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Governatore USA firma una legge che obbliga i sacerdoti a rompere il sigillo della confessione

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Il governatore democratico dello Stato americano di Washington Bob Ferguson, sedicente cattolico, ha firmato oggi un disegno di legge che impone ai sacerdoti di rivelare informazioni quando sentono parlare di presunti abusi in confessione, altrimenti rischiano il carcere. Lo riporta LifeSiteNews.

 

Nel firmare il disegno di legge, il governatore ha citato anche suo zio, un sacerdote gesuita.

 

Il Fergusone è un governatore progressista, pro-aborto e pro-LGBT. Mentre si candidava a governatore, pur continuando a ricoprire la carica di procuratore generale, ha minacciato di perseguire penalmente diversi altri candidati con lo stesso nome. Ha anche avviato indagini di dubbia legalità su organizzazioni no-profit pro-life mentre era procuratore generale. Sostiene inoltre l’incriminazione dei cristiani che si rifiutano di offrire i loro servizi ai «matrimoni» omosessuali.

 

 

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La SB 5375 è l’ultimo tentativo del Senatore dello stato di Washington, Noel Frame, di costringere i sacerdoti cattolici a infrangere il segreto confessionale e rivelare ciò che sentono in confessione, pena il carcere. Il disegno di legge individua esplicitamente i sacerdoti, eliminando la loro eccezione di «comunicazione privilegiata», pur consentendola ai professionisti che potrebbero venire a conoscenza di abusi.

 

Frame aveva già citato il sostegno della Chiesa cattolica al segreto penitenziale nella sua decisione di abbandonare la pratica del cattolicesimo. Tuttavia, aveva già sostenuto in passato l’aborto e il movimento LGBT.

 

Il dibattito sul disegno di legge ha spesso generato gravi incomprensioni sul funzionamento della Chiesa cattolica, con alcuni che si chiedevano perché il defunto papa Francesco non potesse semplicemente modificare l’insegnamento della Chiesa sul Sigillo della Confessione. Frame stessa ha rimproverato il vescovo ausiliare di Seattle, Frank Schuster, per non essere d’accordo con lei su questo disegno di legge. Il vescovo Schuster ha raccontato come abbia assistito le vittime di abusi e come possa ancora aiutarle, proteggendo la Confessione.

 

L’anno scorso, un disegno di legge simile, sostenuto dalla Conferenza cattolica di Washington, anche se non da tutti i vescovi dello Stato, è stato bocciato.

 

All’epoca, Frame e la Conferenza Cattolica fornirono spiegazioni contraddittorie per il disegno di legge. Frame disse ai suoi colleghi di voler andare oltre ed eliminare tutte le esenzioni, ma che un disegno di legge del genere non poteva essere approvato. Nel frattempo, la Conferenza Cattolica affermò di sostenere il disegno di legge perché temeva che una legge che eliminasse tutte le esenzioni sarebbe stata approvata.

 

Quest’anno, il disegno di legge di Frame non prevede alcuna esenzione per la libertà religiosa dei sacerdoti. È stato approvato dal Senato statale con 28 voti favorevoli e 20 contrari: tutti i democratici, tranne due, hanno votato per violare la libertà religiosa dei cattolici e revocare il privilegio del clero penitente. Tutti i repubblicani hanno votato contro il provvedimento il 28 febbraio.

 

Il disegno di legge 5375 del Senato e il disegno di legge 1211 della Camera nello Stato di Washington sono progetti di legge «senza esenzione» che eliminano ogni protezione per ciò che i sacerdoti sentono in Confessione in caso di presunti abusi. Frame ha affermato che il disegno di legge non obbligherà i sacerdoti a testimoniare, ma solo a denunciare gli abusi. Tuttavia, questo non è previsto nel testo della legge.

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Inoltre, un sacerdote dovrebbe presumibilmente rivelare il nome di una persona che ammette l’abuso in confessione, per allertare le autorità sulla presunta pericolosità.

 

Frame aveva già respinto le preoccupazioni sulla libertà religiosa durante un’udienza. «Ho cercato con tutte le mie forze negli ultimi due anni di trovare un equilibrio e di raggiungere un compromesso ponderato», ha affermato, prima di scusarsi per non essere più disposto a «scendere a compromessi», criticando i tentativi di proteggere il privilegio del clero e dei penitenti «in nome della libertà religiosa».

 

Eppure il diritto canonico è incredibilmente chiaro su questo tema.

 

Il canone 1386 afferma: «Il confessore (sacerdote) che viola direttamente il sigillo sacramentale incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica; chi lo fa solo indirettamente, sia punito secondo la gravità del reato».

 

I tentativi di costringere i sacerdoti a farlo, compresi quelli avvenuti quest’anno negli Stati americani del Montana e Washington, hanno suscitato la condanna di gruppi cattolici e di diversi esperti legali.

 

Come riportato da Renovatio 21 nel 2023 era entrata in vigore anche in Australia una legge contro il segreto confessionale.

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Immagine: Giuseppe Molteni (1800–1867), La Confessione (1838), Milano, Gallerie d’Italia
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

 

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Impedito di venerare le reliquie dei martiri canadesi ai pellegrini FSSPX

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Ai sacerdoti della Fraternità di San Pio X (FSSPX) e ai pellegrini laici che li accompagnavano è stato impedito di entrare nella chiesa del Santuario dei Martiri Canadesi e di venerare le reliquie ivi custodite, per ordine dell’Arcidiocesi di Toronto. Lo riporta LifeSite.   I pellegrini sono stati costretti a celebrare la messa in un campo vicino al santuario, a Midland, in Ontario. La FSSPX organizza ogni anno un pellegrinaggio al santuario in prossimità della tradizionale festa dei Martiri Canadesi, il 26 settembre. Quest’anno, però, dopo la scomunica dichiarata dal Vaticano ai vescovi della FSSPX in seguito alle consacrazioni episcopali della Fraternità a luglio, molti membri del clero e laici cattolici considerano la FSSPX in scisma.   Ad esempio, il cardinale Gérald Lacroix, arcivescovo del Quebec, in una lettera ai fedeli laici del 20 luglio ha affermato che qualsiasi «permesso» concesso alla Fraternità Sacerdotale San Pio X «nella speranza di una comunione piena, efficace ed emotiva… non ha più ragione di esistere». Ha dichiarato che i sacerdoti e i fedeli della Fraternità San Pio X non possono celebrare Messe né svolgere alcuna funzione liturgica nelle chiese o cappelle dell’arcidiocesi.   Il superiore della FSSPX ha detto: «Abbiamo detto la verità al Papa» prima delle consacrazioni. Il canonista padre Gerald Murray ha osservato che il documento vaticano che pronuncia le scomuniche non ha effetto legale nell’escludere dalla comunità i sacerdoti o i laici della Fraternità Sacerdotale San Pio X che partecipano alle loro Messe.

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Inoltre, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha presentato un ricorso canonico preliminare contro il decreto di scomunica emesso dal Vaticano il 2 luglio, che ne sospende l’efficacia ai sensi del diritto canonico.   Il divieto di accesso della Fraternità Sacerdotale San Pio X al santuario dei Martiri è l’ultimo di una serie di provvedimenti volti a escludere la Fraternità dalle chiese gestite dalle diocesi. All’inizio di quest’anno il vescovo Daniele Salera della diocesi di Ivrea, in Italia, aveva impedito a un gruppo di pellegrini guidato da sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X di accedere al santuario della Madonna Addolorata nei pressi di Torino.   In agosto il vescovo Jean-Marc Micas di Tarbes e Lourdes ha vietato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di celebrare messe, sacramenti e preghiere pubbliche all’interno del Santuario di Nostra Signora di Lourdes. Il vescovo ha anche accolto apertamente musulmani, indù e buddisti. L’anno scorso un pellegrinaggio congiunto musulmano-cattolico a Lourdes è stato organizzato da un gruppo ecumenico chiamato «Insieme a Maria».   Anche a un gruppo di pellegrini della Fraternità Sacerdotale San Pio X è stato negato questo mese il permesso di pregare pubblicamente nella Basilica di San Francesco ad Assisi, mentre ebrei, musulmani, indù, protestanti e altri non cattolici potranno entrare nella stessa basilica per commemorare il famigerato incontro di Assisi del 1986.   All’inizio di questo mese anche il vescovo Wilhelm Krautwaschl di Graz-Seckau, noto per le sue posizioni a favore della comunità LGBT, ha impedito alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di accedere alla Basilica di Mariazell per la recita pubblica annuale del Rosario, nonostante una storia di maggiore apertura nei confronti dei gruppi omosessuali e musulmani.

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Immagine di Olchikdi via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
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Cantante New Age si esibisce in un «concerto rituale» sciamanico in una chiesa medievale spagnola

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Una «musicoterapista» New Age che integra lo sciamanesimo nella propria musica ha tenuto un «concerto rituale» in una chiesa cattolica ancora in attività in Spagna. Lo riporta LifeSite.

 

Kuyay Santosha aveva comunicato sulla sua pagina Instagram che il 18 settembre si sarebbe esibita in un «concerto rituale esclusivo presso la storica chiesa» di Sant Pau del Camp, la chiesa più antica di Barcellona e una delle più note.

 

Secondo il sito web di Santosha, la sua musica è «connessa a diverse tradizioni di saggezza ancestrale» e il suo «canto diventa un ponte tra l’invisibile, l’umano e il sacro». La sua «più grande fonte di ispirazione» è «Madre Natura».

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Kuyay Santosha (@kuyaysantosha)

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La cantante fa riferimento esplicito allo sciamanesimo e al tantra nella descrizione della propria musica: «Il respiro, il tantra, la meditazione, il tocco consapevole, la danza, lo sciamanesimo, i canti ancestrali, la voce guidata dall’anima: la via più diretta per tornare a me stessa. Sono qui per condividere questa Medicina con voi».

 

Alcune foto e un video di una sua esibizione la mostrano mentre agita un fascio di foglie secche a forma di ventaglio, del tipo usato nei rituali sciamanici.

 

In uno dei post su Instagram dedicati al concerto, Santosha ha riconosciuto: «Avere avuto accesso a questa location è davvero straordinario e raro».

 

Santosha ha ottenuto l’autorizzazione a esibirsi in chiesa dal parroco, padre Joan Cabot Barbany. Secondo Médias-Presse-Info, padre Barbany ha dichiarato di voler poter celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso in chiesa.

 

In un altro post su Instagram relativo allo stesso concerto, l’artista ha ribadito: «Avere avuto l’accesso a questa location è davvero straordinario e raro».

 

Il sito dell’Arcidiocesi di Barcellona indica che padre Barbany ricopre numerose funzioni ecclesiastiche, come riportato da Médias-Presse-Info, nonostante la sua eterodossia. Sulla sua pagina X ha recentemente condiviso una foto di una celebrazione interreligiosa tenuta nella chiesa di Santa Maria del Pi, di cui è anche rettore.

 

Le foto del profilo online e i video mostrano che Barbany non indossa l’abito clericale se non quando celebra la messa.

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Immagine di PMRMaeyaert via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Spain

 

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Ucraino accoltella cinque persone in un convento polacco

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Un uomo ucraino ha accoltellato cinque persone in un convento cattolico nel Sud-Est della Polonia. Lo ha riportato la polizia locale.   L’aggressione è avvenuta intorno alle 9:30 di giovedì mattina in una chiesa dell’abbazia delle suore benedettine a Jarosław, nella regione della Podkarpackie, al confine con l’Ucraina. I la stampa del posto riferito che il clero si stava preparando alla messa quando l’attentatore ha colpito.   Le vittime sono quattro uomini e una donna, ha comunicato la polizia su X, precisando che tre uomini hanno riportato ferite gravi. Il portale Interia ha identificato le vittime come tre sacerdoti e due laici.   La stampa locale, citando fonti di polizia, hanno scritto che una delle vittime, un ecclesiastico, è morta, mentre altre due si trovano in condizioni critiche.

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Il presunto aggressore, un cittadino ucraino di 31 anni, è stato bloccato sul posto. Secondo le prime indagini riportate dalla stampa polacca, si ritiene che abbia usato un coltello da cucina. Gli inquirenti non hanno ancora stabilito il movente.   L’episodio si inserisce in un netto peggioramento dell’atteggiamento dei polacchi verso i rifugiati ucraini. Un rapporto di luglio dell’istituto di sondaggi CBOS ha rilevato che, per la prima volta da quando monitora il tema, la maggioranza dei polacchi è contraria all’accoglienza dei rifugiati: il 52% si oppone e il 42% è favorevole. Il sostegno era al 94% poco dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022.   Varsavia ha anche iniziato a ridurre alcune delle misure speciali introdotte per gli ucraini dopo il 2022. All’inizio di quest’anno la Polonia ha chiuso il sistema separato di sostegno ai rifugiati, inserendo gli ucraini nel regime generale per gli stranieri sotto protezione temporanea e limitando l’accesso ad alcuni benefici.   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio aveva dimostrato che il 2024 aveva visto un record di matrimoni tra polacchi e donne ucraine.   Secondo i dati CBOS pubblicati a settembre, la quota di polacchi che ritiene possibile una riconciliazione con gli ucraini è scesa al minimo storico del 53%, mentre il 38% la considera impossibile. Il sondaggio è stato realizzato in un clima di controversie storiche ancora aperte, in particolare sui massacri di polacchi in Volinia durante la Seconda guerra mondiale e sull’eredità dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA).   Come riportato da Renovatio 21, in settimana il capo dell’opposizione polacca Jaroslav Kazynski ha dichiarato che per trascinare la Polonia in guerra con la Russia il presidente ucraino Zelens’kyj aveva addirittura messo sul piatto la possibilità di formare un unico Stato-crasi di Kiev e Varsavia.  

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Immagine di Emde-project via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International   
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