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Bambino morto di miocardite, riconoscimento CDC: ma l’autorizzazione per la terza dose 5-11 anni va avanti

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Un bambino di età compresa tra 5 e 11 anni è morto dopo aver ricevuto la sua prima dose del vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19, secondo il CDC [l’ente USA per il controllo delle epidemie, ndt].

 

Tuttavia, il comitato consultivo sui vaccini del CDC e il suo direttore, la dottoressa Rochelle Walensky, hanno firmato una terza dose per la giovane fascia di età nonostante fossero a conoscenza della morte del ragazzo.

 

Il dottor Tom Shimabukuro, un membro del team di sicurezza del vaccino dell’agenzia, ha detto durante una riunione virtuale tenuta dal comitato consultivo per l’immunizzazione e le pratiche (ACIP) un giovane maschio è morto 13 giorni dopo aver ricevuto la sua prima dose del vaccino COVID della Pfizer.

 

Il ragazzo ha avuto la febbre 12 giorni dopo la sua prima dose.

 

Il giorno dopo, ha avvertito dolore addominale e vomito. È morto lo stesso giorno.

 

Le prove hanno mostrato che il ragazzo soffriva di un’infiammazione cardiaca nota come miocardite.

 

«Questo paziente ha avuto un decorso clinico rapido. Dal momento in cui hanno iniziato a provare il dolore addominale, il giorno 13 dopo la dose uno, fino al momento in cui sono stati portati nel [dipartimento di emergenza] e successivamente sono morti è stato nell’ordine di un paio d’ore», ha detto Shimabukuro.

 

«L’evidenza istopatologica di miocardite era presente all’autopsia e questa è stata considerata essere la causa della morte», ha aggiunto.

 

La morte è stata segnalata al VAERS e verificata dal CDC attraverso un’intervista con l’operatore sanitario.

 

I test condotti sul ragazzo dal ramo di patologia delle malattie infettive del CDC «non hanno trovato prove di infezione virale al momento della morte», ha detto Shimabukuro.

 

L’ACIP non ha posto domande o discusso della morte, ma ha invece stabilito che i benefici del vaccino COVID di Pfizer superano i rischi.

 

 

Megan Redshaw

 

 

 

© 27 maggio 2022, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Marchio di moda accusato di sessualizzazione dei bambini

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«Balenciaga, costretto a ritirare “immediatamente” la sua controversa campagna in cui mescola i bambini al sadismo e alla pedopornografia» titola El Mundo.

 

Il marchio di moda di lusso Balenciaga si è scusato, ha cancellato tutti i suoi contenuti Instagram dopo essere stato accusato per una serie di foto del catalogo online che mostravano bambine che tengono in braccio orsi di pelouche con imbragature sadomaso.

 

L’account Twitter di Balenciaga parrebbe pure essere stato chiuso da una decina di giorni, cioè da prima dello scoppio dello scandalo. Sulla dipartita dell’azienda dal social media non erano arrivate spiegazioni. Tuttavia i giornali avevano scritto che il clima della gestione Musk, tra hate speech e fake news, preoccupava i brand mondiali.

 

Ora invece Twitter è pieno di utenti che accusano Balenciaga, e non solo per la campagna con la bambina e il pelouche BDSM.

 

Un’altra foto da una campagna del marchio criticata in queste ore mostrerebbe un pagina da un caso della Corte Suprema USA inerente alla pornografia infantile. È davvero difficile capire perché, sia pur sepolto nella scenografia, dovesse esserci proprio quel documento.

 

I media di tutto il mondo stanno ampiamente ignorando il caso, che gli utenti dei social invece definiscono «inquietante». In Italia pochi hanno riportato l’accaduto: se guardate online vi sono più articoli sul fatto che Adidas, marchio collegato a Balenciaga, ha licenziato il cantante Kanye West per delle sue frasi giudicate antisemite.

 

Internet invece non sta mollando la questione.

 

«Il marchio “Balenciaga” ha appena fatto un… interessante… servizio fotografico per i loro nuovi prodotti di recente, che includeva un documento giudiziario volutamente malamente nascosto sulla “pornografia infantile virtuale”, ha scritto il popolare commentatore di Twitter Shoe. «Roba normale», ha aggiunto.

 

 

 

 

Sul caso ha invece insistito, pure in apertura di un suo programma, il popolare giornalista TV americano Tucker Carlson.

 

«Quella foto mostrava le pagine di un parere della Corte Suprema che annullava una legge progettata per combattere la pornografia infantile. Chiunque abbia organizzato il servizio fotografico si è assicurato di includere una parte di quell’opinione che usa la parola “sesso” o “sessuale” quattro volte e, naturalmente, non è stato un incidente. Balenciaga voleva che tu lo notassi» ha accusato il Carlson.

 

Si tratta di un documento che fa riferimento ad Ashcroft vs Free Speech Coalition, il caso giudiziario che ha reso legali negli Stati Uniti immagini e video di abusi sessuali su minori virtuali o falsi.

 

«Qui hai un importante marchio di vendita al dettaglio internazionale che promuove il porno per bambini e il sesso con i bambini», ha continuato Carlson. «E non promuovendolo in modo sottile, ma allo scoperto».

 

 

«Ci scusiamo sinceramente per qualsiasi offesa che la nostra campagna possa aver causato», ha dichiarato la società in una nota. «Ci scusiamo per aver mostrato documenti inquietanti nella nostra campagna. Prendiamo la questione molto seriamente e stiamo intraprendendo un’azione legale contro le parti responsabili della creazione del set e dell’inclusione di articoli non approvati per il nostro servizio fotografico della campagna Primavera 23. Condanniamo fermamente qualsiasi forma di abuso sui bambini. Sosteniamo la sicurezza e il benessere dei bambini».

 

Tuttavia, come ricorda l’utente Twitter Nick Perry, è «spaventoso quanti adulti devono essere stati coinvolti in questo… genitori, fotografi, direttori creativi, copywriter, web designer, personale di agenzie di design, produttori, manager, inserzionisti… e nessuno di loro ha pensato “aspetta un minuto”?»

 

Di fatto il fotografo della campagna con gli orsi, un italiano già vincitore di prestigiosi premi, si sarebbe già difeso su Newsweek, dicendo: «non sono in grado di commentare le scelte di Balenciaga, ma devo sottolineare che non ero autorizzato in alcun modo a scegliere né i prodotti, né i modelli, né la combinazione degli stessi». Insomma il possibile capro espiatorio non ci sta, e a ragione. Difficile pensare che quanto mostrato in una campagna fotografica di moda sia deciso dal fotografo, e questo nonostante il marchio possa difendersi dicendo che il lavoro era non approvato.

 

C’è pero la questione dell’altro scatto, che non parrebbe proprio dello stesso fotografo, con quei documenti sul caso inerente all’abuso di minori presentato alla Corte Suprema.

 

Il complesso industriale dei fact-checker si è messo subito al lavoro, dicendo che la notizia è fake (o fuori contesto, o qualsiasi altra espressione del loro gergo) perché le immagini delle bambine più gli orsetti sadomaso e quelle con i documenti del caso della Corte Suprema riguardante abusi su minori non provenivano dalla stessa campagna.

 

Si tratta di un dettaglio, a dire il vero, che potrebbe inquietare ancora di più. Tuttavia l’importante è emettere il bollino di fact-check, che oramai non vale più nulla.

 

Nel frattempo la rete si è scatenata alla ricerca di dettagli nelle immagini e nella storia dell’azienda. Vi sono dettagli che paiono interessanti, altri forse meno, nessuno di questi può essere davvero spiegato.

 

Alcuni notano che in un’altra pubblicità con bambino vi sarebbe scritta la parola BAAL, che oltre a richiamare il marchio è il nome di una antica divinità fenicia a cui venivano offerti bambini in sacrificio umano.

 

 

Utenti hanno analizzato i disegni, tra cui quello in cui pare esservi un demonio cornuto (stile Baal) in una casa.

 

L’utente Twitter Natly Denise avrebbe riconosciuti altri dettagli che definisce inquietanti nelle campagne del marchio.

 

In uno scatto vi sarebber un libro dedicato al pittore Michael Borremans. Wikipedia riporta che «nel 2018, Borremans ha tenuto una mostra personale a Hong Kong, intitolata “Fire from the Sun”. Nella sua recensione dell’omonimo dipinto di Borremans, in cui bambini di due o tre anni giocano con il fuoco e con quelle che sembrano essere membra umane, Kartya Tylevich ha detto: “I bambini sono tutti putti dalla pelle chiara stile-Sistina, a volte coperti di sangue I bambini non sembrano essere angosciati o disturbati (anche se alcuni spettatori in galleria potrebbero esserlo)».

 

 

 

Il Borremans è un famoso pittore. Un’immagine introdurre ad una sua mostra (inquietante anche quella) la regina Matilde del Belgio.

 

 

Un altro libro visibile nello scatto dove si intravede il libro di Boormans è Cremaster Cycle, granguignolesca serie di «opere d’arte» di Matthew Barney, artista celebrato negli anni Novanta più che altro come compagno della cantante islandese Bjork.

 

 

 

Notiamo, tuttavia, che questi ultimi riferimenti, fatti via presenza di libri nell’inquadratura, appartengono ad un’altra campagna, senza bambini. Si tratta di un milieu artistico e culturale, a cui il personale che lavora nella moda, per alcune ragioni, non è estraneo, dove le immagini scioccanti o direttamente orripilanti sono non solo tollerate, ma celebrate.

 

Un’altra coppia di artisti che dagli anni Novanta fa cose del genere, i fratelli Chapman, potrebbero tornare alla mente. Si ricordano loro sculture oscene con bambini dal volto sfigurato, o con il muso da animale, o con un pene al posto del naso.

 

 

I Chapman sono tra gli artisti di cui è collezionista il padrone di Balenciaga, monsieur Pinault, capo del megagruppo del lusso Kering e uomo tra i più ricchi del pianeta. Il lettore di Renovatio 21 può ricordare che abbiamo parlato di lui, del figlio e della nuora hollywoodiana Salma Hayek riguardo al film sulla famiglia Gucci, prodotto dalla moglie di Ridley Scott ed ex sodale di Lele Mora.

 

Come noto, il Pinault ha comprato Punta della Dogana a Venezia, che ha reso un museo per l’arte degenerata di cui è avido collezionista. I fratelli Chapman sono tra coloro esposti, con opere sempre inquietanti e/o rivoltanti.

 

Qualcuno potrebbe dire che siamo in zona Marina Abramovic. Ricordate? John Podesta, poi quella cosa del Pizzagate, che poi si rimangiarono buona parte dei complottisti che lo avevano tirato fuori, non prima di aver dissezionato ogni possibile simbolo che capitava.

 

Tuttavia va specificato che tutta questa ricerca di significati arcani in opere d’arte e campagne pubblicitarie – significati che pure potrebbero essere presenti – non coprono l’idea di alcuni per cui la società  si stia muovendo velocemente verso una normalizzazione della sessualizzazione dei bambini.

 

«È un punto fermo delle cosiddette teorie del complotto che ai massimi livelli della politica e della finanza ci sia un’oscura cabala di pedofili che usano il loro potere per nascondere i crimini che commettono contro i bambini. La gente lo pensa. A noi sembra piuttosto lontano. Troppo oscuro e strano per essere vero e, ovviamente, non stiamo appoggiando quell’idea. D’altra parte, puoi capire perché le persone potrebbero crederci» ha detto Tucker Carlson aprendo il suo programma, attaccando l’idea di una crescente tolleranza nei confronti della pedofilia.

 

«Nessuna società sana può tollerarlo e, di fatto, nessuna l’ha mai tollerato. Non c’è mai stato un momento nella storia americana in cui la pedofilia fosse considerata qualcosa di diverso dalla cosa peggiore, il crimine più orribile che si possa immaginare. I pedofili notoriamente vengono uccisi in prigione perché persino gli assassini li considerano immorali. Ecco quanto è ed è sempre stato proibito sessualizzare i bambini» sentenzia il Carlson.

 

A parte il caso in oggetto, è possibile scorgere un po’ dappertutto crescenti segnali di una normalizzazione della pedofilia.

 

Possiamo ricordare le recenti dichiarazioni del ministro spagnolo per l’uguaglianza che afferma, urlando convinta, che i bambini «possono amare o avere rapporti sessuali con chi vogliono». O anche il singolare episodio avvenuto a Dublino due anni fa, quando una protesta contro la pedofilia ha subito l’irruzione di un gruppo Antifa.

 

Lo scorso giugno era emerso il caso di un «professore di etica» norvegese secondo cui la pedofilia dovrebbe essere classificata come una «sessualità innata» e che informazioni sulla pedofilia dovrebbero essere insegnate nelle scuole. La parola usata qui «destigmatizzazione».

 

A inizio anno invece un professore universitario americano aveva asserito che sarebbe un «errore» pensare che la pedofilia sia sbagliata.

 

Sempre a giugno 2022 la testata americana USA Today ha cancellato frettolosamente una serie di tweet dopo che alcuni utenti si erano scandalizzati e avevano cominciato a sostenere che equivalevano alla «normalizzazione della pedofilia». Il giornale, nominando con sicumera «la scienza», affermava che la pedofilia era «determinata nel grembo materno».

 

Dell’anno scorso invece la notizia che i giornalisti australiani non possono più usare la parola pedofilia.

 

Nel 2018, una conferenza TED Talk in Germania, tolta dalla rete e spesso ricaricata da alcuni utenti, destò scandalo perché la speaker sosteneva che la pedofilia non era una scelta, ma un tratto immutabile della persona.

 

Vi è, in questo crescendo orrendo, una sigla che comincia ad emergere: MAP, «minor attracted person», cioè persona attratti da minori.

 

Sappiamo come il cambiamento del linguaggio sia il primo segno di un passaggio di fase nella Finestra di Overton.

 

Negare che stiano spingendo la pedofilia verso un percorso di oscena accettazione sociale è oramai ridicolo. Come scrive Elisabetta Frezza nel libro Malascuola, «una miriade di dati oggettivi e documentali sta a dimostrare come la pedofilia sia ormai lanciata sulla strada della normalizzazione attraverso le fasi della finestra di Overton, per diventare nella percezione diffusa una mera forma del comportamento sessuale».

 

Sì, la Finestra di Overton sulla pedofilia sembra essere spalancata da tempo. A prescindere dagli scandali del giorno.

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Ondata di neonati morti in Scozia, lo stato di vaccinazione della madre escluso dall’indagine

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Nel maggio del 2022 la BBC aveva riferito che la Scozia ha registrato un totale di 18 morti neonatali nel marzo del 2022, con una media di 4,6 morti ogni 1.000.

 

La BBC aveva anche riferito che tale allarme era stato lanciato per la prima volta nel settembre del 2021, quando il picco ha raggiunto 4,9 morti ogni 1.000. Si tratterebbe quindi di un aumento da 2,1 morti per 1.000 nel 2020.

 

Secondo l’articolo della BBC «le tendenze a lungo termine mostrano che la mortalità neonatale si è ridotta del 10,2% in Scozia, da 1,66 per 1.000 nati vivi nel 2013 a 1,49 decessi per 1.000 nati vivi nel 2019 (…) Le morti di neonati sono diminuite costantemente negli ultimi decenni con il tasso di mortalità per 1.000 nati che è sceso dalla doppia cifra negli anni ’70 a 2,1 nel 2020».

 

Indipendentemente da dove viene calcolato l’aumento, è possibile vedere che c’è un aumento sostanziale della morte neonatale a partire dal 2021. E si tratterebbe di un aumento del 133,33%.

 

«In Scozia, le campagne per le iniezioni di COVID-19 sono state lanciate nel dicembre del 2020. È interessante come esattamente nove mesi dopo si sia verificato un picco estremo di morte neonatale, considerando che il periodo di gestazione di una donna incinta è di circa nove mesi» scrive il sito Last American Vagabond. «Ciò tiene conto anche del periodo di 28 giorni successivi alla nascita in cui la morte di un neonato è considerata una “morte neonatale”».

Nonostante ciò, l’indagine avviata in Scozia sta deliberatamente escludendo lo stato di vaccinazione della madre dal set di dati. Lo studio non prenderà in considerazione se la madre abbia ricevuto o meno una o più iniezioni di COVID-19 in questi casi di morte neonatale.

 

Secondo un articolo della testata scozzese The Herald «gli esperti di sanità pubblica hanno escluso qualsiasi legame tra i picchi di decessi neonatali e il vaccino Covid senza verificare se qualcuna delle madri dei bambini avesse ricevuto il vaccino durante la gravidanza».

 

«Gli esperti hanno sottolineato che non vi era alcun collegamento “plausibile” tra i livelli insolitamente alti di mortalità tra i neonati nel settembre dello scorso anno e nel marzo di quest’anno per giustificare l’indagine sullo stato di vaccinazione materna».

 

«Public Health Scotland (PHS) ha affermato che i suoi consulenti hanno prestato “attenta considerazione” ai “potenziali benefici e danni” dello svolgimento di tale analisi come parte della sua indagine sulla tragica morte di 39 bambini, ma ha concluso di non farlo perché “non è stato possibile identificare uno scenario che avrebbe comportato un cambiamento nella politica o nella pratica di sanità pubblica” dato che la politica di vaccinazione era già “adeguatamente informata da prove di buona qualità a livello di popolazione e dati sulla sicurezza”» riporta il giornale scozzese.

 

Inoltre «i risultati di tale analisi, pur non essendo informativi per il processo decisionale sulla salute pubblica, avevano il potenziale per essere utilizzati per danneggiare la fiducia nei vaccini in questo momento critico».

 

In pratica, l’unico vero cambiamento, nella politica sanitaria e ne corpi umani della popolazione, viene deliberatamente ignorato, a causa di «prove di buona qualità», che non è specificato quali siano, visto che i vaccini COVID non sono stati testati su donne in gravidanza, e per questo motivo c’è stata una certa cautela, se non una raccomandazione di evitare (dall’OMS, perfino), all’inizio riguardo alla vaccinazione delle donne gravide – la cui sperimentazione è partita solo tempo dopo, e la cui mancata autorizzazione è stata ammessa perfino dall’FDA – e perfino, se ricordate, delle donne in età fertile.

 

 

Secondo i dati di OpenVaers.com, che aggrega i dati dal Wonder System (VAERS) del CDC e li compila in un’interfaccia più user-friendly, il database delle reazioni avverse in USA ha ricevuto 5.140 segnalazioni di aborto spontaneo dopo aver ricevuto l’iniezione di COVID-19, la maggior parte entro le prime 48 ore successive all’iniezione.

 

Un recente rapporto di Public Health Scotland (PHS) attribuisce questo drammatico aumento della morte neonatale a «pressioni sociali ed economiche» come causa potenziale.

 

Sempre secondo The Herald «il rapporto indica “le pressioni sociali ed economiche del periodo di pandemia” come spiegazione plausibile, nonché i problemi relativi all’assistenza sanitaria, aggiungendo che la rete neonatale “ha segnalato periodi di pressione del personale, in parte a causa delle assenze del personale COVID-19».

 

Come riportato da Renovatio 21, una recente lettera trapelata da un ospedale USA parlava di un’esplosione di bambini nati morti.

 

Un caso simile era emerso anche in Canada, con un politico a chiedere conto al Parlamento provinciale dell’Ontario riguardo al fenomeno. Si disse all’epoca che nella cittadina canadese di Waterloo ci sarebbe stato un aumento di 21 volte dei nati morti rispetto a una media di sei all’anno. Ostetriche che lavorano in un centro di parto a Vancouver, in Canada, avevano affermato di aver assistito a 13 nati morti in un periodo di 24 ore.

 

Nel frattempo, la statistica ha notato un calo delle nascite incontrovertibile in ben 18 Paesi d’Europa proprio durante la finestra temporale della vaccinazione.

 

I possibili danni del vaccino alla fertilità sono stati discussi quasi da subito, ma ci sono voluti mesi prima che il mondo scientifico e la stampa ammettesse i danni subiti al ciclo mestruale di alcune donne. Ora perfino uno studio del governo tedesco parla di «forti associazioni» tra il periodo di vaccinazione COVID e il calo della fertilità.

 

Se andiamo più in là col pensiero, non ci si mette molto ad arrivare dalle parti della campagna vaccinale spinta dagli enti transnazionale in Kenya lo scorso decennio, dove, si apprese, in realtà si sterilizzava per via vaccinale la popolazione femminile del Paese.

 

Come scritto tante volte su questo sito, potremmo essere davanti alla più grande minaccia mai affrontata dalla razza umana.

 

 

 

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«Tortura e abuso»: gruppo lesbico denuncia i bloccanti della pubertà

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Il presidente Joe Biden ha inchiodato la sua bandiera all’albero LGBTQI+ in vista delle elezioni di medio termine.

 

A giugno, ha descritto il movimento verso l’espansione dei diritti LGBTQI+ come una lotta esistenziale. «Siamo in una battaglia per l’anima stessa di questa nazione, e questa non è un’iperbole. Siamo in una battaglia per l’anima della nazione… è una battaglia che so che vinceremo. Vinceremo».

 

Un’arma chiave in questa battaglia sono le affermazioni dei medici secondo cui il trattamento transgender per i giovani è sicuro e, fino a un certo punto, reversibile. In questo il Presidente è stato sostenuto dalle dichiarazioni delle principali associazioni mediche. Il presidente dell’American Academy of Pediatrics, Moira Szilagyi, ha recentemente dichiarato che «c’è un forte consenso tra le organizzazioni mediche più importanti del mondo sul fatto che l’assistenza basata sull’evidenza e che afferma il genere per bambini e adolescenti transgender sia necessaria e appropriata dal punto di vista medico». In effetti, le linee guida AAP del 2018 hanno descritto i bloccanti della pubertà come «reversibili».

 

Un articolo su Pediatrics nel 2020 del dottor Jack Turban , un esperto ampiamente citato di medicina trans, dichiara che: i bloccanti della pubertà sono «unici tra gli interventi medici di affermazione del genere in quanto la risultante soppressione puberale è completamente reversibile, con la ripresa della pubertà endogena dopo la loro interruzione».

 

Questa è anche la posizione della Endocrine Society e della Pediatric Endocrine Society.

 

Tuttavia, le critiche a questa posizione provengono da una fonte interessante: Lesbians United , «un’organizzazione di sole lesbiche e volontari con sede negli Stati Uniti».

 

In un comunicato stampa che accompagna un lungo studio sui bloccanti della pubertà, conclude che:

 

«la prescrizione degli agonisti del GnRH per curare una malattia mentale reale o percepita costituisce negligenza medica e crimine contro l’umanità; che il consenso dei genitori alla soppressione della pubertà per il trattamento di una malattia mentale reale o percepita rientra nella categoria degli abusi sui minori».

 

Il gruppo continua ad attaccare l’uso dei bloccanti della pubertà come «tortura e abuso». Dice in modo minaccioso che «Ogni professionista medico che ha partecipato deve essere ritenuto responsabile finanziariamente, professionalmente e socialmente e perseguito nella misura massima consentita dalla legge».

 

Lesbians United sostiene il suo linguaggio veemente con una revisione di 32 pagine di 300 articoli scientifici sui bloccanti della pubertà scritti da un team anonimo di ricercatori.

 

«Prove sostanziali da studi scientifici peer-reviewed, casi di studio e studi clinici suggeriscono che i farmaci bloccanti la pubertà possono influenzare negativamente lo scheletro, il sistema cardiovascolare, la tiroide, il cervello, i genitali, il sistema riproduttivo, l’apparato digerente, il tratto urinario, i muscoli, gli occhi e sistema immune. Preoccupazioni particolarmente urgenti per gli adolescenti trattati con farmaci bloccanti la pubertà sono la perdita di densità minerale ossea e l’aumento del rischio di osteoporosi; potenziale per un QI ridotto e altri deficit cognitivi; aumento del rischio di depressione e pensieri suicidi; e sviluppo sessuale e riproduttivo stentato».

 

E contro le affermazioni dell’amministrazione del presidente Biden e delle riviste mediche americane, dichiara che molti di questi effetti inquietanti sono «del tutto o in parte irreversibili».

 

Il team di Lesbians United ha scoperto che la ricerca sull’uso dei bloccanti della pubertà è molto imprecisa per bambini e adolescenti.

 

Gli agonisti del GnRH – il termine medico – furono approvati per la prima volta come farmaci per gli uomini con cancro alla prostata. La ricerca sui loro effetti per questo scopo è generalmente di alta qualità. Ma la ricerca sui farmaci come parte del trattamento per la disforia di genere è di qualità molto inferiore, con campioni di piccole dimensioni. A volte le conclusioni sembrano contraddire le prove. Ci sono pochissimi studi a lungo termine. Il linguaggio altamente politicizzato in alcuni articoli suggerisce che gli autori fossero molto di parte.

 

Gli autori dello studio concludono che: «affermazioni secondo cuiquesti farmaci alleviano i sintomi della salute mentale e diminuiscono il suicidio [sono] altamente sospette».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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