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IVF

Figli in provetta con il seme sbagliato

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Con la diffusione dei test genetici, i genitori stanno scoprendo che lo sperma usato per l’inseminazione non proviene dai donatori scelti. La situazione, imbarazzante e al contempo preoccupante, è fotografata da un articolo recente del New York Times.

 

Vi si racconta una storia iniziata nel 2002. Tale Cindy, trentenne, è una lesbica che con la sua compagna decide di «avere» un bambino. Il che significa generarlo in laboratario, chiaramente, fecondando quantità di ovuli con sperma di maschi sconosciuti, selezionare gli embrioni migliori e farseli impiantare nell’utero, sperando che qualcuno «attecchisca».

Con la diffusione dei test genetici, i genitori stanno scoprendo che lo sperma usato per l’inseminazione non proviene dai donatori scelti.

 

Per chi crede che l’embrione sia vita umana sin dal concepimento, si tratta certo di una strage, sottaciuta oggi più che mai persino dalla Chiesa cattolica. Tuttavia questo non è l’argomento di questo articolo.

 

La coppia lesbica trascorre ore a vagliare i profili dei donatori di seme, scegliendo un donatore anonimo in buono stato di salute e pochi problemi medici in famiglia: ebbene sì, vi sono delle sorte di cataloghi per il futuro padre della vostra creatura. Il donatore era anonimo e riconoscibile solo tramite il numero di identificazione.

 

Cindy partorisce un bambino sano. In seguito, la coppia sceglie lo stesso donatore per avere un altro figlio, e in  breve tempo si ritrovò a crescere due maschi.

 

Crescendo, i due ragazzi, spinti dall’ovvio desiderio di conoscere il proprio padre e i propri possibili «fratellastri» in provetta, inseriscono il numero del donatore di seme in un database. I fratellastri genetici saltano fuori.

 

Tuttavia, quando tutti si sottopongono ad un test del DNA, i risultati non sono  quelli sperati. I figli di Cindy non hanno legami tra loro. Si scoprì che la banca del seme non le ha venduto lo sperma del donatore scelto, ma uno diverso.

Cose tremende per chi ha ordinato un super-bambino dalla genetica immacolata.

 

Si scopre così l’identità del vero donatore; si apprende con orrore che la sua storia medica era tutt’altro che limpida: una nonna del vero padre genetico era deceduta a causa di un tumore al cervello a 60 anni e un nonno aveva sofferto del morbo di Alzheimer. L’altra nonna era morta per problemi cardiaci.

Tutte cose tremende per chi ha ordinato un super-bambino dalla genetica immacolata.

 

«È come se il corredo genetico dei miei figli fosse stato contaminato» dice Cindy, che è piuttosto risentita con quelli della banca del seme. «Non ho scelto uno che ha casi di tumore al cervello in famiglia. Non lo volevo come donatore. Dovrebbero vergognarsi di averne uno così nel loro sito».

 

In USA, non ci sono statistiche nazionali sul numero di bambini nati ogni anno tramite inseminazione artificiale, anche se gli esperti stimano che possano arrivare a 60.000. Tantomeno si tiene traccia del numero di persone che scoprono che lo sperma acquistato non proviene dal donatore scelto.

In USA, non ci sono statistiche nazionali sul numero di bambini nati ogni anno tramite inseminazione artificiale, anche se gli esperti stimano che possano arrivare a 60.000. Tantomeno si tiene traccia del numero di persone che scoprono che lo sperma acquistato non proviene dal donatore scelto.

 

Nell’era dei test del DNA accessibili a tutti – con aziende come 23andMe, Ancestry, etc. – storie simili a questa aumentano. Un crescente numero di genitori, o a volte anche i figli concepiti in seguito a inseminazione, scoprono di aver ricevuto lo sperma sbagliato dalla banca del seme o dalla clinica della fertilità, spesso anche dopo decenni dall’intervento.

 

L’aumento costante di casi simili sta sollevando complesse questioni sulla necessità di migliorare le regolamentazioni per le banche del seme e le cliniche FIVET.

 

«Queste storie sono struggenti e rappresentano delle sfide a livello legale –afferma al NYT Dov Fox, direttore del Center for Healthy Law Policy and Bioethics dell’Università di San Diego – sono molto più frequenti di quanto immaginiamo».

 

«Le banche del seme presentano molte falle nella regolamentazione e questi scambi  o errori non sono così imprevedibili dato il numero delle banche del seme che usano metodi obsoleti per etichettare i campioni, ad esempio carta e penna»

 

 

«Queste storie sono struggenti e rappresentano delle sfide a livello legale  sono molto più frequenti di quanto immaginiamo»

Melissa, madre single del Massachussetts, ha scoperto di aver ricevuto lo sperma sbagliato dalla Repro Lab Inc., clinica della fertilità di New York City, quando la figlia ventunenne si è sottoposta a un test del DNA. Risultava collegata a un fratellastro che conosceva il numero del donatore anonimo. Non era il donatore che la madre aveva scelto alla clinica decenni prima.

 

«Mi è stato dato lo sperma del donatore sbagliato, e non lo avrei mai scoperto se mia figlia non avesse fatto il test del DNA», dice Melissa.

 

«Non sai quello che erediti; puoi truccare le carte a danno di tuo figlio inconsapevolmente. Non è come uno stupro. È una procedura medica. Ma ti mettono quella roba nel corpo, e io mi sento fisicamente violata».

 

Melissa ha appreso che esistono pochi rimedi legali per i genitori che ricevono lo sperma sbagliato.

 

«Non volevo intentare una causa, perché amo mia figlia. Inoltre, avrei dovuto denunciarli per un danno da nascita sbagliata, ma se non ci sono problemi di salute non sussistono irregolarità da parte loro».

 

La logica qui un po’ ci sfugge, da tutte le parti. Genitori che denunciano perché il corredo cromosomico dei figli? Vorrebbero quindi dei figli diversi? E i giudici pensano che i figli siano delle «nascite sbagliate» solo nel caso essi siano malati?

 

 Esistono pochi rimedi legali per i genitori che ricevono lo sperma sbagliato.

Ma andiamo avanti con i casi umani. Ecco il caso da leggenda metropolitana (coppia va in viaggio di nozze in Kenya…) che la provetta rende drammaticamente realtà. Jennifer Cramblett di Uniontown, Ohio, ha fatto causa alla Midwest Sperm Bank nel 2014, nella zona di Chicago, dopo aver appreso che lei e la sua partner avevano ricevuto lo sperma del donatore sbagliato.

 

Infatti, il figlio della coppia è di razza mista, anche se il donatore selezionato era bianco. Dalla causa è emerso che il codice sulla provetta di sperma era scritto a penna, e le procedure di registrazione non erano computerizzate. Tuttavia, il giudice rigetto la causa asserendo che non si trattava di «danno da nascita» poiché il figlio della signora Cramblett non aveva problemi di salute.

 

Mentre le clienti come lei possono credere che ricevere lo sperma sbagliato sia da considerarsi frode, i tribunali ritengono che non ci sono danni se il nascituro è sano.

 

«Un tribunale può dire: “Non hai avuto il donatore che volevi, ma come puoi dire che la condizione è peggiore? Come fai a sapere che un donatore è meglio di un altro?», dice Sonia Suter, professoressa di legge alla George Washington University specializzata in bioetica e politiche sanitarie.

«Un tribunale può dire: “Non hai avuto il donatore che volevi, ma come puoi dire che la condizione è peggiore? Come fai a sapere che un donatore è meglio di un altro?»

 

«Non esistono sistemi legali per risolvere quello che appare evidentemente ingiusto. Il problema è la scarsa regolamentazione. Ci si può rivalere sul contratto se affermi di non aver ricevuto lo sperma che volevi, ma può essere difficile provarlo».

 

La signora Suter afferma che alcuni osservatori industriali ritengono un ramo della Food and Drug Administration (FDA) dovrebbe occuparsi dell’industria della fertilità, comprese le banche del seme.

 

«Stanno facendo quello che dovrebbero? Forniscono il prodotto promesso? – chiede la Suter – anno a che fare con esseri umani. Possono comprare e vendere, ma è molto più di un’automobile e ha un impatto enorme».

 

In effetti, la FDA regolamenta i tessuti riproduttivi (come sperma e ovuli), ma la sua autorità è limitata a prevenire la diffusione di malattie trasmissibili, come l’AIDS o l’epatite. Non si occupa del processo di selezione del donatore, assicura solamente la requisiti minimi per l’idoneità relativi allo stato di salute o all’età, conferma Stephanie Caccomo, portavoce dell’agenzia.

La ASRM è un’organizzazione professionale che ha il compito di suggerire linee guida per le banche del seme, per i medici e per le cliniche, non ha il potere di legiferare.

 

Tuttavia e alcuni cambiamenti a livello legale sono vicini, accelerati da un caso particolarmente spinoso.

Negli anni Settanta e Ottanta, un ginecologo di Indianapolis utilizzò il proprio seme, anziché quello del marito o del donatore anonimo, per ingravidare almeno 46 donne.

 

Negli anni Settanta e Ottanta, un ginecologo di Indianapolis utilizzò il proprio seme, anziché quello del marito o del donatore anonimo, per ingravidare almeno 46 donne.

 

Il Dr. Donald Cline si proclamò colpevole per due reati di intralcio alla giustizia e ammise di aver mentito agli investigatori statali sull’uso del proprio sperma per inseminare le pazienti. Restituì la licenza medica e fu condannato a un anno con sospensione della pena.

 

Il Pubblico Ministero affermò di non poter chiedere di più a causa del vuoto legislativo inerente a tale condotta.

 

Sessanta persone ora credono che il medico sia il loro padre biologico, secondo il test del DNA. Matt White, 36 anni di Indianapolis scoprì il legame con il Dr. Cline dopo aver letto un articolo sul caso.

 

Capì immediatamente che la sua clinica era quella scelta dalla madre per procreare.

 

«Non posso credere che qualcuno, tanto meno un rinomato professionista dalla personalità brillante, abbia violato ripetutamente la più intima esperienza della vita di una donna, avere un bambino». E invece.

 

White e altri fratellastri scoperti di recente si sono battuti per veder riconosciuta la «frode sulla fertilità”»come reato in Indiana. La proposta è diventata legge appena il mese scorso dopo la firma del governatore.

 

La legge copre casi di truffa su procedure mediche, farmaci o materiale riproduttivo umano, come sperma, ovuli ed embrioni. La pena prevede da sei mesi a due anni e mezzo di reclusione e un’ammenda fino a 10.000 dollari. Con questa legge, l’Indiana diventa uno dei primi stati a regolamentare il concepimento con un donatore esterno. Nel 2016 la California approvò una legge a parziale tutela delle famiglie che hanno avuto figli tramite la procreazione assistita.

 

A Singapore il tribunale ha descritto un nuovo tipo di danno, la perdita dell’«affinità genetica»

Ma il Dr. Fox, professore di legge, ritiene che la norma debba andare oltre. Ha proposto il nuovo concetto di «procreazione confusa». I tribunali dovrebbero riconoscere il danno quando la scelta riproduttive è confusa o compromessa a causa della negligenza o degli atti illeciti di terzi. Una proposta che rappresenta gli albori della legge sul «danno da provetta»

 

La Corte Suprema di Singapore nel 2017 ascoltò un caso in cui un campione di sperma venne accidentalmente scambiato dalla clinica, portando alla nascita di un figlio di razza mista. La Corte ha descritto un nuovo tipo di danno, la perdita dell’«affinità genetica», e ha sancito un risarcimento per la coppia pari al 30% del denaro necessario per crescere il figlio, circa 233.000 dollari.

La provetta dimostra una volta di più il suo ruolo: quello di bomba umana, capace di portare nella società un nuovo tipo di caos, il caos genetico

 

Del caso, e dell’abisso bioetico che si spalanca davanti ad una legge per cui i figli devono assomigliare ai genitori, aveva trattato Renovatio 21 qualche mese fa.

 

Nel frattempo, la provetta dimostra una volta di più il suo ruolo: quello di bomba umana, capace di portare nella società un nuovo tipo di caos, il caos genetico.

 

 

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Crioconservazione

Scambismo embrionale, diritto e apocalisse

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È già capitato, e capiterà ancora. Nella pizzeria il locale è affollato, il personale è stanco, e a te portano la bismark con l’uovo, ma alla tua dama ne servono una con il wurstel.

 

«Non è sua quella al wurstel?» domanda disorientata la cameriera con le occhiaie. Sopraggiunge una collega più sveglia, sfogliano insieme il blocchetto delle comande, e viene fuori che la signora del tavolo due, cioè la tua dama, aveva ordinato una casta ortolana, mentre quella con il wurstel era della cliente del tavolo uno.

 

Un pateracchio del genere, uno scambio tavolouno/tavolodue è avvenuto il 23 luglio al Centro di Procreazione medicalmente assistita dell’Ospedale San Raffaele di Milano. L’embrione di una coppia (mica pizza e fichi, è il caso di dirlo) è stato confuso con quello di un’altra coppia, ed è stato deposto nel grembo della mamma sbagliata. Sono chiaramente rimasti tutti costernati, dalle cameriere pardòn, dalle biologhe, ai clienti.

 

Che cosa si fa, in questi casi? Da profani un po’ tonti, che i figli li concepiscono fatti alla grezza, intravvediamo una difficoltà dietro l’altra.

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Il materiale biologico (così chiamano il bambino in potenza) a rigore è di un’altra coppia, che ne sarebbe proprietaria. Insomma, alla fine è roba loro.

 

D’altro canto, dal diritto romano in poi si tramanda l’istituto giuridico dell’accessio, per il quale il proprietario di un bene principale acquista la proprietà dei beni accessori che vi si incorporano. Per esempio, chi ha un terreno si prende anche il carrubo che è stato piantato da altri. La forza attrattiva (vis attractiva) della signora B andrebbe così a guadagnarle l’embrione della signora A. Perciò la signora B, volendo, può proseguire la gravidanza e dare alla luce il bambino senza il benestare della signora A e del di lei compare di seminagione.

 

Però dobbiamo ammettere che un bambino non è un carrubo. Una volta nato, questo poveraccio di chi sarebbe figlio? Della gestante/proprietaria per accessione o dei genitori «naturali» chiamiamoli così, a sprezzo del ridicolo? Un bel caso di baby sharing?

 

E se dopo aver deciso di andare avanti la signora B, puta caso, avesse deciso di abortire? I casi sono tanti: il compagno mi ha lasciato per una bonazza fertile; santo cielo, mi è morto il cane; ma guarda, in fondo non me lo sento mio; non voglio che nasca un figlio in questo mondo cattivo. Insomma basta volerlo. Parrebbe carino che la gestante in procinto di non più gestare almeno avvisasse gli altri due che non se ne fa niente.

 

In Italia almeno un caso del genere è già stato portato in Tribunale, e il giudice, visto che la legge non prevede nulla, ha dato fava bianca alla gestante. Ma altrove, per esempio in California, hanno prevalso i genitori biologici.

 

Sono nodi e incertezze che i medici del San Raffaele, che in teoria sarebbe cattolico, hanno sciolto con l’unico rimedio che la nostra epoca sa concepire con scioltezza e facilità: la morte. 

 

La procedura è semplice semplice: si chiede alla neomamma fallata il consenso a «una aspirazione endometriale per ridurre, per quanto ragionevolmente possibile, il rischio di prosecuzione del processo di impianto». Capite: il rischio. In parole povere, si va di vacuum, si succhia via il malcapitato e lo si getta nel secchio.

 

In questo bel confronto, dove tutti sono ovviamente dispiaciuti, grondano dispiacere, sono sconvolti dal dispiacere, non risulta sia previsto che qualcuno si metta nei panni del sullodato «materiale biologico». È una constatazione trita e ritrita, che però non manca di essere vera e di riproporsi.

 

Lo aspiriamo, non lo aspiriamo? Il medico fa la domandina con la faccia di circostanza e dietro la schiena giocherella nervosamente con il tubo dell’aspiratore. La coppia di turno, in deliquio come nelle pellicole del cinema muto, si interroga in preda all’angoscia. Si sfogliano i petali della fatale margherita, ma l’epilogo è già scritto.

 

Il nostro, finalmente annidato al calduccio, ascolta e pensa: maledetti vigliacchi, andate tutti a morire di mala morte. Un carico di orribili maledizioni si alza infatti dal coro di quelli che non riescono.

 

Dalla truppa da macello degli scartati, dalla carneficina dei gettati-via. Dalla turba dei bruciati, come ne sono bruciati un anno fa sempre nella stessa pizzeria, disfatti dal tilt della macchina di coltura. Dalla muta moltitudine dei congelati, che in Italia sono decine di migliaia Si tratta dei soprannumerari della fecondazione artificiale destinati a rimanere sotto ghiaccio. Uno su mille ce la fa, canta il bardo di Monghidoro: e gli altri, o nello sciacquone o a tremare di freddo.

 

Nei frigoriferi del nostro bel Paese vengono stivati gli inutili che nessuno reclama, finché non avvenga un blackout, o non accada che un distratto addetto alle pulizie si impigli nella spina con la scopa, o non succeda qualcos’altro. Già adesso fanno gola, e c’è da scommettere che in capo a qualche decina d’anni, quando nessuno potrà più reclamarli, verranno sgelati come merluzzi sul lavello per permettere legalmente quelle porcherie che i genetisti fanno di nascosto, o in India o in Cina.

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Oggi, con il caso del San Raffaele si parla come se fosse una cosa seria, dello scambio della comanda e della mancata introduzione del witness elettronico. Il problema è ben altro: è il carico di maledizioni che si sta accumulando sopra lo nostro Paese fradicio e tarlato. 

 

Ogni anno migliaia di italiani vanno alla Mecca del bambino. Ogni anno vengano eseguiti 1.200 prelievi di ovuli, per la produzione dei quali il ventre della donna, tra l’altro, viene preso farmacologicamente a calci. Ogni anno, dopo i paciughi di laboratorio, 1.500 embrioni partono all’avventura: qualcuno riesce, molti altri no. Ogni anno il 6% degli italiani viene al mondo in questo orrendo modo.

 

Lo scarto è enorme. Giorno dopo giorno, si accresce il numero dei morti e dei congelati. Tutti lo sanno, dalle coppie all’ultima delle OSS, anche se fingono di non vedere nulla.

 

Davvero si può credere che questa ecatombe rimanga priva di conseguenze? Che i gettati, i bruciati, i dimenticati, gli ibernati, gli smembrati passino così come se niente fosse? Che questa scia di violenza e sangue svanisca per incanto, come un sogno confuso e disturbante, al sorriso felice dei genitori e dei nonni?

 

Ridete, ridete, sembrano dire i non-nati. Dalle sacche dei rifiuti biologici, dagli scarichi, dai ronzanti congelatori, immersi nel buio chiediamo incessantemente conto dell’ingiustizia e del nostro dolore.

 

Non abbiamo occhi, né bocca, né mani, ma i nostri angeli, in compenso, vedono sempre la faccia del Padre celeste.

 

Già solo questo dovrebbe far tremare.

Massimo Zanetti

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Immagine screenshot da Twitter 

 

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IVF

Israeliano arrestato all’aeroporto di Cipro con embrioni congelati destinati al Messico

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Un uomo israeliano di 24 anni è stato arrestato il 19 maggio all’aeroporto internazionale di Ercan, a Cipro, territorio controllato dalla Turchia, mentre tentava di imbarcarsi su un volo per il Messico. Lo riporta la testata israeliana Ynet.   Il personale di sicurezza aeroportuale ha scoperto che trasportava quattro embrioni congelati e vitali, conservati in provette separate all’interno di un apposito contenitore criogenico etichettato «Life Pacel».   Secondo la testata israeliana, che ha diffuso la notizia, gli embrioni provenivano da una clinica di fecondazione in vitro (FIV) a Lefkoşa (Nicosia settentrionale). Al momento del tentativo di trasporto, non era stata ottenuta alcuna autorizzazione ufficiale dal Ministero della Salute locale per la loro rimozione dal territorio.

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La polizia ha inoltre fatto irruzione nella clinica di fecondazione in vitro e ha arrestato il direttore della clinica e un medico, entrambi cittadini turco-ciprioti. Tutti e tre i sospettati sono stati portati davanti a un tribunale, che ha prorogato la loro detenzione per consentire ulteriori indagini, tra cui la visione dei filmati delle telecamere di sicurezza e la raccolta delle testimonianze.   Secondo quanto riferito, la clinica aveva presentato una richiesta di trasferimento poco prima dell’incidente, e l’approvazione era stata concessa il giorno dell’arresto. Tuttavia, le autorità sostengono che il trasporto sia stato tentato prematuramente, violando le normative sul trasporto di tessuti e cellule umane.   Secondo la Society for the Protection of Unborn Children (SPUC), il caso riporta il settore della fertilità di Cipro del Nord sotto i riflettori internazionali. La principale organizzazione pro-vita della Gran Bretagna ha riferito che questo territorio «è diventato una meta internazionale di primaria importanza per le procedure di fecondazione in vitro grazie al suo quadro normativo relativamente permissivo, che attrae coppie straniere in cerca di trattamenti e pratiche riproduttive fortemente limitate o vietate altrove in Europa».   «La combinazione di una supervisione inadeguata, pressioni commerciali e un’elevata domanda internazionale rischia di creare un contesto in cui gli embrioni umani e il materiale riproduttivo vengano sempre più trattati come merci», ha osservato la SPUC in una dichiarazione del 21 maggio. Hanno poi sottolineato come l’ultimo scandalo sia giunto subito dopo un’inchiesta della BBC di fine marzo che aveva messo in luce seri dubbi in merito agli standard e alla regolamentazione delle cliniche di fecondazione in vitro del territorio.   Il rapporto descriveva dettagliatamente le accuse mosse da diverse famiglie britanniche, secondo le quali le cliniche avrebbero utilizzato donatori di sperma o ovuli non idonei nelle loro procedure. I test del DNA avrebbero indicato che alcuni dei bambini nati da queste nascite non erano nemmeno biologicamente imparentati con i donatori scelti dai genitori.   In seguito a queste rivelazioni, le autorità di Cipro del Nord avrebbero avviato una propria indagine per accertare se le cliniche per la fertilità abbiano violato le normative locali. Hanno dichiarato che le ispezioni di routine delle cliniche di fecondazione in vitro proseguono regolarmente, mentre l’indagine separata sul tentato trasferimento di embrioni rimane in corso.

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Non si tratta dei primi casi di arresti negli aeroporti di cittadini israeliani che trasportano materiale biologico. In particolare, alcuni cittadini dello Stato ebraico, sono stati accusati di traffico di organi.   Nel giugno 2013, all’aeroporto di Fiumicino (Roma) fu arrestato Gedalya Tauber, ex ufficiale israeliano 77enne, latitante dal 2010 e condannato all’ergastolo in Brasile per traffico internazionale di organi umani.   Nel 2018, sempre a Cipro fu arrestato Moshe Harel, accusato di essere a capo di una rete internazionale di traffico di reni (donatori da Est Europa, Turchia, ex URSS operati in Kosovo).   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso ottobre era stato arrestato in Russia israelo-ucraino presunto capo di una rete di traffico di organi.   Esistono altri casi documentati di israeliani coinvolti in reti di traffico di organi (soprattutto reni) tra gli anni 2000 e 2010, spesso con collegamenti in Turchia, Kosovo, Azerbaigian.   Come riportato da Renovatio 21, storie sul traffico di organi sono già partite alla Striscia di Gaza subito dopo l’inizio della strage.

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Immagine di ZEISS Microscopy via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic; immagine modificata.
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IVF

Trump propone un nuovo beneficio sanitario per la FIVET e critica la sentenza che definisce gli embrioni come bambini

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L’amministrazione Trump ha annunciato una nuova proposta per introdurre opzioni di assicurazione integrativa dedicate alle procedure di fertilità, inclusa la fecondazione in vitro (FIV) con distruzione dell’embrione. Lo riporta LifeSite.

 

La proposta di regolamento, annunciata ufficialmente dal Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti (DOL), «istituirebbe una nuova categoria di benefici limitati esentati» (esenzione dalle normative previste dall’Obamacare e da altre leggi federali in materia di salute) per «ampliare la possibilità per i datori di lavoro di offrire ai propri dipendenti benefici significativi in materia di fertilità».

 

Con un tetto massimo complessivo di 120.000 dollari, «la quasi totalità dei benefici deve essere destinata alla diagnosi, alla mitigazione o al trattamento dell’infertilità o di condizioni correlate alla salute riproduttiva».

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«È una cosa importantissima», ha detto lunedì il presidente Donald Trump alla Casa Bianca. «Non sono stati trattati adeguatamente. La senatrice repubblicana Katie Britt (dell’Alabama) lo sa meglio di chiunque altro, e mi ha chiamato dicendomi, devo ammetterlo, che la prima volta che ho sentito parlare davvero della fertilità è stato grazie a Katie. Mi ha detto: “Signore, dobbiamo fare qualcosa”, e io imparo in fretta. Così ho imparato tutto quello che c’era da imparare, e in tre o quattro minuti sono diventato il padre della fertilità. È vero. No, mi è sembrato semplicemente molto logico.»

 

«Lo ha spiegato bene, e spero che tu racconti questa storia», ha proseguito Trump. «Cos’è successo che ti ha portato ad essere praticamente attaccato con una sentenza negativa da parte di un tribunale? Hanno emesso una sentenza molto negativa, come ricorderai, in Alabama», riferendosi alla sentenza della Corte Suprema dell’Alabama del 2024 che ha stabilito che gli embrioni congelati potevano essere considerati bambini in una causa per morte ingiusta, sentenza che ha portato la questione alla ribalta nazionale.

 

La fecondazione in vitro (FIV) comporta la creazione consapevole di un gran numero di embrioni umani «in eccesso», destinati a essere uccisi, e vite umane trattate come merci da barattare. Si stima che negli Stati Uniti oltre un milione di embrioni vengano congelati e conservati dopo la FIV e che ben il 93% di tutti gli embrioni creati tramite FIV venga infine distrutto. Un servizio del 2019 della NBC News sul medico specializzato in FIV Craig Sweet, in Florida, ha ammesso che la sua clinica ha scartato o abbandonato circa un terzo degli embrioni conservati a freddo.

 

Tuttavia, nel 2024, dopo la sentenza della Corte Suprema dell’Alabama, i confini politici della questione si sono sfumati. La maggior parte dei repubblicani a livello nazionale si è affrettata a dichiarare il proprio sostegno alla fecondazione in vitro (con solo poche eccezioni). A guidare la carica è stato Trump, che si è presentato come un «leader in materia di fecondazione» e ha persino promesso di istituire un nuovo diritto federale alla fecondazione in vitro, sia tramite sussidi diretti che tramite obbligo assicurativo,

 

Il presidente aveva tuttavia suggerito anche di sostenere le esenzioni per motivi religiosi alla FIVET. In uno strano discorso il suo segretario alla Salute Robert F. Kennedy jr. aveva detto che per questo Trump sarebbe andato in paradiso.

 

La Casa Bianca alla fine ha fatto marcia indietro sulla copertura assicurativa obbligatoria per la provetta, ma ha affermato di voler comunque trovare un modo per mantenere la promessa elettorale di Trump. Lo scorso ottobre, Trump ha annunciato di aver raggiunto un accordo per ridurre i costi della fecondazione in vitro e aumentarne l’«accesso» (tra le altre misure volte a ridurre i prezzi dei farmaci per la fertilità) creando una nuova opzione di benefit che copre specificamente la fecondazione in vitro e altri trattamenti per la fertilità, che i datori di lavoro possono offrire ai propri dipendenti.

 

Mentre il dibattito sulla limitazione di tali pratiche continua a infuriare, alcuni gruppi sostengono la necessità di mitigare il danno già arrecato promuovendo le cosiddette «adozioni a fiocco di neve», ovvero l’adozione di embrioni «in eccesso» già concepiti, a rischio di rimanere congelati a tempo indeterminato o di essere infine distrutti.

 

Altri, invece, sostengono che tali adozioni rappresentino una forma di maternità surrogata moralmente inammissibile secondo la dottrina cattolica.

 

In una lettera del 29 aprile, la Conferenza Episcopale Cattolica degli Stati Uniti (USCCB) ha sostenuto che «il dolore per il crescente numero di famiglie che soffrono di infertilità» non dovrebbe portare a sostenere la fecondazione in vitro, bensì «la medicina riproduttiva riparativa, che afferma la vita ma è spesso trascurata».

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«La medicina riproduttiva ricostruttiva prevede studi diagnostici più approfonditi e completi, e un monitoraggio del ciclo più dettagliato rispetto a un normale iter diagnostico, al fine di indirizzare trattamenti chirurgici, ormonali e/o persino di stile di vita che spesso si rivelano realmente efficaci per la guarigione delle pazienti», hanno spiegato i vescovi statunitensi. «Queste pratiche, e ulteriori ricerche volte a rafforzarle, meritano sostegno e sensibilizzazione. Le pazienti e le coppie che desiderano avere figli non meritano di meno. La fecondazione in vitro, al contrario, soprattutto come praticata negli Stati Uniti, rappresenta un settore relativamente non regolamentato che genera centinaia di migliaia o addirittura milioni di bambini non ancora nati, destinati a rimanere congelati per sempre, a essere sfruttati nel tentativo di impiantarli in una madre, oppure a essere scartati e uccisi (spesso in modo selettivo ed eugenetico).»

 

Come riportato da Renovatio 21, l’industria statunitense dell’IVF sta vivendo una battuta d’arresto significativa dovuta ad una sentenza della Corte Suprema dell’Alabama, che ha dichiarato che gli embrioni prodotti sono bambini, cioè persone. Tutto ciò avviene nel contesto del ribaltamento da parte della Corte Suprema USA, nel 2022, della sentenza che rendeva l’aborto come un «diritto federale» Roe v. Wade.

 

Il tema dell’abominio genocida della IVF non era praticato dai pro-life americani (e quindi figurarsi da quelli italiani, che vi importunano con le loro manifestazioni cretine e le loro richieste da danari), tuttavia tutto è cambiato con la sentenza della Corte Suprema dell’Alabama di inizio anno che stabiliva che gli embrioni crioconservati sono esseri umani.

 

Secondo calcoli, piano di provetta gratuita di Trump porterà alla distruzione di milioni di embrioni. Più, ritiene Renovatio 21, quantità di chimere, ossia esseri umani formati dalla fusione in utero di due embrioni, quindi dotati di due DNA, fenomeno raro in natura ma di aumentata frequenza a causa dei plurimi impianti di embrioni tipici della fecondazione in vitro.

 

Riguardo ai numeri degli embrioni IVF in Italia – dove vi è stato un amento del 30% in 10 anni – secondo l’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici (AIGOC), nel solo 2018 la fecondazione in provetta ha ucciso 171.730 embrioni italiani nel corso di un solo anno. Vale a dire, più bambini morti che con l’aborto di Stato della 194/78.

 

Immaginiamo, nel 2024, quanto questa cifra sia aumentata. E quindi, di quanti embrioni scartati ed eliminati eugeneticamente, di quanti esseri terminati, stiamo parlando? Di un milione? Due? Tre milioni?

 

Vi è poi il tema della crioconservazione degli embrioni – una dimensione biologicamente, legalmente e teologicamente ancora non definita dove si possono trovare gli esseri umani prodotti in laboratorio.

 

In Italia secondo una stima dell’Istituto superiore di Sanità, nel 2020 gli embrioni abbandonati sotto azoto liquido erano 37.500 distribuiti in 320 centri.

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Secondo uno studio condotto da un gruppo italiano e presentato al 40° congresso della Società Europea di Medicina della Riproduzione ed Embriologia (ESHRE) ad Amsterdam, dal 2010 al 2020, in Italia – Paese in cristi denatalista – la percentuale di bambini in provetta è aumentata dal 32% al 42%, con un incremento di circa il 30%. Tra le donne sotto i 38 anni, queste cifre raggiungono addirittura il 70-80%.

 

Renovatio 21 non può non aggiungere, come sempre, la questione delle chimere umane, in aumento logico con l’espandersi della pratica della provetta.

 

In biologia, una chimera è un organismo o una creatura che presenta due o più popolazioni di cellule geneticamente diverse, ciascuna originata da zigoti differenti. Queste popolazioni cellulari geneticamente distinte di fatto coesistono all’interno dell’organismo

 

Le chimere umane, ovvero individui derivati dalla combinazione di due embrioni, costituiscono una realtà riconosciuta da un numero significativo di anni, benché questa realtà sia spesso ignorata nonostante il notevole incremento dei casi, come riportato da alcuni professionisti medici.

 

Le persone chimeriche, le quali presentano due diversi set di DNA in quanto risultato della fusione di due esseri distinti, effettivamente mostrano disfunzioni che emergono col tempo: il «fratello» che è stato assorbito continua a crescere all’interno del corpo del gemello ospite più sviluppato. È possibile che tessuti come capelli, muscoli e persino occhi si trovino all’interno del corpo di un individuo chimera.

 

In altre situazioni, l’embrione assorbito si sviluppa in modo «coordinato» con l’altro gemello, diventando un organo specifico all’interno del corpo dell’embrione dominante.

 

Il chimerismo ha già giocato brutti scherzi in giro per il mondo. Sono stati riportati casi in cui individui hanno avuto figli, ma non hanno trasmesso il loro proprio DNA ai loro discendenti, poiché gli organi genitali, sia maschili che femminili, erano in realtà derivati dai gemelli assorbiti durante la fase embrionale. Di conseguenza, la loro prole è geneticamente figlia dei fratelli che non hanno mai conosciuto e dei quali non erano nemmeno a conoscenza, ma che esistono nella realtà della genetica: è da capogiro, a pensarci, ma è così.

 

In America, dove i test genetici sono arrivati al consumatore, saltano fuori casi sempre più allucinanti. I servizi sociali tolgono i bambini ad una donna, che viene arrestata dalla polizia dopo un test del DNA: i figli non sono suoi, li ha rapiti – invece li ha partoriti lei, solo che i suoi organi riproduttivi erano in realtà della sorella che condivideva con lei il grembo materno, e che si è fusa con la donna, che quindi, da figlia unica, ha una sorella, ma non la ha mai vista, perché è dentro di lei, ma al contempo è la vera madre dei suoi figli (sì, gira la testa). Prima di risolvere legalmente questo problema, la signora ne ha passate di ogni tipo.

 

Stesso caso per un uomo che si è sentito dire di non essere il padre dei suoi figli, in quanto il vero padre, dissero i medici, era secondo i risultati del DNA un parente stretto, un fratello (vicenda di corna abbastanza classica). E invece, l’uomo era figlio unico – suo fratellino si era sistemato, molto prima di nascere, come organo genitale del fratellone, e ha continuato così, generando così dei figli con la cognata.

 

L’aberrazione biologica qui fa il paio con quella sociale, perché le ramificazioni di distruzione della società, della famiglia, del concetto stesso di identità individuale sono abissali.

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Ora, non può non esserci un aumento dei casi di chimere umane visto l’incremento degli impianti multipli previsti nei procedimenti di riproduzione assistita. Nella PMA, i medici inseriscono nella donna più embrioni con la speranza che almeno uno di essi si sviluppi con successo. Questa pratica può portare non solo a parti gemellari e plurigemellari (che sono, come visibile, tipici della riproduzione artificiale), ma anche, in alcuni casi non sempre riconosciuti, a fenomeni di chimerismo umano.

 

Non ci è chiaro se vi siano studi specifici sull’aumento delle chimere in Italia. Abbiamo sentito in questi anni, tuttavia, racconti aneddotici di operatori sanitari, che ci dicono che negli ospedali continuano a capire casi del genere.

 

È evidente che il sonno della legge naturale genera mostri.

 

Sarebbe ora di svegliarsi: lo diciamo soprattutto ai pro-life italiani, che dormono beati (e ben pasciuti, tra aiutini e donazioni) sui cuscini narcotizzanti offerti dalla chiesa neocattolica, che ha dato segni evidenti di voler «sdoganare» il bambino sintetico.

 

Di fatto, il ruolo dei pro-vita italiani sembra proprio quello di offrire il cuscino anche a voi, e farvi dormire su questa strage apocalittica. Con quel cuscino vogliono soffocare la Verità e la Vita.

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Immagine di ZEISS Microscopy via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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