Guerra cibernetica
Gli Android sono più facili da hackerare degli iPhone, dicono esperti forensi
Secondo l’agenzia di stampa 404 Media, i telefoni basati su Android potrebbero rappresentare bersagli più facili per hacker e agenzie governative rispetto agli iPhone, citando documenti trapelati presumibilmente destinati ai clienti della società israeliana di intelligence digitale Cellebrite.
La questione della privacy degli utenti di telefoni cellulari è stata recentemente evidenziata dopo che l’FBI ha rivelato lunedì che i suoi «specialisti tecnici sono riusciti ad accedere al telefono di Thomas Matthew Crooks». Le autorità non sono arrivate a rivelare quale dispositivo stesse utilizzando il presunto tiratore nel tentato assassinio dell’ex presidente Donald Trump.
Negli ultimi anni ci sono state segnalazioni che suggeriscono che migliaia di politici, giornalisti, attivisti e personaggi del mondo degli affari in tutto il mondo hanno avuto accesso ai loro cellulari con l’aiuto del programma spyware israeliano Pegasus. Una volta installato, il software presumibilmente concede all’hacker la possibilità di leggere messaggi, guardare foto, tracciare la posizione della persona e persino accendere la fotocamera e il microfono senza che il proprietario del telefono ne sia a conoscenza.
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Nei suoi resoconti di mercoledì, 404 Media ha affermato che una fonte anonima ha recentemente inviato due documenti risalenti ad aprile, intitolati rispettivamente «Cellebrite iOS Support Matrix» e «Cellebrite Android Support Matrix». I documenti erano presumibilmente stati consegnati a uno dei clienti di Cellebrite e non avrebbero dovuto diventare di pubblico dominio.
Secondo l’articolo, la società di analisi forense dei cellulari, che vende i suoi strumenti alle forze dell’ordine federali, statali e locali, nonché ad altre aziende e fornitori di servizi, non è stata in grado di hackerare un numero considerevole di iPhone moderni disponibili sul mercato ad aprile 2024.
Descrivendo la capacità di Cellebrite di accedere ai dispositivi che utilizzano varie iterazioni di comuni sistemi operativi mobili, uno dei documenti afferma che gli strumenti per hackerare i telefoni basati su iOS 17.4 o versioni più recenti sono «in fase di ricerca», il che significa che «non possono essere necessariamente sbloccati con gli strumenti di Cellebrite», afferma 404 Media.
Per iOS 17.1 – 17.3.1, l’azienda israeliana avrebbe affermato nel documento di poter accedere alle serie iPhone XR e iPhone 11, rilasciati rispettivamente nel 2018 e nel 2019.
L’altro documento trapelato si concentra presumibilmente sui dispositivi basati su Android, indicando che Cellebrite può hackerarne la maggior parte. Tuttavia, secondo 404 Media, gli smartphone Google Pixel 6, 7 o 8 in particolare rimangono inaccessibili quando sono spenti.
L’organo di stampa ha riferito che Cellebrite ha confermato l’autenticità dei documenti in una dichiarazione via e-mail. 404 Media ha citato il direttore senior per le comunicazioni aziendali e i contenuti dell’azienda, Victor Ryan Cooper, che ha affermato: «il motivo per cui non pubblicizziamo apertamente i nostri aggiornamenti è che i malintenzionati non siano a conoscenza di informazioni che potrebbero favorire la loro attività criminale».
Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa Apple aveva avvertito gli utenti iPhone in 98 Paesi di attacchi spyware in arrivo sugli iPhone.
Recentemente Amnesty International, un gruppo di difesa dei diritti umani, aveva segnalato di aver scoperto la presenza di Pegasus, uno spyware altamente invasivo sviluppato dalla società israeliana NSO Group, sugli iPhone di importanti giornalisti indiani. Pegasus è stato sospettato di essere utilizzato anche contro una giornalista russa residente in Lituania, e di aver spiato lo stesso Benjamin Netanyahu.
Pegasus, che di fatto si impadronisce dello smartphone attaccato senza bisogno che l’utente clicchi alcunché, è al centro di polemiche internazionali e pure nazionali interne allo Stato ebraico.
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Come riportato da Renovatio 21, Israele a inizio 2022 ha rifiutato la vendita di armi cibernetiche all’Ucraina o a Stati, come l’Estonia, che potrebbero poi rivenderle al regime Zelens’kyj.
A fine 2022 era emerso che centinaia di ex spie israeliane hanno ruoli di primo piano in Google, Facebook, Microsoft e Amazon.
Una lettera di Amnesty International, firmata da oltre 100 mila persone, chiede una moratoria internazionale sulla tecnologia di sorveglianza illegale.
Durante l’estate 2022 fu rilevato che il governo greco del primo ministro Kyriakos Mitsotakis cadde vittima di uno scandalo di iPhone hackerati, così da costituire la quarta crisi di governo di un Paese NATO (erano caduti i governi in Italia, Gran Bretagna, Estonia) nel giro di pochi giorni.
I giornali britannici hanno invece accusato la Russia di aver hackerato l’iPhone dell’ex premier britannica Liz Truss quando era ancora ministro degli Esteri.
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Immagine di Andrew Mason via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
Guerra cibernetica
Gli hacker dicono di aver rubato i dati di «quasi tutti gli agenti dell’FBI»
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Guerra cibernetica
Oltre 1.000 voli a terra in tutta la Gran Bretagna
Un problema al controllo del traffico aereo ha provocato disagi ai viaggi in tutta la Gran Bretagna martedì, con la cancellazione di oltre 1.000 voli e passeggeri bloccati per ore sulle piste e nei terminal degli aeroporti, secondo il sito di monitoraggio dei voli Flightradar24.
Il Servizio nazionale di controllo del traffico aereo britannico (NAS) ha dichiarato di aver risolto in serata un problema nel suo sistema di gestione dei voli, ma i ritardi si sono propagati in 15 aeroporti del Regno Unito e non solo, mentre compagnie aeree e scali si adoperavano per smaltire l’enorme arretrato di voli in ritardo.
Le partenze all’aeroporto di Londra Heathrow sono riprese, ma il trafficato scalo ha sospeso gli arrivi per il resto della notte a causa dei disagi e ha avvertito della possibilità di ulteriori ritardi.
Ufficialmente, la causa del blocco aereo totale è un guasto tecnico al sistema di elaborazione dei piani di volo di NATS (National Air Traffic Services), l’ente che gestisce il controllo del traffico aereo nel Regno.
Nel dettaglio, martedì 8 settembre 2026, a partire dalle 12:48 ora locale, l’interruzione nell’elaborazione automatica delle rotte ha costretto i controllori a passare alla gestione manuale, contingentando drasticamente i flussi in partenza per motivi di sicurezza. Il problema ha bloccato i decolli su larga scala in numerosi scali, coinvolgendo non solo Londra (Heathrow, Gatwick, Stansted, City) ma anche Aberdeen, Edimburgo, Manchester, Birmingham, Bristol, Nottingham East Midlands, Southend, Isola di Man e Jersey, con ripercussioni anche su Dublino, Cork e altri aeroporti europei come Parigi.
Il bilancio è stato pesante: secondo FlightRadar24 i voli cancellati hanno superato quota mille (1.055 entro le 20 di martedì sera, con altre centinaia il giorno successivo), coinvolgendo circa 65mila passeggeri solo per Ryanair e circa 10mila italiani. British Airways ha annullato o dirottato oltre 100 collegamenti.
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NATS ha dichiarato in serata di aver implementato una soluzione, ma i disagi sono proseguiti anche mercoledì 9 settembre, con altre decine di cancellazioni soprattutto a Heathrow. La ministra dei Trasporti Heidi Alexander si è scusata con i viaggiatori, mentre l’Autorità per l’aviazione civile britannica ha chiesto un rapporto completo sull’accaduto.
Va notato che non è un caso isolato: il sistema aeroportuale britannico ha già avuto crisi simili, come il guasto del luglio 2025 e soprattutto quello del marzo 2025, quando un incendio in una sottostazione elettrica aveva paralizzato Heathrow per 18 ore lasciando a terra centinaia di migliaia di passeggeri. Per questo il COO di Ryanair ha chiesto le dimissioni dell’amministratore delegato di NATS, criticando anche il rincaro del 28% delle tariffe di controllo dal 2022 a fronte di guasti tecnici sempre più frequenti.
È possibile ricordare i casi di altri blocchi totali del traffico aereo dovuti a, ci è stato detto, errori informatici del sistema.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa il sistema dell’aviazione canadese fu oggetto di un misterioso attacco hacker che lo paralizzò totalmente, poco dopo che uno stop fosse dato agli aerei delle Filippine e un «problema tecnico» (questa la versione ufficiale) mettesse a terra tutti gli aerei USA, evento che non ha avuto precedenti se non nelle ore dopo l’attentato dell’11 settembre 2001.
In quel caso, alcuni ipotizzarono un attacco di hacking di tipo ransomware, con riscatto pagato in bitcoin, il cui valore, in quelle ore, di fatto aumentò.
Come riportato da Renovatio 21, un attacco hacker ha colpito il mese scorso anche grandi aeroporti europei.
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Immagine Taking off from Heathrow by John Lucas via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Guerra cibernetica
L’FBI rivela: hacker cinesi hanno penetrato la NASA, la Fed, il dipartimento di Giustizia e il Senato USA
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