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Alimentazione

Carne, il modello agroalimentare sta fallendo

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Renovatio 21 traduce questo articolo di William F. Engdahl con il consenso dell’autore

 

Renovatio 21 offre la traduzione di questo articolo per dare una informazione a 360º.  Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 L’integrazione verticale della nostra catena di approvvigionamento alimentare durante la globalizzazione degli ultimi decenni ha creato una vulnerabilità allarmante proprio per il tipo di crisi che abbiamo ora

Negli ultimi decenni l’organizzazione delle forniture alimentari a livello mondiale dai produttori ai consumatori è stata riorganizzata in una distribuzione globalizzata nota come industria agroalimentare.

 

Con il blocco mondiale causato dai timori per la diffusione del Coronavirus, COVID-19, quella catena globale di approvvigionamenti rischia un fallimento catastrofico. Ciò provocherebbe un numero di morti di gran lunga superiore a quelli provocati dal Coronavirus. Eppure i governi sembrano ignorarlo.

 

L’imposizione di una quarantena di massa senza precedenti, la chiusura di scuole, ristoranti e fabbriche in gran parte del mondo sta catalizzando l’attenzione sull’allarmante vulnerabilità di quella che è una catena di approvvigionamento alimentare globale vicina al collasso.

Con il blocco mondiale causato dai timori per la diffusione del Coronavirus, COVID-19, la catena alimentare globale di approvvigionamenti rischia un fallimento catastrofico. Ciò provocherebbe un numero di morti di gran lunga superiore a quelli provocati dal Coronavirus

 

Prima del blocco, circa il 60% di tutto il cibo consumato negli Stati Uniti veniva consumato fuori casa. Sono compresi ristoranti, fast food, scuole, mense universitarie, mense aziendali e simili.

 

Questi esercizi sono chiusi da marzo, creando una gigantesca interruzione a quella che è stata una ben organizzata catena di approvvigionamento di beni alimentari. I grandi ristoranti o le mense aziendali ricevono forniture di tutti i generi, dal burro alla carne, in volumi e imballaggi completamente diversi rispetto ai supermercati e alla vendita al dettaglio.

 

C’è un tallone d’Achille nella gigantesca concentrazione agroalimentare nota come CAFO o Organizzazioni per l’Agricoltura e l’Alimentazione.

 

 

Il 12 aprile, uno dei più grandi impianti di lavorazione di carne suina negli Stati Uniti, Smithfield Foods, a Sioux Falls, nel South Dakota, ha annunciato che chiuderà a tempo indeterminato

CAFO a rischio

Il 12 aprile, uno dei più grandi impianti di lavorazione di carne suina negli Stati Uniti, Smithfield Foods, a Sioux Falls, nel South Dakota, ha annunciato che chiuderà a tempo indeterminato dopo che diverse centinaia di suoi 3.700 dipendenti sono risultati positivi al coronavirus, COVID-19. La chiusura di quell’unico stabilimento avrà un impatto del 5% circa sulla fornitura di carne suina negli Stati Uniti. Smithfields Foods è una delle maggiori concentrazioni agroalimentari al mondo.

 

Nel 2018, Smithfields, il più grande produttore di carne suina del mondo, è stato costretto a pagare quasi mezzo miliardo di dollari nel suo impianto di Tar Heel, nella Carolina del Nord, per il massiccio e spropositato inquinamento. Quell’unico impianto, il più grande del mondo, macella ogni giorno circa 32.000 maiali. I rifiuti fecali degli animali, in cui sono state riscontrate dosi massicce di antibiotici per controllare le infezioni, sono stati la causa dell’azione legale.

 

Smithfields Foods ha filiali in Messico, Polonia, Romania, Germania e Regno Unito, principalmente paesi in cui le norme sono più permissive. E il gruppo con sede in Virginia oggi è di proprietà della Cina.

 

Nel 2013 il più grande produttore di carne in Cina, WH Group di Luohe, Henan, ha acquistato Smithfield Foods per $ 4,72 miliardi

Nel 2013 il più grande produttore di carne in Cina, WH Group di Luohe, Henan, ha acquistato Smithfield Foods per $ 4,72 miliardi. Questo ha reso l’azienda cinese uno dei maggiori proprietari terrieri stranieri negli Stati Uniti e proprietario del più grande fornitore di carne suina negli Stati Uniti. Dato che la Cina ha subito una devastante perdita della sua popolazione di suini (circa il 50%) nel 2019 a causa della peste suina africana, oggi ci sono enormi richieste della produzione di carne di maiale da Smithfields.

 

I test COVID nello stabilimento del South Dakota sono solo la punta di un iceberg molto precario di infezioni e malattie, non solo di ceppi di coronavirus, diffusi nell’enorme concentrazione agroalimentare nel Nord America e nel mondo.

 

Un altro conglomerato di lavorazione della carne, Tyson Foods, il 6 aprile è stato costretto a chiudere la sua fabbrica a Waterloo, Iowa, dopo la morte di due lavoratori risultati positivi al Coronavirus.

Quattro lavoratori di uno stabilimento Tyson a Camilla, Georgia, sono morti dopo essere stati risultati positivi al COVID-19

 

Il 17 aprile, dopo che quattro lavoratori di uno stabilimento Tyson a Camilla, Georgia, sono morti dopo essere stati risultati positivi al COVID-19, sono iniziate le pressioni affinché la società chiudesse anche quell’impianto. Ad oggi la società afferma che rileverà la temperatura dei suoi lavoratori e imporrà l’uso di maschere facciali nell’impianto, densamente affollato e con operai mal retribuiti.

 

Il sindacato sta chiedendo un periodo di quarantena di 14 giorni, pagati come indennità di malattia, per i lavoratori risultati positivi, finora senza successo. Non ci sono prove di esami dettagliati per stabilire se questi lavoratori siano morti di co-morbilità per altre infezioni e siano risultati positivi anche al Coronavirus.

 

Tyson Foods, una società dell’Arkansas, il cui capo di allora, Don Tyson, è stata determinante per la vittoria di Clinton alle elezioni presidenziali del 1992, è il secondo più grande trasformatore e rivenditore al mondo di pollo, manzo e maiale, con vendite di $ 46 miliardi nel 2019.

Tyson Foods, una società dell’Arkansas, il cui capo di allora, Don Tyson, è stata determinante per la vittoria di Clinton alle elezioni presidenziali del 1992

 

Tyson Foods è un importante fornitore di carne per Wal-Mart, il gigante della vendita al dettaglio dell’Arkansas. Rifornisce anche catene di fast food come KFC. Con un accordo del dicembre 2019, Tyson esporta anche volumi significativi di pollo e carne di maiale in Cina per contribuire a colmare la mancanza di proteine della carne suina, oltre a possedere importanti strutture avicole nel paese. Secondo quanto riferito, i lavoratori, in genere a basso costo, lavorano gomito a gomito senza accesso alle mascherine.

 

Tralasciando i timori per il Coronavirus, gli stabilimenti CAFO pullulano di malattie e tossine varie. Le dimensioni delle strutture dell’azienda sono sbalorditive. Un impianto della Tyson Foods nel Nebraska produce ogni giorno prodotti a base di carne sufficienti a nutrire 18 milioni di persone. Tyson, come società, controlla circa il 26% della produzione di carne bovina negli Stati Uniti.

 

Il 13 aprile anche JBS USA Holdings è stata costretta a chiudere la sua principale struttura americana a Greeley, Colorado, per operazioni di disinfezione profonda, e tutti i suoi lavoratori saranno sottoposti a esami prima di poter riprendere il lavoro dopo aver rilevato numerosi casi di positività al coronavirus dopo la morte di due operai, uno dei quali aveva 78 anni.

 

JBS USA è una consociata di JBS SA, società brasiliana che è il maggior trasformatore di carne fresca al mondo, con oltre 50 miliardi di dollari di fatturato annuo. La filiale è stata creata quando JBS è entrata nel mercato statunitense nel 2007 con l’acquisto di Swift & Company. JBS USA controlla circa il 20 percento della produzione di carne bovina statunitense.

Cargill ha tagliato la metà dei lavoratori nel suo impianto di confezionamento di carne di Fort Morgan, in Colorado, quando sono risultati positivi al Coronavirus numerosi operai

 

Il terzo trasformatore di carne degli Stati Uniti, Cargill, ha tagliato la metà dei lavoratori nel suo impianto di confezionamento di carne di Fort Morgan, in Colorado, quando sono risultati positivi al Coronavirus numerosi operai.

 

In Canada 358 lavoratori di Cargill sono risultati positivi al Coronavirus nell’importante impianto di confezionamento di carni della provincia di Alberta. Il sindacato dei lavoratori del settore alimentare chiede che l’impianto venga chiuso per due settimane per mettere a punto una migliore strategia sanitaria, richiesta finora ignorata da Cargill. Allo stesso tempo, l’azienda ha licenziato 1.000 dei 2.000 lavoratori di quella struttura, senza fornire spiegazioni.

 

L’impianto, uno dei due fornitori di carne bovina di McDonalds Canada, lavora quotidianamente migliaia di capi di bestiame. Oggi Cargill controlla circa il 22% del mercato interno della carne negli Stati Uniti.

 

Questi tre giganteschi conglomerati aziendali, quindi, controllano oltre i due terzi della fornitura totale di proteine di carne e pollame degli Stati Uniti e sono tra i principali esportatori verso il resto del mondo

Questi tre giganteschi conglomerati aziendali, quindi, controllano oltre i due terzi della fornitura totale di proteine di carne e pollame degli Stati Uniti e sono tra i principali esportatori verso il resto del mondo.

 

Questa è una concentrazione che è estremamente pericolosa, come stiamo cominciando a vedere. A prescindere dai risultati del test per il Coronavirus, sono enormi pozzi neri di tossine a cui i lavoratori sono esposti. I test Covid-19 indicherebbero la positività per tali infezioni tossiche e non testano direttamente la presenza di alcun virus, ma solo di anticorpi che suggeriscono la presenza di COVID-19.

 

 

Il modello agroindustriale

Questa è una concentrazione che è estremamente pericolosa, come stiamo cominciando a vedere. A prescindere dai risultati del test per il Coronavirus, sono enormi pozzi neri di tossine a cui i lavoratori sono esposti

Questa malsana concentrazione non è sempre stata così. È iniziato come un progetto strategico di Nelson Rockefeller e della Rockefeller Foundation dopo la seconda guerra mondiale. L’idea era quella di creare un’integrazione verticale strettamente commerciale a scopo di lucro e la cartellizzazione della catena alimentare, come John D. Rockefeller aveva fatto con Standard Oil e Petroleum.

 

Il denaro di Rockefeller ha finanziato due professori della Harvard Business School. John H. Davis, ex assistente segretario all’agricoltura sotto Eisenhower, e Ray Goldberg, entrambi alla Harvard Business School, ottennero finanziamenti da Rockefeller per sviluppare quella che chiamarono «agroindustria».

 

In un articolo della Harvard Business Review del 1956, Davis scrisse che «l’unico modo per risolvere una volta per tutte il cosiddetto problema agricolo, ed evitare ingombranti programmi governativi, è passare dall’agricoltura all’agroindustria».

 

John H. Davis e Ray Goldberg, entrambi alla Harvard Business School, ottennero finanziamenti da Rockefeller per sviluppare quella che chiamarono «agroindustria»

Il gruppo di Harvard era parte di un progetto quadriennale della Fondazione Rockefeller in collaborazione con l’economista Wassily Leontieff chiamato «Progetto di ricerca economica sulla struttura dell’economia americana». Ray Goldberg, fervente sostenitore delle colture OGM, in seguito si riferì al progetto agroalimentare di Harvard come «un cambiamento della nostra economia globale e della società in modo più drammatico di qualsiasi altro singolo evento nella storia dell’umanità.» Sfortunatamente, potrebbe non aver sbagliato tutto.

 

In effetti, ciò che ha fatto è stato mettere il controllo del nostro cibo in una manciata di conglomerati privati globali in cui la tradizionale famiglia agricola è diventata quasi un’impiegata salariata o completamente fallita.

 

La tradizionale famiglia agricola è diventata quasi un’impiegata salariata o completamente fallita

Oggi negli Stati Uniti alcuni allevamenti industriali di bestiame detengono fino a 200.000 capi di bestiame alla volta, con un solo obiettivo, uno soltanto, e cioè l’efficienza economica. Secondo le statistiche dell’USDA, il numero di operazioni nell’allevamento di vacche/vitelli negli Stati Uniti è sceso da 1,6 milioni nel 1980 a meno di 950.000 oggi. Allo stesso modo, il numero di piccoli agricoltori/alimentatori – quelli che ingrassano il bestiame preparandolo per l’eventuale macellazione – è diminuito di 38.000 unità. Oggi meno di 2000 alimentatori commerciali nutrono l’87 percento del bestiame allevato negli Stati Uniti.

 

La produzione alimentare, come l’elettronica, è diventata globale, poiché gli alimenti a basso costo vengono confezionati in massa e spediti in tutto il mondo. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica negli anni ’90, i negozi russi furono inondati di prodotti dei marchi agroalimentari occidentali come Nestlé, Kellogg’s, Kraft e simili. La produzione agricola locale crollò.

 

La produzione alimentare, come l’elettronica, è diventata globale, poiché gli alimenti a basso costo vengono confezionati in massa e spediti in tutto il mondo

Lo stesso accadde all’India, all’Africa, al Sud America, poiché i prodotti esteri più economici portano all’esclusione degli agricoltori locali. La Cina prima dell’attuale crisi importava il 60% dei suoi semi di soia da aziende di cereali controllate dagli Stati Uniti come Cargill o ADM.

 

In questo sistema, fondamentalmente, l’agricoltura si è trasformata in una fabbrica per la produzione di proteine. C’è bisogno di mais OGM e soia OGM per nutrire l’animale, aggiungere vitamine e antibiotici in quantità enormi per massimizzare l’aumento di peso prima della macellazione.

 

L’integrazione verticale della nostra catena di approvvigionamento alimentare durante la globalizzazione degli ultimi decenni ha creato una vulnerabilità allarmante proprio per il tipo di crisi che abbiamo ora.

In questo sistema, fondamentalmente, l’agricoltura si è trasformata in una fabbrica per la produzione di proteine

 

Durante tutte le passate emergenze alimentari la produzione era locale e regionale, decentralizzata in modo tale che un blocco in uno o più centri non avrebbe minacciato la catena di approvvigionamento globale. Oggi non è così.

 

Il fatto che oggi gli Stati Uniti siano di gran lunga il maggiore esportatore di alimenti al mondo rivela quanto sia diventata delicata l’offerta di cibo globale.

 

Il coronavirus potrebbe aver messo in luce questo pericoloso problema. Per correggerlo ci vorranno anni e la volontà di prendere misure che Paesi come la Russia sono stati costretti ad adottare in risposta alle sanzioni economiche.

Durante tutte le passate emergenze alimentari la produzione era locale e regionale, decentralizzata in modo tale che un blocco in uno o più centri non avrebbe minacciato la catena di approvvigionamento globale. Oggi non è così

 

 

William F. Engdahl

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

F. William Engdahl è consulente e docente di rischio strategico, ha conseguito una laurea in politica presso la Princeton University ed è un autore di best seller sulle tematiche del petrolio e della geopolitica. È autore, fra gli altri titoli, di Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic Manipulation («Semi della distruzione, l’agenda nascosta della manipolazione genetica»), consultabile anche sul sito globalresearch.ca.

 

Questo articolo, tradotto e pubblicato da Renovatio 21 con il consenso dell’autore, è stato pubblicato in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook e ripubblicato secondo le specifiche richieste.

 

Renovatio 21 offre la traduzione di questo articolo per dare una informazione a 360º.  Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Alimentazione

Alimenti ultra-elaborati collegati a obesità, diabete, malattie cardiache e cancro

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

Le scansioni cerebrali di un giornalista della BBC che ha mangiato l’80% di cibi ultra-elaborati per quattro settimane hanno mostrato che il suo cervello aveva creato nuovi collegamenti che aumentavano il rischio di abbuffate ripetute, simile alla risposta del cervello al tabacco e all’alcol.

 

 

In breve:

  • Il presentatore televisivo della BBC, il dottor Chris van Tulleken, ha seguito una dieta alimentare composta per l’80% di alimenti ultra-elaborati. In quattro settimane, ha guadagnato 7 chili, ha disturbi del sonno, è diventato ansioso, ha avuto un calo della libido e si è sentito più vecchio di 10 anni.

 

  • I biomarcatori hanno anche mostrato che il suo cervello ha creato nuovi collegamenti che hanno aumentato il rischio di ripetute abbuffate, come la risposta del cervello al tabacco e all’alcol. La dieta ha aumentato il suo ormone della fame (grelina) del 30% e ha mangiato cibo più velocemente.

 

  • I prodotti ultraprocessati sono collegati a obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiache, cancro e un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause. La malattia metabolica aumenta anche il rischio di malattie gravi e scarsa sopravvivenza al COVID-19 .

 

  • È fondamentale ricordare che il cibo è il fondamento di salute e longevità. È opportuno porsi l’obiettivo di consumare il 90% di cibo genuino e il 10% o meno di alimenti raffinati per apprezzare una significativa differenza nella gestione del peso e nella salute generale.

 

 

Probabilmente non sorprende sentire che seguire una dieta ricca di cibi ultraprocessati non sia salutare. La ricerca ha dimostrato che gli alimenti ultraprocessati possono aumentare l’assunzione delle calorie e favorire l’aumento di peso.

 

I dati raccolti tra il 2009 e il 2010 dal National Health and Nutrition Examination Survey hanno mostrato che gli alimenti ultraprocessati costituiscono il 57,9% dell’apporto energetico degli americani e lo zucchero contribuisce per l’89,7%.

 

Nel 2019, uno studio pubblicato sulla rivista Nutrients ha rilevato che il 71% dei prodotti confezionati che si trovano nei negozi di alimentari era ultraelaborato. I ricercatori della Northwestern Medicine hanno stimato che quasi l’80% delle calorie totali assunte dagli americani proviene da cibi e bevande acquistati in negozio.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato che in tutto il mondo il tasso di obesità è triplicato dal 1975

I ricercatori hanno anche confrontato l’alimentazione dei cittadini statunitensi con altri paesi occidentali come l’Australia, scoprendo che i cibi confezionati consumati dagli americani avevano in media quantità più elevate di zucchero e sale. Questi alimenti contribuiscono all’aumento del livello di obesità in tutto il mondo.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato che in tutto il mondo il tasso di obesità è triplicato dal 1975. Il tasso di sovrappeso e obesità è in rapido aumento anche negli Stati Uniti. Dati raccolti tra il 1999 e il 2000 e di nuovo dal 2017 al 2018 mostrano che la prevalenza dell’obesità è passata dal 30,5% al 42,4%. Negli stessi periodi, la prevalenza dell’obesità grave è passata dal 4,7% al 9,2%.

 

I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno segnalato che dal 2017 al 2018 la prevalenza dell’obesità era del 19,3% nei bambini e adolescenti di età compresa tra 2 e 19 anni. Tuttavia, come hanno dimostrato i dati e come ha sperimentato un giornalista della BBC, quello che mangiamo è un fattore chiave per la salute.

 

 

Un giornalista della BBC mangia solo cibo ultraelaborato per un mese

Il presentatore televisivo della BBC, il dottor Chris van Tulleken, era interessato a scoprire cosa sarebbe successo se avesse cambiato la sua dieta per un solo mese.

 

Tulleken, presentatore di Cosa diamo da mangiare ai nostri bambini?, era curioso di sapere come gli alimenti ultraprocessati influenzano i nostri corpi.

 

La BBC ha riportato che nel Regno Unito, come negli Stati Uniti, oltre la metà dell’energia del cibo nella dieta proviene da prodotti ultraprocessati.

 

Per più di un mese, Tulleken, 42 anni ha aumentato l’assunzione quotidiana di prodotti ultraprocessati dal 30% all’80%, imitando l’alimentazione seguita dal 20% della popolazione del Regno Unito.

 

Alla fine di quattro settimane, Tulleken ha sperimentato una miriade di cambiamenti nella sua salute, tra cui:

 

  • Difficoltà a dormire

 

  • Bruciore di stomaco

 

  • Ansia

 

  • Pigrizia

 

  • Calo della libido

 

  • Calo del tono dell’umore

 

  • Emorroidi (da costipazione)

 

  • Aumento di peso di 7 chilogrammi (15,4 libbre)

 

«Mi sentivo dieci anni in più, ma non mi rendevo conto che era tutto [a causa] del cibo finché non ho smesso di seguire la dieta», ha raccontato Tulleken alla BBC.

 

Questo è significativo, dal momento che il medico ha cambiato intenzionalmente la sua dieta e tuttavia non ha riconosciuto che la sensazione di avere 10 anni in più in un mese era associata al cibo che stava mangiando.

«Mi sentivo dieci anni in più, ma non mi rendevo conto che era tutto [a causa] del cibo finché non ho smesso di seguire la dieta»

 

Quanto potrebbe essere più difficile convincere gli altri che il modo in cui si sentono è correlato alle sostanze chimiche che stanno consumando? Alla velocità con cui ha guadagnato peso, credeva che se avesse continuato per sei mesi, avrebbe guadagnato 38 chili (84 libbre).

 

Questi erano gli effetti sulla salute che Tulleken poteva identificare senza test. Ha anche subito diverse misurazioni di biomarcatori sanitari, che dimostrato significativi cambiamenti in sole quattro settimane di consumo di cibi ultraprocessati.

 

Le scansioni cerebrali hanno mostrato che la dieta aveva creato nuovi collegamenti nel suo cervello, dalle aree responsabili della ricompensa alle aree che guidano il comportamento automatico e ripetitivo. Questa è una risposta simile a quella prodotta nella dipendenza da sostanze, come tabacco, alcol e droghe.

Le scansioni cerebrali hanno mostrato che la dieta aveva creato nuovi collegamenti nel suo cervello, dalle aree responsabili della ricompensa alle aree che guidano il comportamento automatico e ripetitivo. Questa è una risposta simile a quella prodotta nella dipendenza da sostanze, come tabacco, alcol e droghe.

 

I cambiamenti cerebrali verificatisi nel breve tempo in cui Tulleken aveva consumato elevate quantità di prodotti raffinati non erano permanenti.

 

Tuttavia, non è possibile fare la stessa ipotesi se la dieta viene seguita per mesi o anni.

 

Inoltre, Tulleken sottolinea «se può fare questo al mio cervello di 42 anni in quattro settimane, cosa sta facendo al fragile cervello in via di sviluppo dei nostri figli?»

 

 

Si tende a mangiare di più quando si mangiano cibi ultraprocessati

Tulleken ha anche scoperto di aver consumato circa 500 calorie in più ogni giorno rispetto a prima di iniziare la dieta ultraelaborata.

 

Ciò sarebbe coerente con uno studio dal National Institutes of Health condotto da Kevin Hall, Ph.D., ricercatore senior presso il NIH Intramural Research Program. Nella ricerca di Hall sono state confrontate due diete abbinate per contenuto di macronutrienti, zuccheri, sale e fibre.

 

Una dieta era composta per circa l’80% da prodotti ultraprocessati mentre l’altra era una dieta genuina. Il gruppo ha consumato la dieta ultraelaborata per due settimane e poi è passato alla dieta sana mentre era ricoverato e monitorato presso il Centro Clinico NIH.

 

I partecipanti sono stati incoraggiati a mangiare quanto volevano. Gli scienziati hanno scoperto che quando i partecipanti seguivano l’alimentazione ultraelaborata consumavano più carboidrati, ma non proteine.

 

Durante le due settimane di intervento, i partecipanti prendevano circa 0,9 chilogrammi (2 libbre) mentre mangiavano secondo la dieta ultraelaborata e hanno lo stesso peso nelle settimane di alimentazione sana.

 

La BBC riporta che team di Hall ha anche misurato i biomarcatori ormonali responsabili del senso di fame e sazietà. Come ci si potrebbe aspettare, l’ormone responsabile della fame (grelina) è aumentato e quello responsabile della sazietà (leptina) è diminuito mentre i partecipanti segiovano l’alimentazione ultraelaborata.

 

Questi risultati erano coerenti con l’esperienza di Tulleken, poiché il suo livello di grelina è aumentato del 30% durante le quattro settimane in cui ha mangiato prodotti ultraprocessati. In quel mese si ritrovò a desiderare più spesso il cibo e a mangiare più velocemente, il che probabilmente ha contribuito alla maggior assunzione di cibo.

 

Ciò che è classificato come un alimento ultraelaborato potrebbe sorprendervi.

 

 

NOVA classifica le categorie di cibo in base all’entità e allo scopo della lavorazione, anziché in base ai nutrienti presenti negli alimenti.

 

Le categorie NOVA sono riconosciute come un valido strumento per la ricerca sulla nutrizione e sulla salute pubblica e sono usate nei rapporti delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione Panamericana della Sanità.

 

Secondo NOVA , il cibo ultraelaborato e le bevande hanno formulazioni industriali, tipicamente con cinque o più di questi tipi di ingredienti.

 

Di seguito è riportato un elenco che non è completo ma offre informazioni dettagliate sui tipi di alimenti che sono considerati ultraprocessati.

 

Come si può notare, alcuni sono prodotti pubblicizzati come una scelta alimentare salutare, come i cereali per la colazione, le barrette energetiche e lo yogurt alla frutta.

 

  • Gelato

 

  • Cioccolato

 

  • Caramelle

 

  • Pasticcini

 

  • Torte e miscele per torte

 

  • Cereali per la colazione

 

  • Biscotti

 

  • Yogurt alla Frutta

 

  • Bevande alla frutta

 

  • Barrette Energetiche

 

  • Bevande al cacao

 

  • Sostituti del latte materno

 

  • Energy drink

 

  • Salse istantanee

 

  • Prodotti pronti da riscaldare

 

  • Minestre, noodles e dessert istantanei in polvere o confezionati

 

  • Pane e focacce prodotti industrialmente

 

  • Margarine e creme spalmabili

 

 

Gli alimenti ultraprocessati aumentano il rischio di malattie

Diversi studi hanno identificato i rischi di malattia associati al consumo di alimenti ultraprocessati.

 

In uno studio, i ricercatori hanno raccolto dati sull’assunzione alimentare da 105.159 partecipanti. Il risultato principale era il rischio di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari.

 

Il follow-up medio è stato di 5,2 anni, durante i quali i ricercatori hanno scoperto che l’assunzione di alimenti ultraprocessati era associata a un rischio più elevato di malattie cardiovascolari.

 

I ricercatori hanno scoperto che l’assunzione di alimenti ultraprocessati era associata a un rischio più elevato di malattie cardiovascolari

I risultati sono stati statisticamente significativi anche dopo l’aggiustamento per i marcatori di qualità nutrizionale e dopo un’ampia gamma di analisi di sensibilità.

 

Come ha sperimentato Tulleken, e molti studi hanno riportato, avere una dieta ricca di cibi ultraprocessati aumenta il rischio di obesità.

 

A loro volta, come i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie riportano, l’obesità negli adulti aumenta il rischio di grave malattie, tra cui:

  • Mortalità per tutte le cause (morte)

 

  • Cambiamenti nei livelli di colesterolo

 

  • Diabete di tipo 2

 

  • Malattie cardiache e ipertensione

 

  • Apnea notturna e problemi respiratori

 

  • Malattie mentali come depressione e ansia

 

  • Infarto

 

  • Patologie della colecisti

 

  • Bassa qualità della vita

 

  • Osteoartrosi

 

  • Molti tipi di cancro

 

  • Dolore e difficoltà di funzionamento

 

 

Una delle principali cause di morte che i ricercatori hanno collegato al consumo di prodotti ultraprocessati è il cancro.

 

Il ruolo significativo che il metabolismo svolge sulle cellule tumorali è chiaro e si basa sui risultati del Dott. Otto Warburg, biochimico di formazione classica che ha ricevuto il Premio Nobel per la fisiologia e la medicina nel 1931 per la sua scoperta della natura e dell’azione del metabolismo delle cellule cancerose.

 

Il fumo è da decenni al primo posto tra le cause prevenibili di cancro. Tuttavia, sembra che l’obesità non sia molto lontano

Il fumo è da decenni al primo posto tra le cause prevenibili di cancro. Tuttavia, sembra che l’obesità non sia molto lontano. Secondo il dottor Otis Brawley, professore di oncologia alla Johns Hopkins University ed ex dirigente medico dell’American Cancer Society, questo potrebbe accadere entro i prossimi 5-10 anni.

 

Rispetto a un intervallo di peso normale, l’obesità aumenta la probabilità di recidiva del cancro ed è associata a una minore probabilità di sopravvivenza.

 

Mentre gli esatti meccanismi alla base del legame cancro-obesità non è completamente compreso, i ricercatori si stanno concentrando sullo studio del grasso viscerale, poiché è metabolicamente attivo e può stimolare la crescita cellulare.

 

 

La malattia metabolica aumenta il rischio di COVID-19

Come ha scoperto Tulleken, il cibo ultraprocessato è progettato per essere attraente, iperappetibile e creare assuefazione. Tutto questo grazie agli additivi, al packaging e al marketing e alla «convenienza».

 

Sfortunatamente, questi prodotti sono pieni di calorie vuote e privi di vitamine, minerali, enzimi epatici, micronutrienti, grassi e proteine di alta qualità.

 

Il dottor Aseem Malhotra è un consulente cardiologo onorario al Lister Hospital di Stevenage, in Inghilterra. Secondo un articolo che ha scritto per European Scientist, gli alimenti ultraprocessati causano:

 

Il cibo ultraprocessato è progettato per essere attraente, iperappetibile e creare assuefazione. Tutto questo grazie agli additivi, al packaging e al marketing e alla «convenienza»

«… la malattia metabolica cronica che può colpire molti con un peso “normale”. Inoltre, l’obesità sarcopenica può far rientrare erroneamente in un BMI normale molti pazienti anziani al momento del ricovero ospedaliero per COVID-19 … Non esiste un peso sano, solo una persona sana».

 

Un recente commento su Nature afferma che «i pazienti con diabete di tipo 2 e sindrome metabolica potrebbero avere un rischio di morte fino a 10 volte maggiore quando contraggono COVID-19» e ha richiesto controlli obbligatori di glucosio e del metabolismo dei pazienti con diabete di tipo 2 per migliorare i risultati.

 

Dall’affermazione di Malhotra all’inizio del 2020, sono stati pubblicati molteplici studi che hanno dimostrato che comorbilità come obesità e diabete di tipo 2 aumentano il rischio di COVID-19 grave e di esiti peggiori.

 

Questo ha suggerito agli scienziati che la sindrome metabolica e le conseguenze che ne derivano possono essere un «indicatore prognostico migliore» per esiti gravi rispetto ai singoli componenti della sindrome.

 

 

La tua dieta è un fattore chiave per la salute e la longevità

Come hanno dimostrato decenni di dati, gli alimenti che mangi sono un fattore chiave e un indicatore prognostico della tua salute generale e della longevità prevista. Indubbiamente, c’è una grave epidemia sanitaria in tutto il mondo e non è il COVID-19.

 

L’epidemia di obesità non ha una risposta facile e veloce, e gran parte di essa è legata alla dieta. Le conseguenze di questa condizione di salute sono di vasta portata e possono essere letali.

 

L’epidemia di obesità non ha una risposta facile e veloce, e gran parte di essa è legata alla dieta. Le conseguenze di questa condizione di salute sono di vasta portata e possono essere letali

È fondamentale ricordare che il cibo che consumi è la base su cui si costruisce la tua salute. Pertanto, seguire una dieta ricca di alimenti raffinati è una ricetta per un disastro a lungo termine. Se hai accesso al cibo genuino, è importante dedicare del tempo per imparare a cucinare da zero e sfruttare al meglio gli avanzi.

 

Con un po’ di dedizione e pianificazione, è anche possibile coltivare i prodotti in casa, anche in piccoli spazi, anche al chiuso.

 

Consumare una dieta composta per il 90% di cibo sano e per il 10% o meno di alimenti raffinati è possibile e può fare una differenza significativa nella gestione del peso e nella salute generale.

 

Per un elenco di linee guida utili per iniziare, vedere «Perché una caloria non è una caloria»

 

 

Joseph Mercola

 

Originariamente pubblicato da Mercola .

 

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Children’s Health Defense.

 

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

© 8 agosto 2021, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

 

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Alimentazione

«I pesticidi comuni causano danni cerebrali ai bambini»: una querela sostiene che 100 mila case in California sono contaminate

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Alcuni genitori in California stanno facendo causa al colosso della chimica Dow Chemicals e a una società affiliata chiamata Corteva, sostenendo che l’uso estensivo del pesticida clorpirifos ha causato danni neurologici e disturbi dello sviluppo nei loro figli.

 

Nei decenni successivi alla sua invenzione, milioni di quintali di clorpirifos sono stati spruzzati a mano e dagli aerei per proteggere dozzine di colture diverse dai parassiti, secondo l’ Associated Press.

 

Anche se gli studi che dimostrano che il pesticida ha causato danni neurologici negli embrioni in via di sviluppo e nei bambini piccoli ne hanno portato al bando per uso domestico nel 2001, l’irrorazione agricola è continuata fino all’entrata in vigore del divieto dello stato della California lo scorso anno.

Anche se gli studi che dimostrano che il pesticida ha causato danni neurologici negli embrioni in via di sviluppo e nei bambini piccoli ne hanno portato al bando per uso domestico nel 2001, l’irrorazione agricola è continuata fino all’entrata in vigore del divieto dello stato della California lo scorso anno

 

Di conseguenza, la causa sostiene che oltre 100.000 case – e i bambini che vi abitano – potrebbero essere contaminati da livelli pericolosi della sostanza chimica.

 

I querelanti affermano che la sostanza chimica ha causato un grave problema neurologico. Un portavoce di Corteva, dice l’agenzia AP, ha affermato che la società ritiene che il prodotto sia sicuro.

 

«L’abbiamo trovato nelle case, l’abbiamo trovato nella moquette, nei mobili imbottiti, l’abbiamo trovato in un orsacchiotto e l’abbiamo trovato sulle pareti e sulle superfici», ha detto all’Associated Press l’avvocato capo Stuart Calwell . «Poi un bambino prende un orsacchiotto e lo tiene stretto».

 

«Non sta andando via da solo», ha aggiunto Calwell.

 

L’abbiamo trovato nelle case, l’abbiamo trovato nella moquette, nei mobili imbottiti, l’abbiamo trovato in un orsacchiotto e l’abbiamo trovato sulle pareti e sulle superfici»

Un caso non dissimile da quello sul quale Renovatio 21 ha scritto molto: quello del glifosato.

 

 

 

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Alimentazione

Cadaveri trasformati in concime: legale in un secondo Stato USA

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

 

Il mese scorso il Colorado è diventato il secondo stato americano, dopo Washington, a consentire la trasformazione dei corpi umani in compost.

 

Il processo dura circa un mese. Il corpo è posto in un baccello con erba medica, paglia e trucioli di legno. Il contenitore viene ruotato lentamente e l’ossigeno viene pompato per favorire la decomposizione.

 

Il processo dura circa un mese. Il corpo è posto in un baccello con erba medica, paglia e trucioli di legno. Il contenitore viene ruotato lentamente e l’ossigeno viene pompato per favorire la decomposizione

Il disegno di legge, che ha attraversato entrambe le camere della legislatura statale, pone anche alcune restrizioni sul compost, incluso il divieto di venderlo o di utilizzarlo per coltivare cibo per il consumo umano. Vieta anche la mescolanza di resti umani senza il consenso delle varie persone.

 

La deputata Brianna Titone, che ha presentato il disegno di legge, è stata felicissima: «Sono davvero orgoglioso di offrire questa opzione alle persone qui in Colorado, che hanno in mente lo stile di vita del Colorado… E quando le persone muoiono, possono sentirsi come se vivessero in Colorado e possono restituire al Colorado e aiutare la terra».

 

Secondo gli ambientalisti il ​​processo è meno energivoro e il prodotto risultante può essere utilizzato come fertilizzante in giardini, piante d’appartamento o per ricostituire i campi aperti. Si sta già facendo con le carcasse di vacca. Perché non gli umani?

 

Il disegno di legge pone anche alcune restrizioni sul compost, incluso il divieto di venderlo o di utilizzarlo per coltivare cibo per il consumo umano

Il compostaggio umano o «riduzione organica naturale» viene preso in considerazione anche in alcuni altri stati tra cui New York e Delaware.

 

Come ha sottolineato Vincenzina Santoro su MercatorNet, le persone con la memoria lunga potrebbero ricordare i crematori dell’era nazista. Le ceneri dei forni venivano usate come fertilizzante.

 

Come ha osservato un paio di anni fa il Family Policy Institute di Washington : «[c’è] una distinzione fondamentale tra cremazione e compostaggio umano. Con il compostaggio umano, l’obiettivo è utilizzare il corpo umano, vale a dire strumentalizzare il corpo, trattandolo come se non possedesse un valore intrinseco più del fertilizzante».

 

Le persone con la memoria lunga potrebbero ricordare i crematori dell’era nazista. Le ceneri dei forni venivano usate come fertilizzante

Leggi simili sono allo studio in Delaware e Oregon.

 

 

Michael Cook

Direttore di Bioedge

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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