, un africano, un italiano, svizzeri, tedeschi, spagnoli, brasiliani, un (il…) giapponese, un polacco, e quanti francesi vogliono. Sogno che divengano vescovi anche quei tanti bravi preti ordinati da monsignor Lefebvre che in Italia, in Francia, in Germania hanno lavorato per la Fraternità rendendola questo monumento invincibile – una nomina «onoraria», se vogliamo, impossibile, mi dicono, ma vi sto parlando di sogni, non della realtà.
«Sarebbe come di quegli eserciti africani, in cui ci sono più generali che soldati» mi ha detto un santo sacerdote della FSSPX quando gli ho esternato, ancora un anno fa, la mia speranza di vedere consacrazioni a doppia cifra. Ha sicuramente ragione lui, tuttavia lo stesso sogno che faccio io mi è stato confessato, sulle scale di pietra di un millenario oratorio della Fraternità da un fedele pater familias, ad alta voce in lingua veneta: «i gà da farghene diese o venti – minimo!».
Si era subito dopo l’incidente che ferì monsignor Tissier portandolo poi all’agonia e alla morte. «’Sa ‘speteli» diceva il fedele, «cosa aspettano». Il popolo la pensa così. Vox populi vox Dei: bisogna ammettere che di fedeli spaventati dalle scomuniche non ne conosco nemmeno uno. Anzi c’è chi teorizza pure, e non senza saggezza: se non ci fosse stato Ratzinger a togliere le scomuniche nel 2009 il problema non si sarebbe mai posto.
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La realtà sarà certamente differente dai sogni dei fedeli. Mi sono riservato queste righe solo per significare per sempre che questi sogni esistono. E parlano di cose concretissime.
Perché il sogno vero è quello di vedere la vera Chiesa cattolica convincersi di essere non una minoranza numerica, ma una maggioranza spirituale – l’unica vera forza che deve riprendere Roma e il mondo, e da lì tornare ad irradiare all’umanità ferita il verbo del Dio della Vita, consegnando alle future generazioni quello che abbiamo, forse per poco, fatto in tempo a ricevere prima dell’estinzione, del messaggio e della vita umana stessa.
Sogno che la capsula del tempo che contiene la vera Chiesa di Cristo si apra, e ricostruisca su questo panorama di rovine romane che è sotto i nostri occhi e dentro le nostre anime.
Sì, sogno un esercito di vescovi per cui combattere, e se necessario morire, al fine di riconquistare la Terra a Cristo.
Non fatemene una colpa. E non pensate che sia solo: molti sono come me. E molti verranno dopo, lo sappiamo perché li stiamo allevando.
E quindi: lasciateci sognare. Lasciateci seminare, nei sogni e nelle parole, nello spirito e nella carne, per la Crociata salvifica di cui abbisogna il pianeta – e per i vescovi che essa merita.
Roberto Dal Bosco
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Immagine da FSSPX.News
Essere genitori
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