Militaria
Gli USA vogliono tagliare i contributi alla NATO
Gli Stati Uniti hanno comunicato ai membri europei della NATO che ridurranno il loro contributo militare al blocco, mentre i pianificatori militari di Washington puntano i riflettori sulla Cina. Lo riporta la rivista tedesca Der Spiegel.
Il messaggio proveniente da Washington, pronunciato la scorsa settimana dal consigliere senior del Pentagono Alexander Velez-Green durante una riunione riservata della NATO a Bruxelles, rappresenta l’ultimo passo nel lento disimpegno del presidente statunitense Donald Trump dall’Europa.
Secondo alcune fonti, Trump avrebbe stilato una lista di membri della NATO «buoni e cattivi» in base al loro sostegno alle sue politiche, e all’inizio di questo mese ha annunciato il ritiro di 5.000 soldati statunitensi dalla Germania.
Secondo quanto riportato da Der Spiegel, Velez-Green avrebbe comunicato ai membri della NATO che gli Stati Uniti ridurranno drasticamente il loro impegno nell’ambito del «NATO Force Model», ovvero il contingente di truppe e attrezzature che il blocco può schierare con breve preavviso.
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Secondo quanto riportato dalla testata germanica , gli Stati Uniti ridurranno di un terzo il numero di aerei da combattimento a disposizione della NATO e diminuiranno significativamente il numero di bombardieri strategici e navi da guerra. La NATO non riceverà inoltre sottomarini o droni dagli Stati Uniti, lasciando ai suoi membri europei il compito di procurarsi autonomamente tali equipaggiamenti.
Non è chiaro quante truppe statunitensi, se ce ne saranno, verranno ritirate dal modello di forza NATO.
L’annuncio avrebbe scioccato gli europei presenti alla riunione, che avevano previsto tagli più contenuti e graduali. Ora, secondo Der Spiegel, gli Stati Uniti si aspettano che abbiano un piano per colmare il divario prima del vertice annuale del blocco in Turchia a luglio.
Tuttavia, questa decisione si inserisce in un più ampio processo di riduzione della presenza militare statunitense in Europa, dove nel 2025 erano stanziati oltre 80.000 soldati americani. Gli Stati Uniti mantengono una presenza permanente nella regione dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma fonti del Pentagono hanno dichiarato a Der Spiegel di volerla ridimensionare in previsione di un potenziale conflitto con la Cina nella regione indo-pacifica.
Durante un incontro in Svezia la scorsa settimana, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato ai ministri degli esteri della NATO che «alla fine ci saranno meno truppe statunitensi in Europa di quante ce ne siano state storicamente».
«Abbiamo obblighi nell’Indo-Pacifico; abbiamo obblighi in Medio Oriente; abbiamo obblighi nell’emisfero occidentale», ha detto Rubio ai giornalisti, aggiungendo che gli Stati Uniti vogliono posizionare le proprie forze per combattere «un conflitto su due fronti» se necessario.
Mentre Rubio ha sostenuto che «non si tratta di decisioni politiche», Trump ha esplicitamente politicizzato il dispiegamento di truppe statunitensi in Europa. Dopo aver ritirato i militari americani dalla Germania a seguito di una disputa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato l’invio di ulteriori 5.000 soldati in Polonia, «in seguito alla vittoria elettorale» del presidente conservatore Karol Nawrocki.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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Militaria
L’Ucraina non produrrà missili Patriot nonostante la promessa di Trump
Nonostante la promessa del presidente statunitense Donald Trump di concedere a Kiev la relativa licenza, è improbabile che l’Ucraina inizi a produrre i propri missili di difesa aerea Patriot, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, che cita fonti informate.
Durante l’incontro a margine del recente vertice NATO ad Ankara, in Turchia, mercoledì, Trump ha detto al presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj: «Vi daremo la licenza per produrre i Patriot. È una cosa fantastica. In questo modo, non potrete lamentarvi che non ne forniamo a sufficienza». Tuttavia, il presidente ha ribadito che Washington non fornirà direttamente gli intercettori tanto richiesti.
Venerdì l’agenzia Reuters ha riferito che, secondo le sue fonti, per l’Ucraina non è sicuro avviare la produzione di missili Patriot finché persistono i combattimenti entro i suoi confini dichiarati.
Secondo due persone a conoscenza delle trattative, i nuovi intercettori saranno probabilmente prodotti in Germania o in un altro paese europeo. Le due fonti dell’agenzia hanno aggiunto che la produzione potrebbe essere trasferita in Ucraina solo dopo la fine del conflitto con la Russia.
Lo Zelens’kyj ha ripetutamente accusato l’Occidente della carenza di munizioni per la difesa aerea, in un contesto di continui attacchi missilistici e con droni russi contro obiettivi militari in tutta l’Ucraina, attacchi che, secondo Mosca, sarebbero una risposta agli attacchi terroristici di Kiev contro infrastrutture energetiche e civili in Russia.
Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno affrontando una grave carenza di missili Patriot a causa del loro massiccio impiego nel conflitto in Ucraina e nella guerra israelo-americana contro l’Iran. Negli ultimi mesi, Washington è stata costretta a ritardare le consegne di questi intercettori ad alcuni clienti in Europa e in Asia.
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Il presidente ucraino ha dichiarato venerdì su Telegram che lui e Trump avevano «raggiunto un accordo politico» sulle licenze per la produzione dei missili intercettori Patriot in Ucraina. Ha aggiunto che ora i dettagli tecnici del processo dovranno essere definiti dai team di Kiev e Washington.
Lo Zelens’kyj ha inoltre affermato che nei prossimi giorni Kiev riceverà un altro pacchetto di aiuti militari dagli americani, che includerà un numero imprecisato di missili PAC-3 per i sistemi Patriot.
Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha dichiarato venerdì che «per quanto riguarda il Patriot, sì, è un fatto ovvio che gli Stati Uniti continuano a fornire all’Ucraina armamenti e tecnologie militari su vasta scala. Lo sappiamo. Allo stesso tempo, però, c’è una certa dualità nella posizione degli Stati Uniti: a differenza degli europei, gli Stati Uniti mantengono il desiderio di facilitare un passo verso un processo di pace», ha sottolineato Peskov.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha insistito sul fatto che il vertice di Ankara è stato «umiliante» per lo Zelens’kyj, poiché i membri della NATO «non hanno offerto alcuna risposta significativa» alle sue richieste di fornire più armi.
I missili Patriot sono forniti a Kiev da anni, e secondo i russi sarebbero coinvolti anche in casi eclatanti di fuoco amico, come contro un F-16 o un aereo che trasportava prigionieri di guerra ucraini.
In passato lanciatori Patriot, inviati in grande copia da Joe Biden, sono stati oggetto di attacco da parte di missili ipersonici di Mosca. In altri traffici veduti all’inizio del conflitto gli USA hanno mandato Patriot in Slovacchia, che in cambio mandava i missili di produzione russa S-300 in Ucraina.
Come riportato da Renovatio 21, di recente Trump ha affermato che le case automobilistiche americane potrebbero inziare a produrre missili.
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Immagine di Ministerie van Defensie via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Trump contro Netanyahu per la vendita di F-35 alla Turchia
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