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Cina

Cresce il dominio economico cinese in Asia centrale

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews

 

 

 

Ieri la popolare trasmissione televisiva turkmena «Dunja Turkmenleri» (I turkmeni nel mondo) ha presentato un’estesa panoramica dei rapporti tra Turkmenistan e Cina. L’inchiesta ha sottolineato soprattutto il crescente dominio economico di Pechino sull’intera Asia centrale.

 

La scorsa settimana il ministro cinese degli Esteri Wang Yi ha visitato alcuni Paesi della regione: Turkmenistan, Tagikistan e Uzbekistan. Il tour, programmato da tempo, è coinciso con l’acutizzarsi della crisi nel vicino Afghanistan, che preoccupa molto la leadership cinese.

 

Con il Turkmenistan la Cina mette al primo posto la questione energetica, sia essa energia nucleare o gas naturale. Pechino evidenzia però l’importanza di offrire «ogni tipo di sostegno tradizionale o non tradizionale nell’ambito della sicurezza»

Il 12 e13 luglio Wang ha condotto delle trattative con il presidente turkmeno Gurbangul Berdymuhamedov e Rašid Meredov, ministro degli Esteri di Ashgabat. Le parti si sono accordate per intensificare le relazioni reciproche. Si è parlato della situazione in Afghanistan, evidenziando il desiderio della Cina di giocare un ruolo importante nella regolazione del conflitto. Per ora il gigante cinese si limita a fare da sponda alle nazioni centrasiatiche, senza entrare in modo diretto nelle schermaglie diplomatiche.

 

Con il Turkmenistan la Cina mette al primo posto la questione energetica, sia essa energia nucleare o gas naturale. Pechino evidenzia però l’importanza di offrire «ogni tipo di sostegno tradizionale o non tradizionale nell’ambito della sicurezza», come riporta Radio Azatlyk.

 

Il governo cinese vuole entrare in tutti gli aspetti della vita sociale turkmena, non solo in quello economico, a partire dallo scambio dei dati tra i servizi investigativi e di sicurezza dei due Paesi. Al primo posto, vista la situazione al confine con l’Afghanistan, ci sono le informazioni sulla presenza di gruppi estremisti uiguri in territorio afghano e in Asia centrale.

 

Il Turkmenistan appare come un alleato privilegiato dei cinesi. Ashgabat non fa parte dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, guidato dalla Russia. Nonostante gli accordi bilaterali con la Cina, i turkmeni non partecipano neanche  all’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, a forte influenza cinese.

 

«La Cina appoggia lo stato di neutralità del Turkmenistan, e condanna ogni tentativo di immischiarsi nelle questioni interne di questo Paese». L’affermazione cinese riflette sul partner turkmeno il profilo della stessa Cina, che spesso enfatizza la retorica della «neutralità cinese» nell’arena mondiale

Grazie all’appoggio del regime di Berdymuhamedov, Pechino inizia a essere un serio concorrente di Stati Uniti e Russia nel commercio di armi in Asia centrale.

 

Wang ha dichiarato che «la Cina appoggia lo stato di neutralità del Turkmenistan, e condanna ogni tentativo di immischiarsi nelle questioni interne di questo Paese». L’affermazione dell’inviato cinese riflette sul partner turkmeno il profilo della stessa Cina, che spesso enfatizza la retorica della «neutralità cinese» nell’arena mondiale.

 

Non sorprende che 14 luglio, durante la 47ma sessione del Consiglio ONU  per i diritti umani, il rappresentate turkmeno abbia sostenuto il governo cinese riguardo alla situazione nello Xinjiang e a Hong Kong. Ashgabat si è dichiarata contraria alle pressioni sulla Cina, accusata dalle nazioni occidentali di violare i diritti umani.

 

Con le loro dichiarazioni, i cinesi intendono condannare la politica di Washington, attiva militarmente in Afghanistan come in molte altre parti del mondo. Insieme a Paesi come l’Iran, la Cina ha criticato negli anni passati la presenza di truppe Usa in Asia centrale. Ora Pechino attacca i rivali statunitensi per aver deciso di ritirare le proprie forze dalla polveriera afghana, ridando fiato all’avanzata dei talebani.

 

Washington sta ridefinendo i propri obiettivi e punta a riaprire basi militari nella regione per tenere sotto controllo russi e cinesi. Grazie ai massicci investimenti nelle loro economie, Pechino sembra però in grado di controllare i Paesi centrasiatici con molta più efficacia delle altre potenze «in gioco»

Dopo il ritiro delle truppe USA dall’Afghanistan, la Cina entra sempre di più nel «Grande gioco” dell’Asia centrale, come viene definito fin dal XIX secolo, e dove fino a qualche anno fa gli attori principali erano Russia, Stati Uniti ed Europa.

 

Washington sta ridefinendo i propri obiettivi e punta a riaprire basi militari nella regione per tenere sotto controllo russi e cinesi. Grazie ai massicci investimenti nelle loro economie, Pechino sembra però in grado di controllare i Paesi centrasiatici con molta più efficacia delle altre potenze «in gioco».

 

 

 

 

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Alimentazione

Maiali divengono cannibali per mancanza di cibo: video dalla crisi economica cinese

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Di recente è diventato virale un video che mostra i maiali che mangiano un maiale morto in una fattoria in Cina.

 

Alcuni allevatori di suini, che lavorano per un importante gruppo finanziario cinese, hanno affermato che il cannibalismo è avvenuto a causa della carenza di mangime. Un esperto ritiene che la carenza di mangime rifletta i maggiori problemi dell’economia cinese, scrive Epoch Times.

 

Dal 24 luglio, il video – che al momento è stato rimosso da YouTube ed è introvabile su Twitter – è uno degli argomenti più cercati sui social media cinesi, mettendo in luce la società quotata e un’importante azienda di suinicoltura, la Jiangxi Zhengbang Tech, che appalta ai contadini l’allevamento dei maiali.

 

Secondo messaggi circolati online, «la fornitura di mangime per suini agli allevatori è stata interrotta». Il valore delle azioni della società sarebbe quindi crollato. Il gruppo ha quini fatto plurimi annunci rispetto alla crisi.

 

Il 25 luglio, Zhengbang Tech ha ammesso che ci sono state interruzioni nella fornitura di mangimi per suini a luglio, citando il calo dei prezzi dei suini a giugno, il COVID-19, i fondi dell’azienda limitati, problemi logistici e problemi di coordinamento con i produttori di mangimi. Nella dichiarazione non si fa menzione di compensi per gli allevatori di suini.

 

Le dichiarazioni dell’azienda non affermavano né smentivano che negli allevamenti si verificasse il cannibalismo suino.

 

Il commentatore indipendente  Tang Jingyuan ha dichiarato a Epoch Times il 27 luglio che ci sono due ragioni principali per la carenza di mangimi per suini da parte di Zhengbang Tech.

 

«Uno è la carenza di fondi e potrebbe esserci anche un’interruzione nella catena del capitale. L’altro è che l’epidemia di COVID-19 ha causato il blocco del sistema logistico, che è il problema del coordinamento della distribuzione logistica e dei mangimifici menzionato nel comunicato ufficiale dell’azienda. Dietro queste due ragioni, la causa principale è in realtà che l’ambiente economico nella Cina continentale si è deteriorato a causa della politica e delle misure zero-COVID del regime, determinando un circolo vizioso di causalità reciproca tra le due ragioni sopra menzionate».

 

«Il deterioramento dell’economia cinese è in gran parte causato da errori politici piuttosto che da un disastro naturale. Zhengbang Tech è solo una delle innumerevoli aziende che lo pagano», ha affermato il Tang alla testata dei dissidenti cinesi.

 

 

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Cina

Colosso microchip: stop alla produzione con invasione cinese di Taiwan

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

È l’avvertimento del presidente di TSMC, primo produttore mondiale dei vitali semiconduttori. Parole che arrivano mentre sale la tensione per la possibile visita di Nancy Pelosi a Taipei. Il blocco delle attività della compagnia taiwanese renderebbe inservibili le tecnologie più avanzate della Cina.

 

 

Un’invasione cinese di Taiwan bloccherebbe le attività di Taiwan Semiconductor Manufacturing Company Ltd (TSMC), il primo produttore mondiale di microchip, creando un «grande disordine economico» su entrambi i lati dell’omonimo stretto.

 

Lo ha dichiarato Mark Liu, presidente di TSMC, mentre sale la tensione nell’area per la visita (…) a Taipei di Nancy Pelosi, speaker della Camera USAdei rappresentanti. Pechino insiste che risponderà in modo «significativo» a quella che considera una violazione della propria sovranità: per la Cina comunista, Taiwan è una provincia «ribelle» da riconquistare, anche con l’uso delle armi.

 

In un’intervista alla CNN il 31 luglio, Liu sottolinea che un attacco cinese all’isola provocherebbe una catastrofe geopolitica. Egli spiega che TSMC non può essere controllata con la forza. Data l’estrema sofisticazione dei suoi impianti, la compagnia deve essere connessa in tempo reale con partner in tutto il mondo – USA , Europa e Giappone su tutti – per garantirsi materie prime, sostanze chimiche e pezzi di ricambio.

 

TSMC controlla circa il 52% del mercato mondiale dei microchip.

 

Le vendite in Cina rappresentano il 10% delle sue entrate, e questo è un ottimo deterrente per Liu: in caso di conflitto, lo stop alla produzione di chip taiwanesi renderebbe inservibili le tecnologie più avanzate della Cina, comprese quelle militari.

 

È da ricordare che dal 2020 la scarsità di semiconduttori – dovuta all’alta domanda di apparecchi tecnologici generata dalla pandemia – ha creato problemi per la produzione di molti beni, come le automobili.

 

 

 

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Immagine di Briáxis F. Mendes (孟必思) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

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Algoritmi

Cina, la polizia sorveglia i cittadini per crimini non ancora commessi

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Le telecamere installate in Cina sono ubique. La strategia della polizia cinese è quindi, in semplicità, quella individuare le persone che pensa possano causare problemi e seguirle tramite video sorveglianza.

 

Questa strategia è una realtà quotidiana in Cina. Tutti i cittadini che vivono lì pare rappresentino potenzialmente una minaccia o che si sentano a proprio agio nell’essere costantemente sorvegliati, non sembra avere importanza, stando a quanto sostiene il New York Times.

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa la Repubblica Popolare Cinese ha lanciato un programma per la sorveglianza del 100% dello spazio pubblico del Paese.

 

Le autorità raccolgono enormi quantità di filmati, dati e schemi che aiutano a identificare le minacce al governo cinese, concentrandosi su minoranze etniche, persone con malattie mentali e migranti. In seguito, questo ammasso infinito di informazioni sono passate al setaccio da algoritmi che giudicano imperscrutabilmente il comportamento passato, presente e soprattutto futuro di ogni cittadino.

 

Si tratta di una forma di profilazione che va ben oltre il cosiddetto sistema di «credito sociale cinese», il quale a dirla tutta sta mettendo piede anche in Europa, dalla Francia di Macron alla Bologna del PD.

 

Il Ministero della Pubblica Sicurezza cinese non ha risposto a molteplici richieste di commento, ha affermato il Times, nonostante vi siano prove che il governo ha persino impedito ad una signora di raggiungere il marito ad Hong Kong in quanto l’algoritmo ha ritenuto il matrimonio «sospetto»

 

Un punto importante che è saltato fuori dall’articolo è  la motivazione del governo fornita per tutto ciò: apparentemente, tutta l’energia messa nel Grande Fratello biosecuritario cinese è dovuta al fatto che il presidente Xi Jinping vuole preservare una società pacifica e stabile.

 

Tuttavia, la storia recente del Regno di Mezzo dice altro.

 

È l’immagine di una società pacifica e stabile, quella dei i residenti di Shanghai che sono stati lasciati a urlare per la paura e la fame durante i lockdown draconiani degli ultimi mesi ?

 

E le uccisioni di cani e gatti dei cittadini risultati positivi al COVID?

 

E l’internamento di questi ultimi in lager sanitari?

 

È l’inquietante uso, per la sorveglianza, di droni e robocani?

 

C’è da sottolineare anche che la Cina all’inizio di questa «pandemia» ha avviato un esperimento di massa sull’uso dei dati per regolare la vita dei cittadini, richiedendo loro di utilizzare software sui loro smartphone che stabilisca se debbano essere messi in quarantena o ammessi in metropolitane, centri commerciali e altri spazi pubblici.

 

Il controllo sociale per via elettronica in Cina avanza da anni con sistemi con milioni di telecamere con Intelligenza Articiale per il riconoscimento facciale a disposizione della polizia.

 

Inoltre il partito comunista cinese si è portato ancora un passo avanti nel futuro per non perdere gli elettori: sta sviluppando una tecnologia che utilizza il riconoscimento facciale e l’Intelligenza Artificiale per determinare la lealtà di un cittadino al Partito

 

Il totalitarismo elettronico cinese è spaventoso: tuttavia, come ripete Renovatio 21, l’Europa del green pass e dell’imminente euro digitale potrebbe essere perfino peggio.

 

Un vero incubo, per il quale non sappiamo se qualcuno pagherà.

 

 

 

 

Immagine di Ted McGrath via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

 

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