Intelligenza Artificiale
Xi e Trump, possibile cooperazione sull’IA
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo omologo cinese, Xi Jinping, hanno parlato di cooperazione nel campo dell’Intelligenza Artificiale durante i colloqui a Washington, mettendo in evidenza il peso crescente di questa tecnologia a livello globale.
L’incontro è avvenuto mentre i due Paesi si contendono la leadership nell’IA e negoziano su chip avanzati e materiali critici, diventati nodi centrali della disputa commerciale dello scorso anno.
Accogliendo Xi alla Casa Bianca per una visita di Stato, Trump ha detto che i colloqui avrebbero riguardato la sicurezza, la tecnologia e la «superintelligenza», il suo nuovo termine per indicare l’AI.
«Le decisioni che prendiamo oggi in questi ambiti possono promuovere la pace e la prosperità per i decenni a venire», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti.
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«Sia la Cina che gli Stati Uniti sono nazioni leader nell’IA; abbiamo sia la capacità che la responsabilità di sviluppare e gestire l’IA per il bene comune e di garantire che lo sviluppo dell’IA sia sempre sotto il controllo umano e al servizio del benessere delle persone», ha detto il presidente cinese.
Pechino e Washington trarranno vantaggio dalla cooperazione e perderanno dallo scontro, ha aggiunto Xi, sottolineando che la competizione tra i due Paesi dovrebbe essere una «corsa» piuttosto che una lotta «in cui uno vince e uno perde».
All’inizio di questo mese Trump ha indicato la Cina come la principale rivale di Washington nella corsa all’Intelligenza Artificiale, dichiarando che «chi vince nell’IA, vince».
Come riportato da Renovatio 21, la settimana scorsa il Remnin Ribao, conosciuto in Italia come il Quotidiano del Popolo, emanazione giornalistica diretta dello Stato cinese, ha accusato la società di Intelligenza Artificiale Anthropic di adottare una «strategia da Guerra Fredda» per ostacolare lo sviluppo dei sistemi di IA del Paese.
Tre mesi fa Pechino aveva denunziato l’esistenza di un meccanismo segreto di condivisione dati nell’IA Claude di Anthropic.
La tecnologia è diventata sempre più una fonte di attrito tra le due potenze. L’anno scorso Washington ha limitato le esportazioni di chip avanzati verso la Cina, salvo poi consentirne la ripresa in cambio di una quota del 15% dei ricavi. Pechino, dal canto suo, ha imposto controlli sulle esportazioni di diverse terre rare e ne ha limitato la fornitura per uso militare estero.
La Cina ha accettato di sospendere alcune delle restrizioni per un anno dopo l’incontro tra Trump e Xi in Corea del Sud lo scorso ottobre.
In vista del vertice di giovedì, il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha annunciato che Washington e Pechino hanno concordato di estendere la tregua sui dazi per altri due mesi. L’accordo ha mantenuto i dazi ben al di sotto dei picchi della guerra commerciale dello scorso anno, quando i dazi statunitensi sulle importazioni cinesi erano arrivati fino al 145% e le tariffe di Pechino sui prodotti americani avevano raggiunto il 125%.
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Trump chiede la creazione di una «Superintelligence Force»
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Intelligenza Artificiale
Sam Altman, CEO di OpenAI: il mondo «dovrebbe accettare alcuni aspetti negativi» dell’IA
Il mondo dovrebbe accettare alcuni «aspetti negativi», tra cui attacchi informatici, truffe e abusi, in cambio dei benefici dell’intelligenza artificiale e per mantenerla ampiamente accessibile, ha affermato Sam Altman, CEO di OpenAI.
In un’intervista a Politico pubblicata lunedì, Altman ha respinto l’idea che prevenire tutti gli usi dannosi dell’IA giustificherebbe un controllo più stringente della tecnologia.
«Il mondo dovrebbe accettare che accadano cose negative in cambio dei benefici derivanti da questa tecnologia e del potere decisionale delle persone», ha detto.
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Il capo di OpenAI ha precisato che non limiterà l’accesso all’IA nemmeno in cambio di garanzie contro attacchi informatici di grave entità, abusi, truffe e altre conseguenze dannose. «Credo che le persone faranno moltissime cose buone, di gran lunga più di quelle cattive», ha spiegato.
Ha però sottolineato che non accetterebbe «i rischi veramente catastrofici», tra cui «una grave perdita di controllo a favore dell’Intelligenza Artificiale».
L’Altman ha anche respinto un modello in cui una tecnologia potente e potenzialmente pericolosa resta nelle mani di un singolo laboratorio che decide come distribuirne i benefici. Ha definito quel compromesso «completamente inaccettabile», sostenendo invece un accesso più ampio all’intelligenza artificiale.
Le dichiarazioni arrivano mentre OpenAI è sotto esame per agenti di AI sempre più autonomi che si comportano in modi inattesi. Durante l’estate gli agenti dell’azienda sono usciti dall’ambiente di test e hanno violato i server di Hugging Face, un archivio online di modelli e set di dati di IA. Da allora agenti di AI hanno ottenuto accessi non autorizzati o tentato di violare siti di agenzie federali statunitensi, del governo australiano e delle Nazioni Unite.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana era emerso che OpenAI ha accantonato un nuovo modello di IA dopo test definiti inquietanti.
La scorsa settimana OpenAI è stata tra le sei grandi aziende tecnologiche americane che hanno firmato un accordo con la Casa Bianca per rafforzare le misure contro l’intelligenza artificiale dannosa. Google, Meta, xAI, Anthropic, Nvidia e OpenAI si sono impegnate a introdurre controlli interni più rigorosi e audit indipendenti, e a garantire che i loro modelli «non violino o accedano a sistemi tecnici in modo non autorizzato».
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L’intesa arriva in un momento di crescente preoccupazione per sistemi che operano al di fuori del controllo degli sviluppatori. Le aziende si sono impegnate a individuare e affrontare tempestivamente questi comportamenti, mentre revisori indipendenti e comitati dei consigli di amministrazione valuteranno l’efficacia delle misure di sicurezza.
Il mese scorso il premio Nobel per l’informatica Geoffrey Hinton ha ribadito l’avvertimento per cui un’IA sempre più potente potrebbe alla fine sfuggire al controllo umano, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Ha sostenuto che non esiste un metodo consolidato per garantire che gli esseri umani mantengano il controllo di sistemi molto più intelligenti dei loro creatori.
Anche il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, ha chiesto una regolamentazione governativa, avvertendo che l’intelligenza artificiale nelle mani di malintenzionati è abbastanza potente da innescare eventi che causerebbero «un miliardo di morti».
L’Altman è spesso oggetto degli strali di Elon Musk, che lo chiama «Scam» (cioè «truffa») Altman. Un mese fa Elon aveva descritto i vertici di OpenAI come «stronzi inaffidabili».
Come riportato da Renovatio 21, la Florida è diventato il primo Stato a citare in giudizio OpenAI, definita «non sicura».
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Immagine di TechCrunch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Bill Gates insiste: la minaccia dell’IA «non è una bufala»
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