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Terrorismo

«Il siriano accoltellatore di Annecy non era cristiano» dice il capo di una ONG mediorientale

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Abdelmasih Hanoun, l’uomo di 32 anni che ha accoltellato quattro bambini e ferito due pensionati in un parco giochi ad Annecy la scorsa settimana, non è un cristiano ma un musulmano, dice Elish Yako, il segretario generale franco-iracheno dell’«Association d’entraide aux minorités d’Orient», un’associazione che presta assistenza alle minoranze cristiane in Medio Oriente e alle loro comunità in Francia.

 

Yako afferma che non ci sono prove che l’uomo sia mai stato battezzato. Non è possibile, almeno ora, verificare le sue parole.

 

A questo punto, è impossibile verificare se l’ipotesi plausibile di Yako sia accurata. Tuttavia è stato notato che il nome dell’aggressore compare regolarmente tra virgolette sulla stampa. Sulla stampa araba il suo nome si legge «Karim Abdelmassih Hanoun», il che sembra indicare che «Abdelmassih» sarebbe il nome di battesimo di suo padre. Karim è un nome usato sia nelle comunità musulmane che in quelle cristiane, mentre Abdelmassih, pur essendo un cognome frequente, è un nome desueto.

 

L’uomo aveva chiesto lo status di rifugiato in Francia e aveva ricevuto una risposta negativa quattro giorni prima dell’attacco in quanto aveva già ottenuto il medesimo status in Svezia.

 

Secondo la polizia francese, indossava un ciondolo a forma di croce e un libro di preghiere cristiano è stato trovato tra i suoi averi in un ingresso pubblico di un edificio dove aveva dormito all’aperto nei due mesi precedenti il ​​suo sanguinario attacco contro bambini innocenti. Durante l’attacco ha ripetutamente gridato «Nel nome di Gesù Cristo!, come si può ascoltare nel video amatoriale dell’evento.

 

Elish Yako, ha pubblicato questo lunedì una serie di tweet affermando che «Abdelmassih» sarebbe un «falso cristiano» che avrebbe preparato il suo «jihad» sotto copertura. Alcuni post di Yako sarebbero stati rimossi da Twitter.

 

 

Yako ha fatto affidamento sulla sua rete cristiana in Siria e Svezia per istituire un’inchiesta informale, un’iniziativa che ha preso quando si è reso conto che l’uomo affermava di chiamarsi «Abdelmasih», un nome cristiano che significa «servo del Messia» o «servo di Cristo».

 

Ciò suonava in un modo troppo ovvio per essere vero, ha detto Yako. Aggiunto al fatto che l’uomo affermava di uccidere «nel nome di Cristo», proprio come i terroristi islamici compiono i loro attacchi gridando «Allahu Akbar»; questo ha fatto credere a Yako che l’aggressore non potesse essere un vero cristiano. Uno squilibrato, anche un cristiano, può aver aggredito i bambini come ha fatto quest’uomo, ma non mentre invocava il nome di Cristo, ha sostenuto durante un’intervista telefonica con il sito canadese Lifesitenews.

 

Lo Yako ha confermato a LifeSite che i suoi contatti in Siria non erano riusciti a trovare un certificato di battesimo per «Abdelmasih». In Medio Oriente, l’affiliazione religiosa è più parte dell’identità di una persona che nei paesi occidentali, e questi registri sono ben tenuti – quando possibile. Tuttavia, poiché i cristiani spesso subiscono persecuzioni in questi Paesi, i registri vengono regolarmente distrutti durante attacchi alle chiese, incendi e simili. L’assenza di un certificato è quindi di per sé una prova insufficiente.

 

Come riportato da Renovatio 21, la tragedia ha assunto un’altra inaspettata piega religiosa quando si è scoperto che il ragazzo che ha tentato di fermare l’assassino era un cattolico praticante che si trovava in pellegrinaggio, che è intervenuto in forza alla sua fede.

 

 

I media francesi e internazionali, ovviamente, erano saltati subito sulla storia dell’aggressore arabo ma cristiano invece che musulmano. Si tratta di una situazione già vista con l’attentato all’ospedale di Liverpool di due anni fa. I media inglesi e internazionali hanno infatti descritto l’attentatore suicida come un «convertito cristiano» nonostante l’ammontare di prove che dimostrano come può aver finto la conversione per rafforzare la richiesta di asilo.

 

«Il kamikaze di Liverpool: siriano, convertito e battezzato» aveva scritto il Corriere della Sera, introducendo la nuova categoria sociologica del «terrorismo battezzato».

 

Secondo il Telegraph, tuttavia, il terrorista «frequentava la moschea “tutto il giorno tutti i giorni” durante la festa religiosa ed è stato visto pregare con un compagno musulmano una settimana prima dell’attacco». Il giornale riportava le parole di Mohammad Eghtedarian, un vero convertito, che racconta come ci siano innumerevoli persone che «abusano del sistema»: «capisco che ci sono molti motivi contrastanti. Ci sono molte persone che abusano del sistema – non mi vergogno di dirlo», ha riconosciuto.

 

«Testate come la BBC stanno ancora amplificando il mito del “convertito cristiano” nonostante sia ormai ampiamente noto che un gran numero di musulmani ha frequentato corsi di 5 settimane alla Cattedrale di Liverpool non perché vogliono veramente convertirsi, ma perché aiuta a far accettare la loro richiesta di asilo» aveva spiegato Summit News.

 

Il feticcio del «terrorista cristiano» fa gola all’establishment, tuttavia è difficile da tenere in piedi.

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

 

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Terrorismo

I militanti sostenuti dall’ISIS uccidono decine di persone nell’Africa centrale

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Un gruppo armato affiliato allo Stato Islamico (noto comunemente come ISIS) ha ucciso almeno 25 civili in un attacco nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, secondo quanto denunciato da un’organizzazione locale per i diritti umani.

 

La Convenzione per il rispetto dei diritti umani (CRDH) ha riferito che le Forze Democratiche Alleate (ADF) hanno colpito il villaggio di Apakulu, nella provincia di Ituri, nelle prime ore di domenica mattina. I miliziani hanno dato alle fiamme una casa in cui erano rimasti intrappolati 15 uomini. Altri sette civili sono stati giustiziati lungo la strada, mentre tre persone erano già state uccise il giorno precedente nelle comunità vicine di Ahombo e Mangwalo, ha precisato il gruppo.

 

«Questa incursione delle ADF rappresenta un vero e proprio massacro», ha dichiarato Christophe Munyanderu, coordinatore del CRDH, denunciando che «il nemico» ha approfittato dell’assenza di forze di sicurezza nella zona. Ha pertanto esortato il governo congolese a dispiegare immediatamente truppe per garantire la protezione dei civili nelle aree colpite.

 

Le ADF, nate originariamente come gruppo islamista ugandese, conducono da decenni una sanguinosa insurrezione nell’Est del Congo e hanno prestato giuramento di fedeltà all’ISIS nel 2019. I suoi combattenti sono stati ripetutamente accusati di massacri, rapimenti e attentati terroristici.

 

Lo scorso settembre il gruppo ha ucciso almeno 89 persone in una serie di incursioni notturne nella provincia del Nord Kivu. Secondo le autorità congolesi, i miliziani hanno fatto irruzione in un funerale nel villaggio di Ntoyo, aggredendo i presenti con machete e uccidendo almeno 60 persone.

 

Altri omicidi sono stati registrati a Beni, con i sopravvissuti che hanno descritto scene di estrema violenza, comprese decapitazioni. Un mese prima, la missione delle Nazioni Unite in Congo (MONUSCO) aveva documentato l’uccisione di 52 civili in attacchi coordinati a Beni e Lubero, accompagnati da rapimenti, saccheggi e incendi dolosi.

 

Nel giugno 2023 le ADF avevano oltrepassato il confine con l’Uganda, assaltando la scuola secondaria di Lhubiriha, incendiandone i dormitori e uccidendo almeno 25 bambini.

 

Le autorità della Repubblica Democratica del Congo sostengono che i militanti stiano sfruttando l’instabilità nella provincia del Nord Kivu, dove le forze governative sono impegnate da gennaio 2025 in scontri intensificati contro il movimento ribelle M23, in un conflitto decennale per il controllo delle risorse minerarie.

 

Da novembre 2021, soldati ugandesi e congolesi conducono un’operazione congiunta denominata Shujaa contro le ADF e altri gruppi ribelli affiliati allo Stato Islamico, con l’obiettivo di colpire le loro basi principali nelle province del Nord Kivu e dell’Ituri.

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Immagine di MONUSCO Photos via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic 

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Terrorismo

La Germania sospetta che dietro le esplosioni del Nord Stream ci siano «intelligence straniere»

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La Corte federale di giustizia tedesca (BGH) ha stabilito che il sabotaggio del gasdotto Nord Stream avvenuto nel 2022 è stato con ogni probabilità un’operazione condotta dai «servizi segreti» su ordine di un governo straniero, secondo quanto emerge da una sentenza che ha disposto la permanenza in custodia cautelare del principale sospettato.   Il documento giudiziario, datato 10 dicembre e reso pubblico giovedì, respinge il ricorso presentato contro la detenzione preventiva del sospettato di 49 anni, identificato dai media come l’ex membro delle forze speciali ucraine Sergej Kuznetsov (o Serhiy Kuznetsov).   «Allo stato attuale delle indagini, è altamente probabile che l’imputato sia coinvolto negli attentati all’oleodotto», ha scritto la corte, precisando inoltre che «l’immunità non si applica agli atti di violenza controllati da un servizio di intelligence».

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Secondo le accuse, il sospettato avrebbe guidato un piccolo gruppo di sabotatori ucraini che ha noleggiato uno yacht e impiegato attrezzature subacquee di tipo commerciale per collocare esplosivi sui gasdotti nel Mar Baltico. L’uomo è stato arrestato in Italia nell’agosto 2025 ed estradato in Germania a novembre. I procuratori federali lo imputano di «sabotaggio anticostituzionale» per aver interrotto una rotta energetica di fondamentale importanza.   La difesa aveva invocato la cosiddetta «immunità funzionale», sostenendo che, nel contesto del conflitto tra Ucraina e Russia, i gasdotti in acque internazionali rappresentassero un obiettivo militare legittimo.   Il BGH ha respinto con decisione tale tesi, sottolineando che il Nord Stream aveva principalmente finalità civili. La corte ha inoltre rilevato che l’operazione appariva come una missione segreta di intelligence, in cui i responsabili non erano riconoscibili come combattenti, e che erano state violate la sovranità tedesca e la «giurisdizione territoriale» della Germania.   «L’immunità funzionale generale dei funzionari pubblici derivante dall’immunità sovrana ai sensi del diritto internazionale non costituisce alcun ostacolo al perseguimento dell’imputato ucraino… nel caso in cui abbia partecipato all’atto di sabotaggio per conto dei servizi segreti di uno Stato straniero», ha affermato la corte.   Un altro sospettato, identificato come l’istruttore subacqueo Vladimir Zhuravljov, era stato arrestato in Polonia a fine settembre in base a un mandato di arresto europeo. Tuttavia, a ottobre un tribunale distrettuale di Varsavia ha respinto la richiesta di estradizione tedesca e ne ha disposto il rilascio.   La Russia ha manifestato profondo scetticismo riguardo alla possibilità che un piccolo gruppo indipendente potesse eseguire un’operazione tanto complessa in acque sotto controllo NATO senza un diretto coinvolgimento statale. Mosca ha inoltre criticato la scarsa trasparenza dell’inchiesta, accusando le autorità europee di servirsi di «capri espiatori» privati per occultare le reali circostanze degli attacchi del 2022.   Nel 2023, il veterano giornalista investigativo Seymour Hersh pubblicò un reportaggio in cui affermava che l’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva dato l’ordine di distruggere il Nord Stream. Secondo una fonte informata che parlò con il giornalista premio Pulitzer, gli esplosivi erano stati piazzati dai sommozzatori della Marina statunitense qualche mese prima, sotto la copertura di un’esercitazione NATO. La Casa Bianca all’epoca negò il rapporto, definendolo «completa finzione».

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Come riportato da Renovatio 21, la negazione della tesi di Hersh – che ha in seguito ripetuto che il vero obbiettivo della devastante operazione non era solo la Russia, ma soprattutto la Germania e di conseguenza l’intera Europa – trovò grandi sostenitori al Bundestag, dove parlamentari democristiani della CDU accusarono il partito AfD, che aveva chiesto una commissione di inchiesta sul Nord Stream, di collusione con la Russia, dicendo pure oscuramente che a Hersh nessuno crede più. La mozione per la commissione di inchiesta al Bundestaggo fu quindi bloccata, e l’allora cancelliere Scholzo andò nello Studio Ovale di Biden scodinzolando con la coda fra le gambe.   La stampa italiana ieri ha diffuso maggiori informazioni sul caso. Le testate Open.Online (che ha collaborato con Facebook, il social che aveva etichettato la versione di Hersh come «falsa informazione».   Mosca ha respinto nettamente la teoria dei subacquei ucraini dapprima diffusa dalla stampa tedesca. Renovatio 21 all’epoca, di fronte alla notizia che dai media germanici rimbalzava sul New York Times, aveva definito la questione come «l’ultima barzelletta». La storia fu rimpolpata anche dal Washington Post, che disse che un alto ufficiale ucraino aveva coordinato le esplosioni. La possibile colpevolezza degli USA nel frattempo aveva scaldato anche la diplomazia cinese. Putin parlava di «terrorismo di Stato».   Ora, con la glasnost trumpiana in corso, non escludiamo che il Cremlino – che aveva chiesto un’indagine ONU – possa attenuare il suo scetticismo nei confronti della versione dei fatti che appariva creata apposta per scagionare Washington. La pace… val ben una narrativa alternativa?   Ricordiamo un significativo commento analitico di Hersh successivo allo scoop: il disastro del Nord Stream potrebbe costituire la fine della NATO.   Il Nord Stream, come l’avevamo definito su Renovatio 21, è l’incredibile concrezione del Mulino di Amleto, gorgo cosmico-marittimo che, nella mitologia nordica, ingoia tutto quanto. Lo stesso Patto Atlantico, quindi, potrebbe finirci dentro.

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Terrorismo

Gli Emirati tagliano le borse di studio per studiare in Gran Bretagna per timore dell’estremismo islamico

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Secondo quanto riferito dai media britannici, gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di ridurre drasticamente le iscrizioni degli studenti alle università del Regno Unito, motivando la scelta con i timori di radicalizzazione, e hanno di conseguenza tagliato il loro programma di borse di studio.

 

Il Paese del Golfo ritiene che gli studenti emiratini vengano presi di mira da gruppi islamisti mentre frequentano i campus britannici, in particolare dalla Fratellanza Musulmana, come riportato dal Times, che cita fonti direttamente informate sulla vicenda. Tale organizzazione islamista transnazionale è classificata come gruppo terroristico dagli Emirati Arabi Uniti.

 

Le autorità emiratine hanno annunciato che non verranno più erogate le generose borse di studio – che in precedenza coprivano tasse universitarie, alloggio e ulteriori spese – per gli studenti intenzionati a studiare nel Regno Unito. Non si tratta di un divieto assoluto: chi desidera proseguire gli studi in Gran Bretagna rimane libero di farlo, a patto di autofinanziarsi interamente.

 

Lo scorso giugno il ministero dell’Istruzione Superiore degli Emirati Arabi Uniti ha diffuso un elenco aggiornato delle università per le quali sarebbero state concesse borse di studio, senza includere alcuna istituzione britannica. Secondo una fonte vicina alle discussioni, intervistata dal Financial Times, tale omissione non è stata casuale e la decisione era in fase di valutazione da tempo.

 

Gli Emirati Arabi Uniti «non vogliono che i loro giovani vengano radicalizzati nei campus», ha dichiarato la fonte.

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Gli Emirati hanno intensificato le misure contro i Fratelli Musulmani – una rete islamista internazionale poco strutturata, nata in Egitto negli anni Venti del secolo scorso – dopo gli eventi della cosiddetta «Primavera araba» del 2011. Quella serie di rivolte a guida islamista ha provocato la caduta di vari governi in Medio Oriente e Nord Africa, precipitando paesi come Siria e Libia in lunghi e sanguinosi conflitti civili.

 

Gli Emirati Arabi Uniti hanno vietato l’organizzazione sul proprio territorio nazionale e stanno promuovendo attivamente il suo riconoscimento come gruppo terroristico a livello internazionale. I Fratelli Musulmani sono già stati dichiarati fuorilegge in Russia, Egitto, Arabia Saudita, Giordania e in diversi altri Paesi.

 

Verso la fine dello scorso anno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha designato come organizzazioni terroristiche alcune ramificazioni e singoli individui collegati ai Fratelli Musulmani, senza però includere l’intera organizzazione nell’elenco.

 

La Francia ha valutato un provvedimento analogo: un rapporto governativo pubblicato lo scorso maggio ha affermato chiaramente che le autorità francesi hanno accertato «la natura anti-repubblicana e sovversiva dei Fratelli Musulmani».

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