Guerra cibernetica
Il sito web di Consortium News hackerato e cancellato
Il sito web di giornalismo investigativo Consortium News ha annunciato sul suo account X nel mattino della scorsa domenica «qualcosa è successo al nostro sito web e ogni articolo dopo giugno 2023 è stato cancellato. Stiamo lavorando per ripristinare un anno e mezzo di articoli. Non sappiamo perché è successo… Il nostro host web ha confermato sette recenti violazioni dei dati e ora sembra che il nostro sito sia stato completamente sostituito. Siamo stati hackerati».
Il sito web, che ora pare tornato online, è sembrato per un periodo completamente «ripulito»: tutte le pagine risultavano vuote.
Our web host has confirmed seven recent data breaches and now it appears that our site has been totally replaced. We have been hacked.
— Consortium News (@Consortiumnews) October 27, 2024
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Un anno fa il Consortium for Independent Journalism, un’organizzazione no-profit che pubblica Consortium News aveva citato in giudizio il governo degli Stati Uniti e il «controllore» di Internet NewsGuard Technologies.
Newsguard, che ha nel board quantità di alti papaveri di CIA, NSA e governi anglo-americani e ha lavorato in collaborazione con Microsoft, in passato si è occupata anche di Renovatio 21, censendo il sito che state leggendo e accludendolo a liste di diffusione di supposte fake news allo scoppio della pandemia. La lista originale, pubblicata nei primi mesi del COVID, pare sparita dalle pagine del sito di NewsGuard.
La scheda di Newsguard su Renovatio 21, compilata ancora prima della pandemia nel 2019, scrive che essa «è stata aggiornata l’ultima volta il 9 marzo 2020, per includere gli articoli del sito su una teoria non verificata secondo la quale il coronavirus di Wuhan è stato progettato in un laboratorio militare ed è collegato al virus dell’HIV».
«La denuncia presentata in tribunale da Consortium News accusa il Cyber Command del Pentagono, un elemento dell’Intelligence Community, di aver stipulato un contratto con NewsGuard per identificare, segnalare e abbreviare il discorso delle organizzazioni mediatiche americane che dissentono dalle posizioni ufficiali degli Stati Uniti sulla politica estera», si legge in un articolo dell’ottobre 2023.
Come specifica EIRN, «il Cyber Command degli Stati Uniti è noto per essere un’entità “a porta girevole”, che ricicla ex agenti militari e dell’Intelligence (come la NSA), attraverso di esso e il settore privato».
«Nel corso del suo contratto con il Pentagono, NewsGuard sta “agendo congiuntamente o di concerto con gli Stati Uniti per costringere le organizzazioni giornalistiche a modificare i punti di vista su Ucraina, Russia e Siria, imponendo una forma di “censura e repressione di opinioni” che differiscono o dissentono dalle politiche degli Stati Uniti e dei suoi alleati, afferma la denuncia».
US Government & NewsGuard Sued by Consortium Newshttps://t.co/gpODKPcVT7
The suit accuses #NewsGuard of defaming @Consortiumnews and the U.S. government of acting in concert with NewsGuard to violate the First Amendment. Read about it and watch the news conference.
— Consortium News (@Consortiumnews) October 23, 2023
Lo stato della causa intentata da Consortium l’anno scorso è al momento sconosciuto.
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Consortium News è noto anche per la sua politica particolarmente critica della politica bellica israeliana, bollata direttamente come «genocida». Il sito ripubblica anche altre voci di dissidenti come quella dell’ex ispettore per le armi di distruzione di massa ONU Scott Ritter. Pochi giorni fa Consortium News aveva pubblicato un articolo di Ritter intitolato «The Israeli Intelligence Leaks» («le fughe di notizie dei servizi segreti israeliani»).
La testata ha pubblicato regolarmente articoli di membri dei Veteran Intelligence Professionals for Sanity (VIPS), tra cui il co-fondatore, l’ex ufficiale CIA Ray McGovern.
Consortium news fu fondata nel 1995 dal giornalista investigativo Robert Earle Parry (1949-2018), noto per i suoi servizi sull’affare Iran Contra per l’agenzia Associated Press e Newsweek. Parry trattò anche il tema delle operazioni di guerra psicologica della CIA (pubblicando un manuale dato ai guerriglieri nicaraguensi) nonché il presunto coinvolgimento della CIA nel traffico della cocaina emerso in una serie di articoli del 1985.
Il giornalista aveva altresì appoggiato la cosiddetta «teoria della sorpresa di ottobre 1980», secondo la quale la campagna elettorale di Ronald Reagan aveva stipulato accordi con i leader rivoluzionari iraniani di modo che gli ostaggi dell’ambasciata USA di Teheran fossero rilasciati dopo le elezioni, così da danneggiare il presidente Jimmy Carter, che di fatto perse il voto contro il Reagan.
Parry, che ha vinto diversi premi divenendo anche finalista al Pulitzer, ha diretto Consortium News dalla sua fondazione 29 anni fa alla sua morte, avvenuta nel 2018 per un cancro al pancreas non diagnosticato.
Come sa il lettore, anche Renovatio 21, ha subito attacchi hacker, tra cui uno particolarmente potente nell’aprile di due anni fa, appena dopo aver riottenuto la sua pagina Facebook – disintegrata dalla piattaforma assieme agli account personali collegati – tramite ordinanza del tribunale.
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Immagine screenshot da YouTube
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Guerra cibernetica
L’FBI rivela: hacker cinesi hanno penetrato la NASA, la Fed, il dipartimento di Giustizia e il Senato USA
Mercoledì il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso noto che le autorità americane hanno sventato un rilevante attacco informatico sponsorizzato da uno Stato, il quale ha provocato un’intrusione temporanea nei sistemi della NASA, della Federal Reserve, del Senato, del Dipartimento di Giustizia, del Dipartimento dell’Energia e del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, oltre che in quelli di quattro aziende non specificate negli Stati Uniti e in Corea del Sud.
«Oggi abbiamo annunciato lo smantellamento di una botnet [ una rete di dispositivi connessi a internet (come computer, smartphone o oggetti IoT) infettati da malware e controllati a distanza da un unico utente malevolo, ndr] globale e di una piattaforma di hacking utilizzate da hacker sponsorizzati dallo stato cinese per colpire le infrastrutture critiche statunitensi», ha dichiarato il direttore dell’FBI Kash Patel.
«Questi strumenti venivano utilizzati da hacker cinesi per nascondere l’origine dei loro attacchi. Grazie al lavoro dell’FBI di San Diego, della Divisione Cyber dell’FBI e dei partner del Dipartimento di Giustizia, abbiamo sequestrato le infrastrutture degli avversari e disattivato queste piattaforme», ha aggiunto il Patello.
Nel quadro di una vasta operazione anti-spionaggio informatico, il Dipartimento di Giustizia ha sequestrato i domini utilizzati da due piattaforme di hacking identificate come «QScan» e «QTRouter».
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Descrivendo una botnet pervasiva ritenuta supportata da attori statali cinesi, il Wall Street Journal spiega che «l’obiettivo era quello di mimetizzarsi con il traffico di rete legittimo, rendendo difficile rintracciare l’attività di hacking, affermano i funzionari federali».
«Il gruppo ha sfruttato vulnerabilità del software per lanciare attacchi informatici contro agenzie governative statunitensi, compagnie elettriche e sistemi ospedalieri, e ha gestito una rete mondiale di dispositivi compromessi, nota come botnet, per condurre le sue campagne di hacking», continua il WSJ.
Quanto all’accusa specifica di sostegno statale, il comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia afferma che «il gruppo statale della Repubblica Popolare Cinese (RPC) noto come “QTF”», impiegato dalla società cinese Nanjing Xinjiuwei Network Technology Company, ha creato e gestito QScan e QTRouter».
Il comunicato del Dipartimento di Giustizia USA descrive inoltre gli sforzi compiuti per occultare e negare in modo plausibile quanto segue:
«QTRouter è costituito da questi dispositivi IoT compromessi, nonché da dispositivi di servizi proxy commerciali e server virtuali privati (VPS) noleggiati. QTRouter funge quindi da “rete di offuscamento”, consentendo a QTFY e ad altri criminali informatici di nascondere l’origine cinese delle loro attività di intrusione informatica, poiché le comunicazioni malevole sembrano provenire da computer (come quelli compromessi da QScan) che si trovano al di fuori della Repubblica Popolare Cinese e potrebbero persino essere locali alle reti prese di mira. Poiché i domini sequestrati erano codificati direttamente nei malware QScan e QTRouter e utilizzati per attività essenziali come la comunicazione e l’autenticazione, i sequestri autorizzati dal tribunale hanno reso QScan e QTRouter inutilizzabili».
Né il ministero degli Esteri di Pechino né l’ambasciata cinese a Washington hanno risposto ufficialmente alle accuse e, come già accaduto in passato, è probabile che respingano completamente l’accusa statunitense.
All’inizio di quest’anno Google è stata tra coloro che hanno messo in guardia contro un’imminente intensificazione degli attacchi cinesi e russi contro le aziende statunitensi del settore della difesa.
Il precedente rapporto di Google sembrava anticipare alcune delle tecniche impiegate in quest’ultimo attacco informatico. Il rapporto citava osservazioni relative a «un numero maggiore di missioni di spionaggio informatico legate alla Cina e dirette contro l’industria della difesa e aerospaziale rispetto a quelle condotte da qualsiasi altro attore sponsorizzato da uno Stato negli ultimi due anni».
«Ma la caratteristica distintiva di molte operazioni è stata lo sfruttamento dei dispositivi edge per ottenere l’accesso iniziale», si legge nel rapporto, riferendosi ai componenti hardware posizionati ai margini di una rete. «Abbiamo anche osservato che gruppi di minaccia legati alla Cina sfruttano le reti ORB per la ricognizione contro obiettivi dell’industria della difesa, il che complica l’individuazione e l’attribuzione».
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa Microsoft aveva rivelato che un gruppo di hacker statali cinesi ha condotto una sofisticata operazione di sorveglianza sulle principali risorse infrastrutturali statunitensi.
Nel 2023 era stato riportato che decine di migliaia di messaggi erano stati rubati dal Dipartimento di Stato americano in un grave attacco informatico. A inizio anno un attacco cibernetico ritenuto provenire dalla Cina aveva colpito istituzioni accademiche sudcoreane. A giugno dello stesso anno era stata rivelata la possibilità di un possibile attacco cibernetico contro sistemi militari USA di stanza a Guam, l’isola del Pacifico che è territorio e base militare degli Stati Uniti. Secondo alcuni osservatori poteva trattarsi di un’operazione il cui vero obiettivo potrebbe essere Taiwan.
Durante la campagna presidenziale americana 2024 era emerso che hacker cinesi avrebbero violato i telefoni di numerosi politici statunitensi e raccolto l’audio delle loro chiamate, arrivando ad hackerare persino il PC dell’allora segretario del Tesoro USA Janet yellen. Secondo un advisory congiunto delle agenzie federali USA, pubblicato dalla Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA), in quell’anno hackers cinesi hanno compromesso organizzazioni in oltre 70 Paesi. La Nuova Zelanda ha lamentato un attacco hacker cinese al suo Parlamento.
Nel 2022 la Cina si è veementemente opposta al coinvolgimento del Giappone nella Difesa cibernetica NATO, di cui ha voluto far parte anche la Corea del Sud. I due Paesi asiatici hanno voluto cioè far parte del Centro di Eccellenza per la Difesa Informatica Cooperativa (CCDCOE) della NATO, cioè il comando per la guerra cibernetica del Patto Atlantico. La conclusione che qualcuno poteva trarre è che la Microsoft possa coordinare, oltre che con gli USA; anche con la UE, l’Ucraina e la NATO.
Come riportato da Renovatio 21, a ottobre 2023 si è scoperto che hackers cinesi hanno rubato dati da un’azienda biotech americana, colpendo il settore della ricerca. A maggio 2021 si è saputo che la Cina ha spiato per anni i progetti di un jet militare USA, grazie a operazioni informatiche mirate.
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Attacco cibernetico blocca una centrale elettrica britannica
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