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Gli Stati Uniti accolgono i richiedenti asilo sudafricani bianchi

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Il primo gruppo di sudafricani bianchi è arrivato negli Stati Uniti lunedì, dopo che il presidente Donald Trump ha offerto loro un rifugio sicuro da quello che ha definito «genocidio».

 

Funzionari del Dipartimento di Stato hanno accolto 59 persone, compresi bambini piccoli, in un hangar dell’aeroporto fuori Washington, DC.

 

«Voglio che sappiate tutti che siete davvero i benvenuti qui e che rispettiamo ciò che avete dovuto affrontare in questi ultimi anni», ha dichiarato il Vice Segretario di Stato Christopher Landau. «Molte di queste persone hanno esperienza di minacce di intrusione nelle loro case, nelle loro fattorie e una reale mancanza di interesse o di successo da parte del governo nel fare qualcosa per risolvere questa situazione».

 

In precedenza gli Stati Uniti avevano concesso asilo a 54 afrikaner – detti anche boeri – discendenti dei coloni olandesi, che costituiscono circa il 7% della popolazione del Sudafrica.

 

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Come riportato da Renovatio 21, vari gruppi boeri da anni ritengono di essere oggetti di una vera persecuzione se non di una pulizia etnica, con abbondanza disperante episodi di crimine, torture e violenza efferata di ogni sorta.

 

Parlando ai giornalisti lunedì, Trump ha ribadito il suo impegno per accelerare la naturalizzazione dei sudafricani bianchi. «Perché vengono uccisi, e noi non vogliamo vedere persone uccise», ha detto Trump. «È un genocidio in atto, di cui voi non volete scrivere, ma è una cosa terribile che sta accadendo».

 

Il presidente ha accusato i media di essere rimasti in silenzio su quella che ha definito una campagna contro i contadini bianchi, affermando: «se fosse il contrario, quella sarebbe l’unica storia di cui parlerebbero».

 

Il governo di Pretoria ha fermamente negato le affermazioni di Trump secondo cui starebbe discriminando la minoranza bianca del Paese o tollerando gli attacchi contro i contadini bianchi.

 

Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha respinto le accuse di Trump definendole «completamente false». Il ministro degli Esteri Ronald Lamola ha dichiarato: «non ci sono dati a sostegno di una persecuzione dei sudafricani bianchi, o in particolare degli afrikaner bianchi, che sono agricoltori».

 

 

Pretoria aveva attirato l’attenzione internazionale dopo l’approvazione, a gennaio, di una controversa legge che consente l’espropriazione di terreni – la maggior parte dei quali di proprietà di agricoltori bianchi – senza indennizzo. Il governo ha presentato la misura come un correttivo alle disparità nella proprietà terriera risalenti all’era dell’apartheid.

 

Trump, in reazione, aveva sospeso i finanziamenti al Sudafrica. A febbraio, la Casa Bianca ha affermato che il Sudafrica ha promulgato «politiche governative volte a smantellare le pari opportunità nell’occupazione, nell’istruzione e negli affari, e una retorica odiosa e azioni governative alimentano una violenza sproporzionata contro i proprietari terrieri razzialmente sfavoriti».

 

Il portavoce presidenziale Vincent Magwenya ha affermato che lo Stato «non può espropriare proprietà in modo arbitrario o per uno scopo diverso dall’interesse pubblico».

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Trump aveva offerto un reinsediamento in America ai sudafricani bianchi ancora mesi fa.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Corte Suprema del Sudafrica due mesi fa ha respinto la richiesta di considerare la canzone Kill the Boer («uccidi il boero») un incitamento all’odio.

 

Nel 2022 la divisione per l’uguaglianza della Corte Suprema del Sudafrica ha stabilito che la canzone «Kill the Boers» non costituisce un caso di «incitamento all’odio». Chiedere il massacro di un’intera classe sociale, se non di un’intera razza non è hate speech, se a farlo cantare alle masse è Julius Malema, leader marxista-leninista del partito Economic Freedom Fighers (EFF), panafricanista, anticapitalista, antimperialista, con una certa passione, si dice, per le BMW che guiderebbe anche con un po’ troppa velocità.

 

La Corte Suprema sudafricana ha respinto l’accusa per cui quel canto è genocida poche settimane fa.

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Come riportato da Renovatio 21, ancora due anni fa Elon Musk, originario di Pretoria che non ha problemi a parlare di un vero e proprio «genocidio bianco in Sudafrica, aveva accusato il New York Times di supportare gli appelli al massacro razziale in corso.

 

Musk ha anche dichiarato di recente di non poter operare con la sua società Starlink nel suo Paese natìo in quanto non-nero.

 

Come riportato da Renovatio 21, Ernst Roets, responsabile politico del Solidarity («Movimento di Solidarietà»), un network di organizzazioni comunitarie sudafricane che conta più di 500.000 membri, ha dichiarato che, nonostante le indicibili violenze e torture subite dalle comunità bianche in Sud Africa, nel prossimo futuro «l’Europa sarà peggio».

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Immagine screenshot da Twitter

 

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Razzismo

Funzionario dei Mondiali indagato per un gesto con la mano considerato come il segno del «White Power»

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La FIFA ha «assolto» l’arbitro grottescamente accusato di aver fatto un gesto del suprematismo bianco.   La Federazione calcistica internazionale aveva indagato l’arbitro che avrebbe fatto il gesto dell’«OK» con la mano prima della vittoria per 7-1 della Germania su Curaçao, riaccendendo uno dei più assurdi allarmismi legati alle guerre culturali che hanno invaso il web.   L’arbitro australiano Shaun Evans, che domenica ha lavorato come supervisore del VAR (Video Assistant Referee), è apparso nella trasmissione ufficiale prima del fischio d’inizio, mentre veniva inquadrata la squadra di revisione video, guardando in camera e facendo il segno dell’OK capovolto.   Il gruppo antidiscriminazione Fare, partner di lunga data della FIFA, ha chiesto l’esclusione di Evans dal torneo, affermando che il gesto «assomiglia chiaramente» a un simbolo utilizzato come segno di supremazia bianca negli ambienti di estrema destra.     «La copertura mediatica seguita a questo incidente semplicemente non riflette chi sono» ha dichiarato l’Evans in un comunicato diffuso dalla FIFA. «Naturalmente comprendo come il gesto sia stato interpretato e me ne rammarico, tuttavia voglio essere molto chiaro e affermare categoricamente che non ho consapevolmente né deliberatamente fatto il gesto che mi viene attribuito».    

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La FIFA aveva dichiarato di aver avviato un’indagine sull’incidente e di essere alla ricerca di spiegazioni da parte dell’Evans. Ora è arrivata l’«assoluzione»: «dopo aver esaminato il caso relativo all’arbitro addetto al Var Shaun Evans, non ha riscontrato alcuna prova di violazione del proprio Codice disciplinare» dice una nota della Commissione Disciplinare indipendente FIFA..   Il segno «OK» viene utilizzato da decenni per indicare approvazione o che tutto va bene. La versione che Evans sembra aver fatto assomiglia anche al «gioco del cerchio», uno scherzo scolastico in cui qualcuno forma il segno sotto la vita e cerca di costringere gli altri a guardarlo.   Il presunto significato razzista è stato reso popolare nel 2017 dagli utenti di 4chan, che hanno lanciato una campagna di trolling per convincere giornalisti e attivisti di sinistra che il comune gesto della mano fosse in realtà un simbolo di supremazia bianca. Le dita alzate rappresenterebbero una «W» e le dita a cerchio con il braccio rappresenterebbero una «P», a rappresentare l’acronimo per «White Power», cioè «Potere Bianco».   I cacciatori di simboli nazisti hanno subito ricordato che Brenton Tarrant, il perpetratore della strage di Christchurch, aveva fatto questo gesto durante un’udienza in tribunale nel 2019, dopo essere stato arrestato per l’uccisione di 50 persone nell’attacco armato a due moschee in Nuova Zelanda.   Gran parte dei media e delle organizzazioni per i diritti umani, come l’organizzazione ebraica Anti-Defamation League, si sono buttate a capofitto, aggiungendo il segno OK alle loro liste di simboli dell’odio accanto alla svastica e alle tuniche del Ku Klux Klan.   Da allora, le persone sorprese a fare quel gesto sono state ripetutamente prese di mira da organizzazioni attiviste, accusate di razzismo e, in alcuni casi, hanno perso il lavoro e sono state bandite da determinati locali. I ricorrenti scandali hanno alimentato l’indignazione pubblica nei confronti dei media e dei gruppi attivisti, accusati di trasformare gesti comuni in controversie razziste.   I mondiali americani sono partiti tra varie polemiche: i tifosi sono indignati con l’organizzazione per gli alti prezzi dei biglietti, le costose concessioni negli stadi e i diffusi problemi di trasporto. I problemi riscontrati durante l’ultima edizione dei Mondiali hanno inoltre alimentato il malcontento generale nei confronti della storia di corruzione della FIFA, delle scelte politicizzate dei paesi ospitanti e della crescente commercializzazione del calcio.

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Immagine di Pinerineks via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 
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Agli asili nido britannici è stato ordinato di segnalare alla polizia i bambini piccoli «razzisti»

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Secondo una nuova direttiva ufficiale, sostenuta dal governo laburista, agli operatori degli asili nido in Galles è stato raccomandato di chiamare la polizia anche per i bambini di soli tre anni sospettati di comportamenti «razzisti».

 

Il documento, prodotto da Diversity and Anti-Racist Professional Learning (DARPL), un’organizzazione che ha ricevuto oltre 1,3 milioni di sterline (1,5 milioni di euro) dal governo gallese, consiglia agli operatori dei servizi per l’infanzia di valutare se il comportamento di un bambino possa essere considerato un «crimine d’odio» e, in tal caso, di contattare le autorità.

 

Le linee guida si applicano ai bambini di età pari o inferiore a 12 anni, anche se l’età della responsabilità penale in Galles è fissata a dieci anni. Al personale viene richiesto di registrare se il presunto razzismo è «da bambino a bambino», «da adulto a bambino» o «sistemico». Gli operatori sono inoltre incoraggiati a valutare il proprio «privilegio bianco» e a esaminare giocattoli, libri, bambole, poster e persino snack per garantire che «un atteggiamento antirazzista sia visibile».

 

Le linee guida rientrano nel più ampio piano del governo gallese per rendere il Galles una «nazione antirazzista» entro il 2030. Altri progetti nell’ambito dell’iniziativa hanno incluso lo stanziamento di 10.000 sterline (11.570 euro) per «decolonizzare» i dolci e i musei gallesi.

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L’appello a denunciare i bambini piccoli per «crimini d’odio» arriva in un contesto di crescente indignazione per la repressione, da anni in atto da parte del governo britannico, della libertà di parola. Critici, tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il miliardario Elon Musk, hanno accusato il primo ministro Keir Starmer di eccessiva ingerenza autoritaria, censura e di aver instaurato uno «stato di polizia».

 

Lo scorso anno, il Times ha riportato che circa 12.000 britannici venivano arrestati ogni anno per post sui social media ritenuti potenzialmente «offensivi» o minacciosi. Tra questi, figurano diversi arresti di alto profilo, come quello dello sceneggiatore comico Graham Linehan per aver pubblicato tweet critici nei confronti delle questioni di genere lo scorso anno.

 

Nel frattempo, le autorità britanniche hanno continuato a rilasciare criminali violenti per timore di essere etichettate come razziste. A febbraio, un’inchiesta pubblica aveva  rivelato che gli operatori della salute mentale avevano rilasciato Valdo Calocane, uno schizofrenico paranoico violento, per timori legati alla «sovrarappresentazione di giovani maschi neri nei centri di detenzione». Nel 2023, Calocane ha accoltellato a morte tre persone e investito diversi pedoni con un veicolo rubato.

 

Il tasso di approvazione di Keir Starmer è crollato al secondo livello più basso nella storia moderna britannica, con un divario tra disapprovazione e approvazione superiore a 50 punti. Il Partito Laburista sta inoltre perdendo elettori a causa della sua continua incapacità di contrastare il flusso di migranti illegali via mare verso La Gran Bretagna, di affrontare il problema delle bande di sfruttatori sessuali e di espellere i migranti che commettono reati gravi.

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Altri Paesi hanno inziato programmi di lavaggio del cervello goscista a partire dalla scuola materna.

 

Come riportato da Renovatio 21, il ministro dell’Interno del passato governo tedesco Nancy Faeser avev aproposto di  introdurre programmi contro l’«estremismo di destra» fra i bambini dell’asilo.

 

Durante l’amministrazione Biden anche negli USA è stata messain azione una grande spinta per l’indottrinamento politico precocissimo, in particolare riguardo la teoria razzista chiamata Critical Race Theory, diffusa a piene mani in molti Stati perfino alle elementari.

 

L’amministrazione Biden aveva fatto capire che i genitori che protestano possono essere considerati alla stregua di domestic terrorists, cioè terroristi interni agli USA, e quindi trattati come tali da FBI e da altre agenzie dello Stato federale.

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Israeliano arrestato per aver indossato una kippah con la bandiera palestinese

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Un docente dell’Università Ebraica di Gerusalemme ha dichiarato di essere stato fermato dalla polizia per aver indossato una kippah con le bandiere israeliana e palestinese.   Giovedì, in un post su Facebook, Alex Sinclair ha spiegato di indossare quella kippah da 20 anni a causa di «una confusa ambivalenza della mia identità ebraico-sionista» e che non aveva mai creato problemi.   Pochi giorni fa, però, un uomo lo ha avvicinato in un bar nella sua città natale di Modi’in, nell’Israele centrale, dicendogli che il suo copricapo era illegale e che avrebbe chiamato la polizia, ha scritto.

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Gli agenti sono arrivati circa cinque minuti dopo. «Mi hanno detto subito che la mia kippah era illegale e che l’avrebbero confiscata», ha ricordato Sinclair.   Il docente ha dichiarato di essersi rifiutato di rinunciare al suo copricapo perché «significava molto» per lui, e per questo è stato fermato. È stato rilasciato subito, ma la polizia ha tentato di trattenere la kippah.   Quando l’uomo ha chiesto indietro il copricapo, un’agente donna glielo ha restituito solo dopo aver ritagliato la bandiera palestinese dal velo, ha scritto l’educatore. Il simbolo non è illegale secondo la legge israeliana.   «È difficile non dire che questo è il genere di cose che fanno i regimi fascisti», ha sottolineato il Sinclair, aggiungendo di essere «preoccupato, ansioso e francamente devastato dal fatto che Israele stia prendendo questa direzione». L’uomo dichiarato di aver presentato una denuncia al dipartimento per le indagini interne della polizia (DIPI), chiedendo un risarcimento per la kippah distrutta e «una garanzia scritta che mi permetta di camminare per Modi’in indossandola senza subire molestie».   La polizia ha confermato di aver fermato brevemente un uomo per aver indossato una bandiera palestinese, ma si è astenuta dal rilasciare ulteriori commenti.  

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