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Chomsky avverte l’orologio dell’apocalisse si avvicina alla mezzanotte

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Noam Chomsky, insigne studioso linguista della grammatica generativo-trasformazionale e icona della sinistra progressista globale, ha iniziato a parlare di situazione «apocalittica».

 

In un’intervista del 21 gennaio alla testata governativa russa RT, ora irraggiungibile dall’occidente, il 21 gennaio, il professor Chomsky ha avvertito che «negli ultimi anni l’orologio dell’apocalisse, che riflette quanto l’umanità sia vicina all’Armageddon, si è avvicinato a mezzanotte, che simboleggia l’estinzione dell’umanità».

 

Il Doomsday Clock («orologio del giorno del giudizio») è un simbolo che rappresenta la probabilità di una catastrofe globale provocata dall’uomo, una trovata  dei membri del Bollettino degli scienziati atomici che va dal 1947 funge da metafora delle minacce all’umanità.

 

Chomsky, ora 94enne, ha quindi suggerito che nei prossimi giorni le lancette potrebbero raggiungere il segno della mezzanotte.

 

Il professore ha delineato i tre fattori che minacciano l’umanità oggi «una crescente minaccia di guerra nucleare»; «una minaccia molto grave e crescente di distruzione del clima»; e «il deterioramento di un’arena di dibattito e deliberazione seri e razionali» combinato con «il crollo delle forze democratiche» in tutto il mondo.

 

Il celebrato autore de  La fabbrica del consenso ha sottolineato che il rilancio del dibattito razionale e della deliberazione era l’unica speranza per affrontare il pericolo di una guerra nucleare.

 

«Tutti e tre [i fattori] sono notevolmente peggiorati nell’ultimo anno e, a meno che non ci sia una brusca inversione, ci dirigeremo semplicemente verso un precipizio, cadendo, irreversibilmente e non in un futuro molto lontano».

 

Come riportato da Renovatio 21, il Chomsky l’anno scorso ha ammesso che Donald Trump è stato l’unico statista occidentale a spingere per porre un termine alla guerra in Ucraina.

 

I lettori di questo sito ricordano tuttavia il professore-attivista dichiarare un anno fa che i non vaccinati vanno imprigionati. «Come possiamo portare loro del cibo?» si chiese Chomsky in un’intervista su YouTube, parlando di coloro che hanno rifiutato il vaccino mRNA. «Beh, questo è in realtà il loro problema (…) certo, se diventano indigenti, si dovrà prendere qualche mezzo per assicurare la loro sopravvivenza, come si fa con la gente in prigione».

 

Filadelfiano di origine ebraica, alunno negli anni Quaranta dell’esule antifascista Giorgio Levi della Vida, Avram Noam Chomsky è considerabile come il più grande linguista vivente. Chomsky nel corso della sua carriera fu accusato (da sinistra) di essere un propagandista di Pol Pot, e perfino un «negazionista» dell’Olocausto: in nome della libertà di parola, sostenne il diritto dello storico Robert Faurisson di esprimere le sue posizioni.

 

È sconosciuto ai più il fatto che le prime ricerche linguistica di Chomsky al MIT furono finanziate dal Pentagono per la ricerca di armamenti. Pur riconoscendo questo finanziamento, Chomsky ha sempre negato che abbia avuto alcun effetto sulla sua linguistica o sul suo attivismo politico.

 

 

 

 

Immagine di Andrew Rusk via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

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Persecuzioni

Mentono per portarci alla Terza Guerra Mondiale: Ron Paul

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Con ogni nuova versione dei «Twitter Files» apprendiamo sempre di più sulla profonda corruzione a Washington. Durante il COVID abbiamo intuito che qualcosa non andava davvero, ad esempio la bizzarra negazione dell’immunità naturale. Ma grazie alla decisione di Elon Musk di aprire gli armadi, le nostre peggiori paure si sono dimostrate vere. Ogni nuova uscita sembra mostrare qualcosa di ancora più criminale all’interno della marcia classe dirigente americana.

 

Nell’ultimo comunicato, grazie all’eccellente reportage del giornalista indipendente Matt Taibbi, vediamo il presidente uscente della House Intelligence Committee, l’onorevole Adam Schiff, che fa continue pressioni su Twitter per convalidare le sue fantasie di «bot russi» che manipolano la politica degli Stati Uniti.

 

La versione breve di quanto riportato da Taibbi risale al periodo in cui l’allora presidente della House Intelligence Committee onorevole Devin Nunes stava per pubblicare le conclusioni della sua commissione sull’uso improprio da parte dell’FBI della Corte FISA per spiare la campagna per la presidenza di Trump. L’FBI, a quanto pare, ha fatto affidamento esclusivamente sul ampiamente screditato «Dossier Steele» – pagato dalla campagna di Hillary Clinton – come giustificazione per spiare la campagna di Trump.

 

Quando è cresciuta la pressione per pubblicare i risultati di Nunes, Twitter è esploso con gli utenti che chiedevano al Congresso di «rilasciare il memorandum». È lì che l’allora membro Schiff e il suo staff hanno iniziato a fare pressioni incessanti su Twitter per dimostrare che gli account che chiedevano il rilascio del promemoria erano in realtà agenti russi, pronti ad aiutare il loro presunto favorito, Donald Trump.

 

Schiff non era solo. Compagni burloni del «Russiagate» come la senatrice Feinstein e il senatore Richard Blumenthal hanno anche fatto pressioni su Twitter per trovare i russi dietro la richiesta di rilasciare le scoperte di Nunes.

 

Più e più volte, Twitter – che non era affatto in sintonia con Trump – ha detto a Schiff e ai suoi colleghi che semplicemente non c’erano prove del coinvolgimento russo. Per quanto alcuni dipendenti di Twitter possano aver voluto segnalare il contrario, a loro merito si sono rifiutati di partecipare alla truffa.

 

Anche dopo che Twitter aveva informato Schiff e i suoi colleghi imbroglioni che non c’era alcun coinvolgimento russo, il senatore Blumenthal ha rilasciato una dichiarazione che sapeva non essere vera: «Troviamo riprovevole che gli agenti russi abbiano manipolato così avidamente americani innocenti».

 

Ancora una volta, questo è stato subito dopo che era stato informato dai dipendenti di Twitter – che erano in generale fortemente contrari a Trump – che non c’erano prove a sostegno di tale affermazione.

 

Ci stiamo avvicinando sempre di più a una resa dei conti nucleare con la Russia sull’Ucraina. Per guadagno politico i Democratici – e molti Repubblicani – hanno promosso la bufala del «Russiagate» e così facendo hanno fertilizzato il terreno per l’odio ossessivo verso la Russia prevalente oggi negli Stati Uniti.

 

Non credo sia un’esagerazione affermare che se le relazioni USA/Russia non fossero state avvelenate dalla menzogna del «Russiagate» per puro vantaggio politico, non saremmo neanche lontanamente vicini al nostro attuale stato di conflitto quasi diretto con il più grande nucleare potere sulla terra, Russia.

 

È scioccante che Schiff e i suoi alleati del «Russiagate» possano potenzialmente sacrificare milioni di americani morti per sconfiggere Trump e altri nemici politici.

 

Non dimentichiamo: il rappresentante Jim Trafficant è stato espulso dal Congresso per aver chiesto al suo staff di lavare la sua barca. Non dovrebbe esserci almeno una punizione uguale per senatori e deputati che ci stanno mentendo per portarci alla terza guerra mondiale?

 

 

Ron Paul

 

 

 

Articolo previamente apparso sul sito del Ron Paul Institute for Peace and Prosperity, ripubblicato secondo le indicazioni.

 

 

 

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La FAO: i prezzi alimentari mondiali aumentati del 14% rispetto al 2022

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La FAO – organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – ha riferito il 6 gennaio che nel complesso i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati di oltre il 14% nel 2022, rispetto all’anno precedente.

 

Per molte Nazioni dipendenti dalle importazioni alimentari, l’aumento è stato molto più elevato e la fame sta aumentando.

 

L’Indice FAO dei prezzi alimentari viene calcolato mensilmente e si basa su un paniere di azioni ponderate di cinque categorie di prodotti alimentari scambiati a livello internazionale: cereali, oli vegetali, zucchero, carne e latticini.

 

I prezzi mondiali del mais e grano hanno raggiunto nuovi massimi record nel 2022, «con una media, rispettivamente, del 24,8% e del 15,6% al di sopra dei livelli del 2021», riferisce l’organizzazione con sede a Roma

 

«L’aumento dell’Indice FAO dei prezzi dei cereali nel 2022 è stato dovuto a una serie di fattori, tra cui significative interruzioni del mercato, maggiori incertezze, costi energetici e di input più elevati, condizioni meteorologiche avverse in alcuni fornitori chiave e una continua forte domanda alimentare globale».

 

Anche il prezzo medio dell’olio vegetale FAO nel 2022 è aumentato del 13,9% rispetto al 2021 e ha segnato un nuovo massimo annuale.

 

Il prezzo medio dei prodotti lattiero-caseari FAO è aumentato del 19,6% nel 2022 rispetto al 2021. Il prezzo della carne è aumentato del 10,4%. Il prezzo dello zucchero è salito del 4,7%.

 

Come riportato da Renovatio 21, la FAO dieci mesi fa aveva calcolato un divario delle esportazioni mondiali di cerali di 20 milioni di tonnellate a causa della guerra in Ucraina.

 

Un anno fa la FAO aveva previsto che un terzo degli abitanti del mondo arabo avrebbe rischiato la fame.

 

Nel 2022 il capo del Programma Alimentare Mondiale ONU ha parlato dell’arrivo di una «carestia di massa». Un rapporto ONU scriveva che 2,3 miliardi di persone sarebbero insicure dal punto di vista alimentare. L’ONU ha definito la necessità di provvedere aiuti in almeno «zone della fame» nel mondo.

 

A ottobre un rapporto semestrale del Fondo Monetario Internazionale («Regional Economic Outlook») ha prefigurato un ritorno della fame in Africa.

 

La Banca Mondiale ha annunciato lo scorso aprile la «catastrofe umana» della crisi alimentare.

 

 

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Il Sacro Collegio all’alba del 2023

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In un’intervista pubblicata il 18 dicembre 2022 dal quotidiano spagnolo Abc, il Sommo Pontefice rivela di aver consegnato all’allora Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, all’inizio del suo pontificato, una lettera di dimissioni dall’incarico in caso di gravi e permanenti problemi di salute, lasciando al conclave l’elezione del suo successore. Ma a proposito, che aspetto ha il Sacro Collegio all’alba del 2023?

 

 

Dopo la morte del cardinale Severino Poletto, arcivescovo emerito di Torino, avvenuta il 17 dicembre, e il limite di età raggiunto dal porporato honduregno Oscar Maradiaga, il Collegio cardinalizio è oggi composto da 125 elettori e 99 non elettori, per un totale di 224 principi della Chiesa.

 

Nel numero dei cardinali non elettori figura il cardinale Angelo Maria Becciu, il quale, pur non avendo raggiunto il limite di età di 80 anni, è stato sospeso dai suoi diritti di conclave dal Santo Padre il 24 settembre 2020, a causa del suo presunto coinvolgimento in attività di investimenti fraudolenti.

 

Il maxiprocesso che si tiene in Vaticano dal luglio 2021 dovrebbe far luce sull’esatto ruolo svolto dall’ex sostituto della Segreteria di Stato.

 

La maggior parte dei cardinali è stata nominata dal pontefice argentino: così, tra gli elettori, 81 sono stati creati da Francesco, 34 da Benedetto XVI e 11 da Giovanni Paolo II.

 

Al conclave potrebbero partecipare oggi quattro francesi: i cardinali Dominique Mamberti, Philippe Barbarin, Jean-Marc Aveline e Jean-Pierre Ricard.

 

La situazione di quest’ultimo potrebbe cambiare, perché l’arcivescovo emerito di Bordeaux ha riconosciuto degli atti di abuso risalenti all’epoca in cui esercitava il suo ministero sacerdotale. Un processo canonico potrebbe eventualmente portare alla privazione del diritto di voto.

 

Papa Francesco è spesso criticato per aver nominato cardinali elettori provenienti da luoghi molto diversi e lontani, che si conoscono poco, e non hanno necessariamente la competenza nelle grandi questioni come i loro colleghi che conoscono tutti i misteri della Curia. Ciò potrebbe pregiudicare il regolare svolgimento del futuro conclave.

 

Nell’intervista sopra citata concessa ad Abc, il Sommo Pontefice riconosce che potrebbero esserci problemi «dal punto di vista umano», ma cerca di rassicurare ricordando che «è lo Spirito Santo che è all’opera nel conclave». Il che, dal punto di vista del mistero della divina Provvidenza, non significa necessariamente che l’eletto sarà il migliore, ce lo ricorda la Storia della Chiesa…

 

E Francesco ricorda la proposta da lui ritenuta incongrua da parte di un cardinale tedesco durante gli incontri dell’agosto 2022 sulla Costituzione apostolica Praedicate Evangelium, auspicando che «nel contesto dell’elezione del nuovo papa partecipino solo i cardinali residenti a Roma. (…) È questa l’universalità della Chiesa?» si chiede il Romano Pontefice.

 

Il numero teorico dei cardinali elettori è fissato a 120. Nella pratica è più elevato, essendo soggetto a frequenti variazioni.

 

Nel 2023, 11 cardinali perderanno il diritto di voto per limite di età: il loro numero scenderà normalmente sotto la soglia dei 120, a meno che non arrivi un nuovo Concistoro a cambiare la situazione.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

Immagine di Antoine Taveneaux via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported2.5 Generic2.0 Generic e 1.0 Generic.

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