Pensiero
«Combattere il satanismo del Nuovo Ordine»: Monsignor Viganò contro massoneria e mondialismo dell’Anticristo
Renovatio 21 pubblica il testo della conferenza di monsignor Carlo Maria Viganò per l’università estiva del movimento Civitas a Pontmain, in Francia, il 29 luglio 2023.
Et inimici hominis domestici ejus
Combattere il satanismo del Nuovo Ordine:
LE CHIAVI DELLA VITTORIA
Pontmain, Sabato 29 Luglio 2023
Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:
e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Mt 10, 34‐36
Permettetemi, cari Amici, di rivolgere il mio saluto a tutti gli organizzatori di questa nuova edizione della vostra Université d’été, in particolare al Presidente di Civitas, Alain Escada; ai relatori, che con i loro interventi chiariscono i vari aspetti dell’attuale crisi civile ed ecclesiale; ai partecipanti, che con la loro presenza confermano la determinazione dei buoni Cattolici a combattere il bonum certamen sotto i vessilli di Cristo‐Re.
Questi incontri di formazione dottrinale, culturale e sociale sono il segno di un risveglio delle coscienze e dei cuori: Quia hora est jam nos de somno surgere. Nunc enim propior est nostra salus, quam cum credidimus; è ormai tempo di svegliarci dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti (Rom 13, 11).
La coerenza del Bene
Come vi è una coerenza del Bene, così vi è una coerenza del Male. Il Bene, attributo sostanziale di Dio, possiede una propria coerenza anche in ciò che ad esso partecipa: è coerente al Bene l’amore della madre che prepara la merenda ai figli; la sollecitudine del padrone dell’azienda nei confronti dei suoi dipendenti; la preparazione delle lezioni da parte del professore; la dedizione del medico verso i pazienti; la disponibilità del sacerdote nella cura delle anime a lui affidate. Anche stirare una camicia, curare il giardino, organizzare un convegno, festeggiare una ricorrenza con i propri cari diventa coerente con ciò che si è, perché noi ci comportiamo secondo ciò che siamo: Agere sequitur esse.
Chi vive nel Bene e quindi nel Vero; chi “«espira» il Bene – dalle celebrazioni che segue in chiesa alle frequentazioni con persone affini e all’educazione in famiglia – non ha bisogno di voler compiere il Bene, perché ciò viene spontaneo in un’anima buona. E questo è esattamente ciò che la Grazia compie in noi, nel rendere azioni di per sé moralmente neutre – o solo umanamente buone – opere virtuose, dove l’abitudine nel Bene diventa Virtù e tutto permea della nostra vita; e nell’aggiungere ad azioni che sono buone nell’ordine naturale quel quid che le eleva nell’ordine soprannaturale orientandole a un fine superiore.
D’altra parte, quando si ama il Signore, cosa si può desiderare di più bello e appagante, se non fare la Sua volontà? E cosa di più motivante, nei nostri rapporti con il prossimo, se non fargli conoscere quel Santo Vero che è anche sommamente buono e giusto? Bonum diffusivum sui, secondo l’adagio scolastico: il Bene è di per sé espansivo, incline a diffondersi. Ce lo dimostra l’opera del Creatore, che dal nulla porta all’esistenza tutte le cose visibili e invisibili; ce lo conferma l’opera del Redentore, che trae dall’abisso dell’offesa alla Maestà divina l’uomo ribelle in Adamo, mediante il Sacrificio dell’Uomo‐ Dio.
La coerenza del Male
Ma come vi è una coerenza nel Bene, così vi è una coerenza nel Male; e quelle azioni che apparentemente giudichiamo non particolarmente gravi – se non le contestualizziamo – si rivelano rotelle di un ingranaggio, forse marginali e piccole, ma che gli permettono di funzionare, e senza le quali qualcosa si incepperebbe.
Ecco perché il Male – che ontologicamente è un non‐essere, un’assenza di Bene – cerca di insinuarsi nelle nostre anime per piccoli passi, ottenendo progressivi cedimenti, facendo in modo di non suscitare in noi alcuna preoccupazione né alcun rimorso; per poi crescere ed espandersi come un cancro. E dove il Bene porta maggior bene, così il Male chiama maggior male, abituandoci ad esso, e a tutto ciò che esso attira.
I piani infernali dell’élite globalista – che abbiamo visto essere intrinsecamente malvagi – sono anch’essi coerenti tra loro, perché mossi dall’odio dell’Avversario nei confronti di Cristo. Il progetto di Bill Gates di oscurare il sole e di vaccinare la popolazione mondiale; quello di Soros di far invadere i Paesi occidentali da orde di maomettani e di scardinare la famiglia naturale finanziando i movimenti woke e LGBTQ; quello di Klaus Schwab di costringerci a mangiare insetti o di confinarci nelle «smart city» di 15 minuti; quello di Harari di cancellare l’idea di un Dio trascendente e di comporre una Bibbia «politicamente corretta»; quello del deep state di accentrare il controllo dei cittadini con l’ID digitale, la moneta elettronica e la manipolazione del voto; quello di Bergoglio di trasformare la Chiesa in un’agenzia dell’ONU e del WEF non sono piani a se stanti, che vengono realizzati autonomamente e senza alcun rapporto tra loro.
In tutto quanto è accaduto negli ultimi decenni in forma più sotterranea e più recentemente in modo palese, possiamo scorgere una mens, un’intelligenza capace di dare un’organizzazione apparentemente infallibile e inarrestabile. Perché dobbiamo ammetterlo: chi ha costruito questa macchina infernale, in cui tutti gli ingranaggi sembrano girare perfettamente, dimostra un’intelligenza superiore, angelica, anzi: satanica.
L’apparente vittoria dei malvagi
La constatazione dell’efficienza organizzativa dei malvagi non deve spaventarci, né farci desistere dal combattere i loro piani. Credo anzi che sia proprio questa «perfezione» nel campo nemico che finirà per costituire la propria condanna: Simul stabunt, simul cadent, dice l’adagio latino. E sarà esattamente così, perché il trionfo del Male è una finzione, una simulazione, un allestimento scenico basato – come tutto ciò che viene da Satana – sull’apparenza e sulla menzogna.
Torniamo un istante alla Pasqua dell’anno 33. Mettiamoci tra coloro che a Gerusalemme assisterono alla crocifissione di Gesù, dopo averLo visto compiere miracoli e guarigioni. Anche sul Golgota, nell’assenza degli Apostoli, la messa in scena di Lucifero doveva sancire la sconfitta del Messia, la dispersione dei Suoi discepoli, l’oblio del Suo insegnamento, la sconfessione della Sua divinità.
Ma proprio sulla Croce, strumento di morte e di infamia, le sorti dell’umanità sono rovesciate da Colui che con la morte del corpo ha restituito la vita dell’anima, e che lasciandosi inchiodare a quel legno, su di esso inchiodava l’inferno.
O mors, ero mors tua. La nostra natura ferita dal peccato originale non si rassegna a capire che la vittoria di Cristo si compie secondo la logica della Carità e non dell’odio, e che essa è tanto più inesorabile e definitiva quanto maggior spazio di agire è lasciato a Dio, e quanto minore da parte dei Suoi figli è la fiducia nei mezzi umani.
Satana l’illusionista
Non giudichiamo quindi l’apparente «viver lieto de’ maligni» del Salmo 36 come un segno di inevitabile sconfitta: questo imponente dispiegamento di forze, questa scenografia così realistica, queste coreografie impressionanti costituiscono la sola risorsa cui possa attingere il grande Mentitore, e l’unico modo per indurci a credere di essere potente e invincibile. Un gran prestigiatore, questo è certo: ma che in quanto tale potrà stupirci come illusionista, ingannarci con i suoi trucchi, che fuori dal palcoscenico e alla luce del sole si mostrano nella loro patetica inconsistenza.
Il gioco del coniglio estratto dal cilindro – il rispetto dell’ambiente, la salute dei cittadini, la fratellanza universale – o lo spettacolo della donna segata in due funzionano sinché il pubblico rimane a distanza e si lascia ingannare dalla penombra e dai gesti teatrali del prestigiatore. D’altra parte, chi tra gli spettatori di uno spettacolo di «magia» o tra i passanti che indugiano nei corridoi della metro ad osservare il gioco dei tre bussolotti penserebbe che si tratti di realtà? Chi darebbe credito a un dottor Dulcamara che proponga, come nell’opera di Donizetti, un farmaco «odontalgico, mirabile liquore, dei topi e delle cimici potente distruttore?» (Felice Romani, L’elisir d’amore, scena V, Dulcamara).
La finzione – anzi, più precisamente: la frode nella vendita, ché di vendita fraudolenta si tratta – è il marchio del commercio di Satana. Comprate il mio specifico, per poco ve lo do.
Questo piazzista imbroglione – e con esso tutti i suoi servi, non meno indaffarati a vendere i loro intrugli – ricorda certi personaggi che sino a qualche tempo fa, nei parcheggi degli autogrill, offrivano agli incauti un videoregistratore a pochi euro, che poi si rivelava essere un involucro appesantito da un mattone; o quelli che, in cambio di una somma per il disbrigo delle pratiche notarili, promettono via mail l’eredità di un milionario africano appena scomparso.
Ma se tutti noi sappiamo perfettamente che dietro queste altisonanti promesse si cela solo un imbroglio ai nostri danni, perché ancora vi è chi ci crede?
Non era altrettanto palesemente falsa l’efficacia del siero sperimentale mRNA inoculato in massa?
Non è altrettanto ridicola la narrazione sulla crisi energetica, ottenuta comminando sanzioni al principale esportatore in Europa di gas naturale?
Non è grottescamente infondata la frode ambientale?
Eppure, a guardarci intorno, sembra che molti, moltissimi siano ben più che disposti a credere alle menzogne di questi Dulcamara, di questi imbonitori di fiera che dal World Economic Forum o dalla Bill & Melinda Gates Foundation, dall’Unione Europea o dall’Organizzazione Mondiale della Sanità decantano le virtù dei loro filtri miracolosi: reddito universale, abolizione della povertà, sconfitta delle malattie, pace globale. Per poi scoprire che dobbiamo pagare quel reddito universale indebitandoci e rinunciando alla proprietà privata, che la loro «abolizione della povertà» porta alla miseria dei singoli e delle Nazioni, che BigPharma ci vuole pazienti cronici, che la pace del Nuovo Ordine Mondiale significa guerra perpetua.
Com’è stato possibile?
Molti, in questi ultimi anni, si sono chiesti: Come è stato possibile che una parte così consistente dell’umanità possa aver acconsentito a tutto questo?
Se ci guardiamo indietro – tornando agli anni Ottanta, ad esempio, prima che l’alta finanza decidesse di muovere attacco alle Nazioni europee con la privatizzazione degli asset statali e con la distruzione definitiva della società e della famiglia, già iniziata ben prima – ci sembra quasi impossibile che nel giro di poco tempo il Nemico possa aver compiuto passi così imponenti, senza suscitare reazioni e resistenze significative. E se ascoltiamo le parole di quelli che Roncalli chiamava profeti di sventura, i quali sin dalle prime sessioni del Vaticano II annunciavano l’apostasia cui esso avrebbe condotto, ci pare impensabile che quei loro allarmi autorevoli possano essere stati ignorati e anzi abbiano meritato la condanna e l’ostracismo, da parte dei supremi Pastori, di chi li lanciava.
E qui torniamo alla frode, all’adulterazione della Fede, della Morale, della Liturgia, all’inganno colpevole di chi, costituito in autorità, si palesa come nemico di coloro che dovrebbe invece proteggere, e amico di chi dovrebbe combattere o convertire. Frode la chimera di una fratellanza priva della comune paternità di Dio; frode la actuosa participatio che ha distrutto il culto pubblico protestantizzandolo; frode il sacerdozio comune dei fedeli, fraudolentemente insinuato al Concilio per indebolire il Sacerdozio gerarchico; frode la presunta democratizzazione della Chiesa, che il divino Fondatore ha voluto monarchica e che nessuna autorità umana potrà mai cambiare; frode l’ecumenismo con cui si umilia la divina Maestà al livello delle prostituzioni, come la Scrittura chiama eloquentemente le false religioni. Tutti gli dei dei pagani sono demoni (Sal 96, 5) e I sacrifici dei pagani sono fatti a demoni e non a Dio (1 Cor 10, 20).
La domanda corretta
Proviamo a riformulare la domanda in modo più chiaro:
Come è stato possibile che dei popoli cresciuti nell’eredità del pensiero greco e romano, nella luce della Rivelazione cristiana e della civiltà che essa ha edificato abbiano deciso di credere ad una menzogna palesemente falsa, ossia che sia possibile pace, concordia, prosperità e felicità lontano da Dio, anzi schierandosi apertamente con un Nemico che Cristo ha già sconfitto e vinto?
A ben vedere, questa domanda l’avremmo potuta porre anche ad Adamo ed Eva: Eravate nel Paradiso terrestre; incontravate il Signore e parlavate con Lui; non avevate malattie né morte; avevate un’intelligenza agile nell’apprendere e nel comprendere; non eravate soggetti alla concupiscenza della carne… avevate tutto, perché avevate Dio: ebbene, come avete potuto credere al Serpente, che vi prometteva che disobbedendo al comando del Signore avreste ottenuto ciò che avevate già? quando era evidente che una creatura strisciante non avrebbe mai potuto competere con l’onnipotenza del Creatore?
Analoghe promesse le ritroviamo nelle tentazioni cui Nostro Signore volle sottoporSi nel deserto: anche in quel caso Satana offre al padrone di tutte le cose i domini della terra che già Gli appartengono, osando chiederGli in cambio un atto idolatra di adorazione tanto assurdo quanto impossibile. Tutto questo sarà tuo, se prostrato mi adorerai (Lc 4, 7). A queste assurdità dettate da una mente irretita e ostinata nella volontà malvagia il Signore risponde citando la Scrittura, senza nemmeno degnarSi di argomentare la loro falsità. Perché con il demonio non si discute: è tempo perso. Satana va scacciato e tenuto lontano.
Il peccato dell’uomo moderno e contemporaneo
La colossale frode che è stata ordita ai danni dell’uomo moderno non è in nulla diversa da quella che ha segnato la caduta dei nostri Progenitori: credere alla menzogna in quanto tale, sovvertendo l’ordine divino.
Noi non siamo stati propriamente ingannati, perché l’inganno era evidente sin dal principio: diventare sicut dii mangiando dell’albero della conoscenza del Bene e del Male o pretendere che delle amputazioni chirurgiche possano trasformare un uomo in una donna; offrire i primogeniti a Baal o ucciderli nel ventre materno per non aumentare la carbon footprint è sostanzialmente identico.
Ciò che Satana ci chiede non è tanto di compiere un’azione riprovevole, ma farcela compiere accettando come vero che essa non comporti delle conseguenze: gettati da questa torre, e i tuoi Angeli verranno a sostenerti.
Vaccinati con questo siero sperimentale, e compirai un gesto d’amore.
Acquista un figlio con la gravidanza surrogata, e sarai genitore.
Rinuncia alla tua libertà, e sarai libero.
Compra ciò che non puoi permetterti e che ti indebiterà per sempre, e sarai felice.
Chiudi tua madre anziana in un ospizio, e sarà seguita da personale che la farà stare bene.
Lascia che tuo figlio cambi sesso, e si sentirà realizzato.
Lascia che lo Stato sia laico e che legiferi senza condizionamenti da parte della Chiesa, e regnerà la concordia tra i fedeli di tutte le religioni.
Nulla di queste promesse ha anche solo la parvenza di verità: sono tutte menzogne, e come tali il Principe della menzogna ce le vuole fare accettare, perché con esse accettiamo il sovvertimento dell’ordine divino. È per questo che non si tratta di un errore, ma di un peccato del quale siamo moralmente responsabili.
Le conseguenze dell’accettazione della menzogna
Il concetto di tolleranza del male – che in società ancora cristiane poteva in qualche modo consentire limitate deroghe per un bene superiore – è stato cancellato dalla società civile e dalla Chiesa nel momento in cui, perduto il riferimento trascendente del sommo Bene e del santo Vero – il Signore Dio – non vi è più alcun male da tollerare, né alcun bene da tutelare.
Perché l’accettazione contemporanea della Verità e della sua negazione – la menzogna – sono una contraddizione logica, ancor prima che teologica. E questo è il risultato di un processo che credo meriti di essere analizzato con molta attenzione.
Il sovvertimento ad opera dell’autorità
Il processo a cui mi riferisco è quella sequenza di eventi concatenati che ha condotto la Chiesa Cattolica – e con essa le Nazioni in cui i cattolici sono presenti e socialmente rilevanti–‐ a personalizzare il rapporto del fedele con Dio laddove esso era pubblico – il culto, la Liturgia – e a collettivizzare, per così dire, il rapporto del fedele con Dio, quando esso era invece personale – la conversione, l’orazione, la meditazione, l’esperienza ascetica e mistica.
Questa inversione – mutuata dai Protestanti – fa sì che l’azione del culto pubblico della Chiesa divenga un momento di autocelebrazione dei singoli e dei gruppi, e non la corale voce della Sposa; e allo stesso tempo cancella l’intima unione dell’anima con il suo Signore – conseguibile solo nel raccoglimento individuale – per esaltare una «comunità», per darle consistenza e attrattiva in ragione del «camminare insieme», ancorché senza meta.
La normalità ieratica, al di sopra del tempo e dello spazio, cede alla provvisorietà dell’esperimento, all’incognita del risultato, alla creatività patetica o all’improvvisazione sacrilega. E questo, necessariamente, si allarga alla vita civile, dove la testimonianza del cattolico non solo non è necessaria, ma è anzi da deplorare; e dove i governanti, anche se nominalmente cattolici, possono legiferare in contrasto con la Legge di Dio e della Chiesa.
Perché ciascuno di loro è convinto di poter pensare in un modo e agire in modo opposto, mentre in realtà finisce col pensare sulla base di come si comporta.
Il ruolo della deep church
Finché la Gerarchia della Chiesa è stata fedele al suo mandato, ogni persecuzione dei governi anticattolici e rivoluzionari è stata affrontata con onore e fermezza, spesso anche con l’eroismo del martirio, come in Vandea, in Spagna, in Messico, in Unione Sovietica, in Cina.
Ma non appena il Vaticano II ha «resettato» la Gerarchia in senso liberale e progressista, è stata essa stessa a promuovere la laicizzazione della società e l’estromissione volontaria della Chiesa e della Religione da ogni ambito del vivere civile, giungendo a chiedere la revisione dei Concordati.
Nell’arco di poche generazioni la civiltà cristiana costruita grazie alla Chiesa Cattolica è stata rinnegata e dimenticata, giungendo a scardinare le basi del patto sociale: non è una questione di statistiche o di numeri – peraltro documentabili – ma un cambiamento radicale della società, dei principi che animano i suoi cittadini, delle speranze che nutrono i nonni e i padri per le future generazioni.
Parlo della capacità dei nostri nonni e genitori di rinunciare a tanti agi per garantire gli studi o una casa ai figli; parlo dello scardinamento della famiglia con il divorzio, con la deliberata creazione di una crisi economica che renda impossibile essere autonomi, potersi sposare e educare la prole, sapere che l’autorità civile e religiosa sono amiche, e non ostili e traditrici.
Questo ha anche portato le generazioni a perdere progressivamente ma inesorabilmente tutta quell’eredità di comportamenti quotidiani, di modi di dire, di abitudini che erano la traduzione pratica del modo di essere di un cattolico; un abbandono che è stato incoraggiato da chi ha instillato nei cittadini e nei fedeli un senso di vergogna per il proprio passato, per la propria Storia, le proprie tradizioni, la propria Fede. Sconcerta che questo tradimento sia stato consumato senza reazioni, dopo essere stato imposto dall’alto sia in ambito civile sia – cosa inaudita – in ambito ecclesiale.
La laicità dello Stato, con cui le Nazioni scrollano da sé la Signoria di Cristo, costituisce la base filosofica e teologica su cui ha potuto essere teorizzata la dissoluzione della società cristiana: senza di essa divorzio, aborto, eutanasia, sodomia, manipolazione genetica e transumanesimo non avrebbero mai potuto essere introdotti nelle legislazioni nazionali. E questo è avvenuto con il sostegno determinante della deep church sin dagli anni Sessanta, e più recentemente con il totale asservimento della gerarchia cattolica all’Agenda 2030: lo ha riconosciuto anche mons. Hector Aguer, già Arcivescovo di La Plata in Argentina.
La disgregazione della famiglia
Tutto questo è scomparso: nessun giovane membro di una famiglia moderna ha mai nemmeno sentito raccontare come si viveva una volta. Cosa si credeva. Cosa si sperava. D’altra parte, dove sono i nonni, che un tempo accudivano i nipotini e trasmettevano loro i ricordi degli antenati, la loro saggezza, la loro semplice religiosità?
Erano i nonni che portavano i nipoti a pregare davanti all’immagine della Madonna, insegnavano loro le orazioni, come fare l’esame di coscienza, un Requiem passando davanti al cimitero, il significato dell’obbedienza verso i genitori, dell’onestà, della parola data.
La massoneria ha eliminato gli anziani, trasformandoli in commodity per il business delle cliniche o sterminandoli con il siero genico o con la ventilazione forzata. La loro assenza, da decenni ormai, si è accompagnata ad un attacco frontale contro la donna, nel suo ruolo di moglie e di madre: un altro elemento di coesione della famiglia demolito, un altro baluardo abbattuto.
L’attacco alla figura paterna – sino ad allora modellata sull’autorità e sulla bontà di Dio Padre – si è compiuto con la corruzione dei costumi, con la pornografia, con la promiscuità e infine – rotto il cordone ombelicale che lega la sessualità al rapporto coniugale finalizzato alla procreazione – ecco ulteriormente distrutto l’uomo, il marito, il padre, il cittadino stigmatizzando la sua «mascolinità tossica», effeminandolo, castrandolo nella volontà e nell’intelletto; prima anteporre il mezzo (il legittimo piacere dell’atto coniugale) al fine naturale (la procreazione), e poi sostituendo al fine il mezzo.
E i figli, separati dai genitori che lavorano, trovano nella televisione, in internet, sui social, con le app, a scuola e ovunque un nuovo oracolo, una entità che sollevi dalla responsabilità di scegliere e che dica loro cosa pensare, cosa volere e contro chi rivolgere le proprie frustrazioni. Et inimici domini domestici ejus (Mt 10, 36).
Questa entità – cui il potere vorrebbe riconoscere caratteristiche quasi divine, simulando le facoltà di un’intelligenza umana – propone un nuovo credo ambientalista, esalta nuove virtù green e woke, addita nuovi maestri, celebra le sue liturgie. Perché si pone come religione e come tale richiede al fedele assenso e obbedienza ai suoi ministri.
La religione di Stato
Il sistema di indottrinamento è sperimentato, e nel corso della Storia ha mutato solo alcuni dettagli dovuti ai tempi o al progresso tecnologico, ma ha sempre conservato lo schema originario. Ed è questo schema che occorre conoscere, se vogliamo contrastarlo in tutte le sue diverse declinazioni: sanitarie, energetiche, climatiche, belliche, finanziarie, religiose. Uno schema che è innegabilmente ispirato non solo alla cancellazione dell’unica vera Religione, ma anche alla sua sostituzione con la religione luciferina del progresso, dell’umanità, della fratellanza, della Madre Terra.
Non stupiamoci dunque se il pretesto iniziale con cui la massoneria ha minato l’autorità della Chiesa Cattolica in nome della libertà religiosa sta venendo meno, per lasciare il dominio incontrastato – riconosciuto anche a livello istituzionale – all’unica religione compatibile con l’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale: il culto di Satana.
Il quale, dopo essersi dissimulato per due secoli dietro Prometeo e la dea Ragione, oggi esce pubblicamente allo scoperto e pretende per sé quell’esclusività che aveva rimproverato e negato alla vera Chiesa, al punto da diventare «religione di Stato», di imporre i suoi dogmi assurdi e le sue false credenze alla comunità internazionale, di indottrinare i bambini e i ragazzi nelle scuole, di obbligare i cittadini a conformarsi ai suoi precetti.
Sembra di assistere ad una riproposizione globale del paganesimo come sotto il regno di Giuliano l’Apostata: una sorta di vendetta dei culti idolatri sulla Religione di Cristo, una rivincita delle tenebre sulla Luce. Ma questo, come sappiamo, è ontologicamente impossibile.
Exsurge Domine
Dinanzi all’abdicazione dell’autorità civile, vi sono molti gruppi in tutto il mondo che si stanno organizzando per opporsi alle violazioni delle libertà fondamentali, denunciarle ove possibile, coordinare gli aiuti a quanti sono ostracizzati a causa della loro resistenza. Non è una sostituzione del potere, né una forma di sedizione: è la necessaria risposta – in attesa di tempi migliori – chi vede minacciato il proprio futuro, i propri beni, la propria vita stessa.
Ho ritenuto mio dovere di Pastore prendere un’iniziativa analoga in ambito ecclesiale, dando vita all’associazione Exsurge Domine, per contrastare la speculare persecuzione che i sacerdoti e i religiosi tradizionali si trovano a subire da parte della setta bergogliana a causa della loro fedeltà alla Chiesa di Cristo, oggi infestata di traditori, di corrotti e di mercenari. Exsurge Domine, sotto il mio personale patrocinio, vuole aiutare i chierici, i religiosi, i monaci e le monache privati dei mezzi di sussistenza, cacciati dai loro monasteri, fatti oggetto di persecuzione dai Superiori perché legati alla Liturgia apostolica o perché non disposti a rinnegare il carisma del loro Ordine. Parroci che da un giorno all’altro vengono allontanati dalla loro parrocchia, monache a cui Roma impone una badessa progressista, chierici ridotti allo stato laicale senza regolare processo e con accuse infamanti: tutte queste anime buone, innamorate del Signore e fedeli alla Chiesa, hanno bisogno di aiuto materiale, di supporto spirituale, di assistenza legale e canonica.
Chiedo a tutti voi di farvi promotori di questa iniziativa con i vostri conoscenti e amici, e di contribuire secondo le vostre possibilità al finanziamento del nostro primo progetto: la costruzione di un Villaggio Monastico in provincia di Viterbo, dove accogliere la comunità benedettina femminile di Pienza. Il vostro sostegno, anche con la preghiera, permetterà a questi buoni sacerdoti e religiosi di non soccombere alle purghe bergogliane e di poter svolgere il ministero o seguire il carisma che essi hanno scelto con generosità seguendo la volontà di Dio.
Conclusione
Vorrei concludere questo mio intervento riferendomi proprio a questo luogo, Pontmain, dove il 17 Gennaio 1871 apparve la Vergine Maria, invocata sotto il titolo di Nostra Signora di Francia.
Di lì a poco – il 18 Marzo – si sarebbe conclusa, con la sconfitta di Napoleone, la guerra franco‐prussiana e i moti del marzo successivo avrebbero dato luogo alla Comune di Parigi.
In quella circostanza la massoneria francese (di ispirazione socialista e legata ai centri di potere culturali) organizzò una rivoluzione che fu però affogata nel sangue il maggio successivo dall’intervento del governo di Versailles, su ordine della massoneria inglese (che è invece liberale e legata al potere istituzionale).
Oggi quella spaccatura tra differenti massonerie è stata superata da un pactum sceleris che le unisce – concilium fecerunt in unum (Sal 70, 10) – con il comune obiettivo di portare a compimento l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale, necessaria premessa al regno dell’Anticristo.
La Santa Vergine, nell’apparizione a Pontmain, non disse nulla. Ai Suoi piedi si srotola un cartiglio in caratteri d’oro: Pregate, bambini miei. Dio vi risponderà prestissimo. Mio Figlio permette che il Suo Cuore si lasci toccare. Ebbene, anche oggi queste parole di conforto rimangono valide e vere: il Signore risponderà prestissimo, perché molte sono le anime buone che, in questa fase di apostasia e di crisi dell’autorità, si stanno svegliando dal torpore in cui troppo a lungo sono rimaste.
La frode infernale del globalismo è destinata al fallimento più totale: su questo non vi è il minimo dubbio. La Babele del Nuovo Ordine sprofonderà sotto il peso delle sue menzogne, marchio inconfondibile dell’opera del demonio.
A noi spetta il compito di proclamare la Verità, di ricordare al mondo che l’unica salvezza viene da Cristo, Principe della Pace, a cui va restituita la Signoria sulle Nazioni e sulla Chiesa che Gli è stata usurpata da un’autorità ribelle e corrotta.
Possa la Vergine Santissima, Regina delle Vittorie e Mediatrice di tutte le Grazie, affrettare la fine di questa tribolazione, perché si compiano le Sue parole pronunciate a Fatima nel 1917: Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Geopolitica
«L’ordine basato sulle regole» non era reale: ora siamo nell’era della fantasia geopolitica imperiale. Cosa accadrà al mondo e all’Italia?
Se c’è un personaggio che incarna l’oligarcato mondialista in modo perfetto, quello è Mark Carney. Ora primo ministro del Canada, in passato è stato direttore della Bank of England, la Banca Centrale britannica, e cosa ci faccia un canadese al vertice è difficile a capirlo.
Una vita a pascolare tra le élite – a Davos è un habitué – nessuno si è scandalizzato quando ha preso il posto di un altro «penetrato» (Klaus Schwab dixit) dal WEF, Giustino Trudeau, ora visto vagolare per la cittadina sciistica svizzera con la sua nuova fiamme, la curvacea cantante americana Katy Perry, elegantissima nel suo debutto come première dame di seconda mano. Carney è bilingue, si dice cattolico, e si mostra gioviale, ma a guardarlo in faccia vengono in mente i burocrati villain di Mission: Impossible o di James Bondo.
Ora Carney ha avuto una rivelazione celeste, che ha condiviso con la platea globale di Davos. Durante il suo speech tra le luci blu del WEF, ha ammesso che «l’ordine internazionale basato sulle regole» è sempre stato, in parte, una narrazione artificiosa che i Paesi hanno consapevolmente alimentato per decenni perché ne traevano vantaggio concreto.
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Si tratta di un’ammissione pesantissima: papà e mamma in verità non si amavano veramente, e tutta la famiglia, felice in decadi di foto sui comò di tutte le latitudini, si reggeva in realtà su questa disdicevole finzione. Il Carney ha avuto il buon gusto di dire anche che Paesi come il Canada hanno prosperato sostenendo questo mondo che, in realtà, non era basato sulla verità, concetto che improvvisamente assale il cuore dell’oligarca mondialista
«Sapevamo che la storia dell’ordine internazionale basato sulle regole era parzialmente falsa, che i più forti si sarebbero sottratti alle norme quando gli conveniva, che le regole commerciali venivano applicate in modo asimmetrico», ha affermato Carney. «E sapevamo che il diritto internazionale veniva applicato con diversa severità a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima», ha aggiunto.
È scattata quindi la citazione del trito Il potere dei senza potere del dissidente poi presidente ceco Vaclav Havel: ecco che il premier di Ottawa paragona decenni di adesione formale al racconto tratto da del negoziante che espone un cartello politico in cui non crede affatto, definendolo «vivere nella menzogna» per «evitare guai».
Incredibile sentirsi parlare di menzogna e guai dal vertice di quel Paese che ha praticato un apartheid biotico e una repressione pandemica senza pari, che vietava l’ingresso nei negozi di liquori ai non vaccinati ed è arrivato persino a congelare i conti in banca di chi protestava contro il siero mRNA obbligatorio (misura ora ribaltata dalla Corte canadese: interrogata sulla questione a Davos, l’attuatrice della legge infame, l’ex vicepremier Chrystia Freeland, discendente di ucronazisti e membro della direzione WEF, non ha voluto rispondere).
Eppure, sì, ci tocca sentire una lezioncina sulla sottomissione ad un sistema falso e liberticida proprio dal premier canadese. Come quello che guarda il dito invece che la luna, invece che pensare alla sofferenze inflitte poco fa al suo stesso popolo, il Carney parla delle relazioni internazionali, ora sconvolte dalla slatentizzazione della politica di Trump, il suo vicino di casa, che forse lo invaderà.
Carney ora sostiene che questo «patto tacito non regge più», affermando che «siamo nel mezzo di una rottura, non di una semplice transizione». Il premier canadese ha descritto l’attuale fase come caratterizzata da «un’intensificazione della rivalità tra grandi potenze», in cui integrazione economica, tariffe e infrastrutture finanziarie vengono usate come «armi» e strumenti di «coercizione»: avete sentito bene, ha detto proprio «coercizione», ma non sta parlando della siringa genica di Stato che hanno scatenato la rivolta di milioni di canadesi, ma di questioni internazionali di un mondo che, arrivato Trump, non gli va più tanto bene.
Sullo sfondo, lo sappiamo, c’è la Groenlandia, che Trump ha annunziato urbi et orbi di volersi prendere (e da Putin è arrivato un gustoso semaforo verde). E ancora di più, c’è il rischio che Washington decida per l’Anschluss anche dell’intero Canada, il secondo Paese più esteso della terra, che si trova proprio nell’emisfero americano. La dottrina Monroe, cioè Donroe – il concetto vecchio di duecento anni del «destino manifesto» degli USA – lo chiederebbe espressamente.
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Sappiamo che potrebbero non essere ciance, se è vero che i canadesi starebbero improntando una strategia di resistenza stile mujaheddin afghani in caso di invasione statunitense. In verità, pensiamo che questa frizione è diventata pienamente visibile ai mondiali di Hockey a Montreal pochi mesi fa, quando il pubblico locale fischiò l’inno americano, e la squadra USA quindi scatenò tre risse nei primi nove secondi di giuoco. Come dire, i rapporti potrebbero essere più tesi di quello che sembra.
Fatto sta che quanto detto da Carney non è piaciuto a Trump, che ha espresso la sua ira per quelle parole, chiamandolo in causa direttamente nello storico discorso di questa settimana. «A proposito, il Canada riceve un sacco di regali da noi. Dovrebbero esserne grati anche loro, ma non lo sono. Ho visto il vostro primo ministro ieri, non era così grato. Dovrebbero essere grati agli Stati Uniti, al Canada. Il Canada vive grazie agli Stati Uniti. Ricordatelo, Mark, la prossima volta che fai le tue dichiarazioni».
Trump lo ha fatto capire: le parole di Carney erano contro la nuova America trumpiana. Ce ne siamo accorti e, come ha detto riguardo all’eventuale opposizione degli europei all’annessione della Groenlandia, «ce ne ricorderemo».
Il retroscena ulteriore da spiegare ai lettori è che il primo ministro di Ottawa, poco prima di Davos, era stato a Pechino per siglare accordi con la Repubblica Popolare Cinese. Pochi mesi fa, Carney aveva denunciato i problemi di diritti umani del Dragone. Ora invece vola lì a firmare un partenariato su dazi doganali reciproci e importazione di auto – quest’ultimo tema fortemente discusso in Canada, specie per le proprietà di spionaggio dei veicoli Made in China. I lettori di Renovatio 21 possono pure ricordare quando l’anno scorso Carney fece uno strano discorso in cui chiedeva le atomiche europee per difendersi da Trump.
E quindi, è possibile capire che Carney potrebbe star dicendo qualcos’altro: il mondo è sempre stato diviso in blocchi superpotenziali, siamo stati bene, fingendo che ci piacesse, sotto i vicini americani, ma ora possiamo anche cambiare famiglia, grazie e arrivederci. Come riportato da Renovatio 21, poche settimane fa Carney aveva pronunciato l’esatta, magica formula: «Nuovo Ordine Mondiale». Detto proprio a ridosso degli elogi a Xi Jinpingo.
Se uno lo considera secondo uno scenario di politica militare, è ancora più terrificante: Carney sta dicendo che, a fronte di un’invasione USA, chiederebbe aiuto alla Cina? Carney sta annunziando che ha deciso di voler stare in un blocco diverso da quello previsto dalla dottrina Donroe. Vuole essere un satellite della superpotenza cinese nell’emisfero americano?
È stupendo vedere come la geopolitica, in pochi mesi, sembra essere stata cambiata radicalmente perfino nel linguaggio. L’ho detto, lo ripeto, viviamo dentro l’immaginazione di Donald Trump, che già più di quaranta anni fa nel suo libro Art of The Deal diceva che per chiudere l’affare bisogna entrare e modificare le fantasie dell’interlocutore. Ora sembra che il mondo venga politicamente ridisegnato dallo scenario che Trump sta travasando su miliardi di persone, che spazza via Yalta, NATO, UE, qualsiasi cosa si frapponga tra lo stato attuale la nuova visione del mondo.
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In tutto questa immane ricombinazione cosmica la domanda che dobbiamo farci riguarda il nostro piccolo: cosa ne sarà della UE? La tentazione è pensare che Brusselle non sopravviverà all’urto della nuova realtà – perché i suoi burocrati non hanno non solo le armi, ma nemmeno la fantasia (risorsa più rilevante di quanto pensassimo) per gestire la rivoluzione in atto.
Cosa può fare l’Europa? Senza armi, e con le sue capitali a circa 12-13 minuti di distanza dalla distruzione via missile termonucleare ipersonico russo, può sperare solo in un grande protettore: che era lo Zio Sam, cioè la NATO, ma ora la NATO, con la Groenlandia, potrebbe saltare – e i lettori di Renovatio 21 sanno quanti analisti negli scorsi anni avevano predetto la fine dell’Alleanza Atlantica quanto il NATO-scettico Trump sarebbe tornato alla Casa Bianca.
E quindi quale «adulto» può proteggere il bambino UE? La Russia scordatevela, perché la russofobia che alligna nelle stanze degli eurobottoni è un qualcosa che neocon levatevi. E quindi… faremo come l’«europeo» (si è definito così lui, una volta, tre anni fa proprio al WEF) Carney? Chiederemo di stare sotto l’ombrello cinese anche noi?
È atroce pensarlo, ma il vecchio continente, ridotto ad un’accozzaglia di buroplutocrati eunuchi, non ha molte altre possibilità. Per questo c’è da sperare, e pregare, perché la UE finisca prima che faccia un’esiziale decisione nell’alba di questa nuova era dell’ordine mondiale, l’era imperiale del God Emperor Trump.
Scendiamo un gradino e pensiamo alla povera Italia. Sui giornali mainstream qualcuno dice che la politica che due forni di Giorgia Meloni, che voleva stare in Europa facendo gli occhi dolci a Washington (Berlusconi ci riusciva, facendo sponda pure Putin, Gheddafi, Netanyahu perfino Chavez… ma probabilmente quello era un altro livello) è fallita.
Secondo i corvi giornalistici, ora il governo italiano vorrebbe mettersi sotto le ali della… Germania.
Si tratta di un’idea che, avendo presente la faccia di Merz, ci agghiaccia come nient’altro. La Germania, pallida madre, è un Paese senza fantasia – e senza futuro, se è vero, come ha recentemente rivelato Tucker Carlson, che in privato il vertice dice di non volere atomiche a Berlino perché a breve sarà la Germania sarà totalmente islamizzata, e quindi – crediamo sia il senso del discorso – sarebbe come dare armi apocalittiche a beduini terroristi. Un po’ come i bianchi sudafricani, che (caso unico al mondo) si disfecero delle testate nucleari prima di consegnare il Paese a Mandela e ai negri.
Non è possibile, non è accettabile che l’Italia sia alleata con centrali di degrado e decadenza, di ignavia ed impotenza – cioè con tutti i Paesi europei, devastati dall’immigrazione e dalle loro politiche di Necrocultura massiva.
Del resto, la direzione non è che non fosse chiara in precedenza: la persistenza di Giorgia nella russofobia attiva, con armi e danari al regime Zelens’kyj mentre le nostre aziende senza Russia perdono miliardi e le famiglie si ritrovano le bollette pazze. Ora stiamo con probabilità avanzando in questa politica di demenza autolesionistica (perché va sempre aggiunto il rischio di venire spazzati via dagli Oreshnik, anche se avessimo la contraerea SAMP-T che abbiamo però dato via) e quindi invece che rompere lo schema idiota visto sinora è facile che verrà fatta la scelta più idiota e tremenda, quella di restare con l’Europa burosaurica e i suoi pupazzi estrogenici. Ecco, volevate il sovranismo, avrete in cambio la sudditanza alle facce di Merz.
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Diciamo un’ultima cosa: la nuova era globale ha una sua onestà ammirevole. Trump vuole la Groenlandia, e lo dice, e con grande probabilità se la prenderà. Vuole il Venezuela, e fa sparire Maduro in una notte. La Russia dirà ancora più chiaramente, con le armi e infine a parole, quanto vuole dell’Ucraina, in parte o tutta. Macron potrebbe tornare a dire che rivuole la sua Africa. E Carney, con le sue manovre cinesi e il suo discorsetto haveliano, sta comunicando anche lui espressamente cosa vuole, dove vuole stare, etc.
L’Italia riuscirà mai a dire cosa vuole? Roma dovrebbe dire che vuole la Libia – e con Silvio e Gheddafi l’aveva praticamente ottenuta, tanto che il milanese era finito stampato in trasparenza sui passaporti libici. E invece, ci siamo trovati infiltrati da una classe politica (fino ai vertici della Repubblica) che lavorava contro l’Italia in Libia. Una fetta dello Stato Profondo nazionale che agisce contro gli interessi italiani per preferire quelli europei (qualsiasi cosa significa), vista di recente in azione contro Elon Musk, con spesso qualche Legion d’Onore che scappa a Parigi a figure dello Stato-partito romano.
L’Italia della nuova era, potrebbe dire che vorrebbe avere influenza anche nel suo piccolo «emisfero» geografico e culturale? Così, con lo Stato riempito di traditori senza onore e senza fantasia, no. Non potrà mai non solo dichiarare apertamente la necessità di Tripoli e dei suoi idrocarburi, ma anche di gestire (e non subire) l’Albania, e ancora la Croazia, la Tunisia, la Slovenia, persino Malta (isola italofona per qualche ragione non reclamata dal massone angloide Giuseppe Mazzini…). Per non parlare dell’emisfero, quello davvero immenso, degli italiani che stanno in Brasile, in Cile e in Argentina, una forza nazionale gargantuesca che forse è ancora attivabile. E, usando sempre più lo strumento della fantasia, il nostro Paese, vista l’immigrazione ricevuta e relativamente integrata, cosa può fare nelle Filippine, e ancora nel Corno d’Africa, financo in Moldavia e dintorni?
Nel momento in cui la politica di potenza, e superpotenza, diviene realtà inconfutabile, l’Italia davvero vuole rimanere la serva degli eurotedeschi? Davvero non possiede più la fantasia di vedersi un Paese forte? Davvero non sente la necessità di servire il proprio popolo – e sopravvivere alle catastrofi che potrebbero essere, con evidenza, in caricamento?
Possiamo permetterci di vivere in un’Italia che vuole essere mediocre? Possiamo permetterci di vivere in un’Italia che vuole morire – e da schiava?
Roberto Dal Bosco
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Pensiero
Il discorso di Trump a Davos
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Pensiero
Gli uomini invisibili di Crans-Montana
Giorni fa sono stato ad una partita di Hockey, un campionato internazionale europeo: prima della partita è stato chiesto un minuto di silenzio per il massacro di Crans-Montana, e tutti non solo hanno eseguito – compresi gli ultras facinorosi – ma si sono alzati tutti in piedi all’istante.
La maestra di cinese di mio figlio, che va al sabato in una classe fatta solo di bambini cinesi dove l’italiano lo si abbozza solo, ha parlato di Crans-Montana durante la lezione: neanche una donna cinese riesce a trattenere l’interesse, l’amarezza, forse perfino un cenno di lutto, dinanzi alla strage svizzera.
Ci sono quantità di conoscenti che da giorni discutono di questo, e nel rabbit hole, come gli americani chiamano l’immersione in un argomento oscuro e complesso, ci sono un po’ s finito anche io, pronto a misurare centimetricamente le possibile inesattezze della narrazione sui giornali. Sapete, un po’ come al Bataclan, cominciano a notarsi racconti discrepanti, un po’ tendenti a far sembrare le vittime come eroi – la vittima, lo abbiamo spiegato in un articolo di qualche tempo fa, nella nostra società ha un potere fortissimo.
Tutto il mondo è sconvolto. E a ragione: sono diecine di vite giovani falciate d’un tratto, incenerite nella demenza del capodanno (la notte dove, più di ogni altra, mi impongo di andare a letto prestissimo), sacrificate al niente in una località per ricchi.
Ci sono vari filoni dell’interesse giornalistico ed umano per l’ecatombe. Ci sono quelli che, inevitabile, attaccano i soccorsi. Il famoso sito di notizie partenopeo intervista un tizio del posto che lamenta le mancanze dei soccorsi. Eppure, a quanto era stato detto, in poche ore gli svizzeri avevano tirato su un ospedale da campo, e smistato in elicottero immediatamente i feriti gravi in tutti gli ospedali del Paese, saturando le terapie intensive e mandandone qualcuno pure a Milano.
Ho parlato con un sacerdote che è originario di un paesino del San Bernardo non lontano. Mi ha detto che la sorella lavora nelle ambulanze, e che in pratiche tutte le ambulanze disponibili si erano concentrate immediatamente sulla discoteca in fiamme – certo, chi conosce i posti di montagna sa che dalle città più vicine non si arriva in dieci minuti.
🚨🇨🇭 Tragedy in the Alps: 47 DEAD AND 115 INJURED AFTER NIGHT CLUB CAUGHT ON FIRE AT NEW YEARS EVE
New Year’s celebration turned nightmare at Le Constellation nightclub in Crans-Montana.
A flaming sparkler on a champagne bottle—held too close to the wooden ceiling—sparked a… pic.twitter.com/C8Syteq0pH
— Svilen Georgiev (@siscostwo) January 2, 2026
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Ma allora, se la colpa non è dei soccoritori, è dei proprietari del locale. Ecco che ti spuntano articoli sul passato del proprietario, che però, è riconosciuto, ha pagato il conto con la giustizia ed è uscito dai giri criminali da 20 anni, mentre la proprietaria, non trovando nulla, deve essere ricordata per qualche ragione come figlia di pompiere.
Dicono: una discoteca in un seminterrato, impossibile. Ma nessuno ha presente la realtà dei locali di montagna? Dicono: c’era solo un’uscita su per le scale; anzi no, scusate, l’uscita di sicurezza c’era ma era chiusa (ultima che si è sentita, chissà). Dicono: non avevano la licenza per far ballare la gente, ma di gente che ballava nei video non ne ho vista tantissima, certo i trenini di capodanno, ma sembra più un bar con i tavolini per le bottiglie di champagne, compresa quella probabilmente fatale.
Dicono: non era a norma. Poi salta fuori che invece le autorità svizzere (quindi… precise, no?) lo avevano giudicato a norma. E allora: ma l’ultimo controllo è stato nel 2020. E quindi? I controlli vanno fatti ogni anno? E se non vengono fatti, non è per caso per decisione o mancanza dei controllori?
Insomma, io la croce non la butto né sui soccorsi, e – a differenza della nostra diplomazia – nemmeno sui proprietari di Le Constellation (perché al maschile non lo sappiamo, ma ammettiamo che fa chic). I quali magari hanno salvato la pelle ma avranno la vita segnata.
Concludiamo la carrelata citando brevemente l’ebetudine complottista di chi dice che è stato un sacrificio umano programmato dalla malvagia élite mondialista: un’idea idiota degna degli scappati di casa che invece che lavorare stanno su Telegram. E lo dice una testata che del ritorno del sacrificio umano ha fatto uno dei argomenti fondamentali. I domofugi telegrammari dovrebbero nell’ordine, vergognarsi, stare zitti ed andare a lavorare, o, se impossibilitati, leggere un libro.
No, abbiamo un altro colpevole in mente, ben più problematico, e mostruoso: gli uomini invisibili.
Proprio così: la strage è stata causata dal fatto che nella scena, almeno dai filmati che possiamo aver visto, non si vede un uomo. Non c’è qualcuno che, come un uomo, prende l’estintore e si avventa sulle fiammelle, che potevano sembrare, almeno all’inizio, contenibili.
Non c’è nemmeno, sempre nei filmati, un uomo che prende e dice agli amici – magari alla sua stessa fidanzatina – di scappare. Non un uomo che abbia presentito, o anche solo sentito, il pericolo esiziale che si avvicinava.
Voi dite: ma erano ragazzini, era un evento pensato per diciottenni, anzi minorenni, forse perfino per ragazzini piccoli. Il discorso, per quanto ci riguarda, non cambia: a 16 anni non si è in grado di percepire la minaccia? A 15 anni non si sente la necessità di mettersi in salvo con i propri pari? A 18 anni è normale riprendere un incendio col telefonino invece che scappare, chiedere aiuto, proteggere i propri cari?
Ecco come ha avuto inizio l’incendio…
Ci sono responsabilità evidenti.#Crans_Montana
— IL RISOLUTORE ®️🇮🇹 (@ilrisolutoreIT) January 1, 2026
🇨🇭 Around 40 Dead, 115 Injured in Deadly New Year’s Fire at Swiss Ski Resort Bar
A devastating fire broke out at Le Constellation bar in the Swiss ski resort of Crans-Montana during a crowded New Year’s Eve party on January 1, 2026, around 1:30 a.m.
Authorities report… pic.twitter.com/b5dB8Rn8GT
— World In Last 24hrs (@world24x7hr) January 1, 2026
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C’è chi vuole farci credere questo. Leggiamo su Repubblica (giornale forse ora destinato alla rianimazione) un’intervista ad un importante «psicologo e psicoterapeuta» che dice che non bisogna criticare quelli che nel rogo filmavano invece che fuggire e far fuggire. «È una frase che fa male. Perché giudica senza capire. Perché arriva dopo, quando l’orrore è già accaduto, e cerca colpe dove servirebbe comprensione», spiega con generosità ed empatia l’esperto.
Poi ecco che, leggibile anche sui social, arriva lascienzah. È colpa del cervello, non di chi lo porta a spasso. «Fino ai 20-22 anni la corteccia prefrontale non è completamente sviluppata. È l’area che consente di valutare il rischio, pianificare una risposta efficace, controllare l’impulso» dice lo psico-specialista. «In una situazione di emergenza, fiamme, fumo, panico, un cervello adolescente non reagisce come quello di un adulto, non perché manchi la volontà, ma perché manca la piena maturazione delle funzioni di controllo».
Interessante: a questo punto, visto che i giovani insistono in assenza in cervello (almeno, non con il cervello sviluppato, secondo l’infallibile neuroscienzah), ma perché mai dovremmo farli votare? E ancora più importante: perché mai dovremmo farli guidare? Se non sono in grado di percepire il pericolo, non è che dobbiamo togliere a tutti gli under 25 la patente?
Ma il neurospiegone continua mutandosi in una struggente analisi di filosofia delle emozioni: «filmare può diventare un modo per creare una distanza emotiva da ciò che sta accadendo, uno schermo tra sé e l’evento traumatico. In psicologia questo è un meccanismo di difesa: aiuta a ridurre l’impatto emotivo, a non essere travolti, a reggere ciò che altrimenti sarebbe ingestibile».
Eccerto. Brutti voti, divorzio dei genitori, lutti in famiglia, cadute in bicicletta, rotture sentimentali, partite di basket perdute malamente: il ragazzino (ragazzino a 18-20 anni) filma sempre per schermarsi, ce lo insegna la psicologia. Quindi il video che abbiamo visto con i tizi che sghizzavano, musica rap in sottofondo, mentre il soffitto prendeva fuoco è un meccanismo di difesa psicologico. Grazie dottore. (Gli psicologi sono dottori?)
CRAS-MONTANA ROGO DEL LOCALE: 6 VITTIME TUTTE IDENTIFICATE
Sono Sofia Prosperi, 15 anni, e Riccardo Minghetti di 16, le ultime vittime italiane accertate della strage di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, durante il rogo nella festa del locale Le Constellation. Deceduti… pic.twitter.com/ssgFvMgOQ6
— Claudia Sani 🍉 (@cla_sani0521) January 5, 2026
Minga è finita: ad una certa neurologia e psicologia, biologia neuronale ed emozione adolescienziale si danno la mano nel finale capolavoro di quest’analisi: «quando un ragazzo riprende invece di fuggire, non sempre sta facendo una scelta consapevole. Spesso sta cercando, nel modo che conosce, di proteggersi da un’esperienza che il suo sistema emotivo non è pronto a elaborare».
In pratica sono innocenti al punto che ci chiediamo se possiamo parlare di libero arbitrio dei minori – e certi lettori sanno dove questo discorso può andare a parare.
«La sicurezza non è una responsabilità dei ragazzi» tuona lo psicologo. «La sicurezza dei minori è un compito degli adulti, delle strutture, delle organizzazioni, delle istituzioni».
Ora, è proprio qui che saltano fuori gli uomini invisibili, e i loro danni mortali. Dire che un ragazzo non è responsabile di nulla significa lasciarlo in un limbo da cui non gli sarà mai possibile uscire, significa renderlo incapace di qualsiasi cosa – significa metterlo in pericolo.
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Sappiamo che questa è esattamente lo schema del mondo moderno, per cui si diviene adulti automaticamente, anagraficamente, a 18 anni, e che tanto ha fatto per distruggere ogni possibile passaggio dell’individuo all’era adulta. Parliamo della fine dell’«iniziazione», della mancanza di un momento in cui il padre prende il figlio e lo rende uomo facendogli vivere un’avventura unica, facendolo passare per un rito anche pericoloso (le favole, come quelle di Pollicino, sono in sé racconti di iniziazione), di modo da certificare la fine della sua infanzia e l’inizio dell’era adulta.
Sappiamo pure che l’iniziazione nel mondo moderno è impossibile anche e soprattutto per la distruzione sistematica della figura che la guida: il padre. La Necrocultura, su tutti i piani – dalla sociologia, alla teologia, ai costumi, ai cartoni – lavora per la disintegrazione della figura paterna. In assenza del padre, per il ragazzo diviene impossibile completare il suo ciclo esistenziale.
Di qui si ha quello che è chiamata come «società degli eterni adolescenti». Perché l’assenza di iniziazione porta alla catastrofe di questa adolescenza prolungata che vediamo nei cosiddetti adulti: divorziano perché si innamorano della collega, e pazienza per i figli a casa; buttano i soldi nel SUV o nella vacanza all’estero; nei casi peggiori si drogano, non solo con gli stupefacenti proibiti, ma anche con quelli presi in farmacia, come gli SSRI, o l’alcol, la TV, la dopamina dei social, i videogiochi.
Gli «eterni adolescenti» non riescono a mantenere la parola, non riescono a fungere da genitori, perché non sono diventati mai adulti (non gli è stato, di fatto, permesso di farlo). E quindi non siamo sicuri che se la festa al Le Constellation fosse stata per 30-40-50enni l’esito sarebbe stato troppo diverso.
I lettori di Renovatio 21 conoscono la questione, descritta magnificamente da un poeta americano, Robert Bly, scomparso qualche anno fa. Secondo il poeta, la modernità ha indebolito l’essenza stessa della mascolinità, erodendo l’autostima degli uomini e rendendoli incapaci di trasmettersi reciprocamente forza e solidità. Questo fenomeno risulta particolarmente evidente, e soprattutto tragico, nella relazione tra padri e figli, dove la trasmissione di valori e autorità viene interrotta.
Bly attribuiva questo problema alla Rivoluzione Industriale, che aveva separato i padri dalla famiglia, trasferendoli dal contesto domestico a quello del lavoro esterno. L’assenza prolungata dei padri produceva una società instabile, priva di modelli autentici di comportamento maschile; di conseguenza, si diffondeva un profondo senso di inadeguatezza. «L’esperienza primaria dell’uomo americano è di essere inadeguato», aveva dichiarato Bly in un’intervista con il giornalista televisivo Bill Moyers.
La sparizione della figura paterna comporta anche la scomparsa dei riti di passaggio tradizionali: il giovane maschio non sa più riconoscere il momento in cui diventa adulto e, spesso, non desidera neppure diventarlo. Senza l’iniziazione guidata dal padre, gli individui rimangono bloccati in una condizione liminale, che inevitabilmente genera caos individuale e collettivo.
Droga, depressione, delinquenza, omosessualità, suicidio e vari disturbi maschili deriverebbero, secondo Bly, dall’estinzione della linea di trasmissione padre-figlio e dall’affermarsi di una società «orizzontale», che egli definiva «società fraterna», priva di gerarchie e di guide autorevoli. Noi, a differenza del poeta americano, possiamo pure azzardare che senza padre, questa società orizzontale più che fraterna è una società matriarcale. (Colpisce il racconto, pure ancora un po’ confuso, di madri che sono entrate nel locale per cercare i ragazzi: i padri dove erano?)
Dalla distruzione dell’iniziazione – dalla distruzione del padre – vengono quindi tanti mali della società, come la violenza: non è sbagliato, a questo punto, ipotizzare che l’ingrediente di certe stragi sia questa assenza della maschilità formata. In ogni massacro, cioè, c’è probabilmente di mezzo un eterno adolescente (di tutte le età) e quindi un uomo mancato, un uomo invisibile.
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Ora, se vogliamo dire che questo è un ulteriore programma dei padroni del mondo, vi dico: certo. Questo sito lo sostiene da anni: il mondo moderno, lo Stato moderno, operano per la depatriarcalizzazione, e per obbiettivi specifici. Togli il padre, hai tolto l’uomo, hai tolto la protezione alla popolazione, specialmente dei più piccoli: e questo vale per tutti i lupi che vi sono là fuori, dai pedofili ai criminali agli enti rapitori dei bambini ai lupi veri e propri, che per qualche ragione abbondano sempre di più nelle nostre terre. Togli il padre, e quello che ottieni è l’inferno, e le immagini parlano chiaro.
J’accuse Jessica et Jacques Moretti, propriétaires et gérants du bar “Le Constellation” à Crans-Montana de meurtre de masse et d’avoir le 1er Janvier 2026 mis volontairement la vie en danger d’autrui et faits aggravants, en l’espèce, de mineurs !#cransmontana #leconstellation pic.twitter.com/8kELRFA9bZ
— catsnmouse (@catsnmouse) January 2, 2026
Togli gli uomini, e quello che ottiene è il controllo assoluto sul genere umano: ecco che le persone si fanno pascolare e portare al macello come bovini, e qui abbiamo parlato appunto di massa vaccina.
Sembra ridicolo, ma quello che dobbiamo chiedere ai ragazzi è di non esserlo più. Dobbiamo chiedere ai bambini di essere uomini. Dobbiamo portarli, per mano, a divenirlo.
Dobbiamo farlo per il loro bene. E per il nostro. Perché questo è ciò che serve per la continuazione dell’umano. È la prima tradizione che serve.
Roberto Dal Bosco
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