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«Chondo», la miseria delle chiese trasformate in appartamenti o svendute ad altri culti

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Nel 1913 Maurice Barrès pubblica La grande pietà delle Chiese di Francia. Nel 1973 Michel de Saint Pierre pubblica Chiese in rovina, chiese in pericolo. Che dire delle chiese oggi, quando la scristianizzazione si diffonde ovunque?

 

A Boston costruiamo chondo

Chondo è un neologismo inglese che riunisce le parole chiesa e condo (abbreviazione di condominio, che sta appartamento in un edificio condominiale). È così che, ci racconta Paul Durand su cath.ch del 21 giugno 2024, che a Boston, negli Stati Uniti, la chiesa cattolica tedesca della Santissima Trinità non è più una chiesa ma un edificio di lusso.

 

Al posto del vecchio tetto ci sono ora dei bovindi circondati da archi metallici. Ospitano una trentina di appartamenti, altrettanti posti auto e una palestra; in tutto più di 7400 m 2 convertiti in abitazioni. Uno dei comproprietari abita nel vecchio campanile.

 

I parrocchiani della Holy Trinity Church, situata in Shawmut Avenue, sperano da tempo di mantenere la loro chiesa. Avevano creato un’associazione a questo scopo, senza successo di fronte a milioni di promotori. «A Boston come a Toronto (Canada), i promotori immobiliari non esitano».

 

«Vedono una chiesa in pessime condizioni, vengono a bussare alla porta e chiacchierano dopo la messa. C’è molta predazione, perché sono consapevoli della povera situazione economica delle parrocchie», riconosce Nicholas Lynch, professore associato al dipartimento di geografia della Memorial University, a Terranova (Canada), e specialista del fenomeno chondo.

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A Bruxelles ci riassestiamo ad altre religioni

Come ricorda La Libre Belgique del 24 giugno, quindici anni fa Bruxelles contava 109 chiese parrocchiali. Agli occhi dei vescovi, visto il crescente declino della pratica religiosa, è diventato troppo. Il loro numero è quindi diminuito. La capitale conta ora 92 chiese cattoliche attive.

 

Cosa fare dei monumenti dove non ci sono più preti? La prima soluzione è affidare la chiesa a una comunità cattolica che celebri le funzioni in una lingua particolare o in rito orientale. Se ciò non è possibile, l’edificio viene venduto o ceduto a una religione cristiana: principalmente ai protestanti (molto presenti nel nord di Bruxelles) e agli ortodossi.

 

Per il momento la diocesi non pensa di affidare una chiesa ai musulmani. Le motivazioni addotte sono di carattere patrimoniale: se l’edificio viene classificato con il suo arredo, cosa dovremmo fare, ad esempio, con vetrate o statue che non potrebbero trovare posto in una moschea? Sono anche simbolici: vedere una chiesa trasformata in moschea sarebbe senza dubbio molto difficile per alcuni cristiani.

 

Ma Michaël Privot, amministratore del Consiglio musulmano del Belgio, l’organismo di rappresentanza della fede islamica presso lo Stato, vuole farlo sapere: «la fede islamica si è già detta aperta a poter recuperare le chiese a Bruxelles. La comunità turca, ad esempio, aveva espresso il proprio interesse per la chiesa Sainte-Marie di Schaerbeek.

 

Teologicamente, una tale riassegnazione non porrebbe un grosso problema per i musulmani. Oggi, la cappella dell’Università Saint-Louis, originariamente cristiana, è diventata un luogo di preghiera interconvinzionale (sic). – A buon intenditore, ciao!

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A Tourcoing si profana e si vende

Il 22 giugno, Riposte catholique ha rivelato che la chiesa Saint-Blaise du Clinquet, situata nel quartiere omonimo di Tourcoing, era stata messa in vendita, così come il presbiterio annesso, dalla diocesi di Lille, che ha sconsacrato la chiesa il 7 aprile. Il presbiterio era già affittato per uso abitativo dal 2017. E la diocesi aveva già venduto nel 2022 una chiesa a Saint-André-lez-Lille, quest’ultima sconsacrata dal 2005.

 

Strutturalmente in deficit (deficit di 6 milioni di euro di utile operativo nel 2021 e 2022, deficit di 1,2 milioni di euro nel 2022, a fronte di un risultato appena eccedente nel 2021), la diocesi di Lilla dovrà ridimensionarsi e vendere.

 

I conti indicano così che un edificio appartenente alla direzione diocesana dell’educazione cattolica è stato venduto per 3,8 milioni di euro all’inizio del 2023, e due scuole a Tourcoing saranno chiuse entro l’inizio dell’anno scolastico 2024 per fondersi con altre due strutture, in risposta al declino demografico.

 

Declino demografico, calo della pratica religiosa, invecchiamento del clero, scarsità di vocazioni, dove sono i frutti della «primavera della Chiesa» annunciata dal Concilio sessant’anni fa?

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

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«Habetis mandatum apostolicum?» Dichiarazione letta prima delle consacrazioni episcopali

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Nel rito della consacrazione episcopale, il notaio del vescovo consacrante legge abitualmente il Mandato Apostolico. Durante le consacrazioni episcopali celebrate a Écône il 1º luglio 2026, don Foucauld Le Roux, Segretario Generale, ha dato lettura della dichiarazione con la quale la Fraternità Sacerdotale San Pio X espone le ragioni che giustificano tali consacrazioni nelle attuali circostanze della Chiesa.   La Chiesa cattolica romana, sempre fedele alla sacra Tradizione ricevuta dagli Apostoli, esige che, in circostanze del tutto eccezionali, provvediamo alla conservazione di questa stessa Tradizione – cioè del deposito della fede – e che impieghiamo tutti i mezzi necessari per trasmetterla fedelmente ad ogni uomo, per la salvezza delle anime.   Poiché, dal Concilio Vaticano II fino ad oggi, le autorità della Chiesa manifestano un atteggiamento contrario alla Fede e agiscono contro la sacra Tradizione – «non sopportano più la sana dottrina, ma, distogliendo l’udito dalla verità, si rivolgono alle favole», come dice san Paolo nella seconda epistola a Timoteo (4, 3-5) –, riteniamo sia nostro dovere, davanti alla Chiesa e alle anime, procedere alla consacrazione di vescovi pienamente fedeli alla sacra Tradizione e al Magistero costante della Chiesa.   Dappertutto nel mondo ci sono anime che reclamano da noi la predicazione della Verità, l’amministrazione dei sacramenti e il Pane della Vita, che è Cristo. Per queste ragioni, sentendo pietà della moltitudine (cfr. Mc. 8, 2), abbiamo il gravissimo dovere di trasmettere la grazia dell’episcopato a questi sacerdoti, affinché essi possano, a loro volta, conferire la grazia del sacerdozio a molti chierici formati secondo la sacra Tradizione della Chiesa cattolica. Riteniamo, inoltre, che le eventuali pene o censure comminate contro questo atto non abbiano nessun valore.   In conformità a tale esigenza della Chiesa cattolica romana, sempre fedele, scegliamo come vescovi ausiliari della Fraternità Sacerdotale San Pio X, al solo e unico scopo di servire la santa Chiesa Romana, i seguenti sacerdoti:   · M. Rev. Don Pascal Schreiber, Rettore del Seminario del Sacro Cuore, a Zaitzkofen, in Germania; · M. Rev. Don Michael Goldade, Rettore del Seminario San Tommaso d’Aquino, a Dillwyn, negli Stati Uniti; · M. Rev. Don Michel Poinsinet de Sivry, Superiore del distretto del Benelux; · Rev. Don Marc Hanappier, professore al Seminario San Tommaso d’Aquino, a Dillwyn, negli Stati Uniti.     Articolo previamente apparso su FSSPX.News    

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«La tradizione non è la conservazione delle ceneri, ma la trasmissione del fuoco»: prima omelia di mons. Schreiber

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Il neovescovo Pascal Schreiber della Fraternità Sacerdotale San Pio X ha pronunciato giovedì la sua prima omelia episcopale durante una solenne Messa pontificale celebrata nella «prateria» del seminario dell’Écône. Il messaggio di monsignor Schreiber si è concentrato sulla Beata Vergine Maria, sul sacerdozio e sull’opera della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel mondo.

 

In occasione della festa della Visitazione, il giorno successivo alle consacrazioni episcopali della Fraternità, il vescovo Schreiber ha meditato sul racconto evangelico della visita della Madonna a Santa Elisabetta, presentandolo come modello di un’opera di grazia nascosta ma potente.

 

L’omelia era divisa in parti in francese, tedesco e inglese. Nella sezione in tedesco, Schreiber ha descritto la Beata Vergine come la Mediatrice di tutte le grazie, affermando che, così come la grazia era fluita attraverso di lei verso San Giovanni Battista e Sant’Elisabetta, allo stesso modo la grazia dell’episcopato era stata elargita per mezzo della sua mediazione materna.

 

Il vescovo appena consacrato ha anche riconosciuto le controversie che hanno accompagnato le consacrazioni, osservando che, mentre molti avevano accolto le cerimonie con gioia, altri avevano definito la Fraternità scismatica.

 

Ciononostante, ha insistito sul fatto che la missione della Fraternità rimanesse invariata: formare sacerdoti santi, preservare la Messa e la dottrina tradizionali e operare per il rinnovamento della Chiesa.

 

Rifacendosi a un’immagine spesso associata al compositore Gustav Mahler, il vescovo Schreiber ha concluso esortando i cattolici non solo a preservare la tradizione come «cenere», ma a trasmetterla come «fuoco».

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Vescovo Pascal Schreiber FSSPX
Santa Messa Pontificale, 2 luglio 2026

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

Parte I, in francese

Reverendo Padre Superiore Generale, Vostra Eccellenza, cari confratelli nel sacerdozio, cari seminaristi e fratelli, mie venerabili sorelle, miei carissimi fedeli.
to, desidero esprimere a voi, cari confratelli e cari fedeli – anche a nome degli altri tre vescovi appena consacrati – la nostra sincera gratitudine per i vostri sacrifici e le vostre preghiere in queste ultime settimane. Sono certo che Dio vi ricompenserà abbondantemente quaggiù per tutte queste preghiere che gli avete rivolto e ascolterà le vostre intenzioni.

 

Stiamo vivendo un momento ammirevole di grande unità all’interno della Fraternità. Il compito ora sarà quello di portare a casa con noi ciò che tutti proviamo in questi giorni speciali: nei nostri priorati, nelle nostre famiglie, nel nostro lavoro e ovunque la Provvidenza ci conduca.

 

La Fraternità continuerà a lavorare per il rinnovamento del sacerdozio. Allo stesso modo, farà tutto il possibile affinché la Tradizione riacquisti pienamente i suoi diritti. Anche se la situazione all’interno della Chiesa cattolica è ancora lontana da questo obiettivo; anche se il numero di coloro che rimangono fedeli alla dottrina tradizionale a volte sembra esiguo, ciò non deve scoraggiarci.

 

La storia della Chiesa e dell’umanità ci insegna che spesso sono le minoranze che si sono impegnate con determinazione in una causa e alla fine sono riuscite a conquistare la maggioranza alla giusta causa. Per questo motivo la missione della Fraternità non cambierà negli anni a venire. Il compito è trasmettere la fede cattolica nella sua interezza. Per questo motivo, dobbiamo essere animati da un sincero amore per la Chiesa, dal desiderio di vivere fedelmente il sacerdozio di Gesù Cristo e di contribuire alla salvaguardia della Tradizione per il bene della Chiesa.

 

La fede cattolica possiede una meravigliosa armonia: ogni cosa è al suo posto e al suo ordine. Nostro Signore Gesù Cristo è sempre al centro. Egli è Re e Sommo Sacerdote. La sua regalità, il suo sacerdozio e la sua presenza sussistono fino alla fine dei tempi. Per questo possiamo sempre contare su questa promessa: «Ecco, io sono con voi fino alla fine dei tempi». Fortificati da questa certezza, viviamo la vita di grazia e troviamo la forza di trasmettere la verità senza alterazioni.

 

In questa festa, la Beata Vergine canta il magnifico Magnificat. Uniamoci a questo canto di gioia e lodiamo Dio insieme alla Madre celeste. Se osserviamo più attentamente il Magnificat riconosciamo nella Beata Vergine due virtù che si completano a vicenda in modo mirabile: da un lato, la magnanimità, dall’altro, l’umiltà. Sono proprio queste le due virtù di cui abbiamo oggi particolare bisogno.

 

L’umiltà è tanto più importante in quanto dobbiamo rimanere consapevoli di essere solo strumenti di Dio. Senza il buon Dio, non possiamo fare nulla. Dobbiamo aspettarci tutto da Lui. L’arcivescovo Marcel Lefebvre disse una volta:

 

«I membri della Fraternità pongono a fondamento della loro attività missionaria e apostolica la convinzione di essere semplici servitori inutili, che Nostro Signore potrebbe benissimo fare a meno di loro, ma che vuole servirsi di loro, e che questo è un onore che non meritano. Rimarranno sempre in questa profonda consapevolezza della propria nullità e dell’onnipotenza di Dio, riponendo la loro fiducia unicamente nella sua grazia. L’apostolato è essenzialmente un’opera soprannaturale di grazia».

 

Il compito, dunque, è quello di rimanere umili, di restare al proprio posto e di riconoscere la nostra debolezza e la nostra povertà, persino la nostra condizione di peccatori . Allo stesso tempo, questa consapevolezza non deve impedirci di compiere grandi cose per il buon Dio, di dedicarci alla Chiesa, di trasmettere la verità e di lottare per la salvaguardia della Tradizione.

 

D’altra parte, la magnanimità ci mostra che tutto è possibile con Dio, poiché Dio è onnipotente e dirige ogni cosa secondo il suo saggio disegno. Cosa fa l’uomo magnanimo? Osa intraprendere grandi opere; osa intraprendere cose onorevoli. Se è al tempo stesso umile, è particolarmente adatto a compiere le sue opere, perché ripone tutta la sua fiducia in Dio. Sarebbe sbagliato confidare in se stessi e nelle proprie forze. Gesù dice: «Senza di me non potete far nulla». L’uomo magnanimo, quindi, non fonda le sue grandi imprese sui mezzi umani, ma sull’aiuto di Dio onnipotente.

 

Continuiamo dunque il nostro cammino con fiducia, umiltà e magnanimità, ponendo Cristo sempre più al centro della nostra vita e perseverando nella vita di grazia. Affinché, alla fine, egli sia glorificato dalla nostra fedeltà e la sua Chiesa sia rinnovata.

 

Amen.

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Parte II, in tedesco

Innanzitutto, vorrei esprimere a voi, cari confratelli e cari fedeli, anche a nome degli altri tre vescovi appena consacrati, un sentito «Dio vi ricompensi». Grazie per i vostri sacrifici e le vostre preghiere nelle scorse settimane. Siamo convinti che nessuna di queste preghiere sia stata vana. Il buon Dio vi ricompenserà abbondantemente per tutto questo, anche qui sulla terra, e ascolterà le vostre intenzioni.

 

La festa odierna della Visitazione ci conduce a uno degli incontri più belli del Vangelo. Esteriormente appare una semplice visita: la Beata Vergine Maria si reca dalla cugina Elisabetta. Eppure, in segreto, accade qualcosa di straordinario. Nel grembo di Santa Elisabetta, Giovanni Battista viene purificato dal peccato originale. Allo stesso tempo, Santa Elisabetta riceve lo Spirito Santo. Riconosce che il Redentore è già presente nel grembo della Beata Vergine Maria.

 

Questa scena ci rivela una profonda verità. Maria è la Mediatrice della Grazia, in questo caso per Elisabetta e Giovanni Battista. Ma è ancora molto di più: è la Mediatrice di tutte le Grazie. Come per ogni grazia, così anche ieri la grazia dell’ufficio episcopale si è riversata sui candidati attraverso la mediazione della Madre di Dio.

 

La gioia che abbiamo avuto il privilegio di provare in questi giorni è straordinaria. Raramente nella sua storia la Compagnia ha sperimentato un tale entusiasmo e una tale unità. Finalmente ha di nuovo un numero sufficiente di vescovi. Da un lato, questo ci riempie tutti di grande gratitudine. Dall’altro, un fatto ci addolora profondamente. Un anno fa ci siamo recati in pellegrinaggio a Roma a migliaia, per pregare presso le tombe dei santi Apostoli. E ora alcuni ci chiamano scismatici.

 

Ma questo non ci impedisce di fare tutto il possibile, per amore della Chiesa e per amore delle anime. Proprio in questa difficile situazione, desideriamo restare saldi nella Chiesa di Gesù Cristo e lavorare con tutte le nostre forze per il suo rinnovamento.

 

La storia della Chiesa ci insegna che molti santi hanno sofferto non solo per la Chiesa, ma anche attraverso la Chiesa. Questo può sembrare presuntuoso a prima vista, eppure è un fatto e al tempo stesso un grande mistero. Non dovrebbe quindi sorprenderci che la consacrazione episcopale di ieri non sia stata accolta con gioia da tutti i cattolici del mondo.

 

In questo tempo di confusione, bisogna evitare due posizioni estreme. Da un lato, evitiamo lo zelo amaro che il nostro patrono, il santo Papa Pio X, condannò nella sua enciclica inaugurale. Si cade in questo pericolo di zelo amaro quando si combattono gli errori solo con aspri rimproveri e censure severe. Dall’altro lato, c’è il pericolo di essere pronti a fare false concessioni. Chi assume questa posizione desidera piacere più agli uomini che a Dio. Non sono eredi dei martiri.

 

La virtù sta nel mezzo, in un equilibrio armonioso. È proprio questo equilibrio tra due estremi che san Paolo ha esortato il suo discepolo Timoteo a ricercare: «Persuadi, supplica, rimprovera», ma aggiunge: «con ogni pazienza».

 

Dopo gli eventi degli ultimi giorni, sorge spontanea la domanda: cosa succederà adesso? Non sappiamo come sarà il futuro. È nelle mani di Dio. Ma il nostro compito lo conosciamo molto bene.

 

Il compito principale consiste nella formazione di sacerdoti zelanti e dottrinalmente saldi e nella santificazione dei sacerdoti. Il punto centrale rimane l’orientamento verso il Santo Sacrificio della Messa, per il quale il sacerdote è principalmente ordinato.

 

Cari fedeli, anche voi siete stati posti dalla Provvidenza in una determinata posizione. Il vostro compito è quello di adempiere fedelmente al vostro dovere quotidiano, con il massimo amore possibile per Dio e per il prossimo. È proprio attraverso la fedeltà nelle piccole cose che Dio ci prepara per i grandi compiti.

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Parte III, in inglese

Innanzitutto, cari confratelli e cari fedeli, desidero esprimervi la mia più sincera gratitudine, anche a nome degli altri tre vescovi appena consacrati, per i vostri sacrifici e le vostre preghiere nelle scorse settimane e mesi. Sono certo che Dio vi ricompenserà abbondantemente per tutte le preghiere che gli avete rivolto, anche qui sulla terra, e accoglierà le vostre intenzioni.

 

Quando un sacerdote viene consacrato vescovo, non riceve l’ufficio per sé stesso, ma per la salvezza delle anime. Ad esempio, uno dei doveri più nobili del vescovo è quello di imporre le mani sul diacono e ordinarlo sacerdote. Per grazia del sacramento dell’Ordine sacro, il sacerdote appena ordinato riceve il potere del Santo Sacrificio della Messa e la facoltà di pronunciare le parole di consacrazione. Senza l’imposizione delle mani del vescovo, il sacerdote appena ordinato non potrebbe compiere il miracolo della transustanziazione.

 

Che cos’è la tradizione? La tradizione non è la conservazione delle ceneri, ma la trasmissione del fuoco. Le ceneri sono qualcosa di morto, scuro, freddo, sporco e grigio. Il fuoco, invece, porta luce e calore. Non è un caso che nel giorno di Pentecoste lo Spirito Santo discese sugli Apostoli in lingue di fuoco, per elargire loro i suoi doni e i suoi frutti.

 

Per noi della Società, questo significa che non preserviamo la tradizione cattolica per nostalgia. La preserviamo perché desideriamo trasmettere la fede cattolica, i sacramenti e la dottrina tradizionale nella loro forma autentica alla prossima generazione.

 

Il fuoco deve ardere dentro di noi, sigillo per la diffusione della fede, quello spirito missionario che ha sempre caratterizzato la Compagnia e che deve continuare ad esserlo. Proprio così l’arcivescovo Marcel Lefebvre vedeva la Compagnia. Per questo motivo, in origine, chiamava i suoi membri «Apostoli di Gesù e di Maria».

 

Un apostolo non è colui che custodisce la fede per sé, ma colui che la trasmette con gioia. Proprio come gli apostoli uscirono dal cenacolo a Pentecoste e proclamarono il Vangelo in tutto il mondo, così anche noi siamo chiamati ad essere testimoni di Gesù Cristo nel nostro rispettivo stato di vita.

 

Chiediamo dunque oggi allo Spirito Santo di riaccendere nei nostri cuori il fuoco del suo amore. Ci preservi dalla freddezza dell’indifferenza e dalle ceneri di un cristianesimo meramente esteriore. Ci conceda lo zelo apostolico, affinché possiamo rimanere coraggiosi testimoni di Nostro Signore Gesù Cristo, veri devoti della Beata Vergine Maria e fedeli figli della Chiesa Cattolica.

 

Ecco perché non dobbiamo mai accontentarci di preservare soltanto. Certamente, dobbiamo preservare la vera Santa Messa, i sacramenti nella loro forma tradizionale, la dottrina cattolica, i Dieci Comandamenti e la sana spiritualità della Chiesa. Ma allo stesso tempo dobbiamo trasmettere tutto questo. (Un tesoro sepolto non serve a nessuno; una lampada posta sotto il moggio non illumina nessuno; un fuoco che non viene alimentato si spegne).

 

Allora la tradizione non diventa conservazione di ceneri, ma vera e propria trasmissione del fuoco. Alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Amen.

 

Per la salvezza delle anime. Amen.

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

 

Amen.

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«Oggettivamente ingiusta ed invalida». Lettera della FSSPX al papa dopo la scomunica

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Renovatio 21 pubblica la lettera che il superiore generale della Fraternità San Pio X don Davide Pagliarani ha mandato a Leone XIV dopo il decreto di scomunica ricevuto dal Dicastero per la Dottrina della Fede.   Il Superiore Generale A Sua Santità Santo Padre Leone XIV Ecône, 3 luglio 2026

«Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! » (Lc 11, 11-13)

Beatissimo Padre,   La notifica della decisione presa dalla Santa Sede verso la FSSPX e firmata da Sua Eminenza il Cardinale Fernández ci è pervenuta ed è già di dominio pubblico.   Ci sembra che tale decisione metta in luce, una volta di più, il contesto estremamente tragico in cui si trova la Chiesa universale. Ciò che la FSSPX ha fatto e continuerà a fare non è altro che un’iniziativa estrema di soccorso alle anime, nella confusione dottrinale e morale in cui versa la Chiesa. In nessun modo pretendiamo sostituirci alla Chiesa e non abbiamo nessun’altra pretesa, se non quella di restarle fedeli.   In coscienza, non abbiamo ritenuto possibile sottrarci all’obbligo morale che abbiamo verso le anime, come abbiamo già spiegato, privatamente e pubblicamente, a Sua Santità.   Avevamo chiesto un pane, cioè un po’ di comprensione per un sincero caso di coscienza, un gesto di paternità non tanto verso la FSSPX quanto verso le anime, promettendoLe di farne dei veri figli della Chiesa Romana; purtroppo abbiamo ricevuto una pietra.   Avevamo chiesto un pesce, cioè la possibilità di ottenere temporaneamente i mezzi necessari per poter continuare a formare buoni sacerdoti affinché continuino a far conoscere Nostro Signore alle anime; purtroppo abbiamo ricevuto un serpente.   Avevamo chiesto un uovo, promettendo di restituirlo appena possibile. Infatti, la Santa Tradizione che conserviamo nelle anime appartiene alla Chiesa nostra Madre — non alla Fraternità San Pio X — e siamo certi che un giorno un papa vorrà servirsene per il bene della Chiesa universale; purtroppo abbiamo ricevuto uno scorpione.   Avevamo chiesto di essere istruiti e confermati nella fede di sempre; invece siamo stati dichiarati scismatici una seconda volta.   Malgrado le sanzioni che ci colpiscono, la FSSPX rinnova sinceramente la promessa già formulata a Sua Santità. Mi permetta a questo proposito di riprendere liberamente quanto già espresso:   «La Fraternità Le promette […] di spendere tutte le proprie energie per preservare la Tradizione e metterla al servizio della Chiesa. Nel fare questo, la Fraternità San Pio X non conserva semplicemente degli usi antichi; favorisce e conserva vocazioni sacerdotali, vocazioni religiose, famiglie numerose e profondamente cristiane, in una parola tutto ciò che manifesta la vitalità della Chiesa, della grazia e della fede cattolica. Non è nostra intenzione offrire alla Chiesa un museo di cose antiche, bensì la Tradizione integrale, feconda, fonte di vita spirituale, incarnata e vissuta nelle anime.   […] Sono certo del fatto che un giorno Lei o un Suo successore potrà e vorrà utilizzare questo servizio, la cui offerta, nella Chiesa e per la Chiesa, rappresenta la nostra unica ragion d’essere. » (Lettera personale indirizzata a Sua Santità il 21 novembre 2025)   Ma soprattutto la FSSPX Le promette oggi di non accogliere queste nuove sanzioni — oggettivamente ingiuste e invalide — nell’amarezza o nella ribellione.   Le condanne recenti, come quelle passate, ci toccano in ciò che abbiamo di più caro: il nostro attaccamento a nostra Madre, la Chiesa Romana; tuttavia, anche in questa circostanza, tutto deve cooperare al bene delle anime e della Chiesa stessa. Per questa ragione le condanne ci spingono ad amare ancora di più la Santa Chiesa e a provvedere ai suoi bisogni con tutte le nostre forze, oggi più che mai. Per la medesima ragione la FSSPX offre volentieri la sofferenza causata dalle nuove sanzioni per il bene della Chiesa universale e di Sua Santità.   Siamo certi che un giorno Lei o un Suo successore vorrà fare proprio il programma di San Pio X: « Restaurare ogni cosa in Cristo », Instaurare omnia in Christo. In quel giorno il Santo Padre scoprirà nella FSSPX non un coacervo di serpenti e di scorpioni, ma un piccolo esercito di figli leali, pronti a tutto per sostenerLo nella restaurazione di ogni cosa in Nostro Signore e per rivendicare davanti all’umanità intera i diritti intangibili di Cristo Re su tutte le anime e su tutte le nazioni.   In quel giorno il Santo Padre scoprirà con grande gioia e profonda consolazione delle anime autenticamente cattoliche, il cui vincolo con la Chiesa non si è mai fondato sulle sabbie mobili di un dialogo ambiguo, ma sulla roccia della fede di Pietro.   Chiediamo alla Santissima Vergine Maria di accelerare la venuta di quel giorno e soprattutto auguriamo a Sua Santità di sperimentare al più presto tale gioia e tale consolazione.   Nel frattempo, se può farlo, malgrado la Sua recente decisione, ci benedica come figli Suoi. Per noi nulla è cambiato e mai nulla cambierà.   Fiducioso nella Divina Provvidenza, a cui nulla sfugge e che legge nel profondo del cuore di ogni uomo,   mi confermo Suo devotissimo nel Signore.   Don Davide Pagliarani      

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