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Spirito

Satana e i modernisti contro la Santissima Trinità. Omelia di mons. Viganò

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella Domenica della Santissima Trinità.

 

 

 

IN ILLO UNUM

Omelia nella Domenica della Santissima Trinità

 

Gratias tibi, Deus, gratias tibi,
vera et una Trinitas, una et summa Deitas,
sancta et una Unitas.

Ant. ad Magn.

 

La Santa Chiesa celebra oggi, con particolare solennità, uno dei principali Misteri della Fede Cattolica: la Santissima Trinità, l’unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo.

 

Il Mistero – nell’accezione greca del termine μυστήριον – è ciò che la mente umana non riesce a conoscere se non mediante una Rivelazione divina. Nell’accogliere questa Rivelazione l’uomo accetta con umiltà il proprio stato di creatura bisognosa di un aiuto soprannaturale e gratuito, che vada al di là della razionale conoscenza di un unico Dio che premia i giusti e punisce i malvagi.

 

Ogni persona porta infatti in sé quell’impronta del Creatore che gli mostra i principi morali della Legge naturale; mentre la conoscenza dei divini Misteri quali appunto la Santissima Trinità e l’Incarnazione è possibile solo grazie alla Fede in ciò che l’autorità del Dio rivelante ci propone a credere mediante il Magistero della Chiesa.

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Questa visione implica due verità. La prima, che all’uomo corrotto dal peccato originale è teoricamente possibile salvarsi – laddove egli ignori totalmente il Vangelo – anche solo comportandosi rettamente e seguendo il lume della retta ragione. La seconda, che solo nell’unica vera Chiesa di Cristo, Cattolica Apostolica Romana, unica custode della Rivelazione divina e depositaria dei mezzi della Grazia santificante, l’uomo peccatore, purificato dal Battesimo, ha gli strumenti ordinari che gli permettono di fatto di salvarsi, professando la Fede Cattolica che Nostro Signore ha insegnato agli Apostoli e che la Santa Chiesa ci propone infallibilmente a credere.

 

Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me, ha detto il Signore (Gv 14, 6). Se crediamo che Gesù Cristo è Figlio unigenito del Padre, che Si è incarnato per noi uomini e per la nostra salvezza, che ha patito ed è morto per noi, che è risorto e che siede alla destra del Padre; e se conformiamo la nostra condotta di vita alla Sua santa Legge e a ciò che Nostro Signore ci ha comandato, saremo salvi.

 

E per credere questo, dobbiamo anche credere nella Santissima Trinità, che Egli ci ha fatto conoscere e di cui portiamo, in quanto Sue creature, l’impronta indelebile. È infatti la dimensione trinitaria della nostra natura umana che ci rende veramente ad immagine e somiglianza di Dio, del Dio Uno e Trino. Le nostre facoltà rimandano ai divini attributi: alla memoria del Padre, all’intelletto del Figlio, alla volontà dello Spirito Santo.

 

Chi crede che il Mistero della Santissima Trinità sia materia da teologi e che l’uomo comune possa ignorarlo compie un imperdonabile errore, anzitutto perché mette in discussione quella mirabile pedagogia che il Signore ha voluto adottare con noi, rendendoci partecipi non solo della conoscenza delle Tre divine Persone, ma anche della loro natura divina, nel momento in cui con la Sua Incarnazione Nostro Signore ha assunto la natura umana. Una bellissima preghiera dell’Offertorio, composta da San Leone Magno, recita:

 

«Deus, qui humanæ substantiæ dignitatem mirabiliter condidisti et mirabilius reformasti, da, per hujus aquæ et vini mysterium, ejus divinitatis esse consortes, qui humanitatis nostræ fieri dignatus est particeps, Jesus Christus, Filius tuus, Dominus noster».

 

«O Dio, che in modo meraviglioso hai creato la nobile natura dell’uomo e ancor più meravigliosamente l’hai riformata, concedi, mediante il mistero di quest’acqua e questo vino, di essere consorti della divinità di Colui, che si è degnato di farSi partecipe della nostra umanità, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore».

 

Se non professiamo la nostra fede nella Santissima Trinità, non possiamo comprendere la ragione che rende la nostra Religione Cattolica unica e veramente divina, non solo credibile, ma da credersi (credenda): il miracolo inaudito dell’Incarnazione del Figlio Unigenito del Padre, con la cooperazione dello Spirito Santo, per redimerci e strapparci alla morte eterna che per nostra colpa abbiamo meritato in Adamo. Ed è sempre trinitaria la nostra vita: al Padre dobbiamo la nostra creazione, al Figlio la nostra redenzione, allo Spirito Santo la nostra santificazione.

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Questo ci porta ad una visione teocentrica – anzi, più propriamente cristocentrica – del κόσμος divino, dell’ordine di tutte le cose, che trovano il proprio principio e il proprio fine in Cristo, secondo le parole dell’Apostolo: Instaurare omnia in Christo (Ef 1, 10). Perché è in virtù dell’unione ipostatica che l’Uomo-Dio, nuovo Adamo, restaura quell’ordine che Adamo aveva violato. Un ordine divino che si fonda su Dio Verità e Carità, portando anche noi a credere e ad amare, veritatem facientes in caritate (Ef 4, 15).

 

Ma chi si oppone, cari fratelli, a questa visione ordinata e perfettissima, che riflette le perfezioni della Santissima Trinità, se non colui che è mentitore e omicida sin dal principio (Gv 8, 44)? Satana non è capace di amore, ma solo di odio; non crea nulla, sa solo distruggere; e il suo odio non è rivolto solo a Dio, ma anche a noi uomini, perché il Verbo eterno del Padre ha scelto di farsi carne, di diventare uomo.

 

Se dunque la nostra salvezza dipende dal credere nella Santissima Trinità e nell’Incarnazione, è ovvio che Satana faccia di tutto per adulterare la purezza della Fede e cercare di vanificare così l’opera della Redenzione. Perché chi crederà sarà salvo; e chi non crederà sarà condannato (Mc 16, 16). L’invidia del Diavolo per il nostro destino soprannaturale, che nel suo orgoglio gli è stato negato, lo porta a scatenarsi proprio nel farci credere che possiamo salvarci senza credere nella Santissima Trinità e nell’Incarnazione. 

 

 

Lo scorso 13 settembre, in occasione di un viaggio a Singapore, Jorge Bergoglio aveva affermato che tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio. Sono – faccio un paragone – come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E poiché Dio è Dio per tutti, noi siamo tutti figli di Dio. ‘Ma il mio Dio è più importante del tuo!’. È vero questo? C’è un solo Dio, e noi, le nostre religioni sono lingue, cammini per arrivare a Dio. Qualcuno sikh, qualcuno musulmano, qualcuno indù, qualcuno cristiano, ma sono diversi cammini. Understood?

 

Queste parole blasfeme ci fanno inorridire per la loro intrinseca matrice satanica. Esse sovvertono la realtà oggettiva, relativizzandola e adattandola a come essa è percepita dal singolo. I modernisti dell’Ottocento attribuivano la molteplicità delle dottrine al «bisogno del sacro» nell’uomo, e questa esigenza immanente si tradusse prima nell’ecumenismo verso gli acattolici, per poi allargarsi alle false religioni e alle superstizioni idolatriche, e infine confluire nel panteismo, nel Cristo cosmico di Teilhard de Chardin, nella Pachamama.

 

La Rivelazione cristiana, per i modernisti, non consiste nell’azione del Dio vivo e vero che Si fa conoscere e Si rivela nei Suoi Misteri all’uomo, Sua creatura, ma nella proiezione di un immanente «sentimento religioso», in una chimera creata dall’uomo – un idolo, letteralmente – e quindi dipendente dalla sua cultura, dall’ambiente in cui è nato, dai condizionamenti esterni, dalla società.

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Nella visione cattolica, l’uomo creatura si inchina alla Maestà divina del Creatore che Si manifesta e Si rivela; nel delirio modernista, Dio è una creatura dell’uomo, che in ragione della sua infinita dignità è libero di scegliersi gli dèi da annettere al proprio pantheon. E cos’è questo, se non l’applicazione dell’idealismo hegeliano in ambito teologico, secondo cui la realtà è il prodotto della ragione o dello spirito? È su questa base filosofica che si fonda l’intero edificio ereticale dell’ecumenismo del Vaticano II, riassunto dalla visione sincretista della Casa della Famiglia Abramitica di Abu Dhabi.

 

Una tale visione antropocentrica e immanentista della religione è ovviamente in aperta contraddizione con il Credo cattolico, che si fonda invece sull’azione rivelatrice della Santissima Trinità mediante l’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, con la cooperazione dello Spirito Santo. La nostra santa Religione non è il frutto di cervellotiche speculazioni, né la proiezione di un «bisogno del sacro» cui l’uomo dà una risposta parziale e incompleta, «qualcuno sikh, qualcuno musulmano, qualcuno indù, qualcuno cristiano». Essa è invece l’insieme delle dottrine e dei precetti che Gesù Cristo – vero Dio e vero Uomo – ha insegnato agli Apostoli e comandato loro di trasmettere intatto a tutti gli uomini, perché possano salvarsi dalla dannazione eterna che hanno meritato peccando in Adamo.

 

La società moderna, impregnata di relativismo, è vittima di un grande, diabolico inganno. Essa non crede che esista una verità oggettiva, ma che ciascuno possa crearsi una propria realtà virtuale, che è vera e falsa allo stesso tempo. Che Dio sia trino o meno; che la Seconda Persona della Santissima Trinità Si sia incarnata o meno non è dunque importante, perché per i neomodernisti il fine della religione non è conoscere, adorare, amare e servire Dio e meritare la beatitudine eterna, bensì avere un comune e quanto più possibile generico concetto del divino che serva la causa della fraternità universale, senza alcuna prospettiva ultraterrena.

 

È proprio questo che fa la Rivoluzione: essa muta il fine in mezzo e il mezzo in fine – ossia abbassa il Dio vivente a idolo tra i tanti, oppure erige un idolo al posto del Dio vivente. Ossia, negare la Verità per affermare ogni errore; non riconoscere il Dio Uno e Trino, per poter riconoscere tutti gli idoli. E questa è opera intrinsecamente diabolica.

 

Papa Leone ha scelto come proprio motto In illo uno unum, che riprende questo passo di Sant’Agostino tratto dalla Esposizione del Salmo 127:

 

Voi dunque siete molti e siete uno; noi siamo molti e siamo uno. In che modo, pur essendo molti, siamo uno? Perché ci teniamo strettamente uniti a Colui del Quale siamo membra, e se il nostro Capo è in cielo lassù Lo seguiranno anche le membra.

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Il Salmo 127 inizia con queste parole: Beati omnes qui timent Dominum, qui ambulant in viis ejus. Beati coloro che temono il Signore, che camminano nelle Sue vie. È in relazione a queste parole del Salmista che dobbiamo leggere e comprendere il commento del Santo Vescovo di Ippona.

 

Non nel perseverare sulla via di quel falso ecumenismo irenista che tace la Verità per compiacere lo spirito del mondo, ma nel ritornare al principio unico, ontologico della realtà trascendente e indefettibile del Dio Uno e Trino, tenendoci strettamente uniti a Colui del quale siamo membra, l’Uomo-Dio, il Verbo fatto carne, senza il Quale è impossibile venire al Padre.

 

Possa essere questo non un mero auspicio, ma la fiduciosa speranza di veder finalmente ricapitolate tutte le cose in Cristo, resa gloria alla Santissima Trinità, onore alla Santa Chiesa e al Papato, salvezza alle anime che il divino Pastore ha affidato al Suo Vicario in terra.

 

E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

15 Giugno MMXXV
Dominica I post Pentecostem, in festo Ss.mæ Trinitatis

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Immagine: Leandro Bassano (1557–1622), La Trinità, Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia, Cappella della Trinità.

Immagine di Didier Descouens via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata

 

 

 

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Catastrofi

Terremoto colpisce la Messa in latino durante la consacrazione

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Circola ora in rete un filmato in cui è possibile vedere fedeli cattolici che proseguono a pregare mentre un terremoto scuote la chiesa durante una Santa Messa tradizionale nella cappella di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Bogotà, in Colombia.   Si tratta del sisma che ha colpito il Paese sudamericano questa settimana.   Durante una Messa in rito tradizionale del 10 agosto, il devastante terremoto di magnitudo 7.4, il più forte registrato in Colombia nel XXI secolo, ha scosso la cappella proprio nel bel mezzo della consacrazione. Nonostante le circostanze, il celebrante e i fedeli sono rimasti in assoluto silenzio e hanno continuato il rito.   Le immagini sono state riportate dall’account X di Infovaticana.

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Il terremoto ha provocato almeno 111 morti e oltre 700 feriti, facendo crollare numerose case, ospedali e altri edifici.   LifeSite riporta un altro video di quel giorno mostra una statua della Beata Vergine Maria con in braccio Gesù Bambino, che ha resistito incredibilmente al terremoto.     Un ulteriore video circolante in rete mostra un’immagine incorniciata della Madonna di Guadalupe che sarebbe stata ritrovata completamente intonsa tra le macerie in seguito al grande terremoto.  

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Nel corso della storia recente non sono mancati episodi in cui oggetti religiosi cattolici sono stati ritrovati intatti dopo catastrofi devastanti. Dopo il terremoto del 2016 che colpì il Centro Italia, nella chiesa di Santa Maria Assunta ad Arquata del Tronto fu recuperato, a mesi di distanza, un tabernacolo sepolto dalle macerie: al suo interno le quaranta ostie consacrate risultarono perfettamente integre, senza tracce di muffa o alterazione, e ancora con il loro profumo originario, fatto che molti interpretarono come segno di speranza. Simili ritrovamenti riguardano statue della Madonna rimaste illese tra le rovine di chiese crollate anche Ecuador.   Anche gli incendi hanno offerto testimonianze analoghe: nel 2025 nelle fiamme che distrussero la chiesa di Corpus Christi a Los Angeles, il tabernacolo in ottone e le vetrate delle stazioni della Via Crucis emersero intatti.   In Florida, in una parrocchia distrutta dal fuoco, un’ostia all’interno di una luna di cristallo risultò indenne nonostante le intense fiamme, e in Libano un sacerdote melchita rinvenne il pane eucaristico intatto dopo quarantasette giorni in una chiesa danneggiata dai conflitti.   Nel 2023 in Florida, in una parrocchia distrutta dal fuoco, un’ostia all’interno di una luna di cristallo risultò indenne nonostante le intense fiamme, e in Libano, quest’anno, un sacerdote melchita rinvenne il pane eucaristico intatto dopo quarantasette giorni in una chiesa danneggiata dai conflitti. Un ciborio con ostie intatte è stato trovato anche dopo l’incendio di una chiesa di Manila nel 2020.

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Possiamo dire di aver veduto con i nostri occhi, e udito con le nostre orecchie, un evento non dissimile quando, durante la cerimonia di consacrazione dei quattro nuovi vescovi della Fraternità San Pio X (FSSPX) a Ecône , in Isvizzera.   Riprendiamo l’articolo di Renovatio 21 «Ecône e il vero ordine mondiale»:   «Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna».   «Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque».   «A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile».     «La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima».  

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«Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto (…) I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale».   «Quando finisce il rosario, ecco che la bufera si placa completamente. Partono i sacerdoti per tutto il pratone per dare la comunione al popolo. Il terreno non sembra nemmeno troppo fangoso. Qualcuno, poi, mi ha detto: il Cielo ha voluto quel rosario per ricordarci della Santa Vergine. Che, in effetti, è diventato uno dei punti di contesa con la Chiesa di Fernandez, che l’ha privata, sulla strada della protestantizzazione slatentizzata, del titolo di «corredentrice».   «Poco dopo, quando ancora i vescovi stanno eseguendo le ultime parti del rito, il bel tempo arriva. La burrasca è davvero finita. Quando i discendenti degli apostoli escono benedicenti fra la folla il tempo è sereno, è persino caldo».   Per il fedele rimasto cattolico – il fedele della Santa Messa della Tradizione – il Cielo è qualcosa di concreto. Esso agisce, come la terra, secondo la disposizione di colui «qui foecit coelum et terram», il loro creatore.   Ci chiediamo, allora: il fedele rimasto cattolico, dunque, può temere davvero tempeste e terremoti?

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Immagine: Messa tridentina nella chiesa cattolica di San Giovanni Nepomuceno a Prostějov, Repubblica Ceca, 16 aprile 2023. Immagine di Novis-M via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata.  
     
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Epidemie

Lettera di mons. Viganò all’avvocato antipandemico in carcere

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha mandato un messaggio di solidarietà all’avvocato tedesco avvocato Reiner Füllmich, arrestato il 13 ottobre 2023 all’aeroporto di Francoforte, al rientro dal Messico (dove si trovava e da cui era stato espulso), con l’accusa di appropriazione indebita di fondi donati.

 

Il tribunale regionale di Göttingen lo ha condannato il 24 aprile 2025 a 3 anni e 9 mesi di reclusione. Al momento della condanna (24 aprile 2025) l’avvocato noto in Germania per la sua battaglia contro le restrizioni pandemiche aveva già trascorso circa 18 mesi in carcere preventivo.

 

Il tribunale ha deciso di non conteggiare 5 mesi di quella custodia cautelare sulla pena finale, perché secondo i giudici aveva deliberatamente allungato il processo.

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Füllmich ha sempre negato di aver sottratto i fondi: ha dichiarato di averli spostati per «proteggerli» da un possibile sequestro dello Stato. Il tribunale non ha accettato questa versione.

 

In un video andato in diretta streaming venerdì 7 luglio 2026 in collegamento telefonico con l’avvocato Füllmich, dal minuto 1:25:11 al minuto 1:27:37, viene letto il mio messaggio di spirituale vicinanza e di solidarietà mandato a Füllmich da monsignore.

 

«Caro dottor Reiner Fuellmich, con profondo dolore e indignazione apprendo che Lei continua a languire in carcere, privato della libertà da quasi tre anni per aver osato indagare e denunciare pubblicamente le menzogne e i crimini compiuti durante la cosiddetta “pandemia”» scrive il prelato.

 

«La Sua detenzione prolungata, al di là di ogni pretesto giuridico, costituisce un atto di persecuzione politica. Chi ha avuto il coraggio di cercare la verità e di dar voce a milioni di persone private dei propri diritti fondamentali viene oggi trattato come un nemico dello Stato, mentre coloro che hanno architettato e imposto una delle più gravi operazioni di controllo sociale e di danno all’umanità restano impuniti e spesso onorati».

 

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«La giustizia che confonde la ricerca della verità con un reato costituisce una collaborazione con il tiranno» continua l’arcivescovo.

 

«Le esprimo la mia piena solidarietà e la mia preghiera. La Sua testimonianza non è vana. La verità, per quanto calpestata, non può essere cancellata.
Chiedo a tutti gli uomini di buona volontà di elevare la voce perché sia liberato immediatamente e perché sia resa giustizia a quanti, come Lei, hanno pagato e stanno pagando il prezzo della propria integrità morale e intellettuale» scrive Sua Eccellenza nella lettera.

 

«Non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in carcere, ma coloro che hanno perpetrato il più grande crimine contro l’umanità dei nostri tempi.
Dio La sostenga e La liberi presto».

 

«Auspico che l’appello lanciato per la liberazione del dott. Füllmich non rimanga inascoltato» ha aggiunto l’arcivescovo su X.

 

Come riportato da Renovatio 21, monsignor Viganò quattro anni fa aveva dato una lunga intervista all’avvocato in cui delineava la questione del colpo di Stato globale rappresentato dalla pandemia COVID e del sovvertimento e della dissoluzione della società cristiana.

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Monsignore a settembre aveva partecipato all’appello per la liberazione dell’avvocato germanico. «In molti Stati autoproclamatisi “democratici”, le voci che denunciano questo colpo di Stato globale vengono messe a tacere attraverso la censura, l’intimidazione, la psichiatrizzazione e persino l’arresto» aveva scritto su X rilanciando l’appello..

 

«Tra le vittime del regime totalitario che si sta affermando silenziosamente in Europa, Canada, Australia e altre nazioni vassalle delle Nazioni Unite, della NATO, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Forum Economico Mondiale (tutte entità private finanziate dagli stessi poteri) c’è l’avvocato Reiner Fuellmich, ingiustamente imprigionato e ancora in attesa di un giusto processo. Il suo crimine è aver osato dire la verità in un mondo di menzogne criminali» aveva scritto l’ex nunzio apostolico in USA.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2021Fuellmich aveva intervistato il cardiologo texano Peter McCullough, che aveva accennato a «infertilità e cancro come possibili conseguenze del vaccino». L’avvocato ricevette dal gruppo Doctors for COVID Ethics una lettera di confutazione all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) che metteva in guardia rispetto ai vaccini genici sperimentali.

 

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Spirito

Il vescovo Strickland si chiede se il Concilio Vaticano II si sia arreso al modernismo

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Il vescovo Joseph Strickland, in un recente videomessaggio, ha messo in dubbio che il Concilio Vaticano II abbia fatto dei compromessi con il mondo moderno.   Monsignor Strickland sottolinea i pericoli del modernismo, nonché gli avvertimenti di Papa San Pio X contro questa «sintesi di tutte le eresie». Il vescovo ha ricordato che nel 1910 il santo papa richiese a sacerdoti, vescovi e altri «incaricati dell’insegnamento della fede cattolica» di prestare il Giuramento contro il modernismo, con il quale si impegnavano a «rifiutare i principi del modernismo e a preservare fedelmente la dottrina tramandata dagli apostoli».   Monsignor Strickland evidenzia che questo giuramento «rifletteva la convinzione che il modernismo rappresentasse un pericolo costante per la vita della Chiesa» e che tutti i sacerdoti ordinati tra il 1910 e il 1967 erano tenuti a prestarlo. Ciò includeva quasi tutti coloro che avevano partecipato al Concilio Vaticano II, con «pochissime eccezioni».   «Come avrebbero dovuto quei vescovi interpretare il giuramento che avevano pronunciato partecipando a un concilio che mirava a un nuovo rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno? Come avrebbero dovuto conciliare gli avvertimenti intransigente di San Pio X contro il modernismo con il desiderio del concilio di un maggiore impegno nella società contemporanea?», si chiede Sua Eccellenza.

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«Non sono domande che si possono semplicemente liquidare con noncuranza. Meritano un’attenta, onesta e ponderata riflessione», aggiunge.   «C’è un’enorme differenza tra proclamare il Vangelo al mondo e permettere che il mondo diventi il metro di paragone con cui il Vangelo viene interpretato (…) Credo che questa distinzione sia al centro della crisi a cui stiamo assistendo oggi», continua monsignore.   Il prelato si è poi rivolto direttamente al Concilio Vaticano II, che a suo dire merita una riflessione onesta. Ha sottolineato che, a differenza di tutti i precedenti concili ecumenici, il Vaticano II «non ha definito nuovi dogmi né ha emesso nuovi anatemi contro l’eresia». È stato descritto piuttosto come un concilio «pastorale», sia da Papa Giovanni XXIII, che lo aprì, sia da Papa Paolo VI, che lo chiuse. Lo stesso papa Paolo VI, durante un’udienza generale del 12 gennaio 1966, affermò che, proprio per questo carattere pastorale, il Vaticano II aveva evitato definizioni dogmatiche infallibili.   Strickland ha osservato che lo scopo dichiarato del Concilio Vaticano II era quello di «presentare le verità perenni della fede cattolica in un modo più accessibile al mondo moderno».   «Può la Chiesa dialogare con il mondo moderno senza assorbirne i presupposti? Questa domanda è oggi più urgente che mai», ha affermato il vescovo.   Ha poi preso di mira uno dei principali documenti del Concilio, la Gaudium et Spes, la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, che «ha delineato una visione di impegno tra la Chiesa e la società contemporanea che ha profondamente influenzato la vita cattolica negli ultimi sei decenni».   «Molti hanno visto questo come uno sviluppo positivo. Altri hanno sollevato seri dubbi sul fatto che parte del suo linguaggio sia stato interpretato in modi che vanno oltre un autentico coinvolgimento e si avvicinano all’adattamento allo spirito del tempo», osserva il prelato texano.   Tali preoccupazioni «meritano un’attenta considerazione», afferma monsignore, «proprio perché San Pio X ci ha avvertito che il modernismo spesso si insinua nella Chiesa gradualmente, rivestito di un linguaggio che appare del tutto ragionevole».

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Il vescovo statunitense fa notare che il cardinale Joseph Ratzinger, il futuro papa Benedetto XVI, disse una volta che la Gaudium et Spes funzionava come una sorta di «contro-sillabo» in opposizione al Sillabo degli Errori, pubblicato da papa Pio IX a corredo della sua enciclica Quanta Cura.   Secondo monsignor Strickland, Ratzinger considerava la Gaudium et Spes «un tentativo di riconciliazione tra la Chiesa e l’età moderna». Ciò solleva la domanda: «se la Chiesa aveva precedentemente messo in guardia con tanta forza contro i pericoli posti dal liberalismo, dal razionalismo e dallo spirito del tempo, avvertimenti che si ritrovano soprattutto negli insegnamenti dei beati Pio IX e Pio X, cosa si intendeva esattamente riconciliare?».   «Le preoccupazioni che avevano suscitato quei solenni avvertimenti non erano più valide? Il pericolo era in qualche modo scomparso? O la Chiesa aveva semplicemente adottato un approccio pastorale diverso, lasciando intatti gli avvertimenti precedenti?»   «Queste sono domande che meritano risposte ponderate», ha affermato Strickland.  

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