Economia
Il profilo della ragionevolezza di Gilbert Keith Chesterton
Il profilo della ragionevolezza, pubblicato da Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) nel 1926, è considerabile un testo-base del distributismo.
Se Lo Stato servile di Belloc offriva una lettura più storico-giuridico-politica e La Chiesa e la terra di Padre McNabb più teologico-esortativa-etica (senza tuttavia dimenticare gli altri aspetti connessi), l’opera di Chesterton offriva un panorama completo della proposta distributista, attraverso metafore e paradossi, di cui lo scrittore inglese era maestro.
Questi tre testi di questi tre autori cattolici sono quindi complementari e vanno, secondo il nostro punto di vista, letti assieme. Del resto, come abbiamo detto, i tre autori si conoscevano e si frequentavano, stimandosi a vicenda.
Il profilo della ragionevolezza è considerabile un testo-base del distributismo.
A dire compiutamente il vero, il distributismo non andrebbe affatto ristretto in loro in queste tre sole opere da noi indicate, ma andrebbe esteso ad altri saggi, romanzi, poesie e quant’altro, da loro pubblicati in precedenza e anche successivamente.
Basti pensare, per esempio, al primo romanzo di Chesterton, il Napoleone di Notting Hill del 1903, laddove il personaggio Adam Wayne insorge, con l’aiuto dei piccoli negozianti del suo quartiere, contro le angherie e i soprusi di una società oligarchica e plutocratica.
Sin dagli inizi del ‘900 e, forse ancor prima, il distributismo era stato visto quindi come possibile soluzione (in sintonia con il magistero di Leone XIII) ai problemi legati alla società capitalista e a quella, eventuale, socialista
Sin dagli inizi del ‘900 e, forse ancor prima, il distributismo era stato visto quindi come possibile soluzione (in sintonia con il magistero di Leone XIII) ai problemi legati alla società capitalista e a quella, eventuale, socialista. Il contesto in cui si trovava la discussione politica e sociale dell’Inghilterra dell’epoca era assai ricco e diversificato, con personaggi politici, letterari, con economisti e giornalisti di rilievo, come ad esempio, solo per fare alcuni nomi, Sidney Webb, George Bernard Shaw, Herbert George Wells, James Henry Thomas, Alfred Richard Orage, William Morris, John Ruskin, Clifford Hugh Douglas, e l’elenco potrebbe continuare.
Le loro posizioni erano quindi ben strutturate, basti pensare, ad esempio, al programma del socialismo moderato della Fabian Society (che confluirà in seguito nel Labour Party), che vedeva fra i suoi membri figure autorevoli come i già citati George Bernard Shaw e Sidney Webb, ma anche, per un certo periodo, Bertrand Russell e John Maynard Keynes.
Il distributismo si confrontava, quindi, con queste vivaci posizioni di assoluto rilievo culturale ed è da sottolineare, per la comprensione dei testi proposti, come i riferimenti dei distributisti fossero a quel contesto e a quelli autori con i quali si confrontavano apertamente non solo in opere scritte, ma anche e, soprattutto, in conferenze, dibattiti e articoli di giornale.
Date queste ulteriori importanti sottolineature, essenziali per l’accostamento alla comprensione dei testi sul distributismo, l’apporto di Chesterton è stato fondamentale, poiché attraverso metafore edificanti, ha fatto scorgere l’importanza della distribuzione responsabile della proprietà privata:
«Il principio dell’arco è umano, applicabile a tutta l’umanità e da essa utilizzabile. Lo stesso vale per la corretta distribuzione della proprietà privata…Qual è il principio dell’arco? Se volete, potete definirlo un affronto alla gravità; ma sarete più nel giusto chiamandolo un appello alla gravità. Secondo il principio dell’arco, unendo in un certo modo delle pietre di forma particolare, la loro stessa tendenza a cadere impedirà che cadano»
«Il principio dell’arco è umano, applicabile a tutta l’umanità e da essa utilizzabile. Lo stesso vale per la corretta distribuzione della proprietà privata…Qual è il principio dell’arco? Se volete, potete definirlo un affronto alla gravità; ma sarete più nel giusto chiamandolo un appello alla gravità. Secondo il principio dell’arco, unendo in un certo modo delle pietre di forma particolare, la loro stessa tendenza a cadere impedirà che cadano. E sebbene la mia immagine sia solo un esempio, in larga misura vale anche per il successo di una più equa distribuzione della proprietà. A sorreggere l’arco è l’uguaglianza della pressione che le singole pietre esercitano l’una sull’altra. L’uguaglianza è al tempo stesso mutuo soccorso e mutuo impedimento. Non è difficile dimostrare che in una società sana la pressione morale di diverse proprietà private agisce esattamente allo stesso modo».
Questa caratteristica originale e unica con cui Chesterton esponeva il suo pensiero, era dovuta anche alla sua formazione artistica, alla sua capacità di accostare concetto e immagine, come si evince da questo ulteriore passo:
«Un socialista è come un uomo il quale crede che un bastone da passeggio e un ombrello siano la stessa cosa solo perché entrambi vengono riposti nel portaombrelli…Alla base dell’ombrello c’è un’idea di ampiezza e di protezione, mentre alla base del bastone c’è un’idea di snellezza e, in parte, di attacco. Il bastone è la spada, l’ombrello è lo scudo, una protezione contro un altro e più oscuro nemico: l’universo ostile ma anonimo. La differenza sostanziale, tuttavia, è più profonda: essa divide la mente umana in due ambiti separati da un abisso. Il punto è questo: l’ombrello è uno scudo contro un nemico così reale da essere un mero fastidio, mentre il bastone è una spada contro nemici così immaginari da essere un puro piacere».
Considerato da molti un vero e proprio manuale del distributismo, Il profilo della ragionevolezza offriva l’opportunità di cogliere tutti quegli aspetti critici derivati dalla concentrazione della proprietà in poche mani, dall’industrialismo e dal capitalismo, invitando i lettori a comprendere il vero significato di «proprietà privata»:
«A sorreggere l’arco è l’uguaglianza della pressione che le singole pietre esercitano l’una sull’altra. L’uguaglianza è al tempo stesso mutuo soccorso e mutuo impedimento. Non è difficile dimostrare che in una società sana la pressione morale di diverse proprietà private agisce esattamente allo stesso modo»
«È vero che quando il capitalismo supera un certo confine, i frammenti della proprietà sono assai facilmente divorati. In altre parole, è vero quando le piccole proprietà sono proprie, ma è falso quando sono molte…è come usare l’esistenza del Niagara per dimostrare che non esistono laghi. Basta inclinare il lago e tutta l’acqua scorrerà in una direzione, proprio come la tendenza economica rappresentata dalla disuguaglianza capitalista. Lasciamo che il lago rimanga lago, e niente potrà impedirgli di conservarsi tale fino al giorno del Giudizio».
Il vero significato della proprietà era collegato alla natura dell’uomo, anche ai suoi limiti fisici (per questo Chesterton stigmatizzava il latifondismo e la grande proprietà anonima e irresponsabile) e costituiva un punto d’onore imprescindibile per la persona umana.
Egli era avverso a quello che allora veniva chiamato «cosmopolitismo» (oggi potremmo chiamarlo «globalizzazione»), non solo perché insidiava la tradizione locale e l’identità di un popolo, ma perché, attraverso esso, diffondeva il capitalismo su tutta la terra, portando quel “deserto di standardizzazione” che lui tanto temeva. Prima del crollo di Wall Street del 1929, Chesterton ammoniva i fautori del progresso capitalista e liberista in questo modo:
«Non fanno che dirci che questa o quella tradizione è finita per sempre, che questo o quel mestiere è finito per sempre; ma non osano affrontare il fatto che è il loro commercio volgare e aggressivo a essere finito per sempre. Ci definiscono reazionari se parliamo di un Risveglio della Fede o di un Risveglio del Cattolicesimo. Ma sui loro giornali continuano tranquillamente a pubblicare titoli sul Risveglio del Commercio».
«Non affermiamo che in una società sana tutta la terra vada detenuta allo stesso modo; o che tutta la proprietà vada posseduta alle stesse condizioni… il punto su cui insistiamo è che il potere centrale ha bisogno di poteri più piccoli per esercitare una funzione di bilanciamento e di controllo, e che questi poteri devono essere di vario tipo: individuali, collettivi, ufficiali, e così via».
I distributisti chiedevano che si valutasse seriamente la possibilità di allargare il regime della proprietà privata attraverso la tradizione e l’uso della ragione, indicando la possibile ripresa di una vera riforma politica, sociale ed economica da attuare in due fasi: la prima, era quella di arrestare la folle corsa verso un monopolio e una concentrazione di ricchezza in poche mani; la seconda, era quella di far riassaporare alle famiglie l’esperienza concreta e reale della proprietà privata:
«Una grande nazione, e una grande civiltà, ha seguito per cento o più anni una forma di progresso che si considerava indipendente da certi vecchi collegamenti, i quali coincidevano con antiche tradizioni riguardanti la terra, il focolare o l’altare. Quella nazione è progredita sotto la guida di leader che erano sicuri di sé, per non dire arroganti. Erano persuasi che le loro regole economiche fossero immutabili, che la loro teoria politica fosse giusta, che il loro commercio fosse benefico, che i loro parlamenti fossero popolari, che la loro stampa fosse illuminata, che la loro scienza fosse umana. Sulla base di questa certezza…hanno accumulato un gran numero di proprietà private fidandosi dei finanzieri; a eliminare il cibo dal proprio paese per poi ricomprarlo dai confini del mondo; a permettere che i ricchi diventassero ancora più ricchi e meno numerosi, e i poveri ancora più poveri e più numerosi; a consentire che tutto il mondo fosse spaccato in due da una guerra tra servi e padroni; a perdere ogni forma di prosperità moderata e di schietto patriottismo».
«Confesso infatti di conoscere solo una cosa che può dare a una nuova terra la santità di ciò che è già vecchio e pieno di mistici affetti e cioè un santuario: la vera presenza di una religione sacramentale…è innegabile che la nostra posizione politica riposi su una dottrina. Tale dottrina deve avere almeno qualche rapporto con una visione ultima dell’universo e soprattutto della natura umana»
I distributisti erano consapevoli di non poter offrire una soluzione completa e perfetta ai gravi problemi sociali in cui vivevano, in quanto non erano né idealisti utopici né romantici sentimentali di un mondo vagheggiato e idealizzato.
Desideravano innanzitutto primariamente, come spiegò lo stesso Chesterton, correggere le proporzioni dello Stato moderno:
«Non affermiamo che in una società sana tutta la terra vada detenuta allo stesso modo; o che tutta la proprietà vada posseduta alle stesse condizioni… il punto su cui insistiamo è che il potere centrale ha bisogno di poteri più piccoli per esercitare una funzione di bilanciamento e di controllo, e che questi poteri devono essere di vario tipo: individuali, collettivi, ufficiali, e così via».
I distributisti indicavano quindi nei principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa, ossia nella salvaguardia della dignità trascendente della persona umana, della complementarietà della solidarietà con la sussidiarietà, della finalità del bene comune, le àncore cui aggrapparsi e in cui confidare, con l’aiuto di Dio.
In questa loro insistenza e convinzione profonda, da cattolici distributisti quali erano, invitavano a comprendere il significato di una vecchia espressione come «la sacralità della proprietà privata»:
«Confesso infatti di conoscere solo una cosa che può dare a una nuova terra la santità di ciò che è già vecchio e pieno di mistici affetti e cioè un santuario: la vera presenza di una religione sacramentale…è innegabile che la nostra posizione politica riposi su una dottrina. Tale dottrina deve avere almeno qualche rapporto con una visione ultima dell’universo e soprattutto della natura umana. Coloro che sono disposti ad accettare l’atrofia della proprietà, alla fine saranno disposti a vedersi amputare gambe e braccia».
«Coloro che sono disposti ad accettare l’atrofia della proprietà, alla fine saranno disposti a vedersi amputare gambe e braccia»
Se nella triste vicenda di Hudge, socialista iperattivo, che di fronte agli squallidi slum del proletariato contrappose i condomini alti e spogli, e di Gudge, destinato a divenire un vecchio Tory corrotto e rancoroso, Chesterton rilevava le due ideologie che sostenevano, pur apparentemente contrapponendosi, la società capitalista, così esemplificava mirabilmente il destino del loro percorso:
«Questa è la triste storia di Hudge e Gudge, che io ho semplicemente narrato come esempio di un infinito ed esasperato equivoco onnipresente nell’Inghilterra di oggi. Per toglierle dalle catapecchie, le persone sono messe in condomini, e un’anima sana detesta sia le baraccopoli sia gli alveari… né Hudge né Gudge si sono mai chiesti, nemmeno per un momento, in che tipo di casa avrebbe voluto vivere un uomo».
Al contrario di Hudge e Gudge, presi ad esempio a sostegno delle ideologie che rappresentavano, i distributisti non solo si chiedevano che tipo di casa fosse confacente alla famiglia, magari con tanti figli, ma anche quale tipo di lavoro, quali sane relazioni con il prossimo e con le cose e quale atteggiamento nei confronti dello Stato e, soprattutto, quale rapporto con Dio creatore era possibile loro presentare.
«Abbiamo il dovere cristiano di usare bene la nostra ricchezza, di ricordare che la proprietà è un deposito affidatoci dalla Provvidenza per il bene degli altri oltre che per il nostro, e persino di non dimenticare che un giorno potremmo dover rendere conto dell’uso che abbiamo fatto di questo deposito»
Nonostante fossero tacciati, di volta in volta, di pseudo o cripto-socialismo o di astratto nostalgismo medievale, o di altre accuse più o meno dirette, essi proponevano misure concrete e realisticamente realizzabili, come ad esempio la tassazione dei contratti per scoraggiare le vendite di piccole proprietà a grandi proprietari, oppure l’assistenza legale gratuita per i poveri a difesa della piccola proprietà, oppure ancora sovvenzioni e istituzioni per promuovere la destinazione a uso pubblico della proprietà.
Erano consapevoli dell’importanza della posta in gioco e premevano affinché i temi legati alla distribuzione della proprietà privata fossero conosciuti, nella prospettiva, da cattolici, della salvezza della propria anima:
«Abbiamo il dovere cristiano di usare bene la nostra ricchezza, di ricordare che la proprietà è un deposito affidatoci dalla Provvidenza per il bene degli altri oltre che per il nostro, e persino di non dimenticare che un giorno potremmo dover rendere conto dell’uso che abbiamo fatto di questo deposito».
Fabio Trevisan
Articolo previamente apparso su «Atualità del distributismo. Famiglia, proprietà e corpi intermedi». Anno XVI (2020), numero 3, luglio-settembre; pubblicato su gentile concessione dell’Osservatorio Van Thuan.
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Cina
I mercati esagerano la possibilità di conflitto per Taiwano
Secondo un alto diplomatico statunitense, gli investitori stanno esagerando la probabilità di uno scontro militare su Taiwano.
Michael DeSombre, sottosegretario di Stato americano per gli affari dell’Asia orientale e del Pacifico, ha dichiarato giovedì alla CNBC che gli investitori stavano «sopravvalutando il rischio che accadesse qualcosa nello Stretto di Taiwan».
«Sia la Cina che gli Stati Uniti non vogliono il conflitto, e noi siamo in grado di scoraggiarlo», ha affermato.
Pechino considera Taiwan parte integrante del proprio territorio sovrano e dichiara di perseguire la riunificazione pacifica, pur non escludendo l’uso della forza. L’isola autogovernata rimane una fonte di attrito tra la Cina e gli Stati Uniti, che mantengono una politica di «una sola Cina» ma continuano a fornire armi a Taipei.
Gli esperti, tuttavia, avvertono che i mercati finanziari potrebbero non essere preparati alle ripercussioni economiche di una crisi.
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Taiwan domina la produzione globale di semiconduttori avanzati, fornendo chip essenziali per smartphone, veicoli e sistemi di intelligenza artificiale. Un blocco o un’escalation militare potrebbero interrompere la produzione e le principali rotte di spedizione, provocando ripercussioni a catena nel commercio globale e nelle catene di approvvigionamento tecnologiche.
Uno scontro potrebbe anche compromettere le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, innescando nuove tariffe, restrizioni alle esportazioni e controlli sugli investimenti. I mercati asiatici e le aziende tecnologiche americane sarebbero particolarmente vulnerabili. Secondo MarketWatch, gli investitori hanno già incorporato i rischi geopolitici nei prezzi delle azioni legate a Taiwan, tra cui quelle del colosso dei semiconduttori TSMC.
Secondo le stime di Bloomberg Economics risalenti a febbraio, una guerra tra Stati Uniti e Cina per Taiwan potrebbe causare una perdita di 10.600 miliardi di dollari, pari al 9,6% del PIL globale, nel suo primo anno. L’Unione Europea sarebbe tra le regioni più colpite, secondo il think tank britannico Chatham House.
Hal Brands, professore alla Johns Hopkins University, ha avvertito che Pechino potrebbe optare per un blocco o una quarantena doganale piuttosto che per un’invasione su vasta scala.
«Nessuno ha una buona idea di come quantificare il rischio di un conflitto militare tra Stati Uniti e Cina per Taiwan», ha dichiarato a una conferenza sugli investimenti a settembre, secondo quanto riportato da Business Today.
Nel frattempo, Pechino ha ripetutamente denunciato la vendita di armi statunitensi a Taiwan come un’ingerenza nei suoi affari interni, chiedendo a Washington di interrompere le spedizioni.
Sinora, lo status quo nella questione tra Pechino e Taipei è stato assicurato dal cosiddetto «scudo dei microchip» di cui gode Taiwano, ossia la deterrenza di questa produzione industriale rispetto agli appetiti cinesi, che ancora non hanno capito come replicare le capacità tecnologiche di Taipei. Aziende europee hanno dichiarato di poter spengere da remoto gli impianti di produzione a Taiwan in caso di invasione da parte dell’Esercito di Liberazione del Popolo.
La Cina, tuttavia, sta da tempo accelerando per arrivare all’autonomia tecnologica sui semiconduttori, così da dissolvere una volta per tutte lo scudo dei microchip taiwanese. La collaborazione tra Taiwan e UE riguardo ai microchip, nonostante la volontà espressa da Bruxelles, non è mai davvero decollata.
Come riportato da Renovatio 21, il colosso del microchip TSMC ha dichiarato due anni fa che la produzione dei microchip si arresterebbe in caso di invasione cinese di Formosa.
I microchip taiwanesi sono un argomento centrale nella tensione tra Washington e Pechino continuata da Trump a Biden, che qualcuno ha definito come una vera guerra economica mossa dall’amministrazione USA contro il Dragone.
Come riportato da Renovatio 21 la scorsa settimana gli Stati Uniti hanno consegnato i primi due dei 66 nuovi caccia F-16 ordinati da Taipei nell’ambito di un accordo da 8 miliardi di dollari. La consegna è avvenuta dopo i colloqui tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, durante i quali Xi ha esortato Washington a opporsi all’«indipendenza di Taiwan» e a «gestire la questione di Taiwan con cautela».
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Lo scorso dicembre Washington ha approvato un pacchetto record di armi da 11 miliardi di dollari per Taiwan. Secondo alcune fonti, Trump avrebbe ritardato l’approvazione di un altro accordo da 14 miliardi di dollari, definendo la potenziale vendita una «ottima carta da giocare» nei colloqui con Pechino.
Funzionari statunitensi hanno affermato che Xi avrebbe ordinato all’esercito cinese di tenersi pronto per una potenziale operazione contro Taiwan entro il 2027, sebbene Pechino non abbia confermato tale affermazione.
DeSombre, tuttavia, ha descritto il leader cinese come «un attore molto razionale» che avrebbe valutato attentamente le conseguenze di un’azione militare.
Come riportato da Renovatio 21, all’inizio del mese, in un’intervista al programma CBS 60 Minutes, Trump aveva riferito che i dialoghi con Xi, tenutisi a fine ottobre in Corea del Sud, si sono concentrati sul commercio, mentre la questione taiwanese «non è stata toccata».
Lo scorso mese la neopremier nipponica Sanae Takaichi aveva suscitato le ire di Pechino parlando di un impegno delle Forze di Autodifesa di Tokyo in caso di invasione di Taiwano.
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Economia
AfD chiede un accordo sul diesel con la Russia
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Economia
Trump: Russia e Ucraina concordano su un cessate il fuoco nel settore energetico
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che Russia e Ucraina hanno raggiunto un cessate il fuoco immediato sul fronte energetico. L’annuncio arriva pochi giorni dopo una telefonata tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin, durante la quale i due leader hanno concordato misure per attenuare la crisi mondiale dei carburanti grazie alle esportazioni di diesel russo.
«Con effetto immediato, è in vigore un cessate il fuoco energetico nella guerra tra Russia e Ucraina», ha scritto Trump su Truth Social domenica, precisando che «entrambe le parti hanno concordato» e invitando Mosca e Kiev a non «violarlo».
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha poi confermato su X di aver parlato dell’annuncio di Trump con il segretario generale della NATO Mark Rutte, il primo ministro canadese Mark Carney e il presidente finlandese Alexander Stubb, aggiungendo che Kiev sostiene l’iniziativa. Finora Mosca non ha rilasciato commenti sull’annuncio di Trump.
Venerdì Trump e Putin hanno avuto una conversazione telefonica e, poco dopo, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato una deroga temporanea alle sanzioni sul gasolio russo, che consente la vendita, la consegna e l’importazione del carburante negli Stati Uniti fino al 7 aprile 2027.
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Secondo Trump, Mosca ha accettato di fornire immediatamente oltre 300.000 tonnellate di gasolio, seguite da altre 500.000 tonnellate a novembre e da un milione di tonnellate poco dopo. Anche il vice primo ministro russo Aleksandr Novak ha confermato le cifre e ha dichiarato che Mosca avrebbe iniziato a revocare le restrizioni all’esportazione di gasolio in anticipo rispetto ai tempi previsti, «immediatamente».
Come riportato sabato da Axios, il presidente degli Stati Uniti avrebbe raggiunto un accordo con Mosca dopo che Zelens’kyj avrebbe ignorato le richieste di Washington di interrompere gli attacchi alle raffinerie russe. Trump ha accusato l’Ucraina, e personalmente Zelens’kyj , di aver aggravato la crisi globale dei carburanti, sostenendo che gli attacchi ucraini alle raffinerie russe hanno fatto aumentare i prezzi del carburante, anche per i consumatori americani.
Sabato Trump ha nuovamente accusato Zelens’kyj di voler «creare problemi al mondo» e di ignorare le richieste degli Stati Uniti, suggerendo che fosse «tempo che l’Ucraina avesse un nuovo presidente». Il leader ucraino ha risposto chiedendo un cessate il fuoco totale di due mesi per poter organizzare le elezioni.
«Se il presidente Trump vuole davvero apportare dei cambiamenti durante le elezioni… per favore, dica a Putin: concedeteci due mesi, 60 giorni di tregua. Un cessate il fuoco totale, 60 giorni, e organizzeremo le elezioni», ha dichiarato domenica ad ABC.
La Russia considera Zelens’kyj illegittimo, poiché il suo mandato presidenziale è scaduto più di due anni fa e non ha indetto nuove elezioni, appellandosi alla legge marziale.
L’Ucraina ha intensificato gli attacchi a lungo raggio contro obiettivi in Russia, comprese infrastrutture civili ed energetiche come le raffinerie di petrolio, a fronte delle continue difficoltà sul fronte. Zelens’kyj ha recentemente minacciato di intensificare gli attacchi in particolare contro le raffinerie russe. Mosca ha definito gli attacchi atti di terrorismo e ha promesso di intensificare le azioni contro le installazioni militari ucraine, compresi i depositi di droni e missili, ribadendo di non prendere mai di mira i civili.
Come riportato da Renovatio 21, ancora due settimane fa Trump aveva suggerito a Zelens’kyj di incontrare Putin a Mosca. Nello scorso anno il presidente americano ha accusato lo Zelens’kyj di bloccare i colloqui di pace e lo aveva esortato ad indire nuove elezioni in Ucraina.
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