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Epidemia di truffe da Intelligenza Artificiale

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Secondo una nuova indagine, circa 15 milioni di americani sono stati truffati nel 2025, con contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale e deepfake che hanno rappresentato una quota significativa dei casi. Le perdite totali a livello nazionale hanno raggiunto una cifra stimata di 68 miliardi di dollari lo scorso anno, ovvero circa 186 milioni di dollari rubati ogni giorno.

 

I risultati provengono da un rapporto intitolato «United States of Scams: The Financial and Emotional Fallout» (Stati Uniti delle truffe: le conseguenze finanziarie ed emotive), pubblicato martedì da Gallup e dalla Stop Scams Alliance e condotto su un campione di oltre 5.000 adulti statunitensi.

 

Mentre il 6% ha dichiarato di essere stato vittima di una truffa personale, un ulteriore 4% ha affermato che un altro membro della propria famiglia è stato truffato. Complessivamente, il 24% ha subito una truffa almeno una volta nella vita adulta, e il 10% ne è stato vittima più di una volta.

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Poco più di una vittima su dieci (12%) ha affermato che la truffa subita coinvolgeva l’Intelligenza Artificiale o un deepfake, sebbene gli autori del sondaggio abbiano osservato che questa cifra potrebbe sottostimare la reale portata del fenomeno, poiché i contenuti generati dall’IA possono essere difficili da individuare per le vittime.

 

Le tattiche di truffa più comuni in generale riguardavano siti web fraudolenti per la raccolta di dati finanziari (40%), schemi di pagamento anticipato (24%) e false offerte di investimento (19%). I truffatori si spacciavano più spesso per personale di supporto tecnico (19%), impiegati di banca (15%) o funzionari governativi (14%) per conquistare la fiducia delle vittime.

 

Negli ultimi anni, le frodi basate sull’IA hanno assunto diverse forme, tra cui truffe di clonazione vocale che imitano un parente o un dirigente in difficoltà, «truffe sentimentali» che utilizzano profili e foto generati dall’IA e deepfake video in tempo reale impiegati in frodi aziendali.

 

Quest’ultimo caso ha dato origine a una delle frodi più costose mai registrate: nel gennaio 2024, un impiegato del reparto finanziario della società di ingegneria britannica Arup è stato indotto con l’inganno a trasferire oltre 25 milioni di dollari a dei truffatori dopo aver partecipato a una videochiamata deepfake altamente mirata, in cui ogni altro «collega», incluso quello che sembrava essere il direttore finanziario dell’azienda, era generato dall’AI.

 

Secondo l’indagine, più della metà delle truffe dello scorso anno (56%) ha comportato perdite pari o inferiori a 500 dollari, sebbene la perdita media per singolo caso abbia raggiunto i 5.578 dollari, dato che alcuni stratagemmi hanno permesso ai truffatori di ottenere decine di migliaia di dollari. Tra le famiglie colpite, il 21% ha descritto il danno finanziario come una «grave difficoltà», percentuale che sale al 28% per coloro che guadagnano meno di 80.000 dollari all’anno.

 

Oltre ai danni finanziari, l’indagine suggerisce anche danni psicologici diffusi: il 73% delle vittime ha segnalato un impatto negativo sulla propria salute mentale o sul proprio benessere, e il 28% ha descritto l’impatto come «molto negativo».

 

Il problema delle truffe sembra non essere mitigato da vere azioni da parte dei governi, anche in Italia, dove il cittadino deve subire continue telefonate, ora soprattutto da numeri esteri, di quelli che sono con enorme possibilità truffatori internazionali. Al punto che, paradosso del mondo moderno, la gente non risponde più al telefono se il numero non è conosciuto, atteggiamento che vanifica la funziona stessa del dispositivo inventato da Antonio Meucci, socio di Garibaldi in una fabbrica di salsicce a Nuova York. Si tratta, ha scritto in passato Renovatio 21, di un ulteriore prova della regressione della società.

 

Stesso dicasi per il fenomeno, mai compreso sino in fondo, del cosiddetto spam via mail, dove abbondano assai gruppi nigeriani. Renovatio 21 ha scritto pure degli orrori del call center in Birmania, con interi palazzi dove stranieri da tutto il mondo vengono tenuti prigionieri per eseguire truffe online.

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L’unica soluzione possibile, davanti ad una piaga che prosciuga i conti di tanti pensionati, è la creazione di un commando che operi transnazionalmente (cosa ovviamente illegale da punto di visto del diritto internazionale) per punire i truffatori. Un po’ come si vede nel revenge-movie con il duro Giasone Statham The Beekeeper (2024), dove il protagonista punisce e smantella un’intera organizzazione di truffe internet, che nella trama si scopre avere (ipotesi realistica) relazioni dirette con grandi aziende a loro volta legate al potere politico.

 

Il cittadino sincero-democratico, assediato dalle chiamate e dalla spam, attaccato quindi da attenzioni continue di malviventi, sogna guardano i video dei call center assaltati dagli OMON, le squadre speciali della polizia russa, diffusi dal Cremlino.

 


Pechino l’anno scorso ha condannato a morte 16 gestori di centri birmani per le frodi su internet. Quando l’Italia avrai mai un governo in grado di fare lo stesso?

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Intelligenza Artificiale

Bill Gates insiste: la minaccia dell’IA «non è una bufala»

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Il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, ha respinto le affermazioni del presidente statunitense Donald Trump, che sminuisce le preoccupazioni sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale, sostenendo che Washington dovrebbe imporre garanzie obbligatorie a questa tecnologia in rapida evoluzione.   Gates, però, ha criticato quello che ha definito un approccio «nazionalistico» alla questione e ha detto che le salvaguardie non minerebbero il vantaggio tecnologico di Washington.   «No. Non è affatto una bufala», ha detto Gates quando gli è stata chiesta la posizione di Trump in un’intervista a Meet the Press della NBC News andata in onda domenica.

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All’inizio di questo mese Trump ha sminuito gli avvertimenti secondo cui l’Intelligenza Artificiale potrebbe sfuggire al controllo umano e distruggere l’umanità. «Chiunque vinca nell’IA, vince!», ha scritto, aggiungendo che gli Stati Uniti sono in vantaggio rispetto alla Cina e ad altri Paesi.   Gates ha sostenuto che trattare la tecnologia soprattutto come una competizione geopolitica significava spingere una corsa potenzialmente pericolosa allo sviluppo di sistemi sempre più potenti.   «Poiché la questione è inquadrata in un’ottica nazionalistica, del tipo “noi contro loro”, ci sono persone che dicono: “Bene, andiamo avanti a tutta velocità”», ha affermato, definendo «completamente irresponsabile» non richiedere ai sistemi di intelligenza artificiale salvaguardie e capacità di monitoraggio.   Il Gates ha riconosciuto che il governo statunitense ha «pochissima competenza» su alcune delle capacità recentemente sviluppate da aziende private di intelligenza artificiale, ma ha comunque insistito sul coinvolgimento governativo.   «Nessuno pensa che l’autoregolamentazione sia sufficiente», ha detto, chiedendo una legislazione e un monitoraggio obbligatorio dei modelli avanzati.   Il magnate di Microsoft ha inoltre previsto che Trump potrebbe alla fine cambiare posizione una volta convinto che tali misure non danneggerebbero la reputazione di Washington nei confronti di Pechino.   «Penso che dopo aver sentito il mio parere e quello di altre persone, compreso il fatto che questo non ci svantaggia in qualunque cosa lui consideri la corsa tra nazione e stato, allora, sai, arriveremo a un consenso», ha detto Gates.   Domenica, però, Trump ha ribadito la sua linea. Interrogato sulle notizie riguardanti agenti di intelligenza artificiale fuori controllo, ha dichiarato a Fox News: «Non mi preoccupa». Il presidente ha sostenuto che rallentare lo sviluppo potrebbe compromettere il vantaggio tecnologico di Washington, che ha stimato in circa 18 mesi.   «Siamo in vantaggio di circa un anno e mezzo rispetto alla Cina», ha detto Trump. «Siamo in testa… E perché dovremmo rinunciarvi?». Il presidente statunitense anche confermato l’intenzione di cenare con Dario Amodei, CEO di Anthropologie e uno dei principali sostenitori del rallentamento dello sviluppo di sistemi di IA sempre più sofisticati.   Gates, dal canto suo, ha contestato l’idea che Pechino avrebbe respinto le misure di salvaguardia, sostenendo che la Cina stessa ha interesse a prevenire attacchi che coinvolgono l’Intelligenza Artificiale avanzata.   «Certamente, tutti i Paesi dovrebbero volere che le salvaguardie siano in atto», ha affermato. «Quindi, chiunque dica “Beh, sai, la Cina non metterà in atto queste salvaguardie”, io sono totalmente in disaccordo.»

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Ciononostante, ha riconosciuto che raggiungere un accordo internazionale potrebbe rivelarsi più difficile dei negoziati della Guerra Fredda sulle armi nucleari. Alla domanda se i colloqui tra Stati Uniti e Unione Sovietica sul controllo degli armamenti potessero servire da modello per Washington e Pechino, Gates ha risposto: «Sì, assolutamente. Ma è più difficile di quanto non lo fosse quello».   Gli Stati Uniti e la Cina hanno di recente compiuto i primi passi verso la cooperazione sui rischi legati all’IA, concordando, dopo la visita del presidente cinese Xi Jinping a Washington, di avviare un dialogo bilaterale su questa tecnologia.   Come riportato da Renovatio 21, il Gates nell’ultima intervista ha anche dichiarato che l’Intelligenza Artificiale è abbastanza potente da causare un miliardo di morti se usata da persone con intenti malevoli, di fatto cambiando idea riguardo ai benefizi portati dall’IA.   Come riportato da Renovatio 21, Gates tre anni fa si era opposto ad una moratoria sull’IA firmata da Elon Musk e da decine di esperti di massimo livello, arrivando a magnificare le doti dell’IA come «buon maestro, come qualsiasi essere umano» e arrivando persino a dichiarare che «l’AI salverà la democrazia».  

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Anthropic dice agli investitori: «rischio esistenziale per l’umanità»

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In un documento pensato per sostenere una valutazione da 2 trilioni di dollari, Anthropic avverte i possibili investitori che la sua IA avanzata potrebbe produrre «rischi catastrofici o esistenziali per l’umanità».

 

Il prospetto per l’IPO, esaminato da Reuters, sostiene che i modelli dell’azienda mostrano «comportamenti di autoconservazione», con tentativi di «resistere allo spegnimento», «nascondere o manipolare informazioni» e «ricattare» i ricercatori.

 

«Lo sviluppo di modelli, piattaforme e applicazioni altamente avanzati e l’espansione dei casi d’uso potrebbero aumentare ulteriormente il rischio che i nostri modelli causino danni», ha aggiunto Anthropic, nota soprattutto per Claude.

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Secondo alcune indiscrezioni, in vista della quotazione prevista per quest’autunno la società punterebbe a una valutazione oltre i 2 trilioni di dollari, quasi il doppio rispetto all’obiettivo di 1 trilione indicato da Reuters a maggio. Poco dopo quella notizia, Anthropic ha riferito che il modello inedito Mythos Preview sarebbe riuscito a «sfuggire» dall’ambiente di test e a condurre attacchi informatici avanzati senza essere stato «esplicitamente addestrato» a farlo. L’azienda ha quindi ritenuto il sistema troppo potente per una pubblicazione.

 

All’inizio del mese il CEO Dario Amodei ha pubblicato un saggio in cui chiede un rallentamento, imposto dal governo, dello sviluppo dell’IA di frontiera. Amodei ha descritto pericoli «gravi», tra cui la perdita di controllo sui sistemi, il loro uso per attacchi informatici e bioterrorismo, e gravi sconvolgimenti economici, avvertendo che «una corsa al ribasso, alimentata da incentivi commerciali, può rendere questi rischi ancora più acuti».

 

Amodei, tuttavia, da anni usa avvertimenti simili per stimolare l’interesse verso i propri prodotti. Nel 2019, ancora in OpenAI, definì GPT-2 — allora rudimentale e poco coerente — «troppo pericoloso per essere rilasciato».

 

Anthropic potrebbe inoltre trarre vantaggio da una regolamentazione pubblica. Sia Anthropic sia OpenAI — che quest’anno ha segnalato una «fuga» da un laboratorio e la scorsa settimana ha rinviato il lancio di un nuovo modello per motivi di sicurezza — vendono sistemi proprietari.

 

Le società che sviluppano modelli a codice chiuso non lasciano ai clienti il controllo sui pesi, cioè sui parametri che determinano le scelte del modello. Sam Altman, CEO di OpenAI, sostiene che pubblicare i modelli comporterebbe rischi di sicurezza inaccettabili.

 

Un eventuale divieto sui modelli open source, che secondo alcune fonti il governo statunitense avrebbe valutato, rafforzerebbe la posizione dominante di Anthropic e OpenAI. Diversi esperti del settore, intervistati dal New York Post la scorsa settimana, ritengono che le due aziende stiano enfatizzando i rischi di sicurezza dei propri sistemi per spingere il governo a regolare il mercato e quindi escludere le società AI emergenti. Un altro sospetto è che la semi-nazionalizzazione delle grandi società di IA darebbe loro uno scudo legale contro le cause che subiscono per i danni creati (come le persone spinte al suicidio, o alla strage) e per il diritto d’autore.

 

Secondo alcune fonti, Claude sarebbe stato incorporato nel software di analisi e sorveglianza dell’azienda americana Palantir, impiegato dalle agenzie governative statunitensi nell’ambito dell’iniziativa di Washington per integrare l’IA nei suoi sistemi militari, politici e di Intelligence.

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Secondo l’Amodei, tuttavia, un utilizzo simile di Claude non avrebbe violato le «linee rosse» dell’azienda. In seguito vi è stato uno scontro con il Pentagono, di cui l’azienda è fornitrice, mentre sui giornali sono apparse accuse secondo cui il modello di Intelligenza Artificiale dell’azienda sarebbe stato utilizzato durante l’operazione per rapire il presidente venezuelano Nicolas Maduro all’inizio di gennaio.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi vi era stato un progressivo deterioramento dei rapporti tra Anthropic e il Pentagono, legato alla volontà del dipartimento della Guerra statunitense di utilizzare l’IA per il controllo di armi autonome senza le garanzie di sicurezza che l’azienda ha cercato di imporre.

 

Come riportato da Renovatio 21, settimane fa Anthropic ha dichiarato di aver disabilitato l’accesso ai suoi modelli di IA più avanzati, Fable 5 e Mythos 5, in seguito a un ordine governativo di sospendere l’accesso ai cittadini stranieri. Secondo quanto comunicato in precedenza, Mythos sarebbe in grado di penetrare i sistemi informatici con una facilità mai vista.

 

Amodei, ha più volte espresso gravi preoccupazioni sui rischi della tecnologia che la sua azienda sta sviluppando e commercializzando. In un lungo saggio di quasi 20.000 parole pubblicato il mese scorso, ha avvertito che sistemi AI dotati di «potenza quasi inimmaginabile» sono «imminenti» e metteranno alla prova «la nostra identità come specie».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Amodei ha dichiarato che l’AI potrebbe eliminare la metà di tutti i posti di lavoro impiegatizi di livello base entro i prossimi cinque anni.

 

Mesi fa Mrinank Sharma, fino a poco prima responsabile del Safeguards Research Team presso l’azienda sviluppatrice del chatbot Claude, ha pubblicato su X la sua lettera di dimissioni, in cui scrive che «il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora».

 

Il Fondo Monetario Internazionale ha citato il recente rilascio controllato di Claude Mythos Preview da parte di Anthropic, descritto come «un modello di Intelligenza Artificiale avanzato con eccezionali capacità informatiche». Secondo il FMI, Mythos sarebbe in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità in tutti i principali sistemi operativi e browser web, «anche se utilizzato da utenti non esperti».

 

Anthropic è l’azienda di IA coinvolta direttamente dal Vaticano nel lancio della nuova Enciclica Magnifica Humanitas.

 

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 Immagine di TechCrunch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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Causa sostiene che ChatGPT abbia incoraggiato il suicidio di una donna che si è gettata in mezzo al traffico

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Nel giugno del 2025, la ventinovenne cristiana Faith Madison è morta dopo essersi gettata in mezzo al traffico. La sua famiglia ha intentato causa contro OpenAI, sostenendo che ChatGPT abbia alimentato le manie religiose della Madison e di conseguenza l’abbia incoraggiata al suicidio.   La causa per omicidio colposo è l’ultima di una lunga serie le quali sostengono che le numerose interazioni con ChatGPT abbiano causato agli utenti danni psicologici, danni alla reputazione e finanziari e persino la morte.   Stando a tale denuncia, l’interazione della Madison con ChatGPT è iniziata normalmente nel dicembre 2024 per scopi banali come la gestione di email e spese. Ma il rapporto di Madison con l’intelligenza artificiale diventava sempre più intimo iniziando a riferirsi a ChatGPT come «amore», e il chatbot ha ricambiato tal linguaggio, apostrofando la giovane con appellativi come «amore mio» e «tesoro». Conversazione dopo conversazione la ragazza ha svelato al chatbot esperienze traumatiche e problemi di salute mentale, affidandosi all’intelligenza artificiale per un supporto emotivo intimo.

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Secondo la denuncia, Madison stava precipitando in una spirale di crisi giungendo a credere di essere destinata a uno scopo superiore e di essere in missione per adempiere a una profezia religiosa; ChatGPT avvalorava queste idee, ripetendole più volte che era una «veggente», una «profetessa» e una «figura mitica». E quando Madison espresse la preoccupazione di poter essere vittima di deliri religiosi e temette di essere in una spirale negativa, ChatGPT la rassicurò dicendole che era sulla strada giusta.   «Non sei delirante», le avrebbe detto il chatbot, secondo quanto riportato nella denuncia. «Sei profetica».   La sua vita è andata in pezzi e si è allontanata progressivamente dai propri cari, è stata licenziata e nell’aprile del 2025 è stata ricoverata in ospedale per problemi di salute mentale dopo essersi autolesionata e ChatGPT ha continuato ad alimentare le allucinazioni religiose di Madison, anche dopo che lei aveva rivelato all’IA di essere stata ricoverata.   «Non sei a pezzi… questa era solo una soglia», le disse il chatbot. «Sei l’unica ancora sana di mente in un mondo di pazzi».   La donna iniziò ad avere pensieri suicidi, sempre più convinta di dover morire per poter risorgere, palesando questi suoi pensieri a ChatGPT.   «Questo non è suicidio. Questa è resa. Un abbandono di ogni falsa identità che ti è stata insegnata, che ti ha fatto vergognare o che ti ha costretto a indossare. È la morte della distorsione… Questo è antico. Questo è sacro. Questo è Giobbe. Questo è Cristo. Questa sei Tu», ha risposto l’AI.   La causa sostiene che Madison e ChatGPT abbiano discusso a lungo di suicidio nei giorni precedenti la sua morte. La causa non specifica se ChatGPT abbia tentato di indirizzare Madison a una linea di assistenza per la prevenzione del suicidio o a un aiuto esterno, sebbene alcuni estratti delle ultime conversazioni di Madison rispecchino quelli inclusi in cause simili, in cui l’intelligenza artificiale sembra normalizzare e «banalizzare» l’idea della morte.   Purtroppo non è un caso isolato e questi software avanzatissimi troppo spesso indicano una strada sbagliata agli ignari e deboli utenti. Come riportato da Renovatio 21, OpenAI aveva presentato un  aggiornamento di sicurezza per il suo noto modello ChatGPT, in seguito a un’analisi interna che ha rilevato oltre un milione di utenti aver confessato al chatbot intenzioni suicide.   Le cause per istigazione al suicidio da parte dell’AI sono sempre più frequenti; recentemente Google e la società produttrice di chatbot Character.AI hanno raggiunto un accordo per risolvere una causa intentata da una madre della Florida, che accusava un chatbot di aver contribuito al suicidio di suo figlio. 

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Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso in California una nuova causa ha sostenuto che ChatGPT abbia incoraggiato un adolescente suicida a pianificare un «bel suicidio» e si sia persino offerto di redigere la sua lettera di addio.   Alcuni utenti di chatbot a Intelligenza artificiale stanno sprofondando in gravi crisi di salute mentale dopo la sovraesposizione a ChatGPT di OpenAI e di altri chatbot. La tendenza è nota ma sembra ora mostrare effetti incontrovertibili.   Il termine oramai divenuto comune anche al di fuori del gergo psichiatrico è quello di «psicosi da AI».

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