Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

I soldati israeliani hanno attaccato il loro stesso popolo il 7 ottobre: lo conferma l’ex ministro della Difesa

Pubblicato

il

L’ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha ammesso la scorsa settimana che Israele aveva utilizzato la famigerata «Direttiva Annibale» il 7 ottobre. Lo riporta LifeSite.

 

Intervistato per un’ora dal canale israeliano Channel 12, a Gallant, licenziato da Netanyahu, è stato chiesto: «È stato dato l’ordine di usare la direttiva Annibale?»

 

Gallant rispose: «penso che tatticamente in alcuni posti lo fosse, e in altri no, e questo è un problema».

 


Sostieni Renovatio 21

Un rapporto del luglio 2024 sull’uso di questa direttiva era stato minimizzato come accuse. Tuttavia ora l’ex capo della difesa israeliana afferma che alle sue forze è stato effettivamente ordinato di uccidere la propria gente.

 

Il suo sorprendente resoconto solleva seri interrogativi sulla politica di caos organizzato dello Stato israeliano.

 

Gallant racconta di essere stato informato degli attacchi del 7 ottobre da sua figlia: «Mia figlia mi chiama e dice: “Ci sono allarmi a Tel Aviv”». «Ecco come il ministro della Difesa ha ricevuto le prime notizie del peggior disastro nella storia dello Stato di Israele» ha commentato Yonit Levi sul canale israeliano Channel 12.

 

 

Tutti i leader dell’opposizione israeliana hanno accusato Netanyahu di non essere intervenuto per impedire gli attacchi del 7 ottobre, per i quali ha ricevuto ripetuti avvertimenti.

 

Allo stesso tempo, persone come il suo ministro per la sicurezza nazionale, il supersionista Itamar Ben-Gvir, stavano organizzando proteste provocatorie che, secondo quanto avvertito il 5 ottobre dal servizio di sicurezza interna israeliano, lo Shin Bet, avrebbero portato a uno scoppio di violenza.

 

Gallant ha affermato nell’intervista che le azioni di Ben-Gvir avrebbero intenzionalmente «innescato la situazione» con ripetute incursioni nella moschea di Al-Aqsa. Nonostante tutto questo, il giorno degli attacchi, l’unica persona ad informare il capo dell’esercito è sua figlia.

 

Netanyahu ha provato per la prima volta a licenziare Gallant nell’aprile 2023, in seguito alle critiche di Gallant alle riforme giudiziarie politicizzate di Netanyahu. Nella sua intervista di giovedì, Gallant afferma che queste «riforme legali» sono state «un fattore che ha contribuito agli attacchi del 7 ottobre», attribuendo direttamente la colpa a Netanyahu.

 

In seguito alle proteste indignate, note in Israele come la «Gallant night», Netanyahu ha annullato la decisione di licenziare Gallant nel 2023, che è rimasto ministro della Difesa fino alla sua estromissione avvenuta il 5 novembre dell’anno scorso.

 

Era seguita quindi la «Gallant Night II» , con proteste ignorate questa volta. Gallant avvertì che «l’oscurità morale è calata su Israele» in un discorso dopo la sua rimozione.

 

Il Ben-Gvir ha celebrato il licenziamento di Gallant, dicendo che «non è possibile ottenere una vittoria assoluta» nella guerra di Israele a Gaza con l’esercito sotto di lui. Gallant, l’uomo che ha chiesto un «assedio» agli «animali umani», è stato visto dal ministro della sicurezza nazionale israeliano come un «ostacolo», secondo il Times of Israel.

Aiuta Renovatio 21

L’ipersionista Ben-Gvir aveva chiesto la rimozione di Gallant nel maggio 2024, dopo che Gallant aveva criticato Netanyahu per non aver avuto un piano «per il giorno dopo» per Gaza dopo la fine della guerra.

 

Mentre il Netanyahu ha spiegato che il licenziamento è avvenuto in seguito a una rottura del rapporto di fiducia, Gallant ha affermato di essere stato rimosso perché aveva esortato Netanyahu ad accettare un accordo per la restituzione degli ostaggi israeliani e aveva chiesto un’inchiesta sugli attacchi del 7 ottobre.

 

Netanyahu si è rifiutato di fare entrambe le cose per oltre un anno e si vocifera che sia stato costretto ad accettare l’accordo di ostaggi e di cessate il fuoco mediato da Trump da Miriam Adelson, una delle principali donatrici di Trump.

 

Gallant aveva anche deriso il discorso di Netanyahu sulla «vittoria assoluta» a Gaza come «incomprensibile» in dichiarazioni trapelate da un incontro nell’agosto 2024. Quando è stato sfidato, Gallant ha risposto: «sono pronto a discutere con fatti e azioni. Potrei essere debole con i media e la politica, ma sulla sicurezza so di cosa sto parlando».

 

Gallant ha dichiarato infamemente «un assedio completo sulla Striscia di Gaza» il 9 ottobre, annunciando che «non ci sarà elettricità, né cibo, né acqua, né carburante. Tutto è chiuso. Stiamo combattendo contro gli animali umani e stiamo agendo di conseguenza».

 

È stato accusato di «crimini di guerra» dalla Corte penale internazionale (CPI), che ha giurato di perseguire il suo caso contro di lui nonostante l’imposizione di sanzioni al suo staff da parte del presidente Donald Trump.

 

La CPI è stata istituita tramite trattato ai sensi dello Statuto di Roma del 1998, in seguito agli sforzi intrapresi dal 1907 per formare un organismo internazionale che armonizzasse le leggi di guerra. Sia gli Stati Uniti che Israele hanno respinto questa convenzione, con gli USA che nel 1998 si sono opposti alla «politicizzazione» di una CPI il cui potere legalizza la sostituzione della sovranità nazionale.

 

In assenza di un diritto internazionale significativo, sembra che ci siano ben pochi standard di legge e ordine anche in Israele, come dimostra l’intervista di un’ora al Gallant.

 

Il Gallant afferma inoltre che i tentativi di riordinare il sistema legale di Israele da parte di Netanyahu, per i suoi fini politici, hanno portato direttamente agli attacchi del 7 ottobre. Questo è un esempio di «politicizzazione» di una corte in patria, intrapresa da un leader israeliano, che i suoi critici, tra cui Gallant, affermano abbia minato la sua sovranità sostituendo la governance con una «crisi costituzionale».

 

Continuano le lotte intestine per stabilire quale fazione della coalizione controllerà il sistema giudiziario.

 

Le recenti dimissioni del capo delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno provocato ulteriore scossa nell’esercito israeliano.

 

Pochi giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco di Trump, il 7 ottobre Herzi Halevi si è dimesso da capo delle IDF, affermando che l’esercito israeliano aveva «fallito nella sua missione di proteggere i cittadini di Israele», aggiungendo che i funzionari israeliani «devono fornire risposte» per il fallimento del 7 ottobre in una lettera di dimissioni descritta dal Times of Israel come un «colpo di grazia» al regime di Netanyahu.

Iscriviti al canale Telegram

La BBC ha aggiunto nel suo rapporto del 21 gennaio che «il leader dell’opposizione Yair Lapid ha elogiato la decisione di Halevi e ha invitato Netanyahu a fare lo stesso». Il Lapid ha incolpato direttamente Netanyahu e il suo «governo catastrofico», affermando: «Ora è tempo che si assumano la responsabilità e si dimettano».

 

Gallant dimostra che Netanyahu è direttamente responsabile della morte di alcuni degli ostaggi israeliani che si è rifiutato di salvare. «La proposta che Hamas ha accettato all’inizio di luglio era identica alla proposta attuale. … Sfortunatamente, ora ci sono meno ostaggi ancora vivi» ha spiegato l’ex ministro.

 

L’intervista rilasciata da Yoav Gallant è stata descritta da Chaim Levinson, corrispondente diplomatico senior di Haaretz , come «un importante documento storico» che «non ha lasciato nulla di intentato in tutto ciò che è accaduto prima del 7 ottobre e da allora».

 

Come riportato da Renovatio 21, sette mesi fa Haaretz aveva ottenuto documenti secondo cui l’IDF aveva autorizzato attacchi contro i propri soldati.

 

All’inizio dell’estate 2024 erano emerse prove secondo cui membri della brigata di intelligence israeliana Unità 8200 avevano avvisato i loro superiori di un imminente attacco da parte di Hamas, che si sarebbe svolto quasi esattamente come era avvenuto il 7 ottobre.

 

Un anno fa soldatesse israeliane di sorveglianza al confine avevano denunciato il fatto che avevano avvertito dell’intensificazione dell’attività di Hamas prima dell’attacco del 7 ottobre. Tuttavia, il loro allarme sarebbe stato ignorato dai vertici della catena di comando.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di U.S. Secretary of State via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

Continua a leggere

Geopolitica

Colloqui con l’Iran falliti, Trump urla a Netanyahu: «sei completamente pazzo, ti sto salvando il culo, che cazzo stai facendo?»

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per l’escalation israeliana in Libano, Lo riporta Axios, che cita due funzionari americani e una terza fonte informata sulla telefonata.   Secondo quanto riportato dalla testata americana, Trump avrebbe accusato Netanyahu di mettere a repentaglio i negoziati tra Stati Uniti e Iran e avrebbe chiesto a Israele di sospendere un attacco pianificato su Beirut.   «Sei completamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il culo. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo», ha riassunto un funzionario le osservazioni di Trump a Netanyahu. Una seconda fonte informata sulla telefonata ha affermato che Trump era «furioso» e ha urlato a Netanyahu: «Che cazzo stai facendo?».   Secondo quanto riferito, il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato il diritto di Israele a difendersi, ma ha espresso preoccupazione per l’escalation sproporzionata intrapresa da Netanyahu negli ultimi giorni, con un numero crescente di vittime civili e interi edifici rasi al suolo per colpire singoli comandanti di Hezbollah.

Sostieni Renovatio 21

Negli ultimi giorni Israele ha intensificato la sua campagna di bombardamenti in Libano, prendendo di mira quelli che definisce obiettivi di Hezbollah. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si sono spinte più a fondo nel sud del Paese, conquistando il castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nella regione.   Teheran ha minacciato di abbandonare i colloqui con gli Stati Uniti, poiché un memorandum in fase di negoziazione con Washington chiede esplicitamente la fine delle ostilità in Libano. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato di aver parlato con il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, e ha avvertito che la risposta di Teheran potrebbe andare oltre la semplice interruzione dei negoziati.   «Se l’aggressione israeliana contro il Libano continuerà, non solo interromperemo il percorso negoziale, ma arriveremo allo scontro diretto con il nemico», ha scritto il Ghalibaffo su X.   Trump ha scritto su Truth Social di aver «avuto una conversazione con Bibi Netanyahu oggi, chiedendogli di non effettuare un raid su larga scala a Beirut, in Libano», aggiungendo che il leader israeliano «ha fatto tornare indietro le sue truppe». Trump ha anche affermato che i rappresentanti della leadership di Hezbollah avevano accettato di cessare il fuoco contro Israele.   Netanyahu ha dichiarato di aver detto a Trump che Israele avrebbe colpito Beirut se Hezbollah non avesse smesso di attaccare il suo Paese. «La nostra posizione rimane invariata», ha scritto Netanyahu, promettendo di proseguire le operazioni nel Libano meridionale «come previsto».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Geopolitica

L’esercito americano starebbe guidando segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo

Pubblicato

il

Da

Nelle ultime settimane, l’esercito statunitense ha guidato segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo. Lo riporta il New York Times, che cita funzionari a conoscenza dei fatti.

 

In risposta agli attacchi aerei statunitensi e israeliani del 28 febbraio, l’Iran ha chiuso la vitale via navigabile, che in precedenza gestiva circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL), alle navi provenienti da «paesi ostili». Teheran ha poi precisato che le navi di paesi terzi avrebbero potuto transitare pagando un pedaggio e rispettando le istruzioni militari.

 

Ad aprile, il presidente degli Stati Uniti Donaldo Trump aveva annunciato il «Progetto Libertà», finalizzato a scortare navi mercantili in difficoltà provenienti da paesi neutrali. Ha sospeso pubblicamente l’iniziativa meno di 48 ore dopo, a quanto pare in seguito al rifiuto dell’Arabia Saudita di permettere alle forze statunitensi di sorvolare il suo spazio aereo o di utilizzare la base aerea Prince Sultan.

Sostieni Renovatio 21

Secondo il NYT, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha coordinato il passaggio di circa 70 navi commerciali attraverso il canale nelle ultime tre settimane. Un funzionario ha riferito al giornale che la maggior parte delle navi aveva spento i transponder per evitare di essere individuate dalle forze iraniane. Le imbarcazioni avrebbero seguito una rotta più vicina alla costa omanita.

 

Nonostante il cessate il fuoco raggiunto l’8 aprile, il traffico attraverso questo punto strategico rimane fortemente ridotto, essendo sceso da circa 150 navi al giorno prima del conflitto a meno di dieci.

 

Decine di migliaia di marinai a bordo di un numero di imbarcazioni compreso tra 1.600 e 2.000, tra cui petroliere e gasiere, rimangono bloccati nel Golfo Persico.

 

Ad aprile, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco ai porti iraniani e da allora hanno intercettato più di 100 navi mercantili. Domenica, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha dichiarato che 28 navi avevano attraversato lo stretto nelle 24 ore precedenti, dopo aver ottenuto l’autorizzazione.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da Twitter

Continua a leggere

Geopolitica

Israele penetra più a fondo in Libano e conquista un castello crociato del Medio Evo

Pubblicato

il

Da

Israele ha preso il controllo del castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nel Libano meridionale, definendo la conquista una «svolta decisiva» nella campagna in corso.   L’occupazione del sito è stata annunciata domenica, quando lo Stato Ebraico ha diffuso foto di bandiere israeliane e della Brigata Golani che sventolavano sopra la fortezza. Il castello medievale, noto anche come Qalaat al-Chakif, era stato in precedenza utilizzato da Israele come base durante i vent’anni di occupazione del Libano meridionale, terminata nel 2000.   Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha salutato la cattura come un importante successo, affermando di aver ordinato all’esercito di «ampliare le manovre di terra in Libano». Secondo quanto riportato dai media, le Forze di Difesa Israeliane non hanno trovato armi all’interno del castello.  

Sostieni Renovatio 21

«Ora il mio obiettivo è consolidare ed espandere il nostro controllo nei luoghi che erano sotto il controllo di Hezbollah. La conquista di Beaufort rappresenta una tappa fondamentale e un cambiamento radicale nella politica che stiamo portando avanti», ha affermato il Netanyahu.   Israele ha inoltre proseguito la sua campagna di bombardamenti nel Libano meridionale, notevolmente intensificatasi negli ultimi giorni. La maggior parte degli attacchi risulta concentrata intorno alla città di Nabatieh e nelle sue immediate vicinanze, che si prevede diventerà il prossimo obiettivo dell’offensiva di terra.   Gli attacchi hanno inflitto gravi danni alle aree residenziali e ai dintorni della città, come documentano le riprese. L’offensiva israeliana continua nonostante il cessate il fuoco dichiarato più di sei settimane fa. Le ostilità in corso tra Israele e il gruppo militante libanese Hezbollah sono una conseguenza del più ampio conflitto nella regione, innescato dall’attacco israelo-americano all’Iran.   Sebbene la tregua sia entrata in vigore il 17 aprile, le ostilità non si sono mai fermate, con Israele e Hezbollah che si sono ripetutamente accusati a vicenda di averla violata. L’Iran ha posto la fine definitiva della guerra in Libano come condizione per i negoziati con Washington, mediati dal Pakistan, in corso dai primi di aprile ma che finora non hanno prodotto risultati concreti.   Il castello di Beaufort, noto in arabo come Qalat al-Shaqif, sorge su uno sperone roccioso a circa 700 metri di altitudine nel Libano meridionale, dominando la valle del fiume Litani. La sua posizione estremamente strategica lo ha reso per secoli un osservatorio militare cruciale e una fortezza contesa, capace di collegare visivamente l’area interna del Libano con il nord di Israele e le alture del Golan. Questa eccezionale rilevanza geografica ha fatto sì che la rocca rimanesse al centro di conflitti armati dal medioevo fino ai giorni nostri.   Le origini della struttura originaria rimangono in parte avvolte nel mistero, con ipotesi che collocano i primi insediamenti difensivi in epoca romana o bizantina, successivamente riadattati dalle forze arabe. La storia documentata della fortezza moderna comincia però nel 1139, quando il re di Gerusalemme, Folco d’Angiò, sottrasse il controllo del sito al governatore di Damasco e lo cedette ai signori crociati di Sidone. Furono proprio i Crociati a fortificare massicciamente la rocca, battezzandola Beaufort, che in antico francese significa bella fortezza.

Aiuta Renovatio 21

Nel 1189 il celebre condottiero musulmano Saladino pose l’assedio alla fortezza. Nonostante la strenua resistenza del signore del luogo, Reginaldo di Sidone, che venne fatto prigioniero, la guarnigione crociata capitolò nel 1190 in cambio della sua liberazione. Nei decenni successivi il castello cambiò mano più volte attraverso patti politici; tornò temporaneamente ai cristiani nel 1240 e fu venduto ai Cavalieri Templari vent’anni più tardi.   Il dominio dei Templari fu però breve, poiché nel 1268 il sultano mamelucco Baybars espugnò definitivamente la rocca. Sotto i Mamelucchi e il successivo Impero Ottomano, Beaufort visse secoli di relativa calma alternati a parziali distruzioni, per poi subire gravi danni strutturali a causa del forte terremoto della Galilea nel 1837, venendo in seguito abbandonato e ridotto a rifugio per pastori.   Il valore militare di Beaufort è riemerso prepotentemente nella storia contemporanea. Durante la guerra civile libanese, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat occupò le rovine, sfruttando i bunker sotterranei per lanciare attacchi missilistici verso il nord di Israele. Nel 1982, in concomitanza con l’invasione del Libano, le forze armate israeliane conquistarono la fortezza dopo una violenta battaglia notturna condotta dalla brigata Golani. Israele stabilì una base fortificata all’interno del sito archeologico per diciotto anni, fino al ritiro definitivo avvenuto nel maggio del 2000.   Dopo l’abbandono israeliano, l’area è passata sotto l’influenza della milizia di Hezbollah e ha vissuto una parziale fase di restauro turistico, ottenendo anche uno status di protezione speciale da parte dell’UNESCO nel 2024 per preservarne il valore storico. Tuttavia, come vediamo ora, la stabilità è durata poco.    

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

    SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Julien Harneis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Continua a leggere

Più popolari