Utero in affitto
Donne cambogiane che affittano l’utero costrette a tenersi e crescere il bambino
La Cambogia è diventata una destinazione popolare per la maternità surrogata – cioè, tecnicamente, l’utero in affitto – dopo le turbolenze che la pratica disumana ha subito dai sistemi legali di altri Paesi asiatici quasi un decennio fa. Gli stranieri si sono riversati nelle cliniche per la fertilità e nelle agenzie di maternità surrogata di nuova apertura nella capitale cambogiana Phnom Penh. Ora l’evoluzione della situazione nel Paese del Sud-Est asiatico ha portato a rivolgimenti importanti, come sottolineato da un’inchiesta del New York Times.
«La pratica è legale – e spesso proibitivamente costosa – in alcuni Paesi, mentre altri l’hanno messa al bando» scrive il NYT. «Altre nazioni ancora con sistemi legali deboli, come la Cambogia, hanno consentito ai mercati grigi di operare, mettendo in pericolo le persone coinvolte quando le condizioni politiche cambiano improvvisamente e seguono i casi penali».
Con il fiorire dell’industria in Cambogia, il governo ha imposto un divieto alla maternità surrogata, promettendo di approvare una legislazione che la mettesse ufficialmente al bando. «L’ingiunzione mal definita, imposta in un Paese pieno di corruzione e con scarso stato di diritto, ha finito per punire proprio le donne che il governo aveva promesso di salvaguardare» accusa il giornale di Nuova York. «In un Paese povero a lungo utilizzato come parco giochi da predatori stranieri – pedofili, turisti sessuali, capi di fabbrica, contrabbandieri di antiquariato e, sì, trafficanti di esseri umani – le autorità cambogiane hanno affermato di essere alla ricerca di sfruttamento», tuttavia ora, secondo il giornalista, il governo cambogiano è finito «per punire proprio le donne che il governo aveva promesso di salvaguardare».
È stata così applicata una legge sul traffico di esseri umani all’utero in affitto, e implementato un raid con arresti nel 2018. Donne e impiegati delle «agenzie» affitta-uteri sono stati condannati per traffico di bambini.
Tuttavia, le loro condanne, due anni dopo, sono arrivate con una condizione: in cambio della sospensione della pena detentiva, le madri surrogate avrebbero dovuto allevare i bambini da sole. Se le donne tentassero segretamente di consegnare i bambini ai futuri genitori, aveva avvertito il giudice, sarebbero state mandate in prigione per molti anni.
Il giornale, che tifa per l’affitto di uteri, ovviamente, offre un’interessante sguardo sui meccanismi interni di questa indicibile forma di sfruttamento, vero colonialismo biologico del XXI secolo.
Uno «scout» presso la fabbrica di abbigliamento dove lavorava una delle signore intervistate dal NYT, la nota e le dice che potrebbe guadagnare 9.000 dollari, cioè circa cinque volte il suo stipendio base annuale, affittando il suo utero.
Fuori dalla capitale, è noto a molti, esistono imponenti case di cemento, che si diceva fossero state costruite con pagamenti per maternità surrogata. Tali palazzi si differenziano non poco dalle baracche di bambù nelle quali vive molta della popolazione locale.
Lo scout era collegato a un’agenzia gestita localmente da un uomo cinese e sua moglie cambogiana. Sua sorella gestiva ville di lusso dove alloggiavano le madri surrogate.
«Otto surrogate che hanno parlato con il New York Times hanno descritto lampadari, aria condizionata e servizi igienici con sciacquone nelle ville, nessuno dei quali si è goduto a casa. I loro pasti erano abbondanti. Le donne sognavano i soldi che avrebbero guadagnato. Erano anche entusiaste all’idea di fornire un servizio di cui avevano un disperato bisogno».
La maggior parte dei bambini cinesi portati in grembo dalle affittatrici di uteri cambogiane sono maschi. La selezione del sesso è vietata in Cina, ma non in Cambogia. La maternità surrogata commerciale non è praticata apertamente in Cina, nonostante la preoccupazione ufficiale per il crollo del tasso di natalità del Paese dopo decenni di politica del figlio unico applicata brutalmente.
È riportato quindi il caso del «signor Xu, un prospero uomo d’affari della città cinese meridionale di Shenzhen», abbinato ad una delle surrogate di cui si racconta la tragica storia. «L’unica cosa che gli mancava, ha detto agli amici che hanno parlato col Times, era un figlio per continuare la linea familiare».
«Nella testimonianza del tribunale cambogiano, il signor Xu ha detto che sua moglie non poteva avere un figlio. Ma gli amici del signor Xu, che hanno parlato a condizione di anonimato per paura di inimicarsi le autorità cambogiane, hanno detto che la sua situazione era più complicata: non aveva moglie ed era aperto sul fatto di essere gay». La cosa sarebbe confermata anche dalla donna cambogiana che portava in grembo suo figlio. Di fatto, «le coppie LGBTQ non possono adottare in Cina e ai gay o ai single è preclusa la maternità surrogata nella maggior Parte dei paesi in cui tale pratica è legale».
Salta quindi fuori «un’agenzia di maternità surrogata registrata nelle Isole Vergini britanniche, ha mostrato una rara simpatia per i genitori LGBTQ, promettendo bambini attraverso la Cambogia, il Messico e gli Stati Uniti. Il sito Web dell’azienda è illustrato con foto di coppie dello stesso sesso che cullano bambini». Il fondatore di tale agenzia anche lui «è apertamente gay» e «ha detto che gli avvocati cambogiani gli hanno assicurato che la sua agenzia era legale».
«Era un’operazione multinazionale che attraversava i continenti». Il fondatore dell’agenzia, gay e con un cognome cinese, «ha collaborato con una clinica per la fertilità a Phnom Penh gestita da un vietnamita. Lì, uno specialista tedesco della fertilità ha formato medici cambogiani. Un esperto di logistica indiano è arrivato con ovuli raccolti da donatrici».
Il signor Xu avrebbe firmato con l’agenzia di maternità surrogata un contratto per 75 mila dollari, dice il NYT indicando documenti che avrebbe esaminato.
Il signor Xu ha quindi fatto visita alla sua surrogata «nella villa di lusso. Le disse che la donatrice di ovociti era una modella russa». Più tardi, lo Xu avrebbe mostrato alla surrogata e a suo marito «le fotografie di una donna bianca con i capelli mossi in piedi accanto a un’auto sportiva».
Ecco che, di colpo, la cosa si colora delle tinte dell’eugenetica, ma per chi conosce l’ambiente non è un segreto. Sulle selezioni di ovociti le ucraine vanno forte. Se c’è bisogno degli spermatozoi per la fecondazione in vitro, sappiamo che i danesi hanno la primazia (finalmente abbiamo capito cosa sanno fare, a parte il LEGO). Colpisce che il fascino del poster da Hitlerjugend, la gioventù hitleriana di biondi dolicocefali occhiocerulei ariani, finisca nei desideri anche degli omosessuali cinesi che affittano uteri in Cambogia…
Il fondatore dell’agenzia ha spiegato al giornale che «molti dei suoi donatori di ovuli provenivano dalla Russia, dall’Ucraina e dal Sudafrica. I padri designati erano cinesi e molti erano gay».
L’operazione di polizia del luglio 2018 con la quale le autorità cambogiane arrestarono le affittatrici di uteri e i loro gestori ha fatto seguito a un giro di vite a livello regionale sulla maternità surrogata commerciale. Tre anni prima, la Tailandia aveva vietato la pratica per gli stranieri, chiudendo un’alternativa più economica alla maternità surrogata in Occidente, dove arriva a costare più di 150.000 dollari.
Due casi avevano spaventato le autorità tailandesi. Uno riguardava una coppia australiana accusata di aver rifiutato un bambino con sindrome di Down. Un giudice in Australia ha successivamente scoperto che la coppia non aveva abbandonato il bambino; il ragazzo è rimasto in Tailandia, con la madre surrogata.
L’altro caso ha sollevato preoccupazioni per il traffico di bambini dopo che un uomo giapponese ha generato almeno 16 bambini da uteri tailandesi affittati. Un tribunale tailandese alla fine ha concesso all’uomo la custodia della maggior parte dei bambini dopo che ha detto che voleva una famiglia numerosa.
«Anche l’India e il Nepal hanno limitato la maternità surrogata per i non cittadini. In molti di questi casi, i politici hanno parlato della santità del legame materno e della purezza delle donne asiatiche» scrive amaro il NYT. Di lì, l’ascesa della Cambogia come meta internazionale per la surrogazione della maternità. Da notare che in Cambogia vi era già stato il caso della legge che proibiva la vendita internazionale di latte materno: a quanto pare, c’era anche questo commercio sul menu del Paese martoriato dall’inferno dei Khmer rossi.
Alla fine del 2016, il Ministero della Salute cambogiano aveva annunciato il divieto della maternità surrogata, ma lo aveva fatto senza adottare una nuova legislazione che la renda un reato. Nello spazio grigio risultante, le cliniche per la fertilità e le agenzie di maternità surrogata hanno continuato ad aprirsi. L’anno successivo, iniziarono le incursioni: un’infermiera australiana e due membri del personale cambogiano di una clinica per la fertilità che lavorava con madri surrogate sono stati condannati per traffico di esseri umani.
Il governo ha ordinato ad un ente di beneficenza cristiano, fondato dagli americani per combattere il traffico sessuale di minori, di controllare le donne dopo il parto. Alcune madri surrogate hanno detto che dovevano anche presentarsi alla stazione di polizia, bambini al seguito.
Tuttavia, sostiene il fondatore dell’agenzia (che non si trovava in Cambogia al momento del raid della polizia), nonostante le promesse dei surrogati alla corte che avrebbero allevato i bambini, un buon numero di bambini non è più in Cambogia e si è unito ai genitori cinesi.
Nonostante la legge e la polizia, insomma, c’è stata la delivery: il prodotto è stato consegnato.
Business is business.
Immagine di Fusione via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)
Utero in affitto
Madre surrogata scopre che il padre del bambino è un miliardario cinese con oltre 100 figli
Una donna californiana in attesa di un bambino in base a un contratto di maternità surrogata è rimasta sconvolta nello scoprire che il padre del nascituro è un miliardario cinese che avrebbe già commissionato la nascita di un numero di bambini compreso tra 100 e 300, nati da madri surrogate americane. Lo riporta LifeSite.
La CBS News ha comunicato la notizia alla madre surrogata del bambino non ancora nato dopo aver ottenuto documenti riservati che identificavano il padre come Xu Bo, un ricco eremita cinese che aveva costruito un impero nel settore dei videogiochi.
La donna, indicata dalla CBS come «Judy» per tutelarne la privacy, è una madre single di una bambina di sette anni che è stata attratta da un annuncio che offriva 120.000 dollari alle donne disposte a diventare madri surrogate. Sua figlia vive attualmente con il padre e Judy ha visto in questa proposta un’occasione per acquistare una casa propria e «costruire una vita migliore per me e mia figlia».
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L’agenzia che gestiva l’accordo di maternità surrogata, Patriot Conceptions, ha detto a Judy che il padre intenzionale era un uomo single che desiderava allargare la famiglia.
È rimasta sconvolta quando ha scoperto l’identità del padre del bambino che portava in grembo. «Mi sento colta di sorpresa, mi sento ingannata», ha detto la madre surrogata, che era alla dodicesima settimana di gravidanza quando ha parlato con CBS News. «Sembra che stia creando un esercito. È una follia… Non capisco quale sia la sua motivazione. So solo che sarà dura per i bambini.»
Quando Judy ha scoperto di essere una delle oltre 20 madri surrogate con cui Xu Bo sta collaborando, ha detto di aver iniziato a sentirsi parte di una fabbrica di bambini.
«L’agenzia avrebbe dovuto essere molto trasparente fin da prima dell’abbinamento… riguardo a chi è il genitore del bambino e che tipo di famiglia è», ha detto Judy alla CBS.
Secondo la CBS, Judy ha chiesto di incontrare Xu Bo almeno cinque volte, senza successo. «Mi chiedo: ho davvero il diritto di saperlo?» ha detto la madre surrogata.
«È davvero una situazione orribile di cui far parte», ha detto Judy. «Voglio dire, non ti viene nemmeno in mente che potrebbe essere legale. Cioè, tutti, passo dopo passo, gli dicono di sì e lo autorizzano, stipulano questi accordi, e poi a quel punto la decisione spetta solo al tutore, che ha metà delle informazioni.» Da parte sua, il miliardario cinese ha dichiarato in un comunicato che «avere più figli porta più benedizioni» e che desidera ardentemente lo sviluppo della nazione cinese, secondo quanto riportato dalla CBS.
Poiché i figli di Xu Bo, nati tramite maternità surrogata negli Stati Uniti, sono nati negli Stati Uniti, possiedono la cittadinanza statunitense. Pertanto, pur essendo cresciuti nella Cina comunista, non solo potranno votare alle elezioni statunitensi, ma saranno anche eleggibili a ricoprire cariche politiche negli Stati Uniti, inclusa la presidenza, una volta compiuti i 35 anni.
«Guardate questa foto terrificante! All’inizio ho pensato che fosse generata dall’intelligenza artificiale, ma a quanto pare non lo è!» ha esclamato Jennifer Zeng in un allarmante post su X.
«È una cosa che il magnate cinese Xu Bo in persona ha pubblicato sul profilo Weibo ufficiale della sua azienda Duoyi Network: più di 100 bambini americani ottenuti tramite maternità surrogata!», ha detto Zeng.
«L’ex compagna di Xu Bo, Tang Jing, una volta affermò che Xu Bo avesse almeno 300 figli», ha spiegato. «Tuttavia, Xu Bo ammette di averne solo più di 100». Zeng ha poi condiviso uno screenshot che confermava la pubblicazione della foto sull’account Weibo aziendale di Bo. Weibo è una delle principali piattaforme di social media in Cina.
Katy Faust, fondatrice e presidente dell’organizzazione globale per i diritti dei bambini Them Before Us, ha illustrato sia il problema morale che la minaccia alla sicurezza nazionale rappresentati dalla maternità surrogata, definendola un «cavallo di Troia».
«La maternità surrogata per coppie infertili che desiderano avere figli», ha scritto Faust all’epoca. «Questo cavallo di Troia permette alle grandi aziende del settore della fertilità di creare oltre 100 cittadini americani per single miliardari cinesi». «Cento bambini senza madre sono già una tragedia sufficiente», ha dichiarato la Faust. «La minaccia alla sicurezza nazionale? Dovrebbe essere il colpo di grazia.»
Il caso di Bo è tutt’altro che isolato. Anzi, è indicativo di una tendenza esistente. In seguito alla pubblicazione di un’inchiesta del Wall Street Journal, i senatori repubblicani statunitensi Tom Cotton dell’Arkansas e Rick Scott della Florida hanno inviato all’inizio di quest’anno una lettera al dipartimento di Giustizia chiedendo un’indagine sui «centri di maternità surrogata gestiti da cittadini stranieri».
«Allarmanti segnalazioni indicano che i cittadini cinesi stanno sfruttando sistematicamente le leggi americane sulla maternità surrogata e sulla cittadinanza per diritto di nascita», hanno scritto i senatori.
«Questi bambini, prima o poi, avranno il diritto di votare alle elezioni americane, di ricoprire posizioni di rilievo o di promuovere in altro modo gli interessi di Pechino, pur dovendo giurare fedeltà al PCC», hanno scritto Cotton e Scott, riferendosi al Partito Comunista Cinese. I senatori statunitensi ipotizzato che potesse esserci una «strategia a lungo termine» in atto «per minare ideologicamente e sistematicamente gli Stati Uniti».
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Il caso mostra come sia possibile una mistura tra il fenomeno del super-spreading e la geopolitica superpotenziale.
Nel fenomeno socio-psicologico del «super-spreader», vi sono gli uomini che, al pari di Gengis Khan, decidono di avere numero abnormi di figli con numeri di donne significativi.
Molti scandali recenti, con uomini che hanno centinaia se non migliaia di figli – rendendo il rischio di incesto genetico della prole più che ipotetica – discendono dall’impulso di super-spreading di tali «donatori», che come noto investe anche tanti medici della fertilità che per decenni hanno generato prole utilizzando fraudolentemente il proprio seme con le pazienti.
Altri membri dell’oligarcato internazionale sono super-spreader. Elon Musk, sulla carta l’uomo più ricco del mondo, ha almeno una dozzina di figli da varie donne, quasi sempre ottenuti con la riproduzione artificiale.
Musk aveva commentato con ironia la notizia di mesi fa per cui il fondatore di Telegram Pavel Durov avrebbe un centinaia di figli grazie alle donazioni di sperma offerte anche gratuitamente.
Elon da anni esprime preoccupazione per il calo dei tassi di natalità, definendolo un fattore di rischio per l’intera civiltà. Dopo aver attaccato frontalmente i contraccettivi e la cultura che fa sembrare la maternità come un peso da evitare (ma senza mai mettere in questione davvero l’aborto), ha dichiarato apertis verbis che la popolazione va aumentata in ogni modo possibile, facendo figli sia naturalmente che con la provetta o l’utero affittato.
Utero in affitto
Coppia ottiene l’affidamento del bambino che voleva far abortire alla madre surrogata
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Utero in affitto
Democristiano tedesco gay si dimette dopo che ha affittato un utero
Il leader parlamentare del blocco di governo tedesco, Jens Spahn, è stato costretto a dimettersi dopo che lui e suo marito hanno avuto un figlio tramite maternità surrogata. Spahn aveva precedentemente criticato questa pratica, mentre il suo partito conservatore, i cristiano-democratici (CDU, la Democrazia Cristiana Tedesca), si oppone fermamente alla sua legalizzazione in Germania.
Lo scandalo è scoppiato questa settimana quando Spahn e suo marito Daniel Funke hanno dato il benvenuto al loro figlio Georg, nato da una madre surrogata statunitense. «Georg è la nostra più grande gioia. È quasi impossibile descrivere a parole questa sensazione», ha dichiarato Spahn al tabloide tedesco Bild mercoledì.
L’annuncio gioioso è stato immediatamente accolto da una tempesta di critiche, con il parlamentare accusato di «ipocrisia». Diversi critici hanno ricordato dichiarazioni del 2015, quando Spahn disse alla rivista GQ che «in quanto uomo gay e cristiano, trovo personalmente molto difficile accettare l’idea di un utero in affitto».
«Accettare il fatto che non diventerò padre in modo naturale richiede molta umiltà. Non so se ne sarò capace», aveva aggiunto all’epoca.
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La CDU ha ribadito il suo impegno a mantenere la maternità surrogata vietata in Germania anche durante il congresso di partito di febbraio, a cui ha partecipato Spahn. Nella risoluzione conclusiva del congresso, il partito ha affermato che, a causa di «preoccupazioni etiche, legali e pratiche riguardanti la maternità surrogata», ritiene che tale pratica debba rimanere illegale «in Germania al fine di prevenire abusi, sfruttamento e rischi per la salute».
Spahn è finito nel mirino di tutte le fazioni politiche, con il suo collega della CDU, il leader del partito nello stato del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, che ne ha chiesto le dimissioni. «Sostiene che, in quanto privato cittadino, possa agire in modo completamente diverso, in contraddizione con la posizione dichiarata come funzionario eletto della CDU», ha dichiarato Peters al quotidiano Bild. «Questo è assolutamente inaccettabile».
La co-leader del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD), Alice Weidel – lei stessa lesbica in una relazione omosessuale con una donna di origine cingalese – ha dichiarato che le dimissioni di Spahn erano «obbligate da tempo», menzionando anche le sue azioni durante il periodo del COVID, quando era ministro della Salute. Spahn era stato accusato di aver utilizzato impropriamente fondi pubblici durante la pandemia, ma l’inchiesta è stata archiviata lo scorso marzo senza alcun risultato.
«Il fatto che ora abbia minato una legge per la quale lui stesso aveva votato ha definitivamente distrutto la sua credibilità», ha scritto Weidel su X.
Come riportato da Renovatio 21, il deputato gaio, paventando la minaccia russa, l’anno passato aveva pure domandato per la Germania l’accesso alle armi atomiche di Francia e Gran Bretagna. Lo Spahn è da annoverarsi tra gli alunni dei Klaus Schwab e del World Economic Forum di Davos.
Sebbene Spahn avesse inizialmente tentato di difendere la sua decisione, sabato ha ceduto prontamente e ha rassegnato le dimissioni. Pur rinunciando al ruolo di leader parlamentare, non ha menzionato la rinuncia al suo mandato di parlamentare. Le dimissioni sono state riconosciute dal cancelliere Friedrich Merch, che le ha definite sia «inevitabili» che «corrette».
«Negli ultimi giorni, ho capito che la mia felicità personale, derivante dalla creazione di una famiglia con mio marito e dalla nascita di mio figlio, è incompatibile con il mio incarico politico», ha dichiarato Spahn in un comunicato diffuso dai media tedeschi.
Sebbene in Germania la maternità surrogata sia punibile con una pena detentiva fino a cinque anni, la responsabilità penale si estende solo ai medici e agli intermediari; pertanto, Spahn e sua moglie non subiranno alcuna conseguenza. Ricorrere alla maternità surrogata all’estero rimane un metodo diffuso tra i tedeschi per aggirare il divieto, poiché sia la procedura in sé che l’allevamento dei figli nati tramite tale metodo sono legali.
Avere un ministro omofilo affittatore di uteri è il degno risultato del democristianismo tedesco, nonché del democristianismo tout court. Compromesso dopo compromesso, si arriva non solo a tollerare ma pure a mettere al posto di potere personaggi che infrangono la dottrina e la morale cristiana in ogni punto possibile.
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In Italia, il caso più noto e pubblico di un esponente politico dichiaratamente omosessuale che ha fatto ricorso all’utero in affitto è quello di Nichi Vendola. L’ex presidente della Regione Puglia, membro di Rifondazione Comunista e fondatore di Sinistra Ecologia Libertà (SEL) ha avuto un figlio nel 2016 insieme al suo compagno canadese Eddy Testa, ricorrendo alla pratica in California, dove la surrogazione di maternità è regolamentata e legale.
Vi era stato anche il caso del senatore messinese del Partito Democratico ed ex presidente nazionale dell’Arcigay Sergio Lo Giudice, che ha avuto un bambino con maternità surrogata negli USA nel 2014. La questione fu al centro di un acceso dibattito parlamentare quando si discuteva il DDL Cirinnà, ossia l’introduzione del nostro ordinamento delle Unioni Civili, che in verità sono Unioni omosessuali, perché a tale istituto non possono accedere le coppie eterosessuate: una bella discriminazione visto che, a differenza del matrimonio tra normosessuali, qui non è previsto l’obbligo di fedeltà, che è naturaliter incluso nei fondamenti del matrimonio religioso e pure, per lo meno al momento, nel «matrimonio civile» celebrato dallo Stato.
La pratica della maternità surrogata è vietata in Italia fin dal 2004 dall’articolo 12 della Legge 40, che dice al comma 1: «Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente (…) è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro»
Al comma 6 la il testo di legge scrive: «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Se i fatti di cui al periodo precedente, con riferimento alla surrogazione di maternità, sono commessi all’estero, il cittadino italiano è punito secondo la legge italiana».
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Per qualche ragione chi ha affittato uteri all’estero, comprese soprattutto figure di spicco, non è stato oggetto di indagini da parte delle autorità – con qualche caso segnalato per le coppie, anche eterosessuali, di ritorno dall’Ucraina, paradiso della maternità surrogata pure in periodo di guerra.
A fine 2024, il Parlamento italiano ha approvato una legge – che abbiamo descritto come ampiamente tronfiamente retorica, cosmetica – che dichiara l’utero in affitto «reato universale» (espressione che non sappiamo bene come significhi) e che a quanto si capisce dovrebbe estende la punibilità della pratica anche se commessa all’estero da cittadini italiani.
La trovata del governo Meloni, per fare l’occhiolino alle nicchie pro-vita e alle loro ebeti organizzazioni questuanti, di fatto non cambiava in nulla la legge 40, legge già totalmente ingiusta perché pensata dai residui democristiani in Parlamento per sdoganare la fecondazione in provetta, che come sa il lettore di Renovatio 21 oggi uccide più embrioni dell’aborto – alla facciazza dei sedicenti pro-vita.
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Immagine di Heinrich-Böll-Stiftung via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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