Spirito
Il papa contro Trump sulla «cancellazione di una civiltà»: «minaccia inaccettabile»
Papa Leone XIV ha condannato le parole dell’ultimatum del presidente americano Donald Trump contro l’Iran: «stasera un’intera civiltà morirà» aveva scritto Trump su Truth, il suo personale social network. Le parti poi avrebbero trovato con la mediazione del governo pakistano un accordo per un coprifuoco di due settimane.
«Oggi, come tutti sappiamo, c’è stata questa minaccia contro tutto il popolo dell’Iran. Questo veramente non è accettabile. Qui ci sono questioni certamente di diritto internazionale ma molto di più. È una questione morale per il bene del popolo intero» aveva detto papa Prevost uscendo da Villa Barberini, residenza papale di Castel Gandolfo, dove si era ritarato per riposarsi dagli impegni pasquali.
«Vorrei invitare tutti a pensare, nel cuore veramente, a tanti innocenti, tanti bambini, tanti anziani totalmente innocenti che sarebbero anche loro vittime di questa escalation… Torniamo al dialogo, ai negoziati, cerchiamo come risolvere i problemi senza arrivare a questo punto. Invece siamo qui» ha dichiarato il romano pontefice.
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«Bisogna pregare tanto. Vorrei invitare tutti a pregare ma anche a cercare come comunicare, forse con i congressisti, con le autorità, dire: non vogliamo la guerra, vogliamo la pace, siamo un popolo che ama la pace e c’è tanto bisogno di pace nel mondo» ha insistito il papa. «Invito i cittadini di tutti i Paesi coinvolti a contattare le autorità, i leader politici e i deputati per chiedere loro di lavorare per la pace, di rifiutare la guerra».
Secondo Prevost bisogna «rigettare la guerra, specialmente questa guerra definita da molta gente ingiusta: continua l’escalation, non risolvi niente e provoca una crisi economica mondiale, una crisi energetica e grande instabilità».
«Gli attacchi alle infrastrutture civili sono contro il diritto internazionale e il segno di una distruzione che l’essere umano è capace di mettere in atto» ha proseguito Leone. «Tutti dobbiamo lavorare per la pace».
Prevost aveva ricordato anche nell’Urbi et Orbi di Pasqua che «la vittoria di Cristo è totalmente non violenta, chi ha in mano le armi le deponga». In precedenza, in quella che sembrava una stoccata ai discorsi del segretario della Guerra USA, il cristiano-sionista Peter Hegseth, Leone XIV aveva dichiarato che «Dio non può essere arruolato dalle tenebre», ribadendo, all’inizio della Settimana Santa, che Dio «rifiuta la guerra» e «rigetta» le invocazioni di chi la fa. «Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue».
Nella Via Crucis del Venerdì Santo, dove Prevost ha portato la croce, ha denunciato «chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti», rammentando che costui «dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere, di avviare una guerra o di terminarla».
Attraverso il cardinale Pietro Parolin, suo Segretario di Stato, Leone XIV ha inviato anche un messaggio alla popolazione di Debel, un villaggio nella zona meridionale a Sud del Libano, proprio dov’era diretto il convoglio di aiuti umanitari, con il nunzio Paolo Borgia, che si è trovato nel fuoco incrociato tra l’esercito israeliano ed Hezbollah: «nella vostra sventura, nell’ingiustizia che subite, nel senso di abbandono che provate, siete vicinissimi a Gesù. Siete vicini a Lui anche in questo giorno di Pasqua in cui ha vinto le forze del male, e che risuona per voi come una promessa di futuro. Non perdete quindi coraggio!»
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Si sono avute reazioni della gerarchia cattolica anche in America: l’arcivescovo Paul Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, aveva rilasciato una dichiarazione in cui affermava: «invito il presidente Trump a fare un passo indietro dall’orlo della guerra e a negoziare una soluzione equa per il bene della pace e prima che vengano perse altre vite».
Molte voci conservatrici cattoliche hanno condannato le scelte di politica estera a favore di Israele di Trump al punto che si parla di un vero esodo di cattolici e affini dal mondo MAGA.
Come riportato da Renovatio 21, Tucker Carlson, che cattolico non lo è ancora, ancora prima del devastante e scurrile messaggio di Pasqua di Trump, aveva condannato la postura del presidente – che, ricorda, durante il giuramento al gennaio 2025 non mise la mano sulla Bibbia come da tradizione presidenziale USA – arrivando persino a paventare che si stava preparando al lancio di armi atomiche sull’Iran.
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Mons. Viganò: nemici della Messa antica, «dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana»
Dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana.
Thomas Reese sj, anima nera dei gesuiti negli Stati Uniti, intitola la sua “confessione”: «Perché odio la vecchia Messa in latino». E chiama quella Messa «uno zombie»: la credeva morta, e invece ritorna. In fondo Reese non… pic.twitter.com/uBxJwrcnVH — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) August 28, 2026
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Spirito
Leone suggerisce che i cattolici abbiano partecipato alla messa antica in modo meno «consapevole»
Papa Leone XIV ha suggerito che chi partecipava alla Messa tradizionale in latino prima dei cambiamenti liturgici successivi al Concilio Vaticano II lo facesse «ome estranei o muti spettatori». Lo riporta LifeSite.
In un’udienza generale di mercoledì mattina, Leone XIV ha chiuso un ciclo di catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, illustrando le presunte ragioni della cosiddetta «riforma» liturgica.
«La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici», ha detto il romano pontefice leggendo un riassunto della catechesi.
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«Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico» ha puntualizzato il papa chicagoano.
«La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» ha aggiunto Leone XIV citando la costituzione Sacrosanctum Concilium, come se i fedeli non partecipassero già pienamente alla Messa prima della promulgazione del Novus Ordo Missae.
Secondo la millenaria tradizione cattolica, la SantaMessa è ordinata innanzitutto a Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.
All’inizio di quest’anno Papa Leone XIV ha annunciato un ciclo di catechesi dedicato allo studio «approfondito» del Concilio Vaticano II, che pare essere l’unico dogma rimasto alla Chiesa conciliare.
«Quell’unità che essi rivendicano è un simulacro, una finzione, una grottesca impostura dietro cui si nasconde l’indifferentismo del pantheon sinodale, nel quale trovano posto tanto i conservatori di Summorum Pontificum quanto i progressisti LGBTQ+ di James Martin, la Madonna di Fatima e la Pachamama, il Vetus e il Novus Ordo» aveva scritto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. «Unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i “tradizionalisti radicali” non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».
«Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri» ha scritto lo scorso gennaio il prelato lombardo in un testo in cui canzonava il mito del Concilio «sicuro ed efficace» parlando un un Sacro Palazzo che prescrive «sinodalità e vigile attesa».
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
Spirito
Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede
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