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Renovatio 21 oltre il 22.000 articoli. Aiutateci a continuare questo sacrificio
Renovatio 21 ha superato la barriera dei 22.000 articoli.
Ma come, si chiede il lettore attento: era solo il 6 maggio scorso che gli articoli avevano toccato i 21.000. E invece eccoci qua: altri 1.000 articoli. In poco più di due mesi.
In verità, come sempre stiamo approssimando per difetto: gli articoli pubblicati ad oggi sono 22.012. Ora che leggerete queste righe probabilmente saranno ancora di più. Perché, come sapete, non ci fermiamo mai.
Non ci fermiamo mai davvero: ogni giorno, feriale o festivo, trovate una ventata di nuovi articoli sul sito – articoli necessari per comprendere il mondo, le sue dinamiche, i suoi fenomeni. Specie quelli di cui altri – pagati profumatamente dal sistema – non parlano.
Non fermarsi mai significa non fermarsi mai. Ad esempio: il direttore si è spaccato due (due) vertebre. È un racconto che farà un’altra volta, comunque sono fratture vertebrali per le quali egli può ancora, per il momento, camminare. La cosa è successa due settimane fa, ma se ne è accorto solo ieri, dopo 9 ore e 30 di attesa in ospedale, tra radiografie, burocrazia belluina, TAC, dolori lancinanti, attese da esaurimento nervoso. Un’altra storia per un altro articolo sulle condizioni del sistema sanitario, divenuto apertamente non solo macchina di morte, ma pure macchina di tortura.
Orbene, avete notato, per caso, uno iato nella continuità del giornale? No. Perché Renovatio 21 deve andare avanti costi quello che costi, è programmata per farlo: possono spaccarci ogni singolo osso della spina dorsale, e noi ancora sentiremmo l’impellenza di dover mandare a voi lettori la quantità giornaliera di contenuti. Anzi: il direttore, trascinatosi a casa con la schiena rotta, i muscoli esplosi, i nervi disintegrati, si è messo a battere sulla tastiera per infliggervi l’ultimo articolo sulle orche assassine di Gibilterra. Lo vogliate o no.
No, non abbiamo intenzione di smettere, perché questa non è un’attività – è una missione. Non è un sito – è un foglio di lotta contro il mondo moderno e la Necrocultura. Non è un giornale – è un propulsore cosmico, è un motore del vero ordine mondiale. È, e questo lo si sente nella carne, nelle ossa, nell’anima, un sacrificio.
Ora, dobbiamo per forza chiedere una mano per pagare i circa 2.000 euro (hosting, sicurezza del sito, abbonamenti vari, etc.) per le spese informatiche che caleranno, come ogni anno questo agosto. Nota bene: non stiamo chiedendo soldi per chi scrive i pezzi, esseri umani – e non bot – che tengono famiglia. Stiamo chiedendo il minimo per far funzionare le macchine, ed arrivare tutte le mattine sui vostri schermi.

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Ce la faremo solo se ci aiuterete.
Grazie ai nostri sostenitori, toto corde. Sempre.
Roberto Dal Bosco
Direttore di Renovatio 21
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Buon solstizio cari lettori
Come spesso accade, Renovatio 21 sente di dover fare gli auguri ai suoi lettori per il passaggio del momento astronomico.
Oggi è il solstizio d’estate. Il Sole raggiunge il punto di massima altezza dell’anno nel cielo a mezzogiorno È il giorno più lungo dell’anno. Oggi è il giorno con più ore di luce e l’ombra più corta dell’anno a mezzogiorno.
A mezzogiorno c’è stata l’ombra è la più corta di tutto l’anno. Il Sole è al suo punto più alto (lo zenit), quindi i raggi cadono quasi verticali e l’ombra si rimpicciolisce al minimo. All’alba e al tramonto le ombre sono lunghissime. Il Sole è bassissimo all’orizzonte e i suoi raggi radenti allungano le sagome a dismisura.
La magia di questo giorno è annotata, nei secoli, dagli esseri umani, e dalla loro letteratura.
Il Bardo ne scrive nel celebre monologo di Puck nell’Atto V di Sogno di una notte di mezza estate, dove evoca l’atmosfera magica e notturna del solstizio, descrivendo scene tipiche delle ore più oscure.
Now the hungry lion roars,
And the wolf behowls the moon;
Whilst the heavy ploughman snores,
All with weary task fordone.
Now the wasted brands do glow
Ecco l’ora in cui rugge il leone,
in cui il lupo urla alla luna,
intantochè lo stanco agricoltore riposa
esausto dalle fatiche del dì.
Ora i tizzi consumati splendono quali ardenti carboni
Il brano, ricco di riferimenti soprannaturali e creature notturne, si conclude con l’apparizione delle fate guidate da Ecate.
Il folletto scespiriano si presenta come l’incaricato di purificare la casa con la sua scopa, celebrando l’oscurità magica e protettrice.
I am sent with broom before,
To sweep the dust behind the door
Io son mandato innanzi con una scopa
per spazzare la polvere che si vede sul suo limitare.
Nella chiusura dell’Atto V, Puck si presenta proprio con una scopa per purificare e propiziare la casa del Duca Teseo prima della benedizione finale delle fate.
È a significare che il solstizio è un traguardo, ed un cominciamento: da qui inizia un’altra stagione, un altro ciclo delle cose umane.
Buon solstizio, cari lettori.
Se potete aiutate Renovatio 21 ad arrivare a farvi gli auguri anche al prossimo traguardo astronomico, l’equinozio d’autunno, tra tre mesi.
Ci è dolce, ogni volta, ricordarvi degli equilibri della luce e delle tenebre.
E non solo per gli astri.
Roberto Dal Bosco
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Buon San Marco ai lettori di Renovatio 21. Per la Vita, contro la morte
Come tutti gli anni, anche questo 25 aprile, auguriamo Buon San Marco ai lettori di Renovatio 21.
Lasciamo che il cittadino sincero-democratico della Repubblica nata dalla Resistenza (tssss) festeggi pure la liberazione dal fascismo: quella che è servita ad introdurre la finzione democratica che ci ha portato – ricordate – al biofascismo.
Eh sì: la Repubblica nata dal grande sforzo partigiano (James Jesus Angleton, chi era costui?) per combattere le orrende coercizioni e gli sterminii del totalitarismo nazifascista ci ha portato l’apartheid biomolecolare e, nell’ultimo mezzo secolo, lo sterminio degli innocenti nel grembo materno, con numeri multipli di quelli della bomba atomica, ora moltiplicati con il fattore degli embrioni disintegrati per fare ai cittadini repubblicani i bambini in provetta.
Dall’antifascismo al biofascismo è stato un passo piuttosto breve. E quindi, lasciamo pure che i goscisti (cioè, i figli, i nipoti, nell’attesa che vengano inghiottiti dalla risacca maranza che hanno contribuito a creare) festeggino la «Liberazione» – è crollata una repubblichina «sociale», che Mussolini (che nulla aveva capito dell’evo di politica della morte che si stava caricando) voleva persino chiamare «socialista» – e si è installata una «Repubblica fondata sul lavoro», e già qui non si capisce come si possa essere liberati se poi bisogna lavorare. Qui ci starebbe il ricordo del film Accattone (1961) di Pier Paolo Pasolini, dove, verso la fine, quando dicono al protagonista Franco Citti che bisogna lavorare, lui risponde «Ma ndove stamo, a Bughenvald?».
Certo, questa cosa del principio politico assoluto del lavoro, incistato sovieticamente nel primo articolo della Costituzione più bella del mondo, poi è stato calpestato in ogni maniera possibile, e sappiamo quante cause di persone che hanno rifiutato il ricatto vaccinale sono ancora in corso.
Massì. Lasciamoli alle loro marcette, organiche e salubri come un pasto in Autogrill. Ovviamente che ne daremo puntualmente conto se poi nell’annuale promenade meneghina da Piazzale vi fossero numeri come negli scorsi anni, quando con i partigianofili sfilarono gli ucronazisti («Azovdimmerda!» ebbero a dire certuni scandalizzati) o perfino serque di bandierone della NATO (!) con la Rosa dei Venti tra le falci e i martelli, in una koiné di simboli apparentemente politici opposti che ne fanno emergere di fatto la cifra esoterica.
E che, finalmente i padroni, i veri vincitori, vogliono tirare dal mezzadro repubblicano la decima del Dopoguerra? Chi ha bombardato l’Italia e l’Europa ora dice alle figure cartonate della sinistra che comandano loro, e che tutta la narrazione resistenziale è ascrivibile alla favola di Fedro del «calcio dell’asino».
Ah, saperlo. Del resto tra i segretari della NATO ad una certa si facevano nomi di capi della sinistra parlamentare italiana. Qualcuno se ne accorge, i figli del PCI ora sono i reggicoda dei Darth Vadere dell’Impero più oscuro dell’universa. Altri non vedono, altri ancora fanno finta di niente, e proseguono fischiettosamente.
Vabbè, ci stiamo incancrenendo: in realtà questo doveva essere un articolo di puri auguri, magari ricordando che oggi, nel giorno di San Marco, è fatto spesso di scampagnate sull’erba con la primavera che batte decisa. Tutti i veneziani ed ancora molti veneti conoscono questa realtà: il 25 aprile è il giorno della gita in compagnia e del pic-nicco, è il giorno della natura generosa e del riposo.
Pax tibi Marce Evangelista Mevs. Sono le parole, che, secondo la leggenda, un angelo apparso sottoforma di Leone Alato a San Marco Evangelista, naufrago nella laguna. Hic requiescet corpus tuum. Qui risposerà il tuo corpo.
La Pace, sapeva la Serenissima, è il fondamento della stabilità, della prosperità – della Vita.
Un concetto apparentemente semplicissimo, che tuttavia nell’ora della Necrocultura divenuta sistema operativo dello Stato moderno, pochi sembrano aver presente.
Per noi, invece, è chiarissimo. La Vita prima di ogni cosa. La Vita contro la morte.
La pace sia con voi, lettori.
Roberto Dal Bosco
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