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Cancro

Cina, indagata clinica che prometteva di curare il cancro con la medicina tradizionale

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Almeno 15 persone sono morte dopo essersi rivolte alla struttura, hanno spiegato le autorità. Il fondatore della clinica, Wu Pengfei, promuoveva le pratiche online e prescriveva ai pazienti medicinali contenenti erbe tossiche.

 

Una clinica di medicina tradizionale cinese della provincia centrale dell’Hubei è sotto indagine per la morte di 15 persone che erano alla ricerca di un trattamento per il cancro. Il fondatore della clinica, Wu Pengfei, sosteneva, in alcuni contenuti circolati online, di poter utilizzare la medicina tradizionale cinese per curare i tumori.

 

Un articolo pubblicato sul quotidiano Beijing News ha spiegato che tra il 18 aprile e il 31 maggio (data di apertura e chiusura della clinica), oltre 390 pazienti hanno visitato la struttura. Tra questi, 15 sono morti e 20 hanno visto le loro condizioni di salute peggiorare in maniera grave. Finora Wu Pengfei è stato sanzionato al pagamento di 417mila yuan, (oltre 57mila dollari) per aver commesso «atti illegali»: l’impiego di personale non sanitario per svolgere pratiche mediche e l’assenza di registri per gli acquisti e le prescrizioni di medicinali.

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In un video promozionale circolato online, un collega di Wu diceva di possedere «competenze mediche uniche» e di essere la «prima persona in Cina a curare il cancro utilizzando la medicina tradizionale cinese». Ma Hou Yuanxiang – questo il suo nome – era già stato in precedenza condannato per produzione e vendita di farmaci contraffatti. Nei video promozionali, Wu sosteneva anche che 3mila pazienti erano guariti dal cancro grazie alle pratiche di Hou, e la clinica godeva di tassi di guarigione di oltre l’80%.

 

Wang Xiaoying ha raccontato a Beijing News che suo fratello, Xiaobo, si era rivolto alla clinica dopo a febbraio che gli era stato diagnosticato un tumore al fegato. La famiglia era venuta a conoscenza della clinica grazie a un account online che ne promuoveva i servizi. Dopo aver pagato 18.620 yuan, Xiaobo è stato sottoposto per sette giorni a un trattamento di moxibustione, durante il quale un’erba chiamata moxa viene bruciata sulla pelle o vicino ad essa.

 

In seguito a un consulto di appena cinque minuti gli era inoltre stato prescritto un farmaco – ha continuato la sorella – che però non si è rivelato efficace: dopo due settimane di cure, il fratello aveva perso 5 chili di peso. Ricoverato in ospedale per un’ascite (un accumulo di liquido nell’addome), Xiaobo è morto un mese dopo.

 

Un medico che lavorava alla clinica e di cui Beijing News non riporta il nome, ha detto che nella preparazione dei medicinali veniva utilizzato l’aconito cinese, una radice tossica.

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La notizia ha generato una certa indignazione tra gli utenti cinesi. Alcuni hanno sottolineato l’arroganza del fondatore, che ha chiamato la clinica Yaowang Valley, che significa «valle del re della medicina», mentre altri hanno segnalato di diffidare di chi propone «medicine segrete tramandate da generazioni».

 

A inizio settimana le autorità cinesi hanno diramato un avviso con il quale affermano che sono in corso «indagini approfondite» sulle attività della clinica. I funzionari hanno inoltre ringraziato gli della rete per aver acceso i riflettori sulla questione, promettendo che i risultati dell’indagine saranno comunicati «in modo tempestivo».

 

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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Immagine di Kristoffer Trolle via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Cancro

L’OMS si accorge: aumento vertiginoso dei casi di cancro in tutto il mondo. Chissà di cosa si tratta…

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che, entro il 2050, i nuovi casi di cancro a livello globale raddoppieranno e che la malattia colpirà in qualche modo oltre il 90% della popolazione mondiale. Sulle ragioni di questo aumento, chissà perché, non si danno spiegazioni, né si fanno supposizioni.   In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, l’agenzia onusiana ha affermato che il cancro rimane la seconda causa di morte al mondo dopo le malattie cardiovascolari, mietendo oltre 26.000 vittime al giorno. Si stima che attualmente si registrino quasi 10 milioni di decessi e 20,6 milioni di nuovi casi all’anno, avvertendo che senza interventi urgenti la cifra salirà a 35 milioni entro il 2050. Si prevede che una persona su cinque svilupperà un tumore nel corso della propria vita, e il tumore al polmone rimane la forma più letale.   Nonostante i rapidi progressi nel trattamento, l’OMS afferma che la sopravvivenza dipende sempre più dal luogo di residenza dei pazienti e dalle loro condizioni economiche. Secondo le stime, la sopravvivenza a cinque anni per i tumori al seno e infantili supera l’85% nei paesi ad alto reddito, ma scende al di sotto del 45% nelle nazioni a basso reddito.

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Ventitré Paesi non dispongono di strutture per la radioterapia, due terzi non includono la cura del cancro nella copertura sanitaria universale e i costi dei trattamenti costringono fino al 90% dei pazienti in alcune regioni ad abbandonare le cure. Complessivamente, almeno il 45% dei pazienti si trova in difficoltà finanziarie, il che rende il cancro una delle principali cause di bancarotta medica a livello mondiale.   L’agenzia stima che, se le tendenze attuali dovessero persistere, entro il 2050 il cancro colpirà il 92% della popolazione mondiale in qualche momento della propria vita, sia per diagnosi personale che per quella di un parente stretto. L’OMS ha esortato i governi, le organizzazioni internazionali e il settore privato ad adottare un approccio «centrato sulla persona», integrando i servizi oncologici, dalla prevenzione alla diagnosi e al trattamento, nella copertura sanitaria universale, rafforzando il sostegno ai pazienti e ai loro familiari e garantendo che la ricerca e l’innovazione amplino l’accesso alle cure.   Come riportato da Renovatio 21, un medesimo allarme era stato lanciato ancora lo scorso settembre, in uno studio pubblicato su The Lancet che prevedeva che entro il 2050 i decessi annuali per cancro cresceranno di circa il 75%.   Né gli allarmi istituzionali né gli studi degli scienziati prendono in considerazione che le vaccinazioni COVID possano aver avuto un effetto cancerogeno massivo, un pensiero che, per quanto esorcizzato dall’establishment, trova sempre più spazio nella discussione pubblica e persino in nicchie scientifiche.   Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa ricercatori italiani hanno pubblicato le ricerche riguardo alla possibile correlazione tra siero COVID e aumento dei tumori. A inizio anno il dottore miliardario Patrick Soon-Shiong, chirurgo dei trapianti e proprietario del quotidiano Los Angeles Times, aveva spiegato in un’intervista come la proteina spike del COVID, persistente nell’organismo delle persone sia a causa del virus sia a causa delle iniezioni di mRNA, stia contribuendo a diagnosi di cancro senza precedenti.   Malgrado gli sforzi dei cosidetti fact-checker, la questione dei turbocancri oramai ha raggiunto oramai un alto grado di consapevolezza pubblica.

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Come riportato da Renovatio 21, il fenomeno dei cosiddetti «turbocancri» sta creando vaste domande nei medici che osano ancora porsene, mentre è ignorato completamente dai rapporto istituzionali come quelli dell’OMS sull’aumento dell’incidenza dei tumori anche nei giovani.   Secondo una riflessione apparsa su The Defender, il fenomeno dei turbocancri diventerà talmente pervasivo da essere innegabile al punto che per farlo accettare non sarà nemmeno più necessario da parte delle autorità sanitarie e politiche l’uso della Finestra di Overton.   In realtà, quello del COVID potrebbe non essere stato il primo evento tumorogeno globale della storia recente: in molti puntano il dito sull’SV40, un virus finito nel vaccino polio tramite le cellule di rene di scimmia utilizzate per la produzione del siero e accusato da varie ricerche negli ultimi decenni di essere cancerogeno al punto da ipotizzare una correlazione tra la vaccinazione polio di massa e l’aumento dei casi di cancro in tutto il pianeta dalla seconda metà del XX secolo.   Come notato da Renovatio 21, è sorprendente come lo scorso anno sia stato dimostrato come il virus SV40, che si pensava archiviato con la fine della sierizzazione della polio, sia comparso pure nel vaccino Pfizer COVID.  

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Cancro

Le iniezioni contraccettive Pfizer avrebbero causato tumori al cervello in decine di donne: cause legali

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Almeno 40 donne in Scozia sono state colpite da tumori cerebrali a causa delle iniezioni contraccettive Depo-Provera della Pfizer, secondo quanto rivelato dagli avvocati, e il numero è in aumento. Lo riporta LifeSite.

 

Le cause intentate in Scozia rappresentano solo una piccola parte dei casi a livello globale di donne che citano in giudizio la Pfizer per tumori cerebrali causati dal Depo-Provera, che spesso provocano effetti devastanti e lasciano deturpazioni permanenti. Negli Stati Uniti, un contenzioso multidistrettuale (MDL) sui tumori cerebrali da Depo-Provera conta attualmente 1.752 casi pendenti.

 

Le donne stanno soffrendo di perdita della vista, occhi sporgenti, epilessia, mal di testa e altri danni a seguito dell’uso prolungato di un’iniezione contraccettiva sui cui effetti collaterali, a loro dire, non sono mai state adeguatamente informate.

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«Non si può immettere sul mercato un dispositivo medico equivalente a una bomba atomica, apporre un’avvertenza e pensare di farla franca», ha dichiarato a SkyNews Patrick McGuire dello studio legale Thompsons Solicitors, che rappresenta le donne scozzesi nella causa.

 

«La questione è molto più complessa. Il prodotto non era sicuro. Gli avvertimenti non erano chiari. E le donne hanno subito lesioni gravissime. Hanno diritto a un risarcimento», ha affermato. L’avvocato ha dichiarato alla testata locale Edinburgh Live che il caso a livello nazionale è uno di quelli a più rapida crescita che abbia mai visto.

 

Il Daily Record è stato il primo a riportare che uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel 2024 ha rilevato che l’uso prolungato di Depo-Provera causa un aumento del rischio di sviluppare meningiomi cerebrali.

 

«Dalla pubblicazione dell’inchiesta del Daily Record, abbiamo avuto migliaia di interazioni sulle piattaforme social di Thompsons Scotland e centinaia di richieste telefoniche. Questo ha portato all’avvio di 40 procedimenti, ma tale numero aumenterà senza dubbio, dato che il mio team sta valutando molti altri casi», ha dichiarato McGuire.

 

«Siamo ancora nelle fasi iniziali di questa class action, ma è evidente che il Depo-Provera è implicato in terribili effetti collaterali sulla salute di molte donne in tutta la Scozia. Si tratta di una delle azioni legali in più rapida crescita che abbia mai visto».

 

Una delle persone colpite, Kirsty Moore, che si sottoponeva al vaccino da oltre 20 anni, ha scoperto di avere un tumore nel 2021 dopo aver sofferto di mal di testa e gonfiore all’occhio destro. Da allora si è sottoposta a quattro interventi chirurgici per rimuovere il meningioma, che si sta sviluppando sul nervo ottico.

 

Tuttavia, il tumore ha continuato a crescere dopo questi interventi chirurgici. Moore sta ora tentando un ciclo di radioterapia «estenuante» della durata di sei settimane per cercare di arrestarne la crescita.

 

«È sconvolgente e non dubito che molte altre donne si faranno avanti col passare del tempo. Spero che questi numeri incoraggino le autorità a vietare il vaccino in Scozia», ha dichiarato a Edinburgh Live.

 

Un’altra donna scozzese, Lindsay Tinney, una madre di quattro figli di 50 anni, è rimasta epilettica a causa di un tumore dopo un intervento chirurgico al cervello durato 10 ore per rimuovere il meningioma, che al momento della scoperta aveva le dimensioni di una pallina da tennis. Ha assunto Depo-Provera per sette anni.

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Le cause intentate contro la Pfizer lamentano che il colosso farmaceutico non abbia avvertito gli utilizzatori di Depo-Provera del rischio di meningiomi in seguito a un uso prolungato. Negli ultimi decenni, l’azienda farmaceutica è stata oggetto di numerose cause legali di rilievo, tra cui una intentata in Texas nel 2023 per aver presumibilmente fornito informazioni fuorvianti sull’efficacia dei suoi vaccini contro il COVID-19 e per aver tentato di soffocare le critiche pubbliche al farmaco sperimentale.

 

In passato l’attuale segretario della Sanità americana Robert F. Kennedy jr. si è riferito a Pfizer, insieme ad altri produttori di vaccini, come a «criminali seriali condannati». Nel gennaio 2020, è stata intentata una class action «che accusava Pfizer di aver nascosto il fatto che Zantac contiene una sostanza cancerogena», come riportato da Becker’s Hospital Review.

 

Nel 2009, la Pfizer ha pagato 2,3 miliardi di dollari, «il più grande risarcimento per frode sanitaria nella storia del dipartimento di Giustizia», secondo il dipartimento stesso, per aver promosso illegalmente farmaci per usi non autorizzati o a dosaggi non approvati.

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Cancro

Un nuovo studio espone i potenziali rischi di cancro derivanti dai vaccini mRNA contro il COVID

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Un case report sottoposto a peer review e pubblicato di recente indaga il possibile legame tra i vaccini mRNA per il COVID-19 e l’incremento dei casi di cancro, tra cui neoplasie estremamente aggressive e recidive inaspettate di tumori dopo decine di anni di remissione, fenomeni osservati autonomamente da specialisti e studiosi di oncologia a livello globale. Lo riporta LifeSite.   Pur essendo i «vaccini» anti-COVID basati su mRNA in realtà prodotti di terapia genica (GTP), nel periodo pandemico sono stati presentati come «vaccini» al fine di conquistare la fiducia e l’approvazione del pubblico internazionale. Il crescente allarme per l’aumento delle diagnosi oncologiche successive alle iniezioni mRNA era già stato anticipato da numerose evidenze che indicavano come le terapie geniche mRNA anti-COVID-19 provocassero danni diffusi al cuore, determinando un inquietante picco di miocardite tra adolescenti in buona salute.   Particolarmente allarmanti risultano le nanoparticelle lipidiche utilizzate per veicolare il «vaccino», capaci di diffondersi al di là del punto di inoculo e di raggiungere organi vitali, compreso il midollo osseo.

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Il recente rapporto si focalizza sul caso di una donna di 38 anni, sana e attiva nello sport, che ha cominciato a presentare sintomi legati al sistema immunitario il giorno successivo alla seconda dose di vaccino mRNA anti-COVID-19.   Secondo una sintesi dello studio «nel giro di pochi mesi, le è stato diagnosticato un tumore del sangue aggressivo che colpiva i linfociti in fase iniziale. Inizialmente ha ottenuto una remissione completa grazie alla chemioterapia, ma in seguito ha avuto una ricaduta a livello del sistema nervoso centrale ed è stata sottoposta a trapianto di cellule staminali. La sequenza degli eventi solleva interrogativi sul fatto che la risposta immunitaria indotta dal vaccino possa aver contribuito all’insorgenza o alla progressione della malattia».   «Evidenze emergenti suggeriscono che la biodistribuzione e la persistenza del modRNA, facilitata dalle nanoparticelle lipidiche, possono influenzare vari tessuti e organi, tra cui il midollo osseo e altri organi ematopoietici. In particolare, i vaccini a modRNA mostrano una particolare affinità per il midollo osseo», hanno scritto gli autori dello studio.   Gli studiosi evidenziano come la diffusione dei «vaccini» contro il COVID-19 sia stata collegata a un incremento della mortalità in eccesso a livello mondiale. Riportano diversi studi:   *«Secondo un recente studio condotto in Giappone, i tassi di mortalità aggiustati per età per leucemia, tumori al seno, al pancreas e alle labbra/orali/faringe sono aumentati significativamente nel 2022, dopo che una larga parte della popolazione giapponese aveva ricevuto la terza dose del vaccino modRNA, rispetto al 2020, il primo anno della pandemia, quando non erano state somministrate vaccinazioni genetiche di massa a livello globale».   «Uno studio di coorte a lungo termine condotto su un’ampia popolazione nella provincia di Pescara (Italia) ha analizzato quasi 300.000 residenti per 30 mesi (da giugno 2021 a dicembre 2023) e ha indagato la relazione tra vaccinazione contro il COVID-19 e ricoveri ospedalieri per cancro. Lo studio ha rilevato che la vaccinazione era associata a un aumento del 23% del rischio di ricovero ospedaliero per cancro dopo aver ricevuto una o più dosi… Sono stati osservati aumenti statisticamente significativi del rischio per cancro al seno (+54%), cancro alla vescica (+62%) e cancro del colon-retto (+35%) dopo almeno una dose».

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«Un ampio studio di coorte retrospettivo basato sulla popolazione condotto in Corea del Sud, che ha coinvolto oltre 8,4 milioni di adulti dal 2021 al 2023, ha valutato i rischi di cancro entro un anno dalla vaccinazione contro il COVID-19. Lo studio ha rilevato che gli individui vaccinati avevano un rischio complessivo di sviluppare un cancro superiore del 27% rispetto a quelli non vaccinati. Sono stati osservati aumenti significativi per i tumori a polmone, prostata, tiroide, stomaco, colon-retto e seno».   «Dato l’uso crescente della tecnologia mRNA, sono urgentemente necessarie valutazioni precliniche approfondite sulla sicurezza, compresi studi di integrazione, per garantire la sicurezza del vaccino e la salute pubblica», hanno concluso gli autori, aggiungendo che «il pericolo oncogeno legato a queste tecnologie, riconosciuto da tempo nel campo della terapia genica, costituisce un settore di indagine che non può essere trascurato, in base al principio cardine della medicina “primum non nocere“».   Il documento, intitolato «Esplorazione del potenziale legame tra i vaccini mRNA COVID-19 e il cancro: un rapporto di caso con una revisione delle neoplasie ematopoietiche con approfondimenti sui meccanismi patogeni», annovera tra gli autori Patrizia Gentilini, Janci C. Lindsay, Nafuko Konishi, Masanori Fukushima e Panagis Polykretis.  

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