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ONU: Un rapporto chiede l’eliminazione della maternità surrogata
Il 14 luglio 2025, Reem Alsalem, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le giovani donne, ha presentato all’Assemblea Generale un rapporto che esamina «le varie manifestazioni di violenza contro donne e ragazze nel contesto della maternità surrogata» (gestazione per altri o GPA).
Secondo questo rapporto, la maternità surrogata è in aumento in tutto il mondo, con una notevole crescita degli accordi transfrontalieri, in cui genitori provenienti da paesi ad alto reddito si avvalgono di donne in giurisdizioni in cui la pratica è legale. Il mercato globale è stato valutato a quasi 15 miliardi di dollari nel 2023 e si prevede che raggiungerà i 100 miliardi di dollari entro il 2033.
Le madri surrogate ricevono in genere tra il 10% e il 27,5% del pagamento totale, mentre La maggior parte viene pagata agli intermediari. Inoltre, esistono incentivi finanziari per coloro che reclutano donne per le agenzie di maternità surrogata, il che genera dinamiche di reclutamento in contesti vulnerabili.
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Quadri giuridici divergenti
Il rapporto identifica tre principali modelli normativi: il divieto assoluto, come in Italia, che ha dichiarato la maternità surrogata un «reato universale» nel 2024; la regolamentazione degli accordi altruistici (Australia, India); e l’autorizzazione degli accordi commerciali (Georgia, Israele e Ucraina). In molti paesi, la mancanza di regolamentazione crea scappatoie legali.
Il rapporto evidenzia che le madri surrogate provengono generalmente da contesti meno privilegiati e di status sociale inferiore rispetto ai genitori intenzionali. A ciò si aggiunge la situazione delle donne che donano i propri ovuli, esposte a trattamenti ormonali invasivi, e quella delle madri committenti, che possono essere soggette a pressioni in contesti legali complessi.
Vi sono anche casi di tratta in cui famiglie povere affidano le proprie figlie a reti di maternità surrogata con false promesse di lavoro o matrimonio.
Il rapporto descrive in dettaglio varie forme di Violenza:
Economica: contratti che impongono la rinuncia all’autonomia medica, il diniego di risarcimento o restrizioni alla libertà di movimento.
Psicologica: pressione emotiva ad accettare la pratica, alti livelli di depressione e ansia e traumi legati alla separazione postpartum.
Fisica: rischi medici maggiori rispetto a quelli di una gravidanza convenzionale, come tagli cesarei multipli, parti prematuri e complicazioni legate ai trattamenti per la fertilità.
Riproduttiva: aborti forzati, riduzione embrionale e restrizioni contrattuali che possono equivalere a schiavitù.
Il documento mette in guardia dalle conseguenze per i minori, in particolare per le bambine. Queste includono la separazione immediata dopo il parto, tassi più elevati di parti prematuri e sottopeso, il divieto di allattamento al seno in molti contratti e i rischi di mancanza di nazionalità o identità legale negli accordi internazionali.
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Responsabilità
Alsalem identifica come principali responsabili degli atti di violenza le agenzie e gli intermediari che reclutano donne in situazioni di vulnerabilità, gli operatori sanitari che eseguono interventi senza consenso e, in alcuni casi, gli Stati stessi, quando ricorrono a pratiche coercitive o non riescono a garantire una protezione adeguata.
Richiesta di uno «strumento internazionale giuridicamente vincolante»
Nelle sue conclusioni, il rapporto delle Nazioni Unite propone di «adottare misure per sradicare la maternità surrogata in tutte le sue forme». Raccomanda inoltre l’adozione di uno «strumento internazionale giuridicamente vincolante che ne vieti ogni forma».
«Un riconoscimento senza precedenti»
«Si tratta di un riconoscimento senza precedenti al più alto livello internazionale», afferma Olivia Maurel, portavoce della Dichiarazione di Casablanca, una coalizione internazionale di oltre 150 esperti e associazioni provenienti da tutto lo spettro politico e culturale che si batte per l’abolizione della maternità surrogata dal 2023.
«La maternità surrogata non è un atto d’amore, ma una forma di violenza e sfruttamento», denuncia Olivia Maurel, nata lei stessa tramite maternità surrogata. E «questo rapporto storico apre la strada alla sua messa al bando globale», aggiunge.
A seguito di questa posizione delle Nazioni Unite, la Dichiarazione di Casablanca invita gli Stati «ad assumersi le proprie responsabilità e ad impegnarsi ora a tradurre queste raccomandazioni in misure concrete».
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Madre surrogata scopre che il padre del bambino è un miliardario cinese con oltre 100 figli
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Coppia ottiene l’affidamento del bambino che voleva far abortire alla madre surrogata
Con una svolta inaspettata, i genitori «committenti» che avevano chiesto alla madre surrogata assunta di interrompere la gravidanza del loro bambino dopo la diagnosi di una malformazione congenita hanno ottenuto immediatamente la custodia del neonato dopo la nascita. Lo riporta LifeSite.
I «genitori» committenti avevano fatto causa alla madre surrogata, un’infermiera e madre single di due figli residente in Alaska, per impedire la nascita del loro figlio.
«Il figlio dei nostri clienti è nato ieri mattina e ora si trova sotto la loro custodia fisica mentre riceve cure mediche specialistiche in un centro di terzo livello», ha dichiarato l’avvocato dei «genitori» che inizialmente desideravano la morte del figlio.
In una dichiarazione grottesca, l’avvocato dei genitori ha proseguito definendo i suoi clienti «genitori amorevoli» e accusando la surrogata, che aveva cercato di tutelare il bambino dai «genitori» abbienti che desideravano ucciderlo, di aver interferito con le «cure mediche» del neonato.
«Per fortuna, il tentativo infondato (…) di interferire con le cure mediche del bambino è stato categoricamente respinto dai tribunali», ha dichiarato l’avvocato . «Al momento, i nostri clienti continuano a mettere al primo posto la salute e il benessere del loro bambino, seguendo i consigli dell’équipe medica che lo segue, come hanno sempre fatto e come farebbe qualsiasi genitore amorevole».
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«Come se il dolore per le sue condizioni non fosse già abbastanza, sono devastati nel vedere la loro tragedia familiare trasformata in una strumentalizzazione politica dall’ufficio del Procuratore Generale del Texas» e dall’affittatrice di utero, continua il legale. «L’unica priorità dei nostri clienti in questo momento è garantire che il loro bambino riceva le cure mediche di cui ha disperatamente bisogno e che loro, in quanto genitori, possano trascorrere ogni prezioso momento possibile con il loro bellissimo neonato».
Un «bellissimo neonato» di cui poche settimane fa avevano chiesto l’uccisione (l’aborto come «cura medica»), facendo finire il suo corpo assassinato tra i rifiuti medici
Nel febbraio 2025, la madre gestante aveva ottenuto l’approvazione da Worldwide Surrogacy Specialists e poco dopo firmò un «accordo di maternità surrogata gestazionale» con una coppia californiana,. Il contratto conteneva una clausola che consentiva alla coppia di richiedere un aborto in caso di «anomalia fetale», una pratica comune nel settore della maternità surrogata.
Nel dicembre 2025, la donna rimase incinta; ad aprile, le ecografie rivelarono che il bambino era affetto da sindrome del cuore sinistro ipoplasico (HLHS), una grave ma curabile malformazione cardiaca congenita in cui il lato sinistro del cuore non riesce a pompare correttamente il sangue. L’HLHS richiede in genere numerosi interventi chirurgici quasi immediatamente dopo la nascita.
Dopo aver appreso della malformazione cardiaca, i due committenti chiesero alla donna di interrompere la gravidanza, invocando la clausola di rescissione del contratto di maternità surrogata e mascherando la loro richiesta con una finta preoccupazione per la qualità della vita del piccolo. Nessun medico in Alaska era disposto a praticare un aborto a quel punto della gravidanza (22 settimane). La coppia aveva fissato quindi un appuntamento per l’aborto a Seattle per la fine di aprile (quando il piccolo Gabriel aveva 23 settimane), che fu poi posticipato a maggio, alla 24ª settimana.
La donna ha deciso di portare a termine il parto. « Il 12 agosto, il piccolo è nato con circa tre settimane di anticipo nella zona di Dallas ed è stato trasferito in terapia intensiva neonatale per essere stabilizzato in vista di un intervento chirurgico al cuore. Secondo quanto riferito, è stato immediatamente allontanato dall donna che non solo lo ha portato in grembo, ma gli ha anche salvato la vita. I «genitori» committenti che avevano chiesto l’aborto erano presenti in ospedale.
Ora un’ordinanza restrittiva temporanea emessa ieri ha impedito alla donna di vedere o tenere in braccio il bambino che ha portato in grembo e che ha lottato per proteggere.
Come riportato da Renovatio 21, un caso simile emerso lo scorso mese ha visto una coppia omosessuale querelare la madre surrogata dopo che questa aveva scelto di non abortire il feto su commissione risultato affetto da labiopalatoschisi (il cosiddetto labbro leporino) chiedendo un risarcimento di 600.000 dollari nella causa, presentata a maggio presso la Corte Superiore dell’Ontario.
La coppia omosessuale sostiene che la madre surrogata non li abbia informati sulle condizioni di salute del bambino, mettendolo così a rischio. Affermano inoltre che ciò abbia causato loro un grave danno emotivo e che si tratti di una violazione delle norme sulla riservatezza. La madre surrogata nega le accuse.
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Democristiano tedesco gay si dimette dopo che ha affittato un utero
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