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Cardinali e sacerdoti pro-LGBT ignorano che il massacratore della scuola cattolica era trans

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Il cardinale Blase Cupich e padre James Martin, SJ, hanno chiesto leggi più severe sul controllo delle armi in seguito alla sparatoria mortale di alcuni scolari in Minnesota, senza fare riferimento all’identità transgender e alla malattia mentale dell’attentatore, né alle radici spirituali del suo attacco.

 

«Robin» Westman, al secolo Robert Westman, ha aperto il fuoco contro la chiesa cattolica dell’Annunciazione, dove erano radunati degli studenti, uccidendone due e ferendone altri 17, lasciando un adulto e cinque bambini in condizioni critiche fino a giovedì mattina. Westman si è suicidato dopo la sparatoria.

 

Video e scritti di Westman mostrano che era consumato dall’odio di sinistra e affetto da disturbi mentali, per sua stessa ammissione. Le riprese da lui girate lo immortalano mentre ride in modo maniacale mentre inquadra con la sua telecamera l’immagine del volto di Gesù Cristo, coronato di spine, in cima a un bersaglio da tiro appeso al muro.

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Il filmato lo mostra mentre raccoglie una serie di caricatori di armi da fuoco con scritte come «Dov’è il tuo Dio?» e ​​«Dolore e odio». Su una pistola c’è scritto: «Prendete questo, tutti voi, e mangiatelo», in una presa in giro delle parole pronunciate da Cristo durante l’Ultima Cena durante la consacrazione durante la messa.

 

Nel suo manifesto, si scusa con la famiglia e gli amici, ma si impegna a perseguire i suoi intenti omicida e suicida, che ha affermato di aver meditato per anni: «Purtroppo, a causa della mia depressione, rabbia e mente contorta, voglio compiere un ultimo atto che ho in mente da anni», ha scritto.

 

Sua madre, che secondo la CBS News lavorava alla Annunciation Catholic School , ha chiesto per suo conto il cambio di nome da Robert a «Robin» come parte del suo tentativo di identificarsi come donna nel 2020, quando era ancora minorenne.

 

Diversi osservatori ritengono che Westman abbia dimostrato un’influenza demoniaca, se non addirittura una vera e propria possessione. Sui social sono state condivise una foto dal diario di Westman in cui il giovane si ritraeva di fronte a un demone allo specchio. Come didascalia ha scritto in russo: «Chi?», «Quando finirà?», «Aiutami!», «non voglio» e «ucciditi».

 

Invece di sollevare interrogativi sulla disforia di genere di Westman, una manifestazione di malattia mentale, o sullo stato della sua anima, il sacerdote gesuita filo-omotransessualisa padre Martin e il cardinale Cupich di Chicago hanno risposto alla sparatoria chiedendo leggi più restrittive sul controllo delle armi.

 

«Pregate per la fine della violenza armata e per leggi sensate sul controllo delle armi», ha scritto padre Martin, chiedendo anche preghiere per i bambini uccisi, le loro famiglie e i loro amici.

 

L’arcivescovo di Chicago ha rilasciato una dichiarazione dopo la sparatoria, suggerendo che la disponibilità di armi dovrebbe essere limitata e che i programmi di assistenza sociale dovrebbero essere finanziati più ampiamente dal governo, senza fare riferimento alla disforia di genere o alle malattie spirituali di Westman.

 

«I fatti sono chiari. Le armi abbondano e i tentativi di buon senso di limitarne la disponibilità sono stati ampiamente respinti in nome di una libertà non prevista dalla nostra Costituzione», ha affermato Cupich in una dichiarazione condivisa con X dal teologo cattolico progressista Rich Raho. «I tagli ai finanziamenti per l’assistenza sanitaria e per i programmi di assistenza sociale non faranno che esacerbare una crisi nazionale di salute mentale e aumentare l’alienazione».

 

«Per favore, pregate e agite. Ora», ha aggiunto Cupich alla fine della sua dichiarazione.

 

Il cardinale Timothy Dolan è stato criticato per aver affermato che la sparatoria in Minnesota era stata causata dalla «violenza armata», senza menzionare il transgenderismo o i sentimenti anticristiani di Westman.

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Il porporato scritto su X: «Ci uniamo in compassionevole solidarietà alle innumerevoli famiglie della città di Minneapolis, della Annunciation Catholic School e di altre zone, toccate da un dolore immenso causato dalla violenza armata, ormai diventata fin troppo comune, che paralizza la mente».

 

L’identificazione con un «genere» diverso dal proprio sesso soddisfa il criterio più basilare per la malattia mentale, in quanto percezione di sé che sfida e contraddice la realtà, sebbene un cambiamento culturale tra i progressisti abbia portato a negare che il transgenderismo sia una malattia mentale.

 

Studi e prove aneddotiche indicano ancora che l’identificazione transgender spesso deriva da problemi di salute mentale, tra cui traumi. Uno di questi studi ha concluso, come attestato da numerosi detransizionisti (cioè persone che tornano indietro dopo il cambio di genere), che «esistono forti prove che bambini e adolescenti che si identificano come transgender hanno subito un trauma psicologico significativo che ha portato alla loro disforia di genere».

 

Un numero sorprendentemente elevato di assassini di massa (o aspiranti assassini) negli ultimi tempi non si è identificato con il proprio sesso. Quest’estate, la diciottenne «Felix» Winter, una ragazza che si identifica come uomo, è stata condannata a sei anni di carcere dopo aver ammesso due capi d’accusa relativi alla pianificazione di una sparatoria in una scuola in Iscozia. Nel 2023, Audrey «Aidan» Hale, una ragazza che voleva essere un maschio, ha ucciso sei persone in una scuola privata presbiteriana nel Tennessee.

 

Anche l’attentatore di Aberdeen Snochia Mosley si è identificato come transgender; l’attentatore di Colorado Springs Anderson Lee Aldrich si è identificato come «non binario»; l’attentatore dell’Iowa Dylan Butler si è identificato come «gender fluid»; l’attentatore di Denver Alec McKinney si è identificato come transgenderro; e l’attentatore di Philadelphia Kimbrady Carriker si è fotografato indossando abiti e gioielli femminili e con un’acconciatura femminile.

 

L’omissione di padre Martin non sorprende. In questi anni, il gesuita Martin anche promosso un’immagine tratta da una serie di opere blasfeme e omoerotiche che mostrano Gesù Cristo come omosessuale, ha promosso unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha descritto vedere Dio come maschio come «dannoso». Tutto ciò, invece che cagionargli una sanzione da parte della gerarchia, lo ha fatto promuovere: è Bergoglio stesso che lo porta in palmo di mano, spendendosi in pubblici elogi per il più noto sacerdote filo-LGBT del mondo.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa Bergoglio aveva dapprima concesso un’udienza privata al Martin, per poi elogiarlo pubblicamente durante l’assemblea plenaria del Dicastero per le comunicazioni vaticane. Il gesuita filo-omofilo era stato quindi alle masse di ragazzi, tra musica techno sparata da sacerdoti DJ e pissidi Ikeadurante la Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona. Un anno fa, il Martin aveva dichiarato in pratica che la dottrina del catechismo sull’omosessualità uccide, in quanto porterebbe taluni alla morte per suicidio. Il papa la scorsa estate gli scrisse una lettera di incoraggiamento: «Vi incoraggio a continuare a lavorare sulla cultura dell’incontro, che accorcia le distanze e ci arricchisce delle nostre differenze, come ha fatto Gesù, che si è fatto vicino a tutti».

 

Martin ha precedentemente negato di rifiutare l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità e sulle questioni LGBT, sebbene sia diventato il paladino pubblico di tali questioni nella Chiesa.

 

Il cardinale Cupich si è invece speso a favore dell’adozione di bambini da parte di coppie omosessuate. Il porporato destò scandalo quando aprì con ‘invocazione la Convention del Partito Democratico USA a Chicago, un evento che fuori dai cancelli aveva furgoncini che fungevano da abortifici mobili.

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Immagine di Dominican University via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

 

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Gender

Transessuale cerca aiuto per l’allattamento in un centro per donne senzatetto

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Un transessuale ha pubblicato un video in cui si vanta di prevedere di ricevere una visita medica da uno specialista in allattamento, nella speranza di poter iniziare a produrre latte materno. Lo riporta LifeSite.   «Sto per andare dal mio medico e, se tutto va bene, uscirò da qui con una prescrizione per una consulente per l’allattamento, il che significa che questi bambini presto inizieranno a produrre latte», ha detto l’uomo non identificato nell’inquietante filmato divenuto virale.   L’uomo che si presenta come donna vivrebbe in un rifugio per donne a Brooklyn, Nuova York. Il video ha scatenato centinaia di reazioni negative da parte degli spettatori, disgustati dalle intenzioni fuorvianti dell’uomo.  

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Gli uomini che affermano di essere donne possono indursi la produzione di latte assumendo un cocktail di farmaci che include una pillola anticoncezionale, metoclopramide, clorpromazina, sedativi e il farmaco antiemetico domperidone.   Per quanto bizzarra tale iniziativa è appoggiata da fazioni di sinistra all’interno del complesso industriale farmaceutico, che ha acquisito potere e influenza durante l’amministrazione Biden. Nel 2023, il CDC (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti), che si presume essere la principale organizzazione nazionale di servizi basata sulla scienza e sui dati, è stato duramente criticato dai medici quando ha suggerito che gli uomini che si identificano come donne possono allattare al seno i neonati assumendo un cocktail di farmaci per replicare la produzione naturale di latte materno.   L’affermazione del CDC secondo cui «le persone transgender e non binarie possono partorire e allattare al seno o al petto» è stata vista come una mossa di sottomissione alle politiche identitarie «woke», che mescola pericolosamente «politica e scienza» e mette a rischio i neonati.   I medici hanno condannato tale consiglio, spiegando che le ricerche esistenti non supportano la pratica artificiale di allattare un neonato tramite seni artificiali e induzione ormonale della lattazione, e avvertendo che i neonati sottoposti a tale pratica potrebbero incorrere in rischi per la salute, tra cui problemi cardiaci.   «Un uomo biologico, pieno di ormoni e di un miscuglio di altre sostanze che potrebbero nuocere a un neonato, NON dovrebbe MAI tentare di allattare naturalmente un bambino», aveva dichiarato all’epoca il dottor Roger Marshall, ginecologo che ha fatto nascere migliaia di bambini e che è senatore degli Stati Uniti per il Kansas. «Quando si sveglierà la sinistra e si renderà conto di cosa sta facendo al nostro Paese?», ha chiesto Marshall.   Come riportato da rRenovatio 21, due anni fa Marian Tompson, fondatrice di La Leche League (LLL) – organizzazione che promuove l’allattamento al seno – si era dimessa da ogni incarico, pubblicando una lettera pubblica in cui denunciava come « organizzazione con la missione specifica di supportare le donne biologiche che desiderano dare ai propri bambini il miglior inizio di vita allattandoli al seno, l’attenzione della LLL si è leggermente spostata per includere anche gli uomini che, per qualsiasi motivo, desiderano provare l’esperienza dell’allattamento al seno, nonostante non siano state condotte ricerche approfondite a lungo termine sull’allattamento maschile e su come questo possa influire sul bambino».   In pratica la massima associazione mondiale per l’allattamento al seno è stata prepotentemente infiltrata da trans.   Da tempo il linguaggio di «inclusione» dei transgender avanza nei reparti di maternità del Regno Unito, dove, come abbiamo già detto, è stata proposta la sostituzione del termine «breastfeeding» («allattamento al seno») con «chestfeeding» («allattamento al petto»).

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Come riportato da Renovatio 21, in Gran Bretagna già quattro anni fa le autorità ammonivano di non dire più «allattare al seno» per non turbare i transgender.   Nel 2022 fu attaccata direttamente la lingua inglese per espressioni come «latte materno», che bisogna sostituire con «human milk», «latte umano»), «parent’s milk» («latte dei genitori») e persino, in modo più ridicolo, «father’s milk», cioè «latte paterno».   A inizio 2024 il Servizio Sanitario nazionale britannico iniziò quindi a promuovere il «latte trans», con una lettera agli attivisti omotransessualisti che sosteneva che le secrezioni dai capezzoli dei transessuali indotte dai farmaci sono buone quanto il latte materno per i bambini.   Come riportato da Renvatio 21, l’anno scorso l’ente di beneficenza medico britannico Jo’s Cervical Cancer Trust ha suggerito agli operatori sanitari di utilizzare i termini «bonus hole» («buco bonus») e «front hole» («buco frontale») al posto della parola «vagina» per dimostrare così accoglienza negli screening cervicali nei confronti di transessuali e i pazienti non binari.

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Negata la cresima a ragazzino contrario all’ideologia LGBT

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A un ragazzino è stato negato il sacramento della Cresima in una chiesa «inclusiva» per aver definito «una sciocchezza» un evento omotransessualista.

 

Secondo quanto affermato dal vescovo Robert Mutsaerts, vescovo ausiliare della diocesi olandese di ‘s-Hertogenbosch, a un ragazzo cattolico è stato chiesto di ritirarsi dal percorso di preparazione al sacramento della Confermazione perché aveva definito «una sciocchezza» il Purple Friday (un evento a favore dei diritti LGBT nei Paesi Bassi).

 

Sul suo blog, monsignor Mutsaerts ha descritto un episodio accaduto in una parrocchia favorevole alla comunità LGBT, dove si era recato per amministrare il sacramento della Confermazione a dei giovani cattolici.

 

Il vescovo olandese ha ricordato di averlo «confermato altrove una settimana dopo». «Un ragazzo con un’opinione e un carattere. A quanto pare, questo non si addice a questa parrocchia tollerante, non esclusiva, inclusiva, aperta, accessibile, ospitale, generosa, accogliente, di mentalità aperta, comprensiva e accogliente», ha affermato.

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Davanti alla parrocchia sventolava una bandiera arcobaleno LGBT. «È una di quelle parrocchie che si definisce inclusiva, come è emerso chiaramente dopo la messa, durante la chiacchierata informale. “Siamo una chiesa LGBTQ, una chiesa arcobaleno”», ha ricordato Mutsaerts, citando le parole dei responsabili della parrocchia.

 

Tuttavia, il vescovo ha affermato che non erano particolarmente «inclusivi» nel sostenere la dottrina cattolica ortodossa sulla sessualità. Quando ha cercato di affrontare questi temi dopo la messa, «sono stato immediatamente messo alla tacere perché il mio punto di partenza non si allinea con la loro religione arcobaleno. L’inclusione si rivela non essere una porta aperta, ma un varco attentamente sorvegliato».

 

Recentemente, il vescovo Mutsaerts ha riportato gravi ferite in seguito a un incidente stradale. Ha subito la frattura di un gomito e del bacino, oltre a una lussazione dell’anca, ma è stato dimesso rapidamente dal reparto di terapia intensiva. Secondo quanto comunicato dalla sua diocesi, il vescovo ha lasciato l’ospedale e si sta riprendendo a casa.

 

Negli ultimi anni, il vescovo Mutsaerts è stato uno dei pochi vescovi a difendere con coerenza l’insegnamento della Chiesa e a denunciare gli errori moderni, in particolare la promozione dell’agenda omotransessualista.

 

Nell’ottobre del 2025, durante la Conferenza sull’Identità Cattolica, si unì al vescovo Athanasius Schneider, al vescovo Marian Eleganti e al vescovo Joseph Strickland nel guidare milioni di fedeli, di persona e virtualmente, in un atto di riparazione per il «pellegrinaggio LGBT» approvato dal Vaticano un mese prima. Durante quel pellegrinaggio, un gruppo guidato da una croce arcobaleno, tra cui molte persone con i loro «partner» omosessuali, vestiti con i colori dell’arcobaleno e alcuni sventolando bandiere dell’«orgoglio LGBT», aveva attraversato la Porta Santa della Basilica di San Pietro, alcuni indossando abiti e zaini con messaggi espliciti.

 

In un’intervista allo stesso sito era arrivato a dire di non obbedire al papa riguardo la Fiducia Supplicans.

 

Dopo acute critiche, il prelato neerlandese tre anni fa aveva abbandonato il processo sinodale.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli anni monsignor Mutsaerts aveva condannato la teologia progressista come «pericolo interno» della Chiesa e sostenuto che l’aborto è la tirannia dei forti contro i deboli.

 

Il prelato neerlandese è stato vittima di un incidente negli scorsi giorni.

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Arte

Leone saluta la folla mentre in Piazza San Pietro risuona l’inno omosessualista degli ABBA. E se piace anche a Putin?

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È accaduto un paio di domeniche fa. Papa Leone XIV è entrato in San Pietro, tra ali di folla, con in sottofondo un inno della sottocultura omotransessualista, Dancing Queen del gruppo svedese ABBA.   L’incongrua circostanza è stata notata da più parti.  

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Dancing Queen degli ABBA è ampiamente considerata uno dei più grandi e iconici inni della comunità LGBT a livello mondiale.I motivi del successo nella cultura gay. Nonostante il testo parli semplicemente di una ragazza di 17 anni che si diverte a ballare il sabato sera, il brano ha assunto un profondo significato simbolico per diverse ragioni.   Il termine «Queen» (regina) ha una forte risonanza nella cultura e nel gergo della comunità omosessuale, da cui l’appellativo drag queen. La canzone celebra la gioia pura, la libertà di esprimersi e l’evasione dalla realtà attraverso il ballo, un tema centrale per una comunità omotransessualista storicamente costretta a nascondersi e che ha trovato nelle discoteche e bar gay come spazi sicuri in cui dare sfogo alla propria inclinazione disordinata..     Gli stessi membri degli ABBA hanno sempre accolto con calore e orgoglio questo status. Nel 2002, ad esempio, Anni-Frid Lyngstad (la cantante bionda del gruppo) si è esibita in una memorabile versione del brano insieme alla star svedese della comunità gay Lars-Åke Wilhelmsson (noto come Babsan) durante il Gay Pride di Stoccolma.   Gli ABBA sono considerati una delle più grandi icone della cultura gay globale e un punto di riferimento indiscusso per la comunità LGBT. Come avviene per Mina, Madonna, ed altre figure della cultura popolare, il loro status di icona gay non è legato a un coming out dei membri del gruppo, ma all’adozione spontanea e viscerale della loro musica e della loro estetica da parte del mondo queer fin dagli anni Settanta.   Lo stile visivo degli ABBA, fatto di costumi stravaganti, glitter e melodie pop orchestrali, si sposa perfettamente con l’estetica «camp» e pop amata dal mondo omotransessualista. I loro costumi iconici fatti di tutine in spandex, stivali con le zeppe, glitter, paillettes e mantelli riflettevano perfettamente il gusto teatrale ed esagerato tipico della cultura delle drag queen e delle storiche serate delle discoteche gay.   Tracce come Gimme! Gimme! Gimme! o Voulez-Vous sono diventate colonne sonore fisse dei locali gay, celebrando il desiderio, la libertà sessuale e l’evasione senza barriere. L’osessione tutta gay per gli ABBA è ben rappresentata in una scena del film australiano Priscilla la regina del deserto (1994), interpretato da tre celeberrimi attori degli antipodi – Terence Stamp, Hugo Weaving, Guy Pearce – nel ruolo di tre omosessuali travestiti a zonzo per l’outback australiano. In una scena, uno di tre racconta di aver raccolto un pezzo delle feci della cantante degli ABBA nel bagno di una sala concerti, e di averlo conservato in una boccetta che tiene a ‘mo di talismano.  

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Non è chiaro chi è a capo della playlist vaticana, e quindi non è possibile sapere se si tratta di un atto di volgarità (ma perché mai la Chiesa, con il suo patrimonio musicale millenario e sublime, deve appoggiarsi sulla musica rock pure passata?), un atto di ingenuità («mettiamo questa, mi piace»), o un atto di sabotaggio e rivendicazione degli omosessuali infiltrati in grande copia in Vaticano.   Considerando le nomine recenti, col cardinale Fernandez, quello delle benedizioni omo della Fiducia Supplicans, che spadroneggia minacciando di scomunica i tradizionisti, diciamo che l’ultima ipotesi farebbe propendere proprio per un aumento di potere dentro le mura leonine di un Opus Gay con tutti i suoi vizi e vezzi.   Va detto che è stato teorizzato controintuitivamente un legame tra gli ABBA e il presidente russo Vladimir Putin. il quale nutrirebbe una grande passione personale di Putin per la musica della band svedese, unita a un celebre e bizzarro fatto di cronaca emerso nel 2009. Secondo quanto riportato, il 22 gennaio 2009 il Cremlino ingaggiò in segreto i Björn Again, una delle più famose tribute band ufficiali degli ABBA, per un concerto privato.   La band sarebbe stata pagata circa 20.000 sterline e portata in una località isolata sul lago Valdai (circa 300 km a nord di Mosca), circondata da imponenti misure di sicurezza e cecchini. Gli spettatori erano in tutto appena otto persone Secondo il fondatore della band Rod Stephen, Putin si scatenò ballando, applaudendo e gridando «Bravo!» sulle note di hit come Mamma Mia, Super Trouper e (eccoci qua) Dancing Queen.   Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, smentì ufficialmente la presenza del Presidente all’evento per proteggere la sua immagine pubblica di leader «duro», pur ammettendo che a Putin piacesse la musica degli ABBA. Il cortocircuito nella mente omosessuale, che feticizza gli ABBA e demonizza Putin nemico dell’omotransessualismo organizzato, è inevitabile.   Va ricordato inoltre che un altro pezzo chiaramente legato all’omosessualismo, YMCA dei Village People, è divenuto l’irresistibile colonna sonora della campagna elettorale di Donald Trump 2024, con il candidato presidente ad inventarsi anche un’iconico balletto sulle note della canzone.   Secondo alcuni osservatori, i Village People (i quali sembrano aver abbracciato il nuovo successo politico della canzone) rappresenterebbero i gay in una maniera psicologicamente profonda: i personaggi che portano sul palco – i poliziotto, l’indiano, il marinaio – rappresentano archetipi di figure maschie e paterne che, secondo la teoria riparativa, mancano nella psiche dell’omosessuale, il quale ne rimane angosciosamente attratto e scegli di rapportarvisi attraverso la famelica sessualità sodomitica.  

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Immagine screenshot da Twitter
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