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Nucleare

Il mondo è «a un errore di calcolo dall’annientamento nucleare» dice il capo delle Nazioni Unite

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Le crescenti tensioni geopolitiche in tutto il mondo hanno messo la popolazione mondiale a maggior rischio di essere spazzata via dalle armi nucleari dalla fine della Guerra Fredda, ha avvertito il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

 

«Oggi, l’umanità è solo un malinteso, un errore di calcolo dall’annientamento nucleare», ha detto Guterres lo scorso lunedì alla conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione (NPT) a New York. Il portoghese ha esortato le nazioni del mondo a «mettere l’umanità su un nuovo percorso verso un mondo libero dalle armi nucleari».

 

Il capo delle Nazioni Unite ha affermato che i conflitti in tutto il mondo, le violazioni dei diritti umani, la crisi climatica e la pandemia di COVID-19 «hanno messo il nostro mondo sotto uno stress maggiore di quello che ha dovuto affrontare nelle nostre vite». I rischi di una guerra nucleare sono ai massimi livelli dal culmine della Guerra Fredda, ha aggiunto .

 

«L’umanità rischia di dimenticare le lezioni forgiate nei terrificanti fuochi di Hiroshima e Nagasaki», ha detto Guterres, riportato da Sputnik.

 

«Le tensioni geopolitiche stanno raggiungendo nuove vette. La competizione sta vincendo sulla cooperazione e sulla collaborazione. La sfiducia ha sostituito il dialogo e la disunione ha sostituito il disarmo».

 

 

Il NPT dovrebbe essere rafforzato per «adattarsi al mondo preoccupante che ci circonda», ha affermato il segretario generale, citando il conflitto Russia-Ucraina e le tensioni in Medio Oriente e nella penisola coreana.

 

«Quasi 13.000 armi nucleari sono ora detenute negli arsenali di tutto il mondo. Tutto questo in un momento in cui crescono i rischi di proliferazione e si indeboliscono i guardrail per prevenire l’escalation».

 

Guterres si è lamentato del fatto che i Paesi stiano cercando sicurezza investendo centinaia di miliardi di dollari per accumulare «armi del giorno del giudizio che non hanno posto sul nostro pianeta».

 

Il vertice ONU ha dinque affermato che cercare di ridurre il rischio che scoppino guerre non è sufficiente perché «l’eliminazione delle armi nucleari è l’unica garanzia che non verranno mai utilizzate».

 

Il capo delle Nazioni Unite ha detto che si recherà in Giappone per l’anniversario del 6 agosto del bombardamento nucleare statunitense di Hiroshima, quindi si fermerà in altri paesi dell’Asia-Pacifico per colloqui con i loro leader sulla non proliferazione.

 

Secondo quanto riferito, gli Stati Uniti, l’unico paese ad aver mai schierato una bomba nucleare in guerra, hanno speso 44,2 miliardi di dollari in tali armi nel 2021, superando i 38,2 miliardi di dollari spesi dalle altre otto nazioni armate messe insieme.

 

La Cina si è classificata seconda nella spesa nucleare, con 11,7 miliardi di dollari, mentre la Russia era la terza con 8,6 miliardi di dollari.

 

«Per più di 50 anni, il TNP ha reso il nostro mondo più sicuro e più prospero e il trattato non è mai così importante come in tempi di crisi», ha affermato lunedì il segretario di Stato americano Antony Blinken. «Gli Stati Uniti sono pronti a lavorare con tutti i nostri partner per garantire un mondo più sicuro per tutti».

 

Come riportato da Renovatio 21, il vertiginoso aumento del rischio di conflitto termonucleare globale era stato dichiarato l’anno scorso in un documento militare USA reso pubblico.

 

A inizio conflitto la Russia aveva accusato l’Ucraina di voler sviluppare armi nucleari.

 

Come ricorda William Engdahl, il 19 febbraio scorso, alla conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, il presidente ucraino Zelens’kyj aveva minacciato di schierare armi nucleari sul territorio ucraino.

 

Lo Zelens’kyj aveva espresso l’idea di una possibile revoca unilaterale del Memorandum di Budapest del 1994, sebbene l’Ucraina non fosse uno dei firmatari dell’accordo.

 

Secondo un recente grafico condiviso da Renovatio 21, la Russia e gli Stati Uniti possiedono ancora circa il 90% di tutte le testate nucleari del mondo.

 

Cina e la Francia, che hanno iniziato a testare armi nucleari rispettivamente nel 1964 e nel 1960, seguono a distanza. ILa Gran Bretagna è quinta, sebbene sia stato il terzo Paese al mondo ad arrivare alla bomba atomica dopo gli Stati Uniti e la Russia nel 1952.

 

Vi sono quindi Paesi con meno di 200 armi nucleari come gli arcinemici India e Pakistan, che per primi hanno testato armi nucleari negli anni ’70, e la Corea del Nord, che ha iniziato a gestire impianti di fabbricazione dell’uranio e condurre test esplosivi negli anni ’80.

 

Bisogna quindi considerare che lo Stato di Israele potrebbe avere circa 200 armi nucleari;  il suo programma di armamento atomico daterebbe agli anni ’60. Tuttavia, lo Stato ebraico mai ha confermato il possesso della bomba.

 

Il totale ufficiale, quindi, sarebbe di 13.132 armi nucleari al mondo.

 

 

 

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Nucleare

Gli USA potrebbero lanciare un attacco nucleare contro l’Iran in caso di stallo

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Gli Stati Uniti potrebbero ricorrere ad armi nucleari contro l’Iran dopo il fallimento nel tentativo di destituire la sua dirigenza con metodi convenzionali, ha affermato Joe Kent, già consigliere presidenziale per la lotta al terrorismo, durante un’intervista al podcaster Tucker Carlson.

 

Ad aprile, il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato che «l’intera civiltà iraniana morirà» qualora Teheran non avesse acconsentito alle richieste di Washington. Da allora Trump ha reiterato analoghe minacce, sostenendo che le forze americane potrebbero distruggere le infrastrutture civili del Paese, tra cui centrali elettriche e ponti.

 

Ospite del programma di Carlson venerdì, Kent ha definito l’opzione nucleare come realistica, dichiarando che «saremmo degli sciocchi a pensare che ciò non possa accadere qui, nell’attuale scenario, soprattutto mentre l’amministrazione si affanna a trovare una via d’uscita».

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Il Kent ha evidenziato che Trump non è riuscito a conseguire nessuno dei suoi obiettivi, in costante mutamento, nel confronto con l’Iran, pur avendo utilizzato l’intera gamma delle capacità militari ed economiche americane.

 

Secondo il Kent, se Washington intende ancora destituire la leadership iraniana e costringerla a una «resa totale», a Trump rimangono soltanto due possibilità: un’operazione terrestre su larga scala oppure un attacco nucleare.

 

La prima possibilità «non è assolutamente fattibile», considerando l’ampio territorio e la numerosa popolazione dell’Iran, ha detto Kent a Carlson. «Se si simula questo scenario per un tempo sufficientemente lungo, si arriva alle armi di distruzione di massa, e anche piuttosto rapidamente», ha dichiarato Kent, ipotizzando che Washington potrebbe, in linea teorica, scegliere un attacco nucleare circoscritto contro gli impianti sotterranei di arricchimento dell’uranio celati nelle zone montuose iraniane.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Pentagono starebbe riesaminando le linee guida statunitensi sull’impiego nucleare al fine di fornire al presidente Trump quelle che definisce «opzioni nucleari razionali» in caso di conflitto regionale con Russia o Cina. In pratica, la dottrina nucleare USA starebbe venendo riscritta a porte chiuse.

 

Gli Stati Uniti hanno interrotto improvvisamente la loro più recente serie di attacchi contro l’Iran alla fine del mese scorso, dopo le notizie circolate sui media secondo cui il Pentagono avrebbe sostanzialmente esaurito le scorte di munizioni di precisione e missili intercettori.

 

Trump e numerosi altri alti funzionari americani hanno smentito con forza le dichiarazioni sulla carenza di munizioni, ribadendo che il Pentagono possiede un’ampia riserva di armamenti.

 

Tuttavia, con un evidente cambiamento di strategia, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la scorsa settimana l’avvio di una «OPERAZIONE ECONOMICA DISTRUTTIVA» contro l’Iran, da lui denominata «D-DAY ECONOMICO».

 

Qualche giorno dopo, il Segretario del Tesoro americano Scott Bessent ha comunicato una serie di nuove sanzioni nei confronti di Teheran, che coinvolgono quasi 60 entità, individui e navi in diverse giurisdizioni, di cui 21 con sede in Cina.

 

Il segretario ha precisato che gli Stati Uniti mirano a trasformare l’Iran in un «emarginato economico» punendo i Paesi che rifiutano di recidere i rapporti economici. «Qualsiasi entità che agevoli il riciclaggio di denaro per conto dell’Iran verrà esclusa dal sistema del dollaro statunitense», ha messo in guardia lunedì in una conferenza stampa.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel frattempo, Trump ha dichiarato lo Stretto di Ormuzzo futuro «territorio USA». L’Iran ha risposto per bocca del viceministro degli Esteri Kazam Gharibabadi parlando di «schizofrenia di Ormuzzo» e di un «ordine post-americano nel Golfo Persico».

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Nucleare

Varsavia vuole la deterrenza nucleare anche senza bombe

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La Polonia ha inviato segnali contraddittori sul possibile dispiegamento di armi nucleari sul proprio territorio, in quello che appare un tentativo di godere dei benefici della deterrenza senza ospitare munizioni straniere.   Negli ultimi mesi una dozzina di membri europei della NATO, tra cui la Polonia, hanno espresso il desiderio di ospitare armi nucleari o di partecipare, in misura variabile, a iniziative di condivisione nucleare. Oltre alla condivisione nucleare già esistente nel blocco, che prevede l’ospitalità di munizioni statunitensi, la Francia ha proposto un programma incentrato sull’UE per mettere a disposizione le proprie armi ai Paesi disposti a partecipare.   La confusione è iniziata giovedì, quando il viceministro della Difesa polacco Pawel Zalewski sembrava aver escluso l’ipotesi di ospitare tali armamenti sul territorio nazionale.

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«Vorrei dirlo in modo molto chiaro e aperto: la Polonia non vuole avere testate nucleari sul suo territorio», ha dichiarato Zalewski ai giornalisti presso il quartier generale della NATO a Bruxelles. «Vogliamo partecipare alla deterrenza nucleare della NATO, il che non significa avere una testata nucleare sul nostro territorio».   Le parole hanno suscitato scalpore e alcuni le hanno interpretate come un rifiuto di partecipare ai progetti europei o persino a quelli già esistenti della NATO in materia di condivisione nucleare. La confusione ha spinto il ministro della Difesa Wladyslaw Kosiniak-Kamysz a intervenire per rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che Varsavia intende ancora partecipare alla condivisione nucleare.   «Per fugare ogni dubbio: la Polonia resta fermamente interessata a partecipare al programma NATO di condivisione nucleare. Stiamo inoltre conducendo colloqui in merito alla proposta di adesione all’ombrello di protezione nucleare europeo. La posizione del nostro governo su questi temi è inequivocabile», ha scritto su X.

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Sebbene il ministro non abbia detto esplicitamente se Varsavia fosse disposta a ospitare armi nucleari straniere, lo Zalewski ha ribadito le sue dichiarazioni iniziali nel corso della giornata. La Polonia resta impegnata a partecipare alla «deterrenza nucleare della NATO, [ma] senza stoccare armi nucleari», ha scritto il funzionario su X, rimproverando chi aveva frainteso le sue affermazioni. «La sicurezza richiede competenza e serietà. Affermare che la condivisione nucleare [equivalga a] stoccare armi nucleari in Polonia è ignoranza o manipolazione deliberata».   Come riportato da Renovatio 21, pochi mesi fa il presidente Karol Nawrocki, facendo riferimento a quella che considera una «minaccia russa», aveva dichiarato che la Polonia dovrebbe sviluppare un proprio programma di armi nucleari.   Come riportato da Renovatio 21, nel marzo 2025 il presidente polacco Andrzej Duda aveva reiterato l’invito agli Stati Uniti a schierare armi nucleari nel suo Paese, sulla scia del presidente francese Emmanuel Macron che poco prima dichiarato di essere pronto a estendere l’ombrello nucleare della Francia a tutta Europa   Come riportato da Renovatio 21, la questione delle atomiche in Polonia era già stata discussa precedentemente dal premier Donald Tusk, che è di schieramento politico opposto rispetto a Duda.
Varsavia nel 2024 aveva chiesto una reazione della NATO al programma di Mosca di piazzare le sue atomiche anche in Bielorussia – un programma peraltro nel pieno stile di condivisione internazionale degli armamenti atomici in stile NATO.   Come ricordato da Renovatio 21, c’è da dire che la fornitura di atomiche a Kiev è stata messa sul piatto varie volte da personaggi come l’europarlamentare ucraino, orta tornato al governo come ministro degli Affari Esteri, Radoslav Sikorski, sposato ad la neocon americana ultrarussofoba Anne Applebaum.   Nel settembre 2022 la Polonia aveva iniziato a distribuire pillole di iodio, motivando l’operazione con la paura per le sorti della centrale nucleare di Zaporiggia, contesa tra i russi, che ne hanno il controllo, e gli ucraini, che cercano di impossessarsene con azioni militari di ogni sorta.   Come riportato da Renovatio 21, nell’autunno 2022 l’allora viceministro della Difesa Marcin Ociepa aveva dichiarato che la Polonia sarà in guerra con la Russia in 3 o 10 anni massimo.

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Nucleare

La dottrina nucleare USA riscritta a porte chiuse

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Elbridge Colby, sottosegretario del dipartimento della Guerra, ha confermato ufficialmente che il Pentagono sta riesaminando le linee guida statunitensi sull’impiego nucleare al fine di fornire al Presidente quelle che definisce «opzioni nucleari razionali» in caso di conflitto regionale con Russia o Cina. Lo ha riportato dal Washington Times il 18 agosto.

 

Per «linee guida sull’impiego» si intendono le decisioni relative a quali obiettivi colpire, in quali circostanze e con quale autorità. Rappresentano la risposta alla domanda su quando gli Stati Uniti utilizzerebbero un’arma nucleare. Il dipartimento ha scelto di condurre quella che definisce una «revisione della strategia nucleare» anziché una «revisione della postura nucleare». La differenza: una revisione della postura nucleare viene presentata al Congresso e pubblicata in forma non secretata.

 

Una «revisione della strategia» non prevede tale obbligo. Colby ha inoltre affermato che i risultati non saranno resi pubblici. Anche il suo intervento del 5 agosto sull’argomento, tenuto al Simposio sulla deterrenza del Comando Strategico degli Stati Uniti, non è stato reso pubblico. Le regole per l’uso delle armi nucleari da parte degli Stati Uniti vengono riscritte in un documento che il Congresso non esaminerà e che il popolo americano non vedrà mai.

 

In un paper del 2015 pubblicato dal Center for New American Century (CNAS) intitolato «A Nuclear Strategy and Posture for 2030» («Strategia e orientamento in materia nucleare per il 2030»), Colby sosteneva che gli Stati Uniti «dovrebbero compiere uno sforzo particolare per sviluppare le piattaforme e le armi, la dottrina, la capacità di pianificazione (…) necessarie per combattere una guerra nucleare limitata in modo più efficace di avversari plausibili». Aggiungeva che la superiorità nella capacità di condurre una guerra nucleare limitata «darebbe agli Stati Uniti una leva coercitiva… che potrebbe diventare significativa e persino cruciale in caso di guerra».

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Tuttavia le simulazioni di guerra nucleare sono sostanzialmente unanimi nel concludere che una guerra nucleare «limitata» è impossibile. La raccapricciante logica delle armi nucleari porterebbe al loro uso generalizzato e alla potenziale fine della civiltà.

 

Come riportato da Renovatio 21, secondo uno studio degli scienziati della Rutgers University uscito nel 2022 più di cinque miliardi di persone morirebbero di fame a seguito di uno scambio di armi atomiche tra USA e Russia.

 

La nuova dottrina nucleare russa, firmata da Putin il 19 novembre 2024, abbassa la soglia per l’uso dell’arsenale atomico. Stabilisce le condizioni in cui Mosca considererà l’impiego delle armi nucleari, permettendo un uso più ampio dell’arsenale. Secondo il nuovo testo, un attacco convenzionale contro la Russia sostenuto da una potenza nucleare potrà essere considerato un attacco congiunto contro la Russia stessa, aprendo così alla possibilità di risposta atomica anche contro Stati privi di armi nucleari ma appoggiati da alleati nucleari. La revisione era stata annunciata a settembre 2024, dopo l’autorizzazione USA all’Ucraina per l’uso di missili ATACMS a lungo raggio contro il territorio russo, e riflette le tensioni crescenti legate al sostegno occidentale a Kiev.

 

Come ha scritto Renovatio 21, la realtà è che con l’Ucraina, per la prima volta nella storia dopo Hiroshima e Nagasaki, si è aperta la Finestra di Overton sull’uso di armi atomiche in un conflitto.

 

Una cosa che sembra accettata anche dall’Italia, che per costituzione dovrebbe ripudiare la guerra, ma che non sembra in alcun modo voler ripudiare la Guerra Atomica.

 

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