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Il curriculum pro-LGBT del nuovo cardinale di Bergoglio cancellato da Wikipedia

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Negli ultimi due anni, la voce di Wikipedia relativa al neo-nominato cardinale di Bergoglio, Timothy Radcliffe, è stata modificata per rimuovere i riferimenti alla sua promozione delle tematiche LGBT. Lo riporta LifeSiteNews.

 

In un annuncio non programmato dopo l’Angelus del 6 ottobre, Bergoglio ha rivelato i nomi dei 21 nuovi cardinali che creerà l’8 dicembre. Tra i più noti della lista, uno dei 20 aventi diritto di voto per il prossimo papa, c’è padre Timothy Radcliffe OP, un controverso domenicano che ha raggiunto una rinnovata importanza sotto Francesco.

 

Per i cattolici sorpresi dall’inclusione del domenicano inglese nel Collegio dei cardinali e desiderosi di saperne di più su di lui, la voce Wikipedia dedicata al sacerdote si rivelerà insufficiente, a causa della giudiziosa potatura effettuata negli ultimi due anni.

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Questa modifica ha avuto luogo in particolare quando Radcliffe stava riacquistando una rinnovata importanza nella Chiesa, grazie alla nomina da parte di Bergoglio come membro e predicatore del ritiro del Sinodo sulla sinodalità.

 

Padre Radcliffe è stato Maestro dell’Ordine Domenicano dal 1992 al 2001, per poi mantenere un profilo più discreto fino al suo coinvolgimento nel Sinodo.

 

Tuttavia, il suo background è più noto per le sue posizioni sulle tematiche LGBT e per l’apertura verso i comportamenti omosessuali. Questo aspetto della vita di Radcliffe non si trova più su Wikipedia, come dimostra uno sguardo alla voce attuale relativa al cardinale eletto.

 

L’articolo è stato modificato un numero significativo di volte da agosto 2022, quando è stata pubblicata l’ultima voce che documentava la promozione di questioni LGBT da parte di padre Radcliffe. La voce web ora visibile in archivio nota che Radcliffe era un celebrante alle famigerate messe LGBT a Soho, Londra; questo è assente nell’elenco attuale.

 

Tuttavia, padre Radcliffe stesso ha confermato di aver celebrato messe per il gruppo LGBT a Soho. Proprio all’inizio di quest’anno aveva ricordato di avere «ricordi così felici del periodo in cui ero in servizio per celebrare la messa per i nostri fratelli e sorelle LGBT+ a Soho prima che la messa venisse trasferita alle cure dei gesuiti in Farm Street».

 

La voce Wiki ora archiviata ha anche documentato secondo cui l’emittente cattolica statunitense EWTN aveva annullato i piani per coprire la «Divine Mercy Conference» irlandese nel 2014 a causa della partecipazione di padre Radcliffe all’evento. «Molti cattolici in Irlanda sono preoccupati” per la presenza di Radcliffe alla conferenza, aveva affermato la conduttrice di EWTN ed ex parlamentare europea Kathy Sinnott, a causa delle sue “dichiarate opinioni sulla sessualità umana e in particolare sull’omosessualità». Questa informazione è assente anche nell’attuale voce di Wikipedia.

 

La voce di agosto 2022 includeva una citazione di Radcliffe, ora cancellata, in cui paragonava l’attività sessuale omosessuale al dono di sé di Cristo nell’Eucaristia. Affermava, mentre contribuiva al rapporto anglicano del 2013 sull’etica sessuale umana, che «non tutti i matrimoni sono fertili» e che «sicuramente è nelle parole gentili e curative che ci offriamo a vicenda che tutti condividiamo la fertilità di quel momento più intimo».

 

«Come tutto questo ha a che fare con la questione della sessualità gay? Non possiamo iniziare con la domanda se sia permessa o proibita! Dobbiamo chiederci cosa significhi e fino a che punto sia eucaristica. Certamente può essere generosa, vulnerabile, tenera, reciproca e non violenta. Quindi, in molti modi, penserei che possa essere espressione del dono di sé di Cristo. Possiamo anche vedere come possa essere espressione di fedeltà reciproca, una relazione di alleanza in cui due persone si legano l’una all’altra per sempre».

 

Al contrario, l’attuale voce su padre Radcliffe presenta – sul tema dell’omosessualità – una citazione isolata da un articolo del 2012 in cui affermava che la Chiesa cattolica «non si oppone al matrimonio gay. Lo considera impossibile». Mentre questa linea sembra difendere l’insegnamento cattolico, padre Radcliffe sosteneva nello stesso articolo che «questo non significa denigrare l’amore impegnato per le persone dello stesso sesso. Anche questo dovrebbe essere amato e sostenuto, ed è per questo che i leader della chiesa stanno lentamente arrivando a sostenere le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Il Dio dell’amore può essere presente in ogni vero amore».

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Il curriculum teologico del cardinale entrante sull’omosessualità è in gran parte in contrasto e contraddice l’insegnamento cattolico sull’argomento.

 

Poco prima che il Vaticano pubblicasse il suo documento del 2005 che riaffermava il divieto di ammettere uomini con «tendenze omosessuali» nei seminari, padre Radcliffe si era opposto pubblicamente alla misura. Scrivendo al London Times, padre Radcliffe ha sostenuto che «qualsiasi pregiudizio radicato contro gli altri, come l’omofobia o la misoginia, sarebbe motivo di rifiuto di un candidato al sacerdozio, ma non il suo orientamento sessuale».

 

Il Radcliffo aveva anche scritto un articolo per The Tablet, dove scrive «non ho dubbi che Dio chiami gli omosessuali al sacerdozio, e sono tra i sacerdoti più dedicati e impressionanti che abbia mai incontrato».

 

«Possiamo presumere che Dio continuerà a chiamare al sacerdozio sia gli omosessuali che gli eterosessuali, perché la Chiesa ha bisogno del dono di entrambi», avrebbe detto durante un ritiro in Canada nei primi anni del 2000.

 

Rispondendo a LifeSiteNews durante il Sinodo del 2023, «Radcliffe sembrava suggerire che gli omosessuali potrebbero essere felici di essere sacerdoti, a patto che non facciano della loro sessualità “la parte più importante della loro identità”».

 

Nel 2012, il domenicano inglese scrisse sul quotidiano goscista Guardian che «è incoraggiante vedere l’ondata di sostegno ai matrimoni gay. Mostra una società che aspira a una tolleranza aperta verso tutti i tipi di persone, un desiderio di vivere insieme in reciproca accettazione». Ciò è avvenuto nel contesto del dibattito pubblico sulla legalizzazione del «matrimonio» tra persone dello stesso sesso nel Regno Unito, che alla fine si è avuta nel 2013.

 

Lo stile particolare di padre Radcliffe nella scrittura e nell’oratoria spesso comporta la messa in discussione dell’insegnamento cattolico e la presentazione di dottrine consolidate come qualcosa che può essere discusso in vista di un potenziale cambiamento.

 

Egli sostiene anche che i divorziati e i «risposati» ricevano la Santa Comunione, in particolare alla luce della controversa esortazione apostolica di papa Francesco Amoris Laetitia. Prima della pubblicazione dell’esortazione, il Radcliffe scrisse nel 2013 sul giornale dei gesuiti America di avere «due profonde speranze»:

 

«Che si trovi un modo per accogliere di nuovo nella comunione i divorziati risposati. E, cosa più importante, che alle donne venga data vera autorità e voce nella chiesa. Il papa esprime il suo desiderio che ciò possa accadere, ma quale forma concreta può assumere? Crede che l’ordinazione delle donne al sacerdozio ministeriale non sia possibile, ma il processo decisionale nella chiesa è diventato sempre più strettamente legato all’ordinazione negli ultimi anni. Questo legame può essere allentato? Speriamo che le donne possano essere ordinate al diaconato e quindi avere un posto nella predicazione dell’Eucaristia. In quali altri modi può essere condivisa l’autorità?»

 

Grazie ai ritiri tenuti al Sinodo sulla sinodalità nel 2023 e nel 2024, padre Radcliffe ha ottenuto una rinnovata attenzione internazionale e ha preparato il terreno per gli incontri con i quasi 400 partecipanti al Sinodo.

 

Sebbene Radcliffe sarà cardinale elettore solo fino al prossimo agosto, quando compirà 80 anni, la sua nomina testimonia la volontà personale del Bergoglio e la sua approvazione per l’affermazione di Radcliffe come promotore di ideali così vicini al cuore dell’uomo di Santa Marta.

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I transessuali avrebbero rubato oltre 2.200 medaglie d’oro ad atlete femmine

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Transessuali maschi hanno potuto sottrarre migliaia di medaglie d’oro e mezzo milione di dollari in premi ad atlete. Lo riporta LifeSite.   Il rapporto proviene da Concerned Women for America, mentre mercoledì la Commissione Giustizia del Senato degli Stati Uniti ha tenuto un’audizione sull’ingresso degli uomini nello sport femminile. I nuovi dati indicano che le medaglie continuano a essere sottratte; un rapporto analogo dello scorso anno aveva contato 2.000 medaglie d’oro sottratte.   Il comitato di azione legislativa di Concerned Women for America ha condannato la sottrazione delle vittorie alle atlete. «È incredibilmente ingiusto che le donne biologiche debbano competere con uomini che si identificano come trans», ha detto l’amministratrice delegata Penny Nance in un comunicato stampa, definendo la notizia «uno scandalo» e ha richiamato il fatto ormai accertato che gli uomini, anche chi ha assunto farmaci per la transizione di genere, mantengono un vantaggio fisico.

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«Gli uomini biologici hanno vantaggi netti rispetto alle donne biologiche», ha dichiarato Nance, usando l’aggettivo diffuso, seppure fuorviante, di «biologico» per descrivere gli uomini confusi sulla propria identità di genere. Esistono solo uomini e donne.   Tra gli altri risultati:  
  • Atleti maschi transgender hanno sottratto oltre 501.498 dollari in premi in denaro a donne nello sport professionistico.
 
  • Nella sola California, oltre 611 donne e ragazze hanno ottenuto una medaglia d’argento, classificandosi dietro a un uomo ammesso a gareggiare nella categoria femminile.
 
  • Gli uomini che si identificano come transgender hanno partecipato a oltre 14.301 eventi sportivi femminili, sia amatoriali sia professionistici.
  «Questa realtà non solo mette le donne in pericolo, ma elimina anche le opportunità per le donne biologiche di guadagnarsi da vivere e vincere competizioni», ha detto la Nance. «Il Congresso deve intervenire per proteggere le donne biologiche». Il suo gruppo chiede tutele federali per impedire agli uomini di gareggiare con le donne.   Oggi circa 29 Stati statunitensi vietano esplicitamente agli uomini di partecipare agli sport femminili, tramite leggi o regolamenti dell’organo di governo. A giugno la Corte Suprema USA aveva stabilito che gli Stati hanno il diritto di tutelare lo sport femminile.   La sentenza, tuttavia, non obbliga gli Stati a vietare agli uomini di competere contro le donne, quindi in molti Stati, tra cui la California, le donne restano senza tutela.

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Penny Nance ha elencato una lunga serie di proposte che il Congresso dovrebbe approvare:   «Il Congresso dovrebbe approvare il Protection of Women and Girls in Sports Act del 2025 (HR28/S.9) per vietare ai programmi sportivi scolastici finanziati a livello federale di consentire ai maschi di competere negli sport femminili; il Protection of Women in Olympic and Amateur Sports Act (HR1028/S. 405) per chiarire che gli organi di governo nazionali dello sport devono designare gli sport femminili esclusivamente per le donne, previa autorizzazione del Congresso; e il Title IX Clarification Act (HR 8781/S.5179) per chiarire che, ai fini del divieto di discriminazione previsto dal Titolo IX nei programmi e nelle attività educative finanziati a livello federale, il termine “sesso” si riferisce esclusivamente allo status biologico di un individuo come maschio o femmina».   «Quante altre donne e ragazze dovranno affrontare una situazione di disparità?», ha chiesto. «È ora di porre fine a questa ingiustizia intrinseca e di tutelare lo sport femminile».   I sostenitori del principio di realtà biologica nello sport sostengono che il rapporto mostra la condizione iniqua in cui molte atlete si trovano oggi.   «Se nasci maschio, sei maschio e dovresti competere con e contro altri maschi. È così semplice», ha scritto su X il capogruppo di maggioranza alla Camera, Tom Emmer. «Quando si introduce il vantaggio maschile negli sport femminili, si escludono proprio le persone per cui la categoria è stata creata, escludendole dai posti sul podio, dai premi in denaro e persino dalla partecipazione, perché se si distrugge l’equità, che senso ha?», ha scritto un’altra persona.   Come riportato da Renovatio 21, sei mesi fa il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha vietato agli atleti transgender di competere nelle categorie femminili dei Giochi Olimpici, nell’ambito della sua nuova politica di ammissibilità, definendo la decisione «basata su dati concreti e sul parere di esperti». Il precedente regolamento del CIO consentiva la partecipazione delle persone transgender a condizione che avessero livelli ridotti di testosterone.   La partecipazione di atleti transgender allo sport è stata fonte di controversie a livello globale, con casi come quello della nuotatrice statunitense Lia Thomas e della sollevatrice di pesi neozelandese Laurel Hubbard che hanno alimentato il dibattito sui potenziali vantaggi competitivi.   Durante le Olimpiadi di Parigi del 2024, la pugile algerina Imane Khelif, precedentemente dichiarata non idonea ai Campionati del Mondo in base a criteri di genere, ha vinto la medaglia d’oro, mettendo in luce le continue controversie sui criteri di ammissibilità.   Come riportato da Renovatio 21, all’epoca, l’allora presidente del CIO Thomas Bach affermò che non esisteva «un sistema scientificamente valido» per distinguere tra categorie maschili e femminili nello sport.

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Studi scientifici hanno ripetutamente confermato che gli uomini hanno un vantaggio considerevole rispetto alle donne nello sport e nell’atletica. Una recente ricerca pubblicato su Sports Medicine ha scoperto che un anno di farmaci ormonali «transgender» provoca «cambiamenti molto modesti» nei vantaggi intrinseci della forza negli uomini.   Secondo il sito SheWon.org, i transessuali avrebbero vinto centinaia di titoli negli sport femminili. La pagine web mostra centinaia di nomi di atlete superate in gara da transessuali in ben 29 discipline sportive: ci sono ciclismo, atletica, sollevamento pesi, nuoto, canottaggio, corsa campestre, golf, sci alpino, sci nordico, skateboard, surf, biliardo, perfino il poker.   Oltre all’ovvio vantaggio che un maschio biologico ha chiaramente sulle donne in sport come il nuoto o il sollevamento pesi, i principali esperti medici concordano sul fatto che gli atleti transgender hanno un vantaggio ingiusto rispetto alle donne biologiche anche dopo essersi sottoposti a una terapia di soppressione del testosterone.   Come riportato da Renovatio 21, il transessualismo sta divenendo un problema in quantità impressionanti di discipline praticate dalle donne: abbiamo visto casi per il nuoto, la maratona, il ciclismo, la BMX, l’hockey, il sollevamento pesi, il basket…  

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La diocesi di San Gallo promuove spettacolo di drag queen

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L’ufficio pastorale cattolico di San Gallo, in Svizzera, sta avrebbe co-organizzato un evento drag gratuito in una sala pubblica, e un liturgista dipendente della Chiesa era in programma di moderarlo ieri sera. Lo riporta LifeSite.

 

Intitolato «Deep Drag – Memoria e Speranza», il programma vedrà la partecipazione di una «drag performer» di San Gallo conosciuta come «Lupa Nova» e della «drag queen Amélie Putain» che, secondo i media locali, «collaborano con la cappellania cittadina di Katholisch St.Gallen».

 

Il sito web della Chiesa cattolica di San Gallo mette in evidenza un annuncio relativo all’evento.

 

Su Instagram è apparso quello che sembra essere un promemoria dell’evento.

 

 

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Secondo quanto riportato, format mescola «performance drag» con interviste e discussioni moderate da Ann-Katrin Gässlein, teologa impiegata negli uffici pastorali della Chiesa cattolica di San Gallo e assistente di ricerca presso la Cattedra di Studi Liturgistici dell’Università di Lucerna.

 

Secondo un articolo dello scrittore e commentatore cattolico tradizionalista Chris Jackson, Gässlein «trova persino un’analogia teologica tra il drag e il cristianesimo: la “trasformazione”, sostiene, è al centro della fede cattolica. Afferma che la collaborazione intende lanciare un segnale di diversità all’interno della società e della Chiesa cattolica».

 

Come riportato da Renovatio 21, Leone XIV l’anno scorso ha confermato l’elezione di Beat Grögli, un sacerdote eterodosso, sostenitore dell’«ordinazione delle donne», come nuovo vescovo di San Gallo

 

In base al Concordato del 1845 tra la Santa Sede e l’autorità ecclesiastica cattolica svizzera, il vescovo di San Gallo viene scelto dal capitolo della cattedrale con il contributo del Collegio Cattolico locale, una sorta di parlamento ecclesiastico eletto dai cattolici della diocesi e composto anche da laici. La Santa Sede può quindi confermare o negare la nomina a vescovo dell’eletto.

 

Nei video che reperibili in rete è difficile distinguerlo come «prete», visto che sfoggia quando si presenta in pubblico alcune mises (completi, cravatte, etc.) che lo fanno assomigliare più ad un manager o ad un impiegato, talvolta ad un tramviere.

 

Durante diverse Sante Messe registrate in video nella Cattedrale di San Gallo, celebrate da Grögli, alcune donne leggevano il Vangelo e pronunciavano l’omelia, in contraddizione con il diritto canonico e le disposizioni liturgiche per la Messa. Durante l’omelia durante una Santa Messa nel periodo di Carnevale, Grögli indossò un colorato cappello da giullare di corte.

 

La diocesi di San Gallo è nota alla maggior parte dei cattolici come luogo di ritrovo della famigerata Mafia di San Gallo, un gruppo di ecclesiastici eterodossi di alto rango che si opposero all’elezione del cardinale Joseph Ratzinger al papato nel 2005 e, a quanto si dice, cospirarono per eleggere Jorge Mario Bergoglio papa. Il gruppo tenne diverse riunioni a San Gallo, in Svizzera, tra il 1995 e il 2006.

 

Tra i partecipanti degli incontri della Mafia di San Gallo (che taluni pudicamente chiamano «gruppo di San Gallo), sotto l’egida del cardinale gesuita arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, vi erano Paul Verschuren, vescovo di Helsinki; Jean-Félix-Albert-Marie Vilnet, vescovo di Lilla; Johann Weber, vescovo di Graz-Seckau; Walter Kasper, vescovo di Rottenburg-Stoccarda (in seguito cardinale), e Karl Lehmann, vescovo di Magonza (in seguito cardinale); il cardinale Godfried Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles; Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam; Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster (in seguito cardinale); Joseph Doré, arcivescovo di Strasburgo; Alois Kothgasser, vescovo di Innsbruck, in seguito arcivescovo di Salisburgo; Achille Silvestrini, cardinale della Curia romana; Ljubomyr Huzar, arcivescovo maggiore di Leopoli degli Ucraini; José Policarpo, patriarca di Lisbona.

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Gli incontri sono stati ospitati dal vescovo Ivo Fürer, colui che ha ordinato sacerdote Grögli. Il Fürer era un ecclesiastico eterodosso, accusato di aver ignorato casi di abusi sessuali nella sua diocesi. Il suo successore e ora ancora amministratore della diocesi, il vescovo Markus Büchel, è noto per le sue posizioni eterodosse sul comportamento omosessuale.

 

In uno scritto pubblicato sul sito della diocesi, nel 2015 il vescovo aveva scritto che per il benessere di una persona non è tanto l’inclinazione eterosessuale o omosessuale, quanto piuttosto la gestione responsabile della sessualità: «Rallegriamoci in ogni relazione!». Già nel 2013, il Büchel aveva invitato i sacerdoti omosessuali a «fare coming out» e a non nascondere la propria omosessualità. All’epoca era presidente della Conferenza episcopale svizzera.

 

Fu anche sotto la guida di Büchel che la Conferenza Episcopale Svizzera chiese al dottor Arnd Bünker, attivista LGBT e promotore di «liturgie omosessuali», di redigere un rapporto per il Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia a Roma. Tale rapporto chiedeva l’ammissione dei divorziati «risposati» alla Santa Comunione.

 

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Immagine di Jakub Hałun via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

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Candidato democratico gay fa anche il modello sadomaso

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Chris Gallant, candidato democratico al Congresso, ha posato come modello per un rivenditore di articoli BDSM mentre prestava servizio nelle Forze armate statunitensi; alcune fotografie lo ritraggono mentre ha rapporti sessuali con un altro uomo. Lo riporta il New York Post.   Gallant, apertamente gay e in corsa nel primo distretto congressuale di Nuova York contro il repubblicano uscente Nick LaLota, compare in scatti realizzati per il negozio fetish «Mr. S Leather» di San Francisco, con collari, cinghie, neoprene e attrezzature da bondage, scrive il tabloide neoeboraceno.   Secondo il NYP le immagini erano sul sito dell’azienda tra il 2011 e il 2020; alcune lo mostravano completamente nudo e impegnato in un rapporto sessuale con un altro uomo. Il periodo coincide con il servizio di Gallant nella Guardia Nazionale dell’Esercito.  

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Le foto non sono più visibili sul sito, precisa il NY Post, ma l’avvocato di Gallant, Sara Azari, ne ha confermato l’autenticità, spiegando che erano state scattate durante una «sessione fotografica privata e consensuale» con il suo allora compagno, e che Gallant era amico del proprietario di Mr. S Leather e aveva acconsentito all’uso di alcune immagini selezionate per i prodotti dell’azienda. L’avvocato ha aggiunto che in seguito Gallant aveva chiesto la rimozione delle fotografie quando iniziò a valutare una candidatura pubblica, e «Mr. S Leather» aveva acconsentito. Alcune immagini comparvero poi su siti di pornografia gay non affiliati, utilizzo che, secondo l’avvocato, il Gallant non aveva originariamente autorizzato.   L’avvocato ha poi sottolineato che il Gallante «non permetterà che fotografie relative a una relazione o a un impiego passati vengano distorte e strumentalizzate a fini politici o utilizzate per distrarre gli elettori dalle questioni importanti». Il Gallante, 37 anni, ha vinto le primarie democratiche a giugno con circa il 63% dei voti. Lo staff lo presenta come pilota di elicotteri, ex controllore del traffico aereo dell’ente aereonautico statunitense FAA e vigile del fuoco volontario.   Il Gallanto sostiene di essere apertamente gay nell’esercito da poco dopo l’abrogazione della politica «Don’t Ask, Don’t Tell» nel 2011, la legge federale introdotta dal presidente Bill Clinton per cui i superiori non potevano chiedere ai soldati il loro orientamento sessuale e i militari omosessuali e bisessuali potevano prestare servizio solo se mantenevano il massimo riserbo sulla propria vita privata.   Una controversia analoga si verificò in Virginia nel 2023, quando emersero i live streaming di atti sessuali della candidata democratica alla Camera dei Rappresentanti statale Susanna Gibson con il marito su Chaturbate, con richiesta di pagamenti per prestazioni specifiche. I rivali repubblicani inviarono poi agli elettori volantini sigillati contrassegnati come «contenuto esplicito» e «solo per maggiorenni», con screenshot e citazioni dai video.   Pazzescamente, il New York Times parlò di «leak di sex tape», come se fossero stati rubati dal telefonino della candidata, quando invece è chiaro che si trattava di video pubblici trasmessi in diretta pure con compensi. Parimenti incredibili fu la dichiarazione della stessa avvenente candidata che denunziò un’«invasione della mia privacy».   La notizia può terrificante è, tuttavia, che la Gibsona perse di stretta misura.

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Come riportato da Renovatio 21, due anni fa si scoperse che un consigliere comunale «transdonna bisessuale» della città di Lynwood, nello Stato americano di Washington, aveva un account OnlyFans, oscena piattaforma nota per consentire agli utenti «creatori» la distribuzione di materiale autopornografico. Si discusse quindi della rimozione del seggio.   Per anni gli esponenti del Partito Democratico USA hanno avanzato l’agenda omotransessualista con lo slogan «fuori dalla camera da letto», sostenendo che non ci si dovrebbe interessarsi della vita sessuale dei cittadini: tuttavia, a quanto sembra, sono proprio gli stessi membri del Partito ad invitare il pubblico nella loro sfera sessuale per mezzo della pornografia.   Nella bizzarria a questo Renovatio 21 ricorda, al di fuori della sfera dell’erotico ed entrando in quella correlata del tanatico, anche il fenomeno, molto democratico ed americano, dei candidati alle elezioni morti che vengono pure eletti.   SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine Tom Morris via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution-Share Alike 3.0 Unported  
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