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Il costo di difendere i diritti: aiutiamo Elisabetta

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Una nostra grande collaboratrice è sotto processo per questioni legate alla pandemia.

 

La causa è ancora pendente, ma il fardello è già concreto e pesante.

 

Come saprete Elisabetta Frezza, grande collaboratrice di Renovatio 21, oltre che indomita guerriera nel contesto della scuola e della difesa della vita umana, è madre di cinque figli.

 

Durante il periodo pandemico, si è sempre spesa per la tutela dei diritti fondamentali, con riguardo soprattutto ai bambini, troppo spesso vittime di regole rigide e applicate in modo implacabile.

 

Noi chiediamo ai lettori di Renovatio 21 di aiutare lei e la sua famiglia.

 

L’associazione ContiamoCi! ha organizzato una raccolta fondi per Elisabetta.

 

Facciamolo per lei e per noi stessi: perché quello che capita ad Elisabetta può capitare a ciascuno di noi, e dal sacrificio toccato alla sua famiglia possiamo imparare tante cose.

 

Aiutiamo chi scende in battaglia. Per il bene di tutti.

 

Intestatario: CONTIAMOCI
Banca Popolare di Sondrio
Filiale di Vicenza
IBAN IT79 F 05696 11800 000002687X35
causale: Un aiuto per Elisabetta

 

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Il Sole splende oltre la Tenebra. Buona Pasqua ai lettori di Renovatio 21

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Oggi è il giorno della Resurrezione. Il significato di questa festa deve essere noto anche a chi non crede.   Perché il Cristo Risorto è ciò che dà ordine all’universo, anche nell’intimo degli esseri umani. La nostra presenza nella vita non può che incontrare il dolore. E a cosa serve il dolore? Perché soffire? Che senso ha? Il mondo ha perduto la risposta, e da da questo deriva la devastazione che abbiamo dinanzi agli occhi: droga, eutanasia, psicofarmaci, Necrocultura individualista, edonista, anarco-tirannica ed utilitarista in ogni ambito, persino nel Codice Sorgente dello Stato moderno.   Dove va il nostro dolore? Dove va il nostro sacrificio? Meditare sulla Passione e Resurrezione di Gesù ci permette di capirlo nel profondo.   Comprendiamo, che la Vita vince la morte. Comprendiamo che il dolore è il gioco stesso che porta a questa vittoria – una vittoria che va persino oltre la vita biologica, verso la vita eterna, il destino finale dell’essere umano.   La luce vince la tenebra, sì. Sempre. Chi ha assistito ieri ad una Veglia tradizionale lo ha veduto: dopo il rito del fuoco, la processione entra nella chiesa buia, e al terzo Lume Christi intonato dal sacerdote le luci si accendono.   Lode al Signore che ci dà la Vita e ce la insegna, che splende su di noi nell’oscurità   Leggiamo dal Libro delle ore del Sinai (IX) secolo.   «Sopporti i colpi nella tua natura umana, Cristo, vero uomo, per liberare Adamo dalla corruzione, poiché sei tu, Salvatore, che senza unione carnale hai assunto la sua natura e, inchiodandola sul patibolo l’hai salvata: ecco perché senza sosta salmodiamo: “Al di sopra ogni lode, Dio dei nostri padri e nostro dio, tu sei benedetto!”»   «Avevi messo davanti a me, per custodire l’albero della vita due guardiani, dopo che gustai nell’Eden all’albero della corruzione: ma l’albero sui hai disteso le tue mani divine, ecco che invece me lo metti davanti come una strada che conduce alla gioia della vita immortale. Al di sopra ogni lode, Dio dei nostri padri e nostro dio, tu sei benedetto!»   «Il sole si era coperto di tenebre vedendo te, Cristo, il vero Sole, superare le porte chiuse dell’Ade; allora, penetrando nelle tenebre sotterranee, la luce della verità ha fatto brillare il giorno senza fine per tutti coloro che erano seduti nelle tenebre. Al di sopra ogni lode, Dio dei nostri padri e nostro dio, tu sei benedetto!»   Il Sole oltre il buio. La nostra luce oltre la tenebra.   Buona Pasqua cari lettori. Buona Pasqua alle vostre sofferenze. Buona Pasqua alla vostra presenza. Buona Pasqua alla vostra umanità.   Roberto Dal Bosco Direttore di Renovatio 21

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Immagine: Jacopo Tintoretto (1519–1594), La Resurrezione di Cristo (1578-1581), Scuola Grande di San Rocco, Venezia. Immagine di Didier Descouens via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Albachiara, la militanza, la determinazione cristiana

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Nella notte tra il 24 e il 25 febbraio, Albachiara Cristiani ha reso la sua anima a Dio dopo aver combattuto con tutte le sue forze contro la malattia.

 

Ha lottato per la vita, quella Vita che ha difeso con tutta se stessa durante il suo percorso terreno.

 

Ho avuto l’onore di conoscerla, di collaborare e confrontarmi insieme a lei per varie importanti iniziative, anche sé negli ultimi anni ci eravamo un po’ persi, e questo mi rincresce molto. Nonostante le tante delusioni umane e nonostante il male, Albachiara, con il suo temperamento forte, deciso e senza peli sulla lingua, ha sempre continuato la sua battaglia.

 

Si è fatta largo, grazie al suo carattere e alla determinazione cristiana che l’ha sempre animata, in vari ambienti della Chiesa, fungendo da monito per tanti consacrati tiepidi e anche per molti laici.

 

A lei devo la conoscenza di un caro amico e di una cara amica: Roberto Dal Bosco, fondatore di Renovatio 21, ed Elisabetta Frezza, che non ha bisogno di presentazioni.

 

Era il 2013 quando Albachiara contribuì all’organizzazione di una bellissima conferenza sul tema del gender nella parrocchia del Santo Spirito a Modena, guidata, ancora oggi, da don Giorgio Bellei, uno dei pochi sacerdoti che a Modena ha supportato iniziative di spessore, moltissime volte insieme proprio ad Albachiara.

 

Potremmo forse dire che la nascita di Renovatio 21 la dobbiamo un po’ anche a lei, che oltre ad aver fatto conoscere molte persone, ci ha sempre spronato a fare qualcosa di più senza cedere mai.

 

Quando penso alla Chiesa militante, non posso non avere in mente Albachiara, che della militanza ha fatto la sua vita.

 

La sua ostinazione, la sua audacia, possa servirci da esempio e possa accompagnarci dal suo riposo eterno fra le braccia di quel Figlio di Dio che certo ha tanto amato in questo pellegrinaggio terreno.

 

A Dio.

 

Cristiano Lugli

 

 

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Addio Albachiara

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Stamattina presto ci hanno informato che Albachiara Cristiani è tornata alla Casa del Padre. Perdiamo una colonna portante della buona battaglia in Italia. Perdiamo una donna stupenda. Personalmente, perdo una grande amica. Perdo un’immensa certezza, morale, spirituale, umana.

 

Solo chi non è mai entrato davvero nell’arena dove si lotta per Dio e per la vita non conosce Albachiara, che era, nemmeno tanto dietro le quinte, un turbine inevitabile in qualsiasi iniziativa cristiana – dai pullman dei pellegrinaggi ai sedevacantisti, da frati e suore ai movimenti antiabortisti in tutti i loro rivoletti.

 

Albachiara era nipote del cardinale Ursi (1908-2003), ma non ne parlava mai, non era, in fondo, un dettaglio rilevante: nulla aggiungeva all’oceano di energia che metteva su tutto ciò che faceva, una forza che bastava a se stessa, bastava a tutti, e non aveva bisogno particolare di gerarchie né di zucchetti. Anzi: gerarchie e zucchetti avevano bisogno di lei, e la mole di conversazioni che scambiava con vescovi e cardinali italiani (alcuni, oggi in posizioni altissime) è impressionante al punto da divenire comica, irresistibile: erano prelati e porporati a cercarla, perché sapevano che la mappatura che Albachiara poteva offrire della realtà cattolica emiliana e non solo era impareggiabile.

 

Di fatto, non lo avevano capito solo i monsignori: pure qualche politico furbetto aveva preso a girarle intorno, avendo capito quanto fosse, nella sua schietta semplicità, fondamentale per l’intero sistema della fede cattolica della sua terra. Dei politici, tuttavia, Albachiara non si fidò mai: testimonio, anzi, che le sue valutazioni su celebri nomi apparsi sulla scena nazionale, e ancora purtroppo persistenti, erano accurate e persino profetiche.

 

E non parliamo della «cartografia sacra» che aveva, nella sua attività senza requie, compilato – e forse, con il suo attivismo, perfino generato. Tombe di sacerdoti santi, sacrari di bambini martiri… parlare con lei era immergersi in un circuito devozionale abissale.

 

Testimonio che alcune delle prime conferenze di Renovatio 21, oramai più di dieci anni fa, le organizzò, con altri, Albachiara, a Reggio e a Modena, nel mitico sotterraneo della Parrocchia dello Spirito Santo, dove chi scrive ha tramato con altri eroi anticipando temi (i vaccini, le provette umanoidi, la trappola del populismo sintetico) che sarebbero diventati noti a tutti solo lustri dopo.

 

E quindi, perfino il sito che state leggendo deve all’origine qualcosa ad Albachiara. Era, lo ripetiamo, inevitabile. Era stupenda. Era unica.

 

Ora, mentre tento di contenere la spremuta d’occhi, comincio a rendermi conto di cosa se ne è andato via con la mia amica Albachiara. Se ne sono andate migliaia di storie, che adesso non potrò più ascoltare in quelle telefonate interminabili. Se ne sono andati tanti segreti del mondo cattolico, tanti pensieri, tanti episodi anche buffi ed irresistibili, che custodivi nel tuo.

 

E poi, Albachiara, non mi hai detto perché quella volta ti eri arrabbiata con me: mi avevi detto che me l’avresti detto di persona, non ci siamo più visti, poi ti era passata subito. Forse questa storia riesco a recuperarla, perché credo che Ugo, in qualità di mio avvocato e nostro comune grande amico, passò a raccoglierla. Però io volevo che me lo dicessi tu, volevo vederti ancora, volevo che mi abbracciassi, un’altra volta, con quella carica stritolante e magnifica con cui stringevi tutti.

 

Avrei voluto sciogliere questa spremuta d’occhi davanti a te, solo per testimoniarti quanto eri importante, quanto eri speciale, quanto eri necessaria a tutti noi.

 

Addio Albachiara. A Dio.

 

Roberto Dal Bosco

 

 

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