Connettiti con Renovato 21

Spirito

«La tradizione non è la conservazione delle ceneri, ma la trasmissione del fuoco»: prima omelia di mons. Schreiber

Pubblicato

il

Il neovescovo Pascal Schreiber della Fraternità Sacerdotale San Pio X ha pronunciato giovedì la sua prima omelia episcopale durante una solenne Messa pontificale celebrata nella «prateria» del seminario dell’Écône. Il messaggio di monsignor Schreiber si è concentrato sulla Beata Vergine Maria, sul sacerdozio e sull’opera della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel mondo.

 

In occasione della festa della Visitazione, il giorno successivo alle consacrazioni episcopali della Fraternità, il vescovo Schreiber ha meditato sul racconto evangelico della visita della Madonna a Santa Elisabetta, presentandolo come modello di un’opera di grazia nascosta ma potente.

 

L’omelia era divisa in parti in francese, tedesco e inglese. Nella sezione in tedesco, Schreiber ha descritto la Beata Vergine come la Mediatrice di tutte le grazie, affermando che, così come la grazia era fluita attraverso di lei verso San Giovanni Battista e Sant’Elisabetta, allo stesso modo la grazia dell’episcopato era stata elargita per mezzo della sua mediazione materna.

 

Il vescovo appena consacrato ha anche riconosciuto le controversie che hanno accompagnato le consacrazioni, osservando che, mentre molti avevano accolto le cerimonie con gioia, altri avevano definito la Fraternità scismatica.

 

Ciononostante, ha insistito sul fatto che la missione della Fraternità rimanesse invariata: formare sacerdoti santi, preservare la Messa e la dottrina tradizionali e operare per il rinnovamento della Chiesa.

 

Rifacendosi a un’immagine spesso associata al compositore Gustav Mahler, il vescovo Schreiber ha concluso esortando i cattolici non solo a preservare la tradizione come «cenere», ma a trasmetterla come «fuoco».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

 

Vescovo Pascal Schreiber FSSPX
Santa Messa Pontificale, 2 luglio 2026

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

Parte I, in francese

Reverendo Padre Superiore Generale, Vostra Eccellenza, cari confratelli nel sacerdozio, cari seminaristi e fratelli, mie venerabili sorelle, miei carissimi fedeli.
to, desidero esprimere a voi, cari confratelli e cari fedeli – anche a nome degli altri tre vescovi appena consacrati – la nostra sincera gratitudine per i vostri sacrifici e le vostre preghiere in queste ultime settimane. Sono certo che Dio vi ricompenserà abbondantemente quaggiù per tutte queste preghiere che gli avete rivolto e ascolterà le vostre intenzioni.

 

Stiamo vivendo un momento ammirevole di grande unità all’interno della Fraternità. Il compito ora sarà quello di portare a casa con noi ciò che tutti proviamo in questi giorni speciali: nei nostri priorati, nelle nostre famiglie, nel nostro lavoro e ovunque la Provvidenza ci conduca.

 

La Fraternità continuerà a lavorare per il rinnovamento del sacerdozio. Allo stesso modo, farà tutto il possibile affinché la Tradizione riacquisti pienamente i suoi diritti. Anche se la situazione all’interno della Chiesa cattolica è ancora lontana da questo obiettivo; anche se il numero di coloro che rimangono fedeli alla dottrina tradizionale a volte sembra esiguo, ciò non deve scoraggiarci.

 

La storia della Chiesa e dell’umanità ci insegna che spesso sono le minoranze che si sono impegnate con determinazione in una causa e alla fine sono riuscite a conquistare la maggioranza alla giusta causa. Per questo motivo la missione della Fraternità non cambierà negli anni a venire. Il compito è trasmettere la fede cattolica nella sua interezza. Per questo motivo, dobbiamo essere animati da un sincero amore per la Chiesa, dal desiderio di vivere fedelmente il sacerdozio di Gesù Cristo e di contribuire alla salvaguardia della Tradizione per il bene della Chiesa.

 

La fede cattolica possiede una meravigliosa armonia: ogni cosa è al suo posto e al suo ordine. Nostro Signore Gesù Cristo è sempre al centro. Egli è Re e Sommo Sacerdote. La sua regalità, il suo sacerdozio e la sua presenza sussistono fino alla fine dei tempi. Per questo possiamo sempre contare su questa promessa: «Ecco, io sono con voi fino alla fine dei tempi». Fortificati da questa certezza, viviamo la vita di grazia e troviamo la forza di trasmettere la verità senza alterazioni.

 

In questa festa, la Beata Vergine canta il magnifico Magnificat. Uniamoci a questo canto di gioia e lodiamo Dio insieme alla Madre celeste. Se osserviamo più attentamente il Magnificat riconosciamo nella Beata Vergine due virtù che si completano a vicenda in modo mirabile: da un lato, la magnanimità, dall’altro, l’umiltà. Sono proprio queste le due virtù di cui abbiamo oggi particolare bisogno.

 

L’umiltà è tanto più importante in quanto dobbiamo rimanere consapevoli di essere solo strumenti di Dio. Senza il buon Dio, non possiamo fare nulla. Dobbiamo aspettarci tutto da Lui. L’arcivescovo Marcel Lefebvre disse una volta:

 

«I membri della Fraternità pongono a fondamento della loro attività missionaria e apostolica la convinzione di essere semplici servitori inutili, che Nostro Signore potrebbe benissimo fare a meno di loro, ma che vuole servirsi di loro, e che questo è un onore che non meritano. Rimarranno sempre in questa profonda consapevolezza della propria nullità e dell’onnipotenza di Dio, riponendo la loro fiducia unicamente nella sua grazia. L’apostolato è essenzialmente un’opera soprannaturale di grazia».

 

Il compito, dunque, è quello di rimanere umili, di restare al proprio posto e di riconoscere la nostra debolezza e la nostra povertà, persino la nostra condizione di peccatori . Allo stesso tempo, questa consapevolezza non deve impedirci di compiere grandi cose per il buon Dio, di dedicarci alla Chiesa, di trasmettere la verità e di lottare per la salvaguardia della Tradizione.

 

D’altra parte, la magnanimità ci mostra che tutto è possibile con Dio, poiché Dio è onnipotente e dirige ogni cosa secondo il suo saggio disegno. Cosa fa l’uomo magnanimo? Osa intraprendere grandi opere; osa intraprendere cose onorevoli. Se è al tempo stesso umile, è particolarmente adatto a compiere le sue opere, perché ripone tutta la sua fiducia in Dio. Sarebbe sbagliato confidare in se stessi e nelle proprie forze. Gesù dice: «Senza di me non potete far nulla». L’uomo magnanimo, quindi, non fonda le sue grandi imprese sui mezzi umani, ma sull’aiuto di Dio onnipotente.

 

Continuiamo dunque il nostro cammino con fiducia, umiltà e magnanimità, ponendo Cristo sempre più al centro della nostra vita e perseverando nella vita di grazia. Affinché, alla fine, egli sia glorificato dalla nostra fedeltà e la sua Chiesa sia rinnovata.

 

Amen.

Sostieni Renovatio 21

Parte II, in tedesco

Innanzitutto, vorrei esprimere a voi, cari confratelli e cari fedeli, anche a nome degli altri tre vescovi appena consacrati, un sentito «Dio vi ricompensi». Grazie per i vostri sacrifici e le vostre preghiere nelle scorse settimane. Siamo convinti che nessuna di queste preghiere sia stata vana. Il buon Dio vi ricompenserà abbondantemente per tutto questo, anche qui sulla terra, e ascolterà le vostre intenzioni.

 

La festa odierna della Visitazione ci conduce a uno degli incontri più belli del Vangelo. Esteriormente appare una semplice visita: la Beata Vergine Maria si reca dalla cugina Elisabetta. Eppure, in segreto, accade qualcosa di straordinario. Nel grembo di Santa Elisabetta, Giovanni Battista viene purificato dal peccato originale. Allo stesso tempo, Santa Elisabetta riceve lo Spirito Santo. Riconosce che il Redentore è già presente nel grembo della Beata Vergine Maria.

 

Questa scena ci rivela una profonda verità. Maria è la Mediatrice della Grazia, in questo caso per Elisabetta e Giovanni Battista. Ma è ancora molto di più: è la Mediatrice di tutte le Grazie. Come per ogni grazia, così anche ieri la grazia dell’ufficio episcopale si è riversata sui candidati attraverso la mediazione della Madre di Dio.

 

La gioia che abbiamo avuto il privilegio di provare in questi giorni è straordinaria. Raramente nella sua storia la Compagnia ha sperimentato un tale entusiasmo e una tale unità. Finalmente ha di nuovo un numero sufficiente di vescovi. Da un lato, questo ci riempie tutti di grande gratitudine. Dall’altro, un fatto ci addolora profondamente. Un anno fa ci siamo recati in pellegrinaggio a Roma a migliaia, per pregare presso le tombe dei santi Apostoli. E ora alcuni ci chiamano scismatici.

 

Ma questo non ci impedisce di fare tutto il possibile, per amore della Chiesa e per amore delle anime. Proprio in questa difficile situazione, desideriamo restare saldi nella Chiesa di Gesù Cristo e lavorare con tutte le nostre forze per il suo rinnovamento.

 

La storia della Chiesa ci insegna che molti santi hanno sofferto non solo per la Chiesa, ma anche attraverso la Chiesa. Questo può sembrare presuntuoso a prima vista, eppure è un fatto e al tempo stesso un grande mistero. Non dovrebbe quindi sorprenderci che la consacrazione episcopale di ieri non sia stata accolta con gioia da tutti i cattolici del mondo.

 

In questo tempo di confusione, bisogna evitare due posizioni estreme. Da un lato, evitiamo lo zelo amaro che il nostro patrono, il santo Papa Pio X, condannò nella sua enciclica inaugurale. Si cade in questo pericolo di zelo amaro quando si combattono gli errori solo con aspri rimproveri e censure severe. Dall’altro lato, c’è il pericolo di essere pronti a fare false concessioni. Chi assume questa posizione desidera piacere più agli uomini che a Dio. Non sono eredi dei martiri.

 

La virtù sta nel mezzo, in un equilibrio armonioso. È proprio questo equilibrio tra due estremi che san Paolo ha esortato il suo discepolo Timoteo a ricercare: «Persuadi, supplica, rimprovera», ma aggiunge: «con ogni pazienza».

 

Dopo gli eventi degli ultimi giorni, sorge spontanea la domanda: cosa succederà adesso? Non sappiamo come sarà il futuro. È nelle mani di Dio. Ma il nostro compito lo conosciamo molto bene.

 

Il compito principale consiste nella formazione di sacerdoti zelanti e dottrinalmente saldi e nella santificazione dei sacerdoti. Il punto centrale rimane l’orientamento verso il Santo Sacrificio della Messa, per il quale il sacerdote è principalmente ordinato.

 

Cari fedeli, anche voi siete stati posti dalla Provvidenza in una determinata posizione. Il vostro compito è quello di adempiere fedelmente al vostro dovere quotidiano, con il massimo amore possibile per Dio e per il prossimo. È proprio attraverso la fedeltà nelle piccole cose che Dio ci prepara per i grandi compiti.

Iscriviti al canale Telegram

Parte III, in inglese

Innanzitutto, cari confratelli e cari fedeli, desidero esprimervi la mia più sincera gratitudine, anche a nome degli altri tre vescovi appena consacrati, per i vostri sacrifici e le vostre preghiere nelle scorse settimane e mesi. Sono certo che Dio vi ricompenserà abbondantemente per tutte le preghiere che gli avete rivolto, anche qui sulla terra, e accoglierà le vostre intenzioni.

 

Quando un sacerdote viene consacrato vescovo, non riceve l’ufficio per sé stesso, ma per la salvezza delle anime. Ad esempio, uno dei doveri più nobili del vescovo è quello di imporre le mani sul diacono e ordinarlo sacerdote. Per grazia del sacramento dell’Ordine sacro, il sacerdote appena ordinato riceve il potere del Santo Sacrificio della Messa e la facoltà di pronunciare le parole di consacrazione. Senza l’imposizione delle mani del vescovo, il sacerdote appena ordinato non potrebbe compiere il miracolo della transustanziazione.

 

Che cos’è la tradizione? La tradizione non è la conservazione delle ceneri, ma la trasmissione del fuoco. Le ceneri sono qualcosa di morto, scuro, freddo, sporco e grigio. Il fuoco, invece, porta luce e calore. Non è un caso che nel giorno di Pentecoste lo Spirito Santo discese sugli Apostoli in lingue di fuoco, per elargire loro i suoi doni e i suoi frutti.

 

Per noi della Società, questo significa che non preserviamo la tradizione cattolica per nostalgia. La preserviamo perché desideriamo trasmettere la fede cattolica, i sacramenti e la dottrina tradizionale nella loro forma autentica alla prossima generazione.

 

Il fuoco deve ardere dentro di noi, sigillo per la diffusione della fede, quello spirito missionario che ha sempre caratterizzato la Compagnia e che deve continuare ad esserlo. Proprio così l’arcivescovo Marcel Lefebvre vedeva la Compagnia. Per questo motivo, in origine, chiamava i suoi membri «Apostoli di Gesù e di Maria».

 

Un apostolo non è colui che custodisce la fede per sé, ma colui che la trasmette con gioia. Proprio come gli apostoli uscirono dal cenacolo a Pentecoste e proclamarono il Vangelo in tutto il mondo, così anche noi siamo chiamati ad essere testimoni di Gesù Cristo nel nostro rispettivo stato di vita.

 

Chiediamo dunque oggi allo Spirito Santo di riaccendere nei nostri cuori il fuoco del suo amore. Ci preservi dalla freddezza dell’indifferenza e dalle ceneri di un cristianesimo meramente esteriore. Ci conceda lo zelo apostolico, affinché possiamo rimanere coraggiosi testimoni di Nostro Signore Gesù Cristo, veri devoti della Beata Vergine Maria e fedeli figli della Chiesa Cattolica.

 

Ecco perché non dobbiamo mai accontentarci di preservare soltanto. Certamente, dobbiamo preservare la vera Santa Messa, i sacramenti nella loro forma tradizionale, la dottrina cattolica, i Dieci Comandamenti e la sana spiritualità della Chiesa. Ma allo stesso tempo dobbiamo trasmettere tutto questo. (Un tesoro sepolto non serve a nessuno; una lampada posta sotto il moggio non illumina nessuno; un fuoco che non viene alimentato si spegne).

 

Allora la tradizione non diventa conservazione di ceneri, ma vera e propria trasmissione del fuoco. Alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Amen.

 

Per la salvezza delle anime. Amen.

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

 

Amen.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Spirito

«L’Europa consegna i suoi Paesi ad una nuova invasione». Mons. Viganò, messaggio per Lepanto

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica il messaggio per la ricorrenza della battaglia di Lepanto dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.   Il 7 ottobre 1571, mentre la flotta della Lega Santa affrontava a Lepanto un nemico che pareva invincibile, San Pio V e il popolo cristiano pregavano il Rosario. Vinse allora ciò che aveva vinto con Gedeone: «ne glorietur contra me Israel, et dicat: Meis viribus liberatus sum». [«Perché Israele non si vanti contro di me dicendo: “La mia mano mi ha salvato”», ndr]   Il Signore tolse al suo condottiero ventinovemila uomini e gliene lasciò trecento, perché nessuno attribuisse alle proprie forze una vittoria che era Sua.  

Sostieni Renovatio 21

Oggi i governanti d’Europa, dimentichi dell’identità dei loro popoli forgiata dal Cattolicesimo Romano, consegnano inermi i propri Paesi a una nuova invasione. E la gerarchia sedicente cattolica, che dovrebbe chiamare a raccolta i fedeli, incoraggia la sostituzione etnica, benedice chi la promuove e chiama «dialogo» la propria vile e abbietta diserzione.   Ma i primi nemici dei popoli europei non sono coloro che violano i nostri confini: sono quanti, servi dei potentati finanziari che pretendono di governare le nazioni, se ne servono per scardinare la Religione e l’ordine sociale, e imporre così la propria tirannide tecnocratica. Alle genti che arrivano la Chiesa Cattolica deve la carità e l’annuncio di Cristo; ai loro strumentalizzatori, la coraggiosa denuncia e la resistenza.   Un’Europa apostata dalla Fede e pervertita nella Morale non ha più galee, perché non ha più Rosari. Ma la Vergine è la stessa, e Dio non ha mutato il suo giudizio sui numeri: gli bastano trecento uomini, purché siano in ginocchio. «Cunctas hæreses sola interemisti in universo mundo». [«Rallegrati, Vergine Maria, tu sola hai distrutto tutte le eresie nel mondo intero», ndr]   Torniamo ai piedi dell’altare. Torniamo al Rosario quotidiano.   Carlo Maria Viganò + Arcivescovo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine: cerchia di Andries van Eertvelt (1590–1652), La battaglia di Lepanto (1622), collezione privata. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia.  
Continua a leggere

Spirito

Domani, l’Anticristo? Quando la teologia fa luce sulla geopolitica

Pubblicato

il

Da

Nel numero 700 del Courrier de Rome (settembre 2026), padre Jean-Michel Gleize si interroga sulla possibilità di spiegare il sostegno americano a Israele unicamente con motivazioni geopolitiche e rintraccia le radici religiose e messianiche di questa alleanza fino alla questione dell’Anticristo. Padre Philippe Bourrat, dal canto suo, ripercorre l’intervento di San Clemente di Roma nella crisi della Chiesa di Corinto.

 

Israele, il Tempio e l’Anticristo

«Domani, l’Anticristo?”: Dietro questo titolo interrogativo, padre Jean-Michel Gleize inizia ponendo una questione metodologica. La scienza, nel senso moderno del termine, cerca le cause immediate e osservabili dei fenomeni. La «saggezza» va più indietro, alle loro cause profonde. Che dire allora della geopolitica? Può spiegare pienamente gli eventi che osserva, o dobbiamo, in certi casi, guardare più in profondità?

 

L’autore applica questa questione alle relazioni tra Stati Uniti e Israele. Dal riconoscimento dello Stato ebraico al trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme sotto la presidenza di Donald Trump, passando per l’entità degli aiuti concessi a Israele, egli osserva una convergenza che sembra difficile da spiegare unicamente con interessi economici, finanziari o strategici. «È possibile che considerazioni teologico-politiche prevalgano in questo caso sulla geopolitica?», si chiede.

Sostieni Renovatio 21

Fu allora che emerse il sionismo cristiano, una branca del protestantesimo evangelico per la quale la creazione dello Stato di Israele era vista come il compimento delle profezie dell’Antico Testamento. Il raduno degli ebrei in Terra Santa e la ricostruzione del Terzo Tempio erano, in quest’ottica, finalizzati a preparare il ritorno di Cristo e la conversione di Israele. L’abate Gleize individua dunque, dietro alcune scelte della politica americana, una motivazione religiosa che trascende la mera geopolitica.

 

Ma questa convergenza cela una profonda divergenza. L’autore esamina l’aspettativa messianica ebraica, basandosi in particolare sull’opera di Elijah Benamozegh: il Messia atteso deve instaurare un ordine universale incentrato su Gerusalemme e sul suo Tempio. La ricostruzione del Tempio assume quindi un significato messianico per entrambe le parti, ma non conduce allo stesso Messia.

 

È a questo punto che lo studio si allinea al suo titolo. Padre Gleize mette a confronto questa aspettativa con i principi della teologia cattolica, in particolare quelli di San Paolo, Sant’Ireneo e San Tommaso d’Aquino. Il falso Messia che apparirà alla fine dei tempi e sarà accolto come tale è l’Anticristo; Sant’Ireneo lo descrive mentre instaura il suo regno a Gerusalemme e siede nel Tempio. La convergenza tra il sionismo evangelico americano e la causa israeliana appare quindi come una temporanea «coincidenza di interessi».

 

La conclusione ritorna dunque al problema posto nelle righe iniziali. La geopolitica, «lasciata a se stessa», rimane, per l’abate Gleize, «incapace di fornirci una vera comprensione degli eventi che si svolgono sotto i nostri occhi». La loro profonda spiegazione richiede il ricorso a «dati religiosi, biblici e teologici» e, in ultima analisi, alla «Saggezza dall’alto».

Aiuta Renovatio 21

Una sedizione a Corinto, Roma interviene

Con padre Philippe Bourrat, questo numero ci trasporta alla fine del I secolo. Intorno all’anno 98, scoppiò una sedizione nella Chiesa di Corinto: diversi sacerdoti, fino ad allora irreprensibili nel loro ministero, furono destituiti. Il terzo successore di San Pietro intervenne quindi per ristabilire l’ordine tra i Corinzi.

 

Il significato di questa epistola, tuttavia, va ben oltre l’episodio che l’ha ispirata. San Clemente riconduce i disordini visibili alle loro cause morali: gelosia, superbia e insubordinazione. Al contrario, esorta i fedeli a riscoprire l’umiltà e l’obbedienza che avevano caratterizzato la loro comunità: «vi siete tutti dimostrati umili, senza vantarvi, più inclini all’obbedienza che al comando».

 

L’epistola dispiega dunque un intero insegnamento della vita cristiana: penitenza, timore del giudizio di Dio, speranza della risurrezione, imitazione dell’umiltà di Cristo e sottomissione all’ordine stabilito da Dio. «Fratelli, impegniamoci con tutto il nostro zelo, sotto il comando di questo irreprensibile condottiero», esorta san Clemente prima di ricordare la distinzione e la gerarchia delle funzioni nella Chiesa.

 

L’abate Bourrat sottolinea in particolare ciò che questo intervento rivela sull’autorità romana in un’epoca molto vicina a quella degli Apostoli. Il vescovo di Roma interviene in un’altra Chiesa, condanna la sedizione, esige che i suoi decreti siano osservati e invia legati per riferire sul ristabilimento della concordia. San Clemente può quindi scrivere: «ci darete gioia e letizia se obbedirete a ciò che vi abbiamo scritto per mezzo dello Spirito Santo».

 

Le pagine conclusive mettono a confronto questa interpretazione con quella proposta nel recente manuale Alla scoperta dei Padri della Chiesa . L’abate Bourrat la critica in particolare per aver spostato l’enfasi su un presunto «eccesso di zelo» che sfocia nel fanatismo, mentre il testo di San Clemente denuncia esplicitamente la superbia, la gelosia e l’insubordinazione dei sediziosi.

 

Secondo l’autore, è proprio questo che rende questa lettera, vecchia di quasi duemila anni, così attuale: gli stessi disordini producono gli stessi risultati quando si perde lo spirito di Cristo. «Gli insegnamenti di questo venerabile testo sono ancora validi oggi», conclude.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Godot13 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

Continua a leggere

Spirito

Leone XIV elogia la Confessione di Augusta, documento fondativo luterano

Pubblicato

il

Da

Il 1° ottobre papa Leone XIV ha ricevuto nella biblioteca privata del Palazzo Apostolico i rappresentanti della Federazione Luterana Mondiale e ha esortato cattolici e luterani a riscoprire un patrimonio «apostolico e preconfessionale» condiviso, mentre avanzano «verso la piena e visibile unità». Lo riporta LifeSite.   Il romano pontefice ha detto che il cammino ecumenico cattolico-luterano dovrebbe mirare a una «rinnovata comunione nella fede apostolica, nei sacramenti e nei ministeri». Erano presenti il presidente della Federazione, Henrik Stubkjær, e il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero vaticano per il Servizio dell’Unità dei Cristiani.   «Il 2030, anno che segna il 500° anniversario della Confessione di Augusta, può diventare uno di questi momenti condivisi: una profonda esperienza ecumenica che possa dare nuova energia e gioia ai passi che compiremo verso una piena e visibile unità», ha affermato Papa Leone.

Sostieni Renovatio 21

Ha richiamato in particolare la Confessione di Augusta, il documento del 1530 divenuto il credo fondante del movimento luterano. A suo giudizio lo scopo originario non era fondare una confessione separata, ma cercare la riconciliazione all’interno della Chiesa occidentale.   «Quando la Confessio Augustana fu letta ad Augusta il 25 giugno 1530, l’unità della Chiesa occidentale era in pericolo, ma non ancora frantumata», ha detto. Citando Giovanni Paolo II, ha aggiunto che gli autori del XVI secolo intendevano testimoniare la loro fede nella «Chiesa una, santa, cattolica e apostolica».   Leone XIV ha osservato che il documento è stato compreso solo in seguito come parte di un processo divisivo di separazione confessionale. In vista del cinquecentesimo anniversario, nel 2030, cattolici e luterani dovrebbero cercare di recuperare quello che ha definito il suo «potenziale ecumenico preconfessionale».   «Rivolgo un appello accorato a tutti i credenti, e in particolare ai teologi, affinché rivolgano la loro mente a Cristo e al suo Vangelo», ha detto il Papa. Ha auspicato un ritorno «alla fede della Chiesa primitiva e dei Padri della Chiesa» per riscoprire «l’eredità apostolica e preconfessionale che ci unisce veramente come fratelli e sorelle in Cristo».   Il Prevost inoltre ricordato i progressi del dialogo cattolico-luterano negli ultimi decenni, indicando la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, firmata nel 1999, come tappa fondamentale, insieme ai documenti comuni precedenti sull’Eucaristia, sul ministero nella Chiesa e sui cammini verso una maggiore comunione, richiamando. Ha infine richiamato un discorso di Papa Francesco del 2021 alla Federazione Luterana Mondiale, in cui l’ecumenismo era descritto come un «cammino di grazia» piuttosto che come una «diplomazia ecclesiale».   Nel 2030 ricorrerà il 500° anniversario della Confessione di Augusta, presentata ad Augusta il 25 giugno 1530. Anche se non aveva lo scopo di dividere la Chiesa, il testo respinse comunque una serie di dottrine importanti già definite in modo autorevole dalla Chiesa stessa.

Aiuta Renovatio 21

Redatta dal teologo luterano Filippo Melantone e presentata all’imperatore cattolico Carlo V, la Confessione del 1530 mirava a dimostrare che i suoi aderenti stavano affrontando quelli che consideravano «abusi teologici ed ecclesiastici», ripristinando al contempo la fede e la pratica della «prima comunità cristiana». Tra quegli «abusi» rientravano dottrine e pratiche a lungo sostenute dalla Chiesa cattolica: la Comunione sotto un’unica specie, il celibato sacerdotale, la natura sacrificale della Messa, la concezione tradizionale della confessione sacramentale e della penitenza, e alcuni aspetti del rapporto tra autorità ecclesiastica e civile.   La risposta cattolica fu la Confutatio Augustana, una confutazione dettagliata preparata da teologi papali e presentata alle autorità imperiali. Il documento affrontava in modo sistematico le tesi luterane e sollecitava l’adesione alla pienezza della dottrina cattolica. Molte delle questioni sollevate in quello scambio furono poi esaminate più a fondo dal Concilio di Trento, che diede la risposta definitiva della Chiesa alle sfide della Rivoluzione protestante.   Le parole di papa Leone XIV fanno eco a quanto già detto all’inizio di quest’anno dall’arcivescovo Flavio Pace, segretario del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. In un’intervista del 22 gennaio 2026 a Vatican News, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, Pace aveva elogiato la Confessio Augustana del 1530 come un tentativo significativo di individuare un terreno comune tra i cattolici e il nascente movimento protestante, e aveva suggerito che il documento potesse servire da punto di riferimento per la riflessione ecumenica in vista del cinquecentesimo anniversario del 2030.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine: Lutero e Murner come draghi, Murnarus Leviathan, J. Grüninger, 1521, folio c3 verso, Biblioteca Nazionale e Universitaria di Strasburgo Immagine di Ji-Elle via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
Continua a leggere

Più popolari