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Utero in affitto

Coppia gay chiede che il figlio nato dalla surrogata sia ucciso

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Una donna che agisce da surrogata per due gay rimane incinta, riceve una diagnosi di cancro al seno e partorisce alla 25ª settimana: i due uomini che l’avevano assunta ordinano che al bambino vengano negate le cure mediche essenziali, uccidendolo. La storia è stata raccontata su X dalla celebre attivista pro-life Lila Rose, presidente di Live Action.

 

«Due uomini hanno assunto la madre surrogata (…) per creare la “famiglia dei loro sogni”», ha twittato la Rose. «Alla fine del processo, un neonato di 25 settimane è stato assassinato».

 

 

La donna aveva ricevuto una diagnosi di cancro al seno durante la gravidanza e ha deciso di partorire prematuramente, alla 25° settimana, in modo da poter ricevere la chemioterapia salvavita di cui aveva bisogno e dare al bambino le migliori possibilità di sopravvivenza. «Ha detto che il suo pensiero era: “Voglio tenere questo bambino al sicuro e portarlo sulla Terra”», scrive la Rose.

 

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Secondo la Rose, la coppia gay che ha «acquistato» il bambino dalla donna ha affermato di «non voler pagare (…) per un bambino nato prima della 38ª settimana a causa dei potenziali problemi di salute di un bambino prematuro».

 

Il duo omosessuale avrebbe insistito affinché il bambino venisse «soppresso immediatamente», scrive Lifenews.

 

La donna è andata «nel caos», secondo suo zio. La neomadre si sarebbe offrì di adottare il bambino, ma la coppia rifiutò la sua richiesta, chiedendo invece un certificato di morte.

 

Lo zio della donna ha pure dichiarato che «se mi fosse permesso, prenderei il bambino anch’io».

 

La coppia «non può costringerla ad abortire», ma una volta che il bambino è «nato», allora diventerebbe «proprietà» – e costoro sembrano non volere dargli alcuna cura salvavita, scrive sempre Lifenews.

 

«In pratica, mia nipote dice che deve tirarlo fuori e vederlo morire», ha riferito il parente della donna. «Preferiscono guardare (o meglio, non saranno presenti) il loro bambino morire piuttosto che permettere che venga salvato nel miglior modo possibile e affidato a una famiglia».

 

La donna risiede in California e «le leggi sulla maternità surrogata in California non garantiscono alcun diritto a lei o al bambino», scrive riferito Rose. La donna «ha dovuto partorire prematuramente per salvarsi la vita. Dopo il parto, la coppia «ha ordinato che le cure salvavita fossero sospese. Il bambino è morto poco dopo la nascita».

 

Sebbene sembri che la donna «abbia cercato di proteggere questo bambino nel grembo materno, la sua partecipazione alla maternità surrogata ha avuto un ruolo parziale nella morte definitiva di questo bambino», scrive la Rose. «Fin dal momento del concepimento, è stato privato dei suoi diritti fondamentali e trattato come un prodotto che poteva essere scartato al primo segno di difetto».

 

È la tragica realtà non solo dell’utero in affitto – «reato universale» nella ridicola formulazione del governo italiano – ma dell’intero processo di produzione di esseri umani in laboratorio chiamato FIVET, IVF, insomma la provetta, cioè la riproduzione artificiale umana.

 

La reificazione, e quindi la mercificazione del bambino è una diretta conseguenza: di qui le pretese tipiche del diritto commerciale, con la «garanzia» a coprire i diritti del «consumatore». Perché, di fatto, figli nati su commissione sono «consumati» come gli orpelli con cui arredare le esistenze di coppie gay o normosessuali che siano.

 

Non si tratta del primo caso di bambino surrogato di cui la coppia committente –ribadiamo, omosessuale o eterosessuale che sia – chiede l’aborto. In altri casi, il bambino viene abbandonato alle madri affittanti l’utero.

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Come riportato da Renovatio 21, nel 2019 la Tailandia aveva vietato la pratica per gli stranieri, chiudendo un’alternativa più economica alla maternità surrogata in Occidente, dove arriva a costare più di 150.000 dollari.

 

Due casi avevano spaventato le autorità tailandesi. Uno riguardava una coppia australiana accusata di aver rifiutato un bambino con sindrome di Down. Un giudice in Australia ha successivamente scoperto che la coppia non aveva abbandonato il bambino; il ragazzo è rimasto in Tailandia, con la madre surrogata.

 

L’altro caso ha sollevato preoccupazioni per il traffico di bambini dopo che un uomo giapponese ha generato almeno 16 bambini da uteri tailandesi affittati. Un tribunale tailandese alla fine ha concesso all’uomo la custodia della maggior parte dei bambini dopo che ha detto che voleva una famiglia numerosa.

 

C’è da considerare anche il caso della Cambogia, dove le surrogate, con la messa al bando dell’utero affittato, hanno potuto commutare la loro pena qualora allevassero i figli concepiti da committenti stranieri.

 

Non dimentichiamo la crisi «logistica» dovuta prima al COVID poi alla guerra d’Ucraina (Paese grande esportatore di bambini in vitro da uteri locali affittati): ecco che i «prodotti» facevano difficoltà ad essere consegnati ai «clienti», con alcuni che venivano dunque «non ritirati».

 

Più nulla, della riproduzione della vita umana è al sicuro dal linguaggio commerciale e zootecnico: perché, essenzialmente essa questo è divenuta nella società post-cristiana della Necrocultura – commercio e zootecnia, l’uomo ridotto a oggetto in vendita, a bestiola da compagnia, nella più mostruosa, nazistica perversione del rapporto umano, dove il più debole può essere sfruttato a piacimento dal più forte, e ricco.

 

Come poche settimane fa è emerso lo scandalo di un pedofilo omosessuale abbia ottenuto un bambino con maternità surrogata.

 

Altro che «reato universale»…

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Utero in affitto

Coppia omosessuale fa causa alla madre che si rifiuta di interrompere una gravidanza surrogata

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Una coppia di uomini omosessuali canadesi ha fatto causa alla madre surrogata del loro figlio dopo che quest’ultima si era rifiutata di interrompere la gravidanza a causa di lievi difetti di salute. Lo riporta LifeSite.   La causa è stata intentata due anni dopo la nascita del bambino, concepito tramite l’unione di un ovulo di donatrice e dello sperma di entrambi gli uomini, uno dei quali ha fecondato l’ovulo. La madre surrogata è stata poi fecondata in vitro.   Inizialmente, la coppia dell’Ontario voleva interrompere la gravidanza a causa di una labiopalatoschisi (il cosiddetto labbro leporino) e di potenziali problemi genetici. Avevano quindi domandato ulteriori esami al feto, ma alla fine avevano deciso di portare avanti la gravidanza. Gli specialisti avevano che il bambino era sano e presentava solo una piccola malformazione congenita.   I querelanti chiedono un risarcimento di 600.000 dollari nella causa, presentata a maggio presso la Corte Superiore dell’Ontario. La coppia omosessuale sostiene che la madre surrogata non li abbia informati sulle condizioni di salute del bambino, mettendolo così a rischio. Affermano inoltre che ciò abbia causato loro un grave danno emotivo e che si tratti di una violazione delle norme sulla riservatezza. La madre surrogata nega le accuse.

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Secondo l’atto di citazione, non vi è alcuna menzione di una richiesta di aborto da parte della coppia nel giugno 2024. La madre surrogata e la responsabile dell’agenzia di maternità surrogata hanno affermato che i rapporti tra le parti si sono deteriorati dopo che la coppia ha espresso il desiderio di interrompere la gravidanza.   Secondo la copertura del caso data data dal quotidiano canadese National Post, i nomi della madre surrogata, del bambino e della coppia sono stati omessi per «tutelare la loro privacy». Secondo quanto riportato nell’atto di citazione, la madre biologica desiderava partorire in casa e ha intentato una causa presso il tribunale di pace chiedendo che la coppia ne pagasse le spese. Tale controversia non è ancora stata risolta.   «Sapete che sono una madre single, sapete che ho una figlia, e in pratica mi state facendo causa per la mia casa», ha detto la donna, che ha preferito rimanere anonima. «Sembra una cosa davvero orribile, è semplicemente terribile», ha aggiunto, «Mi sento usata… Non hanno avuto il figlio perfetto che volevano e mi hanno scaricata»   La legge canadese stabilisce che, a differenza degli Stati Uniti, le madri surrogate non possono richiedere un compenso a scopo commerciale, ma possono essere rimborsate solo per le spese sostenute. La legge canadese prevede inoltre che, per quanto riguarda il bambino, la decisione di interrompere o meno la gravidanza spetti esclusivamente alla madre.   La madre surrogata ha affermato che avrebbe acconsentito all’aborto se non ci fosse stata alcuna possibilità di sopravvivenza del bambino, ma non ha voluto interromperlo a causa di un «difetto» di lieve entità.   Dopo il parto in casa, che ha presentato complicazioni tali da rendere necessario il ricovero del neonato in ospedale per la somministrazione di ossigeno, la coppia ha portato il bambino a casa e ha interrotto ogni contatto con la madre surrogata.   La maternità surrogata è diventata una pratica comune in Canada e altrove, soprattutto tra le coppie omosessuali che desiderano avere figli. I bambini nati da queste situazioni crescono solitamente privi di una madre o di un padre.   La triste realtà è che l’aborto è diventato più comune in Canada. Tra il 2024 e il 2025 sono nati 368.928 bambini in Canada, un numero che sarebbe molto più alto se non ci fosse l’aborto. Nel 2022, 97.211 bambini canadesi sono stati uccisi dall’aborto. Analogamente, i rapporti del 2018 indicavano che in Canada, tra il 2013 e il 2018, 766 bambini erano nati vivi a seguito di aborti tardivi e presumibilmente erano stati lasciati morire.   Non si tratta del primo caso in cui «genitori intenzionali» denunciano la donna che ha affittato l’utero per mancato aborto del bambino ottenuto con riproduzione artificiale.

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In un caso noto di dieci anni fa una donna Melissa Cook era rimasta incinta di tre gemelli tramite fecondazione in vitro. Il committente, adducendo difficoltà economiche e preoccupazioni mediche, ha invocato la clausola di «riduzione fetale» prevista dal contratto, chiedendo l’aborto di uno dei feti. Al rifiuto della donna di abortire il terzo gemello, gli avvocati dell’uomo l’hanno minacciata di causargli enormi perdite finanziarie per violazione contrattuale e di intentare una causa milione di euro per danni.   La donna ha partorito tutti e tre i bambini e ha avviato una battaglia legale per contestare la costituzionalità delle leggi sulla surrogazione della California. I giudici hanno infine decretato che il contratto non poteva obbligarla ad abortire, ma la custodia dei tre bambini è stata comunque assegnata al padre biologico.   In un caso in Connecticut nel 2012 una coppia aveva chiesto alla surrogata alla 21ª settimana di gravidanza di abortire dopo che un’ecografia aveva rivelato labbro leporino e cardiopatia. A questo punto, i committenti hanno invocato il contratto chiedendo il cosiddetto l’aborto terapeutico. Al rifiuto per motivi morali della surrogata la coppia le ha offerto prima 10.000 dollari extra per abortire, poi ha minacciato azioni legali per violazione del contratto. Gli avvocati della coppia dichiararono formalmente che, se il bambino fosse nato, i genitori biologici lo avrebbero abbandonato in istituto rifiutando la custodia.   Per evitare le leggi restrittive del Connecticut (che davano ragione ai genitori contrattuali), la donna è fuggita in Michigan, uno Stato che riconosce legalmente la gestante come madre biologica alla nascita. La bambina è nata con problemi di salute ed è stata data in adozione a una terza famiglia che desiderava prendersene cura.  

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Gender

Padri omosessuali con otto figli surrogati accusati di stupro e traffico di esseri umani

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Una ricca coppia omosessuale, uno dei cui membri è noto come il «primo padre surrogato gay» della Gran Bretagna, ha subito una perquisizione nella propria casa di Danbury ed è stata accusata di stupro, violenza sessuale e tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Lo riporta LifeSite.

 

La Procura della Corona ha annunciato che Barrie Drewitt-Barlow, 57 anni, e Scott Drewitt-Barlow, 32 anni, entrambi di Danbury, nell’Essex, in Inghilterra, sono stati incriminati per molteplici reati legati allo sfruttamento sessuale di giovani maschi.

 

I due uomini avrebbero dovuto comparire venerdì davanti al tribunale dei magistrati di Chelmsford. Christian Meikle del Crown Prosecution Service ha dichiarato che «Barrie Drewitt-Barlow e Scott Drewitt-Barlow sono stati entrambi accusati di aver organizzato o agevolato il viaggio di un’altra persona allo scopo di sfruttarla, nonché di altri reati sessuali, tra cui lo stupro».

 

Barrie Drewitt-Barlow, che secondo alcune fonti avrebbe avuto un totale di otto figli tramite maternità surrogata, è stato accusato di tre capi d’imputazione per violenza sessuale su un uomo, quattro capi d’imputazione per stupro di un uomo di età pari o superiore a 16 anni e due capi d’imputazione per aver organizzato o agevolato il viaggio di un’altra persona a scopo di sfruttamento.

 

Il «marito», Scott Drewitt-Barlow, molto più giovane di lui, è accusato di un reato di violenza sessuale su un uomo, un reato di stupro su un uomo di età pari o superiore a 16 anni e due reati di aver organizzato o agevolato il viaggio di un’altra persona allo scopo di sfruttarla.

Maldon and Tiptree Football Club

Il padre di Drewitt-Barlow fece notizia nel 1999 quando lui e il suo ex «marito» Tony furono riconosciuti come la prima coppia omosessuale nel Regno Unito ad avere figli tramite madre surrogata. Furono anche i primi ad avere un certificato di nascita del bambino con la dicitura «Genitore Uno» e «Genitore Due» anziché «Madre» e «Padre», secondo un articolo del 2021 del The Sun.

 

Secondo il Times, Serena Berry, parlando per l’accusa, ha dichiarato: «Barrie Drewitt-Barlow ha una relazione con Scott Drewitt-Barlow… sono ciò che si potrebbe definire celebrità, che conducono una vita da milioni di sterline e sono apparsi in molti documentari e reality show. Sono proprietari della squadra di calcio Maldon & Tiptree e hanno altre attività commerciali nella zona dell’Essex e anche all’estero, in altri paesi», ha osservato.

 

«Si presume che entrambi abbiano preso di mira giovani maschi, li abbiano reclutati, abbiano stretto amicizia con loro e li abbiano plagiati. Li hanno invitati a casa loro e in altri luoghi», ha detto Berry.

 

In un’intervista video, Barrie Drewitt-Barlow ha confermato di aver stipulato un contratto con una modella di Miami affinché fosse una «donatrice» di ovuli, pagandole, secondo quanto riportato, 50.000 sterline.

 


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Durante l’intervista ha ammesso di aver assunto la modella perché desiderava solo figli belli, non brutti. «Ogni volta che vedete due uomini crescere un bambino, sappiate che non hanno nemmeno dovuto superare un controllo dei precedenti», ha osservato l’organizzazione globale per i diritti dei bambini Them Before Us.

 

«E almeno uno di questi uomini non è biologicamente imparentato con il bambino, il che, statisticamente, lo rende la figura maschile più pericolosa da avere in casa».

 

Secondo la stampa britannica, i due hanno negato le accuse.

 

Nel 2019 la figura dell’allora 55enne Barrie Drewitt-Barlow aveva raggiunto le cronache internazionali quando fece sapere di essersi innamorato del fidanzato della figlia, 25 anni, e di volerlo sposare.

 

«Mi sono innamorato di Scott ed anche lui si è innamorato di me» aveva detto in un’intervista al Sun. «Mi sento stupido alla mia età di provare questi sentimenti per qualcuno diverso da Tony e per di più con metà della mia età. Ma quando sai che qualcosa è giusta, è giusta. Non abbiamo fatto piani precisi, ma vorrei sposare Scott».

 

I due ora, oltre che «sposati», sono padroni di una squadra di calcio in Inghilterra, il Maldon and Tiptree Football Club, che gioca nell’Isthmian League, un campionato regionale che copre l’area suburbana di Londra.

 

Il canale televisivo ITV ha accantonato un programma televisivo che avrebbe dovuto trattare dell’ingresso di questi uomini nella proprietà di squadre di calcio.

 

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Utero in affitto

«Papà» omosessuali prendono in giro il bambino nato da madre surrogata perché dice «mamma»

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Una coppia di uomini omosessuali ha scatenato l’indignazione su internet dopo aver pubblicato un video in cui deridevano il loro bambino nato da madre surrogata perché piangeva chiamandolo «mamma».   Il cantante e cantautore di musica country Shane McAnally (cognome che apprendiamo esistere davvero) ha pubblicato un video del suo «marito» Michael Baum sdraiato su un divano, che culla giocosamente il bambino sulla sua pancia mentre gli chiede: «Chi preferisci, dada («papà») o pop («papi»)?».   Quando il bambino dice «Mama», il Baum risponde: «No! Non c’è nessuna mamma», facendo imbronciare e piangere il bambino. Entrambi gli uomini scoppiano a ridere.  

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In un altro post sui social media, gli uomini che li deridevano hanno pubblicato una foto del loro bambino con la didascalia: «Bambino omofobo di 6 settimane».   Il McAnally e il Baum, entrambi omosessuali, hanno anche due gemelli di 12 anni, un maschio e una femmina.   «So che le cose cambiano continuamente», ha dichiarato McAnally a People Magazine in ottobre, riferendosi alle convenzioni sociali. «E naturalmente, dato che la nostra è già una famiglia non tradizionale, non riteniamo che queste regole si applichino a noi».   Nel 2016 sulla TV pubblica italiana andò in onda l’elaborazione di concetti analoghi. Durante la trasmissione Fuori Onda, la giornalista cattolica Costanza Mirano aveva discusso in maniera accesa con due omosessuali che avevano ottenuto tre bambini con la pratica dell’utero in affitto (che, parentesi, in Italia era già ampiamente proibita, nella fischiettosa indifferenza dei magistrati e dell’obbligo di azione penale).   «Dov’è la madre di quei bambini?» aveva chiesto la Mirano. La risposta fu precisa quanto spiazzante: «la madre non c’è, la madre è un concetto antropologico, non c’è».     A seguire l’hashtag #concettoantropologico trovò fortuna su Twitter e oltre, con persone che proponevano di cambiare il nome della Festa della Mamma in «Festa del Concetto antropologico».   Il lettore di Renovatio 21 ad ogni modo sa che l’utero in affitto è uno specchietto per le allodole: protestando contro di esso non si fa nulla contro l’aberrazione totale che né è la base, ossia la riproduzione artificiale.   E così che si è fatta largo la propaganda indegna della legge sull’utero in affitto «reato universale», operazione cosmetica e priva di sostanza che però ha ringalluzzito i cattolici superficiali che bovinamente si stanno facendo portare allo sdoganamento vaticano del bambino sintetico.    

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