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Politica

Trump nomina Kennedy come segretario della nuova Sanità USA

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Il presidente eletto degli Stati Uniti Donald J. Trump ha nominato Robert F. Kennedy Jr. segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS).

 

Si tratta di una scelta che può avere conseguenze cataclismiche nell’intero sistema sanitario, farmaceutico, alimentare, agricolo degli USA, con ovvie ripercussioni che potranno estendersi in ogni angolo della Terra.

 

Kennedy, nipote del defunto presidente John F. Kennedy e figlio del defunto procuratore generale Robert Kennedy, è un attivista ambientale di lunga data noto anche come avversario di Big Pharma, che inizialmente ha tentato di sfidare il presidente Joe Biden per la nomination democratica, è passato a una candidatura indipendente contro sia Biden che Trump dopo mesi di accuse alla dirigenza del partito di aver «truccato» le primarie democratiche contro di lui, e alla fine si è ritirato e ha appoggiato Trump ad agosto.

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Da sempre sostenitore delle cause della salute americana in declino, Kennedy, 70 anni, aveva corso come candidato presidente indipendente prima di allearsi a Trump lo scorso agosto, raccontando di aver ricevuto una telefonata di Donald a poche ore dall’attentato di Butler.

 

«Ho chiesto a Dio per 19 anni di mettermi in una posizione in cui avrei potuto porre fine all’epidemia di malattie croniche e riportare la salute ai nostri figli, e ad agosto Dio mi ha mandato Donald Trump» ha dichiarato il Kennedy.

 

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Con la sua vicepresidente (e, come ex moglie del cofondatore di Google Sergej Brin, munifica sostenitrice della sua campagna) Nicole Shanahan aveva quindi coniato lo slogan MAHA, «Make America Healthy Again», «rendi l’America di nuovo sana».

 

L’alleanza di MAGA e MAHA è stata quindi ripetuta in modo martellante negli ultimi mesi di campagna, con lo stesso Trump ed altri (il figlio Don jr. in particolare) ad insistere sulla necessità di avere Kennedy per risolvere il problema delle malattie croniche che affliggono la popolazione.

 

In varie occasioni, Trump aveva affermato che lo lascerebbe «scatenare» qualora avesse vinto le elezioni del 5 novembre, come poi è successo, ma con il caveat che non avrebbe avuto voce in capitolo riguardo all’«oro liquido», cioè il petrolio.

 

«Ci aiuterà a far tornare in salute l’America… Vuole fare alcune cose e glielo lasceremo fare», ha detto Trump durante il suo discorso di vittoria. «Vai a divertirti, Bobby».

 

Ieri in un post sul social trumpiano Truth, il nuovo presidente ha scritto:

 

«Sono entusiasta di annunciare Robert F. Kennedy Jr. come Segretario della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS). Per troppo tempo, gli americani sono stati schiacciati dal complesso alimentare industriale e dalle aziende farmaceutiche che hanno commesso inganni, disinformazione e informazioni errate quando si tratta di Salute Pubblica».

 

«La sicurezza e la salute di tutti gli americani sono il ruolo più importante di qualsiasi Amministrazione e l’HHS svolgerà un ruolo importante nell’aiutare a garantire che tutti siano protetti da sostanze chimiche nocive, inquinanti, pesticidi, prodotti farmaceutici e additivi alimentari che hanno contribuito alla travolgente Crisi Sanitaria in questo Paese».

 

«Il signor Kennedy ripristinerà queste Agenzie alle tradizioni della Ricerca Scientifica Gold Standard e ai fari della Trasparenza, per porre fine all’epidemia di Malattie Croniche e per Rendere l’America di Nuovo Grande e Sana!»

 

L’incontro tra Kennedy e Trump ha sconvolto i piani dei democratici, che hanno portato Kennedy in tribunale per impedirgli di ritirare il suo nome dalle schede elettorali, nella speranza di danneggiare Trump.

 

La macchina del fango dei media dell’establishment è partita a tutta birra, con poco effetto, perché sono anni, se non lustri e decenni, che la stampa di regime attacca Kennedy, in ispecie per la sua posizione sui vaccini. Da notare come a pochi giorni dalle elezioni, quando Trump si è recato a Dearborn, in Michigan a trovare la locale comunità libanese (Donald ha vinto il voto arabo-americano), le domande dei giornalisti per Trump erano su Kennedy e le sue idee sulla vaccinazione.

 

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Varie testate, come il New York Times e Politico, ora ipotizzano che Kennedy «potrebbe ancora dover affrontare una dura strada verso la conferma» per la sua lotta riguardo ai vaccini.

 

Kennedy sta rispondendo che non toglierà i vaccini a nessuno: vuole solo assicurarsi che siano sicuri. «Mi assicurerò che siano disponibili studi scientifici sulla sicurezza e l’efficacia, in modo che le persone possano valutare individualmente se quel prodotto farà bene a loro», ha dichiarato alla MSNBC il giorno dopo le elezioni.

 

RFK jr. afferma inoltre che sconsiglierà di aggiungere fluoro all’acqua potabile, poiché secondo alcuni studi è «quasi certamente» causa di una perdita di quoziente intellettivo nei bambini.

 

Dopo la vittoria, Trump ha continuato a dare a Kennedy un ruolo nel suo team di transizione presidenziale, con la loro alleanza che ha suscitato la speranza che Trump potesse finalmente riconsiderare la sua posizione sul COVID.

 

Segnali contrastanti sono seguiti, con Kennedy che ha affermato nel suo appoggio che le differenze rimanevano tra i due uomini ma che erano uniti su questioni «esistenziali» come le malattie croniche nei bambini o la guerra nucleare. La campagna di RFK, dentro e fuori dal team di Trump, si è focalizzata su argomenti anche diversi dal COVID, come gli additivi chimici «velenosi» negli alimenti comuni.

 

Da membro del partito democratico di lunga data, Kennedy ha sostenuto e continua a sostenere opinioni di sinistra sulla maggior parte delle questioni, tra cui l’aborto e il diritto alla vita, ma ha goduto di sostegno lungo linee non tradizionali e persino tra alcuni conservatori per le sue forti critiche ai lockdown, ai mandati e alle iniezioni per il COVID-19, al punto che c’è una certa sovrapposizione tra i fan di Kennedy e i fan di Trump, la cui amministrazione inizialmente ha sostenuto i lockdown e che abbraccia le iniezioni fino ad oggi (pur opponendosi al fatto di renderle obbligatorie).

 

Kennedy ha anche espresso opposizione alle pratiche di «transizione di genere» per i minori, tra cui bloccanti della pubertà, ormoni e interventi chirurgici per transgender.

 

Durante un’intervista di fine ottobre su CNN, il co-presidente del team di transizione presidenziale di Trump, Howard Lutnick, ha affermato che Kennedy non avrebbe avuto una posizione formale nell’agenzia, ma che gli sarebbero stati forniti i dati necessari per dimostrare i suoi sospetti. Lutnick ha anche raccontato come Kennedy lo abbia convinto della tesi secondo cui i vaccini convenzionali causano l’autismo, ma non ha discusso l’attuale posizione del team di Trump sui vaccini COVID.

 

La scorsa settimana, Kennedy ha detto all’emittente pubblica NPR che «il presidente Trump mi ha dato tre istruzioni: vuole che la corruzione e i conflitti escano dalle agenzie di regolamentazione. Vuole riportare le agenzie al gold standard della scienza e della medicina basate sull’evidenza e sull’empirica per cui erano un tempo famose. E vuole porre fine all’epidemia di malattie croniche con impatti misurabili sulla diminuzione delle malattie croniche entro due anni».

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Kennedy si è speso in questi anni per mostrare i piani globali di personaggi come Anthony Fauci (sul quale ha pubblicato un libro di più di mille pagine di accuse tremende, come quella di aver usato bambini come cavie in crudeli esperimenti sull’AIDS, senza venire però denunziato dal vecchio zar della sanità USA) e soprattutto Bill Gates, di cui Kennedy ha spiegato con dettaglio l’agenda su vaccini, agricoltura, stampa e comunicazione elettronica (manipolate con milioni di dollari per operare la censura), insomma un quadro generale di dominio del pianeta e degli esseri umani che talvolta Kennedy ha definito «un colpo di Stato».

 

Gli scritti di Kennedy negli anni pandemici, tutti ripubblicati da Renovatio 21 (e qui sopra linkati), rivelano una lucidità di visione impressionante, basata su dati e analisi di estrema precisione.

 

Tre anni fa RFK ha definito la partnership tra Fauci e Gates «formidabile e nefasta».

 

In un video ampiamente condiviso su X, Robert F. Kennedy Jr. ha spiegato il lavoro di Gates in Africa sui vaccini DPT, su altri vaccini e in agricoltura.

 


In realtà, l’idea di dare a Kennedy un ruolo nella sanità era già partita nel tardo 2016, quando da presidente eletto Donald convocò Kennedy alla Trump Tower e gli disse di cominciare un’operazione di indagine istituzionale sui vaccini. Kennedy incontrò quindi Fauci, che non fu in grado di produrre documentazione richiesta che pure diceva di avere.

 

Durante un’intervista con il comico Theo Von di qualche anno fa, Kennedy fa capire che più tardi Trump, divenuto presidente, perse interesse nella materia.

 

Come riportato da Renovatio 21, è emerso in questi anni che Trump avrebbe cercato di far incontrare Bill Gates e Kennedy, dicendo al magnate informatico che voleva presentargli RFK di modo che potessero parlare di vaccini. Gates si sarebbe sottratto all’invito. Chissà perché.

 

Trump negli scorsi mesi ha ammesso la questione dei danni da vaccino COVID ed ha attaccato Big Pharma.

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Come riportato da Renovatio 21, Kennedy due mesi fa ha chiesto una «resa dei conti» per i crimini «immorali e omicidi» legati al COVID.

 

La situazione è più complicata del solo attacco a Big Pharma: Robert Kennedy jr. è convinto che il padre e lo zio siano stati assassinati con il coinvolgimento della CIA. Parte di queste accuse sono contenute nell’autobiografia famigliare di RFJ jr., American Values. Lessons I Learned from My Family. Quello che può succedere anche in questo ambito, con le rivelazioni dei documenti secretati promesse da Trump, è difficile da immaginare.

 

A pochi passi da una meta storica, che potrebbe ridefinire la sanità anche in Italia – dove i nostri figli sono obbligati a subire 10 vaccini per poter entrare a scuola – vale la pena di ricordare come è iniziata la parabola di Kennedy.

 

Sei figli, una bella moglie star della TV americana, Kennedy era amato dall’élite americana, sia nel Partito Democratico (che è la casa politica della sua dinastia), che a Hollywood (vive a Los Angeles, e va ricordato che è imparentato, via la cugina Maria Shriver, pure con l’ex governatore e massiva star Arnoldo Schwarzenegger, che aiutò a far rieleggere al secondo mandato).

 

Kennedy ha battuto la dipendenza da droga, che lo aveva angustiato dopo la morte del padre, che fu assassinato dinanzi a lui quando correva da presidente nel 1969. Si era quindi fatto notare come avvocato campione delle cause ambientali: si dice che alcuni fiumi americani siano tornati balneabili (con i pescatori che possono quindi venderne il pesce) grazie alle azioni legali di Kennedy contro le multinazionali che li inquinavano. (In un caso Kennedy denunziò anche Trump per un campo da golf costruito in riva al mare; ora racconta che Donald gli diede un passaggio in aereo perfino durante la querela).

 

Poi, nella sua vita dorata, accadde qualcosa di inaspettato: una signora con figli autistico si presentò davanti a casa sua con un pacco di fogli: erano studi sugli effetti del mercurio sul corpo umano. Disse che non si sarebbe levata dal suo cancello fino a che Kennedy non avesse letto il malloppo.

 

«Visto che lei si occupa di quanto faccia male il mercurio nei pesci, provi a guardare gli studi sul mercurio negli esseri umani»: la donna deve aver detto una cosa del genere. Come noto, una forma di mercurio era – ed è ancora, secondo alcuni – contenuta nei vaccini. E metalli pesanti sono presenti persino nel cibo per bambini

 

Quel giorno, Kennedy invece che mandar via la signora intrusa e tornare a godersi la giornata, prese quell’ammasso di fogli e se lo lesse tutto.

 

Seguì quello che lui stesso ha definito un viaggio in un rabbit-hole, la «tana del bianconiglio», in cui la sua idea sulla vaccinazione fu ribaltata, e dove si generò, organicamente, il senso di emergenza, la necessità di combattere quell’ingiustizia patente e terrificante.

 

Ciò costò molto a RFK jr. I giornali cominciarono a chiamarlo «complottista» o anche semplicemente «pazzo», a vangare nel suo passato di tossicodipendente, a insultarlo in tutti i modi. Alcuni dei fratelli (non tutti: ne ha dieci) e dei parenti gli si scagliarono contro, con la stampa a scrivere della sua condizione di paria all’interno della «famiglia reale» kennediana.

 

Renovatio 21 può testimoniare l’ostracismo e la repressione attiva nei confronti di Kennedy non solo per averla riportata in tutti questi anni, ma anche per aver considerato che, in una telefonata fatta da Newsguard (ente con direttori CIA nel board e lavori con Microsoft, il cui compito è bollare i siti come fake news) nel 2019 per censire (censurare…?) il sito che state leggendo, pareva che uno dei punti che stavano più a cuore dell’inquisitore era il fatto che Renovatio 21 ripubblicava gli articoli di Kennedy e del suo gruppo, un tempo chiamato Mercury Project e ora Children’s Health Defense.

 

Nonostante la pressione totale arrivatagli addosso, Robert jr. non mollò di un centimetro, anzi: raddoppiò gli sforzi, formò enti dedicati al tema, siti di informazione, organizzò manifestazioni e cause legali.

 

Il perché lo ha spiegato in fine al podcast di svariate ore fatto con Joe Rogan l’anno passato. Quando Rogan gli ha domandato riguardo al dolore subito per la sua battaglia sui vaccini, Kennedy ha risposto che ciò passa lui non è niente rispetto a quello dei genitori con figli autistici, la cui vita è segnata da difficoltà continue tremende.

 

Una risposta da eroe – anzi da re. Un re migliore di quelli delle corrotte e inutili aristocrazie europee, un re che sente il dolore del suo popolo, e lotta per guarirlo.

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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0

 

Politica

L’Islanda vota contro la ripresa dei negoziati di adesione all’UE

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L’Islanda ha respinto per un margine ristretto l’ipotesi di riprendere i negoziati per l’adesione all’UE, secondo quanto comunicato dall’emittente pubblica RUV. I precedenti negoziati erano stati sospesi 13 anni fa.   Il referendum di sabato ha fatto registrare un’elevata partecipazione, con oltre 225.000 persone recatesi alle urne su una popolazione di poco più di 394.000 abitanti. Al termine dello spoglio dei voti di domenica, RUV ha reso noto che il 52,8% si è pronunciato contro la ripresa dei negoziati di adesione, mentre il 47,2% si è dichiarato favorevole.   La scheda elettorale sottoponeva agli elettori un’unica domanda: «L’Islanda dovrebbe riprendere i negoziati di adesione all’Unione europea?».   La capitale Reykjavik ha votato «Sì», mentre nelle zone rurali la popolazione si è espressa in maniera netta contro l’adesione all’UE, mettendo in evidenza una frattura tra le due realtà del Paese.

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La prima ministra islandese Kristrun Frostadottir aveva promesso di indire un referendum entro il 2027, ma lo ha anticipato a causa delle tensioni geopolitiche, tra cui le minacce del presidente statunitense Donald Trump di annettere la vicina Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca.   A gennaio, Billy Long, il candidato di Trump per la carica di ambasciatore in Islanda, aveva avanzato l’ipotesi che il Paese potesse diventare il «52° stato» degli Stati Uniti, con lui stesso in veste di governatore. In seguito, però, si è scusato definendo la dichiarazione uno scherzo.   Prima del voto, gli alleati della  Frostadottir avevano descritto l’UE come un’ulteriore tutela per il Paese, mentre gli euroscettici sostenevano che Bruxelles stessa si stesse militarizzando e adottando un atteggiamento sempre più conflittuale. L’Islanda è già membro fondatore della NATO e mantiene ampi rapporti militari con Washington.   I favorevoli alla ripresa dei negoziati hanno inoltre sostenuto che una più stretta integrazione nell’UE potrebbe favorire una maggiore stabilità economica e valutaria, attribuendo al Paese un’influenza più ampia sulle norme che già applica tramite lo spazio economico europeo.   Gli oppositori si sono concentrati soprattutto sulla sovranità, sull’agricoltura e, in particolare, sulle zone di pesca islandesi, mettendo in guardia sul fatto che l’adesione potrebbe sottoporre un settore strategicamente cruciale alla Politica comune della pesca dell’UE.     «La Commissione Europea prende semplicemente atto dei risultati del referendum in Islanda. La Commissione rispetta la scelta del popolo islandese» è il freddo comunicato del portavoce della Commissione Europea..   Mentre le dichiarazioni dei vertici istituzionali (come la Commissione UE o il Presidente António Costa) mantengono una rigorosa facciata di diplomazia e freddo rispetto formale, la reale stizza dei funzionari europei e degli eurodeputati emerge nei retroscena di Bruxelles e nei commenti politici più diretti.   «Il manuale della Brexit faceva totalmente parte di questa campagna. Il “No” ha vinto alimentando la retorica della paura e una pericolosa illusione di sovranità isolata» avrebbe detto ad Euronews una voce dell’ambiente europarlamentare.   Vi sono poi i sospetti sollevati da Bruxelles riguardano presunte interferenze esterne e disinformazione.   «Per quanto Bruxelles finga di ignorare la batosta al referendum islandese, la brace brucia ancora sotto la cenere… C’è il forte sospetto di ingerenze esterne che hanno cavalcato lo scetticismo per indebolire l’asse europeo nel Nord Atlantico» dice una fonte vicina alla Commissioen Europea riportata dall’ANSA.   Insomma, anche a Reichiavicco, hastatoPutin.

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Immagine di Bryan Pocius via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0  
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Politica

Re Aroldo di Norvegia muore a 89 anni

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Il palazzo reale ha comunicato venerdì la scomparsa di Aroldo V, re di Norvegia, all’età di 89 anni. Il sovrano, sul trono dal 1991, si è spento serenamente in un ospedale di Oslo, secondo quanto reso noto dalla corte.

 

Al suo posto salirà l’unico figlio, Acone VIII, 53 anni; la moglie Mette-Marit diventerà la nuova regina di Norvegia.

 

Il passaggio di corona arriva dopo anni in cui la famiglia reale è stata segnata da diversi scandali. Mette-Marit è finita al centro delle polemiche per i suoi contatti passati con il criminale sessuale Jeffrey Epstein dopo che documenti pubblicati negli Stati Uniti a gennaio 2026 hanno rivelato una corrispondenza con il misterioso pedomiliardario tra il 2011 e il 2014, ben dopo la sua condanna per reati sessuali, con quasi mille menzioni della principessa nei documenti, inclusi scambi definiti «intimi».

 

La vicenda ha suscitato aspre critiche, al punto che il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store ha accusato pubblicamente la principessa di scarso giudizio. Mette-Marit si è scusata parlando di «profondo rammarico». Come riportato da Renovatio 21, negli Epstein files è emerso anche il nome dell’ex premier di Oslo Thorbjørn Jagland, il cui rammarico lo avrebbe portato a tentare il suicidio. L’ex ministro degli esteri norvegese Borge Brende pure è stato trovato nei documenti epsteinici, ed ha dovuto dimettersi dal ruolo di CEO del World Economic Forum di Davos.

 

Ancora più problematica è la vicenda il figlio avuto da una precedente relazione con un uomo condannato per reati di droga e abusi, Marius Borg Hoiby, è stato condannato per violenza sessuale, violenza domestica e altri reati minori, dopo una condanna in primo grado a giugno per due casi di stupro.

 

Anche la figlia maggiore di Aroldo, la principessa Martha Louise, è stata oggetto di critiche dopo aver lasciato gli incarichi ufficiali per occuparsi di medicine alternative e aver sposato Durek Verrett, un americano negro che si è autodefinito «sciamano delle celebrità».

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Aroldo (ma si può tradurre anche «Araldo»), era stato ricoverato il 17 agosto per una malattia del sangue. Durante le cure le condizioni sono peggiorate e giovedì il palazzo le ha definite «estremamente gravi».

 

Secondo la stampa locale, i membri della famiglia reale hanno cancellato gli impegni pubblici e si sono raccolti al capezzale del re nei suoi ultimi giorni, mentre i cittadini deponevano fiori davanti al palazzo.

 

Nonostante le polemiche che hanno riguardato i suoi familiari, Aroldo è rimasto una figura amata in Norvegia e gli è stato riconosciuto il ruolo avuto nella modernizzazione della monarchia, anche grazie al matrimonio con una donna di origini non nobili e a una maggiore trasparenza sulle spese della casa reale.

 

La monarchia norvegese affonda le radici nell’epoca vichinga, quando Aroldo I Bellachioma unificò il paese nell’872, dando avvio alla prima dinastia. Per secoli i re norvegesi governarono un regno indipendente, ma nel 1380 la Norvegia entrò in unione con la Danimarca, perdendo di fatto la propria corona autonoma per oltre quattro secoli.

 

Nel 1814, dopo le guerre napoleoniche, la Norvegia passò sotto la Svezia, pur ottenendo una propria Costituzione (17 maggio 1814, ancora oggi festa nazionale). L’unione con la Svezia durò fino al 1905, quando un referendum sancì la piena indipendenza norvegese. Il Paese scelse allora la forma monarchica invece che repubblicana, chiamando sul trono il principe danese Carlo, che prese il nome di Acone VII.

 

Da allora si sono succeduti Olavo V (1957-1991) e Aroldo V (1991-2026), appena scomparso. La monarchia norvegese è oggi costituzionale e parlamentare: il sovrano ha funzioni prevalentemente rappresentative e simboliche, mentre il potere esecutivo spetta al governo.

Va notato che nel 2012 una modifica costituzionale ha posto fine al ruolo del re come capo della Chiesa di Norvegia.

 

Ora ascende al trono di Norvegia il principe Acone, con la moglie problematica, già al centro di un incidente diplomatico quando tentò di esfiltrare dall’India una bambina prodotta da una surrogata locale per dei suoi amici collaboratori omosessuali.

 

Il matrimonio di Haakon con Mette-Marit nel 2001 fu contestato soprattutto negli ambienti della Chiesa luterana norvegese, poiché lei non era nobile, era separata e aveva già un figlio piccolo.

 

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Immagine di Sámediggi Sametinget via Wikimedia pubblicata su licenza; immagine tagliata 

 

 

 

 

 

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Politica

Parlamentare israeliano distrugge un monumento palestinese sotto scorta delle Forze di Difesa Israeliane

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Martedì, un parlamentare israeliano di estrema destra ha distrutto un monumento commemorativo dedicato ai palestinesi uccisi nel conflitto con Israele nella Cisgiordania occupata. L’azione è stata compiuta sotto scorta delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e ha suscitato la condanna dell’esercito e di esponenti politici israeliani.   Zvi Sukkot, membro di HaTzionut HaDatit, il partito ultrasionista religioso del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, ha dichiarato di essersi recato nel villaggio di Madama, in Cisgiordania, per rimuovere un monumento che «glorificava gli assassini di ebrei».   Un video dell’incidente, diffuso online, mostra Sukkot e un altro uomo che distruggono il monumento a colpi di mazza, mentre un soldato israeliano con un fucile d’assalto osserva la scena da vicino.

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Le immagini riprese da un corrispondente di RT mostrano il monumento deturpato, con le piastrelle attorno alla base in pietra parzialmente frantumate.   Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno affermato che il Sukkot aveva ricevuto il permesso di condurre un «tour dei monumenti» in Cisgiordania con scorta militare, ma ha «agito in modo ingannevole» e senza autorizzazione danneggiando il monumento.   L’ufficio del primo ministro dello Stato Giudaico Benjamin Netanyahu ha sottolineato che «farsi giustizia da soli, soprattutto da parte di personaggi pubblici, è inaccettabile». La dichiarazione non menzionava esplicitamente il Sukkot.   Gadi Eisenkot, principale rivale politico di Netanyahu, ha definito la bravata del parlamentare «una vergogna». «Ha mentito e ingannato le Forze di Difesa Israeliane e i loro comandanti, ha compromesso la sicurezza e ha infangato lo Stato di Israele nel suo complesso», ha dichiarato l’ex capo militare su X.   Il partito sionista religioso ultranazionalista di Sukkot è stato in prima linea nella recente spinta di Israele per un maggior numero di insediamenti nella Cisgiordania occupata, considerati illegali dal diritto internazionale dalle Nazioni Unite e dalla maggior parte della comunità internazionale.   La scorsa settimana, lo Stato degli ebrei ha aperto le gare d’appalto per la costruzione di oltre 1.200 nuove abitazioni nell’area, nell’ambito del progetto di espansione degli insediamenti presentato a luglio. I critici sottolineano che, se realizzato, il progetto rischia di dividere di fatto la Cisgiordania in due.   Anche la violenza da parte dei coloni è aumentata sensibilmente. Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite il mese scorso, nei primi quattro mesi di quest’anno si sono verificati circa 190 attacchi contro i palestinesi.   La spinta verso gli insediamenti è stata condannata a livello internazionale, con i leader di oltre una dozzina di Paesi europei che l’hanno definita «inaccettabile» in una dichiarazione congiunta di giovedì.

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In settimana coloni israeliani hanno sparato e ucciso un adolescente palestinese vicino a Hebron, nella Cisgiordania occupata.   A fine luglio due moschee erano state attaccate, con una data alle fiamme. Negli stessi giorni, un gruppo di coloni armati ha fatto irruzione in case e terreni agricoli alla periferia di Tel, a sud-ovest di Nablus, nelle prime ore del mattino. Gli abitanti si sono radunati per respingere l’aggressione, ma lo scontro è degenerato in una colluttazione tra palestinesi disarmati da una parte e coloni armati di fucili e soldati israeliani dall’altra. Le truppe israeliane e le guardie degli insediamenti hanno quindi aperto il fuoco contro un gruppo di palestinesi, uccidendo quattro persone.   Come riportato da Renovatio 21, coloni israeliani e soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ucciso quattro palestinesi durante un attacco a un villaggio nella Cisgiordania occupata.   Poche settimane fa i coloni hanno di fatto sequestrato un deputato USA, il congressman della California Ro Kanna.   Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa l’esercito israeliano ha designato Taybeh, l’unico villaggio rimasto in Cisgiordania interamente abitato da cristiani, come «zona militare chiusa». La decisione è stata adottata nel contesto di un’escalation e di continui attacchi terroristici ebraici perpetrati dai «coloni» israeliani contro queste comunità.   Due mesi fa avevano hanno incendiato Taybeh. Continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano la Cisgiordania anche queste ultime comunità cristiane, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali a marzo aveva denunciato l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani.

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A giugno era emerso che il governo israeliano avrebbe delineato un piano per erogare finanziamenti statali ai membri del gruppo estremista di coloni Hilltop Youth, stanziando circa 5,5 milioni di shekel (1,65 milioni di euro) per sussidi mensili ai suoi membri.   L’annessione della Cisgiordaniaconsiderata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.   A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.   In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra, almeno al momento, voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».    

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